La donna medievale e canoni di bellezza

Materie:Tesina
Categoria:Storia

Voto:

1.7 (3)
Download:849
Data:16.06.2005
Numero di pagine:5
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
donna-medievale-canoni-bellezza_1.zip (Dimensione: 6.22 Kb)
readme.txt     59 Bytes
trucheck.it_la-donna-medievale-e-canoni-di-bellezza.doc     27 Kb



Testo

LA DONNA MEDIEVALE

Ai tempi del feudalesimo la regina era incoronata, se necessario, come se si trattasse di un re: l'uomo e la donna erano, in questo caso, su un piano di parità.
Vediamo infatti che nel Medioevo donne come Eleonora d'Aquitania e Bianca di Castiglia dominarono realmente il loro secolo ed esercitarono un potere incontestato nel loro territorio. Questo poteva dunque verificarsi nel caso in cui il re fosse assente, ammalato o morto. Fisicamente deboli, moralmente fragili, le donne erano considerate nel Medioevo creature da proteggere dagli altri, ma anche da se stesse. Esse erano sempre state sottoposte alla sorveglianza e alla guida degli uomini del loro "ordine".
Come in ogni epoca, la donna può ovviamente appartenere a classi differenti e questo comporta inevitabili differenziazioni. L'influenza delle figura femminile diminuisce parallelamente alla ascesa, a partire dal Rinascimento, del diritto romano: infatti la prima disposizione che eliminò la donna dalla successione al trono fu presa da Filippo il Bello.
Ma già in età classica, quella alla quale si ispira l'età definita rinascimentale, il diritto romano non è favorevole alla donna: è il diritto del "pater familias", del padre proprietario e, a casa sua, gran sacerdote, capo famiglia il cui potere è sacro e illimitato. Nel Medioevo il padre possedeva un'autorità di gerente, non di proprietario: era tradizione nelle famiglie, nobili o plebee che fossero, che nel caso di unione conclusa senza un'erede diretto, i beni provenienti dal padre andassero alla famiglia paterna, ma anche che quelli della madre tornassero alla famiglia materna.
Inoltre è soltanto a partire dal XVII secolo che la donna comincia a dover prendere il nome del marito. Durante la vita medievale la famiglia era considerata, forse ancora più di oggi, il rifugio per eccellenza. Essa offriva riparo e protezione dal mondo esterno, non sempre pacifico e ospitale ma, al tempo stesso, la libertà personale veniva molto limitata. Vi erano diverse regole da seguire e la disciplina era ferrea.
La casa era governata dal padre che, non aveva potere di vita o di morte sui suoi familiari come il Pater Familias romano, ma che comunque restava un giudice indiscusso. Egli sceglieva il mestiere per i propri figli e naturalmente il marito per le proprie figlie..
Le bambine venivano stradate già dall'età di 7-8 anni quando, separate dai bambini, iniziavano la loro vita di apprendimento stando intorno alla loro madre: la signora del castello. Quest'ultima insegnava alle figlie come usare il telaio e l'ago. Infatti il campo artigianale tessile è rimasto per tutto il Medioevo di competenza femminile. Si lavorava in casa per uso familiare ma anche come lavoro retribuito nei laboratori dei villaggi.. La dote divenne l'unica eredità di una ragazza. Le figlie femmine venivano escluse dall'eredità perché sposandosi entravano in un'altra famiglia.
Le donne in ogni caso, potevano rimanere proprietarie della loro “dote” e avevano tutto il diritto di chiedere l’intervento del giudice nel caso in cui il marito avesse voluto dissipare troppo. I maschi però rimangono sempre più avvantaggiati. Hanno diritto a maggiore quantità di cibo e di vesti migliori, a 14 anni iniziano l’apprendistato di un mestiere e hanno la possibilità di uscire di casa e frequentare i bordelli.
Divengono maggiorenni a 18 anni nel caso in cui il padre sia morto e a 25 anni nei casi normali, divengono totalmente responsabili della loro famiglia alla morte del padre.I fidanzamenti spesso venivano combinati dai genitori già a 8 anni per le bambine e a 12 per i bambini.
L’età migliore per maritare una ragazza era considerata quella dei 14 anni ma la legge permetteva alle giovani di contrarre matrimonio già a 12. Dopo i 15 anni una ragazza veniva considerata già vecchia mentre gli uomini, che avevano come limite minimo per sposarsi i 18 anni, non avevano limite massimo.
La sposa durante il pranzo di nozze ultimo che la separa dalla vita coniugale, deve mangiare poco e non deve sporcare l’acqua della ciotola lava-mani che le è posta davanti. Inoltre deve inscenare un mini dramma nel quale si mostra disperata all’idea di doversi allontanare col suo giovane uomo e cerca riparo presso i genitori. Tutto questo aveva il compito di sottolineare la purezza della ragazza e il suo spavento difronte alla vita coniugale.
Le donne delle famiglie nobili e della ricca borghesia erano obbligate al matrimonio.Le nobili non allattavano i loro piccoli, ma li affidavano ad una balia fino allo svezzamento.
I CANONI DI BELLEZZA
In un contesto sociale in cui la donna quasi non gode di diritti civili e sicuramente non di quelli politici è di vitale importanza manifestare “l’appartenenza” ad un uomo, padre, fidanzato o, meglio ancora, marito. Le adolescenti e le giovani donne non fidanzate sono praticamente le uniche a potersi permettere il lusso dei capelli portati sciolti sulle spalle.
Tale acconciatura è infatti simbolo del fascino femminile più sfacciato, ritenuto da alcuni predicatori quasi diabolico. Solo chi è alla ricerca di un marito può permettersi l’uso di questa potentissima arma. Una delle immagini più ridicole che ci viene tramandata da religiosi e poeti satirici è quella dell’attempata zitella dalle poco fluenti chiome sparse sulle spalle (strane concezioni dell’igiene personale portavano anche le donne alla calvizie o quasi).
Il colore dominante nei canoni di bellezza che permangono fino al Rinascimento è il biondo. è sufficiente osservare dipinti realizzati nelle più disparate località italiane per notare che le donne sono tutte bionde o al limite con riflessi ramati. E' ovvio dedurne che, non essendo le italiche genti celebri per essere aurochiomate, era necessario ricorrere a qualche artificio. Il più semplice di questi è l’esposizione al sole con la testa cosparsa di infuso di camomilla, ma con il viso coperto dal sole da un cappello di paglia per evitare antiestetiche tracce di abbronzatura (la cupola del copricapo veniva tagliata per permettere ai capelli di fuoriuscire). Ovviamente la concezione di effetti collaterali non esiste.
Bionde ma a capo coperto le donne sposate. E con i capelli corti. Essi venivano tagliati a volte subito dopo il matrimonio ma nelle maggioranza dei casi dopo qualche anno da questo. Questo accorgimento doveva servire a mantenere viva la passione del marito almeno per tre o quattro anni dopo il Sacro Vincolo. Di conseguenza la donna, mutilata del suo più prezioso ornamento,rinunciava simbolicamente alla vanità femminile.
Tale usanza era comune alle religiose ed è rimasta in uso per lunghissimo tempo, fino quasi ai giorni nostri. Durante la Consacrazione delle suore infatti il taglio dei capelli era uno degli elementi che richiamavano il matrimonio mistico con Cristo, oltre alla rinuncia alle lusinghe dei piaceri terreni. Il velo è l’acconciatura più comune. Man mano che l’età avanza al velo si aggiunge un complicato intreccio di bende che fa prendere all’acconciatura nel suo complesso il nome di Soggolo. Le bende sono realizzate negli stessi materiali dei veli, solitamente bianche e più consistenti del velo stesso. Agli occhi maschili, la loro funzione è quella di nascondere il viso ingiuriato dallo scorrere del tempo. Ma in fondo trasformarle in gioiello non è difficile. Innanzitutto l’onnipresente ricamo, figlio delle lunghe ore passate all’interno della case senza altre occupazioni o di manodopera a basso prezzo, come quella delle Suore senza dote e quindi costrette a lavorare, o gratuita come quella delle schiave. Ricamo con fili di seta, metallo e con l’inserimento di perle o pietre preziose.

Esempio