Arte profana nel medioevo

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Testo

Con il Gotico il solido e antico muro divisorio tra arte sacra, dedicata a temi concernenti il divino, e arte profana, dedicata a temi storici e civili, comincia a sgretolarsi. E sempre con l’arte gotica l’antica classificazione incentrata sul«grado di nobiltà» dei soggetti rappresentati, «alto» se di immagini divine o di importanti eventi o figure storiche, «basso» se di immagini tratte dalla vita quotidiana, si dissolve. La stessa suddivisione dei generi artistici (dalle arti visive alla letteratura) in «minori» o «maggiori», a seconda del valore del soggetto rappresentato, si svuota di senso. Gli antichi confini, dunque, sfumano, lasciando spazio a uno scenario nuovo, aperto e problematico.
La penetrazione del quotidiano nel sacro.
I temi tratti dalla vita quotidiana, assai diffusi nell’antichità, tornano prepotentemente alla ribalta nel Gotico, acquistando nuova dignità, tanto nelle scuole nordiche come in quelle italiane. Li ritroviamo,ad esempio, nelle grandi vetrate delle cattedrali del Nord, spesso offerte dalle sempre più ricche corporazioni artigiane mercantili. Emblematica la vetrata della cattedrale di Les Mans (1240 ca), donata dai banchieri di Alonnes, che mostra nei riquadri inferiori un tavolo colmo di dena-ro e alcuni cambiavalute al lavoro. In Italia sono in particolare Giotto e la sua scuola ad aver dato corpo a tale rinnova-mento; paradigmatici l’Annuncio dell’angelo a Sant’Anna (a sinistra del sog-getto principale una notevole porzione del dipinto è dedicata a una serva che filala lana) e le Nozze di Cana [fig. 71], oveun servo assaggia il vino. Anche Pietro Lorenzetti nella Nascita della vergine ritrae un particolare concernente il lavo-ro delle serve e nell’Ultima, al quale collabora Giotto, due servi lavano i piatti dinanzi al fuoco offrendo gli avanzi a un cane e a un gatto. Altri due casi significativi sono la Natività della Vergine di Giovanni da Milano, che dedi-ca più di un dettaglio alle pratiche della servitù femminile, e soprattutto il ciclo di Taddeo Gaddi, il più stretto allievo di Giotto, Storie di Maria. Elementi tratti dalla vita quotidiana penetrano così all’in-terno degli spazi destinati al sacro, con-quistando sempre maggior rilevanza. Lo stesso fenomeno lo ritroviamo nel-le miniature che arricchiscono i codici tardo-duecenteschi e trecenteschi del genere dei Libri d’ore, in apparenza manoscritti contenenti le devozioni do-mestiche, ma di fatto dei veri e propri calendari, ricchi di riferimenti alle prati-che quotidiane.
Mitologia e amor profano
Gli stessi personaggi della mitologia popo-lare acquistano sempre più importanza all’interno della raffigurazione di simboli sa-cri, in un complesso e talvolta inestricabile gioco di criptici rimandi e allusioni alle-goriche, come nella chiesa di Santa Maria Maggiore di Monte S. Angelo, sul Gargano. Qui, nel grande rosone sul muro di ingresso della cosiddetta Tomba di Rotari, una ronda di sirene con le code intrecciate fa ruotare la Stella maris (Stella del mare),ovvero la Vergine secondo l’appellativo con cui le si rivolgono i naviganti. Nella cultura popolare medievale le demonia-che sirene dotate di duplice coda, divari-cata e simmetricamente tenuta fra le mani, vengono solitamente associate alle prostitute nella posa di offerta sessuale. Le raffigurazioni rimandanti alla ses-sualità e all’amor profano, anche piutto-sto spinte, spesso legate al tema della fer-tilità, sono del resto probabilmente molto più diffuse nel Tardo Medioevo di quanto non sia pervenuto a noi, a causa dei ripe-tuti interventi censori accavallatisi nel corso di secoli ben più puritani. Un esem-pio clamoroso in tal senso ci è dato dalla fonte della giovinezza raffigurata negli af-freschi del Castello della Manta presso Saluzzo, in Piemonte [fig. 73]: qui il moti-vo cavalleresco dell’acqua magica in gra-do di rendere giovani è svolto con estre-ma allegria e libertà, trasformandosi in una scena di amoreggiamenti collettivi. Un altro tema profano insediatosi nel-le cattedrali nordiche, soprattutto in Francia, è quello del folle, spesso con la bocca aperta in sorrisi o risate sganghe-rate [fig. 74], a volte riconoscibile dal ti-pico copricapo con le orecchie asinine e i sonagli, tema che diverrà poi classico. Queste rappresentazioni profane, calate in spazi destinati al sacro, si ritrovano a giocare un doppio ruolo nella cultura me-dievale: per un verso vengono interpreta-te dai chierici come criptiche allegorie teologiche, per un altro gli strati popolar riescono a depositare in esse, grazie alle maestranze artigiane, la memoria orale dei miti ereditati dall’antichità
La nuova funzione politica dell’arte
Nel Trecento l’arte profana raggiunge vet-te di altissima qualità, divenendo un gene-re pienamente autonomo e caricandosi di valenze schiettamente politico-sociali. Pa-radigmatici in questo senso gli affreschi del Palazzo Pubblico di Siena, prima con Guidoriccio da Fogliano all’assedio di Montemassi (1330) [fig. 75] – opera la cui attribuzione a Simone Martini è da qualche tempo al centro di un acceso di-battito –, interamente dedicato a celebra-re un’impresa cittadina, poi con il grandio-so e rivoluzionario ciclo Il Buon Governo e Il Cattivo Governo (1338-1339). I cro-nisti (ma anche le leggi vigenti in materia)riferiscono inoltre dell’esistenza di cicli di pittura infamante, cioè una pratica penale di punire bancarottieri, falsari o traditori non solo con la prigione o la morte, ma an-che effigiando i colpevoli in tavole o affre-schi. È conosciuto, fra gli altri, il caso del duca di Atene, cacciato da Firenze e poimesso alla berlina in immagine. O quello dei rettori di Colle Val d’Elsa, che si accor-gono che il loro tradimento è stato scoper-to poiché, convocati a Firenze, si vedono raffigurati in una tavola.
Il dilagare del profano
La fortuna delle raffigurazioni profane svi-luppatesi durante il Gotico è enorme e in-fluenza indelebilmente gli sviluppi dell’arte europea. Un certo naturalismo nor-dico è ad esempio senza dubbio all’origi-ne della cosiddetta «arte primitiva fiam-minga», che si manifesta nel Quattrocen-to e nel Cinquecento nei Paesi Bassi e di lì si di diffonde in Francia e Germania,ove i dettagli domestici e privati sono co-stantemente presenti anche nelle rap-presentazioni sacre. Un esempio emble-matico è offerto dall’Annunciazione del Maestro di Flemalle (1375/1380-1444),nella quale san Giuseppe costruisce nella sua bottega trappole per topi [fig. 76]. Il Maestro inverte qui una metafora di sant’Agostino: se egli sosteneva che il de-monio crea continuamente trappole per gli uomini, ora è san Giuseppe a fabbrica-re una trappola per il maligno. Al di là de-gli intenti teologici, l’affettuoso realismo e il compiacimento per l’osservazione del quotidiano dell’artista rimangono perfet-tamente intatti.

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