La chiesa e l'antisemitismo

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Categoria:Storia

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Testo

La Chiesa e l’antisemitismo

È nella storia, nelle radici della Chiesa cattolica la tradizionale ostilità nei confronti degli Ebrei. Ma l’antigiudaismo cattolico non è mai sfociato in aperto antisemitismo. Quindi è bene fare una piccola differenza. L’antigiudaismo fu uno degli elementi sempre presenti nella storia del Cristianesimo e si fondava sull’accusa di "deicidio" che i cristiani rivolgevano ai giudei. L’antisemitismo "politico", che nell’Ottocento aveva trovato sfogo nei violenti pogrom contro gli ebrei russi e polacchi, divenne a fine secolo espressione del rifiuto di un’emancipazione ebraica che andava prospettandosi come un traguardo sempre più vicino. Alla base dell’argomentazione di coloro che desideravano negare agli ebrei il diritto all’emancipazione stava l’accusa secondo cui gli ebrei erano stati i promotori della Rivoluzione francese e dei moti rivoluzionari del 1848. Ad emancipazione avvenuta, l’antisemitismo espresse l’invidia per il successo sociale che molti ebrei avevano ottenuto. Questa diversa origine non impedì, tuttavia, che la Chiesa condividesse le posizioni anti-emancipatorie dell’antisemitismo politico e sociale, in quanto non fare ciò avrebbe significato rinnegare la propria tradizione antigiudaica. L’atteggiamento della Chiesa, quindi, fu ambiguo sin dall’inizio: da un lato i cattolici desideravano distinguere l’antiebraismo cristiano da quello politico, che era per lo più di stampo razzistico; dall’altro, però, era necessario per la Chiesa mantenere aperto il dialogo con i regimi totalitari.
Ma all’interno della Chiesa ci fu chi combatte l’antisemitismo. Un esempio ci è dato da papa Pio XI che giunse ad attaccare più volte ed apertamente l’antisemitismo, che egli riteneva “un elemento profondamente inquinante per la coscienza dei fedeli”. Queste accuse, però, portarono il papa a firmare una sorta di accordo con il Duce in base al quale la Chiesa non doveva interessarsi della sfera politica. Ciononostante il papa continuò la sua linea diplomatica, anche se man mano i suoi interventi in materia di politica razziale si fecero meno frequenti. Ciò fu dovuto all’aggravarsi delle sue condizioni di salute ma soprattutto al fatto che la sua opposizione a tale politica non era condivisa da tutti in Vaticano.
L’elezione del nuovo papa, Pio XII, non incontrò il favore del Fuhrer e del Duce, che temevano che il nuovo papa si sarebbe schierato contro le loro scelte e avrebbe così alimentato la diffidenza dei cattolici nei confronti dei regimi totalitari. In realtà Pio XII si rivelerà più propenso ad adottare atteggiamenti concilianti e a mantenere il riserbo riguardo alla "questione razziale".
Tutto questo ci fa capire che l’atteggiamento della Chiesa cattolica in generale, anche se con poche eccezioni, e del papa Pio XII in particolare, è stato quasi di appoggio della politica razziale ed è, quindi, mancata una condanna esplicita all’antisemitismo. Sicuramente un atteggiamento diverso del Vaticano avrebbe influito sul corso degli eventi.

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