Epicuro

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

L’epicureismo

Epicuro: vita e scritti
Epicuro nacque a Samo nel 341 a.C. Ascoltò le lezioni del democriteo Nausifone della cui dottrina si ritenne discepolo. A 18 anni si recò ad Atene dove pare che abbia frequentato le lezioni della scuola aristotelica. A 32 anni cominciò ad insegnare prima fuori città e in seguito ad Atene stessa dove rimase fino alla morte (271 a.C.)
Il filosofo teneva le sue lezioni nel giardino di casa sua e per questo motivo i seguaci della sua scuola vengono chiamati . La scuola da lui fondata era strutturata come una vera e propria setta religiosa il cui oggetto di culto era il maestro stesso nei confronti del quale i discepoli mostravano una devozione e ammirazione straordinari.
Egli fu autore di numerosi scritti andati quasi completamente perduti per cui quanto ci perviene circa la sua figura lo si deve ai suoi discepoli.

La scuola epicurea
La suola epicurea ebbe una durata lunghissima (fino al IV sec. d.C.) e aveva il suo elemento di coesione nell’amicizia instaurata fra i partecipanti. Questi non apportarono modifiche a quella che era la dottrina originale del maestro il quale da essi esigeva una stretta osservanza dei suoi insegnamenti. Fra i principali discepoli si annoverano, Metrodoro di Lampsaco Filodemo, Lucrezio. Quest’ultimo fu il maggiore esponente latino della dottrina epicurea.

La filosofia come quadrifarmaco
La filosofia per Epicuro, secondo un’impostazione già adottata da Aristotele, si propone un fine pratico che era quello di garantire la felicità, intesa come liberazione dalle passioni, dalle irrequietudini dell’anima e del corpo. E’ questo l’obiettivo della ricerca scientifica, la quale è stimolata da inquietudine dell’animo umano su un qualche aspetto del mondo circostante. In base a questa concezione la filosofia si propone quattro obiettivi per adempire al suo compito di via per raggiungere la felicità: 1° deve liberare l’uomo dal timore per gli dei mostrandogli che questi non hanno alcuna influenza sulla vita umana; 2° allontanare il timore della morte giacché questa nient’altro è che privazione di sensazioni e non è dunque nulla per l’uomo (); 3° consapevolizzare che il piacere e la felicità sono raggiungibili e 4° che il dolore costituisce solo una fase momentanea facilmente superabile.
Per Epicuro tre sono gli ambiti in cui si articola il discorso filosofico: la canonica (o logica), la fisica, l’etica.

La canonica
La logica epicurea è detta dal filosofo stesso canonica perché si propone di dare un criterio, un canone per raggiungere la verità. Il criterio principale della verità è l’evidenza (intesa come l’azione stessa degli oggetti sugli organi di senso). Sull’evidenza si basano gli altri criteri di verità: le sensazioni, le anticipazioni e le emozioni.
Rifacendosi alla concezione democritea, Epicuro ritiene che le sensazioni siano date da influssi di atomi liberati dall’oggetto che le provoca, i quali giungendo alla mente umana attraverso gli organi di senso generano una rappresentazione mentale (eidola). Tali rappresentazioni, poiché prodottesi in tal modo, non possono essere contraddette e perciò corrispondono alla verità.
Essendo queste inconfutabili allora lo saranno anche le anticipazioni da esse derivate. Un’anticipazione (o prolepsi), come già per la scuola stoica, costituisce il metro di giudizio per gli avvenimenti futuri. Queste si formano dall’accumulo di rappresentazioni (p.es.: un uomo che arriva, è dovuta alla sovrapposizione della rappresentazione dell’uomo e del giungere).
L’altro criterio di verità sono le emozioni (il piacere, il dolore, ecc.) le quali costituiscono il canone per la condotta pratica della vita e rientrano perciò nell’ambito dell’etica.
Non sempre vera è invece l’opinione la quale può servire da guida ma unicamente se è confermata, o non confutata, dall’osservazione. (nota. Si può vedere in questa visione una premessa dell’empirismo galileiano e dell’epistemologia popperiana ?)

La fisica
La fisica epicurea si propone di eliminare i pregiudizi secondo cui gli eventi avvengano in modo arbitrario e siano riconducibili ad una qualche causa soprannaturale, per mostrare invece come essi siano necessariamente legati al moto degli atomi nel vuoto.
Come già nello stoicismo la scuola epicurea ritiene esistenti e corporei solo gli oggetti che possono agire o subire un’azione. Essi ammettono di incorporeo solo il vuoto, che però non esiste in quanto non agisce e non subisce alcuna azione, ma consente solo agli atomi di muoversi in esso.
Quindi Epicuro come Democrito crede nell’esistenza degli atomi e che tutti gli eventi siano dovuti ad aggregazioni o disgregazioni di atomi, ma egli, differentemente da lui, ricorre ad un’altra caratteristica di questi per spiegarne il moto. Mentre per Democrito gli atomi si muovevano proprio in quanto atomi, in quanto materia, con Epicuro essi si muovono perché possiedono un peso che li fa cadere verso il basso secondo una linea retta. Poiché però questo genere di moto impedirebbe a questi di interagire vicendevolmente, egli sostiene che nella loro caduta le loro traiettorie siano soggette a piccole deviazioni casuali che li portino a collidere e dunque ad aggregarsi (in seguito Lucrezio chiamerà questa deviazione clinamen). In questo modo dalle aggregazioni e disgregazioni hanno origine tutte le cose, e anche la vita che è dovuta all’unione degli atomi dell’anima con quelli del corpo. Quindi tutte le cose esistono solo ed esclusivamente in virtù degli atomi e del loro moto pertanto la loro esistenza è necessaria, o in altre parole, non potrebbe essere altrimenti.
Come già i fisici pluralisti, Epicuro sostiene l’esistenza di un infinità di mondi che si creano e si distruggono sempre in virtù del moto degli atomi.
Sulla base di un ragionamento egli nega l’azione degli dei nel mondo prendendo lo spunto dall’esistenza dei mali. Egli sostiene che: >
Ma nonostante ciò egli non nega l’esistenza degli dei.
Restando fedele al suo rigoroso empirismo, il filosofo, ammette l’esistenza degli dei in quanto l’uomo ne ha l’immagine e la sensazione che, essendo dovuta all’influsso dei loro atomi, è inconfutabile. Ma gli dei epicurei sono totalmente distaccati dal mondo umano, essi vivono negli spazi vuoti tra mondo e mondo senza alcuna preoccupazione né degli uomini né di nient’altro proprio in quanto dei; vivono insieme e in amicizia e possiedono le forme umane che sono le più perfette e dunque degne di esseri razionali.

L’etica
Per Epicuro la felicità risiede nel piacere, in quanto questo è lo strumento della saggezza per scegliere o rifiutare. Il piacere è il criterio attraverso il quale l’uomo valuta qualsiasi cosa. Esistono due generi di piacere uno stabile o negativo che consiste nell’assenza del dolore e il piacere in movimento che consiste nella gioia e nella letizia. La vera felicità è data dal piacere stabile o negativo (ovvero privo di gioia) poiché permette all’uomo di vivere senza soffrire e senza agitarsi. Il raggiungimento dell’atarassia (assenza di turbamento ) e dell’aponia (assenza di dolore) permette all’uomo di vivere beato senza alcuna preoccupazione o agitazione.
Per raggiungere la vera felicità è dunque necessario vagliare con saggezza i bisogni e assecondare quelli naturali (come il mangiare e il bere) e venir meno a quelli vani (come il mangiare troppo o il bere troppo) poiché i primi non comportano cambiamento o dolore o preoccupazione, mentre i secondi agitano l’animo. Solo la saggezza può filtrare i bisogni e scegliere tra quelli che non porteranno a preoccupazioni o agitazioni. Ecco che in questo senso la saggezza è più importante della filosofia in quanto si identifica con la virtù (che altro non è che il vivere beatamente). Solo la saggezza può portare all’atarassia e all’aponia.
Tutti i piaceri si riducono piaceri sensibili (ovvero degli organi di senso). Citazione:
.
Epicuro fa dunque della sensazione il canone fondamentale della vita dell’uomo, però non è in contrasto con la tesi che fa del piacere stabile il fine della vita umana: infatti aponia è la pace del corpo e atarassia è la pace dello spirito. Ma non bisogna credere che nella sua posizione il filosofo abolisca cristianamente l’uso dei sensi o proponga edonicamente l’abbandono smodato ai godimenti, ma il calcolo intelligente dei piaceri.

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