La Pace Perpetua

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

Immanuel Kant - Per la pace perpetua

In questo libro il filosofo Kant cerca di spiegare i metodi attraverso i quali l’uomo può raggiungere la pace perpetua. Si può dividere il racconto in tre parti: la prima in cui Kant ci da un elenco di “articoli preliminari” necessari per arrivare alle leggi definitive elencate nella secondo parte del libro e con i quali si può raggiungere uno stato di pace eterna; si ha poi una terza parte in cui ci sono due supplementi, posti a precisare alcuni punti sulla pace perpetua. Infine il libro termina con una appendice in cui si prende in considerazione la morale degli uomini e la sua possibile discordanza con la politica e sull’accordo con essa.
Gli “articoli preliminari” sono sei e si possono dividere a loro volta in due gruppi: tre di essi sono le cosiddette “leges strictae”, cioè quelli leggi che valgono sempre senza alcuna distinzione e che devono essere applicate subito; le altre tre leggi sono le “leges latae”, sono estensive rispetto all’esercizio della norma giuridica e quindi dipendono dalle circostanze in cui dovrebbero essere applicate. Le tre “leges strictae” sono le seguenti:

• “Un trattato di pace non può valere come tale se viene fatto con la segreta riserva di materia per una futura guerra”: ciò vuol dire che quando si stabilisce un patto di pace, e coloro che l’hanno firmato venissero meno a questo accordo per un qualsiasi motivo, esso non sarà più un trattato di pace ma bensì una tregua, quindi aggiungere anche l’aggettivo perpetuo sarebbe superfluo.

• “Nessuno Stato può intromettersi con la violenza nella costituzione e nel governo di un alto Stato”: infatti non c’è scusante per la quale uno Stato debba intervenire nei problemi interni di un altro, anche nel caso in cui il comportamento dei cittadini di quest’ultimo stato potrebbero dare un cattivo esempio a quelli degli altri stati, perché essi con la loro mancanza di legge fungono da monito. L’unico caso in cui un intervento potrebbe essere giustificato è quando all’interno di uno stato si viene a creare una divisione e nascono così due nuovi stati che pretendono la totalità, perché lì c’è solo anarchia.

• “Nessuno Stato in guerra con un altro si può permettere ostilità tali da rendere necessariamente impossibile la reciproca fiducia in un pace futura”: infatti l’uso di assassini o avvelenatori, o l’organizzazione di un tradimento porterebbero ad un tale astio fra i due Stati che essi non potranno mai fidarsi uno dell’altro e quindi non ci potrà mai essere una pace perpetua.

Queste erano le “leges strictae”, invece le “leges latae” sono le seguenti:

• “Nessuno Stato indipendente può venire acquisito da un altro Stato tramite eredità , scambio, vendita o dono”: infatti uno Stato non è uno oggetto ma una società di persone i quali solo lui stesso può comandare, altrimenti si renderebbero anche le stesse persone degli oggetti passabili di proprietà.

• “Gli eserciti permanenti devono con il tempo scomparire del tutto”: infatti uno Stato potrebbe sentirsi minacciato da un altro che abbia un esercito permanete e quindi ciò influirebbe sulla condizione di pace perpetua; inoltre i soldati professionisti non sembrano più uomini ma solo macchine programmate per uccidere.

• “Non devono essere fatti debiti pubblici in vista di conflitti esterni dello Stato”: infatti essi possono essere usati come un’arma finanziaria, un tesoro per condurre una guerra e ciò porterebbe alla fine della pace perpetua.

Elencati questi articoli Kant ci dice che lo stato di pace fra gli uomini non è uno stato naturale ma deve essere imposto attraverso delle garanzie di pace: esse possono essere date attraverso tre leggi definitive che sono le seguenti:

• “In ogni Stato la costituzione civile deve essere repubblicana”: infatti la costituzione repubblicana è l’unica a poter garantire la pace perpetua, questo perché le decisioni sono prese attraverso il consenso dei cittadini e se a loro venisse chiesto di andare in guerra direbbero sicuramente di no, perchè sarebbero i primi ad essererne coinvolti. In una monarchia è il re a decidere, ma a lui non interessa della vita dei suoi sudditi e quindi non ha remore nel scatenare una guerra; mentre la costituzione democratica è una forma di dispotismo perché basa il potere esecutivo dove tutti decidono su uno o contro uno, quindi tutti ma non tutti e ciò rappresenta una contraddizione della volontà generale con se stessa e con la libertà. Quindi più il numero di governanti è basso più è grande la loro capacità rappresentativa.

• “Il diritto internazionale deve fondarsi su un federalismo di liberi Stati”: nessuno Stato deve essere sottomesso ad un altro ne attraverso una guerra ne attraverso un qualunque altro metodo, ma deve essere rispettato nella sua integrità: solo in questo modo si può arrivare ad un federalismo di liberi Stati e quindi ad uno stato di pace perpetua.

• “Il diritto cosmopolitico deve essere limitato alle condizione dell’ospitalità universale”: ogni uomo ha il diritto di visita anche in un territorio straniero, poiché la superficie terreste era in origine di proprietà comune: solo con il passare del tempo l’uomo ha cominciato ad abitare le zone migliori poi con la creazioni di nuovi mezzi e spinti da bisogni commerciali ha superato le zone inospitali ed è entrato in contatto con nuove genti ma senza rispettarle, come è successo quando gli europei sono arrivati in America. Senza questo diritto di visita quindi non si può arrivare alla pace perpetua.

Queste erano le leggi definitive per arrivare alla pace perpetua. Dopodichè Kant mette due supplementi: uno dice che l’uomo si affida alla provvidenza e così come questa ha permesso di vivere in condizione estreme così essa permette di vivere nella concordia; mentre il secondo supplemento dice che ogni Stato deve essere libero di parlare di cose che in altri momenti dovrebbero essere tenute segrete.
Infine Kant nell’appendice parla della politica e dei politici: questi ultimi vogliono attenersi alla costituzione come regola generale ma in realtà se possono discostarsi da essa e fare ciò che più gli aggrada lo fanno tranquillamente anche a volte cambiando le regole della costituzione. Essi adottano della massime filosofiche quali: “fact et escusa”, “si fecisti nega” e il più famoso “divide et impera”. Ma tutto ciò non può certamente ingannare nessuno per cui al politico non resta altro che l’onore di ingrandire la propria potenza.

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