"Candido" di Voltaire

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Testo

CANDIDO (OVVERO L’OTTIMISMO)

- Autore: Voltaire.

- Casa Editrice: Superbur Classici.

- Anno di pubblicazione: 1759.

- Cenni sull’autore: pseudonimo dello scrittore e filosofo francese François Marie Arouet (Parigi 1694-1778). Ultimo figlio di un ricco notaio del Châtelet, crebbe in un ambiente borghese colto, compiendo gli studi presso i gesuiti del collegio Louis-le-Grand, tra condiscepoli di nobile origine destinati alle più alte cariche e generosi di aiuto nei momenti difficili della sua movimentata esistenza. Essa si aprì all'insegna della mondanità nella società elegante e libertina del salotto di Ninon de Lanclos, dove Voltaire si fece notare per la finezza dell'ingegno. Rientrato a Parigi dopo un breve soggiorno in Olanda al seguito dell'ambasciatore di Châteauneuf, suo padrino, compose poesie satiriche che gli crearono qualche guaio e lo costrinsero a un prudente esilio presso Fontainebleau, poi a Sully-sur-Loire. Una satira politica sul regno di Luigi XIV gli costò undici mesi di prigione alla Bastiglia (1717-18). Il successo della rappresentazione della sua prima tragedia, Œdipe (1718), gli aprì l'accesso all'alta società e la pubblicazione del poema La Ligue (1723) gli procurò l'assegnazione di una pensione da parte del re. Ormai celebre, mutò il nome borghese nell'anagramma (tratto da Arouet le Jeune) di Voltaire; contemporaneamente l'eredità paterna e alcune felici speculazioni lo posero definitivamente al riparo da preoccupazioni economiche. Tale felice situazione precipitò nel 1726 per l'incidente occorsogli col cavaliere di Rohan, che lo fece bastonare dai suoi lacché per una risposta impertinente, indi rifiutò non solo di riparare con le armi, ma lo fece imprigionare alla Bastiglia. Ne uscì di lì a poco per riparare in Inghilterra, dove rimase circa tre anni. Un cambiamento profondo si operò nella sua vita e nella sua cultura, a contatto con una società di nobili, di poeti e di filosofi (Congreve, Walpole, Swift, Pope, Berkeley) espressi da una società democratica al cui confronto quella arretrata e assolutista della Francia non poteva che ispirargli sentimenti severamente critici, suffragati da argomentazioni storico-filosofiche, razionalistiche e “laiche”, di nuova acquisizione. Pubblicate durante l'esilio – come il poema La Henriade (1728), rifacimento della Ligue – o dopo il ritorno in patria – come le tragedie Brutus (1730), preceduta da un Discours sur la tragédie che diffuse in Francia la conoscenza di Shakespeare, Zaïre (Zaira), rappresentata trionfalmente nel 1732, La mort de César (1736), Adelaïde du Guescelin, o il poema in versi e prosa Le temple du goût (1733; Il tempio del gusto), o infine e soprattutto i due saggi storici e filosofici L'histoire de Charles XII (1731) e L'épître à Uranie (1732) pubblicati clandestinamente per il loro contenuto liberale e anticattolico – le sue opere si imposero per l'arditezza dei contenuti e un piglio polemico che suscitarono scandalo. Nel 1733 la pubblicazione in inglese a Londra e l'anno dopo l'edizione francese delle Lettres philosophiques (Lettere filosofiche) o Lettres anglaises segnarono la nascita dell'illuminismo francese e per Voltaire l'avvio della lotta alle istituzioni – religione, scienza, arte, filosofia, vita politica e sociale – sottoposte al vaglio della critica e di un metodo basato sulla documentazione. L'opera fu condannata al rogo e Voltaire si rifugiò a Cirey, in prossimità del confine lorenese, da Madame du Châtelet. Vi trascorse dieci anni, appassionandosi alle scienze di cui la sua amica era cultrice, lavorando a numerose tragedie, come Alzire (1736), Zulime, Mahomet ou le fanatisme (1741; Maometto ovvero il fanatismo), Mérope (1743), al poema eroicomico La Pucelle (1755), alla satira Le mondain (1736) e al Discours en vers sur l'homme (1738), sintesi delle sue concezioni epicuree della vita. Agli anni di Cirey risalgono anche i primi contatti epistolari con Federico di Prussia, il re filosofo che incarnava ai suoi occhi l'ideale del monarca illuminato, seguiti da una missione semiufficiale presso il giovane principe, e che sfoceranno in un'amicizia non sempre esente da sgarbi e delusioni. Nel 1745, grazie ai buoni uffici dell'amico d'Argenson, nuovo primo ministro, Voltaire ritornò alla corte di Francia. Produsse in due anni tragedie, commedie (Nanine, 1749), versi di circostanza, libretti d'opera, due opere storiche a giustificazione della carica di storiografo del re: Le poème de Fontenoy e l'Histoire de la guerre de 1741, divenuta in seguito l'Histoire du siècle de Louis XV. Appena coronato dall'elezione all'Académie française (1746), nel 1747 cadde di nuovo in disgrazia e tornò a Cirey, dove scoprì un nuovo efficace canale di diffusione della critica sociale e religiosa nel conte philosophique il primo dei quali, Zadig ou la destinée (1747), costituisce un momento di riflessione non ottimistica sulle vicende dell'umana ragione, trionfante solo a prezzo di pesanti disgrazie. In competizione con Crébillon compose altre tragedie: Sémiramis (1748), Rome sauvée o Catilina (1749), Oreste (1750). Dopo la morte di Mme de Châtelet (1749), che lo gettò in un profondo scoramento, accettò la nomina a ciambellano di Federico di Prussia (1750). Nonostante le affinità ideali, le due personalità non tardarono a scontrarsi, prendendo a pretesto per una clamorosa rottura un litigio di Voltaire con Maupertuis, presidente dell'Accademia prussiana, attaccato nella Diatribe du docteur Akakia. Nel 1753 Voltaire tornò quindi in Francia portando con sé la sua più importante opera storica, Le siècle de Louis XIV (1751), completata fino al 1756, e il racconto filosofico Micromégas (1752). Nel 1755 acquistò una proprietà nei pressi di Ginevra, attratto da un regime che gli sembrava rispondesse alle sue esigenze di tolleranza, ma che ben presto lo ostacolò nelle attività teatrali, costringendolo a stabilirsi a Ferney, in territorio francese a pochi chilometri dal confine (1759). Oltre alla collaborazione all'Encyclopédie (Enciclopedia), sono di quegli anni l'Essai sur les mœurs (1756; Saggio sui costumi), storia delle civiltà dominata dall'idea che a muovere il mondo non siano tanto le leggi della Provvidenza, quanto quelle della Ragione, pur ostacolata da fanatismi e superstizioni, il Poème sur le désastre de Lisbonne (1756) e il racconto Candide ou l'optimisme (1759; Candido ovvero l'ottimismo), dove si fa più preciso il rifiuto dell'ottimismo di Leibniz, cui oppone una lezione di saggezza e di lucida accettazione della condizione umana. Ne fece egli stesso la propria ragione di vita, indirizzando gli sforzi verso compiti concreti: potenziando e rivoluzionando l'agricoltura nella sua proprietà, creando fabbriche, migliorando la vita dei suoi dipendenti. Come un monarca ricevette l'omaggio nel suo castello di Ferney di ospiti illustri di tutta Europa, creandosi una fama tanto vasta da scoraggiare le minacce della corte e della Chiesa anche nei momenti di più virulenta polemica, attraverso una profusione di libelli, portanti le firme più varie ma pur sempre riconoscibili, contro gli abusi della giustizia, la tortura, il parlamento, la religione o l'infâme, come egli la chiama nell'Extrait des sentiments de Jean Meslier o nel Sermon des Cinquante, a sostegno di una religione naturale. Difese le vittime dell'intolleranza, spesso con successo, aprendo il “caso Calas” (1762), il “caso La Barre” (1764) e dando loro la massima risonanza politica. Proseguì ciononostante l'attività letteraria col poema Tancrède (1760), le tragedie “a tesi” L'orphelin de la Chine (1755) e Les lois de Minos, con i racconti Jeannot et Colin (1764), L'ingénu (1767), contro le ipocrisie sociali e la corruzione della corte, L'Homme aux quarante écus (1768), contro le ricchezze smodate, La princesse de Babylone (1768). Ritornò alla filosofia con qualche opera significativa: Le traité sur la tolérance (1763) sull'affare Calas, il Dictionnaire philosophique (1764), raccolta di articoli in ordine alfabetico, Questions sur l'Encyclopédie (1770), La Bible enfin expliquée (1776). Un clima più liberale, instauratosi a Parigi dopo la morte di Luigi XV e con l'assunzione della carica di primo ministro da parte di Turgot, gli permise infine di ritornarvi per assistere al trionfo della rappresentazione di Irène (marzo 1778) e a quello suo personale, tributatogli dalle folle. Morì di lì a poco, senza ottenere il diritto di sepoltura a Parigi, dove i suoi resti furono trasferiti nella gloria del Panthéon per decreto della Costituente che in lui riconobbe uno dei massimi artefici della caduta dell'Ancien Régime e dell'avvento dei nuovi tempi col loro messaggio di libertà e di riconoscimento della dignità umana. In ciò e non in sentimenti rivoluzionari che non nutrì mai consiste la sua modernità, arricchita dalla novità dell'impegno civile, del coraggio, del vigore polemico dell'uomo di lettere, ignoti prima di lui. Mentre è riconosciuto il valore storico della sua opera, quello letterario e filosofico sono soggetti a riserve, nel primo caso perché egli non seppe emanciparsi dai canoni poetici classici, nel secondo dal debito verso i deisti e i materialisti inglesi, i cui valori ripensò tuttavia in modi e con intenti originali e dirompenti.

- Cenni Storici: Il Candido è un’opera scritta in epoca illuminista, il cui pensiero e la cui politica danno origine ad un rinnovamento della società settecentesca.
L’illuminismo si basa sulla fiducia nella ragione. Il nome stesso rimanda infatti alla metafora della luce; la luce della ragione che dissolve le vecchie credenze fonti di errore e falsi pregiudizi.
I temi centrali di questo movimento sono il rifiuto di ogni dogma religioso, che porta ad un vago deismo e all’affermazione di una religione naturale, e soprattutto l’abbattimento delle vecchie credenze medievali che portano all’affermazione della scienza empiristica e alla successiva rivoluzione industriale.
L’opera è stata scritta in Francia sotto il regno di Luigi XV, il re che precede la rivoluzione francese e sotto il quale la Francia ha vissuto gli ultimi anni di assolutismo monarchico.
Durante il suo regno re Luigi XV tentò soprattutto di riformare sotto il suo controllo la religione, tentando di eliminare l’ordine dei gesuiti, e tentò anmche una riforma finanziaria.
Inoltre rese la nazione partecipe nella guerra dei sette anni, dove la Francia subì pesanti sconfitte, e all’acceso contrasto socio-politico con la rivale Inghilterra.

- Analisi Personaggi:
- Candido: è il protagonista dell’opera, che rappresenta i pensieri e i concetti di Voltaire, originario della Vestfalia, nasce nel castello di Thunder-ten-tronckh, dove vive fino a quando non viene sorpreso in dolce compagnia insieme alla figlia del barone padrone del castello.
Da qui hanno origine le sue avventure che lo porteranno a visitare tutto il mondo in condizioni che passano improvvisamente dalla povertà alla ricchezza per curiose circostanze, e a continuare ad inseguire la via della felicità insieme alla sua amata Cunegonda, continuando a credere che tutto alla fine porti alla miglior conclusione possibile ,secondo un filosofico rapporto causa-effetto.
- Cunegonda: è l’amante di Candido, figlia del barone del castello, che come tutti gli altri protagonisti per sfortunate circostanze si allontanerà dal suo luogo natale e cercherà insieme a Candido di raggiungere la felicità e la conclusione di tutte le sofferenze.
- Pangloss: è il precettore di Candido, incarnazione nel libro di Leibniz, filosofo che all’inizio sostiene la tesi Leibniziana, poi confutata in tutto il resto del libro, che alla fine finisce per confutare anche lui stesso.
Anche lui come gli altri per sfortunate circostanze sarà costretto ad abbandonare il castello per vivere tremende avventure, che lo porteranno alla fine a riunirsi alla fine con i suoi cari amici.
- La vecchia, Cacambò e Martin: sono gli “aiutanti” delle varie avventure di Candido, anch’essi reduci da mille disavventure, che si perderanno durante il racconto e che si ritroveranno alla fine insieme al protagonista per la conclusione.
Essi sono rispetto a Candido personaggi secondari, ma contribuiscono alla formazione del protagonista e alla continua conferma che le tesi di Pangloss devono essere confutate.

- Ambientazione: Il libro è ambientato in una sorta di mondo un po’ fantastico a cavallo tra XVII e XVIII secolo, dove il protagonista vive le sue avventure nei cosiddetti due mondi (Eurasia e America).
Nelle ambientazioni non mancano i riferimenti alle guerre e ai problemi socio-politici che interessavano il mondo di quell’epoca.

- Riassunto: Il racconto si svolge sulle avventure di Candido, un giovane che convinto dal suo precettore che il mondo vada sempre per il meglio, nelle sue incredibili esperienze scopre che il mondo va nel modo completamente inverso e che alla fine le tesi in cui ha sempre creduto sono assolutamente confutabili.
Nelle sue avventure conosce vari personaggi, sfortunati come lui, che lo convincono della invalidità delle tesi di Leibniz (incarnato da Pangloss nel libro), e che insieme a lui contribuiscono alla sua formazione e al raggiungimento del suo scopo: condurre una vita serena e tranquilla insieme alla sua adorata Cunegonda.
Una volta raggiunto questo scopo Candido scopre il vero corso della vita, enunciando così la tesi di Voltaire secondo il quale nella vita bisogna dedicarsi ai propri doveri, applicando le proprie virtù, senza pensare a quello che è accaduto e può accadere e senza rammaricarsi delle proprie esperienze, per quanto esse possano essere state dure.

- Tesi di Fondo: Attraverso una riflessione filosofica sui fatti della vita, Voltaire è giunto in questo libro alla conclusione che la somma dei mali supera di gran lunga quella dei beni e che il mondo procede senza che la volontà dell'uomo possa alterarne il corso. Scende così in aperta polemica con Leibniz, secondo il quale «tutto va per il meglio nel migliore dei modi possibili». Candido, il suo ottimista precettore Pangloss e la sua fidanzata Cunegonda, scaraventati senza sosta in viaggi, disastri e grottesche disavventure, stanno a dimostrare esattamente il contrario. Ma l'orticello da coltivare, nella conclusione del libro, a Costantinopoli, dove i protagonisti sono approdati dopo tante viaggi e disavventure incredibili, segna il passaggio dall'ironia di Voltaire a una pacata considerazione morale: l'uomo può, attraverso uno sforzo quotidiano, migliorare la sua triste esistenza.

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