Kant

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

Voto:

1 (2)
Download:241
Data:27.06.2005
Numero di pagine:13
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
kant_39.zip (Dimensione: 14.68 Kb)
readme.txt     59 Bytes
trucheck.it_kant.doc     53.5 Kb



Testo

Immanuel Kant

Kant ha un iter costituito da più tappe: fu prima razionalista, abbiamo infatti da parte sua una grande ammirazione per la scienza moderna, poi successivamente appoggiò le concezioni del pietismo, corrente dissidente nell’ambito del luteranesimo. Al pietismo aveva aderito la mamma di Kant, questa corrente critica il luteranesimo, religione dell’esteriorità. Spemer, il fondatore del pietismo, fece un elenco dei pia sentimenta: comandamenti attraverso i quali non si poteva cadere in nessun eccesso. I pietisti ritenevano che il compito dell’uomo era la santificazione che poteva avvenire anche attraverso illuminazione sovrannaturale. Dopo aver letto le opere di Hume, Kant si “sveglia dal sonno dogmatico della ragione” e aderisce all’empirismo. La “Dissertazione” del 1770 costituisce uno spartiacque tra gli scritti pre-critici e quelli critici. Possiamo dividere gli scritti di Kant in due gruppi, quelli pre-critici e quelli critici, tra quelli pre-critici c’è quello del 1775, “Storia universale della natura” in cui espone la concezione della nebulosa originaria, teoria detta di “Kant-Laplace”. Kant matura la sua filosofia: il criticismo. Egli giudica le impossibilità della ragione, i suoi limiti, sottoponendo però la ragione alla ragione stessa. Il criticismo si esprime in 3 critiche:

• Critica alla ragion pura (conoscenza) (1781), una seconda edizione fu fatta nel 1787 a causa della poca comprensibilità della prima.
• Critica della ragion pratica (morale) (1788)
• Critica del giudizio (il bello e la finalità della natura) (1790)

Critica della ragion pura (1781):
• Esamina l’empirismo e il razionalismo e critica i giudizi di entrambi.
I giudizi dei razionalisti sono analitici ossia oggettivi universali ma non mi arricchiscono la conoscenza quindi li chiamiamo analitici apriori, cioè che prescindono dall’esperienza.
I giudizi degli empiristi sono sintetici, ma sono legati all’esperienza, quindi arricchiscono la mia esperienza soggettiva e li chiamiamo sintetici aposteriori.
• Dopo la critica Kant si chiede qual è il fondamento della scienza per vedere se la scienza ha un fondamento filosofico dando delle definizioni alla scienza: egli considera la metafisica un oceano tenebroso senza fondo e si chiede se questa può essere considerata una scienza. Già in passato diversi filosofi avevano avuto concezioni diverse riguardo a questo problema. In un opera egli paragona la metafisica alle allucinazioni di un personaggio, Swedemborg, che era un sensitivo ed egli elabora una nuova forma di giudizio sintetico apriori. Questo giudizio deve avere le caratteristiche di universalità ed oggettività ma deve partire dall’esperienza. Lui concluderà che la metafisica non è una scienza perché non si possono dare giudizi apriori per le idee di dio, della sostanza e della natura; egli dice che la metafisica sono le idee di dio, anima e mondo; dice che la metafisica è agnostica: non è una scienza ma non posso mettere in dubbio l’idea di Dio, non so se Dio esiste o meno.
• Kant dice di aver operato la rivoluzione copernicana il cui protagonista è l’io che da le sue leggi a ciò che concerne la conoscenza: è l’oggetto che gravita intorno al soggetto che costituisce la conoscenza. (soggettivismo in Kant: il soggettivismo è protagonista della rivoluzione copernicana di cui parla Kant). Per Kant al di fuori dell’uomo c’è qualcosa che io non posso conoscere ma avvertire: il noumeno, perché ciò che conosco è il fenomeno. Quindi l’uomo ha la conoscenza fenomenica ma fuori di lui c’è questo quid che l’uomo può solo pensare, avvertire; manca la materia, manca la conoscenza del noumeno. Questa conoscenza è sintetica, è una sintesi di materia e forma. La materia sono le sensazioni e vengono sintetizzate dalle forme che non vengono dall’esperienza e garantiscono al giudizio oggettività e sono spazio e tempo; queste fanno parte della mente dell’uomo. L’uomo mette alle sue esperienze questa forma, quindi esso è passivo quando riceve le sensazioni ma è attivo quando le rielabora nella sua mente mediante spazio e tempo. Queste forme apriori hanno un valore formale, sono forme per organizzare questa conoscenza che è sensibile; sazio e tempo verranno chiamate intuizioni e questa conoscenza sensibile deve divenire intelligibile e deve sintetizzare con l’intelletto la forma in spazio e tempo.
• In questa conoscenza intelligibile vengono introdotte altre forme che sono quelle dell’intelletto chiamate categorie o concetti puri (12 in tutto) divise in 4 gruppi. Kant trae queste forme dalle categorie di Aristotele ma mentre questo ultimo dava a queste valore ontologico, Kant da a queste forme valore logico e formale sistemate nella mente dell’uomo. Le sensazioni senza concetti sono cieche e i concetti senza le sensazioni sono vuoti.
• Bougarten attribuì alla parola estetica il significato attuale: studio della bellezza.
Per Kant l’estetica studia le sensazioni, il trascendentale è il modo do conoscere le cose apriori; quindi l’estetica trascendentale è lo studio delle sensazioni (conoscenze) apriori della conoscenza sensibile. La conoscenza è sintesi di materia e forma, le forse sono spazio e tempo e sono chiamate intuizioni pure, queste sono legate all’uomo e pongono gli oggetti che capitano sotto i sensi in uno spazio e in un tempo indeterminato. Lo spazio è un senso interno; il tempo è un senso esterno. Kant dice che Newton sbagliava quando parlava di spazio e tempo assoluti, ossia che esistono di per sé; queste forme per Kant sono legate all’uomo perché l’uomo è il protagonista della conoscenza. (Conoscere: formulare sintesi di materia e forma // Pensare: formulare giudizi che possono essere privi di materia). Il Noumeno è pensabile ma non conoscibile perché l’uomo è passivo nel ricevere le sensazioni, ma per non cadere nello scetticismo Kant afferma che esiste.
• Nell’estetica afferma che l’aritmetica e la geometria sono scienze perché si fondano su giudizi sintetici apriori, la geometria si avvale dell’intuizione pura dello spazio, geometria analitica: dal greco ->analizzare le forme dell’intelletto.
• 12 categorie in 4 gruppi // Categoria significa predicamento ossia concetto puro // I concetti puri sono diversi dai concetti empiristici perché mentre i concetti empiristici si avvalgono dell’esperienza i concetti puri sono oggettivi universali.
• Deduzione trascendentale: è la giustificazione di una pretesa ed è usato in senso giuridico: la pretesa è quella delle categoria che sono soggettive e pretendono di avere un valore oggettivo e fare parte della conoscenza fenomenica.
• E’ giustificata la pretesa delle categorie? Egli parla dell’io penso, categoria più importante, che ha valore formale ed è il principio unificante di tutta la conoscenza. Questo io è ciò che permette di avere l’identità dell’io con se stesso: quando io conosco (unico materia e forma) vado a costruire la mia esperienza ma è l’io penso a unificare la mia conoscenza. L’io penso non è l’anima delle categorie, ma la categoria delle categorie, è appercezione trascendentale che deriva dal francese e significa “accorgersi di…”. L’io penso è finito, esso mi consente una conoscenza oggettiva.
• Confutazione trascendentale: dimostrare l’esistenza del noumeno. Egli qui enumera i tipi di idealismo:
- l’idealismo problematico di Cartesio che salva solo la res cogitans
- l’idealismo dogmatico di Berkley
- il suo idealismo trascendentale perché si fonda sull’uso trascendentale delle forme.
Quando io parlo di un interiorità che va rapportata ad un esteriorità (qualcosa di permanente come punto di riferimento) per la mentalità dell’interiorità, l’esteriorità non rientra nella rappresentazione, nel senso esterno ma è qualcosa che esiste extra le rappresentazioni
• La sensazione è diversa dalla percezione, è quella forma conoscitiva che io mi costruisco, legata ai sensi. La sensazione è già una rappresentazione dell’oggetto.
• La percezione è l’insieme di tutte per le sensazioni, è la rappresentazione unitaria dell’oggetto, la percezione dell’oggetto non è la somme delle varie sensazioni ma è qualcosa che viene prima delle sensazioni, è una sintesi prima di un analisi.
• Schematismo trascendentale: la mente dell’uomo è dotata di immaginazione produttiva, ha una forma di attività spontanea per cui riesce a determinare apriori la sensibilità ossia l’intelletto riesce a calare le categoria nel tempo e quindi calandole mi determina tutto il materiale sensibile e gli schemi trascendentali. Gli schemi trascendentali sono divisi in 4 gruppi, come le categorie, fra questi ci sono:
- lo schema della relazione: se caliamo una categoria sostanza nel tempo verrà fuori lo scherma della permanenza della sostanza nel tempo
- lo schema causa-effetto: se caliamo causa-effetto nel tempo nascerà una successione temporale irreversibile
- lo schema azione reciproca: se caliamo azione reciproca nel tempo otteniamo una simultaneità
• I principi dell’intelletto puro sono le regole attraverso le quali l’intelletto applica le categorie ai vari oggetti.
• Il noumeno in senso positivo è quello conoscibile solo da un Dio creatore che ha intuizioni intelligibili
• Il noumeno in senso negativo è pensato come concetto limite che non va oltre l’esperienza
• La Dialettica Trascendentale è la terza parte della critica alla ragion pura. Qui kant parla di idee di:
- anima come sostanza
- Dio come esistente
- mondo come sostanza
queste idee sono illusioni trascendentali perché l’uomo pur dimostrando che non c’è la materia continua a costruirle; queste idee inoltre hanno un valore regolativo perché l’uomo sintetizza senza la materia e ciò è positivo perché permette di mettere ordine e tende all’assoluto. L’uomo unifica tutti i suoi fenomeni interni, li sintetizza e finisce con l’usare solo la forma, elabora l’idea di anima come sostanza; l’anima ha un aspetto formale.
• Psicologia razionale: qui Kant studia l’idea dell’anima che viene fuori da sillogismi sbagliati chiamati paralogismi perché il sillogismo è formato da 2 premesse e un finale e si dice che nella prima premessa considera l’anima sostanza, nella seconda premessa la considera forma, nella conclusione la riconsidera sostanza. Ma:
1. ciò che non può essere pensato che come soggetto, non può esistere che come soggetto, e dunque è sostanza
2. un essere pensante non può essere pensato che come soggetto
3. conclusione: dunque esiste come sostanza.
• Cosmologia razionale: è quella per la quale i metafisici hanno parlato del mondo come sostanza perché l’uomo unifica i fenomeni passando ad un campo sostanziale. Coloro che parlano di mondo come sostanza vengono divisi in razionalisti ed empiristi che con ragionamenti opposti danno origine a 4 gruppi di antinomie. I razionalisti danno origine a tesi mentre gli empiristi danno origine ad antitesi. Questi ragionamenti mancano della materia e quindi dell’esperienza per cui bisogna porsi in maniera agnostica (non posso mettere in dubbio, non so).
Kant divide le antinomie in 4 gruppi, come le categorie.
1° - razionalisti –> il mondo ha un inizio in spazio e tempo
- empiristi –> il mondo è infinito in spazio e tempo
2° - razionalisti –> tutto nel mondo è semplice
- empiristi –> tutto nel mondo è composto
3° - razionalisti –> vi sono nel mondo cause libere
- empiristi –> nel mondo non vi è niente di libero
4° - razionalisti –> nelle cause del mondo vi è un essere necessario
- empiristi –> nelle cause del mondo non vi è un essere necessario ma è tutto contingente
• Kant esamina le 5 vie di San Tommaso per dimostrare l’esistenza di Dio e dice che sono il travestimento della prova ontologica. Prova teleologica: (teleos: fine) nell’universo c’è una mente ordinatrice di tutte le cose che ha pensato ad un disegno da realizzare. Sei io pensassi che questa forza ordinatrice è anche creatrice dell’universo farei un passo indebito cadendo nella prova ontologica. Kant così facendo ha distrutto la vecchia metafisica e parla di una nuova metafisica critica e nuova intendendo la scienza dei concetti puri e parla di una metafisica naturale e dei costumi che studia i principi dell’azione morale.

Critica della ragion pratica (1788):
• Nell’azione morale non mi devo legare all’esperienza perché altrimenti sarebbe una morale eteronoma (esterna) fondata sulla ragione. L’uomo non è solo ragione ma anche emotività e quando deve compiere un azione deve scegliere se agire secondo ragione o secondo i sentimenti. Anche quando sceglie i sentimenti l’uomo prova ugualmente un sentimento di rispetto per la ragione e per coloro che la seguono. La morale esiste quando l’uomo segue la ragione. La morale costituisce i giudizi sintetici apriori dove la forma è la ragione (imperativo categorico: tu devi dunque puoi) e la materia sono le azioni. L’imperativo della ragione è obbligante ma non necessitante. Heghel criticherà questa morale perché è vuota mentre distinguerà nell’ambito della sua morale, la morale e l’etica in cui l’uomo deve far ciò che gli viene detto dallo stato.
• PRINCIPI DELLA MORALE:
1) massime: comportamenti soggettivi
2) imperativi ipotetici: collegati ad una condizione quindi perde la sua autonomia
3) imperativo categorico: “tu devi dunque puoi”
• La libertà della morale conoscitivamente non posso affermarla però di fatto l’uomo è libero, quindi è una liberta constatata. (ERIC FROM: libertà da -> feudalesimo / libertà di -> non ancora realizzata nella società di massa)
• Kant dice “La moralità è la ratio-cognoscendi della libertà e la libertà è la ratio-essendi della moralità”. Moralità si distingue da legalità: ed esempio io posso seguire una legge non perchè la condivido ma perché sono obbligato. Kant dice che quando ci comportiamo moralmente non sempre otteniamo un riconoscimento quindi l’uomo nella sua mente postula che non avendolo in questa vita, la sua anima ossa sopravvivere per raggiungere la felicità. Questo mi porta anche a postulare l’esistenza di Dio che è il garante dell’esistenza dell’anima e del riconoscimento che dovrò ricevere. Se non ci fossero questi postulati non potrei vivere una vita morale.
• I principi pratici riguardano lo studio del nostro comportamento guidato dalla ragione. Questi principi sono le massime, gli imperativi ipotetici (legati ad una condizione) e categorici.
• Le massime sono soggettive per esempio: è giusto vendicarsi del nemico personalmente. Poi ci sono quelle norme di comportamento che sono condivise da molti ma non è un imperativo categorico ma annesso alla volontà. Per vedere se quello che io penso è giusto da un punto di vista morale c’è la “tipica della ragion pratica”: immagino un mondo nel quale tutti si comportano come io come pensato come imperativo morale.
• Nell’imperativo categorico ci sono 3 formule:
- agisci in modo che la massima della tua volontà possa valere sempre in ogni luogo come principio di una legislazione universale (come legge valida per tutti)
- agisci in modo di trattare sempre te stesso e gli altri come fine e come mezzo. L’uomo non va strumentalizzato poiché, essendo dotato di ragione, è autonomo.
- agisci in modo che la tua volontà possa essere autonoma e principio di una legislazione universale (qui viene messa in risaltò l’autonomia della volontà – libertà -)
• Il Regno dei fini: è un regno costituito da uomini che vivono e vivranno sempre secondo ragione e quindi secondo la morale.

Critica del giudizio (1790):
• Kant è precursore del romanticismo nella critica del giudizio. Giudizio è l’organo dei giudizi riflettenti, facoltà intermedia dell’uomo tra intelletto e ragione. I giudizi riflettenti sono fondati sul sentimento della finalità che viene applicato sia ai giudizi estetici sia alla natura, giudizi teleologici. Questi giudizi (riflettenti) prescindono dal campo conoscitivo e della morale, mentre i coi giudizi sintetici apriori si può conoscere la natura attraverso una conoscenza fenomenica. Per Kant la bellezza non è legata alla morale e alla conoscenza della natura. L’uomo nel giudizio riflettente attinge al noumenico.
• La natura viene pensata finalisticamente ed è vista come organizzata da una mente superiore: se io la posso pensare così l’uomo può agire liberamente senza trovare alcun ostacolo.
• “La bellezza nasce dal libero gioco tra intelletto e immaginazione” quindi è l’armonia del soggetto che viene riflessa, proiettata nell’oggetto. Ma quando contemplo un oggetto bello mi sembra che tutte le parti cospirino verso il soggetto.
• Giudizio estetico: Kant dice che è un giudizio che deve essere universale (sempre valido): è distinto dal piacevole (non è bello ciò che piace)
- bellezza libera: non è condizionata da nessuno schema
- bellezza aderente: deve seguire dei canoni
• La bellezza libera crea il genio (dono della natura): colui che non può spiegare come ha creato l’opera d’arte poiché non appartiene ad alcuna scuola. Il genio è inimitabile. Il genio è un concetto romantico: rapporto tra il bello di natura ed arte. Il genio è il mezzo attraverso il quale la natura da regola all’arte. Il genio è divorato dall’ansia della creatività ed è il tramite tra l’infinito ed il finito.
• Il giudizio estetico deve essere disinteressato, ossia se osservo un quadro non deve interessarmi ne il valore concreto ne il valore morale di questo
Le caratteristiche del giudizio estetico sono:
- disinteressato: prescinde da ogni interesse pratico
- universale ma senza concetto
- la bellezza come finalità, senza scopo il bello mi appare costituito di parti che mi appaiono come armoniosamente fuse dando luogo a una forma senza scopo senza concetto
- il bello è oggettivo, di un piacere e del bello tutti devono essere d’accordo
• Kant dice che l’universalità del bello poggia su una comune disposizione della mente dell’uomo. Il bello richiede una sorta di abitudine al bello che l’uomo può guadagnarsi abituandosi alla comune disposizione. Kant poi afferma che “il bello è il simbolo della morale”: c’è un elemento che accomuna il giudizio estetico e la morale e cioè la libertà. La morale è libertà e il bello è libero gioco tra intelletto e immaginazione. Al contrario degli empiristi Kant non crede che il bello derivi dai sensi.
• Con Kant nasce l’autonomia del bello, per kant il bello poiché è armonia può essere inquadrato nell’ambito del pensiero illuministico. Il sublime è vissuto quando il soggetto si trova davanti ad uno spettacolo della natura. Il sublime matematico è il sentimento che l’uomo prova quando si sente piccolo rispetto all’universo, quando si trova di fronte a una manifestazione della potenza della natura prova un sentimento di impotenza: sublime dinamico. Quando prova questi sentimenti l’uomo è depresso però ha un recupero perché riesce a concepire l’idea di natura e con la ragione può abbracciare la natura nella sua potenza e nella sua grandezza.
• Il giudizio teleologico riguarda la natura: non ha un valore conoscitivo o morale, nasce dal fatto che l’uomo vede la natura organizzata finalisticamente da una mente superiore. Questo giudizio non è costitutivo della natura perché non è un giudizio sintetico apriori. E’ il soggetto a proiettare il fine nella natura.
• Sublime è un termine che designa un esperienza estetica che è distinta dal bello però entrambe sono vissute (il bello: armonia; il sublime no) Il problema del sublime nasce da un passo del Fedro Platonico dove si afferma che “chi giunga alle soglie della poesia senza il delirio delle muse, convinto che la sola abilità lo rende poeta, sarà un poeta incompiuto e la poesia del savio sarà offuscata da quella dei poeti in delirio.” (x Kant è sublime la notte, bello il giorno // sublime il mare in tempesta, bello l’onda). Nasce in seguito una polemica tra le due correnti asiani e atticisti, questa ci viene tramandata dal trattato “Del Sublime” di Dionigi di Alicarnasso. In questo trattato c’è identificazione del sublime col bello e la nascita del sublime è dovuta non alla perfezione stilistica ma al vigore dell’ispirazione: risonanza di una grande anima. Così facendo Dionigi subordina lo stile alla passione che viene identificata con la divina follia. Burke diceva che il sentimento di bello e di sublime sono di carattere universale ed è suscitato in noi da ciò che è indeterminato, oscuro e persino disarmonico. E’ la nostra ignoranza delle cose che provoca tutta la nostra ammirazione e suscita le nostre impressioni.
Il sublime non nasce né dalla misura né dalla disinteressata contemplazione dell’oggetto ma dalla paura per tutto ciò che è infinitamente grande, da cose terribili. Kant dice che il sublime è posto dal soggetto nell’oggetto.
Anche Schiller parla di sublime e dice che è un sentimento fondamentale in quell’educazione estetica che è alla base dell’educazione dell’uomo.
Schelling, filosofo dell’idealismo, vede il sublime come la presenza dell’infinito nel finito, come un identità di natura e spirito.
Schopenauer, con il suo mondo come volontà e rappresentazione, capovolge il sublime, questo non è più rivelazione di valori soprannaturali ma l’intuizione dell’essenza dell’universo governato dalla cieche forse della natura (volontà irrazionale).
• Per Kant la religione non ha valenza oggettiva, lui ha un atteggiamento agnostico
• Religione razionale: tutele religioni devono (x essere valide) rispettare la ragione dell’uomo quindi si può parlare di “religione nei limiti della ragione”.
• Esigenza di una Repubblica Morale: riunione di uomini giusti che non è sempre oggetto di esperienza.
• Metafisica dei costumi: caratterizzata dal diritto, le leggi e la morale.
- la legge ha una caratteristica: indica la libertà come termine a cui si devono conformare le azioni umane considerate da un punto di vista dell’esteriorità
- morale: è interiore
- diritto: è esteriore
- diritto privato: regola i rapporti tra gli individui
- diritto pubblico: regola la vita dei cittadini nella comunità
- diritto di proprietà: va considerato nell’ambito dei diritti personali, perché non è diritto sui beni.

• La mia libertà è pina se non limita la libertà altrui
• Kant condivide la divisione dei poteri: il potere legislativo deve essere esercitato dall’insieme dei cittadini, garantiti nella loro libertà legale e uguaglianza civile. Non ritiene legittima la ribellione del sovrano.
• Kant contesta l’opera di Beccaria: il reo va punito per il male commesso e non perché la pena di morte deve essere usata come deterrente (una minaccia, per fare paura)

Esempio