Ivanhoe, W. Scott

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

IVANHOE

Autore: Walter Scott.
Titolo: Ivanhoe.
Raccolta da cui è tratto: I grandi libri Garzanti.
Lingua originale: Inglese.
Anno di pubblicazione del romanzo: 1823.
Anno di edizione del libro: 1979.

Definizione del genere: Romanzo storico.

Breve sintesi della vicenda (ricostruita, se necessario, in ordine cronologico-logico): La vicenda ebbe inizio nel momento in cui un buffone di corte, chiamato Wamba, ed una guardia di porci, di nome Gurth, incontrarono lungo la strada, in cui si erano soffermati, il priore di Jourvalux, Aymer, assieme al suo amico templare Sir Brian de Bois-Guilbert i quali, Wamba e Gurth, indicarono loro la strada da percorrere per la residenza di Cedric il sassone, loro rispettivo padrone, a cui avrebbero potuto chiedere ospitalità per una notte. Arrivati alla dimora di codesta persona i due normanni non furono del tutto ben accetti, dal sassone, dato che questa stirpe deteneva il potere dell’Inghilterra, prima in mano appunto alla generazione sassone. Durante la cena il valoroso templare rimase incantato dalla bellezza della giovane Rowena, pupilla di Cedric, suo tutore, molto ansiosa di conoscere gli ultimi avvenimenti accaduti in terra santa. Altre persone, che cercavano alloggio, ovvero un pellegrino, che sarebbe Ivanhoe, il figlio di bandito da Cedric per l’amore che provava nei confronti di Rowena, travestito in modo da non essere riconosciuto, e un ebreo di nome Isaac, proveniente da York, furono ospitati durante il banchetto che si stava svolgendo. La notte stessa il pellegrino salvò la vita all’ebreo, Isaac, avvertendolo d’un complotto ordinato dal templare per il suo assassinio, facendolo fuggire dalla residenza di Cedric con l’aiuto di Gurth, servitore di Ivanhoe quando risiedeva ancora in questo luogo. Fuori dalla dimora i due proseguirono fino a Sheffield dove si separarono, ma l’ebreo, per ricompensare Ivanhoe, gli disse di proseguire fino a Leicester dove, da un suo cugino, si sarebbe potuto prendere un destriero ed un’armatura per partecipare al torneo ad Asbhy che si sarebbe tenuto fra due giorni. Al torneo indetto dal principe Giovanni, fratello di Riccardo I, che, approfittando della sua prigionia, stava tentando di usurpargli il trono, furono presenti i nomi più prestigiosi della cavalleria e gran parte della popolazione che veniva ad assistere a questa manifestazione annuale. A sorpresa di tutti il primo giorno di torneo venne vinto da un cavaliere, che, per non scoprire la sua identità, si fece soprannominare Diseredato, il quale elesse come regina, del torneo, Lady Rowena, battendo così il templare Bois-Guilbert che, fino a prima del suo arrivo, era stato considerato il favorito alla vittoria. La sera stessa, Gurth, scudiero di Ivanhoe, ovvero il Cavaliere Diseredato, si recò a York per saldare il debito che il suo padrone aveva con l’ebreo, anche se l’avaro Isaac accettò il denaro di chi gli aveva fatto salva la vita che aveva prezzo bensì maggiore del regalo fattogli perciò, di nascosto, Rebecca, figlia dell’ebreo, restituì a costui la somma in denaro con un’aggiuntiva di venti zecchini d’oro. La seconda giornata di torneo si concluse con la vittoria del Cavaliere Diseredato il quale si dimostrò il migliore anche se grazie all’aiuto offertogli dal Cavaliere Nero di cui non si sapeva il nome. Tuttavia, durante la premiazione, si scoprì che il Cavaliere Diseredato era Wilfred di Ivanhoe a cui era stato tolto l’elmo dopo uno svenimento causato da una profonda ferita riportata durante il combattimento contro Bois-Guilbert. Successivamente, confuso tra la folla, Ivanhoe venne portato via da Isaac e sua figlia, Rebecca. La giornata di torneo terminò con la gara di tiro con l’arco vinta da Locksley e, con la contemporanea notizia a Giovanni che Riccardo, suo fratello, erede al trono, era tornato in Inghilterra, libero dalla prigionia in Austria. Intanto Isaac e Rebecca, assieme ai loro servi, stavano trasportando, in una lettiga, Ivanhoe fino alla loro abitazione situata a York ma furono appunto abbandonati dai loro aiutanti per paura di incontrare dei banditi nella foresta, costringendoli così ad unirsi al seguito di Cedric che stava tornando alla sua dimora da un banchetto, indetto dal principe Giovanni la sera prima. La protezione era però insufficiente dato che comunque vennero tutti assaliti e rapinati da alcuni briganti, che li portarono al castello di Front-de- Boeuf; riuscirono a fuggire soltanto Wamba e Gurth, che incontrarono Locksley il quale, promettendo di aiutarli a liberare Cedric e gli altri, li condusse al covo dei veri banditi per chiamare a raccolta i suoi uomini, fra cui Frate Tuck, un eremita che aveva dato ospitalità, nella sua cappella, al Cavaliere Nero, ad elaborare un piano per assalire il castello di Front-de-Boeuf. La cattura della compagnia faceva parte di un piano con mire Lady Rowena, Rebecca ed Isaac; lo scopo di De Bracy, che assieme a Bois-Guilbert e Front-de-Boeuf aveva ideato l’assalto era quello di ottenere la mano di Rowena, come Bois-Guilbert nei confronti di Rebecca, mentre Front-de-Boeuf voleva costringere Isaac a pagare un altissimo riscatto per la sua liberazione altrimenti avrebbe subito come pena la tortora. Le due fanciulle vennero prese dai rispettivi pretendenti, ma esse, essendo di animo forte, li disillusero di poter far loro delle facili vittime, minacciando anche di uccidersi se le avrebbero toccate e Isaac, rinchiuso in una prigione, rifiutò di pagare il riscatto a Front-de-Boeuf se prima su figlia non fosse stata liberata e onorata. Cedric invece venne liberato da Wamba, che si introdusse nel castello sotto vesti ecclesiastiche, cedute poi al suo padrone permettendogli così di uscire, anche se questi venne scoperto dalla vecchia Ulrica, che viveva nella cella in cui era stata condotta la giovane Rebecca, rivelandosi come la figlia del nobile sassone Torquil, assassinato dal padre di Front-de-Boeuf, Reginald Front-de-Boeuf, e di aver vissuto per più di trent’anni con il figlio dell’assassino della sua famiglia, sopportando ogni umiliazione in attesa del momento della vendetta. Alla fine Cedric fuggì raggiungendo Locksley e gli altri, ingannando così Front-de-Boeuf che, rendendosi conto di essere circondati, propose ad Athelstane, un sassone amico stretto di Cedric, che intendeva farlo sposare con Rowena, la libertà, in cambio di una tregua, ma, questi, rifiutò d’andarsene senza Rowena e Wamba, anche se Front-de-Boeuf non accettò. Durante l’assalto, al castello, da parte dei banditi, mentre il padrone della fortezza trascorreva gli ultimi momenti della sua vita all’interno della sua camera, dato che era stato colpito mortalmente dal Cavaliere Nero, si presentò davanti a se Ulrica che appiccò il fuoco alla legna situata proprio al di sotto della stanza di Front-de-Boeuf il quale perì al suo interno. Rebecca intanto, innamoratasi di Ivanhoe, gli stava raccontando lo svolgersi della battaglia, facendo molta attenzione alle frecce che sarebbero potute penetrare nella stanza dov’erano rinchiusi. Cedric, il Cavaliere Nero, Locksley, Wamba, Gurth e i banditi sconfissero gli assediati, catturando Maurice De Bracy. Intanto Bois-Guilbert rapì Rebecca portandola alla sede dei templari a Templestowe, Athelstane morì appunto per mano di Bois-Guilbert e il Cavaliere Nero liberò Ivanhoe dal castello in fiamme, rendendo inoltre la libertà a De Bracy, convinto del suo pentimento. All’accampamento di Locksley, Cedric riabbracciò Rowena e rese liberò Gurth ma, purtroppo, scoprì la triste fine di Athelstane perciò decise, con il suo rispettivo seguito, di ritornare alla sua dimora. Nel frattempo, Frate Tuck, arrivò all’accampamento con suo prigioniero l’ebreo Isaac il quale dovette pagare cinquecento monete d’oro, a Locksley, per poter tornare libero, mentre il priore Aymer, fatto anch’esso prigioniero dai banditi, venne usato come intermediario per il riscatto di Rebecca, dopo anch’esso aver pagato cinquecento monete d’oro per riavere la libertà. De Bracy, intanto, riuscì a tornare alla corte di Giovanni, comunicandogli la vera identità del Cavaliere Nero, ovvero Riccardo I e, questi, ordinò a Waldemar Fitzurse, suo consigliere, di compiere un’imboscata ai suoi danni, ovvero di Riccardo. Intanto Cuor di Leone e Wamba lasciarono Ivanhoe e Gurth all’abbazia del priore di Boltoph dato che, il cavaliere ancora debole, si sarebbe potuto riprendere mentre il re e il buffone di Cedric si sarebbero diretti a Coningsburgh per i funerali di Athelstane. Lungo la strada i due subirono l’imboscata tesagli e dovettero suonare il corno regalatogli a Riccardo, dai banditi, per invocare l’aiuto di Locksley visto che erano in netta minoranza. Sventato l’agguato, Riccardo scoprì il capo al presunto capo della banda, degli assalitori, e vide che si trattava proprio di Fitzurse, braccio destro di Giovanni. Ora fu il Cavaliere Nero che, toltosi l’elmo, rivelò la sua vera identità. I compagni con stupore videro che l’uomo sotto l’armatura era Riccardo I, tornato dalla Guerra Santa per riprendersi il trono usurpatogli dal fratello. In quel momento anche Ivanhoe e Gurth scoprirono il volto del valoroso cavaliere, raggiungendo lui e Wamba. I quattro partirono alla volta di Coningsburgh dopo un banchetto offertogli da Locksley. Arrivati al castello, Riccardo, essendo di stirpe normanna, non ottenne da Cedric il rispetto dovuto, ma in compenso riuscì a riconciliare quest’ultimo con Ivanhoe. Intanto, in quel preciso momento, improvvisamente, sotto lo stupore di tutti, comparve Athelstane che, alzatosi dal suo giaciglio, rivelò a tutti che il colpo ricevuto dal templare non era stato mortale, come avevano creduto. Cedric esultò riconoscendo in lui il vero pretendente al trono ed il promesso sposo di Rowena, ma esso, con stupore di Cedric, dichiarò di rinunciare alla corona, lasciando Rowena ad Ivanhoe. Proprio quest’ultimo era corso in aiuto di Rebecca, seguito immediatamente da Riccardo, dato che Brian de Bois-Gilbert, dopo essere arrivato alla dimora dei templari con Rebecca, come già detto, tentò invano di farla sua amante; Rebecca venne quindi accusata, da Lucas Beaumanoir, signor dell’ordine templare, di stregoneria ai danni di Bois-Guilbert visto che, i templari, non potevano amare le donne, ne tanto meno quelle ebree, perciò pensò che era appunto stato stregato da ella. Dopo la quasi decisiva decisione di condannarla a morte, l’ebrea s’appellò al giudizio delle armi, eleggendo a sua difesa Ivanhoe, avvertito da Isaac del pericolo che correva sua figlia, mentre l’ordine venne difeso da Bo is-Gulbert che cerco, sino all’ultimo, di convincerla a fuggire con lui. Lo scontro venne vinto da Ivanhoe che uccise involontariamente il templare e liberò Rebecca. Subito dopo arrivò Riccardo con Essex, e i cavalieri di quest’ultimo, cacciando i templari dall’Inghilterra. I fedeli a Giovanni fuggirono mentre lui venne risparmiato dal fratello; i Malvoisin, Philip e Albert, vennero uccisi invece Ivanhoe e Rowena, finalmente si sposarono, mentre Rebecca partì, con il padre, verso la Spagna dove sperarono di trovare meno ostilità verso la loro razza.

Indicazione del tempo in cui si svolge la storia e della sua durata: La storia si svolge nel periodo in cui Giovanni d’Angio vuole usurpare il trono del fratello Riccardo I, o Cuor di Leone. Anche se il momento preciso della narrazione non viene mai specificato, si può percepire lo scorrere del tempo grazie alle indicazioni riportate dall’autore; comunque il periodo storico è compreso verso la fine del XII secolo, comprensibile dal fatto che viene indicata la morte di Riccardo, nel 1199, circa dieci anni dopo il matrimonio tra Ivanhoe e Rowena. La durata degli avvenimenti non è ben limitata comunque dovrebbe essere di due settimane, escludendo appunto gli anni in cui Riccardo regno sull’Inghilterra.

Indicazione dei luoghi in cui si svolge la vicenda; accenni ad alcuni di essi attraverso commenti personali e citazioni del testo: Il romanzo è ambientato nella verde Inghilterra, patria di quasi tutti i personaggi. Durante la narrazione sono inoltre citati luoghi precisi come la residenza di Rotherwood, il campo di Ashby, il castello di York, la casa di Isaac, la cappella di Copmanhurst, la foresta di Sherwood, Torquilstone e Templestowe.
-La residenza di Rotherwood esternamente era un edificio basso e irregolare, con molti cortili e recinti, che si estendeva su un ampio spazio; era circondato da un fossato profondo e una doppia palizzata, di pali aguzzi, che ne difendeva gli argini interni ed esterni. Internamente le stanze erano basse, lunghe e larghe; il tetto era fatto da travi che separavano la stanza dal cielo perciò vi erano alcuni tavolati e della paglia, incastrati tra essi. I pavimenti erano di terra mista a calce, pestata, mentre i muri erano rivestiti di tendaggi.
-Il campo di Ashby, che era al centro di una vasta radura erbosa, aveva un terreno circondato da palizzate; la forma del tutto era rettangolare con gli angoli arrotondati; all’estremità settentrionale e meridionale, della lizza, vi erano gli ingressi dei campioni da cui si accedeva al campo tramite enormi porte di legno; la parte esterna alle palizzate, o recinto, era occupata da tribune provvisorie, coperte da tappeti con sopra dei cuscini; al centro della parte esterna del recinto era erette una tribuna, più alta delle altre, con ricchi ornamenti e dotata di un trono su cui erano impresse le insegne reali; dalla parte opposta della lizza c’era un’altra tribuna, con decorazioni più vivaci, destinata alle fanciulle più belle.
-Torquilstone era una fortezza non molto grande, formata da una larga e alta torre quadrata circondata da costruzioni di altezza inferiore e da un cortile interno; intorno al muro esterno c’era un profondo fossato che serviva più che altro da difesa; l’ingresso era situato sotto un barbacane ad arco, difeso da una piccola torre ad angolo. Internamente il castello era ricco di prigioni, dalle più tetre, in cui si potevano trovare degli scheletri umani lasciati a marcire, alle più lussuose, con varie decorazioni in oro e argento, per i prigionieri di alto rango.
-Templestowe era un edificio massiccio, ben fortificato, circondato tra prati e pascoli; nella zona meridionale della fortezza c’era il ponte levatoio, nel quale, al di sotto, c’era un fossato d’acqua, che circondava tutto l’edificio. Internamente i cortili erano decorati da fiori di ogni tipo, provenienti anche dall’oriente, dato che la guerra santa si era tenuta appunto in quei luoghi.

Sistema dei personaggi: chi sono e quali ruoli rivestono; ritratto de protagonista:
Wilfred di Ivanhoe: è il protagonista del romanzo. E’ un giovane uomo, sui venticinque anni, dai lineamenti belli, sebbene abbronzati dal sole. Ha i capelli corti e biondi ed gli occhi azzurri. Indossa quasi sempre l’armatura. E’ il figlio di Cedric anche se con lui aveva avuto un diverbio in seguito alla propria partenza in terra santa col re. Inizialmente non viene svelata la sua identità e viene chiamato con il nome di Cavaliere Diseredato. E’ inoltre un prode cavaliere sassone e lotta a favore del re Riccardo, ed è quindi un buono che, come tale, si comporta da buono, salvando, per esempio, Rebecca quando stava per essere bruciata viva al rogo. Proviene da una famiglia nobile, tant’è vero che è potuto diventare cavaliere. E’ un personaggio dinamico, si riconciliò con il padre e sposò Rowena.
Cedric: è un nobile sassone; ha un carattere franco, impetuoso, collerico, impulsivo, vivace, ma anche buono. Nel suo castello a Rotherwood ospita tutti coloro che si presentano a suo cospetto, anche se non è molto convinto di offrir loro alloggio. E’ comunque un aiutante.
Lady Rowena: viene descritta come una giovane bellissima. Ha un carattere altero e non si lascia convincere facilmente; sa quello che vuole e fa di tutto per ottenerlo. Essa è portata, dall’educazione, a resistere a ogni tentativo di controllare i suoi affetti o di disporre della sua mano contrariamente alle sue inclinazioni. Inoltre è stata educata all’indipendenza anche quando le donne sono costrette all’obbedienza. E’ una lontana parente di Cedric, che però vive con lui come se fosse sua figlia, dato che suo padre Alfred era morto.
Gurth: è servo di Cedric e guardiano di maiali. Non è colto ma è fedele al suo padrone Ivanhoe e fa di tutto per lui. E’ un personaggio dinamico infatti, nel corso del romanzo, grazie alla fedeltà per Cedric, diviene libero. Ha un’aria triste e cupa ed un senso di oppressione e inclinazione alla rivolta. E’ un aiutante.
Wamba: è il buffone di corte, è anch’egli servo di Cedric. E’ un tipo molto curioso e incapace di star tranquillo. E’ molto fedele al suo padrone infatti, quando Cedric era prigioniero ne castello di Torquilstone, Wamba era disposto a sacrificare la propria vita per la liberazione di esso. E’ ovviamente un aiutante.
Athelstane: è un cavaliere, partecipante al torneo di Asbhy, schierato dalla parte dei sassoni, con Cedric. E’ il promesso sposo di Rowena poichè è di origine sassone, e appunto ben visto da Cedric. Durante il combattimento tenutosi al castello di Front-de-Boeuf venne colpito alla testa da Bois-Gulibert e, scambiato per morto, venne preso da alcuni frati che non volevano più lasciarlo andare a causa del suo patrimonio. E’ anch’egli un aiutante, anche se poco utile.
Isaac di York: è un anziano ebreo. Essendo appunto di questa razza non è accettato dal popolo e dai nobili inglesi, in quanto questi sono pieni di pregiudizi verso essi. Ha un atteggiamento di umiltà e sottomissione, accentuato dai continui inchini che, con l’andare del tempo, lo hanno notevolmente diminuito della sua statura. E’ molto ricco, ma la maggior parte del suo patrimonio appartiene al suo popolo, come una sorta di bene comune. Al termine del romanzo egli, con sua figlia Rebecca, lascia l’Inghilterra, alla ricerca di una terra in cui il suo popolo viene rispettato, ovvero in Spagna.
Rebecca: è la figlia di Isaac. Viene definita una delle più superbe bellezze d’Inghilterra. Sa curare i mali con pozioni e tisane, che le sono state tramandate da un’anziana dona della sua tribù e, per questo viene considerata una strega. Curò Ivanhoe dopo la grave ferita riportata nel torneo di Ashby. E’ intelligente e molto determinata dato che, pur di ottenere quel che vuole, minaccia di uccidersi, come accadde all’assalto del castello quando Bois-Guilbert volle farla sua moglie.
Locksley: è un bravissimo arciere che viene messo alla prova dal principe Giovanni, dopo un diverbio scoppiato tra i due. Alla fine si rivelò Robin Hood. Oltre ad essere un arciere, Locksley, è un fuorilegge che aiuta chi è in difficoltà; egli dona un corno al Cavaliere Nero, dicendogli di suonarlo se si trovasse in difficoltà, così i suoi uomini correrebbero in suo aiuto. In effetti il corno si rivelò utile quando il Cavaliere Nero era stato vittima di un agguato. E’ un buono.
Frate Tuck: è il chierico della cappella di Copmanhurst. Dette ospitalità al Cavaliere Nero e aiutò Locksley, e gli altri, all’assalto del castello di Torqulistone. Ha, inoltre, due personalità: una da cappellano e l’altra di fuorilegge, a cui ricorre in casi di un possibile guadagno.
Il Cavaliere Nero: è il nome di Riccardo Cuor di Leone, re d’Inghilterra, di razza normanna. Egli era prigioniero del duca d’Austria, ma riuscì a ritornare in patria e, con l’aiuto dei buoni, riuscì a riprendersi il trono. Durante l’assenza, suo fratello Giovanni, alleato con Filippo di Francia, mortale nemico di Riccardo I, era salito al trono e cercava di influire sul duca d’Austria per prolungare la prigionia.
Giovanni d’Angio: è il fratello di re Riccardo. Era salito al trono mentre suo fratello maggiore era stato assente per andare a combattere le crociate. E’ di carattere frivolo, dissipatore e malvagio, ha legato facilmente con la sua persona, al proprio partito, tutti coloro che avevano motivo di temere il risentimento di Riccardo per i loro atti criminali e la numerosa classe di persone che erano ritornati dalle crociate. E’ un normanno, capo dei cattivi.
Sir Brian de Bois-Guilbert: è un cavaliere normanno molto prode, ma anche molto arrogante, orgoglioso di se, crudele e dissoluto. Ha il cuore molto duro e non ha timori. Fa parte dell’ordine dei guardiani del tempio, ovvero un ordine di cavalieri che erano impegnati nelle crociate in terra santa, ma è un miscredente. Fa parte dei cattivi. Voleva, inoltre, fare Rebecca come sua sposa, ma non ci riuscì.
Front-de-Boeuf: è un cavaliere normanno, amico di De Bracy. Ha trascorso la vita in guerre pubbliche, zuffe e guerriglie. E’ un uomo maligno, avaro, feroce, duro, rapace, e spaventoso, dato che incute terrore a chi gli è vicino. Non esita a estendere la sua potenza feudale con ogni mezzo; è considerato un cattivo.
Maurice De Bracy: è un normanno, anch’egli dalla parte cattivi. Era il proprietario terriero illegittimo del castello di Torquilstone, ed era innamorato di Rowena fino a tal punto che la voleva sposare, ed è per questo che la rinchiuse, con se, in una stanza di questo castello, dopo il rapimento. Venne sconfitto in battaglia da re Riccardo e, per sua clemenza, venne lasciato libero.
Valdemar Fitzurse: è un accorto e abile consigliere del principe Giovanni; con egli complotta, in totale segreto, la congiura contro Riccardo Plantageneto, cercando così di conquistare la carica di cancelliere, facendo salire Giovanni sul trono. E’ inoltre amico di De Bracy e, anche lui, dalla parte dei cattivi.
Albert Malvoisin: è il comandante di Templestowe e amico di Bois-Guilbert. Cercò in tutti i modi di aiutarlo, durante il processo, ma alla fine venne ucciso, con suo fratello Philip, da Riccardo, per tradimento.
Spiegazione del tema o dei temi della narrazione: I temi trattati nella narrazione sono di due tipi: quelli di tipo storico e quelli di tipo privato; quelli storici sono l’insieme degli argomenti, e problemi, che coinvolgono personaggi realmente esistiti, e inventati, sullo sfondo di una situazione politica e sociale tipica di quell’epoca e di quell’ ambiente, come la descrizione delle lotte tra sassoni e normanni, le persecuzioni contro gli ebrei e il ritorno al trono di Riccardo I, dopo le lotte in terra santa; i temi privati invece sono quell’insieme di argomenti, e problemi, che coinvolgono i personaggi in quanto esseri umani e interessano la loro stessa vita privata, i loro sentimenti, le loro passioni, i loro rapporti privati e quelli con gli altri.

Stile e tecniche narrative: struttura narrativa( fabula-intreccio ), punto di vista del narratore e scelte linguistiche:
-Nonostante il romanzo segua una linea ben precisa nel tempo, il racconto presenta una struttura ad intreccio; infatti l’autore molto spesso intreccia i vari avvenimenti e cambia la narrazione seguendo prima le azioni di un personaggio, poi quelle di un altro, anche se avvengono in parti del racconto diverse.
-La vicenda è narrata in terza persona, da un narratore di tipo onnisciente, attraverso: la narrazione dei fatti, la trascrizione dei dialoghi, la descrizione dei personaggi e degli ambienti, la trascrizione di riflessioni interiori dei personaggi e, nella parte iniziale, da una introduzione storica.
-In Ivanhoe, Scoot, ha un linguaggio comprensibile anche se, in certi casi, ha sfruttato termini ormai in disuso. La forma sintattica è comunque di facile comprensione.

Notizie significative sull’autore e sul romanzo( non copiate, ma riassumete ): Walter Scott nasce ad Edimburgo il 15 agosto 1771. Suo padre è un legale che si diletta di studi teologici e di ricerche storiche, mentre la madre è colta figlia di un professore di medicina all’università. Tra il 1781 e il 1791, Scott, venne colpito da una paralisi infantile, che gli lascerà impedita una gamba per tutta al vita. Cresciuto in un ambiente di rigide convinzioni calvinistiche, ha la fortuna di essere attorniato da una corte di studiosi di storia locale, tutti parenti ed amici di famiglia. Frequenta la scuola pubblica edimburghese e successivamente compì gli studi di legge, per seguire la carriera paterna. Contemporaneamente coltiva le proprie passioni letterarie. Nel 1792 viene ammesso ad esercitare la professione nei tribunali scozzesi. Nello stesso anno inizia lo studio della lingua tedesca che gli consente la conoscenza diretta della poesia di Burger e di Goethe. Nel 1797 sposa Charlotte Margaret Charpentier. Nel 1799 viene nominato sceriffo del Selkirkshire. Il primo riconoscimento ufficiale di scrittore giunse con la pubblicazione di una raccolta di canzoni e di ballate popolari, Canti giullareschi della frontiera scozzese (1802). Nel 1805 pubblica Il Lamento dell’Ultimo Menestrello; successivamente pubblicò Ballate e Liriche (1806), Marmion (1808), La donna del Lago (1810), La visione di Don Roderick (1811), Rokeby (1813), Le nozze di Thiermain (1813), Il signore delle isole (The lord of the Isles – 1815) e L’intrepido Harold (1817). Nel 1806 ottiene la nomina a cancelliere della Corte Suprema di Edimburgo. Nel 1804 Scott diventa comproprietario con i fratelli Ballantyne di una tipografia edimburghese, intanto lavora come curatore di classici inglesi. Nel 1811 Scott si trasferisce ad Abbotsford, presso Melmose, dove acquista terre con l’intenzione di impiantare una grande fattoria e inizia ad ampliare una splendida dimora in forma di antico castello, con l’intenzione di diventare il patriarca fondatore di una nuova stirpe famigliare. Nel 1813 la sua società editrice tracolla. Il declino della popolarità di Scott come poeta, concomitante con l’ascesa di Byron, lo portò a rivolgersi alla narrativa, anche come mezzo per pagare i debiti ingenti accumulati. Nel 1814 pubblica Waverly. I successivi debiti lo costringono a ritmi di lavoro forsennati perciò nel 1815 esce il romanzo L’astrologo, nel 1816 L’Antiquario e Rob Roy, fra il 1816 e il 1819 escono le tre serie dei Racconti del mio locandiere. Nel 1820 pubblica Ivanhoe, il suo primo romanzo storico che abbandona l’ambientazione scozzese per l’Inghilterra medievale divisa fra Sassoni e Normanni. Nel 1821 Scott pubblica Kenilworth, nel 1823 Quentin Durward, nel 1825 Racconti dei crociati, nel 1824 Il pozzo di San Ronan e Redgauntlet. Tutti i suoi romanzi sono contrassegnati da un persistente anonimato, anche se negli ultimi anni solo formale. Nel 1825 inizia a tenere un diario che nel 1890 sarà pubblicato col titolo di Journal. Nel 1830 Scott è colpito dal primo di una serie di attacchi apoplettici che saranno la causa della sua morte il 21 settembre1832, ad Abbotsford.
In Ivanhoe il principio su cui si fonda la struttura compositiva è il capitolo. Esso si distingue dal suo precedente, insegue il suo successivo e fa parte, incontestabilmente, dell’ordine generale, eppure conserva una statura autonoma. Il capitolo diventa, perciò, un contenitore che è destinato a stare a sé stante. Più che la tessera di un mosaico, in via di definizione, somiglia alla base di un sontuoso altare che sembra esagitato e barocco mentre, conserva niente più che l’apparenza. Inoltre, ogni capitolo del romanzo è inaugurato da una breve citazione classicheggiante: da Omero, Shakespeare e altri. Anche Scott, come Manzoni, ricorre all’espediente classico dell’antico manoscritto ritrovato, il Wardour, che finge sia stato la fonte a cui esso ha attinto.

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