La concezione del tempo nell'evolversi della cultura dell'uomo

Materie:Tesina
Categoria:Generale

Voto:

1.3 (4)
Download:7544
Data:13.11.2007
Numero di pagine:16
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
concezione-tempo-evolversi-cultura-uomo_1.zip (Dimensione: 20.25 Kb)
trucheck.it_la-concezione-del-tempo-nell-evolversi-della-cultura-dell-uomo.doc     75 Kb
readme.txt     59 Bytes


Testo

Tesina Interdisciplinare
LA CONCEZIONE DEL TEMPO NELL’EVOLVERSI DELLA CULTURA DELL’UOMO

PER COMINCIARE …
Introduzione
Come lo spazio, così il tempo è sempre stato visto come una categoria fondamentale in cui si inscrive la condizione umana. L’uomo ha col tempo un rapporto di amore/odio, conflitto misto a piacere e nostalgia. Tutto questo accade perché l’uomo, attraverso il tempo, scopre il trascorrere degli anni, l’avvicendarsi delle tappe della vita e l’avvicinarsi della morte e della fine del tempo materiale e terreno. La scoperta della fugacità della vita priva di sapore tutto ciò che può consolarci, come la giovinezza, la bellezza, l’amore. Ma esistono tentativi, da parte dell’uomo, di controllare il tempo e sottometterlo alle proprie esigenze.
La festa, ad esempio, per poter restituire la certezza di fronte all’incerto evolvere del tempo, deve svolgersi sempre nello stesso periodo e secondo le stesse ritualità. All’idea di ciclicità è poi strettamente legata quella di calendarietà: attraverso il calendario l’uomo ha imparato a controllare il tempo e ad imbrigliarlo nelle trame della cultura. Il calendario riflette dunque questa esigenza psicologica di controllare il tempo nel suo divenire a tappe. La festa cade infallibilmente, nonostante quello che avviene intorno, anche nelle situazioni più critiche: perché la festa rappresenta sì la fine di un tempo, ma anche l’arrivo di un tempo nuovo, che illude tutti di poter ricominciare con una nuova e più giovane vita.
Ma, appunto, l’uomo si è solo illuso di poter dominare il tempo misurandolo: la festa, come le lancette di un orologio, scandiscono comunque il fluire della vita ed i limiti dell’essere umano dinanzi all’eternità.
L’unico modo per avvicinarsi all’eternità è lasciare traccia di sé e del suo passaggio su questo mondo.
La scienza e la concezione del tempo
Abbiamo visto, quindi, come quello del tempo sia un concetto inscindibilmente legato alla natura e all'esperienza dell'uomo; esso viene posto a fondamento dei modelli, costruiti dall'uomo, dell'Universo e dei fenomeni che in esso accadono. Fisicamente è una grandezza definita solo attraverso il metodo usato per la sua misurazione. Il problema della misurazione del tempo è uno dei più importanti affrontati dalla scienza e dalla tecnica. La storia della misurazione del tempo mostra che i fenomeni scelti per formare la scala dei tempi sono stati fenomeni naturali periodici; quali unità di tempo furono adottati multipli o sottomultipli del periodo dei fenomeni stessi. Per molto tempo, tali fenomeni furono quelli astronomici, legati alla rotazione della Terra e alla sua rivoluzione attorno al Sole.
La storia della Terra è scandita da tempi lunghissimi ed è possibile ricostruirla solo tramite lo studio dei fossili. In questo ci viene d’aiuto la biostratigrafia, disciplina che studia la distribuzione stratigrafica dei fossili. É quindi la branca della stratigrafia che si prefigge di stabilire la differenziazione e la successione degli strati in base a criteri esclusivamente paleontologici e biologici. La biostratigrafia si fonda sul principio dell'irreversibilità dell'evoluzione, in base al quale in qualsiasi momento della storia geologica c'è un'unica e specifica associazione fossile, tipica di quel dato periodo e non di un altro. Attraverso la sequenza delle faune fossili, la storia geologica è stata suddivisa in intervalli di tempo gerarchicamente organizzati tra loro. Le rocce sedimentarie contengono frequentemente resti fossili, attraverso la determinazione dei quali si può arrivare a definire la posizione dei sedimenti nel tempo. Per tale ragione la biostratigrafia consente la correlazione tra unità stratigrafiche affioranti in punti diversi al fine di stabilire la posizione nella scala cronologica e la definizione delle condizioni paleo-ecologiche in cui si è formato un sedimento.
Lo studio dei fossili permette di ricostruire, sia pure parzialmente, l’aspetto della fauna e della flora del passato e i diversi ambienti naturali, mentre la stratigrafia collega tra loro questi dati, dotandoli di un riferimento cronologico.
Ma a questo punto dobbiamo porci una domanda: perché l’uomo, nel corso dei secoli, ha sentito il bisogno di elaborare delle discipline così contorte per studiare la materia inerme?
Come l’uomo ha vissuto il suo rapporto con il tempo
L’interesse scientifico per la materia inerme e per tutto ciò che circonda l’uomo, nasce dall’interesse ch’egli nutre per la storia del pianeta in cui esso vive e, conseguentemente, per la sua stessa storia.
La consapevolezza della storia comincia ad affacciarsi in Grecia quando il tempo dell'esistenza non è più solo scandito dai cicli naturali e da atti sociali ripetuti e ricorrenti, ma rotto da rapidi mutamenti economici e politici, sinché si accumula il ricordo di trasformazioni recenti di vita e di costume. Nascono i poemi epici e Omero è il grande cantore di una tradizione favolosamente, ma non infedelmente, rievocata e vagheggiata.
Ma il senso del passato non è ancora senso della storia: questo è il frutto di una riflessione critica sulla società contemporanea di chi si confronta con il suo passato o cerca in esso il suo destino. Perché, e questo è un concetto che deve sempre essere ricordato e ribadito, il nostro presente è il frutto del nostro passato e l’uomo non può progettare il proprio futuro senza tenere a mente ciò che è stato il suo passato.
Nello studio della storia dell’uomo, infatti, è possibile notare come eventi iniziati seguendo una linea di concetto abbiamo poi “cambiato rotta”. Apparentemente questo sembra essere frutto del caso, ma non è così.
Prendiamo un esempio per spiegare meglio il concetto.
Benché non costituisca un fenomeno esclusivamente italiano, il fascismo ha avuto origine nel nostro Paese come reazione e conseguenza della grave crisi politica ed economica seguita alla I Guerra Mondiale. La classe dirigente, erede dello Stato liberale post-risorgimentale, aveva voluto spingere l'Italia nel conflitto, senza prevedere le gravissime perdite umane e materiali che ne sarebbero derivate. Così, dopo la fine vittoriosa, anziché godere i frutti della guerra, si era trovata improvvisamente costretta a dover fronteggiare una situazione difficilissima di tensioni e contrasti interni, dove gli interessi dei gruppi economico-sociali privilegiati si scontravano con le nuove aspirazioni della maggioranza della popolazione, fino allora tenuta ai margini della vita dello Stato. Questo processo di maturazione civile e politica dei ceti più poveri e incolti aveva ricevuto una notevole spinta a contatto col dramma dell'esperienza bellica, ma il ritorno alla “normalità” non aveva offerto a milioni di reduci la meritata ricompensa dopo i lunghi anni di pericoli e sofferenze in trincea. Anzi, insieme al dissesto delle finanze pubbliche, che i responsabili al governo non riuscivano a sanare, l'aumento dei prezzi e il diffondersi della disoccupazione alimentavano l'inquietante spirale delle agitazioni popolari. In questo sconvolgimento sociale, dove l'inefficienza economica stimolò il rafforzamento dei partiti di massa, con una forte crescita dei socialisti, soprattutto fra gli operai, e un'affermazione del Partito Popolare fra i cattolici dell'ambiente contadino, nacque e si andò affermando il movimento fascista.
Il movimento aveva un programma vago ed era alla ricerca di un'ideologia. Tentava di fondere i motivi nazionalistici con la polemica contro l'inefficienza del parlamentarismo. Mussolini, oltre a interpretare gli ideali patriottici della piccola borghesia, capì che la debolezza della classe dirigente, incapace di stabilizzare la situazione economica e sociale, si poteva vincere solo conquistando i favori dei gruppi dominanti del padronato industriale e dei proprietari terrieri, sempre più intolleranti verso le manifestazioni popolari e pronti ad appoggiare chiunque fosse disposto a usare la “mano forte”. Così, nel giro di pochi mesi la propaganda fascista conquistò terreno e cercò di sfruttare il malcontento e di incanalare la spinta reazionaria delle forze borghesi e conservatrici. Inoltre, insieme al crescente squilibrio fra Nord e Sud, esasperato dai contrasti interni fra ceti padronali e proletariato operaio e contadino, il passaggio dalla vecchia economia agricolo-artigianale alla grande industria capitalistica tendeva ad accrescere il peso dei più forti gruppi imprenditoriali, ma nello stesso tempo portava alla ribalta il proletariato operaio.
Il fascismo, nella misura in cui rifiutava ogni piattaforma di lotta fra le classi e faceva appello al principio della superiore “unità nazionale”, intesa come un mitico organismo vivente cui dovevano essere subordinati tutti gli interessi particolaristici, parve inizialmente fornire un'efficace alternativa alla debolezza di una classe politica dilaniata da insanabili contrasti interni.
Il movimento fascista, divenuto partito (novembre 1921), cercò di darsi una dottrina. Mussolini espose nella sua Dottrina del fascismo una concezione dello Stato che sembrava riallacciarsi al pensiero risorgimentale, ma in realtà il fascismo pretende di costruire uno Stato che accoglie in sé ogni individualità per annullarla nella concezione di una propria priorità assoluta volta solo ad affermare il primato del dominio e della forza. E lo Stato fascista accoglie in sé il cittadino solo in quanto parte di un tutto e riconoscerà la sua libertà nella libertà dello Stato, contro la concezione risorgimentale e liberale che nello Stato vede l'organo supremo per garantire la libertà individuale. L'assolutismo dello Stato diventa facilmente assolutismo di guida, unicità di potere, volontà di uno. Di conseguenza, il drastico annullamento della volontà individuale significherà esaltazione mistica del sacrificio, subordinazione assoluta alla volontà del capo per il bene della patria.
Il Governo che sembrava andare a favore del popolo si trasformò in realtà in dittatura. Ciò che accadde dopo, è inutile descriverlo in questa sede.
E questo non avvenne per un puro caso, ma per un ripensamento dei teorici del fascismo, che, partiti con l’intento di creare uno Stato nuovo e favorevole agli Italiani, hanno ristudiato i loro passi e scoperto che la storia aveva offerto la strada più semplice a chi aveva imposto le novità, senza chiederne il consenso.
Ecco come il passato sia riuscito a modificare non solo il presente, ma anche il futuro di un intero popolo.
CHI E COME SI E’ INTERESSATO ALLA PROBLEMATICA DEL TEMPO
Il tempo e la saggezza di Seneca e del mondo latino
In molte sue pagine, Seneca tratta il tema del rapporto dell’uomo con il tempo, nella convinzione che tempo e saggezza siano strettamente correlati.
La tesi fondamentale di Seneca riguardo al tempo è quella esposta nella prima lettera a Lucilio:
“Tutto, o Lucilio, dipende dagli latri: solo il tempo è nostro. Abbiamo avuto dalla natura il possesso di questo solo bene, sommamente fuggevole, ma ce lo lasciamo togliere dal primo venuto”1
Dunque, il tempo è il nostro unico bene, concessoci da una potenza divina. Ma il tempo è anche sinonimo di fugacità e ci porta via tutto quello a cui noi maggiormente siamo legati. Il tempo, quindi, è un’arma a doppio taglio. Se viene usato con eccessiva prodigalità, esso si rivelerà come il nemico più ostinato della nostra esistenza; se, invece, lo impieghiamo con saggezza, esso sarà il nostro maggiore alleato per condurre una vita piena, che non ci farà dire, in punto di morte, “non ho vissuto”.
A Paolino, padre forse della seconda moglie di Seneca, è indirizzato il De Brevitate Vitae, nel quale si sostiene che la vita in effetti non è breve; è l’uomo piuttosto a renderla tale, quando spende il proprio tempo senza saggezza. Il saggio, invece, sa sempre come utilizzare nel miglior modo possibile ogni momento dell’esistenza:
“Di conseguenza, la vita del sapiente si estende per lunghissimo tratto; ed egli non è rinchiuso in quei medesimi confini che serrano gli altri. Egli solo è affrancato dalle leggi che regolano il genere umano: tutte le età lo servono come un dio”2
Il saggio, dunque, conosce il trucco per non diventare una sterile vittima del tempo e per renderlo un valido alleato della propria esistenza; perché quello che conta, nella vita, non è quanto, ma come si è vissuto.
“Non sempre, lo sai, la vita va conservata: il bene non consiste nel vivere, ma nel vivere bene. Perciò il saggio vivrà non quanto può, ma quanto deve. Egli bada sempre alla qualità, non alla lunghezza della vita”3
L’esortazione di Seneca di impegnarsi a vivere come se ogni giorno fosse l’ultimo, si ricollega al carpe diem di Epicuro ed Orazio. Esiste però una grande differenza nelle due filosofie: l’esortazione a cogliere l’attimo fuggente presuppone la volontà di non pensare al futuro, ma di vivere intensamente il proprio presente; Seneca, invece, afferma una volontà completamente diversa, perché la vita è bella se vissuta nel suo presente, passato e futuro.
Con il Cristianesimo le cose cambiano. Viene cancellata la concezione stoica del tempo ciclico e ci si ricollega alla visione ebraica del tempo lineare, il cui punto di arrivo è la manifestazione di Dio (parusìa). Di genere ben diverso rispetto alle parole di Seneca e Marco Aurelio sono perciò le parole di Sant’Agostino. Nel De Civitate Dei, infatti, egli fa una netta distinzione tra l’eternità (permanenza e perfezione immutabile come quella di Dio) e il tempo (fa parte della creazione e ne delimita la durata):
“Ma allora in che senso esistono questi due tempi, il passato e il futuro, se il passato non è più e il futuro non è ancora? Quanto al presente, se fosse sempre presente e non trascorresse nel passato, non sarebbe tempo, ma eternità”4
Esiodo e il concetto di tempo ciclico e lineare
Poeta greco arcaico, è la prima personalità poetica di cui si abbiano notizie storiche. Comunemente si riconoscono come suoi tre brevi poemi: Teogonia, Le opere e i giorni, Lo scudo; ma l'antichità gliene attribuiva molti altri, tra cui un Catalogo delle donne e alcuni sull'arte divinatoria. Di immediato fascino poetico è il poemetto Le opere e i giorni, raccolta di carattere didascalico di norme pratiche per l'agricoltura e la navigazione e di precetti morali e religiosi, non priva però di squarci di grande poesia.
È in quest’opera che entra in gioco, in parte, il tema del tempo. Nella vita della natura e nel lavoro dei campi, l’alternanza delle stagioni segna un elemento fondamentale; e nella precettistica esiodea viene dedicata una sezione di ampio rilievo al loro ciclico ritorno. Esiodo, quindi, abbraccia una visione ciclica, e non lineare, del tempo.
Nell’età arcaica, e in particola nella poesia epica, infatti, l’idea del tempo si organizzava secondo due modelli opposti. Il primo era fondato sul ritorno ciclico dei fatti naturali, così come viene imposto dall’ordine dell’universo (la luce viene sempre dopo il buio). Ma l’uomo possiede l’esperienza di un tempo irreversibile: i giorni che trascorrono non possono tornare ed è da questo che nasce la successione padre/figlio. Nella memoria, prerogativa degli uomini, su questo modello si fonda il ricordo del passato; e il tempo lineare che esso riproduce può definirsi anche storico.
È questo uno degli aspetti in cui appare con maggiore evidenza l’attitudine di Esiodo ad assimilare i motivi della tradizione epica, trasformandoli in un’originale forma di poesia. Vera e puntuale è l’evocazione dei sentimenti, che nell’uomo accompagnano le diverse condizioni atmosferiche ed il ritorno delle fasi della vita dei campi (ma non delle stagioni della vita passata). Il sollievo di una bevuta e di un pasto all’ombra, mentre intorno infuria il solleone, non è solo che un momento di pace e di distrazione in una vita che ci mette sempre dinanzi alla realtà di un tempo che passa e che mai più tornerà.
Le forme dello spazio e del tempo di Schopenhauer
La dittatura culturale hegeliana del primo Ottocento tedesco aveva tolto ogni spazio a un pensiero che si presentava come l'opposto del razionalismo ottimistico di Hegel; ma dopo le delusioni politiche del 1848 molti entusiasmi romantici erano entrati in crisi e il pessimismo metafisico di Schopenhauer, denso di elementi morali e mistici, assunse un significato nuovo, anche in opposizione al positivismo ormai dominante. Schopenhauer trae spunto dall’idea che i procedimenti razionali, basati sul nesso causale, sono validi soltanto all'interno dell'ambito dei fenomeni, delle rappresentazioni soggettive.
Spazio e tempo sono per Schopenhauer forme a priori della rappresentazione: ogni nostra sensazione e percezione di oggetti è spazializzata e temporalizzata. Ed è attraverso queste percezioni che l’intelletto dell’uomo entra in azione, ordinandole attraverso la sola categoria riconosciuta da Schopenhauer: quella della casualità. Dunque, il mondo è una rappresentazione personale dell’individuo. Ma non solo: l’azione casuale degli oggetti è l’intera realtà dell’oggetto.
Al di là del mondo fenomenico, che si dà nello spazio e nel tempo ed è solo apparenza ingannevole, c'è una realtà in sé, inconoscibile razionalmente, che però possiamo intuire immediatamente, già nell'esperienza del nostro corpo, come un'unica universale e irrazionale Volontà. La Volontà è un tendere inconsapevole senza altro scopo che di perpetuarsi realizzandosi, nella molteplicità dello spazio e nella precarietà del tempo, in realtà particolari, divise da forze e impulsi contrastanti. Nei viventi gli istinti e i desideri sono ciò di cui la Volontà si serve per spingerli ad affermare egoisticamente la loro individualità attraverso la reciproca sopraffazione. Ogni desiderio dell'uomo non è mai conforme al suo reale interesse ma è anzi legato all'insoddisfazione e al dolore perché si basa sull'illusione che l'individuo abbia una realtà e una finalità proprie. Alternativa al dolore è il sentimento del vuoto dell'esistenza, della sazietà, il desiderio d'altro: la noia. Dunque la vita umana è una corsa insensata: nella storia regna il caos e il decantato progresso è un'apparenza che nasconde infinite miserie.
Il tempo nella concezione naturalistica di Leopardi
Il Romanticismo di Giacomo Leopardi, individualistico e disperato, è alieno da ogni affabilità sociale e da ogni fiducia storicistica. La sua poesia rappresenta un autentico miracolo inventivo, considerate le condizioni d’isolamento culturale in cui è nata. Se un personaggio come Alessandro Manzoni, ad esempio, poteva raccogliere, tra Milano e la Francia, la tradizione più attiva e le voci più vive della cultura europea contemporanea, Leopardi dialogava con i libri della biblioteca paterna: cresciuto come in un carcere tra le mura della casa di famiglia, egli riuscì comunque a fare della poesia nuovissima con strumenti antichi e seppe più di chiunque altro esprimere poeticamente il disperato amore per la vita.
L’originalità della poetica del Leopardi maggiore nasce dalla coloritura tutta romantica che egli conferisce ad una materialistica certezza: il moto inesausto delle cose e del tempo, che cancella infanzia e giovinezza, affetti, bellezza, gloria, virtù, poesia e ogni altro valore. Alla scoperta di questa verità rivelatagli dalla natura, l'uomo abbassa per viltà lo sguardo e accetta di vivere la tranquilla mediocrità del quotidiano. Oppure (e questo è quanto fa l’uomo autentico e “di genio”) guarda ben fisso il desolato nulla che gli si apre dinanzi e vive fino in fondo la propria infelicità. Questo romantico “stare nella disperazione” non è però condizione immobile e monocorde: esso comporta un complesso processo psicologico, poiché da una parte significa resuscitare le ragioni del cuore, dall’altra significa riconoscere la loro caducità ed infondatezza, le quali dilatano il senso e il fascino dei sogni. Tuttavia, benché esistano due diverse tensioni e l’accento cada ora più sull’una ora più sull’altra, è immotivato considerare come due lontani poli il momento della meditazione e quello della illusione e della rimembranza: essi, infatti, sono strettamente legati ed intrecciati, mediati dal poeta attraverso la sua voce liberamente commossa, ora distesa, ora spezzata, ora piena di domande senza risposta, ma sempre lontana sia da intemperanze fantastiche o emotive, sia da troppo analitiche ed esatte definizioni razionali.
In conclusione, possiamo affermare che per Leopardi il tempo è una delle cause del suo male interiore; ma egli si rende anche conto che il suo male più profondo non è quello di veder morire la sua giovinezza e gli anni verdi della sua vita, quanto il non averli mai vissuti. Il suo isolamento fisico diventa a poco a poco un isolamento interiore, al punto che, nonostante i suoi viaggi tra Roma, Napoli e Firenze, non riuscirà più a trovare quella serenità di cui ha bisogno chi vuole vivere saggiamente, considerando il presente come un punto di raccordo tra passato e futuro e vivendo ogni giorno nel pieno delle proprie facoltà, per poterne conservare un ricordo indelebile nel tempo.
La contrapposizione passato/presente diventa opposizione tra il luminoso spazio idillico della giovinezza e lo spazio negativo della perdita e dell’assenza. Il tempo della memoria colora il ricordo di struggente nostalgia non perché irrevocabile, ma perché illusorio e tragicamente dissolto:
“ … O come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l’affanno duri!”5
Ma anche:
“ … e mi sovvien l’eterno
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.”6
La gita al faro di Virginia Woolf
Figlia di un famoso critico e filosofo, Sir Leslie Stephen, Virginia Woolf nacque in un ambiente in cui regnavano i migliori standard culturali e la migliore intelligenza. Dalle letture e dalle conversazioni dei suoi anni di formazione, ella acquisì un background letterario ed una cultura cosmopolita del tutto inusuali. Iniziò la sua attività di scrittrice collaborando ad un giornale letterario; ma fu solo con l'opera Orlando: una Biografia (1928) che ebbe un successo popolare. Ella soffrì di una forma acuta di depressione, che la portò al suicidio nel 1941.
Gita al Faro (1927) è ambientato in una casa di vacanza nelle isole Ebridi, ad ovest della Scozia. La storia è dominata da due simboli: un faro che fronteggia il mare (che rappresenta in parte la ricerca di valori nella violenta realtà del mondo) ed un dipinto della casa realizzato da una pittrice ( che rappresenta in parte la lotta e il valore della creatività femminile). Nella sezione centrale, detta del Tempo che Passa, noi vediamo la casa vuota, protagonista dei cambiamenti del periodo della Prima Guerra Mondiale:
“La casa era abbandonata; la casa era deserta”.
Anche in Virginia Woolf possiamo trovare l’idea del tempo che passa e mai ritorna, cancellando tutto ciò che di prezioso c’è nella vita dell’uomo.
The daughter of the eminent critic and scholar, Sir Leslie Stephen, Virginia Woolf was born into a circle where standards of culture and intelligence were of the highest. From the reading and conversations of her formative years, she acquired an unusually literary backgroud and a cosmopolitan culture. She began her writing carrer as a contributor to literary journals, but it was only with Orlando: a Biography (1928) that she had popular success. She suffered from depression and she committed suicide in 1941.
To the Lighthouse (1927) is set in a holiday house in the Hebrides-islands off the western coast of Scotland. The story is dominated by two symbols: a lighthouse out at sea (representing in part the search for values in the harsh reality of the world) and a painting of the house by a female painter (representing in part the struggle and cost of female creativity). In the middle section, called Time Passes, we see the empty house, subject to the changes of time during the period of the First World War:
“The house was left; the house was desert”.
Also in Virginia Woolf we can find the idea of time that pass and never return, cancelling all the pretty things of humans life.
PER CONCLUDERE …
Conclusione
Da questo breve viaggio attraverso il tempo, tra filosofia, scienza, letteratura e storia, abbiamo potuto constatare come il tema della fugacità del tempo sia un topos persistente ed anche come spesso gli uomini di cultura abbiano avvertito che, pur nella sua inafferrabilità, il tempo può essere reso tangibile per mezzo della parola poetica attraverso similitudini, metafore, analogie (una casa che, da centro di vita, diventa simbolo della desertificazione di sentimenti che non sono stati capaci di resistere al tempo).
Il tema del tempo non è altro che il tema dell’angoscia dell’uomo per una vita che trascorre senza che vi sia la possibilità di fermarla. La dura accetta del tempo, infatti, taglia via la vita e la riduce a foglia morta.
Da sempre ci si è chiesti perché non sia possibile arrestare il lento alternarsi delle stagioni della vita. Da sempre si è cercato di trovare un’immortalità che non può esistere in questo mondo.
Il solo modo per dare un senso alla propria esistenza e per conquistare una piccola parte di immortalità è quello di lasciare un ricordo di noi stessi nel mente e nel cuore delle persone che hanno modo di conoscerci.
Tutto passa. Tutto muore. Ma i pensieri della gente restano sempre.
BIBLIOGRAFIA
Bibliografia
• Reale G. – Antiseri D., La filosofia nel suo sviluppo storico, Brescia – Editrice La Scuola, IX edizione, 1994
• Sarpi M. – Tocco A., Temi e Testi, Bologna – Zanichelli Editore, I edizione, 1995
• Luperini R. – Cataldi P. – Marchiani L. – Marchese F., La scrittura e l’interpretazione, Milano – G. B. Palumbo Editore, 1997
• De Luca B. – Grillo U. – Pace P. – Ranzoli S., Fast Lane, Torino – Loescher Editore, 1999
• Menghi M. – Clori M., Il nuovo Vivae Voces, Piacenza – Mondadori Editore, 2000
• Bianucci P. – Crotta L. – Motta L. – Motta M., Geografia Astronomica: Il sistema terrestre, Novara – Istituto Geografico De Agostini, 2002
SCHEMA DEL PERCORSO INTERDISCIPLINARE
LA CONCEZIONE DEL TEMPO NELL’EVOLVERSI DELLA CULTURA DELL’UOMO
Geografia Astronomica
“La scienza e la concezione del tempo”
Storia
“Come l’uomo ha vissuto il suo rapporto con il tempo”
Latino
“Il tempo e la saggezza di Seneca e del mondo latino”
Greco
“Esiodo e il concetto di tempo ciclico e lineare”
Filosofia
“ Le forme dello spazio e del tempo di Schopenhauer”
Italiano
“Il tempo nella concezione naturalistica di Leopardi”
Inglese
“La gita al faro di Virginia Woolf”

INDICE
Indice
PER COMINCIARE … 1
Introduzione 2
La scienza e la concezione del tempo 3
Come l’uomo ha vissuto il suo rapporto con il tempo 4
CHI E COME SI E’ INTERESSATO ALLA PROBLEMATICA
DEL TEMPO 8
Il tempo e la saggezza di Seneca e del mondo latino 9
Esiodo e il concetto di tempo ciclico e lineare 11
Le forme dello spazio e del tempo di Schopenhauer 12
Il tempo nella concezione naturalistica di Leopardi 14
PER CONCLUDERE … 18
Conclusione 19
BIBLIOGRAFIA 20
Bibliografia 21
SCHEMA DEL PERCORSO INTERDISCIPLINARE 22
LA CONCEZIONE DEL TEMPO NELL’EVOLVERSI DELLA CULTURA DELL’UOMO 23
1 Seneca, Epistulae ad Lucilium, I, 3
2 Seneca, De Brevitate vitae, XV, 5
3 Seneca, Epistulae ad Lucilium, 70, 5
4 Sant’Agostino, Confessiones, XIV
5 G. Leopardi, Alla luna
6 G. Leopardi, L’Infinito
---------------
------------------------------------------------------------
---------------
------------------------------------------------------------
1

Esempio



  



Come usare