Epicuro, Diogene Laerzio, Filodemo

Materie:Traduzione
Categoria:Greco

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Testo

FILODEMO
DE EPICURO

EPICURO E L’AMICIZIA

se re né quello di coloro che sono afflitti da perturbazioni. Li chiamava a rallegrasi nel convito e ridere, avendo presenti nella m le f degli esseri perfetti e beatissimi, essi stessi e gli altri, quelli della casa e quelli di fuori, senza p trascurare, di questi ultimi, coloro che fossero in rapporti benevoli con sé e con i suoi amici.
Ed esortava a non far ciò per rendersi favorevoli le folle, non per esercitare una demagogia vana, propria di ignoranti della scienza della natura; ma di adoperarsi ad agire in coerenza con la natura stessa, e di ricordarsi di tutti quelli che abbiano bene verso di noi, sì da cbrare insieme quei riti engono a quanti praticano insieme la filosofia in vista della propcità.

DIOGENE LAERZIO

IL RITRATTO LAERZIANO DI EPICURO

Perché il nostro uomo [Epicuro] ha sufficienti testimoni della sua invincibile probità di sentimenti verso tutti: la patri che lo onorò con statue di bronzo; gli amici il cui numero fu tale che non potrebbero essere rintracciati e contati in intere città; tutti coloro che lo frequentarono intimamente, legati dalla catena del fascino- quasi delle sirene- della sua dottrina, se si eccettua Metrodoro di Stratonicea che passò alla scuola di Carneade, forse perché l’invincibile bontà del maestro gli era di peso; l’ininterrotta continuità della sua scuola che, mentre quasi tutte le altre si sono spente, sempre dura e l’innumerevole schiera dei discepoli che trasmettono l’uno all’altro le cose imparate; e la gratitudine ai suoi genitori, la benefica generosità verso i fratelli, la mitezza verso i servi, come risulta evidente anche dal suo testamento e dal fatto che essi prendevano parte al suo insegnamento filosofico , di cui il più celebre fu Mis, a cui prima abbiamo accennato: ed in generale la sua filantropia, che si dispiegava verso tutta l’umanità.
Le parole non riescono a rappresentare la profondità della sua disposizione spirituale per quel che riguarda il sentimento di pia devozione verso gli dei e di amor di patria. E per eccesso di moderazione non prese neppure parte alla vita politica.
Nonostante i terribili avvenimenti politici che allora si abbatterono sulla grecia, egli continuò a vivere lì, eccettuati due o tre viaggi nella Ionia per visitare gli amici. E gli amici venivano da lui da ogni parte e vivevano insieme con lui nel giardino, come riferisce anche Apollodoro […], con un tenore di vita semplice e modesto. “Si contentavano” dice “di una ciotola di vino di nessun pregio, ma di solito bevevano sempre acqua.”

LETTERE DI EPICURO

A PITOCLE

[88]

Mi siederò ad aspettare il tuo ingresso amabile e divino.

[89]

Fuggi a vele spiegate, o uomo beato, ogni genere di cultura.

[90]

Se sai sopportare ed affrontare con coraggio il mutamento di sorte, non avrai inquietudine

A TIMOCRATE

[92]

Vedendo come ho sistemato le cose per bene, soccorri anche loro, non soltanto per la tua intimità con loro, ma anche per la loro buona indole, in modo che possano avere sempre tutto l’aiuto necessario perché non manchi loro nulla, e ciò che conviene a chi è esperto nel nostro stesso destino e (ha) benevola estraneità nei confronti di questa politica di popolo.

AGLI AMICI DI LAMPSACO

[97]

Ho sentito infatti che Leonteo ha dato tutto (…) cosicché spenderemo tutto quanto abbiamo raccolto in più rispetto al contributo annuo per persona.

AGLI AMICI

[99]

Con amabilità e magnificenza vi siete presi cura di ciò che riguarda il mio vitto e avete dato prove alte fino al cielo della vostra benevolenza verso di me.

AD EROTODO

[49]
In precedenza era stato mandato un attendente degli strateghi che recava una lettera da parte di Olimpiodoro e mia, ma, non essendo giunto in tempo per trovare nessuno di voi due da Antipatro, disse di aver dato la lettera ad Antiprato, che era presente. Sappiate dunque che egli in un primo momento è stato imprigionato a Corinto da Cratero, e ora si trova nel Pireo, sotto la custodia di un certo Lisia, che rifiuta i dieci talenti offerti per il riscatto, perché con Cratero ne ha pattuiti venti. [e dice infine in merito a ciò:] Se l’uomo che gli offre il massimo…

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