Appunti su Kant

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia
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Testo

KANT
2° metà 700 e 1° meta 800

Riprende alcune convinzioni della filosofia moderna e n’elimina altre.
- riprende il tema della passività o recettività degli organi di senso e il tema del dualismo (rapporti
certezza- verità).
- rifiuta, come strutturalmente impossibile, l’andare a conoscere la realtà in sé.
Kant dice “la realtà in sé esiste, ma noi siamo strutturati in maniera tale da non poter conoscere la sua dimensione”, qui sta il “criticismo Kantiano” in altre parole rendersi conto che per noi è impossibile conoscere la realtà esterna.
Il mondo delle rappresentazioni è chiamato “fenomeno” (=ciò che appare, realtà come appare a noi).
La realtà esterna è definita “noumeno” (= ciò che è pensato).
Il nostro intelletto è strutturato per non permetterci di oltrepassare il piano fenomenico. E’ impossibile andar fuori dal pensiero in altre parole dal fenomeno cosi come dalla propria ombra (Kant afferma che Cartesio è un dogmatico).
Contenuto delle tre critiche:
- Della ragion pura. Cerca di dimostrare come per noi sia impossibile oltrepassare il piano fenomenico in pratica fa vedere, come a livello conoscitivo, non si possa raggiungere il mondo noumenico.
- Della ragion pratica. Fa vedere come, a livello d’esigenza morale, noi possiamo avere un “contatto” con il mondo noumenico.
- Del giudizio. Nasce dall’esigenza di avvicinare i due mondi, ciò non avviene quindi rimangono distinti.
Lo scritto più importante è il “Dissertazione del ‘70” (ossia “De mundi sensibilis acque intelleggibilis forma et principiis”; ha scritto quest’opera quando, nel ’70, quando viene nominato ordinario di logica e metafisica nell’università di Komgsberg). L’opera successiva è “La critica della ragion pura”. Temi fondamentali:
1) distinzione tra sensibilità e intelletto. Sensibilità è sinonimo di passività e recettività, ha a che fare con il mondo delle “res sicuti apparent”; l’intelletto ha a che fare con “res sicuti sunt”.
2) a proposito dell’intelletto distingue tra uso:
• logico: unisce e connette tra di loro i concetti, organizza e sintetizza un materiale empirico, è comune a tutte le scienze nel senso che queste connettono tra di loro i concetti per esprimere i loro ragionamenti.
• reale: è proprio ed esclusivo della metafisica; è l’intelletto che attraverso i suoi concetti coglie il mondo delle res sicuti sunt.
3) spazio e tempo come intuizioni pure, cioè come strutture o elementi a priori della sensibilità,
rendono possibile una scienza rigorosa riguardante il mondo fenomenico (es. di tale scienza
sono l’aritmetica e la geometria.)
4) differenza tra le scienze, i cui principi sono dati intuitivamente, e scienza in cui questo non
avviene; nelle prime non c’è bisogno di far precedere, alla costruzione di tali scienze, un metodo, nelle seconde il metodo deve precedere la scienza perché, non essendoci il contributo della sensibilità, c’è il rischio di procedere male. Ora nelle scienze, i cui principi sono dati intuitivamente, (cioè la matematica e le scienze naturali) non c’è il rischio di procedere male e allora non è necessario far precedere alla scienza l’individuazione del metodo. Nelle altre (cioè la metafisica), dove i principi non sono dati intuitivamente, c’è la possibilità di questo e allora bisogna indicare alla ragione la strada da percorrere. Il metodo deve precedere la costruzione della scienza, questo metodo che deve precedere la metafisica sarà la critica della ragion pura.
La critica della ragion pura segna un progresso rispetto alla dissertazione:
1) scoperta di fondo della dissertazione è che c’è scienza anche nel mondo fenomenico a patto d’intendere lo spazio e il tempo come intuizioni pure. Nella critica Kant sostiene che c’è scienza solo del mondo fenomenico, nella critica cade la metafisica (di cui nella dissertazione n’ammette l’esistenza) affermando che come scienza è impossibile.
2) mentre nella dissertazione, spazio e tempo intesi come intuizioni pure sono viste capaci di giustificare solo alcune scienze, nella critica sono viste capaci di giustificare la stessa scienza.
3) nella dissertazione, i concetti dell’intelletto, sono visti come capaci di cogliere le res sicuti sunt, nella critica diventano capaci di conoscere solo se unificano un materiale empirico, lavorando in tal modo solo nel piano fenomenico.
4) nella dissertazione c’è la distinzione tra
- sensibilità (che riguarda il mondo fenomenico)
- intelletto (che riguarda il mondo in sé)
nella critica non ha senso, le due facoltà non hanno oggetti distinti: l’oggetto nella critica è uno solo cioè il fenomeno, al quale la sensibilità dà la materia e l’intelletto la forma.
5) nella dissertazione, Kant crede nella metafisica e riferisce il termine “trascendentale” alla sfera della realtà in sé, e filosofia trascendentale è la metafisica. Nella critica Kant, non crede più alla metafisica ed effettua la “rivoluzione copernicana” e quindi cambia il significato del termine fino a che i concetti puri vengono visti come capaci di cogliere la dimensione della realtà in sé, il termine trascendentale riguarda la sfera della realtà in sé. Quando, nella critica, i concetti puri diventano forme vuote dell’intelletto capaci di rappresentare un oggetto solo a condizione di unificare, sintetizzare, ordinare un materiale empirico (rivoluzione copernicana), il termine trascendentale non riguarda più la sfera della realtà in sé, ma il modo di conoscere gli oggetti (=fenomeno) strutture mentali del soggetto nella critica e realtà in se nella dissertazione.
(metafisica aristotelica prende l’avvio dal divenire e approda nel motore immobile, metafisica dei razionalisti prende l’avvio dalle rappresentazioni e arriva alla realtà in se )
LA CRITICA DELLA RAGION PURA
La ragion pura è la ragione che vuole procedere prescindendo o facendo a meno dell’esperienza, critica significa “ valutazione di una pretesa” perciò “valutare la pretesa della ragione di procedere facendo a meno dell’esperienza”, Kant quindi non mette in discussione la validità della ragione pura piuttosto un “indirizzo” che storicamente ha seguito, cioè un “indirizzo metafisico”. Ecco il punto di partenza:
è possibile la metafisica come scienza? Osserva che non esiste la metafisica, esistono invece tante metafisiche in contrasto tra di loro e nessuno è stato in grado di costruirne un’adatta. È legittimo domandarsi se sia possibile una metafisica come scienza. Per vedere se è possibile si ricerca come siano possibili le scienze in cui la ragione riesce bene cioè matematica e fisica. Kant analizza queste due scienze nei fondamenti poi vede se il procedimento adottato in queste scienze, su cui la ragione ha successo, potrà essere applicato alla metafisica. La matematica e la fisica sono scienze valide perché sono basate su giudizi sintetici a priori cioè giudizi che sono:
- necessari
- universali
- arricchiscono il nostro sapere
per ciò riguardano il mondo fenomenico. Non possiamo basare la metafisica su giudizi sintetici a priori perché riguarda il mondo neumenico e quindi, manca l’apporto di sensibilità (non avendo nessun materiale empirico). Il problema di come siano possibili matematica e fisica equivale a come sono possibili i giudizi sintetici a priori. La risposta è:
tali giudizi sono possibili perché riguardano il fenomeno, cioè un prodotto risultante dai dati della sensibilità (il materiale empirico) e da certe forme a priori, proprie dell’intelletto che unificano, sintetizzano, ordinano con carattere di necessità e universalità il materiale empirico. Non potendo fondarsi solo su giudizi analitici o solo su giudizi sintetici, il giudizio sintetico a priori unisce:
- universalità
- necessità
- fecondità
Un giudizio consiste nella connessione di due concetti di cui uno funge da soggetto e l’altro da predicato.
Il giudizio analitico lo formuliamo a priori, si forma quando il predicato è già contenuto nel soggetto di conseguenza è necessario e universale; trattandosi di giudizi in cui soggetto e predicato coincidono, ci basiamo sul principio di non contraddizione.
Il giudizio sintetico amplifica il nostro conoscere perché avviene tramite l’esperienza è quindi a posteriori e non necessario o universale.
La mente umana quando conosce, sintetizza un materiale empirico rappresentato dalle sensazioni.
Kant suddivide la critica della ragion pura in due sottocategorie perché secondo lui il conoscere nasce da due fonti: intelletto e sensibilità, si articola in:
- estetica che tratta della sensibilità e delle forme a priori (spazio e tempo)
- logica che studia l’intelletto.
La logica a sua volta è suddivisa in:
A) formale o generale è aristotelica e si occupa delle forme e dei modi attraverso cui ci esprimiamo, priva di contenuti perché riguarda la struttura dei discorsi
B) trascendentale rappresentato dalle categorie o concetti puri, possiamo farne un uso corretto attraverso l’ANALITICA (Studia l’uso legittimo delle categorie quando lavorano nel piano fenomenico, applichiamo il materiale empirico) o scorretto attraverso la DIALETTICA (pensiamo di poter applicare le categorie alla realtà in sé).
Queste categorie da dove arrivano? Perché vengono applicate le dodici categorie? Kant risponde con la deduzione metafisica e trascendentale delle categorie:
- metafisica: dimostrare che in noi ci devono essere tante categorie quanti sono i tipi di giudizio, sulla base del principio che “pensare = giudicare”
- trascendentale: dimostrare che perché ci sia scienza ci devono essere 12 categorie e troviamo l’espressione che per esserci scienza ci deve essere un soggetto che unifica e sintetizza un materiale empirico: trattazione dell’io penso.
RIVOLUZIONE COPERNICANA
“Cuore” di tutta la riflessione Kantiana è il tema dell’”io penso” (rivoluzione copernicana). L’io penso è:
- soggetto come attività sintetizzatrice attraverso le 12 categorie del materiale empirico (cioè le sensazioni)
- la struttura della mente umana in quanto tale, identica nella pluralità delle singole menti
- il soggetto è spazio, tempo e categorie ed è con queste che ha la scienza e si costituisce il fenomeno
TRASCENDENTALE
Kant chiama trascendentali i modi o le strutture della sensibilità e dell’intelletto. Il trascendentale è la condizione della conoscibilità degli oggetti.
ESTETICA Tratta:
- della sensibilità
- delle sensazioni che sono il materiale su cui intervengono le categorie con la convinzione che i nostri organi di senso siano passivi perché le sensazioni sono modificazioni dei nostri organi causate dalla realtà esterna
- delle forme a priori della sensibilità che sono spazio e tempo (intuizioni pure)
Noi cogliamo le sensazioni non isolate ma legate tra di loro da rapporti temporali e spaziali.
Spazio e tempo sono i nostri modi di cogliere le sensazioni.
Kant nell’estetica studia lo spazio e il tempo e né da un’esposizione:
- metafisica: dice che cosa sono
- trascendentale:fa vedere come permettano o rendano possibili i giudizi a priori della matematica e della fisica, anche se spazio e tempo valgono per ogni tipo di giudizio sintetico a priori.
Ovunque c’è scienza c’è spazio, tempo e categoria; lo spazio riguarda il senso esterno, il tempo il senso interno e le categorie sono le condizioni della pensabilità del fenomeno.
Centralità del soggetto che appare come un’attività organizzatrice e legislatrice, è una prospettiva rivoluzionaria simile a quella copernicana, cioè dire che il soggetto attraverso le categorie costituiscono il fenomeno.
Le sensazioni le abbiamo solo se rimaniamo nel piano fenomenico, se vogliamo andare oltre, avremo le categorie, però non abbiamo il materiale offerto dalla sensibilità perciò le categorie rimangono forme vuote non avendo il materiale empirico (la sensibilità).

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