Rapporti tra Stato e Chiesa

Materie:Tema
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Testo

I rapporti tra Stato e Chiesa
I rapporti tra Stato e Chiesa sono il più delle volte disegnati ed analizzati elusivamente come rapporti tra istruzioni. Si perde, così, di vista lo spessore del fitto intreccio che quotidianamente rende vitale, nella comunità, per effetto delle azioni delle persone, il rapporto tra il livello spirituale e quello temporale. Ma si perde ancora più di vista, sul piano concettuale, la impostazione complessiva dei rapporti tra Stato e Chiesa che si afferma in un ordinamento democratico, nel quale in definitiva ogni scelta è rimessa alla libertà ed alla responsabilità della persona. Come pure si perde la dimensione più profonda dell’impostazione conciliare dei rapporti tra Chiesa e il resto del mondo e della autonomia e responsabilità dei laici nella sfera temporale. Ma anche in questo no9n si esauriscono le relazioni tra Stato e Chiesa, se intendiamo questi rapporti nella dimensione più ampia, della libertà e della responsabilità della persona. Basta, in proposito, avere presenti le molteplici iniziative in campo sociale, spesso nei settori di frontiera: un volontariato espressivo di ricchezza umana e di calore che arriva dove le istituzioni non sanno o non possono giungere. Tali considerazioni non rimettono in discussione il principio di laicità della politica e la distinzione delle competenze dello Stato e della Chiesa, che vanno anzi riaffermati, in coerenza con l’impostazioni dello stato pluralista e con gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, ribaditi dall’Enciclica “Centesium Annus”. Esistono, tuttavia, principi e valori che vanno comunemente riaffermati, la cui realizzazione è rimessa alla responsabilità di ciascuno, nel campo dell’ azienda politica e sociale. Dunque, senza invadenza e reciproche inframmettenze, l’azione dello Stato e della Chiesa, ciascuno nel campo delle proprie competenze, e al servizio dell’uomo e della comunità. Il principio di reciproca indipendenza e sovranità, in ordini distinti, ha una portata e degli effetti generali. L’intreccio di valori civili e valori religiosi, mai sovrapposti e mai completamente scissi, offre la misura della profonda interconnessione tra Stato e Chiesa, indispensabile per il rinnovamento della vita istituzionale, politica, ma anche culturale e sociale nel nostro paese. Tutto ciò porta, inevitabilmente, ad una valorizzazione del principio di sussidiarietà; un principio che un tempo poteva sembrare riservato all’uso nei documenti del magistero ecclesiastico, mentre oggi tale principio viene riscoperto, sino ad essere elemento di discussione e punto di riferimento nell’ ambito dell’Unione Europea, quando si tratta di definire le competenze che devono essere mantenuti agli stati e quello che possono trovare più utile collocazione nelle istituzioni comunitarie, nella prospettiva di una corretta integrazione sovranazionale. Sovranazionalità ed autonomia della comunità locali sono due espressioni significative dei problemi del nostro tempo; significative anche dell’erosione dell’esclusivismo e della assoluta sovranità della forma stato nell’organizzazione della comunità politiche. Bisogna, però, tener presente che sussidiarietà significa solidarietà e non chiusura; interesse per il bene comune e non il personale, per non correre il rischio che l’autonomia che si trasformi in meschino localismo e la sovranazionalità mortifichi la partecipazione dei poli. Per tutto questo non soccorre la diretta azione della Chiesa; si tratta di questioni che attengono alla sfera temporale e politica, e quindi all’autonomia, di ciascun lancio. Ma, in proposito, non può che essere decisiva l’azione formativa delle conoscenze ed educative della Chiesa, come pure il valore orientativo del suo magistero che esprime, nell’ambito delle proprie competenze, un efficiente forma di collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del paese.

Da: Francesco.S.

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