La pace

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Testo

La conquista della pace è senz’altro uno degli obiettivi che accomuna le genti di ogni parte del globo sin dai tempi più remoti e spesso porta a chiederci se sia realmente possibile un giorno raggiungere una pacifica e armoniosa convivenza tra i popoli.
La pace è una virtù, uno stato d’animo, una disposizione alla benevolenza, alla fiducia e alla giustizia e nei confronti della guerra ha purtroppo un grosso handicap: mentre per ottenere la pace occorre la buona volontà e l’impegno di tutti, per scatenare una guerra è sufficiente che sia uno solo a desiderarla
Bisogna però tener presenti alcune considerazioni interessanti. Innanzitutto: “La pace concepita nel senso più assoluto è un bene per le società mondiali? Pone realmente fine ai problemi più urgenti e gravi?” e ancora: “Cos’è effettivamente la pace? Un qualcosa di accessibile, raggiungibile oppure un’utopia, un’illusione ben lontana dalla realtà terrena?”.
Non è certamente semplice dare una risposta diretta e soddisfacente a queste domande anche perché il più delle volte si è condizionati da una serie di innumerevoli fattori. Sono comunque diversi gli spunti riflessivi che scaturiscono dall’interpretazione di questi quesiti e che suscitano un particolare interesse.
Oggi il problema della pace è stato relegato un po’ in secondo piano e si capisce quanto sia necessario impegnarsi nella sua ricerca anche se la questione è impalpabile ai nostri livelli: cosa può fare ognuno di noi per ottenere la pace? Questo interrogativo è tuttora irrisolto.
Circa il concetto di pace, la prima considerazione da fare è che non può essere definita se non in relazione al concetto di guerra, considerata dal filosofo Kant, in accordo con la stragrande maggioranza delle persone, come “ il male peggiore che affligge la società umana, fonte di ogni corruzione morale e alla quale non è possibile fornire una cura assoluta e immediata”. In altre parole, mentre la definizione di guerra è ricca di connotati caratterizzanti, la pace viene definita "negativamente" come assenza di guerra.
Alcuni ritengono che il pacifismo assoluto sia un peccato di idealismo e astrazione, altri sono convinti che attraverso la pace possano essere risolte anche le problematiche più gravi. Gli stessi Aristotele e Platone affermavano rispettivamente che “attraverso la guerra è possibile vivere in pace” e che “la guerra partecipa al mantenimento dell’ordine e della pace all’interno della polis” e ciò è reso all’estremo da una celebre frase di Adolf Hitler, con la quale affermava che “la razza umana è diventata forte nella lotta perpetua e non potrà che perire in una perpetua pace”, che, seppur cinica e profondamente fredda, induce ad un’attenta riflessione.
Certo da queste considerazioni si potrebbe dedurre che la pace è un qualcosa di negativo se intesa in senso assoluto, ma è necessario analizzare anche l’altra faccia della medaglia per comprenderne a pieno il significato ed esaltarne il valore.
In senso stretto la pace si dice di un accordo tra nazioni che, regolando i propri rapporti reciproci secondo comuni intenti, senza atti di forza, possono attendere al normale sviluppo della loro vita da ogni punto di vista.
Bisogna tener conto che è in tempo di pace che l’arte, la cultura, la letteratura, la scienza e la tecnica trovano il terreno sociale e civile adatto per svilupparsi e progredire. In tempo di pace la vita sociale tende ad esaltare l’integrazione di compiti e funzioni, la collaborazione e il senso di solidarietà.
Come accennato in precedenza occorre una volontà collettiva affinché la pace possa esistere nel mondo, ma è necessario tener presente che occorre un insieme di singoli ed il loro impegno individuale per creare un fine comune . In pratica se paragonassimo la pace ad un enorme mosaico, il lavoro del singolo individuo costituirebbe un piccolo tassello. È pertanto indispensabile promuovere una “grande opera educativa delle coscienze”, che interessi tutti, soprattutto le nuove generazioni, oggi caratterizzate, a mio avviso, da una forte apatia e dalla mancanza di volontà. Su queste basi è possibile dar vita ad un ordine sociale, economico e politico che tenga conto della dignità, della libertà e dei diritti fondamentali di ogni persona.
Attualmente sono svariati i fattori che possono limitare la pace ed impedirne il raggiungimento. Prima fra tutti è da sottolineare la volontà dei “potenti”, dei capi di stato che spesso intraprendono guerre distruttive al fine di trarne un vantaggio economico o personale, trascurando effettivamente quelli che sono i problemi interni del proprio paese, che avrebbero la priorità.
Esiste comunque un organo istituito il 24 ottobre 1945, L’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), nato col fine di assicurare il mantenimento della pace. Esso riveste un ruolo fondamentale nel promuovere la cooperazione internazionale e ne fanno parte tutti gli stati escluse poche eccezioni. L’ONU si pone obiettivi di rilevante importanza quali ad esempio il raggiungimento dell’uguaglianza di tutti i Paesi membri, la risoluzione delle controversie tramite l’utilizzo di mezzi pacifici, l’astensione dalla minaccia e dall’uso della forza. Nel complesso il suo lavoro è risultato determinante per la risoluzione di conflitti e divergenze di carattere prevalentemente politico, anche se oggi spesso ci si interroga sulla sua effettiva capacità risolutiva.
Negli ultimi anni infatti più volte è emersa la difficoltà di questa organizzazione nel poter intervenire tempestivamente in focolai di conflitti che insanguinano da tempo vari paesi.
Tuttavia la consapevolezza dell’esistenza di un organismo che si preoccupi del mantenimento della pace e dell’equilibrio nel mondo e delle varie associazioni senza fini di lucro che agiscono nello stesso modo, ci rende moralmente più sicuri e forti di fronte ad un tema cosi scottante .
E’ importante citare a questo punto il bengalese Mohamed Yunus, premio nobel per la pace del 2006, noto come il “banchiere dei poveri”. Egli ha istituzionalizzato i piccoli prestiti, concessi senza interessi, dando dignità e speranza a milioni di poveri e dando uno schiaffo morale alla Banca mondiale, al cui sistema rivolge feroci critiche.
Una domanda nasce spontanea in merito a quanto detto finora: “E’ possibile che ci sia pace nel mondo quando milioni se non miliardi di persone lottano quotidianamente per la sopravvivenza a causa della carenza di acqua, cibo e beni di prima necessità?” Nella nostra condizione è facile parlare di educazione alla pace, di libertà, di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, ma ci siamo mai messi nei panni di chi , a differenza di noi, vive nella sofferenza e nella povertà?
Penso sia giusto porsi una domanda del genere anche se la risposta è scontata. Senz’altro non ci potrà mai esser pace finché la popolazione mondiale è divisa in maniera così evidente. Non potrà mai esserci pace fin quando una parte del mondo vive nel benessere più assoluto e si pone problemi di banale entità e l’altra muore di fame.
Anche l’influenza esercitata dai mezzi di comunicazione di massa sull’opinione pubblica può talvolta esser considerata una limitazione della libertà umana e quindi della pace in senso generale Essi non sono un pericolo per la democrazia in quanto efficaci e quindi potenti in sé, ma lo sono nel caso in cui rendono disponibile il loro potere per individui o gruppi ignoti stranieri. La tendenza all’accentramento delle emittenti nelle mani di pochi uomini è infatti un pericolo reale per la diffusione della pace.
I mass media possono gestire le informazioni che gli pervengono a proprio piacimento e nel modo che ritengono più giusto e c’è anche in questo caso da chiedersi: “Le informazioni che ogni giorno riceviamo dalle emittenti televisive, dai siti internet, dalle radio, sono sempre reali e oggettive oppure vengono in alcuni casi filtrate e modificate per nasconderci verità ben più grandi? Non lo sappiamo e forse mai lo sapremo. Siamo costretti ad accettare passivamente ciò che ci vien fatto credere, senza alcuna possibilità di replica.
Il risultato dei bombardamenti televisivi tende inoltre a banalizzare il fenomeno della guerra e in qualche misura ad innocuizzarlo. Questo perché la tv attraverso migliaia di ore di fiction, ci ha abituato alla violenza, per cui quando questa si presenta nella realtà stentiamo a riconoscerla e non siamo in grado di agire con personalità.
Abbiamo analizzato diversi punti chiave riguardanti il delicato tema della pace, al quale potrebbe esser dedicata la stesura di un intero romanzo per una trattazione completa e dettagliata, con la speranza che le considerazioni fatte non siano gettate al vento e che in un modo o nell’altro sensibilizzino l’opinione pubblica affinché si possa vivere in un mondo migliore, non dilaniato dalla guerra e dai mali che oggi tormentano la società.
C’è bisogno di serenità e amore in questo mondo carico di odio e cinismo, deturpato dalla violenza dell’ uomo e che ormai sembra aver perso ogni valore. C’è bisogno di pace e collaborazione affinché l’umanità possa riscoprire le bellezze della vita ponendo fine agli orrori che la attanagliano. E soprattutto bisogna ricordarsi che c’è urgente necessità di aggiungere tasselli al famoso mosaico di pace di cui abbiamo parlato e che purtroppo è ancora nella fase iniziale della sua realizzazione.

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