si chiama violante-rossana COPEZ

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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Data:12.06.2006
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Testo

Valentina Carboni, 4aB-ling.
Scheda di Lettura
Titolo: “Si chiama Violante”
Autrice: Rossana Copez
Editore (casa editrice): Il Maestrale

Cenni biografici dell’autrice: Rossana Copez è nata e vive a Cagliari. Ha studiato al liceo classico “Siotto Pintor”, a Cagliari, e ha proseguito i suoi studi alla Facoltà di Lettere e Filosofia, sempre a Cagliari. Ora insegna italiano e storia al Liceo Linguistico “E. D’Arborea”. Collaboratrice con quotidiani e riviste. Ha curato diverse opere sulla cultura e la storia della Sardegna (Sagre e feste e Il porto di Cagliari, Janus 1987 e 2003). Con Sergio Atzeni ha scritto Fiabe Sarde (1978), Condaghes (1992). Si chiama Violante è il suo primo romanzo.
Argomento (trama): XIV secolo. Donna Violante Carroz, da Barcellona, approda sull’Isola “in un settembre luminoso della città bianca”, Cagliari, o meglio Callér; la nobildonna aragonese è avvolta dai pizzi neri dell’abito di giovane vedova. Il suo compito? Feudataria, perché suo padre, Berengario II muore senza eredi maschi, ed è lei l’unico successore di tutti quei feudi: una donna. In effetti, diventa feudataria per volontà del re, che a sua volta le assegna il compito poiché suo nonno, il grande ammiraglio Berengario I, ha lottato duramente per garantire la successione per linea femminile. Violante, allontanata dalla corte di Barcellona, dove godeva della stima e della protezione della regina Sibilla de Fortià, si trova dunque in Sardegna per “tenere buona” Eleonora D’Arborea, che non compare mai sulla scena del racconto, tuttavia continuamente evocata come sua grande antagonista. Il territorio nelle sue mani comprende di tre feudi. Dopo una breve sosta nel castello di Cagliari, partirà per fermarsi definitivamente al castello di Quirra, passando prima per il castello di San Michele. Durante il breve periodo di tempo consumato in quest’ultimo castello, Violante trascorre le serate nelle sue stanze, “allietata” dai racconti di Teresa sul casato dei Carroz; tuttavia colei che prova più gusto ad ascoltare quelle narrazioni è la sua dama di compagnia, Maria, al contrario di Violante che si sente confusa per come suo nonno e suo padre abbiano potuto regnare, come abbiano potuto conquistare buona parte della Sardegna con il loro potere, come abbiano, infine, potuto servire la corona aragonese in un modo così “crudele”. Quando decide di abbandona il castello di San Michele per stabilirsi una volta per tutte al castello di Quirra, qui Violante ha un senso di disgusto verso i funzionari che la circondano, per la loro superbia e crudeltà e, come li descrive lei, “con le loro pance, con le loro facce bavose, coi loro occhi bovini”. Così, come nel castello di San Michele, anche qui prende il sopravvento la solitudine: Violante sfugge sempre più alla compagnia dei suoi cortigiani per cercare invece quella dei Sardi, suoi sudditi. Fra questi conosce il vecchio pescatore Pedru, con cui instaurerà un’amicizia fatta di mistero e complicità. Pedru verrà poi condannato da Violante stessa per aver tradito la corona aragonese, ma si suiciderà prima che avvenga la sua condanna. I suoi giorni a Quirra, Violante li trascorre, scortata quasi sempre dal palafreniere, in una chiesetta non poco lontano dal castello. Un giorno, ormai tardi, non riuscendo più a trovare la strada per il ritorno al castello, a Violante accade ciò che un giorno accadde invece al palafreniere, e che quest’ultimo le raccontò: la danza coi morti, dalla quale lei non poté sottrarsi poiché decise di lasciarsi rapire da Felipe, suo primo marito. Durante questa danza Violante rincontrò Pedru, quel vecchio pescatore Pedru. Si disse tanto su che fine avesse fatto Violante, sta di fatto che nessuno seppe mai la verità: qualcuno dice abbia cominciato a vivere come “selvaggia”, altri dicono sia diventata una janas… Violante era solamente sparita… Nel nulla…
Personaggi (principali) e i loro tratti psicologici caratteristici:
• Donna Violante Carroz: segnata dagli avvenimenti che si susseguono, anche a poca distanza, nella sua vita, che quando era ancora una ragazza la rendono triste e malinconica, ma ormai donna, diventa coraggiosa e saggia: i caratteri giusti per essere una Carroz. Ciò che non le verrà mai a mancare, anche con l’andare avanti degli anni, è la sua sensibilità, che insieme ai sogni premonitori, che la invadono durante la notte, e alle visioni di Felipe, che la aiutano durante il suo regno, caratterizzano la sua vita nei momenti più difficoltosi per governare l’immenso feudo. É odiata e malvista dalle donne di corte a Barcellona e dai potenti di Sardegna, essendo lei, una donna, che ha eredito il feudo. Al contrario di come pensano a corte, Violante si tiene lontana dalla mondanità e dalla superficialità. Infatti, avendo come una repulsione verso i suoi cortigiani e funzionari, si circonda di solitudine. Impossibile sedurla, poiché non ama la mondanità e il potere e ha il peso del ricordo di un grande amore, che si è interrotto all’improvviso, facendole disprezzare ogni orgoglio; confonde così i sensi e le menti dei suoi funzionari, rendendo inutile ogni loro adulazione e ogni loro minaccia, ma anche la strategia politica impostale “come se qualcun altro avesse acchiappato i fili della storia, ci avesse giocato e li avesse lasciati lì, tutti ingarbugliati”. Violante sconvolge le aspettative di funzionari e sudditi in modo incredibile, da una parte perché si chiedeva un modo di governare più duro, dall’altra ci si aspettava la fine della crudeltà e delle torture con il suo arrivo.
• Felipe: primo marito di Violante, sceltole dalla regina Sibilla. L’allegria era la sua dote principale; amava parlarle vicino all’orecchio con una voce calda e suadente, scostandole i capelli amorevolmente e lei “si trasformava in un cioccolatino”. Con una specie di “corrispondenza di amorosi sensi”, guiderà Violante nel regnare, apparendole in visioni: appariva, parlava, sgridava, ordinava… E poi?... La lasciava nella disperazione, forse ancor più disorientata.
• Teresa: la donna viene conosciuta da Violante al castello di San Michele, che le narrerà la dinastia dei Carroz per trascorrere le sere d’inverno lunghe e noiose. Una delle intime del castellano, ama chiacchierare, ascoltare e raccontare. La rende contenta il fatto che Violante abbia un animo più “dolce” da quello di suo padre, e di conseguenza le fa paura che Violante sia al comando di una terra fatta di battaglie e lotte, dunque non adatta al potere di una donna. Sta di fatto che con i suoi racconti, rende ancora più confusa Violante, ancor più di quanto già non lo fosse.
• Maria: la dama di compagnia di Violante; i racconti sono la sua “linfa vitale”: quando le vengono narrati, si lascia come rapire, come travolgere da questi, “diventa come di sale”. Così si lascia suggestionare da tutto e da tutti, e, a sua volta cerca di influenzare Violante, ma quest’ultima, con la sua determinazione, non accetta consigli da nessuno, dunque tanto meno da lei, una semplice dama di corte.
• Pedru, “Diablo de viejo”: il vecchio pescatore che Violante conosce quando giunge al feudo di Quirra. Violante stringe con lui una amicizia di un misto fra mistero e complicità. Era un uomo ben voluto, molto rispettato e amato da tutti. L’unico che, senza capire il perché, non riusciva a essere contro Violante, al contrario di altri che invece la odiavano per il suo modo di comandare.
Considerazioni personali sulla lettura e sul libro: Il libro mi ha travolto, trasportandomi nella Sardegna del XIV secolo, con i suoi castelli, appartenuti alla corona aragonese, che mi sono apparsi nella mente non con i loro “resti “ del XX secolo, ma con i loro arredi, i loro cortigiani, e le campagne che circondano le loro alte e spesse mura. Un romanzo fatto di realtà, ma anche avvolto dalla fantasia, se così mi è permesso definirlo: un “romanzo storico”… Si, proprio un romanzo storico, poiché dopotutto contiene elementi reali, cioè documentati e documentabili, come l’ambientazione e spazio e tempo, ma anche elementi fantastici, come le leggende che attorniano la Sardegna sulle janas, fate che, poiché detestavano il contatto umano, ma gli uomini le importunavano e davano loro la caccia in continuazione, decisero una sera d’autunno di lasciarsi rapire dal vento per non venire più a contatto con gli uomini; ma anche l’incontro con i morti e la danza con questi è un elemento che non appartiene alla realtà. Mi ha colpito e impressionato è quella “corrispondenza di amorosi sensi” presente tra Violante e il suo primo marito, Felipe… Una corrispondenza così reale, così fisica… Proprio questo mi ha maggiormente stupefatto: come Violante non abbia dimenticato il suo primo marito (anche se è vero, il primo amore non si dimentica mai), come non si sia mai spento il desiderio di riaverlo vicino e come non l’abbia mai abbandonata la speranza di raggiungerlo prima o poi, per non essere condizionata più dall’ambiente presente nei feudi da lei controllati… e questo alla fine le accadrà durante una danza coi morti: ritornerà, solo come spirito, con Felipe. La frase che non potrò mai dimenticare di questo romanzo è una delle tante che Felipe sussurrò a Violante: “Qualunque cosa tu dica o faccia, cara la mia Viola, se la poterà via il vento”. Quello che non mi sarei mai immaginata è la fine, chi avrebbe mai pensato che il racconto non è narrato da Violante, ma dal pronipote di Pedru, fiero di suo nonno?

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