Kant

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Testo

Vita
Ebbe un’esistenza priva di avvenimenti di qualunque tipo, una vita quasi squallida e visse sempre nel suo paese natale. Sua madre apparteneva al pietismo, una corrente della chiesa riformata, cosa che influenzerà il suo pensiero etico, espresso nella CRPr. Compie i suoi studi nella sua città natale e lì ottenne una libera docenza in matematica e logica. La sua vita è segnata da aneddoti curiosi:
- Era talmente meticoloso e pignolo che usciva di casa sempre alla stessa ora
- si dice che un giorno non riuscì a fare lezione perché era disturbato dal fatto che di fronte a lui c’era un ragazzo senza un bottone
- viveva con un servitore, quando questo morì per lui fu un grosso trauma; decise di dimenticarlo così si scrisse un cartello con scritto “Dimenticare Lampe”, ignorando il fatto che i sentimenti non hanno nulla a che fare con la ragione.
Egli attinge alle due correnti filosofiche più importanti precedenti al suo periodo: empirismo e razionalismo. Volle che sulla sua tomba fosse scritta la frase:
“Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”.
L’umanità è conoscere e l’importanza della conoscenza è rappresentata dal cielo stellato, il cosmo. L’umanità è qualcosa che si conquista esercitando le facoltà razionali (CRP).
La morale di k è autonoma e sta nella nostra ragione, ogni uomo sa prima che chiunque glielo dica che uccidere è sbagliato. La morale non è innata, ma è la voce che ognuno ha dentro di sé.
Possiamo considerare la ragione e le sue capacità come una sorta di bottiglia che ognuno di noi possiede, questa bottiglia viene riempita dall’esperienza, che nella formazione dei concetti è importante quanto la ragione. Noi siamo immersi in un flusso continuo di esperienza e cerchiamo di mettere ordine.
Progetto filosofico
Si articola nelle tre opere:
Critica della ragion pura epistemologia-gnoseologia
Critica alla ragion pratica etica
Critica del giudizio estetica
K vuole cercare di capire e mettere dei limiti precisi a quello che è la ragione umana. Bisogna sapersi muovere con certezza all’interno di questi limiti: ermeneutica della finitudine o del limite. K pensa che la ragione può molto, ma non tutto, i limiti del mio mondo sono i limiti della mia esperienza perché la ragione è un “saper fare”. K è un filosofo e cerca di trovare i fondamenti filosofici della scienza galileiana-newtoniana e facendo questo chiude, sintetizza il dibattito tra empirismo e razionalismo.
K ha un bottone filosofico e questo è Hume, perché egli capisce che Hume in qualche modo ha ragione e non può essere eluso. Però se Hume ha ragione vanno ad essere eliminati i pilastri della scienza, bisogna perciò dare una risposta allo scetticismo humiano.
Opere periodo pre-critico
“Unico argomento possibile per una dimostrazione dell’esistenza di Dio”. È uno dei primi testi che ci mette in chiaro cosa pensa K della metafisica. È un suo acerrimo nemico perché è un oceano tenebroso, ovvero quando ci si allontana dalla spiaggia dell’esperienza ci si inabissa nell’oceano. Per K la metafisica non è una scienza (Ill). A Dio non si arriva attraverso l’argomento ontologico, ma si crede per fede.
“Sogni di una vissione chiariti con i sogni della metafisica”. Critica serrata alla metafisica, perrchè come chi fa un sogno va al di là dell’esperienza.
“Dissertatio” 1770
È lo snodo fondamentale tra i due periodi, è scritta in latino e in essa troviamo importanti annotazioni gnoseologiche ed elementi che fanno di quest’opera un preludio alle tre critiche.
- Inizia a distinguere la conoscenza sensibile (più passiva) e la conoscenza intellettuale (più attiva)
- Distinzione tra fenomeno e noumeno
- Modo di considerare spazio e tempo
- Materia/forma della conoscenza
Fenomeno = ciò che si genera nel rapporto sog/ogg, quando noi conosciamo, conosciamo i fenomeni, cioè ogni volta che si genera un processo conoscitivo intervengono sia sog che ogg
Noumeno = l’oggetto di per sé. Ci illudiamo di conoscere il noumeno, ma ciò non è possibile, perché è pensabile ma non conoscibile. Dobbiamo presupporre l’ogg di per sé, altrimenti K sarebbe un idealista. Non è conoscibile perché quello che conosciamo è frutto del rapporto sog/ogg e noi non possiamo eliminarci. Kant è un realista.
Spazio/ tempo: siamo abituati a concepire spazio e tempo come qualità primarie (indipendenti da noi). K rimette in discussione tutto e dà l’avvio al processo che darà vita alla relatività di Einstain, un processo di smantellamento della scienza newtoniana. K le considera in modo diverso: sono delle cose che appartengono al sog, delle forme soggettive, però comuni a tutti, universali. Tutti abbiamo la stessa concezione di tempo e spazio. Per K se tutti gli uomini sparissero spazio e tempo non esisterebbero più perché sono coordinate grazie alle quali ci muoviamo nell’esperienza. L’uomo ordina i fenomeni orinandoli in un quando e in un dove che appartengono al sog. Sul piano etico è importante che tutti gli uomini hannop gòi stessi strumenti cognitivi: pensa che la possibilità della pace sia concreta perché se ognuno di noi usa la ragione, si giunge ad una soluzione comune. Quando si lascia il sentiero della ragione ci si inoltra in conflitti infiniti.
Materia = esperienza (ogg) Forma = strumenti cognitivi (sog)
Opere periodo critico
- 1781: CRP. C’è una seconda edizione dell’87 in cui inserisce una prefazione perché i lettori dell’opera avevano interpretato male il suo pensiero, affermando che lui fosse un idealista
- 1788: CRPr
- 1790: CG
- 1793: “La religione nei limiti della semplice ragione”
- 1794: “Risposta alla domanda che cos’è l’Illuminismo?”
- 1795: “Per la pace perpetua”: opera politica. È un antesignano dell’Euoropa unita; una prospettiva in cui tutti gli stati europei vivono pacificamente, non ci devono essere stati dispotici, ma devono essere tutti liberali.
Coordinate storico culturali del criticismo
- risente del dibattito razionalismo/empirismo
- risente della Rivoluzione scientifica
- risente dell’Illuminismo, che si era delineato come una critica alla metafisica
- Legittimazione della scienza
- Delegittimazione della metafisica
1. Com’è possibile la matematica pura? Funzionano così bene che sono un’estensione delle nostre
2. Com’è possibile la fisica pura? delle nostre capacità cognitive
3. com’è possibile la metafisica in quanto dispostone naturale? La metafisica si pone delle domande, che fanno parte della natura di ogni uomo, e non si possono cancellare, la metafisica perciò continuerà ad esistere insieme all’uomo
4. com’è possibile la metafisica come scienza? La metafisica non è una scienza
Divisione dell’opera
Estetica trascendentale
CRP Analitica trascendentale
Dialettica trascendentale
Estetica: si occupa della conoscenza sensibile
Analitica: si occupa della conoscenza intellettuale. Il termine analitica deriva da Aristotele e vuol dire logica
Dialettica: cerca di confutare la metafisica. Sia la dialettica che l’analitica fanno parte della logica perché il nostro pensiero usa la logica, che non si occupa del contenuto
Trascendentale: la conoscenza non può esulare dall’esperienza, infatti essa è l’esperienza incanalata dalle nostre capacità cognitive. Tutto quello di cui ci andiamo ad occupare è insieme di ogg e sog, di forma e materia
Problema generale della CRP
K cerca di portare a termine un’indagine valutativa su scienza e metafisica. Le scienze (matematica e fisica) si autolegittimano grazie ai risultati concreti ottenuti dalle ricerche di Galilei e Newton. Perciò si possono solo chiarire le condizioni che le rendono possibili, cioè il “come”. Nel caso della metafisica bisogna scoprire “se” esistono davvero condizioni che possono legittimarle come scienza. Dato che K risponde a questa domanda affermano che la metafisica non è una scienza è inutile chiedersi il “come”.
I giudizi sintetici a priori
K risente e sintetizza il dibatti tra razionalisti (Wolff) ed empiristi (Hume, Locke). La scienza funziona così bene perché usa i giudizi sintetici a priori.
Razionalisti Empiristi
giudizi analitici a priori giudizi sintetici a posteriori
sintetici = il predicato dice qualcosa di nuovo rispetto al sog
a priori = essendo universali e necessari non derivano dall’esperienza
Criticismo Idealismo
Il sog con le sue strutture cognitive (forme a priori) ordina l’ogg, i dati dell’esperienza; fenomeno/noumeno. Il sog è la matrice generativa di tutto ciò che è, dell’ogg. Non esiste la differenza tra fenomeno o noumeno perché questo è inaccettabile.
Rivoluzione copernicana
K nelle sue tre opere compie delle riv copernicane, la prima è in senso gnoseologico. Fino ad ora i fondamenti della conoscenza e della scienza erano stati cercati nell’ogg, K invece afferma che i nostri pensieri risiedono nel sog. L’universalità va ricercata nel sog; necessario e universale per K vuol dire soggettivo, che non vuol dire arbitrario. L’oggettività kantiana cioè l’universalità e la necessità di qualcosa risiede nel sog universale, ovvero nelle strutture cognitive di ognuno di noi. Bisogna cercare nel sog universale e nelle sue forme a priori la garanzia di universalità e necessità della conoscenza. La scienza si fonda sulle strutture cognitive del sog universale.
Prima parte: Estetica Trascendentale
La conoscenza sensibile è la più immediata, ma è passiva perché non genera i propri contenuti, ma li accoglie dalla realtà esterna o dall’esperienza interna attraverso l’intuizione. La sensibilità però organizza il suo materiale attraverso spazio e tempo, che sono forme a priori della sensibilità. I dati provenienti da fuori tendono ad essere messi nello spazio (dove?), quelli che vengono dall’interno sono messi nel tempo (quando?). dato che i dati esterni ci giungono solo attraverso il senso interno il tempo si configura come la maniera universale con cui percepiamo tutti gli ogg, perciò ogni cosa esiste nel tempo, ma non nello spazio. Per la prima volta si afferma che spazio e tempo non sono universali, non sono più qualità primarie ⇒ spallata al newtonesimo.
Fondazione kantiana della matematica
La geometria, la matematica, la fisica sono efficaci perché sono costituite sull’intuizione dello spazio e del tempo. La matematica essendo successione di numeri si basa sul tempo, la geometria è legata allo spazo, la fisica si basa su entrambi. Il fatto che si basano su spazio e tempo ne garantisce l’universalità e la necessità. Perché le matematiche essendo una costruzione della nostra mente valgono in natura? Da Platone in poi ci si è sempre chiesti dov’è la matematica: i pitagorici pensavano al noumeno come l’archè; Newton diceva che la matematica era uno strumento logico. K dice che siamo noi che ordiniamo tutto attraverso spazio e tempo. Nel fenomeno la portiamo noi la matematica, la conoscenza è fenomeno, la conoscenza è matematica.
Seconda parte: Analitica Trascendentale
Per K la conoscenza intellettuale è diversa da quella sensibile, l’intelletto svolge tutta una serie di funzioni e costruisce concetti.
forma = spazio/tempo (strutture cognitive del sog)
Conoscenza sensibile materia = dati dell’esperienza
(procede per intuizioni)
forma = 12 categorie (modalità di costruzione dei concetti puri)
conoscenza intellettuale materia = conoscenza sensibile
(procede per concetti)
Categorie
Come lavora l’intelletto per costruire i concetti, ovvero quelle funzioni che consistono nell’orinare diverse rappresentazioni sotto un’unica rappresentazione comune. Le categorie sono dette anche concetti puri, utilizzando quest’aggettivo K dice che stiamo pensando alla ragion pura come se fosse vuota, in realtà è un’astrazione metodologica, perché le strutture cognitive sono sature di esperienza. K riprende le sue categorie da Aristotele, ma alcune cambiano. Per Aristotele erano modalità di funzionamento del nostro pensiero, sono “legis mentis” e “legis entis”, appartenendo così sia al piano logico che a quello ontologico, mentre per K le categorie sono solo “legis mentis” e quindi appartengono al soggetto.
Causalità
K ha reso la causalità oggettiva cioè necessaria e universale, facendola diventare uno dei modi di procedere del nostro intelletto. Il legame causa-effetto diventa una delle dodici categorie e quindi è propria del soggetto. La scienza è sicura perché si fonda su questo legame. In questo modo K apre anche una crepa sul determinismo, perché tratta soggettivamente tempo, spazio e causalità, togliendole dal piano noumenico.
Deduzione trascendentale
Dopo aver stilato la tavola delle dodici categorie e aver risolto il problema della causalità, K deve giustificare la loro validità conoscitiva. “dedurre” in senso giuridico vuol dire dimostrare la legittimità di qualcosa e riguarda il “quid iuris”. Come il soggetto cogliendo le cose con la sensibilità le spazializza e le temporalizza, così pensandole con l’intelletto le ordina concettualmente. Le categorie sono necessarie perché senza di esse nulla può essere pensato, sono i parametri del nostro pensiero e della formazione concettuale e si autocertificano. Le categorie sono autoevidenti. La deduzione trascendentale si occupa: 1) che cosa rende possibile e fonda l’attività unificante delle categorie, cioè il loro rapporto? Io penso. 2) cos’è che fonda la validità del rapporto tra categorie e fondamenti? Lo schematismo trascendentale
“Io penso”
Io penso o conoscenza o autoconoscenza o soggetto trascendentale o unità sintetica della conoscenza… è l’estremo approdo della riv copernicana in senso gnoseologico, è . Non è l’io individuale, singolo di ogni soggetto empirico, ma è il momento conclusivo più importante di tutta l’attività conoscitiva, quel momento attraverso cui il soggetto universale attraverso l’esperienza e il pensiero introduce nella natura l’ordine e la regolarità. L’Io penso accompagna ogni rappresentazione e ogni conoscenza rimanendo identico a se stesso; è quella cosa senza il quale il soggetto sarebbe o in termini campanelliani impazzirebbe. L’universo di per sé non è kaos, ne kosmos, siamo noi trasformare la natura in kosmos introducendo l’ordine che ci fa più comodo. Quest’ordine essendo proprio del soggetto universale, è universale e necessario. K non crede ne fatto che l’universo sia di per sé kosmos.
Schematismo trascendentale
K teme che vi sia troppa eterogeneità tra sensibilità e intelletto, tra intuizione e concetto, tra materia e forma, così introduce un termine medio (vedi Aristotele). Lo schema è un’anticipazione del concetto, legata direttamente all’esperienza. Non hanno ancora la precisione e la chiarezza dei concetti. Gli schemi trascendentali costituiscono il termine medio tra l’intuizione e il concetto e sono un prodotto dell’immaginazione, che egli definisce capacità di produrre schemi. Lo schema è . Cosa fa dello schema trascendentale il termine medio tra due cose diverse? È il fatto che gli schemi sono strutturati secondo il tempo, ma noi sappiamo che il tempo è la forma più importante della sensibilità, in quanto anche i fenomeni esterni colti prima attraverso la forma dello spazio debbono diventare interni al soggetto, quindi venire strutturati dalla forma del tempo. Dunque da un lato il tempo contiene tutti i fenomeni, quindi è omogeneo con esse, dall’altro il tempo è una forma pura come le categorie, quindi è omogeneo con esse.

Intuizione (estetica)
termine medio: schema tempo

concetto (analitica)
Gli schemi ci permettono di fronte ad esperienze non ancora concettualizzate di iniziare a concepirle, hanno una funzione precorritrice.
Legittimazione filosofica della scienza newtoniana
Il soggetto universale è tutto questo è la legittimazione filosofica della scienza newtoniana. Infatti legittima spazio e tempo, rende universali e necessarie, cioè oggettive alla maniera kantiana, le leggi, riabilita il “principium causalitatis”, fonda geometria, matematica e fisica (scienze forti) e supera lo scetticismo humiano poiché la validità delle leggi scientifiche riposa sulle forme a priori senza le quali nessuna esperienza è possibile.
Estetica + analitica = scienza
La scienza galileiana e newtoniana riguarda l’esperienza 8conoscenza sensibile) concettualizzata (matematica). La conoscenza sensibile diventa la materia della conoscenza intellettuale. La logica non necessariamente coincide con la scienza, perché il nostro pensiero ha anche la possibilità di esercitarsi a vuoto, mentre la scienza deve sempre partire da dati concreti.
Scienza: quid factis (SI) ⇒ quid iuris
Metafisica: quid factis (NO) ⇒ quid iuris
Terza parte: Dialettica trascendetale
Dialettica in senso dispregiativo vuol dire , si occupa infatti dell’oceano tenebroso della metafisica: quando la ragione pensa di volare senza ali (esperienza) ed andare più veloce come la colomba. In realtà la ragione senza l’esperienza cade subito a picco. La metafisica ha una storia lunga quanto l’uomo ed è qualcosa che risponde al bisogno dell’incondizionato, dell’assoluto, della totalità che è dentro ognuno di noi. K dice che bisogna analizzare la metafisica, che però non può essere una scienza perché non ha prodotto alcun risultato; ci si deve chiedere il “quid factis” a cui rispondo di no e perciò non si passerà mai al “quid iuris”. La metafisica è una delle nostre più grandi illusioni perché non tiene conto dell’esperienza.
Idee su cui si basa branche della metafisica
Anima psicologia razionale
Mondo (noumeno) cosmologia razionale
Dio teologia razionale
Per K il termine razionali ha due significati:
- in termini generali: la ragione intesa come facoltà cognitiva
- in termini ristretti: la ragione come capacità della nostra mente di volare senza l’esperienza (intelletto-esperienza).
L’intelletto forma i concetti, mentre la ragione metafisica forma le idee, che non hanno valore conoscitivo, ma orientativo.
Intelletto ⇒ concetti (categorie + conoscenza sensibile)
Ragione metafisica ⇒ idee (concetti senza esperienza)
Concetti : intelletto = idee : ragione metafisica
Psicologia razionale
Disciplina che si fonda sui paralogismi = ragionamenti sbagliati. La psicologia razionale compie un’entificazione dell’Io penso rendendo quella che è una funzione cognitiva, una sostanza, quindi l’errore della metafisica è quello di voler avere accesso al noumeno. L’idea di anima racchiude la totalità dell’esperienza soggettiva, quando noi cerchiamo una conoscenza compiuta, perfetta e assoluta dell’esperienza interiore (illudendoci di poter avere accesso al noumeno) noi parliamo di anima. La metafisica ha sempre trattato l’anima come se fosse sostanza, ma ciò non è possibile perché non abbiamo accesso al noumeno. Perciò tutti i discorsi fatti sull’anima non hanno valore scientifico; l’Io penso è una funzione che esiste davvero ed è verificabile, ma non l’anima, che in termini scientifici è un’illusione.
Cosmologia razionale
Disciplina che si fonda sulle antinomie = contraddizioni insolute. Si illude di poter trattare il mondo come noumeno; non si ferma al fenomeno ma vorrebbe chiarire la sostanza ultima del mondo. Entificazione del mondo, del noumeno esterno.
- 1^ antinomia: in termini fenomenici non possiamo dire se il tempo è finito o infinito nel tempo e nello spazio
- 2^ antinomia: si pone il problema dell’aggregazione o meno. Esistono degli elementi che si aggregano tra loro a formare cose composte?
- 3^ antinomia: il mondo si basa sulle libertà o sulle necessità?
- 4^ antinomia: esiste la necessità? K fa riferimento a Dio
Le antinomie si illudono di vedere il mondo come la totalità dell’esperienza oggettiva, pensano di dire del mondo cose di carattere assoluto. In senso metafisico l’idea di mondo è quando cerchiamo una conoscenza compiuta e perfetta di tutta l’esperienza esteriore.
Tesi ⇒ metafisica
Antitesi ⇒ empirismo e scienza
K sarà accusato di dualismo perché tende ad escludere dalla scienza ogni prospettiva noumenica cioè libertà, discorso su Dio, idee che verranno riprese nella CRPr; essi sono i postulati della CRPr, quindi sono necessari e propedeuci per la vita morale. Per questo sarà criticato, ma egli risponderà dicendo che si tratta di situazioni diverse perché in ambito scientifico il fenomeno esclude ogni possibilità di credere che la natura agisce a caso; in senso morale devo presupporre di essere libero perché non ci sarebbe una vera e propria vita morale, ma sarebbe solo un discorso istintivo; la vita morale presuppone che posso scegliere tra due cose. Anche l’idea di Dio è indispensabile, perché la vita è troppo corta per il perfezionamento morale e quindi deve esistere il sommo bene (CRPr).
Teologia razionale
È stata sempre la più importante e la più corposa, soprattutto nel medioevo con la scolastica. Dio è quell’idea che racchiude tutta l’esperienza, sia sog che ogg,è l’idea più totalizzante, assoluta, l’idea che corrisponde alla perfezione. K dice che in genere la teologia ha operato dando delle dimostrazioni razionali. Le principali sono tre:
1. prova ontologica: argomento ontologico (p logico ⇒ p ontologico). Risale al Anselmo d’Aosta, e si basa sul fatto che tutti possediamo l’idea di Dio, che essendo perfetto deve possedere l’attributo dell’esistenza. K dice che l’esistenza non è un attributo e perciò non possiamo dedurla per via logica, ma è qualcosa che va constatato solo per via empirica
2. prova cosmologica: preamboli della fede (p ontologico ⇒ p logico). Risale al tomismo e non è molto diversa dalla prima. Dato che tutto è constatato, allora ci deve essere una causa prima: si passa dal livello fenomenico a quello transfenomenico, cioè noumenico. La prova cosmologica presuppone un uso illegittimo del principio di causa. Una volta individuata la causa prima tendiamo ad attribuirgli la perfezione, perciò si ricade nell’argomento ontologico. Per K la causa è una delle dodici categorie, che formano i concetti, che si differenziano dalle idee perché sfruttano l’esperienza.
3. prova fisico-teologica: quella più accreditata nell’Ill, perché parte dal dato della natura intrinsecamente ordinata, volta all’idea della bellezza. Se la natura è fatta così ci deve essere una mente ordinatrice che l’ha creata (Dio geometra). K pur essendo illuminista non condivide neanche questo discorso, perché va a cozzare con il discorso di fondo della CRP; è il soggetto universale ad introdurre l’ordine nella natura a seconda delle nostre necessità, non sappiamo se a livello noumenico la natura sia ordinata o meno. Ammesso che la natura come noumeno sia ordinata (primo passaggio illegittimo), ammettiamo l’idea di un architetto che sia anche creatore (secondo passaggio illegittimo)⇒ si possono applicare le critiche già fatte. K dice che la nostra mente è finita, l’idea invece di un’entità infinita è qualcosa che trascende da noi e non si trova in ambito fenomenico, ma noumenico.
Funzione regolatrice delle idee
Le idee non hanno un valore conoscitivo, non possono appartenere alla scienza; hanno una funzione regolatrice. Le idee possono e devono orientare la scienza, perché il fine della scienza è avere un’idea il più completa possibile (non in senso assoluto) sul mondo. L’idea di mondo può regolare la nostra ricerca, le idee per la scienza possono essere degli obiettivi all’infinito, una direzione da seguire.
K concepisce l’uomo come tale perché conosce, agisce moralmente, ha giudizi estetici.
Questa seconda opera è dedicata alla morale kantiana, a quella che ritiene essere i fondamenti dell’agire morale. Si sarebbe dovuta chiamare “Critica della ragion pura pratica”, perché nella CRP si andava alla ricerca di principi a priori, cosa che avviene anche nella CRPr, solo che va a cercare i principi a priori alla base del comportamento morale
Concetto principale
In sede morale ribadisce l’autonomia della morale ⇒ Rivoluzione copernicana. La morale non può riferirsi ad altro se non alla ragione stessa. Ciò che definisco morale è ciò che la mia ragione mi suggerisce di volta in volta. È morale quello che è scritto dentro di me. Ognuno di noi dentro di sé ha l’Imperativo categorico, quella voce che ci suggerisce come dobbiamo agire. Non ci deve essere nient’altro che sia più forte della ragione (argomento attuale).
Morale autonoma Morale eteronoma
Kant edonismo, utilitarismo, eudemonismo,
la morale si fonda sulla ragione morali a sfondo religioso
- edonismo = pone al centro di tutto il piacere
- utilitarismo = si fonda sull’utile (Smith, Hobbes, Hume)
- eudemonismo = il fine è la felicità , per K non deve essere la felicità, però di fatto quando agiamo moralmente la raggiungiamo anche se non è il nostro obiettivo
- morali a sfondo religioso = sono le più diffuse e pericolose, il fondamento di tutto è Dio, che ci dice quello che dobbiamo fare. Perciò mette a tacere l’Imperativo categorico, che alcune volte però coincide con Dio
Se la morale si fonda sulla ragione livellante, anche in sede della CRPr possiamo ritrovare una legge morale a priori, valida per tutti. L’imperativo categorico è uguale per tutti.

Condizioni necessarie alla vita morale
1) libertà = è fondamentale, perché se non sono in grado di scegliere dovrò fare solo quello che posso
2) volontà = se l’azione è sostenuta dalla volontà di rispettare la nostra ragione e l’imperativo categorico, allora si tratta di un’azione morale moralità ≠ legalità
Analogie con la CRP
- si va alla ricerca dei principi a priori (CRP: conoscenza, CRPr: morale)
- non ci si chiede il “quid facti” perché è ovvio che gli uomini agiscono secondo principi etici, ma ci si chiede il “quid iuiris”
- l’attenzione si sposta sul soggetto universale (riv copernicana)
Primato della ragion pratica
Secondo K è vero che l’uomo può conoscere, agire moralmente e giudicare, ma la dimensione più importante è l’agire morale, perché ciò che importa è l’agire più che il conoscere. Consiste nei postulati che pur non avendo consistenza sul piano conoscitivo, in sede morale esistono.
Imperativo categorico:
K non mette il complemento oggetto perché altrimenti direbbe lui cosa è giusto fare e la morale non sarebbe più autonoma. Le morali eteronome invece si esprimono attraverso l’imperativo ipotetico: . Quest’ultimi non potranno mai essere universali. La morale kantiana è formale, cioè non contenutistica, perché non ci dà dei contenuti poiché non mette il complemento oggetto.
Antiutilitarismo: non seguo l’Imperativo categorico perché so che solo facendo questa cosa do ascolto alla ragione e guadagno la mia umanità.
Rigorismo: il dovere-per-il-dovere, il dovere è fine a se stesso, nessuno può sottrarsi alla voce che abbiamo dentro di noi. Moralità e legalità non coincidono perché per agire anche moralmente c’è bisogno della libertà e della volontà.
Scorcio noumenico
Il dovere, la volontà, l’imperativo categorico elevano l’uomo al di là del fenomeno, gli danno accesso al qualcosa di altro e di oltre. Si apre una dimensione trans-fenomenica.
Massime
Sono delle cose, indicazioni di natura soggettiva e non solo di natura universale (sono valide solo per me)
Imperativi
Hanno carattere oggettivo e universale. Essi possono essere ipotetici (morali eteronome) o categorici (morale autonome). Il complemento oggetto da Kant non è dato, ma è posto da ognuno di noi.
Formule dell’Imperativo categorico
La sua morale è formale e formalistica (vuota, non ha sostanza). K non è un illuminista e perciò nei suoi contenuti troviamo morali illuministiche, ma egli è anche cristiano e si muove nell’ambito della riforma protestante.
1. Agisci in modo che la massima della tua volontà possa sempre valere nello stesso tempo come principio di una legislazione universale. Per vivere ci si danno delle massime che devono essere universali in quanto sono date dal nostro imperativo categorico e rientrano nel nostro volere. Le nostre massime soggettive devono essere resi conformi ad una legislazione universale e il più oggettivo possibile facendole coincidere con il nostro imperativo. Dopo avere dato carattere universale alla nostra volontà, possediamo una coscienza morale ⇒ componente illuminista: il bene è frutto dellp’attività razionale, sulla quale tutti concordiamo.
2. Agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella sua persona, sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo. Nessun essere umano deve essere trattato come mezzo, ma ognuno possiede una dignità che deve essere rispettata proprio come si rispetta se stessi. Tutta l’umanità non deve essere trattata come un “mezzo per” compresa la propria persona e non solo quella degli altri. Alcune volte noi stessi ci trattiamo come mezzi, quando non ci ascoltiamo abbastanza. Si deve rispetto a noi stessi, ai nostri limiti e non dare sempre ascolto alle nostre emozioni. Fini eteronomi ci possono portare a diventare semplici mezzi.
3. Agisci in modo che la volontà, in base alla massima, possa considerare contemporaneamente se stessa come universalmente legislatrice. Nella vita morale la ragione ha il duplice compito: è la legislatrice che fa le leggi morali attraverso l’imperativo categorico ma nello steso tempo l’uomo è suddito della propria ragione poiché nessuno a parte la ragione ci dice ciò che dobbiamo fare. L’uomo perciò è legislatore e suddito ⇒ 5^ essenza di Kant
La comunità ideale degli esseri ragionevoli che obbediscono alle leggi della morale costituisce il cosiddetto regno dei fini. Il regno dei fini è quella comunità ideale che ha cercato di vivere moralmente seguendo i principi della propria ragione.
Rivoluzione copernicana
Non esiste nient’altro che dall’esterno ci dice quello che dobbiamo fare o meno. Le vecchie morali eteronome dicevano che l’uomo avrebbe dovuto adeguarsi alle vecchie morali; K dice che è l’uomo che ascoltando la propria ragione crea la propria morale. La ragione è propria del soggetto universale, è livellante e dunque tutti concordano sulla scelta del singolo.
Criticismo come alternativa a razionalismo ed empirismo morale
La morale non è totalmente razionalistica perché non esistono principi calati dall’alto e di carattere metafisico, innati, a cui l’uomo deve adeguarsi. È l’uomo che di volta in volta tira fuori i propri principi dalla ragione. La morale non è totalmente empiristica, perché questi principi alla fine, attraverso la ragione livellante, diventano universali e necessari. Ciò spiega il paradosso della ragion pratica: non esistono il bene o il male in assoluto che provengono dall’alto, ossia prima che l’uomo ha ragionato sopra di essi. Il bene e il male sono frutto della nostra ragione che si interroga in senso etico
bene + male ⇒ ragione morale ragione morale ⇒ bene + male (interrogandosi eticamente)
Solo il soggetto universale è legislatore e suddito di se stesso e del suo comportamento.
Postulati
Nella dialettica si criticano le idee della metafisica e le discipline a cui esse danno luogo (CRP). In sede morale queste vengono riprese e diventano dei postulati etici. K arriva ai postulati attraverso l’idea di sommo bene, l’insieme di felicità e virtù, è qualcosa verso cui tende la vita etica; ma in questa vita virtù e felicità non coincidono, però deve esistere un luogo dove possono coincidere, così K formula i postulati. Per postulati morali si intendono delle preposizioni non dimostrabili per via conoscitiva, ma auto-evidenti in sede morale. Sembra contraddittorio con la CRP, ma non lo è, perché i postulati non hanno alcuna validità in sede conoscitiva, non hanno valore teoretico. In campo etico i postulati fondamentali sono tre e corridìspondono alle tyre idee della metafisica. La libertà in particolare, corrisponde all’idea di mondo, perché quando lo rendiamo noumeno, lo concepiamo in modo liberoe non in modo deterministico come la scienza.
Immortalità dell’anima
In fondo non raggiungiamo mai la perfezione morale, ma la sfioriamo solo per asintoto, perciò dobbiamo presupporre che ha nostra vita si continui al di là di questa dimensione in modo da raggiungere la condizione di santità morale
Esistenza di Dio
È connessa con il discorso del sommo bene; è vero che non dobbiamo cercare la santità per ottenere la felicità, ma se riusciamo ad adempiere la santità la raggiungiamo. La felicità non è lo scopo, ma una conseguenza dell’agire morale. Esiste perciò una volontà santa a posteriori che ci premia con questa conseguenza piacevole. La felicità è qualcosa di non cercato, ma raggiunto alla fine.
Libertà
Diverso dagli altri due che sono più a sfondo religioso; la libertà è la precondizione della vita morale, perciò questo postulato è autoevidente.

Il termine estetica
Nel corso della prima metà del ’700, si era andata sviluppando una disciplina che dal titolo di un’opera di Baumgarten si chiamerà estetica. Secondo l’etimologia greca il termine rinvia alla sfera della sensibilità. Per Baumgarten si parte dalla gnoseologia relativa alla conoscenza sensibile. Anche k nella CRP chiama estetica trascendentale quella parte della sua gnoseologia relativa alla conoscenza sensibile.
In seguito il termine estetica andrà sempre più indicando la riflessione sul bello e sull’attività artistica (sulle cosiddette belle arti). Perché questo slittamento di significato? Perché nel 1700, secolo dell’Ill, del sensismo e dell’empirismo, la percezione del bello deriva dai sensi. Noi possiamo dire che la CG coincida con l’estetica kantiana, ove estetica è intesa in senso moderno.
Obiettivo della CG
Cerca di conciliare le due critiche precedenti. La CRP parlava di un mondo fenomenico governato dal meccanicismo causale, dal determinismo. La CRPr ci aveva dato l’apertura verso il mondo noumenico e la prospettiva della libertà e volontà libera. La CG cerca di superare questo dualismo e quindi trovare un accordo tra la libertà morale e la necessità naturale. Oltre ad agire moralmente, esiste nell’uomo la facoltà del sentimento e del gusto. Il sentimento è un bisogno umano che si pone in modo intermedio tra la conoscenza e la moralità perché considera la natura non come aveva fatto la scienza, cioè in modo deterministico, ma la considera cogliendo in essa la liberta e la finalità.
Tipi di giudizio
Giudizio determinante (CRP)
Giudizio estetico (bellezza)
Giudizio riflettente
(CG) Giudizio teleologico (finalità)
giudizio = pensare vuol dire giudicare; la nostra facoltà cognitiva agisce fornendo un predicato ad un soggetto
Giudizio determinante
Quei giudizi analizzati nella CRP propri dell’attività conoscitiva che determinano l’oggetto in modo teoretico, cioè ce lo costituiscono grazie alle forme a priori (spazio, tempo, categorie) che modellano il materiale dell’esperienza. Tutto ciò avviene in modo necessitante, perché lo stesso oggetto sarà così per tutti, perché l’oggettività riposa sul soggetto universale.
Giudizio riflettente
È proprio del sentimento, del gusto che si trova di fronte l’oggetto già costituito e riflette su di esso. Quindi riflette sull’esperienza valutandola secondo i criteri della libertà, della bellezza e della finalità.
La CG fa da ponte tra Ill e Rom; troviamo infatti una riflessione su cosa sia il bello, estetica nel senso moderno del termine, sull’arte. Nel Rom si parlerà dell’estetica della creazione. K nella sua opera si occupa del bello e del sublime cosa che aveva fatto anche Rousseau nell “Emilio”, dove prendeva in considerazione il sentimento ponendo al centro dell’operazione l’allievo (attivo e non oggettivo di educazione) e la relazione tra docente e discente.
Giudizio estetico
È quando il soggetto universale ponendosi di fronte ad un oggetto (già costituito attraverso il giudizio determinante) cerca di cogliere il bello. Si coglie la bellezza quando il soggetto vede l’oggetto in accordo con la propria libertà. La natura è il regno della necessità (CRP), ma questa natura permette all’uomo di esprimere la propria libertà e dunque non gli è ostile (CG). Il bello non è una proprietà oggettiva delle cose perché è il soggetto universale che valutando stabilisce cosa sia bello, poiché il bello ontologicamente non esiste. Però la bellezza è oggettiva poiché tutti hanno lo stesso apparato cognitivo, il bello si situa nel rapporto tra soggetto/oggetto, quindi l’uomo coglie l’oggetto in sintonia con i propri sentimenti e il proprio piacere. Di solito si attribuisce la bellezza all’oggetto, ma in realtà non è così perché è il soggetto a valutare. Il soggetto viene posto al centro; la morale è la ragione, la conoscenza è nell’uomo ed è l’uomo che percepisce il bello quando l’oggetto è in sintonia con il proprio piacere. “La bellezza è il libero gioco e l’armonia delle nostre facoltà spirituali”
Il bello ha una natura spirituale, dipende da un’attività che noi facciamo. Ecco perché fare arte vuol dire creare e non riprodurre. Chi fa arte non copia, ma crea; il bello deriva dall’estetica della creazione.
“Il bello è ciò che piace universalmente senza concetto”
piace universalmente in quanto in genere vi è un accordo su ciò che noi definiamo essere bello, per via del soggetto universale. Senza concetto vuol dire che quando mettiamo in atto il giudizio esterno non stiamo formulando concetti. Valutare esteticamente non vuol dire costruire concetti.
Giudizio teleologico
È quando noi tendiamo a vedere nella natura una finalità. La natura vista scientificamente è necessità e meccanicismo (CRP) ma nella CG, K recupera il finalismo in quanto la natura permette di realizzare la nostra vita morale, cioè il nostro fine, che si realizza attraverso la libertà
Il bello
Provoca un piacere positivo e nei suoi confronti sentiamo pura attrazione, infatti l’uomo è attratto dal bello. Percepiamo il bello quando ne percepiamo la forma, la finitudine e il limite.
Il sublime
Provoca un piacere negativo (ossimoro in termini linguistici). Ci sentiamo nello stesso tempo attratti e respinti; il piacere negativo coincide con lo sgomento, la meraviglia, l’attrazione/repulsione. Questo perché siamo di fronte a qualcosa che non ha forma, non ha limiti, né è finito. È informe (Rom ⇒ verso l’infinito), informe ed illimitato. È il sentimento che si prova quando osserviamo uno spettacolo infinito e senza limite: ciò ci attrae, ma ci spaventa. Secondo i romantici ci attrae poiché poiché l’uomo proviene dall’infinito e vi vuole tornare, ma ci spaventa in quanto l’uomo proviene da una dimensione finita.
Sublime matematico: lo spettacolo è infinitivamente grande
Sublime dinamico: lo spettacolo è infinitivamente potente
Rivoluzione copernicana: la bellezza risiede nel soggetto, ma è oggettiva
Locke ⇒ Kant
Antisostanzialismo (fenomeno/noumeno)
Conoscenza sensibile/intellettuale
Funzione operazionale dell’intelletto (“Io penso”, analitica)
Criticismo ⇒ istanza critica ⇒ limiti della ragione
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