Kant e le tre critiche

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia
Download:508
Data:23.11.2001
Numero di pagine:13
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
kant-tre-critiche_1.zip (Dimensione: 17 Kb)
trucheck.it_kant-e-le-tre-critiche.doc     82.5 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

• KANT - CRITICA DELLA RAGION PRATICA
OBIETTIVO: provare l'esistenza di una ragione pura pratica (ovvero nella funziona pratica c'è ragione pura con strutture orientative)
FINE RAGGIUNTO: è rivelata l’esistenza di un mondo morale le cui leggi sono determinate dalla ragione in assoluta autonomia e libertà. La ragione perciò diventa il fondamento del nostro agire morale.
Teoretica (facoltà conoscitiva, tende a comportarsi in modo illegittimo,
RAGIONE prescindendo dall'esperienza)
Pratica

RAGION PURA PRATICA
(non opera sulla base dell'esperienza ma
indipendentemente da essa) RAGION EMPIRICA PRATICA
(opera sulla base di sensibilità e volontà)

non deve essere criticata perché obbedisce - massime, principi - prescrizioni
ad una LEGGE MORALE UNIVERSALE pratici soggettivi validi per
(in maniera legittima) il singolo individuo e la sua volontà
(dipendenti dall'esperienza,
non legittime dal punto di vista morale
universale)
- imperativi (di per sé oggettivi) ipotetici (prescrivono mezzi in vista di determinati fini: se…devi)
è comunque limitata causa la
finitudine dell'uomo, causa la sua
natura sensibile e istintuale

pretesa di andare oltre i limiti e
determinare essa sola la volontà
LEGGE MORALE valida "a priori" per tutti e sempre (non ricavata dall'esperienza): legge etica assoluta
1. Libertà dell'agire (autonomia del soggetto, capacità di autodeterminarsi della volontà, prerogativa legislatrice della volontà) → no morale eteronoma
2. Validità universale → autodeterminarsi al di là delle sollecitazioni istintuali
3. Validità necessaria
4. Formalità (determina COME e non che cosa dobbiamo fare) → se prescrivesse contenuti concreti sarebbe vincolata ad essi
5. Disinteresse (antiutilitaristica, non agisce per determinati scopi - gratuità - dovere per il dovere); le norme etiche concrete sono fondate e non fondanti rispetto all'imperativo categorico
6. Assolutezza (la morale non è assoluta perché sciolta dai condizionamenti dell'istinto ma perché se ne decondiziona)
La morale si gioca all'interno tensione RAGIONE-ISTINTO
Se l'uomo fosse solo istinto non esisterebbe morale se fosse solo ragione: SANTITA'
ETICA (perfetto adeguamento alla legge)
Da cui
7. Necessità - sola possibilità della CATEGORICITA' dell'agire morale

IMPERATIVO CATEGORICO
(Ordina il dovere in maniera incondizionata: devi)
Comanda il rispetto della legge stessa (eleva a legge l'esistenza di una legge) - dovere x dovere

1. agisci in modo che la massima soggettiva possa valere come legislazione universale
2. tratta l'umanità non come mezzo ma come fine (rispetto dignità umana) → l'uomo è soggetto e non oggetto → tensione verso REGNO DEI FINI
3. la volontà intesa come universalmente legislatrice (comando morale non esterno e schiavizzante ma frutto spontaneo della volontà razionale che, essendo legge, fa sì che noi obbediamo a noi stessi - volontà che intende se stessa come universale)
l'uomo dovrebbe aderire convintamente alla volontà della legge: VOLONTA' BUONA
(al di là della LEGALITA' → adesione esteriore)

innalza l'uomo nel MONDO NOUMENICO (intelligibile)
in questo mondo (FENOMENICO) virtù e felicità sono disgiunte (antinomia etica per eccellenza)
bisogna quindi postulare ASSOLUTO MORALE = SOMMO BENE nel mondo dell'aldilà (virtù=felicità)
Condizione della sua stessa esistenza e pensabilità (esigenze interne della morale non dimostrabili)
IMMORTALITA' ESISTENZA DI DIO LIBERTA'
(solo santità porta sommo bene, (volontà santa e onnipotente (condizione stessa etica)
santità non realizzabile, quindi in cui felicità =merito)
necessità dimensione temporale altra
per tendere alla santità)
• KANT - CRITICISMO E CRITICA DELLA RAGION PURA
CRITICISMO: posizione filosofica riguardo la metafisica che prende le distanze tanto dal dogmatismo del razionalismo (indipendenza ragione - esperienza) quanto dallo scetticismo (esito dell'empirismo inglese nega la possibilità di conoscenze universali e necessarie).
Punto di partenza della questione metafisica (disciplina filosofica che studia i principi primi della realtà oltre la conoscenza sensibile): la ragione.
OBIETTIVO: esame critico di sé da parte della ragione pura (tribunale della ragione) circa la legittimità delle sue pretese e circa i suoi limiti; ragione pura intesa come insieme delle facoltà conoscitive umane mediante principi a priori, indipendenti dall'esperienza, universali e necessari con lo scopo di stabilire sulla base di questi principi un sistema della metafisica come scienza.
Ragione VERNUNFT (facoltà della conoscenza in generale)
In senso stretto contrapposto all'intelletto (facoltà che tende a produrre idee trascendentali che non dipendono né dai sensi né dall'intelletto, esprime esigenza di pensare l'incondizionato - il noumeno - vs intelletto si ferma ai dati dell'esperienza)
LA FISICA
• la ragione pone interrogativi alla natura alla ricerca di una legge necessaria che permetta di inquadrare i fenomeni sulla base di principi ed esperimenti - Galilei, piano inclinato, Torricelli studi sulla pressione atmosferica, Stahl studi sulla infiammabilità - (metodo galileiano di ricerca). Fisica è scienza.
tendenza naturale ed infaticabile all'indagine
E la metafisica può agire come scienza?
priva di metodo sicuro
"superiore" alla scienza perché non deve nulla all'esperienza la ragione è ingannevole v
serve metodo giusto
Sulla base di questo:
È necessario RADICALE CAMBIAMENTO DI PROSPETTIVA FILOSOFICA:
RIVOLUZIONE COPERNICANA (come Copernico aveva affrontato la questione cosmologica in un'ottica completamente diversa)
Per conoscere bisogna muovere dalla ragione, dai suoi principi, dalle sue forme costitutive
e non dal mondo degli oggetti esterni.
Il soggetto non si adegua all'oggetto, al centro dell'interesse
ma è l'oggetto a modellarsi sul soggetto ragione del soggetto, non realtà esterna
punto di partenza fondamentale per l'elaborazione di una metafisica ben fondata (evitando il rischio di creare una morale sulla base di una metafisica priva di fondamento)
PROCESSO COGNITIVO sulla base → principi puri non derivati dall'esperienza
→ soggetto
è quindi TRASCENDENTALE (conoscenza che non si occupa degli oggetti ma del nostro modo di
conoscenza degli oggetti; non derivabile dall'esperienza ma che
permette l'esperienza stessa)
perché rinvia ai contenuti
dell'esperienza
senza costituirsi a partire da essi (ma dalla ragione)
concerne il fondamento a priori di una data possibilità di esperienza
mentre trascendenti: oltrepassano ogni possibilità di esperienza - come le idee della ragione - dio, anima e mondo

CONOSCENZA PURA → consta di proporzioni o giudizi necessari e universali
conoscere significa esprimere un giudizio
giudizio: connessione di due concetti (soggetto e predicato).
• Il concetto predicato è contenuto nel concetto soggetto, ricavabile per pura analisi immediata del concetto soggetto.

GIUDIZIO ANALITICO (tutti i corpi sono estesi)
È formulato a priori, esprime in modo diverso lo stesso concetto espresso nel soggetto - è universale e necessario, tautologico
• Il concetto predicato non è implicito nel concetto soggetto, ne amplia il significato. È sintetico ed estensivo.

(Tutto ciò che accade ha una causa)
GIUDIZIO SINTETICO A POSTERIORI GIUDIZIO SINTETICO A PRIORI
(tutti i corpi sono gravi) la connessione tra soggetto e predicato
Si basa sull'esperienza, non è universale né necessario; è a priori, universale, necessaria
(come le operazioni aritmetiche, i giudizi della
geometria e della fisica).
il predicato è indipendente dall'esperienza
ma aggiunge qualcosa che ha radici nell'esperienza
→ è possibile una conoscenza filosofica che sia come la scienza universale e necessaria? Come sono possibili i giudizi sintetici a priori, come è possibile la mate e la fisica? Come è possibile la metafisica come disposizione naturale (in base a quale principio?) come è possibile la metafisica come scienza?

• ESTETICA TRASCENDENTALE : disciplina che studia il problema della possibilità che i principi a priori della conoscenza sensibile garantiscano la verità della nostra conoscenza.
che si fonda sui dati forniti dai sensi
oggetto: fenomeno → prodotto della relazione immediata sensi - oggetto - processo intuitivo
condizionato dai principi
costitutivi della ragione umana
appare soltanto nella sua
relazione con il soggetto conoscitivo, e non quale esso è in sé
materia dell'intuizione empirica: sensazione, la forma della sensazione (insieme delle modalità fisse con cui la mente ordina la materia sensibile) permette che la molteplicità empirica venga ordinata grazie a principi a priori propri del soggetto
spazio tempo → rende possibile la
conoscenza del senso interno e, in modo
mediato, del senso esterno. Rende possibili i giudizi
sintetici a priori dell'aritmetica e della meccanica
permette
la rappresentazione no rappresentazioni empiriche
dello spazio fuori da noi ma rappresentazioni a priori perché
rende possibili giudizi tutte le rappresentazioni empiriche
sintetici a priori della geometria lo presuppongono

• ANALITICA TRASCENDENTALE (o conoscenza intellettiva) studia la possibilità di fondare in modo necessario e universale la CONOSCENZA intellettuale, ovvero i concetti
concetti empirici concetti puri
- contengono elementi sensibili - - modi universali del pensare -
- sensibile e recettiva - - contengono la forma e non la materia -
nessuna delle due facoltà può prevalere sull'altra e
la conoscenza risiede nella loro unione
"categorie" che permettono di qualificare gli
dodici modalità sintetiche oggetti offerti dalla sensibilità e quindi giudicare
di unificazione dell'esperienza riguardo alla loro qualità, quantità , rapporti tra essi,
ed esprimere il valore che possiedono
nell'insieme della conoscenza
qualità: realtà, negazione, limitatezza
quantità: unità, pluralità, particolarità
non si può pensare un oggetto nella sua unità relazione: inerenza, causalità, reciprocità
senza pensare la molteplicità dei suoi aspetti fenomenici modalità: possibilità, esistenza, necessità
unificata secondo le categorie

FENOMENO: categorie possono essere applicate soltanto agli oggetti dei sensi (fenomeni), in quanto abbisognano dell'intuizione sensibile per procedere all'unificazione sintetica del molteplice.
NOUMENO: un uso delle categorie che trascende dimensione fenomenica non è legittimo (non conduce a nessuna forma di conoscenza della realtà) Il noumeno è tutto ciò che non è oggetto dell'intuizione sensibile (atto con cui la sensibilità coglie in modo immediato la percezione della realtà esterna e fornisce il materiale su cui agisce l'attività ordinatrice dell'intelletto umano) e quindi circoscrive i limiti della nostra conoscenza del mondo. (concetto limite).
E' anche oggetto di intuizione di tipo intellettuale (atto con cui l'intelletto coglie in maniera immediata la realtà in sé. È proprio solo di un intelletto creatore mentre l'intelletto umano è una facoltà di carattere discorsivo) - assolutamente fuori dalle nostre capacità conoscitive (enti intelligibili possono essere pensati, non conosciuti): unica accezione accettata è la prima, negativa, il concetto di noumeno è necessario perché problematico.
• DEDUZIONE TRASCENDENTALE (dimostra la legittimità di diritto delle categorie, cioè della pretesa dei concetti puri di garantire la conoscenza di tutti i fenomeni - validità oggettiva)
Poiché la sintesi unitaria del molteplice avviene spontaneamente nell'intelletto ogni volta che si formula un giudizio, bisogna ricercare il suo concetto puro, antecedente le categorie
IO PENSO - intuizione spontanea che rende possibile ogni rappresentazione del molteplice, si presenta come appercezione pura e originaria, come unità formale delle conoscenze possibili, costituisce l'autocoscienza come condizione di possibilità di ogni pensiero. UNITA' DEL CONTESTO indica la unitaria e superiore attività sintetizzatrice dei dati della esperienza.
• DIALETTICA TRASCENDENTALE
La dialettica trascendentale è la conoscenza della ragione in senso stretto come facoltà che tende a spiegare oltre i dati sensibili - idee trascendentali.
Esistono 3 idee (concetto puro della ragione, perfezione non reale che trascende esperienza sensibile) alle quali la ragione metafisica fa corrispondere i rispettivi oggetti:
. idea di anima . esistenza dell’anima
. idea di mondo . esistenza del mondo oggetto di tre presunte scienze metafisiche
. idea di Dio . esistenza di Dio
- confutazione dell’idea di anima (psicologia razionale) falso sillogismo (l'anima essendo pensabile è conoscibile) , che applica al principio “io penso” la categoria di sostanza . io penso non è fenomenicamente conoscibile
- confutazione dell’idea di mondo (cosmologia razionale) emergono antinomie (realtà conflittuali egualmente valide), nelle quali sia l’antitesi che la tesi sono verosimili:
. il mondo ha un carattere finito (tesi) o infinito (antitesi)
. il mondo è divisibile fino a un certo punto, fino a raggiungere parti semplici (tesi) o è divisibile all’infinito (antitesi)
. esistenza nel mondo di una causalità libera (tesi) o il mondo è determinato dalle leggi di natura, niente è quindi libero né può sfuggire alle leggi (antitesi)
. esistenza nel mondo di un essere necessario, autonomo e autosufficiente (tesi) o nel mondo non c’è nessun essere necessario ma tutto è contingente (antitesi)
- confutazione dell’idea di Dio (teologia razionale):
. prova ontologica di S. Anselmo (concetto di Dio come essere supremo, onnipotente e perfettissimo = esistenza di Dio) idea non riscontrabile nel'esperienza
. prova cosmologica di S. Tommaso
. prova fisico-teologica degli illuministi
Kant ha un concetto di dialettica sostanzialmente negativo: logica dell'apparenza, della conoscenza illusoria e fittizia quando la ragione pretende di determinare l'oggetto delle sue idee.
• la ragione si illude di poter determinare e quindi descrivere i contenuti delle sue idee di cui non ha la intuizione sensibile (cade in paralogismi):
• uso regolativo della metafisica (non c’è l’uso costitutivo, poiché le 3 idee non corrispondono ad alcun oggetto) : le idee impongono di pensare come se esistessero anima sostanziale, mondo e dio come realtà. L'intelletto è spinto ad esercitare la sua funzione intellettuale in modo sempre più ampio. La ragione guida la conoscenza entro certi limiti.
• non è possibile metafisica come scienza ma esiste disposizione naturale a farsi domande della metafisica

• KANT - CRITICA DEL GIUDIZIO
Kant si propone di tentare una mediazione tra dimensione conoscitiva scientifica, fondata sull’intelletto e quella morale, fondata sulla ragione pratica.
Obiettivo è superare il dualismo tra mondo fenomenico, deterministico (aspetto corporeo dell'uomo) e mondo noumenico, finalistico.
Tale mediazione presuppone una facoltà intermedia, quella del giudizio, strettamente collegato al sentimento puro (facoltà di provare piacere/dispiacere)
Facoltà intermedia tra il conoscere (sotto giurisdizione dell'intelletto) e il desiderare (sotto giurisdizione della ragione - sfera dell'azione etica).
Facoltà di trovare il particolare come contenuto nell'universale.
GIUDIZIO DETERMINANTE (teoretico, conoscitivo): nasce dalla sussunzione del particolare, dato dai fenomeni, nell’universale, rappresentato dalle categorie. Attraverso questo procedimento si arriva alla conoscenza e per questo, tale giudizio è detto determinante, in quanto determina teoreticamente l’oggetto. E' dato l'universale
GIUDIZIO RIFLETTENTE: proprio del sentimento che si applica al fenomeno già definito dall'intelletto e ne coglie la finalità, ossia l'accordo con l'universalità del reale, l'armonia tra realtà sensibile e intelligibile. È detto riflettente perché l'uomo deve semplicemente riflettere su una idea già costituita dai giudizi determinanti.
Quell'accordo armonioso implica l'armonia intesa come perfetta interazione di tutti gli elementi di una realtà nel formare la sua totalità, si manifesta come apparizione di un fine rispetto al quale tutti gli elementi sono ordinati (finalità della natura).
Il fine unificante di un molteplice empirico può essere costituito dalla stessa soggettività umana che lo contempla, come nel caso di un paesaggio o quadro, i cui particolari sembrano armonizzarsi al fine di corrispondere al sentimento umano: il giudizio esprima la bellezza dell'arte (g. riflessivo estetico): facoltà di giudicare la finalità soggettiva
Il ‘bello’, nel giudizio estetico, deve avere quattro caratteristiche:
1. Il bello è ciò che piace senza interesse, dunque non legato ai sensi né all’utile economico (piace nel giudizio di gusto - facoltà di giudicare il bello)
2. Il bello è universale, perché vale per tutti gli uomini, distinguendosi dai gusti individuali, è un sentire interiore.
3. Il bello è ciò che esprime un’impressione di ordine e di finalità, sia che si tratti della natura che di un’opera d’arte.
4. Il bello s’impone a tutti gli uomini necessariamente.
Il bello è limitato, mentre il sublime è illimitato. Il bello produce un sentimento positivo, mentre il sublime ne produce spesso uno contrastato tra positivo e negativo. Dunque il sublime suscita nell'uomo contemporaneamente repulsione e attrazione.
Produce senso di insufficienza e consapevolezza della nostra superiorità in quanto esseri razionali capace dell'idea di infinito. Sublime è ciò che, per il fatto di poter essere pensato, attesta una facoltà dell'anima superiore ad ogni misura dei sensi.
Il sublime si distingue in
• Matematico: si prova di fronte all’infinitamente grande (oceano, cielo).
• Dinamico: si prova di fronte all’infinitamente potente (terremoti, vulcani).
Il fine unificante può essere l'unità organica intrinseca al molteplice stesso degli organismi viventi. Il giudizio esprime il finalismo della natura (l'uomo è scopo ultimo della natura sulla terra, rispetto a cui “tutte le altre cose naturali costituiscono un sistema di fini”.)→ g riflessivo teleologico. Tale finalità si presenta come oggettiva, materiale e interna. Facoltà di giudicare la finalità oggettiva della materia (carattere proprio dell'oggetto).

Esempio



  



Come usare