Il fu Mattia Pascal

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

Giacobazzi Luca 2D 31\02\00

Recensione del libro
'' IL FU MATTIA PASCAL ''
di Luigi Pirandello

Edizione:Oscar Mondadori;Classici Moderni.Milano.
edizione.
Costo: 12000£.
Pagine: 233.

La storia ha inizio con il protagonista, Mattia Pascal, che parla in prima persona spiegando come, spinto dall'amico don Eligio Pellegrinotto, suo aiutante nella gestione della biblioteca in cui lavora, si stia apprestando a narrare per iscritto la propria avventura, o più propriamente disavventura, alla ricerca di quella libertà che sembrava gli fosse stata offerta su un piatto d'argento dal fato.
Il lungo flashback ha inizio con il racconto di come la famiglia di Mattia Pascal, che il padre alla propria morte aveva lasciato agiata e con numerosi possedimenti terrieri, si fosse pian piano ridotta alla soglia della sussistenza per colpa dell'amministratore dei loro beni che, data la poca avvedutezza dovuta alla giovane età e all'indole scialacquatrice di Mattia e del fratello Roberto, e all'incompetenza della loro madre, aveva liberamente agito alle loro spalle per arricchirsi personalmente.
Roberto riuscì a contrarre un matrimonio vantaggioso grazie al suo aspetto prestante, mentre Mattia né troppo bello né prestante, dalla folta barba rossastra e con un occhio vistosamente strabico, si limitò ad assistere ai fallimenti amorosi di Batta Malagna, l'amministratore che, morta la moglie, aveva ''accolto'' in casa la giovane figlia di un contadino, Oliva, sperando di averne quella prole che la defunta non ''aveva saputo dargli'', ma dopo quattro anni, ancora niente.
In oltre Mattia, cercando di aiutare l'amico Pomino a conquistarla, conobbe una tale Romilda, nipote del Malagna, il quale aveva su lei deplorevoli mire, la quale pero s'innamorò di lui; la ragazza durante la relazione con Mattia rimase incinta, ma lo zio la costrinse ad interrompere la relazione, utilizzando la gravidanza della nipote come prova della propria capacita di procreare. Oliva sentendosi umiliata andò a piangere dalla madre di Mattia, questi allora le propose di dimostrare a suo marito che non era certo lei quella sterile e, risvegliando una passione di gioventù i due passarono una notte d'amore che come previsto diede i suoi frutti.
Lo scaltro amministratore, trovandosi la moglie gravida, non esitò ad incastrare Mattia accusandolo di aver disonorato sua nipote e costringendolo a riparare sposandola; Romilda era sempre più gelosa del figlio che avrebbe avuto Olivia e la madre di Mattia, venduta la propria casa per salvare il podere della Stia, era andata a vivere nell'inferno della casa del figlio con la malvagia vedova Pescatore.
Dopo una rissa furibonda con la stessa, fortunatamente la zia Scolastica portò la sorella a vivere con se e Mattia riuscì a trovare lavoro come custode in una biblioteca quasi in rovina.
Poco tempo dopo la moglie partorì due gemelle, delle quali però una mori' subito e l'altra dopo circa un anno nello stesso istante, destino crudele, della propria nonna paterna; il fratello gli inviò cinquecento lire con le quali Mattia si ritrovò quasi per caso a Montecarlo dove, grazie alla fortuna che sembrava aver deciso di sorridergli, queste diventarono circa ottantadue mila.
Sulla strada per ritornare a Miragno dove pensava di riscattare il podere della Stia, ebbe la ventura di leggere per caso su un giornale che qualcuno si era suicidato proprio li, e questi era stato riconosciuto da Romilda come Mattia Pascal; dopo un attimo di stordimento, l'uomo intravide in quell'errore la fine delle sue pene e la possibilità di iniziare una nuova vita senza dover rendere conto a nessuno, ricco e libero da ogni vincolo.
Accertatosi del fatto, decise di cambiare il proprio aspetto per evitare di essere casualmente riconosciuto; senza barba e con i capelli lasciati crescere fin sulle spalle, cominciò a viaggiare in tutta Italia e non solo dietro al nome di Adriano Meis, creandosi una nuova identità e un nuovo passato.
Dopo circa un anno, stanco di viaggiare e preoccupato di veder finire di nuovo la propria fortuna, si fermò in fine a Roma, dove sì stabili' presso la casa di un certo signor Anselmo Paleari, appassionato di teosofia, dove oltre alla graziosa e riservata figlia dell'uomo, risiedeva anche una ex insegnante di pianoforte, Silvia Caporale non attraente e combattuta nell'animo; cominciando ad avvertire i robusti confini di quella sua presunta libertà, si sentiva sempre più solo, se non per la gioia e l'intrigo che gli procuravano lo sguardo e le attenzioni di Adriana, la figlia del padrone di casa, con la quale conversava amabilmente ogni sera in compagnia della Caporale.
Una sera tornò da Napoli Terenzio Papiano, marito della defunta sorella di Adriana, che diede inizio ad una serie d'intrichi incomprensibili per Mattia alias Adriano cercando di scoprire qualcosa sul passato dello stesso.
I due uomini continuarono a sfidarsi apertamente e Mattia si sottopose anche ad un'operazione per curare il proprio strabismo; durante una delle frequenti sedute spiritiche in casa Paleari, Papiano per poter agire indisturbato con Adriana, cercò di avvicinare Adriano ad una benestante dama spagnola, ma grazie all'aiuto della signorina caporale i due innamorati furono liberi di prendersi, alle spalle del cognato di lei.
Tormentato dal suo inverosimile segreto, e indeciso se confidarsi con la propria amante, scopri' di essere stato derubato di una parte del denaro che gli era rimasto, e da chi se non da Papiano? Non potendo denunciarlo per evitare di essere riconosciuto, con la scusa di un imminente duello con un pittore spagnolo, inscenò, a più di due anni dalla prima, la sua seconda morte, partendo poi per Oneglia dove abitava il fratello.
Roberto dopo il primo stordimento, lo informò che Romilda si era risposata con Pomino e avevano avuto un figlio, cosi' il di nuovo Mattia parti' per Miragno indeciso se riprendersi la moglie o se farsi quattro risate alle loro spalle; decise di lasciare le due vipere Pescatore a Pomino, ma avviandosi per le strade del paese rimase profondamente deluso e avvilito nel vedere che nessuno lo riconosceva siccome tutti si erano già dimenticati di lui.
Giunto alla biblioteca si mostrò a don Eligio Pellegrinotto, che lo portò nel caffè del paese da dove si diffuse rapidamente la notizia del suo ritorno.
Alla fine del testo, il protagonista torna a parlare al presente, dicendo di vivere in pace con la zia Scolastica e di passare quasi tutto il suo tempo in biblioteca, con il proprio clericale amico, andando ogni tanto a far visita alla propria lapide.
Il ruolo di narratore di tipo interno, che adotta una focalizzazione interna fissa, è svolto dal protagonista Mattia Pascal, che racconta a posteriori e con una nota d'ironia la sua disavventura, cercando, a mio parere, di farla apparire quasi inverosimile, con lo scopo di evidenziare che, per quanto possa sembrare strana e impossibile una storia, nella realtà accadono cose molto più assurde e incomprensibili.
Nel testo compaiono alcune delle tematiche tipiche della produzione letteraria e non di Pirandello:
_E' estremizzato il bisogno dell'uomo di darsi una maschera per vivere in società, forma che oltre ad essere, secondo l'autore, necessaria è anche difficilmente sostituibile dato che l'individuo, o meglio la sua maschera, dal momento in cui nasce vanno a far parte di un grande meccanismo che non può rompersi e per questo, ognuno è costretto a recitare la sua parte senza neanche starsi a chiedersi il perché. Se in quest'immenso gioco si prova a bluffare, si è destinati a fallire e nel migliore dei casi bisogna tornare ad essere una delle tante pedine; l'unico modo per tirarsene fuori è non essere più utili per il proseguimento della partita, in altre parole o morire o impazzire, le sole condizioni in cui ci si può forse considerare liberi.
_La maschera, cosi' come l'appartenere ad un gruppo, il calarsi in una trappola (La famiglia o il matrimonio, per quanto squallidi possano essere) è inteso come necessario in quanto l'uomo come singolo non ha alcun valore se non per se stesso, e nessuna possibilità di essere veramente libero di decidere arbitrariamente o quasi della propria esistenza.
_La realtà è concepita unicamente come una formalità: non è tanto importante che una cosa sia vera ma basta che possa esserlo e si sfrutta ciò finché qualcuno non dimostra l'opposto; ad esempio nel racconto, a nessuno importa se Mattia sia morto veramente, l'importante che lui non torni (potrebbe anche essere morto davvero o no è uguale!) in modo che il nuovo matrimonio di Romilda non desti scandali, e quando lui torna, nessuno si meraviglia perché a questo punto che lui sia morto davvero o no non è più importante dato che ha deciso di non riprendersi la moglie. Adesso potrebbe anche morire veramente che sicuramente nessuno lo farebbe scrivere su un giornale dato che tutte le apparenze sono salve ed il grande mosaico della vita sociale non subirebbe contraccolpi.
A mio giudizio, l'autore in questa opera affronta anche alcuni altri temi, primo di tutti quello della morte che pone fine ad inutili vite in cui ognuno si affatica a raggiungere obiettivi tutto sommato inutili e per i quali lo ricorderanno a malapena i suoi cari se mai ne ha avuti.
Altro argomento che affronta l'autore è quello della solitudine, ad esempio il protagonista del testo né nel matrimonio, né nella presunta amicizia con Pomino, né nel suo tentativo di costruirsi una nuova vita, riesce a trovare una persona che sia anche minimamente in grado di comprenderlo e di vedere le cose dal suo punto di vista.
Anche l'amore è visto come sentimento assurdo, infatti, Mattia non comprende a cosa sia dovuto e a quale scopo Pomino abbia per Romilda un tale sentimento, ed anche il suo Rapporto con Adriana, è vissuto dal protagonista in chiave molto egoistica e personale.
Concludendo penso che se la vita fosse completamente come descritta da Pirandello, non ci sarebbe ragione di viverla, e pur pensando che molte delle idee contenute ne ''Il fu Mattia Pascal'', si avvicinino alla realtà ''oggettiva'', credo che valga la pena di lottare contro il sistema, per far girare ognuno il meccanismo a proprio piacimento pur senza romperlo, per giungere al letto di morte con meno rimpianti possibile.

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