Kant

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Testo

Kant

La sua vita и priva di grandi avvenimenti esterni ma osserva tutti gli avvenimenti della sua epoca и dalla parte degli insorti americani durante la rivoluzione americana, и dalla parte dei rivoluzionari francesi come si puт comprendere nella sua opera politica "PER LA PACE PERPETUA" in cui sviluppa i suoi ideali di uguaglianza.

Le sue opere possono essere divise in tre periodi:

Gioventщ (1760) si occupa soprattutto di studi scientifici che avrano grnade influenza sulla sua filosofia che и una riflessione sui risultati ottenuti dalla fisica newtoniana

1760-1781 studi filosofici : opera principale di questo periodo и la "DISSERTAZIONE SUL MONDO SENSIBILE E INTELLEGGIBILE" in cui Kant inizia ad occuparsi del problema della conosceza, il problema gnoseologico cioи la ricerca del fondamento della nostra conoscenza. Kant divide la conoscenza in :conoscenza sensibile e conoscenza intellettuale. La novitа и rappresentata da ciт che dice circa la conoscenza sensibile: Conoscenza sesnsibile: ha per oggetto la materia intesa come fenomeno. L’oggetto della conoscenza и la materia cosм come ci appare nello spazio e nel tempo perchй le cose ci appaiono nello spazio e nel tempo dal punto di vista della sensibilitа; non esiste per noi un oggetto che sia nello spazio e nel tempo: sono le condizione della conoscenza sensibile. Spazio e tempo sono il modo con cui noi conosciamo le cose materiali e questo modo non dipende dalle cose ma da noi: l’oggetto и menome perchй cosм appare a noi nello spazio e nel tempo. Spazio e tempo dipendono da noi sono il nostro modo di consocere dal punto di vista sensibile le cose. La conoscenza и quindi il frutto dell’oggetto e del modo di conoscerlo.

Conoscenza intellettuale: dа una risposta tradizionale: l’oggetto della conoscenza intellettuale и il noumeno cioи l’oggetto cosм come viene pensato: l’oggetto come и in sй stesso (metafisicamente). La conoscenza intellettuale ci permette di superare l’apparenza per capire l’oggetto come и davvero

1781. Kant rielabora radicalmente questa seconda parte (con int.) arrivando alla filosofia critica o CRITICISMO.

1781: prima edizione "CRITICA DELLA RAGION PURA"

1787: seconda edizione "CRITICA DELLA RAGION PURA"

(la differenza tra le due edizione и che nella prima ci sono ancora alcune parti che fanno delle concessioni alla metafisica. Alla prima edizioni fanno riferimento gli idealisti tedeschi, alla seconda i neokantismo del nostro secolo).

1787: "CRITICA DELLA RAGION PRATICA" (morale)

1790: "CRITICA DEL GIUDIZIO" (vita sentimentale cioи del giudizio del sentimento, apre la filosofia a una nuova facoltа: il sentimento.

Altre opere importanti:

"CHE COS’E’ L’ILLUMINISMO" (per Kant и l’uscita degli uomini da uno stato di minoritа).

"PER LA PACE PERPETUA" (in cui sviluppa i suoi ideali di libertа e uguaglianza e per questo и costretto per un certo periodo a non pubblicare l’opera).

Metodo

Il metodo di Kant nasce nell’ambito dell’illumismo tedesco e della filosofia di Wolf. Kant riprende il metodo wolfiano della ragion fondante, secondo cui la ragione deve procedere fondando ad ogni passo i suoi concetti, cioи dimostrandone la possibilitа logica e un concetto и logicamente possibile quando non ha contraddizioni interne (es: Dio и un concetto possibile): la possibilitа di cui parla Wolf и puramente logica e formale, basata sul principio di non contraddizione e di identitа: qualsiasi cosa astratta и un principio solido (es: Dio, triangolo, anima…). Kant inizialmente aderisce a questo metodo ma quando si accosta all’empirismo inglese si rende conto che in realtа l’assenza di contraddizioni interne non и sufficiente perchй un concetto sia per noi possibile: per l’uomo un concetto и possibile solo se si riferisce a un oggetto dell’esperienza: l’anima per noi non и piщ un concetto possibile; il limite della conoscenza dell’uomo anche per Kant и l’esperienza, che и un limite intrinseco alla modalitа di funzionamento della nostra intelligenza. Kant abbandona la definizione di metafisica come scienza dei possibili in quanto possibili: metafisica=scienza dei limiti dell’uomo. Questo nuovo metodo di Kant si riferisce sia aal conoscenza sensibile che a quella intellettuale.

Critica della ragion pura

Nella critica della ragion pura Kant parte dalla filosofia di Hume. Il risultato filosofico di Hume и che ogni nostro sapere и assolutamente probabile. Se poi ci addentriamo nel mondo della metafisica il nostro sapere и addirittura chimerico. Kant dice che un sapere certo esiste ed и la scienza matematica della natura di Newton. Sicuramente i contenuti della metafisica sono chimerici, ma и reale la tensione dell’uomo verso la metafisica, perchй l’uomo cerca continuamente di addentrarsi in questo campo noi dobbiamo:

dimostrare che il fondamento della fisica di Newton и vero

capire cosa spinge l’uomo verso la metafisica

Dobbiamo erigere un tribunale difronte a cui la ragione fondi il proprio sapere, giustifichi le sue certezze e spieghi le sue tensioni verso la metafisica. Kant dice che sicuramente ogni nostra conoscenza comincia con l’esperienza, infatti la nostra conoscenza deriva dall’esperienza, ma dalla ragione il modo con cui ordina e unifica questa materia: dall’esperienza deriva la materia, ma la ragione la modella.

Conoscenza : sintesi di materia e forma.

La materia и costituita dalle intuizioni sensibili, cioи da ciт che viene dall’esperienza. La forma и il modo con cui noi la unifichiamo: la forma, che и il modo di operare della nostra ragione, и quindi a priori rispetto alla materia, cioи nй и indipendente pur non precedendola: perchй se non c’и la materia da unificare non c’и neanche la funzione unificante, che perт non deriva dalla materia ma dalla nostra ragione.

Forma:funzione unificante e ordinatrice

Per Kant la nostra conoscenza universale и fatta da giudizi sintetici a priori. Sintetici cioи che sono accrescitivi della conoscenza e a priori perchй valgono a priori cioи sono universali e indipendenti dall’esperienza, ma non la precedono.

(Newton a priori non poteva pensare la legge di gravitazione universale se prima non avesse visto svolgersi dei fatti che lui poi ha sintetizzato).

Per sapere qual и l’elemento che giustifica la nostra conoscenza dobbiamo analizzare l’elemento a priori della nostra conoscenza, cioи quell’elemento che и indipendente dall’esperienza, ma non la precede.

Per giustificare la conoscenza universale bisogna analizzare il modo in cui conosciamo le forme.

La critica della ragion pura si distinguerа in:

Dottrina degli elementi

Dottrina del metodo

Sono dottrine trascendentali perchй non riguardano la conoscenza ma le sue condizioni perchй se dobbiamo giustificare la validitа universale della conoscenza dobbiamo vedere qual и questo elemento a priori, non ci interessa la materia.

Trascendente
Ciт che sta al di lа dell’esperienza, e che quindi non la riguarda

Immanente
Ciт che sta dentro (per Kant и l’intuizione sensibile)

Trascendentale
Ciт che riguarda le condizioni della nostra conoscenza, cioи gli elementi puri a priori, cioи quegli elementi che sono indipendenti dall’esperienza, ma non la precedono, cioи derivano da un’ altra fonte, non dall’esperienza, ma ci sono solo quando c’и l’esperienza

La prima conseguenza dell’aver definito gli atti conoscitivi come giudizi sintetici a priori и che per l’uomo l’oggetto della conoscenza и sempre solo il fenomeno. Se la conoscenza и una sintesi tra il dato dell’intuizione sensibile e il modo in cui unifichiamo il dato, l’oggetto non puт che essere il fenomeno, non l’oggetto in se ma quello come appare ai nostri modi (l’oggetto della conoscenza и il dato come appare alla nostra mente e da essa elaborata); l’intelletto dell’uomo и un intelletto che pensa ordina e unifica, non sarа mai un intelletto che intuisce e crea, perchй per operare avrа sempre bisogno di un dato: cosм Kant ha trovato la giustificazione del problema gnoseologico attraverso la rivoluzione copernicana, perchй non potendo giustificare l’attivitа conoscitiva ipotizzando che fosse l’uomo a doversi adattare alla realtа, all’oggetto in sй, ha ipotizzato che fosse l’oggetto ad adattarsi ai modi con cui l’uomo lo conosce: l’oggetto и fenomeno il che non vuol dire che sia un miraggio, и l’oggetto cosм come realmente appare a noi, trova la sua giustificazione nel nostro modo di operare mentalmente: come Copernico per descrivere il funzionamento dei cieli ha dovuto ipotizzare che non fosse lo spettatore a stare fermo e i cieli a girargli intorno, ma fosse lui che girava intorno al sole, allo stesso modo Kant, non potendo giustificare la conoscenza, ipotizzando che fossimo noi a doverci adattare alle cose, ma ha dovuto ipotizzare che fossero le cose a doversi adattare al nostro modo di conoscere: la conoscenza si fonda sul nostro modo di conoscere. Possiamo spiegarci il titolo CRITICA DELLA RAGION PURA, cioи la ricerca del fondamento che giustifica la conoscenza tramite gli elementi puri cioи tramite la forma della nostra ragione che perт funziona solo quando le viene dato un contenuto che acquista un valore universale perchй noi lo manipoliamo cosм e non c’и modo di manipolarlo altrimenti. Kant affronta la critica trascendentale degli elementi a priori

della conoscenza, che si divide in due parti.

1.ESTETICA TRASCENDENTALE che ha per oggetto gli elementi puri a priori della conoscenza sensibile (estetica = io sento)

2.LOGICA TRASCENDENTALE che studia gli elementi puri a priori della conoscenza intellettuale. И divisa a sua volta in:

-ANALITICA TRASCENDENTALE che studia il corretto uso degli elementi puri a priori e produce conoscenza.

-DIALETTICA TRASCENDENTALE che studia l’uso non corretto che la ragione fa degli elementi puri: metafisica, cioи quando la ragione tenta di superare i limiti dell’esperienza (critica alla metafisica tradizionale).

Dottrina trascendentale del metodo in cui Kant esemplifica la parte applicativa di quanto ci ha detto nella parte teorica. Il compito di Kant и di fare un analisi critica delle condizioni della nostra conoscenza.

ESTETICA TRASCENDENTALE

Ha per oggetto l’analisi degli elementi puri a priori della nostra conoscenza sensibile. Gli elementi puri a priori della conoscenza sensibile sono lo spazio e il tempo che sono intuizioni pure cioи non dipendono dall’esperienza nй sono indipendenti ma non la precedono, sono le condizioni della nostra esperienza. Per Kant non esiste per noi un oggetto che non sia nello spazio cosм come non esiste una nostra attivitа interna che non sia in una successione temporale. Lo spazio и la condizione dell’esperienza esterna, il tempo и la condizione dell’esperienza interna. Ma siccome ogni esperienza esterna и anche una nostra esperienza interna il tempo и la condizione fondamentale della conoscenza. Per farci capire cosa intende per intuizione pura Kant opera una serie di distinzioni rispetto a quanto era stato affermato precedentemente a lui:

1.spazio e tempo non sono qualitа delle cose perchй dipendono da noi, sono il nostro modo di conoscere.

2.non sono entitа oggettive

3.non sono concetti empirici

4.non sono concetti discorsivi cioи elaborazioni della mente

Spazio e tempo sono il modo in cui le cose ci appaiono.

Sullo spazio si fondano l’oggettivitа e l’universalitа della geometria, perchй lo spazio и la condizione formale di tutti gli enti geometrici.

Sul tempo si fonda l’oggettivitа e l’universalitа della matematica, sulla successione temporale si fonda il numero. Nelle filosofie precedenti matematica e geometria erano veritа certe e universali; secondo Kant le proposizioni della matematica e della geometria sono giudizi sintetici a priori: sono accrescitivi della conoscenza e valgono a priori perchй si fondano sulle intuizioni pure di spazio e tempo, non sono proposizioni analitiche come era stato detto ma и una proposizione sintetica, perchй se faccio 7+5=12 nel 12 non и contenuto necessariamente il 7+5 quindi questo implica una sintesi, implica un accrescimento della conoscenza e se nel 7+5=12 non и cosм chiara la cosa basta che noi sommiamo due numeri molto grandi, il risultato non sarа cosм intuitivo, questo implica che noi abbiamo dovuto operare una sintesi accrescitiva della nostra conoscenza.

Nella conoscenza sensibile noi siamo ricettivi passivi, ma nella conoscenza intellettuale il nostro intelletto и attivo e spontaneo ma mai creativo o intuitivo perchй tale puт essere solo un ipotetico intelletto divino.

Essere attivo e spontaneo per l’intelletto umano vuol dire essere discorsivo, cioи pensare tramite dei concetti partendo da ciт che viene dall’esperienza: anche la conoscenza intellettuale и una sintesi tra forma (cioи il modo con cui ordina e unifica) e la materia. Per noi pensare significa ordinare cioи giudicare. Il nostro pensiero opera formulando giudizi che sono per Kant l’atto della mente. Se vogliamo conoscere i concetti cioи qual и il modo con cui conosce la nostra mente noi dobbiamo andare a vedere quali sono i giudizi cioи quali sono gli atti della nostra mente: tavola dei giudizi divisa in 4 categorie :

1.Qualitа (affermativa, negativa)

2.quantitа (singolare, plurale universale)

3.relazione

4.modalitа (pag. 439)

Dalla tavola dei giudizi noi possiamo desumere la tavola delle categorie.

Categoria (o concetto puro) а condizione formale della conoscenza intellettuale cioи il modo con cui noi ordiniamo e unifichiamo la materia quando il nostro intelletto opera spontaneamente.

Un giudizio ha a mente una categoria con cui unifica qualche cosa: differenza tra giudizi e categorie:

Giudizio: atto della mente

Categoria : strumento del conoscere, forma

Categoria + esperienza = giudizi

Per Kant fino a quando classifichiamo giudizi e categorie siamo in un ambito di logica formale: ci limitiamo a classificare senza chiederci a cosa applichiamo categorie e giudizi. Queste tavole sono una sorta di grammatica del cervello, come se facessimo una grammatica generale di tutte le lingue, dopo di che possiamo studiare come questa grammatica venga applicata in ogni singola lingua.

Quando questi giudizi producono conoscenza? Qual и l’uso corretto che dobbiamo fare delle categorie?

Il problema piщ grosso viene affrontato quando Kant si chiede questo, cioи quando passa dalla logica formale a quella trascendentale ed entra nel merito della deduzione trascendentale: per produrre conoscenza dipende a che oggetto si applica il giudizio perchй il giudizio puт anche portare a un sapere dogmatico cioи che non produce conoscenza.

LOGICA TRASCENDENTALE

La logica tratta le forme a priori della conoscenza intellettuale, cioи di quella conoscenza in cui noi siamo spontanei ed attivi. L’atto della conoscenza intellettuale и il giudizio: se ne costruiamo una tavola tramite questi possiamo risalire alle categorie che sono i concetti puri: la forma della conoscenza intellettuale.

Fino a quando ci limitiamo a classificare i giudizi e le categorie siamo in un ambito di logica formale. Quando ci chiediamo cosa giustifica la validitа conoscitiva della forma della conoscenza intellettuale passiamo dalla logica formale a quella trascendentale, cioи all’analisi della forma della conoscenza intellettuale nel momento in cui pretende di produrre conoscenza, a un’analisi dei concetti puri nel momento in cui essi pretendono di estendere la nostra conoscenza: Kant si addentra nell’ambito della deduzione trascendentale.

Deduzione: dagli idealisti tedeschi il termine и stato interpretato come il dimostrare tutta la realtа sia nell’essere sia nell’ordine del conoscere, in base a un unico principio indeducibile, tutta la realtа viene giustificata da un unico principio indimostrabile: per loro la deduzione fonda la metafisica.

Kant sostiene che ciт che lui si prefigge и dimostrare la legittimitа di una pretesa: il quid iuris rispetto al quid facti; termine deduzione preso da Kant secondo una accezione politico-forense, cioи Kant vuol dimostrare che c’и una giustificazione di questo diritto, ad esempio se vediamo un tipo con un libro, non necessariamente lui ha il ha il diritto di possedere quel libro, se vogliamo dimostrare il quid iuris dobbiamo dimostrare che la pretesa di tenere in mano un libro и legittima.

Kant vuol dimostrare quando legittimamente le categorie pretendono di produrre conoscenza. Il principio che giustifica la validitа dell’applicazione della forma alla materia, la produzione dell’atto conoscitivo, и ciт che cerca Kant.

Conseguenze:

Non esiste nella filosofia di Kant un’unica deduzione, cioи ogni volta che ci troveremo in un ambito in cui dobbiamo dimostrare il quid iuris da giustificare dobbiamo dimostrare la legittimitа; ci sarа una deduzione nell’ambito della critica della ragion pura dove dobbiamo affrontare la pretesa delle categorie di produrre conoscenza, ma affronteremo una deduzione anche nell’ambito della critica della ragion pratica, cioи quando giustificheremo il fatto di essere liberi: se siamo morali dobbiamo essere liberi.

Se ci sono tante deduzioni quanti sono gli ambiti in cui questa deve essere fatta, i principi che giustificano la pretesa, cioи il fondamento della legittimitа della pretesa varieranno a secondo dell’ambito. Questo boccia l’interpretazione di Kant fatta dagli idealisti: non c’и un’unica deduzione, la deduzione non fonda un principio metafisico, il termine viene preso da Kant semplicemente dal linguaggio del foro, del diritto: si tratta di qualcosa di assolutamente formale; per Kant dedurre significa dimostrare che c’и una legittima pretesa per qualcosa.

Chiarito il significato del termine dedurre, Kant affronta il problema piщ difficile della critica, che infatti verrа poi profondamente modificato.

Kant nell’affrontare il problema della ricerca del fondamento della legittimitа dell’uso delle categorie, inizia con lo spiegare perchй non c’и stato bisogno di un’operazione analoga nell’ambito dell’estetica trascendentale, cioи non c’и stato bisogno di dedurre le forme a priori di spazio e tempo perchй non и possibile farne un cattivo uso. Invece le categorie, proprio perchй nel loro uso il nostro intelletto и attivo e spontaneo, possono essere applicate anche ad oggetti che non sono oggetto dell’esperienza, a oggetti noumenici (per esempio noi possiamo usare la categorie della causalitа e dire che Dio ha causato il mondo), ma questo per Kant non и un atto mentale conoscitivo, perchй pretende di applicare le categorie, le forme della conoscenza a un oggetto che non appartiene all’esperienza, per esempio possiamo applicare la categoria dell’esistenza all’anima, ma non produciamo conoscenza perchй l’anima non и oggetto dell’esperienza.

Occorre spiegare qual и il fondamento della legittimitа dell’applicazione delle categorie. Per far questo Kant distingue la connessione oggettiva universale esistente fra due oggetti dell’esperienza e la connessione soggettiva che c’и tra due percezioni di questi oggetti; per esempio se dico il corpo и pesante io faccio una connessione oggettiva tra corpo e peso, il mio и un giudizio sintetico a priori, quando dico che quando porto un corpo sento un peso, questa non и una connessione oggettiva, и una connessione soggettiva perchй se il medesimo corpo lo porto io o lo porta uno piщ forte di me il peso che sentiamo и diverso.

Cosa da validitа oggettiva a una proposizione sintetica a priori (es.: il corpo и pesante) и l’io penso, o unitа sintetica originaria della percezione (и ciт che giustifica la connessione oggettiva tra corpo e peso); le categorie sono il diverso modo di agire dell’io penso. L’io penso и ciт che da validitа universale oggettiva ai miei giudizi, perchй se il giudizio и una sintesi tra due oggetti dell’esperienza ciт significa che la mia mente funziona come possibilitа di sintesi, ma questa sintesi puт avvenire solo su un materiale che l’и fornito dall’esperienza: se cerco di operare una sintesi su un materiale che non c’и il mio giudizio non sarа un giudizio conoscitivo. L’io penso и ciт che deve accompagnare sempre ogni mia rappresentazione, cioи и il principio universale del modo di funzionare dell’intelletto finito umano. Kant sulla funzione oggettiva dell’io penso nei confronti del metodo stesso, non ha mai cambiato idea nelle due edizioni.

Dove invece c’и differenza и nella funzione dell’io penso nei confronti di se stesso. Se l’io penso и possibilitа di sintesi che deve accompagnare ogni mio atto mentale perchй la mia mente funziona cosм, l’io penso come funziona rispetto a se? Kant nella prima edizione della critica definisce l’io penso nei confronti di se stesso come io stabile e permanente che deve accompagnare ogni mia rappresentazione, ma se questo io и stabile e permanente, non и pura possibilitа di sintesi, pura forma, non realtа; avrа qualche realtа, dovrа cercarla, aldilа della sua funzione formale e sintetica (al di lа del fatto che io abbia qualcosa da sintetizzare o no), ma questa и una grossa concessione dell’idealismo: l’io penso avrа una realtа indimostrabile.

Nella seconda edizione l’io penso и pura forma anche nei confronti di sй; l’io penso conosce se stesso come conosce tutto il materiale esterno, cioи non esiste conoscenza privilegiata del sй; и l’autodeterminazione di un soggetto pensante finito e si basa sull’esperienza.

L’io penso и come spazio e tempo, perchй и forma. In questo modo Kant determina in maniera definitiva la soluzione del problema della validitа della conoscenza.

Per Kant la realtа esiste perchй и un oggetto determinabile da un soggetto che la determina e il soggetto esiste in quanto и determinante nei confronti di un materiale determinabile; il rapporto tra soggetto e oggetto si risolve sempre e solo nel momento in cui ci sono entrambi.

Per noi la natura и quello che appare a noi; la connessione causale dei fenomeni e l’esperienza и il modo con cui quei fenomeni si danno a noi secondo i nostri modi propri. Non c’и un soggetto separabile dall’oggetto, non c’и un oggetto che viene di per sй senza soggetto.

ANALITICA TRASCENDENTALE

Kant nell’ambito dell’analitica dopo aver giustificato nella deduzione l’uso delle categorie tramite l’io penso e quindi essersi occupato di quella che chiama l’analitica dei concetti, si addentra nell’analitica dei principi ritenuta una delle piщ importanti della critica alla ragion pura, in quanto Kant spiega il modo con cui le categorie vengono applicate alle intuizioni sensibili.

Problema: visto che le categorie dipendono dal nostro modo di conoscere valgono a priori mentre le intuizioni sensibili derivano dall’esperienza, come puт avvenire l’applicazione delle prime alle seconde, com’и possibile sussumere sotto le categorie le intuizioni sensibili, cioи com’и possibile operare la sintesi tra forma a priori e materia sensibile? Per Kant ciт avviene tramite lo schema, cioи tramite il tempo (la schematizzazione del tempo), perchй come giа detto il tempo и la forma a priori fondamentale della conoscenza sensibile.

Se il tempo и la forma a priori delle intuizioni sensibili, le categorie (considerando il tempo da diversi punti di vista), influenzando il tempo, possono essere applicate alle intuizioni sensibili; il tempo и il tramite, il medium attraverso cui noi applichiamo le categorie alle intuizioni sensibili.

L’attivitа che produce questo schema del tempo и l’immaginazione produttiva , cioи la facoltа che produce lo schema, che non и un’immagine vera e propria ma и la pura possibilitа dell’immagine (es.: lo schema del cane non и un qualsiasi cane, ma и una generica possibilitа di immaginare un quadrupede). A ciascuna categoria corrisponde uno schema relativo al tempo, per esempio nella categoria della relazione lo schema corrispondente и la permanenza nel tempo, che mi permette di applicare la categoria della sostanza sempre nell’ambito della relazione la successione temporale irreversibile permette l’applicazione della categoria della causalitа.

Lo schema non и un’immagine, и la pura possibilitа di fornire un’immagine. A ogni categoria corrisponde una struttura di tipo temporale, questo spiega l’applicazione della matematica alla fisica, и la giustificazione della fisica intesa come studio della natura intesa come connessione causale di eventi. Questa applicazione alla fisica costituisce l’ultima parte dell’analitica dei principi, che и la giustificazione finale della fisica di Galileo e di Newton, Kant vuol dimostrare quale sono i meccanismi della nostra mente che ci permettono di vedere la natura come la vediamo, ma siccome i meccanismi sono uguali nella mente di tutti gli uomini, per noi la natura и un sapere oggettivo.

Dimostrato che и possibile l’applicazione delle categorie all’intuizione sensibile tramite lo schema, Kant passa a dimostrare l’applicabilitа della matematica alla fisica; la possibilitа di fondare la fisica come studio oggettivo dei fenomeni.

Ciт avviene attraverso la corrispondenza tra applicabilitа matematica al fenomeno fisico; a ogni categoria corrispondono i principi del pensiero in generale: assiomi dell’intuizione, che permettono l’applicazione della matematica ai fenomeni fisici, perchй questi corrispondono alla categoria della quantitа; a noi una cosa appare come una successione, come numericamente possibile. Alla categoria della qualitа corrispondono invece le anticipazioni della percezione, perchй una volta fatta la percezione noi possiamo anticipare in generale che ogni percezione abbia un determinato grado di intensitа.

Le analogie dell’esperienza riguardano la categoria della modalitа, cioи la possibilitа di estendere la relazione tra fatto e qualitа, in generale, privo di contenuto.

Gli ultimi sono i principi del pensiero empirico in generale che riguardano la categoria della relazione e che ti permettono tramite lo schematismo di cogliere permanenza, relazione, simultaneitа. Questi principi sono la giustificazione dell’applicazione della matematica alla realtа fisica; giustificano la fisica galileiana e newtoniana come saper oggettivo per quel che riguarda un intelletto finito come quello dell’uomo.

L’ultimo oggetto dell’analisi di Kant nell’analitica trascendentale и la considerazione del concetto di noumeno, cioи della cosa in sй, com’и intelleggibile di per sй. Kant si ferma a considerare noumeno perchй per Kant dobbiamo spiegare perchй questo concetto si ripropone continuamente alla mente dell’uomo; dato che si ripropone continuamente possiamo farne un uso?

Kant si chiede perchй l’uomo tende sempre a superare il campo dell’esperienza e ad addentrarsi nel campo del noumeno, perchй le categorie non dipendono dall’esperienza, ma sono il nostro modo di conoscere, valgono a priori; l’uomo nella sua attivitа spontanea tende ad applicarle anche ad oggetti che non appartengono al campo fenomenico. L’uomo cerca di trascendere il fenomeno; tensione dell’uomo nei confronti della metafisica. Su questo Kant non ha mai cambiato idea per quel che riguarda la funzione del noumeno nei confronti del fenomeno Kant dа due soluzioni nelle due edizioni.

Nella prima edizione della critica Kant definisce il noumeno come una X, cioи come un’incognita a cui noi non daremo mai soluzione; in conoscibile per noi, ma anche se и tale, и esistente, che sta dentro al fenomeno e di cui noi conosciamo solo il modo in cui ci si presenta; Kant ammettendo l’esistenza di un’incognita fa una concessione alla metafisica.

Nella seconda edizione Kant da una soluzione critica anche del noumeno definendolo come il limite negativo della nostra conoscenza, perchй non sarа mai oggetto della nostra conoscenza, e ciт che per noi non и; la cosa и come appare a noi.

DIALETTICA TRASCENDENTALE

La dialettica trascendentale и la seconda parte della logica trascendentale.

Mentre nell’analitica Kant ha trattato dell’uso positivo delle categorie, nella dialettica affronta il loro uso negativo, che deriva dall’applicazione delle categorie ad oggetti che non appartengono all’esperienza: a oggetti noumenici.

La dialettica и in realtа una critica all’uso trascendentale delle categorie. Kant critica i concetti che derivano da una tendenza illusoria ma naturale della mente umana; и un atteggiamento erroneo, ma ha una radice nella natura della mente umana, una spiegazione. I concetti che Kant critica sono quelli di anima, di mondo e di Dio. Nel criticare questo uso trascendentale delle categorie, Kant fa uso anche di una terminologia specifica: mentre nell’analitica trascendentale aveva definito la nostra mente sempre con il termine di intelletto, qui Kant usa il termine di ragione. Come l’atto positivo, conoscitivo dell’intelletto viene chiamato giudizio, l’atto della ragione nell’uso trascendentale delle categorie viene chiamato sillogismo, che и un ragionamento sbagliato perchй applica le categorie ad oggetti che non appartengono all’esperienza.

Kant spiega la radice naturale di animo, mondo, e Dio perchй rappresentano la totalitа dell’esperienza: c’и un qualche legame con l’esperienza.

L’anima и la totalitа dell’esperienza riferita al senso interno, il mondo и la serie totale dei rapporti causali riferiti al senso esterno, Dio и l’insieme di tutti i concetti possibili riferiti a qualsiasi esperienza possibile, ma la totalitа dell’esperienza per noi non puт mai essere un’esperienza, la nostra esperienza и esperienza di fatti singoli, non и mai la totalitа; le idee che ne derivano (anima, mondo, Dio) sono illusorie, frutto di ragionamenti sbagliati.

Kant qui usa il termine idea come prodotto erroneo della nostra mente, derivante dall’uso trascendente le categorie.

L’anima deriva da un paralogismo, cioи da un cattivo ragionamento che consiste nell’applicazione della categoria della sostanza all’io penso, che non и un oggetto, и pura forma del nostro modo di pensare; applicando la categoria della sostanza ad una forma ne deriva un concetto che и un’idea, che non ha nessun riscontro nella realtа.

Non esiste la totalitа della nostra esperienza, esistono i singoli concetti della nostra esperienza.

Stessa cosa per l’idea di mondo, che per Kant и un’idea della ragion pura e costituisce l’insieme totale di tutte le condizioni esterne, non и la natura, che и la connessione causale dei fenomeni, ma noi non possiamo far esperienza della totalitа delle condizioni, noi possiamo fare esperienza delle singole connessioni causali.

L’idea di mondo и frutto di un uso sbagliato delle categorie perchй dа origine a 4 antinomie ( = affermazione della tesi e del suo contrario).

Tesi: il mondo и finito nello spazio e nel tempo.

Antitesi: il mondo и infinito nello spazio e nel tempo.

Non esiste nessun principio razionale filosofico che permetta di dimostrare qualcuna delle due.

Tesi: il mondo и divisibile fino ad un certo punto.

Antitesi: il mondo и indivisibile all’infinito.

Tesi: all’interno del mondo esiste una causalitа libera.

Antitesi: all’interno del mondo esiste solo una causalitа necessaria.

Tesi: il mondo dipende da un essere necessario.

Antitesi: il mondo non dipende da un essere necessario.

Il fatto che noi non possiamo decidere tra tesi e antitesi implica che и errato giа il concetto iniziale. La tesi и troppo piccola per noi, l’antitesi и troppo grande: non esiste il concetto di mondo.

L’ultima idea della ragion pura и quella di Dio, che Kant chiama ideale della ragion pura, perchй conosciuto Dio si conosce tutto, perchй Dio и l’insieme di tutti i possibili in quanto possibili, и quell’ente a cui possiamo attribuire l’attributo positivo a ogni binomio di attributi opposti, и l’essere che sussiste di per sй: Kant critica l’esistenza di Dio e le prove della sua esistenza: quella ontologica di Anselmo, quella fisico-teologica e quella cosmologica.

La prova ontologica di Anselmo и la prima che Kant confuta: и quella che dimostra che la definizione di Dio comprende anche l’esistenza, perchй Dio и ciт di cui noi non possiamo pensare nulla di piщ grande. La definizione dell’essenza di Dio esiste sicuramente nell’intelletto, ma possiamo pensare alla medesima definizione che ha perт in piщ l’esistenza. Se Dio и ciт di cui non possiamo pensare nulla di piщ grande la definizione di Dio sarа la seconda. L’errore di fondo и che nulla ci dice che ciт che esiste sia piщ grande di ciт che non esiste nella realtа, ma solo nell’intelletto, in secondo luogo l’ateo non ha proprio l’idea di Dio: и una cosa basata sulla fede.

Kant dice che l’esistenza di Dio и un’affermazione o contraddittoria o impossibile. E’ contraddittoria nel momento in cui assume che nella definizione sia giа compresa l’esistenza, perchй se bisogna dimostrare una cosa presa giа come assunto si entra in contraddizione.

E’ impossibile se invece l’esistenza va aggiunta tramite ragionamento, perchй l’esistenza и sempre un fatto empirico. Le altre due prove comportano in fondo il medesimo salto logico: per Kant l’esistenza di Dio и razionalmente indimostrabile. Ma anima, mondo e Dio, sono frutto di un uso illusorio ma naturale: si ripropongono continuamente alla mente dell’uomo: visto che non и possibile un uso dogmatico di esse perchй non costituiscono oggetto di conoscenza, ne dobbiamo fare un uso regolativi usandole come regole, come norme a cu dobbiamo tendere pur sapendo che non ci arriveremo mai, in modo da estendere e dare maggiore ordine alla nostra conoscenza studiandoli come se in effetti questi tre concetti ci fossero realmente. L’uso regolativo fa di anima, mondo e Dio dei principi euristici cioи stimolano la ricerca. Questo и l’unico uso che possiamo farne.

Critica della ragion pratica

(1787)

Anche la critica della ragion pratica и fondata sui limiti costitutivi dell’uomo. Infatti cosм come nella critica alla ragion pura c’и una critica all’arroganza della ragione che pretende di trascendere i propri limiti, nella critica della ragion pratica c’и una continua polemica contro il fanatismo morale che pretende di considerare l’azione morale dell’uomo un fatto necessario; cosм come nella critica alla ragion pura Kant sostiene che il limite della conoscenza dell’uomo и sempre e solo il fenomeno, nella critica alla ragion pratica la morale dell’uomo и sempre un’azione possibile; nella critica della ragion pratica Kant continua a porre l’accento sulla differenza tra la moralitа dell’uomo e la santitа di Dio. Kant dice che non esiste nella morale una connessione necessaria tra ragione e volontа in quanto se ci fosse l’uomo non sarebbe morale e la morale non varrebbe per lui come un imperativo, un comando. Questa connessione non esiste perchй l’uomo non и costituito solo dalla ragione ma anche dagli impulsi sensibili, trascendere qualsiasi oggetto del desiderio, infatti la nostra volontа puт adeguarsi alla ragione ma anche agli impulsi sensibili. Per essere morali la volontа deve adeguarsi esclusivamente alla ragione: la morale vale per noi come un imperativo, ma non come un imperativo ipotetico che ti dice di agire in vista di un fine: l’imperativo ipotetico non и universale; la morale per essere tale deve essere pura forma: valere a priori: solo cosм essa и universale; il comando per noi deve essere un imperativo categorico che ti comanda per la pura razionalitа dell’azione. La prima massima in cui si concretizza l’imperativo categorico della morale и. Agisci come se la norma della tua azione dovesse diventare un principio legislativo universale. Ciт deriva dal fatto che la natura dell’uomo и finita, costituita non solo da ragione ma anche da impulsi sensibili, cioи l’uomo и calato nel fenomeno: se la legge morale deve essere universale il suo comando deve essere tale da prescindere da qualsiasi oggetto del desiderio, non solo dagli impulsi sensibili, cioи deve essere un imperativo categorico, cioи devi perchй devi, no per raggiungere un fine, cioи non se vuoi devi, ma devi perchй devi. La legge morale per essere universale deve valere a priori: deve essere un imperativo categorico: non deve possedere alcun contenuto. qualsiasi oggetto del desiderio. Per Kant la legge morale и un fatto della ragione, esiste di per se, non esiste una giustificazione della sua legittimitа, la legge morale и il modo del nostro agire, per essere morale dobbiamo agire in un certo modo. La morale deve essere pura forma, non avere alcun contenuto perchй altrimenti non varrebbe universalmente; ti dice solo: agisci in maniera tale che la tua azione sia razionale; morale: agisci razionalmente. La morale и l’adeguarsi della volontа alla ragione che perт non и un adeguarsi necessario, si puт anche non farlo. Se non c’и deduzione per la morale, c’и perт deduzione per la facoltа della libertа, cioи per Kant l’essere morale giustifica l’esistenza di quella facoltа che noi non sappiamo cos’и ma ci deve essere e che и la libertа, perchй noi possiamo anche scegliere di non essere morali: la morale dimostra la libertа. La libertа si propone come libertа negativa e libertа positiva.

Libertа negativa: libertа di poterci sottrarre agli impulsi sensibili e agli oggetti del desiderio. Qui Kant intraprende una polemica contro le morali precedenti che per lui non sono in realtа morali perchй tutte implicano un movente dell’azione (p.460 schema). La prima conseguenza di ciт и che i concetti di bene e male non precedono la morale, ma la seguono, sono effetto della morale, cioи una cosa non si fa perchй и bene ma se и razionale farla и bene: differenza tra legale e morale: и legale obbedire a una legge in vista di un fine e non sempre ciт che и legale corrisponde a ciт che и morale e viceversa. Il peggiore di tutti i sentimenti и l’egoismo che assomma in se tutti i desideri mentre l’unico sentimento morale ammesso и il rispetto: l’uomo и l’unico essere che puт svincolarsi dalla sua natura fenomenica, cioи puт abbandonare qualsiasi oggetto del desiderio per porsi su un piano noumenico. Da qui deriva la sua

Libertа positiva: collocarci su un piano noumenico per cui noi diventiamo legislatori della nostra azione e diamo inizio a una nuova catena causale che dipende da noi e che da origine alla seconda massima dell’azione morale: agisci come se la massima della tua azione dovesse diventare un principio legislativo della natura. Queste due massime per Kant rappresentano la forma della legge morale. Il suo contenuto и dato dalla terza: agisci in modo tale da non considerare mai nй te stesso nй gli altri come mezzi, ma solo come fini. Per Kant l’azione morale avviene all’interno di una comunitа: questo comporta il considerare gli altri solo un fine, non un mezzo e ciт deriva dal rispetto.

Questo fonda il regno dei fini in cui ciascuno и suddito e legislatore cioи in cui ognuno da le leggi e vi obbedisce e che и la base dello stato.

DIALETTICA DELLA RAGION PRATICA

Nella dialettica della ragion pratica Kant tratta dell’assoluto morale, cioи il sommo bene che per l’uomo и costituito dalla virtщ e dalla felicitа. Ma virtщ e felicitа sono in realtа una antinomia perchй la virtщ dipende dalle leggi della libertа essendo l’azione morale che deriva dalla connessione non necessaria ma possibile tra volontа e ragione mentre la felicitа и strettamente legata alle connessioni causali dei fenomeni, infatti и evidente che non necessariamente chi и virtuoso и felice e chi и felice и virtuoso. Kant spiega che l’aspirare alla felicitа non и in contraddizione con la legge morale perchй essere morali significa non avere nessun movente, agire per pura razionalitа: prescindere da ogni oggetto del desiderio. Nonostante ciт l’uomo per la sua finitudine sente il bisogno di essere felice ma si rende conto del fatto che felicitа e virtщ rappresentano un antinomia. Nel mondo classico si и cercato di superare questa antinomia con due correnti filosofiche: Stoici (che hanno detto che la felicitа и in realtа virtщ) ed Epicurei (che hanno detto che noi siamo virtuosi quando siamo felici). Per Kant invece felicitа e virtщ non sono legati. Da ciт deriva la necessitа dell’uomo di superare questa antinomia. Il primo problema che deve essere superato и che l’uomo и morale ma mai santo perchй ogni azione morale non implica che lo sia anche quella successiva perchй siamo liberi. Perchй l’uomo possa raggiungere la moralitа assoluta dobbiamo postulare l’immortalitа cioи che il tempo dell’uomo per essere morale sia un tempo indefinito. Poi, per essere sicuri che ad ogni grado di moralitа corrisponda un giusto grado do felicitа occorre postulare l’esistenza di Dio, che puт compensare la virtщ con altrettanta felicitа cioи Kant per superare l’antinomia tra virtщ e felicitа arriva a formulare i due postulati dell’immortalitа dell’anima e dell’esistenza di Dio (Kant usa il termine postulato secondo la sua accezione matematica: sono veritа che poniamo come tali per dimostrarne delle veritа successive). Il postulato per Kant и una proposizione teoretica ma non и un atto teoretico della mente cioи non и un giudizio, un atto conoscitivo. Questi sono i due postulati della ragion pratica a cui si unisce un terzo postulato che и quello della libertа che ci assicura che la libertа c’и ma non sappiamo cosa sia, mentre i primi due postulati derivano da un bisogno. Questo ci permette di spiegare cosa sia per Kant il primato della ragion pratica che и stato interpretato erroneamente come un superamento da parte dell’uomo in ambito morale dei limiti che Kant aveva posto all’uomo nell’ambito teoretico conoscitivo cioи come se l’uomo attraverso l’azione morale giungesse a conoscere quelle stesse cose che gli erano irraggiungibili nell’ambito intellettuale gnoseologico. Kant piщ volte sottolinea il fatto che l’uomo non giungerа mai a conoscere l’anima e Dio, il primato della ragion pratica implica solo che l’uomo и l’unico essere morale e che quindi nella sua azione morale puт prescindere da qualunque oggetto del desiderio, puт non fare del desiderio un movente e questo lo conduce alla ragionevole speranza che la sua anima sia immortale e che Dio esista ma questa и una speranza, non una certezza perchй se fosse una certezza noi cesseremmo di essere morali: cioи di essere liberi perchй il giorno in cui noi conoscessimo con certezza Dio le nostre azioni sarebbero condizionate o col timore reverenziale della grandezza di Dio o da una sorta di eccessivo amore nei confronti di dio: il mondo sarebbe un teatrino con Dio come burattinaio e gli uomini come burattini: la condizione fondamentale della nostra morale sta nella nostra libertа che deriva proprio dalla nostra finitudine: и una critica contro ogni fanatismo che pretende di fare dell’uomo un santo. Il giorno che l’uomo conoscesse Dio, cesserebbe di essere uomo.

Critica del giudizio

Kant nella critica del giudizio studia le condizioni della vita sentimentale introducendo per primo una nuova facoltа dell’uomo oltre a intelletto e volontа: il sentimento. Il sentimento viene definito da Kant come l’aspetto irriducibilmente oggettivo che accompagna tutte le mie rappresentazioni: sentimento di piacere o di spiacere. Cosi come l’atto dell’intelletto и un giudizio anche l’atto del sentimento и un giudizio ma и un giudizio riflettente in quanto si limita a riflettere sugli oggetti gia determinati dall’intelletto. Questo giudizio deriva da un bisogno dell’uomo di trovare un accordo tra la libertа propria come soggetto morale e la causalitа delle leggi di natura: deriva dalla situazione della finitudine dell’uomo. Questo accordo и proprio della facoltа del sentimento che si esprime attraverso un giudizio riflettente che quindi riflette su oggetti gia determinati e che quindi non ha alcun valore conoscitivo. Questo accordo puт essere accolto in due modi:

in maniera immediata cioи senza il tramite di altri concetti: giudizio estetico

in maniera mediata cioи tramite il concetto di fine: giudizio teologico.

L’uomo essendo libero come soggetto morale ma appartenendo come realtа fenomenica alla causalitа della natura cerca sentimentalmente un accordo tra le due cose. La facoltа del giudizio estetico и il gusto e il suo oggetto и il bello. Il giudizio estetico coglie il rapporto antitetico tra libertа e causalitа in maniera immediata attraverso il sentimento di piacere che и costituito dal bello, ma questo piacere non и sensibile, и disinteressato cioи quando vediamo un bel quadro noi non vogliamo l’oggetto rappresentato nel quadro: и un piacere disinteressato al conseguimento di un oggetto. Non и un piacere sensibile: il bello и ciт che piace in maniera disinteressata e immediata, и il frutto di un giudizio riflettente il giudizio estetico non ha alcun valore conoscitivo: и un giudizio soggettivo, ma il fatto che sia soggettivo non implica che esso non aspiri a una qualche oggettivitа, cioи pur essendo soggettivo ha una sua soggettivitа in quanto comunicabile e una sua necessitа nonostante sia soggettivo perchй и il prodotto di una normale e sua intelligenza: siamo ancora in un campo illuministico in cui c’и una fiducia nel funzionamento medio generale dell’intelligenza dell’uomo. Simile al bello и il sublime che per Kant deriva dal rapporto tra l’uomo e la natura e viene distinto con sublime matematico e sublime dinamico, cioи и la trasformazione dello sgomento dell’uomo di fronte alla grandezza e alla potenza della natura: l’uomo ha di fronte alla natura un atteggiamento di paura che si trasforma in sublime quando si rende conto dell’accordo tra ciт che lui sente e la capacitа che ha il suo intelletto di conoscere la natura anche se per gradi, per singole esperienze. La consapevolezza di ciт trasforma il sentimento di paura in sublime matematico. Quando l’uomo, di fronte alla potenza della natura, si rende conto della sua superioritа come essere morale, trasforma la paura in sublime dinamico. Kant affronta anche una deduzione, cioи la giustificazione della pretesa del giudizio estetico di essere oggettivo e necessario nonostante la sua irriducibile soggettivitа. La sua oggettivitа gli deriva dal fatto di essere comunicabile agli altri grazie al fatto di essere il prodotto di una sana e normale intelligenza. La giustificazione della necessitа nonostante la soggettivitа del giudizio estetico sta nel fatto che questo giudizio segue le regole che segue un normale intelletto:

non avere pregiudizi

tieni conto dell’opinione altrui

sii coerente

Per Kant il bello и sia quello naturale che quello artificiale dell’arte ma per passare dalla natura all’oggetto artificiale occorre il genio, la disposizione naturale con cui la natura da ordine all’arte ed и il frutto di due facoltа:

immaginazione: Spinta creativa: dipende il messaggio spirituale che l’oggetto d’arte ha in se

intelletto: Ciт che ordina la spinta creativa: dа la stile

Il giudizio telologico non trova l’accordo tra causalitа e libertа in maniera mediata, tramite il concetto di fine e deriva dai limiti dell’attivitа conoscitiva dell’uomo. L’uomo infatti agendo moralmente pensa di poter estendere il suo modo di agire anche nell’ambito della natura, cioи ritiene che esista nella natura un disegno finalistico che и spiegabile solo ammettendo l’esistenza di un essere necessario. Ciт non и impedimento all’attivitа conoscitiva se l’uomo и consapevole che questo suo giudizio non ha nessun valore conoscitivo, anzi deriva dai limiti dell’attivitа conoscitiva, infatti se l’uomo possedesse un intelletto capace di cogliere con un unico atto di esperienza tutte le cause che interagiscono nel mondo non avrebbe bisogno di nessuna spiegazione finalistica, perchй avrebbe la spiegazione causale di tutti i fenomeni. Questo finalismo costituisce uno stimolo per estendere la conoscenza.

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