Il fu mattia pascal

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Testo

SCHEDATURA DI GIULIA RESCA

AUTORE: Luigi Pirandello

TITOLO DELL'OPERA: Il fu Mattia Pascal

CASA EDITRICE: La nuova antologia

LUOGO E ANNO DI EDIZIONE: Roma, 1904

L'AUTORE

Luigi Pirandello (Girgenti, oggi Agrigento, 28 giugno 1867 - Roma, 10 dicembre 1936) nasce in una famiglia di agiate condizioni economiche in cui la tradizione patriottica e anticlericale era molto viva; il padre Stefano era un ex garibaldino, e la madre Caterina Ricci Gramitto, la cui famiglia era stata una delle più attive durante il movimento separatista del 1848.
Pirandello manifestò sin da presto la sua passione per la letteratura: lesse numerosi romanzi storici e drammi, in seguito si appassionò alla lettura di classici greci e latini. Compì dapprima studi tecnici su consiglio del padre, ma, dopo averli abbandonati, si iscrisse al ginnasio di Palermo con l'appoggio della madre. Nel 1886 ottenne la licenza liceale e si recò durante l'estate nelle zolfare di Girgenti del padre per apprenderne il mestiere. Si iscrisse poi contemporaneamente alle facoltà di legge e lettere a Palermo, ma l'anno successivo abbandonò la prima e si trasferì a Roma per frequentare la seconda. Fu però costretto ad abbandonare l'università di Roma e continuò così i suoi studi a Bonn su consiglio del suo docente di filologia. Nel 1891 si laureò a Bonn discutendo in tedesco la tesi dal titolo " Suoni e sviluppi di suono nella parlata di Girgenti". In Germania, inoltre, scrisse le sue prime opere.
Tornato in Italia si stabilì a Roma dove conobbe Ugo Flores, vivace ed eclettico uomo di cultura, ed anche Capuana che consigliò a Pirandello di dedicarsi completamente al romanzo. Nel 1894 sposò Antonietta Portolano, figlia di un socio del padre, che diede a Pirandello tre figli. Nel 1897, per far fronte alle necessità famigliari, Pirandello accettò l'incarico di stilistica al magistero femminile della capitale. Continuavano intanto in quegli anni a uscire suoi romanzi e novelle. Nel 1903 si allagarono le zolfare del padre di Pirandello il quale rimase così in miseria. Proprio in quell'anno la moglie iniziò a dare i primi segni di una malattia mentale. Pirandello, provato della sua stessa situazione famigliare, scrisse nel 1904 Il fu Mattia Pascal, la sua opera più celebre. Nel 1910 egli divenne anche autore teatrale. Durante la prima guerra mondiale visse in solitudine patendo per la lontananza del figlio Stefano, fatto prigioniero, per l'aggravarsi della malattia della moglie e per la morte della madre. Finita la guerra, Luigi Pirandello si dedicò maggiormente al teatro, lasciando in secondo piano la narrativa e abbandonando anche il suo lavoro di insegnante. Nel 1924 si iscrisse al Partito fascista, ma poi si allontanò anche da questo. Iniziò allora a viaggiare con la sua compagnia teatrale tenendosi il più distante possibile dall'Italia. Nel 1929 vinse il titolo di accademico d'Italia e nel 1934 gli fu conferito il premio Nobel per la letteratura, conteso, in quell'anno, anche da Valéry e Chesterton.
Morì due anni dopo a Roma, rimasto ormai in quasi completa solitudine.
Pirandello si fece conoscere e apprezzare in tutta Europa grazie alla sue rappresentazioni teatrali (Cosi è (se vi pare), Sei personaggi in cerca di autore, Enrico IV).
Luigi Pirandello rappresentò sulle scene l'incapacità dell'uomo di identificarsi con la propria personalità, nel dramma della ricerca di una verità al di là delle convenzioni e delle apparenze.

LA STORIA

RIASSUNTO

Mattia Pascal, bibliotecario nella biblioteca Boccamazza nel paesino ligure di Miragno, su consiglio dell'amico don Eligio Pellegrinotto, decide di scrivere il suo strano e diverso (cap. I) caso. Inizia così il suo racconto: dopo la morte della madre e di entrambe le figlie, infelice del suo lavoro di bibliotecario e del suo matrimonio con Romilda; fuggì un giorno da casa cercando fortuna. Giunse allora a Montecarlo dove, aiutato da un'inspiegabile fortuna, vinse una forte somma di denaro al Casinò. Di ritorno verso casa venne casualmente a sapere leggendo un quotidiano che, nel suo paese, tutti lo credevano morto suicidato. Dapprima il protagonista rimase sconcertato, ma poi si accorse che quella era un'occasione fornitagli dal destino per rifarsi una nuova vita, migliore di quella precedente, senza più legami, ma in pieno rispetto dei propri sentimenti e bisogni. Cambiato, per quel che gli era possibile, il suo aspetto e assunto il nome di Adriano Meis, viaggiò per anni fra Italia e Germania fino a quando non si stabilì a Roma. Lì si innamorò di Adriana, la placida figlia del proprietario della pensione di via Ripetta in cui viveva. Non potendola sposare e non potendo denunciare il furto di un'ingente somma di denaro, subìto da parte del cognato di Adriana durante una seduta spiritica, perché sprovvisto di documenti di identità, Mattia-Adriano decise di inscenare un suicidio che lo vedeva protagonista. Avvenuta la sua "seconda morte" fece ritorno a Miragno per riappropriarsi della sua vita, ma giuntovi scoprì che la moglie si era risposata con Gerolamo Pomino, un suo amico di infanzia, e aveva avuto da lui una figlia; Pascal decise allora di continuare a vivere solo con se stesso.

FABULA E INTRECCIO

Fabula e intreccio, ne "Il fu Mattia Pascal", non coincidono, se non nelle ultime pagine del romanzo. Il narratore, per il resto, racconta le vicende capitate a se stesso a posteriori, dopo che queste si sono verificate.

I PERSONAGGI

MATTIA PASCAL

Mattia Pascal proviene da una famiglia benestante le cui finanze, però, sono venute a mancare con la morte del padre a causa della cattiva amministrazione del patrimonio da parte di Batta Malagna. Tra il protagonista della vicenda e la madre c'è un ottimo rapporto di stima, rispetto e tenerezza. Tra Mattia e Roberto, il fratello, il rapporto è più di complicità.
Mattia non è particolarmente avvenente: ha un volto placido e stizzoso, è minuto, ha il naso molto piccolo, come il mento, del resto, ed è costretto a portare un paio di occhiali tondi per curare lo strabismo di uno dei suoi occhi; ma era pieno di salute, e questo gli bastava. Mattia non vive completamente la sua vita, più che altro la osserva, proprio con il suo occhio strabico, come se ne fosse uno spettatore. A causa di questo suo atteggiamento è incapace di prendere decisioni decise e di assumersi le proprie responsabilità. Egli stesso si rende conto di ciò e questo gli provoca un gran senso di solitudine. La prima svolta che cerca di dare alla sua vita è il matrimonio con Romilda, ma questo si rivela un fallimento. Avuta successivamente la possibilità di cambiare identità tenta di riprovare a vivere una vita migliore, ma Mattia Pascal fallisce anche in questo e il senso di solitudine torna di nuovo in lui, più vivo di prima.
Con la figura di Mattia Pascal, Pirandello ha voluto segnalare che l'uomo non sarà mai in grado di vivere al meglio la propria vita, ma si sentirà sempre un estraneo nei confronti di questa.

MADRE DI MATTIA PASCAL
Mattia Pascal ha una vera e propria devozione nei riguardi della sua santa (cap. III) madre, il rapporto fra i due è di tenerezza e stima.
È molto pacata, placida, quasi infantile. Ha una voce e una risata nasale che sembra la faccia vergognare. È molto gracile e spesso malata dopo la morte del marito, anche se non si lamenta mai dei propri mali. Ciò che probabilmente più la preoccupa è la sorte dei due figli, rimasti praticamente senza nulla dopo la morte del padre e dopo che la stessa signora Pascal aveva lasciato tutte le sue ricchezze e proprietà sotto l'amministrazione di Batta Malagna, poiché inetta a questo genere di faccende.

ROBERTO PASCAL

È il fratello maggiore di due anni di Mattia Pascal. I due hanno un ottimo rapporto di complicità, soprattutto durante l'infanzia e la prima giovinezza. Sono due amici e insieme a Mino Gerolamo formano un gruppo inseparabile.
Berto, questo è il suo soprannome, al contrario di Mattia, è bello di volto e di corpo (cap. III), molto vanitoso e curato nell'aspetto. Grazie alla sua avvenenza riesce a contrarre un matrimonio felice con una giovane più ricca di lui e vive con lei e la famiglia di questa ad Oneglia.

ZIA SCOLASTICA

È la sorella del padre di Mattia, a differenza della cognata ha un carattere impetuoso e deciso, soprattutto quando si tratta di Batta Malagna, la talpa che scava invisibile sotto la casa fino a che non la fa crollare. Scolastica nutre davvero un grande rancore nei confronti dell'amministratore del patrimonio del fratello e vede come unica soluzione dello scempio che compie Malagna un nuovo matrimonio della cognata, semmai con Gerolamo Pomino, un suo vecchio corteggiatore. La madre di Mattia rifiuta però la proposta, Zia Scolastica così la accoglie nella sua casa per sottrarla alle angherie della consuocera e della nuora, e fa lo stesso col nipote Mattia tornato a Miragno dopo che per anni tutti lo credevano morto.

BATTA MALAGNA

È l'amministratore del patrimonio della famiglia Pascal dopo la morte del padre di Mattia: un uomo senza scrupoli che trae vantaggio dalle disgrazie della famiglia Pascal.
Aveva un viso lungo incorniciato da baffi melensi e pizzo; il pancione era languido (cap. I) che sembrava arrivasse fino a terra, le gambe corte e tozze: insomma, secondo Mattia, aveva il volto e il corpo che più non si addicevano ad un ladro come Malagna.
Morta la sua prima moglie dalla quale non era riuscito ad avere un erede sposa Oliva Salvoni, ma vedendo che anche questa non rimane incinta, la lascia e si avvicina alla figlia della cugina, Romilda. Quando scopre però che questa aspetta un figlio, crede che sia suo, non sapendo che è invece di Mattia Pascal. Malagna vede però che anche Oliva è incinta, per opera di Mattia Pascal, ma questo l'amministratore non lo sa e torna allora dalla moglie rinunciando a Romilda.

MARIANNA DONDI VEDOVA PESCATORE

Madre di Romilda e cugina di Batta Malagna, è una vera strega secondo Mattia Pascal, cui cerca di impedire di mantenere una relazione con la figlia poiché lo ritiene uno sfaccendato e inetto. Nonostante preferisca la "candidatura" di Batta Malagna come marito della figlia, si arrende alla scelta di questa di sposare Mattia; ma lo disturba in ogni modo e non solo aggredisce lui, ma anche la madre di lui che subisce i soprusi della consuocera per non arrecare disturbo al figlio.

ROMILDA PESCATORE

È la figlia di Marianna Dondi; appare molto cortese e gentile nei confronti di Mattia quando si incontrano per la prima volta nella casa dove lei vive con la madre. Mattia Pascal si innamora subito di quegli occhi belli, di quel nasino, di quella bocca (cap. IV). Romilda, durante un incontro con il protagonista del romanzo giunge persino a pregarlo di fuggire con lei per potersi liberare della oppressiva presenza della madre.
Ma presto l'atteggiamento della giovane cambia radicalmente: rimasta incinta di Mattia vuole che la paternità del figlio sia attribuita all'arricchito cugino della madre, Batta Malagna, ma quando quest'ultimo decide di tornare da Oliva, la moglie, rimasta a sua volta incinta, Romilda accetta di sposarsi con Pascal. I nove mesi della gravidanza sono vissuti dalla giovane in una maniera tremenda e riversa la sua sofferenza sul marito che stenta a sopportarla.
Quando Mattia Pascal torna a Miragno dopo anni di assenza, Romilda si è risposata con Mino Pomino e i due hanno avuto una bambina la cui purezza e innocenza convincono lo stesso Pascal a non fare rivendicazioni a proposito della madre.

ADRIANA PALEARI

È la figlia di Anselmo Paleari, proprietario della pensione di via Ripetta a Roma dove Mattia Pascal, sotto l'identità di Adriano Meis, alloggia durante il suo soggiorno nella capitale.
Quando il protagonista del romanzo vede per la prima volta Adriana ella gli appare tutta confusa, una signorinetta piccola piccola, bionda, pallida, dagli occhi cerulei, dolci, mesti, come tutto il volto (cap. X) e gli appare anche molto giovane. Veste di nero a causa della recente morte della sorella maggiore.
Adriana è molto religiosa: detesta la passione del padre Anselmo per ciò che è occulto e le sedute spiritiche cui partecipa soventemente; è sempre molto pacata e tranquilla in ogni occasione; solamente una volta durante il romanzo ha una reazione violenta, quando Mattia Pascal-Adriano Meis, scoperto il furto del denaro commesso dal cognato della stessa Adriana, le ammette di non voler denunciare il fatto. La reazione, così insolita per il suo carattere, è dovuta al fatto che Terenzio Papiano la voglia sposare per ottenere il denaro della sua dote, e il furto che questi compie ai danni di Mattia-Adriano sarebbe la maniera migliore per sbarazzarsi definitivamente dell'avido cognato.

ANSELMO PALEARI

Padre di Adriana, è il sessantenne proprietario della pensione di via Ripetta a Roma.
Quando Mattia lo incontra pere la prima volta, nota il suo torso nudo roseo, ciccioso, senza un pelo (cap. X).
Paleari, agli occhi dello stesso protagonista del romanzo è un uomo completamente estraneo rispetto alla realtà che lo circonda a causa delle sue noiose riflessioni che espone continuamente al povero Pascal-Meis. L'occulto è l'argomento che più interessa ad Anselmo e organizza spesso sedute spiritiche con lo scopo di richiamare le anime dei morti.

TERENZIO PAPIANO
Era il marito della sorella di Adriana, morta senza avere avuto figli.
È un uomo sui quarant'anni, con occhi grigi, acuti e irrequieti (cap. XII) calvo, alto, robusto e con evidenti baffi brizzolati.
Papiano non ha scrupoli: dovendo restituire ad Anselmo Paleari la dote della moglie morta, cerca piuttosto di indurre Adriana a sposarlo in modo di non dover più consegnare al padre il denaro che gli doveva, e sfrutta l'aiuto di Silvia Caporale, un'altra ospite della pensione rimasta impoverita dopo avere affidato ogni suo avere allo stesso Papiano. Notando però l'interesse di Pascal-Meis per la giovane che ha preso di mira, Terenzio cerca di avvicinarlo a Pepita Pantogada, nipote del Marchese di Auletta presso cui lo stesso Papiano lavora come segretario, ma non riesce nel suo intento. Papiano, allora, con l'aiuto del fratello, sottrae a Mattia-Adriano una forte somma di denaro come ricompensa del suo interessamento per Adriana.

LO SPAZIO

Lo strano e diverso caso del fu Mattia Pascal è principalmente ambientato tra Miragno, il piccolo paesino ligure dove il protagonista del romanzo è nato, e Roma, dove Adriano Meis si stabilisce per due anni. Viaggiando, però, il personaggio principale della storia giunge a Nizza, Montecarlo, Torino, Milano, Padova, Venezia, Ravenna, Firenze, Perugia, Pisa, Colonia, Mannheim, Worms, Magonza, Bingen, Coblenza… Nonostante i luoghi citati siano parecchi, Pirandello non dà mai una approfondita descrizione di essi probabilmente perché ritiene non abbiano alcuna influenza sui suoi personaggi e sulle azioni compiute da questi.

IL TEMPO

Nel romanzo non si fa alcun riferimento al tempo in cui la vicenda è svolta, ma dalle notizie riportate sul giornale che Mattia Pascal legge di ritorno da Montecarlo (Lessi che l'imperatore di Germania aveva ricevuto a Potsdam, a mezzodì; l'ambasciata marocchina e che al ricevimento aveva assistito anche il segretario di Stato, barone Richtofen. La missione presentata poi all'imperatrice, era stata trattenuta a colazione… Anche lo Zar e la Zarina avevano ricevuto a Peterhof una speciale missione tibetana, che aveva presentato alle LL. MM. I doni del Lama.) si può dedurre che la storia sia ambientata nei primi anni di questo secolo. Il tempo di ambientazione del romanzo, però, non ha alcuna importanza; come per lo spazio, non influenza i personaggi e le azioni di questi. La vicenda narrata ne "Il fu Mattia Pascal" potrebbe accadere in qualunque tempo e in qualunque luogo.
Le vicende narrate nel romanzo, però, accadono in un arco di tempo ben definito. La narrazione di Mattia Pascal inizia dalla descrizione della sua infanzia, cioè da quando aveva quattro anni e mezzo, e finisce quando torna a Miragno dopo il suo peregrinare che lo aveva portato a viaggiare tra Italia, Francia e Europa e scrive la sua storia. Nel terzo, quarto e quinto capitolo (La casa e la talpa, Fu così, Maturazione) Mattia racconta a grandi linee la sua vita da quando aveva quattro anni e mezzo fino alla morte della madre e della figlia adorata, avvenute durante lo stesso giorno. Nei restanti tredici capitoli vengono invece descritti i due anni in cui Pascal ha vissuto con l'identità di Adriano Meis.

IL NARRATORE

La narrazione è condotta in prima persona; è Mattia Pascal, il protagonista, che raccontando ci fornisce il suo punto di vista interno con focalizzazione 0 (zero/onnisciente). L'onniscienza del narratore è dovuta dal fatto che lui racconta la sua storia a posteriori, quando questa è già successa; questo permette che al lettore vengano fornite anticipazioni degli avvenimenti che ne stimolano la curiosità.

LE TECNICHE NARRATIVE

Il romanzo "Il fu Mattia Pascal" è diviso in diciotto capitoli numerati e titolati più l'ulteriore Avvertenza sugli scrupoli della fantasia, esterno alla storia ma aggiunto dallo stesso Pirandello al suo romanzo qualche anno dopo la prima stesura per dimostrare come le vicende di Mattia Pascal, seppure straordinarie e quasi inspiegabili, possano realmente accadere.
La struttura narrativa de "Il fu Mattia Pascal" non è quella tradizionale dei romanzi in cui il protagonista racconta le proprie vicende. L'opera si apre con due premesse: la prima in cui ci viene presentato il protagonista-narratore e il suo strano caso; e la seconda, "filosofica", nella quale lo stesso autore ritiene necessario esporre la sua concezione a riguardo dell'uomo e della vita. Dopo le due premesse inizia una lunghissima analessi che qualche volta sarà interrotta da alcune anticipazioni dell'autore, spesso molto brevi.
Le sequenze narrative all'interno del romanzo, sono, assieme a quelle riflessive e dialogate le predominanti. Quelle riflessive portano spesso l'autore a vere e proprie considerazioni di carattere filosofico, mentre quelle dialogate sono caratterizzate per lo più dal discorso indiretto, da quello diretto libero e da monologhi interiori dello stesso io narrante. Proprio la presenza di sequenze dialogate e narrative fa sì che il ritmo della storia sia sempre veloce e incalzante.
Il tono usato da Pirandello per il suo romanzo è di tipo colloquiale, anche perché spesso è proprio lo stesso autore che interagisce col lettore; lo stile è chiaro, semplice e scorrevole.

I TEMI

"Il fu Mattia Pascal" presenta moltissime tematiche che possono essere oggetto di discussione ancora oggi dopo quasi un secolo dalla sua stesura.
La prima frase (Una delle poche cose, anzi forse la sola che io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal) e l'ultima (Io sono il fu Mattia Pascal) del romanzo affrontano il tema dell'identità, molto presente all'interno di tutta la narrazione, durante la quale vengono prese in esame via via altre tematiche; tra queste la morte (dopo la mia terza, ultima e definitiva morte) che non solo riguarda quella molteplice di Mattia Pascal, ma anche quella del padre, della madre e delle figlie dello stesso protagonista, ma anche quella del pallidissimo giovane suicidatosi dopo avere perso tutto ciò che aveva al Casinò di Montecarlo. Il gioco (Non seppi, o meglio, non potei arrestarmi a tempo) è un altro dei temi del romanzo e lui va associato anche quello della fortuna (Non ebbi più né modo né tempo di stupirmi allora del favore, più favoloso che straordinario, della fortuna). Altra importante tematica del romanzo è la solitudine (mi trovai qui solo, mangiato dalla noia). Due difetti, uno fisico e uno di carattere più manuale, amministrativo, che Mattia Pascal pone molto spesso in rilievo sono il suo strabismo (un occhio, il quale, non so perché, tendeva a guardare per conto suo, altrove) e la sua incapacità (ero inetto a tutto). È proprio il suo occhio strabico che gli permette di seguire, come uno spettatore, il suo "lasciarsi vivere"; questo difetto fisico, dopo un'operazione, viene eliminato a Roma, e proprio da quel momento, Pascal, riesce a mettere un po' di ordine nella sua esistenza iniziando a chiarire la realtà della vita che lo circonda, dato che, non ne è più uno spettatore, eliminato l'occhio strabico. Altra caratteristica di Mattia Pascal è il suo continuo peregrinare (seguitai ancora per qualche tempo a viaggiare), egli viaggia per sfuggire da una realtà che non gli appare bene definita, chiara, e quindi lo spaventa.

L'INTERPRETAZIONE

Con "Il fu Mattia Pascal" Pirandello ha voluto esprimere la propria concezione dell'uomo e della vita.
L'uomo, in età giovanile, entra in contatto con la realtà che lo circonda e con le persone che ne fanno parte, ma senza riuscire a definire con certezza quale sia la vera natura di ognuno (la "prima vita" di Mattia Pascal a Miragno). In un secondo momento si sforza di chiarire la realtà in cui vive, ma non gli è possibile poiché essa muta in continuazione, come del resto lo stesso animo umano; l'uomo allora, per sopravvivere al caos che domina la sua esistenza, si vede costretto ad indossare una maschera che rappresenta il suo animo come appare alle altre persone (il protagonista quando assume l'identità di Adriano Meis a Roma). Solo in un terzo e ultimo momento l'uomo trova un po' di ordine nella propria vita (Mattia Pascal, tornato a Miragno, si rende conto di essere "il fu Mattia Pascal").

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