Filosofia: i primi filosofi (ionici e pitagorici)

Materie:Riassunto
Categoria:Filosofia
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Testo

I Primi Filosofi:
La filosofia è nata in Grecia, ma ancora prima che arrivasse ad Atene, si sviluppò nelle colonie ioniche dell’ Asia Minore, in particolare nelle fiorenti città di Efeso, Mileto, Samo e Chio.
I primi filosofi di questo periodo (siamo nel VII – VI secolo a.C.) sono dunque gli Ionici.
Gli ionici:
Essi sono i primi pensatori, cercano quindi di riflettere sulla costituzione del mondo fisico staccandosi dal mito; essi sono Talete, Anassimandro e Anassimene.
EL’ ACQUA COME ELEMENTO COSTITUTIVO:
Aristotele, fa iniziare con Talete la riflessione filosofica. Il problema comune al gruppo di pensatori ionici è quello di identificare un principio (o ARCHE’ in greco). I miti e le leggende giustificavano i fenomeni naturali riducendoli alle divinità. Si trattava di credenze insostenibili dal punto di vista della ragione critica. Ecco che Talete, come principio costitutivo e primordiale di tutte le cose assume l’ acqua. Egli parte dall’ osservazione empirica, secondo cui ogni cosa vivente appare permeata di acqua, la quale abbonda in corpo quando questo si secca e muore.
L’ ipotetica ricostruzione delle origini dell’ universo fornita da Talete è la seguente: all’ inizio esisteva il grande oceano, poi si sarebbero formate la Terra e i corpi celesti, l’ intero cosmo è quindi trasportato sul mare. Aristotele definisce Talete un fisiologo.
eL’ APEIRON O “SENZA LIMITE”:
Anassimandro usò per primo il termine archè e individuò la sostanza primordiale, che è all’ origine dell’ universo, in un principio indeterminato, detto APEIRON. A differenza di Talete; che aveva posto l’ archè nell’ acqua e ad Anassimene che lo poneva nell’ aria, Anassimandro parla di apeiron perché si rende conto che il fondamento di tutte le cose non può identificarsi con una di esse, ma deve essere di differente natura. Anassimandro si pone anche il problema del processo attraverso il quale le cose derivino dalla sostanza primordiale: tale processo è la separazione. Non c’ è un Dio che proceda a separar le cose, ma un movimento rotatorio. Anassimandro dice anche che per nascere gli esseri devono separarsi dal “tutto originario”, rompendo così l’ unità della natura primordiale. La separazione è fonte di molteplicità, contrasto, differenza, lotte e lutti. Per riparare questo male, tutti gli esseri viventi devono morire e, in tal modo, far ritorno all’ università della natura.
I pitagorici:
Di Pitagora, maestro dei pitagorici, sappiamo veramente molto poco. Egli viene presentato dalla leggenda come un personaggio mitico, di lui però si parla anche come di persona molto saggia e dedita agli studi della matematica. La scuola che fondò a Crotone fu anche un’ associazione religiosa e politica di carattere aristocratico. I pitagorici rappresentavano un ideale politico di tipo aristocratico e antidemocratico. Tuttavia dobbiamo osservare che nella cerchia erano accettate anche le DONNE. La scuola ebbe un tragico destino: fu distrutta dal movimento democratico delle città della Magna Grecia. Di questa corrente filosofica non rimane niente, ma ci sono pervenute le dottrine fondamentali:
vLA DOTTRINA DELL’ ANIMA:
I pitagorici riprendono la dottrina dell’ orfismo: il corpo è mortale e impuro, mentre l’ anima è immortale e pura. L’ anima, a causa di una colpa originaria, è costretta a reincarnarsi in corpi sempre diversi, dopo la morte fisica. L’ anima va quindi purificata e per far ciò secondo i pitagorici bisognava seguire precetti AKUSMATA o dei simboli.
sLA DOTTRINA DEL NUMERO:
Accanto alla dottrina dell’ anima, l’ altro nucleo fondamentale teorico riguardava la dottrina dei numeri. Tra le due dottrine c’ è un nesso molto stretto. Tutto deve essere regolato dal numero, che è appunto espressione di ordine dell’ universo: senza di esso il mondo sarebbe CAOS e non potrebbe essere conosciuto. Il numero viene quindi considerato il principio generatore di tutte le cose. Il numero era qualcosa di astratto, ma aveva le caratteristiche fisiche e geometriche. Bisogna tener conto, infatti, che i Greci rappresentavano l’ unità con un punto, dotato di estensione spaziale, e il punto era concepito come un’ atomo fisico. I numeri dispari erano considerati puri perché non finiti e divisibili per due, quelli pari erano visti come impuri. Il numero perfetto era il numero dieci.

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