Bergson e la concezione del tempo

Materie:Appunti
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Testo

Bergson e la concezione del tempo
Nel “Saggio sui dati immediati della coscienza” il filosofo francese Bergson mette a confronto la concezione spazializzata del tempo e della durata propria delle scienze positive con la durata reale.
Bergson individua due forme di molteplicità a cui sono riferite due forme di durata cha a loro volta fanno riferimento a due aspetti e due dimensioni di vita cosciente (“io superficiale” e “io fondamentale”).
Vi sono dunque una molteplicità intesa come molteplicità numerica determinata da una successione di elementi quantitativi e una molteplicità intesa come qualitativa. La molteplicità numerica fa riferimento al tempo e allo spazio delle scienze positive e deriva dal procedimento analitico operato dall’intelligenza; la molteplicità qualitativa fa riferimento al tempo del vissuto e deriva dal procedimento di sintesi della coscienza.
Da queste due differenti forme di molteplicità Bergson deduce due valutazioni profondamente diverse della durata: una durata, riferita alla molteplicità numerica, assume un carattere di omogeneità (durata omogenea) e di “simbolo estensivo della vera durata”. Tale tipo di durata è intesa come il ripetersi nel tempo di un “termine identico” e viene percepita da un “io di superficie” che appartiene a una dimensione in cui la “nostra vita psicologica superficiale si svolge in un mezzo omogeneo” mantenendo “qualcosa dell’esteriorità reciproca che caratterizza oggettivamente le…cause” di quelle che Bergson chiama “sensazioni” e che nella teoria del cono rovesciato saranno le immagini-mondo, mantenendo dunque l’esteriorità degli oggetti che le hanno create.
La seconda valutazione di durata riguarda una molteplicità qualitativa ed è determinata dalla compenetrazione e dalla fusione di “momenti eterogenei”. Essa è la durata pura percepita dalla coscienza e dall’intuizione e dunque dall’ ”io fondamentale” cioè da “una psicologia attenta” in cui sono totalmente superate tutte le coordinate spazio-temporali di matrice positiva.
Con la formulazione di queste due differenti forme di durata e dunque con la definizione di un io-interiore e di un io-esteriore, Bergson tenta di coniugare il momento quantitativo della successione degli eventi con quello qualitativo del tempo della durata, mostrando quale sia l’elemento di congiunzione che consenta il passaggio dalla durata reale al tempo spazializzato mediante un processo di esteriorizzazione. Questo passaggio teorico decisamente arduo ma fondamentale nella filosofia di Bergson, viene risolto con l’introduzione della teoria dell’immagine del cono rovesciato, presentata in “Materia e memoria”.
Il fluire dinamico della coscienza viene schematizzato attraverso il ricorso all’immagine di un cono rovesciato che giace su un piano. Il piano P rappresenta la percezione attuale del mondo (l’insieme delle immagini-oggetto); la base del cono AB rappresenta il carico di ricordi (il “passato”) che sono presenti in forma cosciente o incosciente nella memoria; il vertice S indica il punto in cui l’immagine-corpo si inserisce nella percezione presente delle immagini-mondo.
L’immagine-corpo seleziona le immagini-oggetto in base al loro significato pratico (alla loro utilità per l’azione) e in base al contenuto di ricordi presenti nella memoria. Questa è a sua volta costituita dall’insieme dei ricordi che si sono progressivamente depositati attraverso la selezione compiuta dell’immagine corpo. La memoria vive nella temporalità della durata, essa è “conservazione e accumulazione del passato nel presente” e conserva simultaneamente l’intera esperienza della coscienza. Tale esperienza è il risultato dell’interazione tra l’immagine-corpo e le immagini-oggetto che sono presenti nel mondo. Esiste perciò un rapporto biunivoco tra memoria e percezione; la memoria orienta la percezione in base all’affluire dei ricordi e la percezione permette alla memoria di attivare contenuti che altrimenti rimarrebbero per sempre obliati. La realtà è dunque per Bergson una esteriorizzazione delle immagini che albergano nella menoria.

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