Il piacere

Materie:Scheda libro
Categoria:Letteratura Italiana

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Testo

Analisi del testo
TITOLO DEL ROMANZO: “Il piacere”
AUTORE: Gabriele D’Annunzio
CASA EDITRICE: Mondatori
DATA EDIZIONE CONSULTATA: 2001
DATA PUBBLICAZIONE DELLA PRIMA EDIZIONE: 1889
VITA E OPERE DI GABRIELE D’ANNUNZIO: nasce a Pescara il 12 marzo 1863 da famiglia borghese, che vive grazie alla ricca eredità dello zio Antonio D'annunzio. Compie i primi studi nel collegio Cicognini di Prato. Nel 1879, ancora adolescente, pubblicò a spese del padre un volume di versi, Primo vere, che lo rese celebre. Conseguita la licenza liceale nel 1881 va a Roma per frequentare la facoltà di lettere ma non arriva alla laurea; qui conduce una vita sontuosa, ricca d’amori ed avventure. Dopo il successo di Canto novo e di Terra vergine (1882), nel 1883 ha gran risonanza la fuga ed il matrimonio con la duchessina Maria Hardouin di Gallese, unione da cui nasceranno tre figli, ma che a causa dei suoi continui tradimenti, durerà solo fino al 1890. Compone i versi dell’Intermezzo di rime ('83), la cui «inverecondia» scatena un'accesa polemica; nel 1886 esce la raccolta Isaotta Guttadàuro ed altre poesie, poi divisa in due parti L'Isottèo e La Chimera (1890). Ricco di risvolti autobiografici è il suo primo romanzo Il piacere (1889), che si colloca al vertice di questa mondana ed estetizzante giovinezza romana. Nel 1891 assediato dai creditori si trasferisce insieme all'amico pittore Francesco Paolo Michetti a Napoli, dove, collaborando ai giornali locali trascorre due anni di «splendida miseria»; è costretto a lasciare anche questa città alla fine del 1893 a causa delle difficoltà economiche. Ritorna, con la Gravina e la figlioletta, in Abruzzo, ospite ancora del Michetti. Nel 1894 pubblica, dopo le raccolte poetiche Le elegie romane ('92) e Il poema paradisiaco ('93) e dopo i romanzi Giovanni Episcopo ('91) e L’innocente ('92), il suo nuovo romanzo Il trionfo della morte. I suoi testi inoltre cominciano a circolare anche fuori d'Italia. Nel 1895 esce La vergine delle rocce, il romanzo in cui si affaccia la teoria del superuomo, che dominerà tutta la sua produzione successiva. Inizia una relazione con l'attrice Eleonora Duse, descritta in seguito nel romanzo «veneziano» Il Fuoco (1900); dà avvio anche a una fitta produzione teatrale: Sogno d’un mattino di primavera ('97), Sogno d’un tramonto d'autunno, La città morta ('98), La Gioconda ('99), Francesca da Rimini (1901), La figlia di Jorio (1903). Nel '97 è eletto deputato, ma nel 1900, opponendosi al ministero Pelloux, abbandona la Destra e si unisce all'estrema Sinistra (in seguito non sarà più rieletto). Nel '98 mette fine al suo legame con la Gravina, da cui ha avuto un altro figlio. Si stabilisce nei pressi di Firenze, nella villa detta La Capponcina, dove vive lussuosamente prima assieme alla Duse, e poi con il suo nuovo amore Alessandra di Rudinì. Intanto escono Le novelle della Pescara (1902) e i primi tre libri delle Laudi (1903). Il 1906 è l'anno dell'amore per la contessa Giuseppina Mancini. Nel 1910 pubblica il romanzo Forse che sì forse che no, e per sfuggire ai creditori si rifugia in Francia. Vive allora tra Parigi e una villa nelle Lande partecipando alla vita mondana delle belle epoque internazionali. Compone opere in francese; al «Corriere della Sera» fa pervenire le prose Le faville del maglio; scrive la tragedia lirica La Parisina ed anche sceneggiature cinematografiche, come quella per il film Cabiria (1914). Nel 1912, a celebrazione della guerra di Libia, esce il quarto libro delle Laudi. Tre anni dopo, nell'imminenza dello scoppio della prima guerra mondiale, torna in Italia. Riacquista un ruolo di primo piano tenendo accesi discorsi interventistici e partecipando a varie e ardite imprese belliche ampiamente autocelebrate. Durante un incidente aereo è ferito ad un occhio e quindi costretto ad una lunga convalescenza, scrive il Notturno, edito nel 1921. Nonostante la perdita dell'occhio destro, diviene eroe nazionale partecipando a celebri imprese, quali la beffa di Buccari e il volo nel cielo di Vienna. Alla fine della guerra, conducendo una violenta battaglia per l'annessione dell'Italia all'Istria e alla Dalmazia, alla testa di un gruppo di legionari nel 1919 marcia su Fiume e occupa la città, instaurandovi una singolare repubblica, la «Reggenza italiana del Carnaro», che il governo Giolitti farà cadere nel 1920. Negli anni dell'avvento del fascismo, nutrendo una certa diffidenza verso Mussolini e il suo partito, si ritira, celebrato come eroe nazionale, presso Gardone, sul lago di Garda. Qui, pressoché in solitudine, nonostante gli onori tributatigli dal regime, trascorre una malinconica vecchiaia sino alla morte avvenuta l’1 marzo 1938.
GENERE LETTERARIO Possiamo definire “Il piacere” un romanzo autobiografico. Si vede perciò nella figura di Andrea Sperelli l’immagine dell’autore stesso: la storia d’amore tra Andrea Sperelli ed Elena Muti copre un arco di tempo che va dal novembre al marzo 1885, cioè proprio quanto dura l’intensa passione di D’Annunzio per Olga Ossani. Nel personaggio di Sperelli d’Annunzio incarna oltre alle sue esperienze reali, anche i suoi sogni e le sue aspirazioni. Sperelli è così ciò che d’Annunzio è e ciò che vorrebbe essere: è giovane, elegante, raffinato e piacente come lui, ma è anche come lui non è, nobile, ricco e alto di statura; come lui è un intellettuale, ma Sperelli oltre che poeta è anche incisore; è come lui un seduttore ora timido come “Cherubino” ora cinico come “Don Giovanni”, ma diversamente da lui è libero da vincoli coniugali e da obblighifamiliari; come lui ha facile accesso nei ritrovi mondani e nei salotti della nobiltà, ma diversamente da lui vi entra come protagonista e non come cronista.
PERSONAGGI PRINCIPALI: il protagonista della storia è Andrea Sperelli. Da piccolo ha vissuto la separazione dei genitori, con la madre che ha preferito seguire l'amante piuttosto che occuparsi di lui. È cresciuto con il padre, che ne ha incoraggiato l'amore per l'arte e l'estetica, ma anche la propensione agli amori facili e alle avventure galanti. Così, diventato un giovane bello e ricercato, passa da una storia all'altra, per divertimento, senza nessun rimorso. Il suo cinismo nei confronti delle donne che frequenta è tale da fargli pensare minuziosamente e freddamente alle parole da dire, anche durante un incontro: per lui la seduzione e la conquista sono solo strategie per ottenere ciò che vuole da una donna. Quando però incontra Elena, al primo sentimento di volerla fare sua subentra qualcosa di nuovo, che gli farà perdere la testa sul serio; se ne innamora. Tuttavia nel romanzo il narratore non manca mai di sottolineare la debolezza morale di Sperelli oltre che il suo cinismo e la sua perversione. È evidente come questo personaggio sia solito scindersi in ciò che è e in ciò che deve apparire, in ciò che è e in ciò che vorrebbe essere, in ciò che sente e in ciò che esprime all’esterno. La sua intera vita è fondata sulla doppiezza, sulla falsità, sulla menzogna e sull’inganno. In questa presentazione di Andrea Sperelli si possono cogliere gli aspetti piú tipici dell'"eroe decadente” Il protagonista del romanzo rivela un distacco aristocratico e snobistico dalle masse, una raffinata curiosità estetica, una predilezione per le cose insolite. La sua regola di vita è tutta basata su una forma di esasperato estetismo: "il senso estetico aveva sostituito il senso morale" e l'asse intorno al quale "gravitano" tutte le sue passioni è soltanto "la concezione della Bellezza". Elena Muti e Maria Ferres: costituiscono le due figure in cui è scisso il protagonista femminile, rappresentano infatti l’una l’opposto dell’altra. Emblematicamente si contrappongono fin dal nome: l’una richiama la donna che secondo il mito trascinò in rovina un intero popolo, l’altra la donna pura della tradizione cattolica. La prima incarna l’ideale dell’amore erotico e sensuale la seconda quello dell’amore spirituale: Elena, nella sua vicenda d’amore si avvale dei versi di Goethe (poeta sensuale), Maria invece ha il suo poeta in Shelley (poeta più malinconico). Elena non ha figli; Maria è madre. Elena ha una cultura superficiale; Maria è colta e ha un’intelligenza sensibile alle cose dell’arte e della musica. L’unica cosa che le accomuna è la voce, che costituisce nel testo il primo indizio di una futura sovrapposizione. Nel corso della vicenda, Elena consapevolmente e Maria passivamente, le due donne subiscono prima un processo di radicalizzazione dei ruoli (Elena sempre più malvagia, Maria sempre più dolce e tenera), poi un processo d’identificazione che le porta dapprima alla sovrapposizione sentimentale ed erotica dell’una all’altra e, infine, addirittura allo scambio dell’una con l’altra: è il mostruoso connubio finale di cui Andrea è artefice e vittima e che pone fine drammaticamente a tutto il romanzo. Elena Muti: è una giovane vedova, molto bella e nota nell'alta società romana. Ricambia l'amore per Andrea, e per tutta la durata della loro breve storia è molto coinvolta. Poi inspiegabilmente decide di partire, lasciando Andrea sconsolato e soffrendo anche lei stessa.
Maria Ferres: è la moglie del ministro di Guatemala, e conosce Andrea durante il periodo di convalescenza del giovane nella villa della cugina di lui. È molto religiosa, e legata alla famiglia, in particolare alla figlia Delfina, che rappresenta per lei la gioia più grande. All'inizio non s'interessa più di tanto ad Andrea, presa com'è dall'amica e dalla figlioletta, ma più passano i giorni più si sente inspiegabilmente inquieta ed attratta dalle parole del ragazzo. Cerca di farsi forza anche quando lui le confessa di amarla, ma alla fine è costretta ad ammetterlo: prima a se stessa, poi a lui.
SPAZIO La vicenda si svolge per lo più a Roma (ne siamo certi in quanto incontriamo moltissimi toponimi quali piazza di Spagna, Palazzo del Quirinale, Palazzo Zucconi, Palazzo Barberini, ecc), città in cui vive Andrea. Per un breve lasso di tempo il racconto è ambientato però nella campagna di Rovigliano nella villa di Schifanoja della cugina Francesca dove Andrea passa il periodo di convalescenza. La descrizione degli spazi è concentrata sulla descrizione minuziosa degli interni tra i quali primeggia l’appartamento di Andrea arredato finemente prima degli incontri amorosi.
TEMPO Il romanzo è ambientato verso la fine dell’800, praticamente contemporanea alla sua pubblicazione visto che D’Annunzio scrisse questo romanzo fra il luglio e il dicembre 1888. Precisamente la vicenda ha inizio nel 1887 nel giorno di S. Silvestro , due anni dopo la prima separazione con Elena il 25 Marzo del 1885.
RIASSUNTO Il romanzo racconta le vicende di un giovane intellettuale, Andrea Sperelli. Andrea giunge a Roma nell'ottobre 1884; qui una sera di Novembre, a una cena, conosce la contessa Elena Muti, una giovane vedova. I due in breve si innamorano e vivono un'intensa relazione che dura fino al marzo 1885, quando Elena annuncia ad Andrea la sua intenzione di porre fine senza una ragione alla relazione; la donna poi parte da Roma. Il giovane cade nello sconforto e si dà ad una vita depravata, passando di donna in donna cercando di riempire il vuoto lasciato da Elena. Nel maggio, cercando di sedurre Donna Ippolita Albonico, entra in conflitto con il marito, Giannetto Rutolo, il quale dopo essere statosfidato a cavallo lo sfida a duello e lo ferisce gravemente a un polmone costringendolo a una lunga convalescenza nella villa della cugina Francesca D'Ateleta. Qui Andrea conosce Maria Ferres, in vacanza con la figlioletta Delfina e, affascinato dalla bellezza spirituale della donna ben presto se ne innamora. Anche Maria ricambia l'amore di Andrea, ma inizialmente a causa della sua alta moralità rifiuta; in seguito però si lascia trasportare dalla passione e decide di cedere. I due si lasciano e alla fine di ottobre Maria lascia la villa imitata poco tempo dopo anche da Andrea. Tornato a Roma, il giovane crede di essere cambiato infatti guarda con ribrezzo gli amici che continuano a fare la stessa vita; si lascia però poi riprendere dalla corruzione dell'ambiente abbandonandosi ancora una volta ai piaceri della vita mondana; ha anche una relazione con un’inglese di nome Clara Green. Sempre a Roma a teatro, il 30 dicembre, Andrea rincontra Elena, tornata dall'Inghilterra e ormai sposata con un nobile inglese che non ama ma che è molto ricco, e viene invitato per il giorno successivo a casa di Elena; lei si prende ancora gioco di lui: a quell’incontro in cui Andrea riponeva tante speranze infatti partecipa anche il marito di lei, senza lasciarli mai soli. Nel frattempo giunge a Roma anche Maria, ed egli per far ingelosire Elena decide di corteggiare Maria. Elena non cede, quindi Andrea decide di dedicarsi soltanto a Maria, con la quale riesce finalmente ad instaurare un'intensa relazione. L'uomo, però, non riesce a dimenticare Elena. Un giorno si viene a sapere che il marito di Maria, l’ambasciatore spagnolo, è stato colto a barare e questo grave scandalo, oltre a sconvolgerla del tutto, le imporrà di lasciare Roma per ritirarsi nella villa della madre a Siena. Andrea in un momento di smarrimento, distrutto dal fatto che Elena avesse un nuovo amante, nell’ultima notte passata insieme a Maria, dopo giorni e giorni di progetti e promesse, chiama quest’ultima con il nome dell'altra. Maria, sconvolta, scappa via senza dire una parola e lo lascia per sempre.
TEMI I temi affrontati dal romanzo sono: critica all’alta borghesia romana della fine dell’Ottocento: è completamente vuota di contenuti e sentimenti e devastata dall’edonismo: infatti nel romanzo vi è un continuo accennare a banchetti, riunioni, feste appuntamenti in sale da te, cene e in generale alla più svariate occasioni che la mondanità romana offriva. L’ amore: ne vengono presentati diversi tipi: quello fine a sé stesso, il piacere, la cui ricerca diventa alla fine un’ossessione, e l’amore puro, visto però come qualcosa di esterno alla società e quindi da eliminare. I temi dibattuti nel romanzo sono presentati soprattutto direttamente dal personaggio di Andrea e dai suoi innumerevoli pensieri e passioni. Essi sono ancora oggi attuali: l’amore è sempre il centro della società e spesso viene inteso solo come raggiungimento di un piacere fisico.
NARRATORE D’Annunzio delega il compito di raccontare gran parte della vicenda a un narratore in terza persona singolare; inoltre, nel capitolo quarto del libro secondo, il narratore lascia che parte della vicenda venga appresa mediante il diario di un personaggio. Per distinguersi dal narratore, d’Annunzio fa si che il narratore lo citi ben due volte: una volta come un “poeta contemporaneo” che Sperelli predilige, e una seconda volta come autore di un “emistichio sentenziale” caro allo stesso personaggio. Siamo in presenza di un narratore onnisciente: sa tutto quello che è successo e che succederà, fa anche premonizioni e anticipazioni. Tuttavia l’onniscienza del narratore non gli impedisce a volte di utilizzare il punto di vista interno di svariati personaggi e l’oggettività di partenza viene quasi sempre sopravanzata e cancellata dagli interventi personali e soggettivi del narratore, che anche nel corso delle descrizioni si inserisce continuamente con le sue valutazioni personali introdotte da formule come “quasi direi”.
STILE Il mondo raffinato ed elegante di Andrea Sperelli trova a livello espressivo una precisa corrispondenza nella essa e infatti preziosa e ricercata che si adatta sia alle descrizioni d’ambiente cui il narratore si abbandona sia all’analisi degli stati d’animo dei personaggi. D'Annunzio predilige le forme arcaiche dei termini (imagine, romore, conscienza) e tronca molto spesso le parole (lor, volgevan, rendevan, riduzion, espansion); nell’ edizione originale sono presenti anche la forma antiquata di articoli e preposizioni articolate (li). Inoltre l'autore fa un costante utilizzo di riferimenti ad opere letterarie ed artistiche che danno un tono più elevato al romanzo e non mancano dei vocaboli in latino, francese ed inglese; il tutto per ad impreziosire le pagine del libro e creare l’atmosfera alta e nobile che caratterizza il romanzo. La lingua del romanzo perde però spesso la sua funzione comunicativa per acquistarne una espressiva. Lo scrittore ricorre spesso allo strumento della comparazione e della metafora che molte volte rende complicato o sfuocato ciò che dovrebbe invece chiarire e smorza i già scarsi nuclei di tensione narrativa; vengono usate anche altre figure retoriche come alliterazioni e assonanze. Per quanto riguarda la sintassi, è da sottolineare l’uso quasi esclusivo della struttura paratattica, la più adatta ad accentuare la tendenza alla comparazione, all’anafora e all’elencazione. La narrazione prevale sui dialoghi, l’autore si abbandona a lunghe e minuziose descrizioni degli ambienti e degli stati d’animo dei personaggi. Il narratore è solito intrecciare i piani temporali, tagliando e saldando a suo piacere momenti diversi, anche attraverso ellissi che provvede poi a integrare mediante il ricorso a più o meno diffusi flashback. D'Annunzio apre il romanzo proprio con un lungo flashback, che riporta la passata relazione tra Andrea ed Elena; più avanti ne impiega diversi per vitalizzare una narrazione piuttosto statica e per coinvolgere maggiormente il lettore nella ricostruzione degli avvenimenti.
CONFRONTI CON ALTRE OPERE Il culto dell'arte, la risoluzione della vita stessa nell'arte, la ricerca del bello e di tutto ciò che c’è di più prezioso nel più assoluto distacco da ogni convenzione morale, il disprezzo per la volgarità del mondo borghese, accomunano l'Andrea Sperelli di D'Annunzio al Dorian Gray di Oscar Wilde o al Des Esseintes di Huysmans e ne fanno la versione Italiana dell'esteta decadente.

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