Champollion e la Stele di Rosetta

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Testo

CHAMPOLLION
La campagna d’Egitto di Napoleone non fu soltanto una spedizione militare, ma ebbe anche una importante ricaduta culturale.
Evidentemente Napoleone era convinto che l’impero non potesse essere basato esclusivamente sulla forza, ma anche su solide basi culturali pertanto spedì le sue truppe in Egitto non soltanto per combattere, ma anche per condurre ricerche archeologiche che avrebbero notevolmente allargato le conoscenze sugli antichi egiziani.
Infatti nell’agosto del 1799,due secoli fa, nei pressi del forte di Rosetta alle foci del Nilo fu rinvenuta una grossa pietra di basalto nero, la famosissima “stele di Rosetta” che avrebbe consentito finalmente di decifrare la lingua geroglifica egizia.
Sulla stele, infatti, era inciso il testo di un decreto emanato nel 196 a.C. dal concilio generale dei sacerdoti egiziani per celebrare l’anniversario del regno di Tolomeo V Epifane, che era stato incoronato solamente otto anni dopo la sua investitura.
L’aspetto più importante del rinvenimento della stele fu lo scoprire che era scritta in tre lingue diverse: greco (54 righe, parte inferiore), demotico o popolare (32 righe, parte centrale), e geroglifico (14 righe, parte superiore).
La pietra (alta un metro, larga 70 cm e spessa 30 cm) fu successivamente trasferita all’Istituto Nazionale che Napoleone aveva appena creato al Cairo.
Dalla pietra furono fatte alcune copie col metodo della litografia (sistema di stampa in cui zone stampanti e non stampanti sono sullo stesso piano) e queste furono inviate agli studiosi.
Nel 1801 venne portata in Inghilterra e nel 1802 venne trasferita nella sezione egiziana del British Museum dove ancora oggi si può ancora ammirare.
Da quel momento iniziò la sua decifrazione.
Nel 1814 il fisico Thomas Young scoprì che certe parole erano scritte foneticamente, cioè a ogni simbolo corrisponde una lettera del nome, e che i nomi dei re erano inseriti all’interno di un ovale.
In questo modo identificò il nome “Tolomeo” anche se non riuscì a definire i valori dei segni.
La decifrazione fu portata a termine dal giovane studioso francese Jean-Francois Champollion il quale dedicandosi allo studio delle parole all’interno degli ovali scoprì che il nome “Tolomeo” era scritto in maniera quasi identica sia nella “stele di Rosetta” sia in un obelisco rinvenuto a File.
Inoltre Champollion confrontando i cartigli di Tolomeo e di Cleopatra trovò che alcuni segni si ripetavano in entrambi.
Fece un deduzione logica: Tolomeo e la moglie Cleopatra III erano dei sovrani stranieri e quindi non potevano essere rappresentati da ideogrammi ma dovevano essere scritti come si pronunciavano.
Se l’ipotesi era esatta allora “Tolomeo e Cleopatra” avevano in comune le lettere P,T,L,O,A.
Da questo confronto furono individuati cinque segni fonetici e applicando il sistema ad altri ovali si giunse alla identificazione di nuovi segni e alla creazione di un primo alfabeto.

Tuttavia questo alfabeto non era del tutto completo perché i sostantivi, i verbi a altri segni non corrispondevano a dei precisi ideogrammi.
La decifrazione completa, quindi, non era così semplice perché anche la grafia di Tolomeo non era sempre la stessa, infatti in certi casi venivano inseriti altri segni che complicavano la lettura.
Inoltre non si sapeva se il testo doveva essere letto da sinistra verso destra, dall’alto verso il basso o viceversa.
Inizia allora il confronto con altre iscrizioni e alla fine Champollion giunge alla importantissima scoperta che le scritture rinvenute sui monumenti egizi anteriori all’epoca greco-romana non sono ne’ del tutto alfabetiche ne’ simboliche, ma entrambe le forme di scrittura.
Questa era una importantissima scoperta per la decifrazione dei geroglifici.
Successivamente si scoprì come bisognava guardare gli ideogrammi: bastava guardare il verso delle figure che erano sempre rivolte all’inizio della riga.
Jean-Francois Champollion: nacque a Figeac nel 1970 e morì a Parigi nel 1832.
Fin da giovane aveva una forte inclinazione sentimentale verso l’antico Egitto e aveva anche un’ossessione: quella di decifrare i geroglifici, infatti quando ebbe visto per la prima la stele di Rosetta giurò che sarebbe stato il primo a decifrarla.
Cominciò, dunque, a seguire dei corsi di noti orientalisti del suo tempo.
Per riuscire nella sua impresa egli imparò l’ebraico, il persiano, il siriaco, il cinese, l’arabo ed il copto (l’antica lingua egizia).
I suoi studi furono condotti per anni con costanza e diligenza in mezzo a difficoltà economiche e ad un acceso filobonapartismo (partito di Napoleone Bonaparte).
Per quanto riguarda i suoi studi sulla decifrazione dei geroglifici furono molto lenti, nonostante ciò nel 14 settembre del 1822 ebbe una folgorante intuizione, esclamò che aveva la chiave in pugno e dopo svenne rimanendo incosciente per cinque giorni.
Infatti Champollion riuscì a scoprire il valore fonetico dei geroglifici della Stele di Rosetta, riuscì a tradurla in buona parte e a creare un primo vocabolario della lingua egizia.
In seguito scrisse una lettera a Mr. Dacier ponendo la base della sua straordinaria scoperta e quindi la prova definitiva che i geroglifici potevano essere tradotti.
Da questo momento nacque la moderna egittologia.
Il conseguito deciframento suscitò approvazioni e anche opposizioni acide e violente soprattutto in Francia.
Nonostante questo egli partì per l’Italia due anni dopo la lettera a Dacier, visitò molte collezioni archeologiche, copiando testi, arricchendo il vocabolario e perfezionando la traduzione dei geroglifici: infatti riuscì a identificare i plurali e i determinativi.
Visitò in particolare il museo della raccolta di antichità egizie Drovetti, in quel tempo acquistata dal re Carlo Felice.
Nel 1825 ebbe la ventura di stringere amicizia con il pisano Ippolito Rossellini che diresse nel 1828 la spedizione letteraria francotoscana attraverso il territorio egiziano e nubiano.
Tornato in Francia ricevette dal collège de France la prima cattedra di egittologia nel 1831.
Riuscì a fare poche lezioni perché morì il 4 marzo del 1832, dopo una lunga vita dedicata allo studio delle lingue antiche portando di nuovo alla vita una lingua morta da 3000 anni.

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