La concezione dei paesaggi sublimi nel trascorrere dei secoli

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Testo

La concezione dei paesaggi sublimi nel trascorrere dei secoli.
Fino al seicento i luoghi inumanizzati sono stati considerati orridi, spaventosi e raccapricciati, utilizzati solo in situazioni di necessità, quali il commercio e la guerra. Questi luoghi erano un elemento di repulsione nei confronti degli uomini, sia per cause naturali che per quelle umane.
Ad esempio i vulcani erano considerati sinonimo di distruzione, l’oceano indicava un pericolo a causa delle intemperie e dei pirati, il deserto denotava la siccità e le montagne il freddo e le difficoltà.
In quegli anni avviene una svolta nel rapporto umano nei confronti della natura: i termini estetici, indicati dall’armonia, simmetria e proporzioni, si dividono dal sublime, che rispecchiava nell’antichità la bellezza che riempie l’animo di nobiltà, mentre nella modernità, la grandezza e l’immensità, una forza e una potenza che “schiacciano” l’uomo. In questo secolo però questa concezione cambia: da un elemento di repressione l’uomo si fa coraggio e sfida la natura.
Il professor Bodei rinomina l’uomo “canna che pensa”, in quanto, con la capacità che lo contraddistingue da tutti gli altri elementi presenti nel mondo, il pensiero, cerca di sopraffare la natura (“stretto il mondo, largo il pensiero”).
L’orribile, a cui l’uomo era sfuggito fino allora, adesso viene affrontato. Ciò per vari motivi: innanzitutto, poiché l’uomo è sempre stato attratto paradossalmente da ciò che lo respinge, poi perché considera affascinanti questi luoghi in quanto sono naturali. Da adesso in poi l’uomo apprezza la natura in modo tale da perdere il suo pensiero in questi paesaggi sublimi.
Il piacere diventa sia positivo (bellezza) che negativo (sublime), ma all’uomo il bello non basta più e vuole dare più importanza a qualcosa di più incisivo. Inoltre deve accettare la natura, poiché ne fa parte, addirittura vede il sublime anche nella morte, come suo antidoto.
Nell’ottocento anche le culture orientali accettano il sublime, mentre alcuni poeti, come Heine, lo minimizzano. Arrivando fino ai nostri giorni il sublime viene sempre più depotenziato. Oramai si ha il controllo della natura, viene abbandonato il terrore nei suoi confronti e rimane solo il bello, ma ad ogni modo è rimasta la superiorità del sublime, ora provocato dall’uomo stesso sottoforma di inquinamento.

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