Kant: contro il contrattempo

Materie:Altro
Categoria:Filosofia

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Testo

KANT: contro il CONTRATTEMPO
Un piccolo aneddoto su kant e la sua puntualità..
“- Margush! Margush, dove sei? Margush!
Nella bottega del centro, il vecchio orologiaio è alla ricerca della figlia. Margaretha è molto seria e svolge quotidiano apprendistato nella bottega paterna, per poterne ereditare un giorno lavoro e responsabilità. E' infatti al Mastro orologiaio che tutti si rivolgono per conoscere l'ora esatta.
- Eccomi padre. Sono qui.
- Alla buon'ora, Margush. Abbiamo il solito problema, - Mastro Joseph abbozza una smorfia di sorriso. Sorride anche la giovane Margaretha, che di suo padre accetta e ama tutto, anche le debolezze dell'età avanzata.
- Il solito, uhm?
- Oh sì, figlia mia: tutte le pendole si sono sfasate e, giuda, figurarsi se ce ne sia una che segni la medesima ora di un'altra!
- Cose che capitano, padre. Il solito metodo?
- Certo che sì. Ne conosci uno migliore? Non possiamo certo andare da quell'odioso Walter a chiedere l'ora esatta. Proprio noi che siamo una famiglia di orologiai, il vanto di tutto il borgo.
In effetti, la bottega di Mastro Joseph è la più antica della città e al vecchio artigiano appare strano, o meglio vergognoso, andare dal giovane concorrente a chiedere l'ora esatta. Il verificarsi di questi contrattempi temporali, però, ha condotto Mastro Joseph a ingegnarsi, alla ricerca di un efficace metodo alternativo.
- Che ore sono adesso?
- Ma che ne so, Margush. Il cucù svizzero marcia verso le cinque, quello praghese segna le cinque passate da qualche minuto, mentre i tre che ho comprato a Londra stanno suonando adesso il quarto d'ora.
La polvere della bottega, immobile al tramonto, è percorsa di continuo da battiti e singulti sincopati, rumori di leve e contrappesi nascosti, argentini ticchettii e cinguettii di uccelli legnosi.
- Allora, aspetteremo padre.
- Sì, figlia mia, vorrà dire che aspetteremo. Mettiti sulla porta e aguzza la vista.
Il piccolo negozio si affaccia sulla strada principale del borgo, facendo angolo con la salita che conduce ai Palazzi Albertini.
- Arriva, Margush? Eh, arriva?
- Non ancora padre, non ancora. Non saranno ancora le cinque, evidentemente.
- Oh, sì, giusto. Hai ragione.
- Tu comunque è meglio che stai pronto.
- Ho le mani sulle lancette, figlia.
- Ben fatto padre. E… aspetta un attimo. Sì. Eccolo, eccolo: sta arrivando.
- Allora adesso sono le cinque.
- No, Mastro Joseph. Solo quando passerà di fronte alla nostra bottega, saranno le cinque in punto.
- Sicura?
- Sì, sono sicura. Non è mai stato diverso, d'altronde.
- Sarà, ma io mi stupisco sempre. Non è umana simile puntualità.
Solo quando Margush vide il professore davanti all'ingresso della bottega, dopo avere doppiato l'angolo della strada, fece con le mani il gesto a Mastro Joseph. L'orologiaio regolò il pendolo di riferimento, quello più preciso, spaccando le cinque pomeridiane. Immanuel Kant, professore e accademico del Regno, proseguì lungo la sua strada, immerso in elevati problemi metafisici, verso la sua dimora. Il grande pensatore ignorava del tutto la propria puntualità, tanto straordinaria da apparire sovrumana. Una simile puntualità era una vera manna per gli orologiai della città e per tutti i ritardatari in genere.”

Immanuel Kant,
PER LA PACE PERPETUA.
L'opera di Kant e' troppo importante per poter essere sintetizzata in poche schede bibliografiche. Dal libro oggetto di questa scheda (che e' del 1795) estrarro' quelle tesi che, dal mio punto di vista, rappresentano maggiore interesse ed attualita'.
1.
La pace perpetua e' possibile nell'ipotesi di una repubblica universale; gli Stati sovrani non sono pero' disponibili a sottomettersi ad una civitas gentium, uno Stato di popoli grande quanto la Terra: la federazione e' allora il surrogato negativo dell'idea positiva, ma irrealizzabile, della repubblica universale (pagg.88-89). Lo stato federativo e' infatti l'unico compatibile con la liberta' dei singoli Stati (pag.159).
Unico scopo della federazione di Stati e' quello di evitare la guerra (pag.159): un trattato di pace pone fine ad una guerra, l'alleanza di pace mette fine a tutte le guerre (pag.85). La pace perpetua si ottiene allora quando l'idea di federazione viene estesa gradualmente a tutti gli Stati (pag.59): "il diritto internazionale dev'essere fondato su un federalismo di Stati liberi" (pag.81).
2.
La guerra non puo' mai essere guerra di sterminio: "nessuno Stato in guerra con un altro deve permettersi comportamenti ostili che, nella pace futura, renderebbero impossibile la fiducia reciproca" (pag.61).
La guerra punitiva non esiste, cosi' come non esiste una guerra giusta, che presupporrebbe con cio' gia' la sentenza di un giudice: ma la guerra, scrive Kant, e' il triste mezzo con cui si possono affermare i propri diritti nello stato di natura, non essendovi in quello stato alcun tribunale in grado di giudicare in base al diritto (pag.61).
Lo stato di natura e' infatti, per Kant, uno stato di guerra, lo stato di pace deve essere istituito e non puo' consistere in semplice assenza di ostilita'; lo stato di natura e' caratterizzato da tendenze egoistiche, vi puo' essere soltanto un diritto privato (pag.153). E' da una buona costituzione dello Stato che consegue la buona educazione morale di un popolo, e non viceversa (pag.113); ogni Stato vorrebbe la pace durevole dominando il mondo intero, ma la natura agisce altrimenti, "per impedire la mescolanza dei popoli e per tenerli separati, essa si serve di due mezzi: la diversita' delle lingue e delle religioni" (pag.115).
La morale, secondo Kant, e' l'insieme di leggi imperative secondo le quali dobbiamo agire (pag.123) e gli uomini "non possono mai sottrarsi all'idea del diritto, ne' nei loro rapporti privati ne' in quelli pubblici" (pag.137).
Non puo' esserci conflitto fra la politica e la morale, con la politica che viene definita da Kant dottrina pratica del diritto e la morale dottrina teoretica del diritto (pag.123): ne deriva la figura del politico morale, mentre e' invece da escludere quella del moralista politico, che costruisce una morale "a partire dagli interessi dell'uomo di Stato" (pag.127). La vera politica rende omaggio alla morale e non e' ammesso escogitare diritti pragmatico-condizionati perche' l'idea pura di dovere giuridico e' data a priori, "a prescindere dalle eventuali conseguenze fisiche" (pag.143). Percio', secondo Kant, "le massime politiche non devono fondarsi sui concetti di benessere e di felicita' che ogni Stato puo' attendersi dalla loro applicazione" (pag.143).
3.
I diritti vengono conferiti unicamente dalla giustizia, la quale deve essere pubblicamente notificabile: "tutte le azioni che concernono il diritto di altri uomini, e la cui massima non e' compatibile con la pubblicita', sono ingiuste" (pag.149). Si tratta di un principio negativo, in quanto il principio della pubblicita' e' soltanto un mezzo (certo, indimostrabile, facile da applicare, pag.151).
La costituzione civile e' necessaria laddove vivano uomini che possono interagire fra di loro (pag.67). La costituzione giuridica deve essere conforme:
- al diritto statuale (che regola i rapporti fra gli uomini),
- al diritto internazionale (che regola il rapporto fra gli Stati),
- al diritto cosmopolitico (che regola i rapporti fra uomini e stati, considerati entrambi cittadini di uno Stato umano universale).
La decisione di iniziare la guerra, in questo contesto (costituzione repubblicana) diventa percio' piu' difficile perche' viene tolta al capriccio del singolo monarca e necessita del consenso dei cittadini (pag.73).
Il regime repubblicano richiede un numero limitato di governanti, che pero' si caratterizzano per una maggiore rappresentativita' (pag.77).
Il potere supremo, in ogni caso, deve essere irresistibile: "chi non ha potere sufficiente a proteggere i cittadini l'uno contro l'altro, non ha neppure il diritto di comandare su di loro" (pag.153).
Alla migliore costituzione possibile secondo leggi giuridiche ci si puo' avvicinare solo per gradi, con correzioni successive (pag.129), "mediante un infinito processo di avvicinamento" (pag.163).
Gli esempi di buon governo non giustificano di per se' per Kant la forma del governo: "chi ha mai governato meglio di un Tito e di un Marc'Aurelio? Eppure l'uno ebbe per successore un Domiziano, l'altro un Commodo; e cio' non sarebbe mai potuto accadere in una buona costituzione" (pag.77).
4.
Il diritto cosmopolitico e', anzitutto, un diritto di visita "che consiste nel dichiararsi pronti a socializzare in virtu' del diritto al possesso comune della superficie della terra" (pag.91).
Il diritto cosmopolitico, come diritto pubblico generale, deve attuare la pace perpetua che sola puo' consentire il costante avvicinamento fra gli uomini (pag.97), inevitabile a causa della forma sferica della superficie terrestre (pag.91).
Dall'intensificazione delle relazioni umane consegue per Kant che "la violazione del diritto commessa in un luogo della terra viene avvertita in tutti i luoghi" (pag.97).
Nessuno Stato puo' ingerirsi con la forza nella costituzione e nel governo di altri Stati (pag.59), neppure nella situazione palese di violazione dei diritti all'interno di quei paesi; la tesi e' singolare: l'intervento e' invece giustificato nel solo caso in cui lo Stato si divida in due, una delle quali pretende di dominare il tutto.
D'altro canto, secondo Kant, uno Stato non deve contrarre debiti pubblici nei suoi affari esterni (pag.57), la bancarotta di uno Stato lede i diritti degli altri Stati che vengono coinvolti nel disastro.
5.
Secondo Kant gli eserciti permanenti col tempo devono scomparire del tutto (pag.55): si tratta di una tesi interessante, in controtendenza rispetto alle politiche dei nostri giorni che sono volte, al contrario, all'introduzione di eserciti permanenti ed all'abolizione della leva.
Tre, per Kant, sono gli elementi di forza degli Stati: eserciti, alleanze, denaro. Dei tre, il denaro e' lo strumento bellico piu' sicuro: "la potenza del denaro appare la piu' solida e fidata fra tutte le potenze subordinate (in quanto mezzi) al potere dello Stato" (pag.117); lo spirito commerciale e' pero' incompatibile con la guerra (pag.117).
Gli eserciti permanenti, sostiene Kant, producono una corsa senza fine agli armamenti e sono essi stessi causa di guerre aggressive. Occorre invece favorire esercitazioni militari volontarie e periodiche dei cittadini ad autotutela da aggressioni esterne (pag.55).
6.
Alcune regole sofistiche della politica che vanno combattute:
- fact et excusa (pag.133), la giustificazione e' piu' facile a fatto compiuto;
- si fecisti, nega (pag.133), negare ogni colpa per un atto illecito commesso;
- divide et impera (pag.133);
- reservatio mentalis, come redigere trattati internazionali con espressioni che possono essere interpretate ove occorra a proprio vantaggio, "per esempio, l'uso della distinzione fra lo status quo de fait e quello de droit" (pag.159);
- probabilismus, attribuire cattive intenzioni altri altri Stati come pretesto per attaccarli;
- peccatum philosophicus, considerare ingiustizia veniale l'annessione di un piccolo Stato da parte di uno molto piu' grande con un presunto maggior benessere del mondo (pag.159).
I filosofi devono essere ascoltati: "e' indispensabile che i re o i popoli sovrani (cioe' i popoli che governano se stessi secondo leggi di uguaglianza) non facciano sparire o ridurre al silenzio la classe dei filosofi, ma la lascino parlare pubblicamente" (pag.121), anche se Kant aggiunge poi una tesi discutibile, e cioe' che i filosofi sono incapaci di essere faziosi, cospiratori e di fare propaganda.

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