I malavoglia: scheda libro

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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Testo

PERO ELISABETTA
CLASSE 2AI
L’ autore e le sue opere
Giovanni Verga , nacque nel 1840 a Catania e qui trascorse la giovinezza e gli studi. Nel 1869 lasciò la Sicilia, andò a Firenze e frequentò i circoli letterari conoscendo Capuana. Dopo un breve ritorno a Catania ripartì nel 1872 per Milano dove pubblicò il romanzo in cui appare la sua prima maturità narrativa, Eva, e nel 1874 Nedda. Continuò su questa strada scrivendo novelle d’ambiente siciliano e i due romanzi maggiori: Malavoglia e Mastro Don Gesualdo. Egli credeva molto nei Malavoglia ma venne accolto sfavorevolmente dalla critica e allora indirizzò le sue opere al dramma teatrale e ottenne successo con Cavalleria Rusticana. Mascagni musicò un libretto del dramma, l’opera musicale ebbe successo e Verga reclamò i diritti d’autore che lo fecero diventare ricco. Nel 1893 tornò a Catania, ma stanco e deluso si isolò e divenne reazionario e conservatore appoggiando la repressione di Crispi durante gli scioperi. Nel 1920 fu nominato senatore del Regno d’Italia e nel 1922 morì nella sua casa a Catania.
Nei primi anni ebbe una cultura letteraria di tipo patriottico-romantico.
Amore e patria (1857), inedito, si ispira agli scrittori moderni francesi, molto popolari.
I carboni della montagna (1862), Sulle lagune (1863), Una peccatrice (1865), Storia di una capinera (1871): in questo periodo giovanile fu influenzato dalla politica e dal romanticismo.
MILANO → Eva (1872): storia autobiografica di un pittore siciliano a Firenze distrutto dall’amore per una ballerina.
Tigre reale, Eros (1875) → passioni mondane.
Con questi primi romanzi si fa riconoscere come autore di realismo che descrive le piaghe e i problemi sociali mondani.
Furono tre anni di pausa per capire dove indirizzare la sua poetica, se parlare della materialità degli ambienti mondani o delle passioni, oppure parlare della Sicilia e dei problemi e della sua terra natia parlando da lontano come osservatore. Frutto di questa conversione fu la novella Nedda scritta già nel 1874, il bozzetto di Padre ‘Ntoni del 1875 e soprattutto Rosso Malpelo con cui, nel 1878, apre la stagione dell’impersonalità, del linguaggio popolare e dei problemi siciliani. Ciò porta a fare una raccolta sotto questa ispirazione verista: si distacca dal realismo mondano e abbraccia il problema siciliano.
Vita dei Campi (1880): raccolta di novelle a sfondo verista, impersonale, linguaggio popolare, lotta per la vita. E’ composto da otto novelle: Rosso Malpelo (1878), Fantasticherie, Jeli il pastore, Cavalleria Rusticana, La lupa, L’amante di Gramigna, Guerra di Santi, Pentolaccia (tutte scritte nel 1880).
Tecnica narrativa dell’impersonalità
Eclissi dell’autore, linguaggio popolare narratore
Rappresentazione scabra e pessimistica del mondo rurale
Mondo a parte in cui prevalgono le usanze e le passioni violente, contro l’artificiosità della città
Compare la lotta sociale
Mondo rurale regolato dal Fato, ostilità natura
Verga racconta la natura secondo la conoscenza dei suoi personaggi e non tramite le sue conoscenze scientifiche
Gli scontri avvengono a causa del mondo civile che turba le immutabili leggi del mondo rurale.
CICLO DEI VINTI (1881): raccolta di due romanzi, Malavoglia (1881) e Mastro Don Gesualdo (1889), che hanno l’intento di analizzare e spiegare la lotta sociale per la sopravvivenza e analizzare i vari strati sociali dai più umili ai borghesi, tutti “vinti” nella loro lotta per i bisogni materiali o per soddisfare il desiderio di successo possibile da una realtà che esclude però il progresso.
Le ultime opere di Verga:
Vagabondaggio
I ricordi del Capitano D’Arce
Don Candeloro
Novelle Rusticane: Sono una raccolta di novelle di cui fanno parte: MALARIA, LA LIBERTA’, LA ROBA, PANE NERO
Per le Vie: novelle di ambientazione milanese
La Duchessa di Leyra: Terzo romanzo del ciclo dei Vinti rimasto incompiuto al 1° Capitolo.
L’onorevole Scipioni e L’uomo di Lusso: anche loro facevano parte del Ciclo dei Vinti ma non saranno mai affrontati.
Il Ciclo dei Vinti non fu mai terminato perché non riuscì a descrivere come voleva la visione borghese dell’uomo, ed inoltre era stanco e vecchio.
Teatro di Verga
Dalla novella Cavalleria Rusticana sforna la forma teatrale drammatica (1884) in 1 Atto.
Dalla raccolta di novelle Per le Vie sforna la forma teatrale In portineria (1885)
Dalla raccolta Vita Dai Campi prende la novella La Lupa e la trasforma in teatro-drammatico (1896) in 2 Atti.
Per il teatro nasce Dal tuo al mio
Differenze tra Realismo-Naturalismo di Zola e il Verismo di Verga
Zola ha una visione scientifica della realtà, fiducia nel progresso e nel miglioramento della società. Per quanto riguarda il linguaggio usa la tecnica dell’impersonalità imperfetta in quanto è distaccato dall’opera e parla come un borghese colto che conosce la scienza e la racconta con le sue evolute parole.
Verga invece ha una visione pessimistica della realtà e della natura che sono immutabili; ha sfiducia nel progresso che provoca solo danni ai valori umani, e quindi ha una visione conservatrice della vita.
Nelle sue opere Verga usa la tecnica dell’eclissi del poeta e dell’impersonalità che fa parlare e pensare i suoi personaggi come se fossero del popolo, mondo fatto di dialetti, superstizioni e valori arcaici; Verga inoltre non giudica mai i personaggi dei suoi romanzi in quanto la tecnica dell’impersonalità porta l’autore a narrare i fatti senza giudicare.
L'epoca in cui la vicenda ha luogo abbraccia un periodo di tempo di circa quindici anni, e precisamente dal dicembre1863 al 1878. E' questo il periodo subito precedente la conquista del Regno delle Due Sicilie e della proclamazione del Regno d'Italia con capitale a Torino, della Terza guerra d'indipendenza (con le sconfitte a Custoza ed a Lissa), del "trasformismo" e delle rivolte sociali nel nord. Un periodo quindi molto intenso sia dal punto di vista politico, storico e sociale del quale Verga evidenzia soprattutto gli avvenimenti del sud Italia; infatti ricorda l'epidemia di colera del 1867, la costruzione delle reti ferroviarie, il ricordo dei Borboni ma anche il contrasto tra clericali e repubblicani, che emerge anche nel piccolo paese di Aci Trezza tra don Giammaria e don Franco, i due intellettuali del luogo. (TIPICHE CARATTERISTICHE DEL ROMANZO STORICO)
L'ambiente è rappresentato da Verga con una fusione tra storia e mito, poiché mentre egli ripone molta cura nel puntualizzare il luogo della vicenda e nell'evidenziare le zone sociali di massima importanza per il paese, cioè la piazza, l'osteria, il lavatoio ecc., egli non esce mai dai confini di Aci Trezza e non si preoccupa nemmeno di offrire al lettore una descrizione del paese, contribuendo a creare un alone quasi misterioso e oscuro sull'ambiente in cui la vicenda prende luogo. Quindi, anche se è possibile riscontrare l'esistenza del paese nella realtà, rimane su di esso un contorno astratto che rende il tutto quasi simbolico. Infatti Verga cerca probabilmente di ricreare un modello di vita sociale della Sicilia ed in generale di tutto il mezzogiorno . Riesce a far comprendere la posizione in cui si trovava il meridione in quel tempo, cioè ancora ancorata alle proprie radici e dubbiosa sull'unità della penisola e quindi differente rispetto ad un nord in pieno sviluppo industriale.
Trama in sintesi del romanzo
Ad Aci Trezza la famiglia dei Toscano, soprannominata “Malavoglia”, è costituita da padron ‘Ntoni, dal figlio Bastianazzo con Maruzza la Longa sua moglie, e da cinque nipoti: ‘Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia. Essi abitano nella “casa del nespolo”. Nel dicembre del 1863 il giovane ‘Ntoni parte soldato; dopo qualche tempo, per necessità di guadagno, il nonno acquista una partita di lupini, che Bastianazzo carica sulla barca(la Provvidenza) per andare a venderli a Riposto.
In paese tutti commentano malignamente il negozio azzardato dei lupini che i Malavoglia hanno comprato, senza pagarli, dallo zio Crocifisso, usuraio di mestiere; se ne parla per le strade, sul sagrato della chiesa, nelle povere locande.
La mattina successiva la partenza di Bastianazzo è domenica: gli occhi dei suoi familiari sono puntati sul mare in tempesta, da dove non giunge traccia della “Provvidenza”. Padron ‘Ntoni è sconsolato: gira per le vie del borgo senza trovare requie, al tramonto Maruzza, pur provando terribili presentimenti, si avvia sulla riva del mare con i figli, ad attendere il marito e a nutrire un filo estremo di fiducia, che però la burrasca si sforza di soffocare.
Si celebrano le esequie di Bastianazzo; dalla chiesa gli abitanti di Aci Trezza vanno alle “casa del nespolo” per le condoglianze: si trovano il sindaco, il segretario comunale, le comari del vicinato, ma nessuno sa pronunciare una parola di conforto. Di fronte alla tragedia famigliare dei Malavoglia emergono le gelosie, le invidie, gli odi, i desideri di crudele rivincita.
Lo zio Crocifisso medita su come sia possibile che il suo credito venga saldato; teme, inoltre, che Alfio Mosca, un carrettiere, ambisca a sposare sua nipote, la Vespa, per la sua ricca dote. Viceversa Alfio è innamorato di Mena, che tuttavia padron ‘Ntoni ha promesso come moglie a Brasi, figlio di padron Fortunato. Ma ogni discorso al proposito è fuori luogo alla “casa del nespolo” dove premono il tormento e le necessità economiche; infine due avvenimenti lieti sembrano i segnali di un possibile riscatto: si trova la “Provvidenza”, che viene data a riparare a mastro Zuppiddu, e ‘Ntoni ritorna dal servizio militare.
‘Ntoni riprende a lavorare, ma senza alcun entusiasmo: quanto i Malavoglia guadagnano vale appena per pagare le riparazioni alla barca ed essi tardano a far fronte alle richiesto dello zio Crocifisso, che esige la restituzione del dovuto.
La vigilia del Natale alla “casa del nespolo” arriva l’usciere del comune a notificare la scadenza del debito; i Malavoglia si precipitano allora a Catania per avere rassicurazioni dall’avvocato Scipioni. Tornati ad Aci Trezza, pattuiscono con il mediatore Piedipapera che, se non potranno pagare, lasceranno la casa.
Luca parte soldato, la barca ritorna in mare, invitando i Malavoglia alla lietezza e alla speranza. Nel frattempo in paese scoppiano i tumulti e proteste per le tasse sul sale e sulla pece; il Consiglio comunale si riunisce senza saper trovare risoluzioni adeguate.
‘Ntoni s’invaghisce di Barbara, figlia di mastro Zuppiddu, e inizia a corteggiarla, suscitando l’astio di altri pretendenti: Vanni Pizzuto, il barbiere, e don Michele, il brigadiere. Frattanto, un giorno, padron Cipolla e suo figlio Brasi si fermano alla “casa del nespolo” per far visita a Mena, la quale però è innamorata di Alfio. Questi una sera viene tuttavia ad annunciare la propria partenza da Aci Trezza.
Per Pasqua padron ‘Ntoni riesce ad avere il denaro necessario al versamento improrogabile come acconto del suo debito; si decide il fidanzamento di Mena con Brasi e i Malavoglia sono pronti a festeggiare; però due soldati portano la notizia che Luca è morto durante la battaglia di Lissa. Al dolore inatteso giungono nuove disgrazie: i Malavoglia non riescono a far fronte al proprio debito e lasciano la casa; a questo punto padron Cipolla si rifiuta di far sposare a Brasi Mena e anche Barbare viene negata a ‘Ntoni. I Malavoglia sono abbandonati e isolati.
Tra sventure e speranze i Malavoglia cercano di riprendersi con il loro lavoro abituale: la pesce. Tuttavia una violenta tempesta sorprende in mare aperto padron ‘Ntoni, ‘Ntoni e Alessi: essi riescono fortunosamente a trarsi in salvo, ma il nonno ha ricevuto dall’albero della barca un colpo in testa che lo ha tramortito. Dopo vari giorni d’incoscienza, inizia a riprendersi, quindi torna in mare con i nipoti. ‘Ntoni si ribella a una simile vita, si allontana dalla famiglia, passa le giornate all’osteria, mentre gli altri s’industriano con impegno e in ogni modo: la pesca abbondante fa sognare che un giorno sarà possibile riscattare la “casa del nespolo”.
‘Ntoni vuole partire da Aci Trezza e andare a cercare fortuna in qualche altro paese; le preghiere della madre valgono per poco a trattenerlo. Maruzza cade infatti vittima del colera e muore, gettando la famiglia nella disperazione: così ‘Ntoni risolve di andarsene.
Padron ‘Ntoni e Alessi continuano ad impegnarsi in ogni modo; decidono quindi di vendere la barca e mettersi a lavorare alle dipendenze di padron Cipolla. ‘Ntoni ritorna lacero e senza un soldo: le esperienze del mondo lo hanno reso piuttosto incline a lamentarti che a darsi da fare per migliorare la propria sorte.
‘Ntoni si ubriaca tutti i giorni e a nulla valgono i rimproveri del nonno o il pianto delle sorelle: ha perduto il senso dell’onore e della dignità, vive all’osteria mantenuto da Santuzza e si dedica al contrabbando. Intanto don Michele inizia a corteggiare Lia: un giorno il brigadiere fa avvertite ‘Ntoni, tramite Mena, che egli conosce i suoi traffici illeciti. All’osteria i due vengono alle mani.
In una notte di pioggia ‘Ntoni è sorpreso nei suoi loschi affari insieme a Rocco Spatu, Cinghialena, e al figlio della Locca; essi fuggono dalle guardie, ma ‘Ntoni colpisce don Michele con una coltellata: viene così arrestato e finisce in carcere. Padron ‘Ntoni senza badare a spese, ricorre all’avvocato; il giorno del processo ‘Ntoni è però condannato a cinque anni di prigione. Il nonno sviene e Lia scappa di casa.
Padron ‘Ntoni è avviato alla morte; Alfio Mosca, nonostante le esitazioni dei nipoti, lo porta in ospedale dove il vecchio muore.
Alessi sposa Nunziata e riscatta la “casa del nespolo”; Mena sta vicino al fratello, a Nunziata e ai loro figli. Una sera essi vedono arrivare ‘Ntoni; lo invitano affettuosamente a restare ma, egli rifiuta: vuole partire, andare dive nessuno lo potrà riconoscere. Guarda a lungo e intensamente il paese natale e poi, all’alba, si mette in cammino, mentre Aci Trezza si avvia alle faccende consuete di ogni giorno.
I personaggi del romanzo
Padre ‘Ntoni:Umile pescatore siciliano, patriarca onesto e laborioso. Uomo scarso di parole abituato ad esprimersi con motti e proverbi. Egli ha influito su tutti i famigliari, sulla nuora, sui nipoti, dove troviamo i proverbi prima sentiti pronunciare dal vecchio. Carattere piuttosto fisso. Rappresenta la tradizione domestica, egli nella casa comanda, però non è prepotente bensì uno che sa comandare perché ha saputo a suo tempo ubbidire. Devoto alla casa e ai suoi cari.Egli ha una sua meta dalla quale nulla e nessuno verrà a distoglierlo.
‘Ntoni:Mite e silenzioso, pigro, debole, ghiotto, laborioso ma non sempre, e senza vero amore per il lavoro, sognatore, vinto dall’ambiente d’egoismo individuale. E’ veramente il grande infelice, la figura forse più drammatica tra gli altri “vinti” che lo circondano; perché solo in lui il destino è inesorabile e cattivo; egli non ha avuto soddisfazione né del lavoro, né della ricchezza, né dell’amore. ‘Ntoni non ha mai ripudiato la famiglia, anzi l’ha sempre sentita come una necessità. Perciò nel pericolo e nella colpa ha guardato ad essa con la rassegnazione di chi se ne sente indegno e ormai irrimediabilmente lontano. Il suo cuore non è cattivo né insensibile, ma la pigrizia, l’avidità lo rendono egoista e gli tolgono la forza per ogni sentimento gentile.
Mena ed Alfio Mosca:assistono alla distruzione della loro giovinezza senza la forza e il desiderio della ribellione.
Alessi e la Nunziata:due creature in cui la sofferenza è sempre serena perché accettata con bontà.
Maruzza:Vero tipo di donna siciliana del suo tempo (silenziosa, da un’instancabile laboriosità, dedizione assoluta di sé alla famiglia, amore sconfinato per ciascuno dei figlioli). Dedita in silenzio a tutte le necessità casalinghe. Buona massaia.
Bastianazzo:un taciturno esemplare lavoratore, ha abbastanza giudizio. Sta, senza lagnarsi, sottomesso in tutto al proprio padre. Buono, ubbidiente lavoratore.
Alessi:ha tutte le qualità di tenacia e di saggezza di padron ‘Ntoni. E’ il ritratto del nonno.
Mena :detta Sant’Agata per le sue virtù. Buona, laboriosa, il ritratto della madre, ubbidisce e si rassegna facilmente.
Zio Crocifisso: l’usuraio del paese. Egoista, padrone di barche.
Alfio Mosca:il silenzioso innamorato di Mena.
Luca :buon figliolo, intento solamente a compiere il suo dovere fino alla fine.
Lia :è la più giovane dei Malavoglia, subirà senza saperlo l’influenza di ‘Ntoni e ne seguirà l’esempio.
Don Silvestro : segretario comunale, astuto bellimbusto del villaggio.
La Vespa: nipote dello zio crocifisso. Magra e bruna.
Cugina Anna: cugina di zio crocifisso, lavandaia, lavoratrice, coraggiosa e allegra.
Rocco Spatu: (suo figlio) fannullone.
Don Michele: brigadiere delle guardie di finanza.
Nunziata :orfanella di madre una donna che lavora molto.
Temi dell’ opera
Ne "I Malavoglia" i matrimoni sono tutti combinati, generalmente dai padri dei promessi, sulla base della classe sociale di appartenenza e di calcoli puramente economici.
La donna è vista unicamente come un oggetto di scambio, i suoi sentimenti non vengono tenuti in nessun conto, gli uomini cercano di ricavare un buon guadagno dal proprio matrimonio. Per esempio il matrimonio tra Brasi Cipolla e Mena è immediatamente annullato quando lei perde la
sua dote; per Mena questo è un fatto positivo perché è innamorata di Alfio Mosca, che però non può sposare poiché, essendo povero, è di una classe inferiore alla sua.
Per le donne di Aci Trezza la maggiore occupazione, oltre a quella di tenere in ordine la casa, è quella di trovare marito per sé o per le loro figlie.
Raramente i futuri sposi sono felici nella vita coniugale: ad esempio lo zio Crocifisso sposa sua nipote Santuzza per far rimanere in famiglia la chiusa, che è la dote della donna, e pensa di guadagnarci. In realtà Santuzza si rivela una spendacciona che sperpera il denaro accumulato in una vita intera da zio Crocifisso. E anche il padrone di Brasi Cipolla, dopo aver fatto saltare il matrimonio con la Mena ed essere riuscito a separare Brasi Cipolla dalla Santuzza, non riesce a evitare che si sposi con la Mangiacarrube, una bella donna ma praticamente senza dote. E così per evitare che i soldi finiscano sperperati si risposa a sua volta con la Barbara.
Una delle poche eccezioni a questi matrimoni di convenienza è in parte quello di Alessi con Nunziata poiché loro si vogliono bene, ma è anche vero che erano quasi destinati a sposarsi poiché come livello sociale erano più o meno sullo stesso piano e sin da piccoli erano sempre stati insieme.
Il tema della fedeltà alle origini e dell’attaccamento alle tradizioni è introdotto da padron ‘Ntoni quando, quasi sul punto di morire, raccomanda di non vendere la Provvidenza e di cercare in tutti i modi di riavere la casa del nespolo, vuole che la famiglia rimanga sempre unita per affrontare con maggior forza le avversità della vita, ma il tema viene interrotto dalla volontà del giovane nipote che desidera far fortuna in città e sistemarsi una volta per sempre, cosa che gli viene proibita dal nonno; la santità del lavoro si vede quando il vecchio parla della sua famiglia come delle formiche che, piano piano, dandosi da fare in tutti i modi, riusciranno a rimettersi in piedi e ritornare alla casa del nespolo, che per loro è meglio di un palazzo, poiché ci sono nati.
Il tema della religione viene fuori durante la tempesta in mare, quando padron ‘Ntoni dice ai nipoti che non resta loro altro da fare che affidarsi nelle mani di Dio e si raccomanda al Signore, perché qualcuno preghi per loro, e che li riporti a riva sani e salvi; le sue preghiere saranno poi ascoltate: anche se torna ferito, riesce a sfuggire alla morte.
Scelte stilistico-espressive
Il punto di vista della storia è variabile, attribuibile ad un narratore che spesso è onnisciente, altre volte si immedesima nei vari personaggi, ma che non interviene mai in prima persona. Questa voce che racconta la vicenda è di un narratore nascosto, che in qualche punto (nell’incipit) è esterno, vale a dire che controlla la narrazione e spesso si mostra onnisciente ma non partecipe; più frequentemente è interno, ovvero la sua ottica è interna al racconto, infatti sembra confondersi con i personaggi e appena può lascia la parola ai paesani che descrivono i fatti sotto il loro punto di vista, come quando lascia che siano loro a spiegare la morte di Bastianazzo (pur non conoscendo nei particolari la tragedia, essendo lontani e al sicuro sulla terraferma), senza aggiungere nessuna descrizione o commento personale.
La novità della lingua usata da Verga sta nell’italiano a cui è applicata la sintassi dialettale siciliana, per poter rendere con maggiore efficacia una descrizione di quella gente, per rappresentare il mondo dei pescatori da vicino.
Viene usato molto il discorso indiretto libero per rendere maggiore immediatezza nei dialoghi, proprio come se il lettore potesse sentire parlare i personaggi, inoltre le similitudini popolari e i frequentissimi proverbi servono a rafforzare la posizione interna del narratore, che tende a diventare uno di loro. Spesso viene inserito un che, che non è corretto in italiano, ma conferisce un tono più comune e di maggior effetto alla narrazione; altre volte i pronomi sono in più, ma anche questi rispecchiano la parlata popolare.
Durante la narrazione Verga non esprime mai esplicitamente i propri giudizi ,ma essi sono comunque percepibili.
Riflessioni personali
Ho molto apprezzato il romanzo perche’ mi rendo conto che sia un grande libro,uno dei momenti piu’ significativi della nostra cultura letteraria.Dopo i Promessi Sposi e’ uno dei testi piu’ importanti da me incontrati.
Non si puo’ negare pero’ che la vicenda ,in apparenza semplice e lineare sia in realta’ alquanto complessa:per non perdere il filo tra i personaggi ho temete a volte di costruirmi una tabella.
Inoltre le vicende dei Malavoglia non inducono certo all’ allegria e confesso di avere,a volte, chiuso il libro per non deprimermi troppo.
C’e’ da notare poi che il linguaggio a cui fa ricorso l’ autore suona alle mie orecchie per lo meno strano: vi si incontrano spesso costruzioni sintattiche che i miei professori non esiterebbero a correggere se per caso le utilizzassi in un mio componimento.
Resta comunque il fatto che si tratta di un grande libro, certamente,lo riprendero’ in mano tra qualche anno cosi’ lo potro’ apprezzare di piu’ di quanto abbia fatto ora.
Approfondimenti personali
MALAVOGLIA E PROMESSI SPOSI
I Promessi Sposi
I Malavoglia
Gli umili:
Possono essere divisi in due categorie: l’individuo e la massa
♦ L’individuo è positivo perche’ può usare la razionalità che gli permette di distinguere il bene dal male:(Renzo). Il singolo uomo sceglie perche’ ha: una coscienza, la capacità di operare una scelta(Renzo, Lucia, l’Innominato, Don Rodrigo). L’Innominato prova “una cert’uggia delle sulle scelleratezze”, una coscienza sopita per molto ma che esiste. Coscienza è presente solo negli elementi positivi. La mancanza spinge l’uomo al male: singolo si può salvare, o meno: Conte Attilio, Griso, Gertrude e gli uomini di potere.
♦ Il branco: privo di ogni razionalità e di raziocinio, incapace di scegliere, commettono empietà e violenze ( assalto ai forni, paragonati a elementi atmosferici: gocce che unite formano un temporale). Follia collettiva durante la peste con gli untori: folla mal guidata dai potenti mal capaci di imporre la propria autorità. Manzoni non vede gli umili sotto un’ottica sociale, è consapevole che essi non siano in grado di governare, non esiste nessuna rivendicazione sociale e umana. La scelta bene é personale. Umanitarismo, uguaglianza: tutti figli di Dio, ma si distinguono i peccatori e non, per scelta personale. Attacca i peccatori: il singolo può meditare e ha la possibilità di correggersi(Renzo) e di redimersi(Innominato). L’autore sceglie gli umili perche’ sono i protagonisti della storia che gli altri non avevano mai preso in considerazione. Negativo in M.: condanna l’uso che la politica fa del potere sempre frainteso perche’ considerato una forza coercitiva che si impone arbitrariamente sul popolo.
Storia:
• susseguirsi di iniquità, perche’ esiste una forza(il diritto) in nome del quale i piu’ potenti dominano sui piu’ deboli. Il narratore osserva il ‘600: metafora del male.
• Non esiste un miglioramento sociale della folla, ma una maggiore razionalità e un recupero di positività e valori in coloro che governano. E’ una condanna di potere radicale: legalità bandita e l’impunità è organizzata(bravi).
• Chi governa sono le oligarchie: esercito, clero, artigiani perche’ si riuniscono in corporazioni x sopravvivere. Manzoni auspica che il governo Sabaudo si estenda al Lombardo-Veneto. “La libertà non si può aspettare dagli stranieri”, libertà solo politica.
Gli umili:
• il ciclo dei vinti sono tutti coloro che vogliono modificare la loro condizione originaria. “ I Malavoglia”:‘Ntoni vuole uscire da Aci per far fortuna, vuole diventare ricco e cerca di andarsene: non accetta i valori di quel mondo.
• Non partecipano alla storia ma sono a parte: la Sicilia è un mondo a parte, mitico non può essere modificato altrimenti sparisce. La colpa non è della storia. Mondo mitico sfiorato dalla storia: servizio militare, si sfalda. Sicilia non può tollerare.
• Testimonianza del mondo Siciliano, ma non degli umili: Siciliani vogliono sopravvivere decorosamente. Cambiamento: desiderio di arricchirsi attr. Carico di lupini(pensiero della gente). La gente è maligna, cattiva, pettegola.
• Quando si sentono le” irrequietudini pel benessere” si è vinti dal progresso, si soccombe. Cambiare= progredire. Legge del progresso concessa a pochissimi a tutti i livelli. Mastr. Don Ges.= vuole cambiare stato da mastro a don, ma non gli è concesso: la figlia rifiuta il padre per le caratt. Fisiche (le mani segnate dal lavoro del contadino), La duch. Di Leyra. Uomo visto nel suo cambiamento di desiderio: sconfitta, vinti= tesi evoluzionistica di Darwin.
• Gli umili sono storditi dall’idea del regime Borbonico, dell’annessione all’Italia: sono preoccupati dal desiderio di libertà, di cambiare davvero la loro situazione, si uccidono i”cappelli”(uomini di potere)
• Nella sostanza tutto rimane com’è compresi i giochi della politica: la Sicilia non può modificarsi, la politica non ha nessuna volontà. Le folle sono ingannate perche’ pensano alla libertà. Scintilla di una rivoluzione che non c’è mai stata. Sfiducia nella storia, nel cambiamento, nel miglioramento.
Approfondimento tratto da:
• “Come leggere i Malavoglia” di M. Romano 1983 Mursia.
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