Appunti su l'Enciclopedia e Kant

Materie:Appunti
Categoria:Filosofia

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Testo

L’ENCICLOPEDIA NELLA CULTURA FRANCESE
1. Storia e struttura dell’opera
L’Enciclopedia fu diretta dai maggiori illuministi francesi quali Diderot e D’Alembert coadiuvati da personaggi di spicco come Montesquieu, Voltaire, Rousseau, e altri scienziati ed ecclesiastici di idee liberali. Questa opera ebbe grande successo alla pubblicazione del prospetto ,ma quando furono resi noti i primi volumi accuse di distruzione dell’autorità regia diffusione di atteggiamenti indipendentisti e induzione all’errore e alla corruzione colpirono l’opera ; dopo la condanna regia e papale Diderot rimase solo ma continuo fino alla pubblicazione di tutti i volumi. Il discorso preliminare dell’Enciclopedia chiariva da solo i temi centrali di illuminismo :era diviso in due grandi sezioni ,la prima che chiarificava la nozione di Enciclopedia come sistema universale delle conoscenze umane dimostrando l’ordine e connessione delle conoscenza e la seconda che si presentava come dizionario ragionato delle scienze, arti e mestieri.
2. L’ordine e la connessione delle conoscenze
Muovendo da un impostazione di Locke D’Alembert distingue nella prima parte tra conoscenze dirette e riflesse indicando le prime come quelle che riceviamo senza l’intervento della volontà che entrano nell’anima senza sforzo e le seconde come quelle che lo spirito ottiene operando sulle dirette ,unificandole e combinandole. Tutte le dirette si ricavano dai sensi quindi tutte le idee provengono dalle sensazioni. Le sensazioni ci insegnano la nostra esistenza e quella del mondo esterno e l’oggetto del mondo esterno che più ci attira è il nostro corpo. Si ha la necessità di preservarlo e questo obbligo ci fa scoprire l’esistenza di altri uomini con le stesse necessità e risulterà quindi a noi vantaggioso unirci con loro per individuare ciò che può farci del male. Per realizzare l’unione è necessaria la comunicazione delle idee che esige dell’invenzione dei segni; ecco l’origine della società dalle quali ha luogo la lingua . Dato che nella società prevale il diritto del più forte nasce così anche il concetto si giusto e ingiusto e perciò anche il giudizio morale delle azioni. Il problema della salvaguardia del corpo fa nascere le tecniche con le quali l’uomo cerca di combattere le forze della natura come la medicina e l’agricoltura. Nella ricerca all’utilità l’uomo progredisce nello studio della natura costruendo una fisica. E’ lo studio della natura che ci fa conoscere l’esistenza del moto ,della quiete della proprietà dei corpi di trasmettere movimento la quale ci fa conoscere anche quella di impenetrabilità; i corpi sono definiti come porzioni impenetrabili di estensione figurata. Lo studio dell’estensione figurata è astratto e costituisce la geometria. Nella costruzione della fisica D’Alembert denuncia che la sua guida è Newton.
3. L’enciclopedia delle scienze
A questo punto D’Alembert passa a descrivere la carta geografica delle conoscenze umane cioè l’Albero enciclopedico che è la sistemazione organica delle scienze nei loro rapporti. Qui emerge l’ammirazione del filosofo verso Bacone che emerge nella trattazione del Discorso preliminare . Lo schema baconiano di enciclopedia viene mutato solo nell’ordine delle tre facoltà della mente umana: la memoria o facoltà di collezionare passivamente le conoscenze dirette alla quale si riferisce la storia che si divide in naturale, civile, ecclesiastica ecc.; l’immaginazione considerata come la capacità di creare le belle arti; poi c’è la ragione che secondo Bacone veniva dopo l’immaginazione ma qui si presenta in mezzo. L’Enciclopedia vuole comunque presentarsi come estensione del pensiero baconiano e come strumento di per un ampliamento delle proprie conoscenze e delle proprie capacità tecniche e teoriche che possa essere accessibile e tutti. Il concetto baconiano che lega il sapere alla pratica porta alla celebrazione delle arti meccaniche che furono giustamente abbandonate agli uomini delle classi basse. Una altra parte brillante è l’excursus dove ci si richiama a Cartesio Bacone , Locke ,Newton e altri.
IMMANUEL KANT
2. Il criticismo: fisica e metafisica
La filosofia di Kant si definisce come criticismo :una critica nei confronti della ragione affinché assuma di nuovo il suo ruolo di conoscenza di sé e istituisca un tribunale che la tuteli togliendo di mezzo le inutili pretese , e questo tribunale non è altro che la critica della ragione pura che rappresenta l’unica via attraverso la quale la filosofia può uscire dalla sua crisi. Questa crisi dovuta anche alle difficoltà incontrate dalla metafisica a risolvere i suoi problemi nati dalla pretesa di affermare un sapere ultimo e definitivo che l’ha fatta degenerare in dogmatismo. Da questi problemi della metafisica nasce lo scetticismo, indifferente a ciò e così elude il problema principale ,cioè quello di dare ai problemi una soluzione diversa a quella metafisica. Kant non sta nemmeno dalla “parte” di Locke il quale proponeva la filosofia dell’intelletto che avrebbe aperto le porte poi all’empirismo di Hume. Per Kant si tratta di spiegare l’origine della conoscenza attraverso la critica della ragione; è importante che il soggetto organizzi i dati dell’esperienza per costruire poi il proprio sapere e perciò entra in polemica con i dogmatici ,i quali ritenevano di poter dimostrare l’esistenza di realtà secondo principi a priori. Kant deve dare atto ad un empirista come Hume di averlo tratto fuori dal sonno dogmatico in cui cadeva riconoscendo agli empiristi però l’errore di far derivare tutto dall’esperienza. Poi Kant aggiunge che ,prendendo spunto dalle esperienze di Torricelli e Galileo, osservazioni fatte a caso senza un disegno prestabilito ,non metterebbero mai capo a una legge necessaria che la ragione cerca e di cui ha bisogno; i limiti dell’empirismo sono proprio nel non riconoscere i caratteri autentici del procedimento scientifico sperimentale. Quindi ogni nostra conoscenza scaturisce dai sensi. Posto questo e che il sapere scientifico deve essere universale e necessario ora ci si chiede come è possibile organizzare i dati dell’intuizione sensibile per costruire un tale sapere . Innanzitutto ci si dovrà fondare su una conoscenza basata su giudizi dati a priori, cioè universali e necessari; è per questo che la filosofia kantiana si pone come ricerca trascendentale , dove nel suo linguaggio significa ciò che si riferisce nel fondamento a priori della nostra conoscenza .Dato che il programma di basa sul nostro modo di conoscere gli oggetti ,il problema investe anche la metafisica oltre la matematica e la fisica
3. Giudizi analitici e giudizi sintetici
Kant non rinnega la validità della logica tradizionale, ma pensa che indichi solo condizioni necessarie ma non sufficienti per spiegare il carattere universale e necessario della scienza della natura. Infatti il principio di identità e di non-contraddizione possono spiegare solo i giudizi analitici ma non quelli sintetici; essendo infatti il giudizio un rapporto fra due termini (soggetto e predicato ) ,il giudizio è analitico ossia solo esplicativo quando nel predicato è contenuto qualcosa che è già implicito nel soggetto: in questo caso è valido il principio di non-contraddizione per stabilire la veridicità del giudizio. Quando il giudizio è sintetico il principio di non-contraddizione sarà necessario ma non sufficiente per stabilire se il giudizio è vero. I giudizi sintetici estensivi della conoscenza perché il predicato aggiunge qualcosa al soggetto e questi giudizi sono a priori e la prova della loro esistenza sta nella matematica perché raccoglie risultati a cui si arriva a priori appunto; ad esempio 7+5=12 che nella semplice unificazione di 7 e 5 non c’è nulla che ci dia un risultato, occorrerà ricorrere ad una costruzione intuitiva .Anche nella fisica e nella metafisica si hanno giudizi sintetici a priori. Per mettere in pratica questi giudizi egli svolge una analisi critica delle tre facoltà conoscitive dell’uomo :la sensibilità chiamata estetica trascendentale ,l’intelletto chiamato analitica trascendentale e la ragione detta dialettica trascendentale.
4. La sensibilità: spazio e tempo
Lo spazio e il tempo sono intuizioni pure a priori che condizionano l’acquisizione delle conoscenze; senza questi concetti non avrebbero senso parole come sopra sotto prima dopo perché sono applicabili solo a soggetti razionali sensibili e finiti. Più esattamente lo spazio è la forma pura a priori che costituisce le nostre intuizioni del senso esterno mentre il tempo di quello interno. Ma non vi è perfetta simmetria tra spazio e tempo ma vi è un primato del tempo; se direttamente lo spazio è la forma a priori del senso esterno e il tempo dell’interno questo è anche però forma dell’esterno perché in tutte le rappresentazioni appartengono alla nostra coscienza che si snoda in una successione temporale.
5. L’intelletto e le categorie
Kant distingue l’intelletto dalla sensibilità in quanto è la facoltà di pensare di pensare gli oggetti dell’intuizione; secondo lui senza l’intelletto nessun oggetto dato dalla sensibilità sarebbe pensato . L’unione di sensibilità e intelletto costituisce la conoscenza ; tutte le intuizioni si fondano sulla recettività della sensibilità mentre i concetti si basano sull’attività dell’intelletto come facoltà di pensare. Ma pensare significa giudicare quindi l’intelletto è la facoltà dei giudizi. L’analisi della forma intellettuale è oggetto dell’analitica trascendentale; secondo Kant esistono dei concetti puri dell’intelletto che sono capaci di riferirsi a priori agli oggetti dell’intuizione: questi concetti sono chiamati categorie, funzioni logiche attraverso le quali si esplica il giudizio, i modi in cui l’intelletto organizza le intuizioni : poiché esistono quattro forme di giudizio e ognuna si divide in tre momenti ,si hanno dodici categorie:
GIUDIZI CATEGORIE
1.quantità
universali unità
particolari pluralità
singolari totalità
2.qualità
affermativi realtà
negativi negazione
infiniti limitazione
3.relazione
categorici inerenza e sussistenza
ipotetici causalità e dipendenza
disgiuntivi reciprocità
4.modalità
problematici possibilità-impossibilità
assertori esistenza-inesistenza
apodittici necessità-contingenza
6. La “rivoluzione copernicana”
I giudizi sintetici a priori sono fondamentali per la conoscenza. Per dimostrare che essi sono possibili , Kant attua quella che egli chiama la rivoluzione copernicana in filosofia. Quando affronta il problema dell’unificazione dell’esperienza egli dice che questa è avvenuta per merito dell ‘ “io penso” cioè alla coscienza del pensiero. Questa teoria è il fondamento dell’unità e della coerenza di tutte le esperienze ,in quanto suprema fonte di sintesi. L’io di Kant è il legislatore del mondo dei fenomeni ,garante della razionalità dell’esperienza: è la coscienza in generale che trascende tutte quelle particolari tutte quelle particolari dei singoli individui e ne organizza i pensieri .L’io non è una sostanza ,ma è la stessa attività sintetizzatrice dei dati dell’esperienza. Come Copernico aveva cercato di spiegare i moti celesti facendo ruotare l’osservatore su se stesso, così Kant cerca di regolare l’oggetto dei sensi secondo la nostra facoltà di intuizione; in altre parole gli oggetti si devono modellare sulla nostra facoltà di intuire , in quanto sono puramente e necessariamente pensati mediante la ragione. Si ha così nel soggetto pensante il fondamento dei giudizi necessari e universali che riguardano l’esperienza.

Filosofia: l’enciclopedia – Immanuel Kant 1/3

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