Filosofia greca

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Testo

I GRECI
La Storia
La storia greca si divide in tre parti:
1. 1200-600/700 a.C.: il medioevo ellenico, la fase più antica che va dai poemi omerici ad Omero. E’ un periodo cupo poiché non vi sono notizie certe di questi anni.
2. 700–500 a.C.: inizia l’organizzazione della Grecia in polis.
3. 500–300 a.C.: la Grecia al suo massimo splendore.
La Religione
Dal 1200 al 700, la religione dei greci era il mito (mitos). Il mito era la religione degli dei, infatti, i greci erano politeisti. Questi dei erano molto simili agli esseri umani, avevano i loro pregi e difetti ed avevano un corpo. Erano dei superuomini immortali (Antropomorfismo: Antrophos ::::::::: = uomo; Morfè = forma). Sopra gli dei vi era la necessità (ananche) che dominava su tutti. Nei secoli successivi in Grecia si crearono due religioni:
1. Il mito antico.
2. Le religioni misteriche.
Le seconde erano delle religioni misteriose e segrete che erano compiute in luoghi segreti, i santuari, da pochi adepti. I capi di queste religioni erano i sacerdoti od oracoli che mettevano in comunicazione gli uomini con gli dei (orfismo) e prevedevano il futuro. I santuari più importanti erano quelli di Delfi e d’Eleusi.
La Società
Dal 700 al 500 a.C., la Grecia iniziò ad organizzarsi socialmente in “Poleis”. Per i greci il termine “poleis” significa “città-stato”. Ogni “poleis” si governava autonomamente ed, infatti, la Grecia non era unita ma divisa in tante “poleis”, in pratica da tante “città-stato”. La politica (poleis = ((((((( fu inventata dai greci, infatti, nessun popolo antico ebbe una politica interna, i greci si. Proprio dalla poleis nacque l’attuale politica occidentale, che si rifà ad essa per l’80%. Per i greci la “poleis” era lo specchio cosmo (Microcosmo). Il cosmo era retto da leggi perfette, immutabili ed identiche ovunque. La “poleis” doveva rispettare queste leggi fisiche e mentali, altrimenti sarebbe stato un fallimento.
In Grecia gli uomini erano liberi e per mantenere questa libertà erano disposti a tutto, difendendo in ogni modo la loro patria. Tre erano le forme di governano accettate e legittime:
1. Monarchia: (Monos ((((( = solo; Archè = principio, capo, potere) governo di un re (basileus) che non è un dio ma un uomo come gli altri.
2. Aristocrazia: (Aristos (((((((( = migliore; Crazia = potere) governo dei migliori.
3. Democrazia: (Demos ((((( = popolo; Crazia = potere) governo del popolo.
Le altre non erano accattate perché erano considerate negative. Col passare dei secoli, la monarchia scomparve e al suo posto comparve la Tirannia: ((((((((() potere assoluto di uno (8-6 secolo). Molte “poleis” accettarono questa nuova forma di governo, perché, delle volte, il tiranno governava meglio degli altri, ma non fu mai legittimata da tutte le “poleis”. In seguito scomparve anche la tirannia (5-4 secolo) e la Grecia si spacca tra:
1. Poleis Aristocratiche, che facevano capo a Sparta.
2. Poleis Democratiche, che facevano capo ad Atene.
La Grecia iniziò poi ad espandersi e a colonizzare molti territori del mediterraneo fondando anche nuove città, tutte facenti capo alla metropoli (città-madre). Durante questa espansione, i greci si divisero in: Ioni, Eoli e Dorici. Gli Ioni occuparono la Turchia dove, nella città di Mileto, nacque la Filosofia (Filos ((((( = amante; Sophia = sapienza).
FILOSOFIA
La filosofia assunse, in Grecia, due significati fondamentali:
1. Ricerca autonoma o razionale in qualsiasi campo si svolga.
2. Particolare ricerca che ha come oggetto di studio ciò che in qualche mondo è fondamentale o basilare, sia in relazione alla realtà, sia in relazione alla conoscenza, sia in relazione al comportamento.
In sintesi la filosofia assunse il carattere di una ricerca radicale sui fondamenti dell’essere, del conoscere e dell’agire e fu perciò considerata “regina” del sapere.
La filosofia greca può essere distinta in cinque periodi: Cosmologico, Antropologico, Ontologico, Etico, Religioso.
1. Cosmologico: comprende le scuole presofistiche ed è dominato dal problema di rintracciare l’unità che garantisce l’ordine del mondo e la possibilità della conoscenza umana.
2. Antropologico: comprende i Sofisti e Socrate ed è dominato dal problema dell’uomo.
3. Ontologico: comprende Platone e Aristotele ed è dominato dal problema dell’essere o della realtà in generale e dal rapporto dell’uomo con essa.
4. Etico: comprende lo stoicismo, l’epicureismo, lo scetticismo e l’eclettismo ed è dominato dal problema della condotta dell’uomo.
5. Religioso: comprende le scuole neoplatoniche e quelle affini ed è dominato dal problema di trovare per l’uomo la via del ricongiungimento con Dio, considerata come l’unica via di salvezza.
I primi filosofi, chiamati presofisti o presocratici, si occuparono principalmente del problema della natura e della realtà. Questi, infatti, si chiedevano quale fosse il principio vitale di tutte le cose (Archè ooooo). I presofisti si distinsero in varie scuole e tendenze:
1. Ionici di Mileto.
2. Pitagorici.
3. Eraclitei.
4. Eleati.
5. Fisici Posteriori.
La Scuola Di Mileto
Mileto è una piccola città commerciale dove confluiscono varie culture e popolazioni. Basa la sua economia sull’agricoltura, sul commercio ma soprattutto sulla pesca. Città democratica, i suoi cittadini sono sostanzialmente atei e molto concreti. Qui, infatti, nasce il concetto di “Esperienza del Lavoro”. Mileto diede i natali al primo filosofo della storia: Talete.
TALETE
Nasce a Mileto nel 640 a.C. e muore nel 546 a.C. Fu, oltre che un filosofo, uno dei sette sapienti, assieme a Biante, Pitacco, Solone, Cleobulo, Misone, Chilone, un grande uomo politico aristocratico (dell’opposizione), un matematico, un astronomo ed un fisico. Lui deviò il corso di un fiume, misurò l’altezza delle piramidi, studiò le ragioni delle inondazioni e predisse un’eclissi solare grazie alla quale ebbe grande prestigio nella città. Platone lo definisce un ingegnoso inventore di tecniche mediante le quali operare sulla natura. Pare che lui non abbia lasciato scritti filosofici e dobbiamo ad Aristotele la conoscenza della sua dottrina fondamentale. Egli si chiese quale fosse l’archè e trovò la risposta nell’Acqua. Per lui l’Acqua è: il processo della formazione del cosmo, la legge del divenire, divina ed è ovunque, poiché crea. Secondo i greci, tutto ha vita, anche la materia ha una propria funzione vitale (Ilozoismo: Hylè = materia; Zoo = vivere). La materia è un tutto animato e per Talete l’elemento chiave è l’Acqua.
ANASSIMANDRO
Nato nel 610 e morto nel 547 a.C. era parente e scolaro di Talete. Fu anche lui uomo politico ed astronomo, primo autore di scritti filosofici con il suo libro “Intorno alla natura”, in pratica un trattato di geografia in prosa in cui cerca di dare una spiegazione razionale del cosmo, può essere considerato come il primo tentativo di fare cultura senza l’uso della poesia, di tale libro a noi rimangono solo alcuni frammenti.
Nel corso della vita costruì una sfera astronomica con le costellazioni, un orologio solare ed introdusse la divisione del giorno in 12 parti.
Per primo chiamò la sostanza unica col nome di principio (archè), lo riconobbe in un principio infinito o indeterminato (Apeiron = senza confine), dal quale tutto ha origine.
L’Apeiron è ingenerato, indistruttibile, immortale e quindi divino.
Nell’Apeiron vi sono tutte le cose finite, limitate l’una dall’altra, esso genera tutte le cose eternamente che poi muoiono. L’Apeiron genera tutto tramite un movimento vorticoso grazie al quale si separano da essa i contrari, in questo modo si generano i mondi infiniti che si succedono secondo un ciclo eterno.
Essendo limitate, le cose si fanno torto l’una con l’altro ed è proprio lo scontro, la lotta a permettere l’armonia, tutto regolato dalla legge di giustizia che diviene legge cosmica.
ANASSIMENE
Nato nel 585/80 e morto nel 528/24 a.C. fu nipote e discepolo d’Anassimandro, scrisse “Sulla Natura”.
Egli riconosce l’Archè come l’Aria, la nebulosità e gli attribuisce i caratteri dell’Apeiron d’Anassimandro. Come l’anima (psiche), che è aria, da vita al corpo, così l’aria da vita a tutto il cosmo, regolato da una legge organica secondo cui tutto vive in funzione dell’altra.
L’uomo si percepisce come soffio vitale e questo soffio è energia. L’Aria quindi è divina e da vita a tutto (ilozoismo).
LA SCUOLA IN MAGNA GRECIA
Alla fine del 500 Mileto cade presa dai Persiani, finisce così la scuola di Mileto e la filosofia passa in Magna Grecia.
SENOFONE DI COLOFONE
Nato nel 576/65 e morto nel 475 a.C., per motivi politici fu costretto a fuggire dalla sua città e girovagò nei paesi Greci diffondendo la cultura Ionica.
Egli scrisse due libri:
1) Sulla Natura
2) La fondazione d’Elea
Il suo punto di partenza fu una critica risoluta dei poemi Omerici e di quelli d’Esiodo, affermando che peccarono d’antropomorfismo, poiché non si possono immaginare gli dei come degli uomini, non è serio né giusto. Egli afferma che vi è un’unità del tutto cioè Dio, unico, ingenerato, onnipotente che vede e sente tutto (primo concetto di monoteismo nella storia, escluso l’Ebraico).
Afferma che il pensiero di Dio realizza ogni cosa, è un principio immobile che tiene insieme l’universo, Dio non è spirito ma materia (carne).
In questo periodo vi sono due visioni di Dio:
1) Trascendente = Dio crea il mondo ed è separato da esso, il mondo ha un inizio ed una fine
2) Immanente = Dio emana il mondo, Dio e il mondo sono la stessa cosa, tutto ciò che esiste nel mondo è Dio (Panteismo > Ateismo = rifiutare un Dio trascendente).
Semofone è un panteista e segue la mentalità tecnica dei filosofi di Mileto ponendosi il problema dell’archè che per lui è la terra (gaia SSSS) elemento base del tutto principio divino.
Afferma anche l’importanza fondamentale della saggezza, lo scopo della vita umana è l’essere saggi e su ciò bisogna costruire una nuova civiltà (critica all’estetismo graco).
PITAGORA
Nasce a Samo nel 570 e muore nel 497 a.C..
Nel 530 lascia Sano per un contrasto con il tiranno Policrate e dopo vari giri in altre regioni si ferma a Crotone e fonda una scuola: la “Scuola Pitagorica”.
Vi aderiranno alcuni giovani aristocratici, in essa viene pratica una dottrina segreta, di carattere filosofico-religiosa con pratiche anche esoteriche.
Fra gli adepti c’era il culto dell’amicizia e della comunione dei beni.
Pitagora era un aristocratico, odiava i democratici ed insegnava ad odiarli anche ai suoi adepti, egli affermò: “l’aristocrazia si fonda sulla scienza vera, la democrazia sull’opinione”.
Per questo suo atteggiamento anti-democratico e per le pratiche esoteriche i crotonesi si infuriarono, assaltarono la scuola ed uccisero molti pitagorici.
Parte della dottrina Pitagorica fu poi svelata da Filolao nel 4° secolo.
Uno dei primi insegnamenti di Pitagora fu l’immortalità e la trasmigrazione dell’anima (metempsicosi).
L’anima si reincarna di corpo in corpo perché ha bisogno di purificarsi e continua a farlo finché non sarà purificata definitivamente.
Fu contemporaneo di Budda e si pensa, essendo stato in Asia, che abbia avuto contatti con il buddismo.
Pitagora affermava di sapere le pratiche teurgiche per affrettare la purificazione dell’anima, per tale motivo i discepoli arrivarono a divinizzarlo, tutto quello che diceva era legge (Autos efa = l’ha detto lui: ipse dixit).
Anche Pitagora si pose il problema dell’archè che per lui è il numero.
Tutte le cose sono misurabili, la misura è il loro modo d’essere essenza e ne definisce i contorni, il limite è formato da punti ed il punto è un numero.
Tutte le cose si differenziano in base alla misura ed il numero è la misura di tutte le cose.
Per lui il numero fondamentale era il 10, rappresentato con un triangolo equilatero con 10 punti chiamato tetraktis

I pitagorici non distinguevano la matematica dalla geometria, per loro erano la stessa cosa.
Il numero però si divide in pari e dispari, per loro il dispari era un’entità “limitata” ovvero terminata e compiuta e rappresentava la perfezione, il pari era invece un’entità illimitata, cioè non terminata ne compiuta e rappresentava l’imperfezione perché si opponeva all’unità.

PARI DISPARI
2 4 6 3 5 7
. . . . . . . . . . . .
. . .
. . . . . . . . . . . .
Questa è chiamata filosofia dualistica poiché cerca di spiegare la realtà in conformità ad una contrapposizione fra limite e illimitato, pari e dispari.
In questa tenzone tra pari e dispari tutto si ritma in un’armonia d’opposti, l’armonia del cosmo:
1) se anima e corpo sono in armonia col cosmo, noi stiamo bene
3) se anima e corpo non sono in armonia col cosmo stiamo male
Pitagora insegnava a stare in armonia col cosmo.
ERACLITO
Nasce nel 520 e muore nel 460 a.C. ad Efeso. Principe di nascita poiché discendente degli Efeso, fu aristocratico e antidemocratico.
Vive nel periodo delle guerre Persiane fu amico del tiranno d’Efeso Ermodoro, quando questi si alleò con i persiani scatenando la ribellione degli Efesini dovette scappare e visse il resto della sua vita ritirato ed appartato da tutti.
Aveva un carattere terribile e orgoglioso, disprezzava tutto e tutti.
Anche lui scrisse un libro “Sulla Natura” di cui ci rimangono 140 frammenti.
Fu il primo a spostare l’interesse filosofico dalla natura all’uomo, in un frammento si trova scritto “ho indagato me stesso”.
E’ il “filosofo del divenire” perché concepisce il mondo come un flusso perenne in cui “tutto scorre” (Panta rei .
Un esempio è il fiume che sembra sempre uguale, ma se ci immergiamo, sentiamo l’acqua che scorre, quindi non è mai lo stesso. Egli afferma che tutto passa, anche ciò che sembra fermo è dinamico.
Questo divenire è scandito dal ritmo dei contrari, i quali lottano tra loro perché uno vive alla morte dell’altro e viceversa, ma non possono vivere l’uno senza l’altro.
L’armonia del divenire è dato quindi dalla guerra fra i contrari.
Secondo Eraclito archè di tutte le cose è il fuoco che distrugge per far rinascere (guerra dei contrari).
Egli definisce la legge della realtà col nome di logis EEEEEEEElegge, ragione, spirito, forza vitale, traeva il principio dalle cose indifferentemente fuoco o logos.
Chiamava il fuoco “giudice divino” perché distruggendo fa giustizia.
Distinse anche due tipi d’uomini:
1) dormienti = sono la maggioranza del popolo, i quali non comprendono la vera legge del mondo poiché vivono come in un sogno illusori
2) svegli o eletti = che comprendono la vera legge o che tentano di trovarla (filosofi).
PARMENIDE
Nasce nel 550 a.c. ad Elece e muore nel 450 a.c. è il fondatore della scuola aleatico e nemico d’Eraclito.
Espone il suo pensiero in un’opera indicata poi col titolo “Intorno alla Natura”.
Nel proemio del poema immagina di essere trasportato al cospetto di una dea che gli rivela il solido cuore della ben rotonda verità.
LE DUE VIE
Per Parmenide di fronte all’uomo si aprono sostanzialmente due vie:
1) verità (alètheia) = basata sulla ragione che ci porta a conoscere l’essere vero;
2) opinione (doxa) = basata sui sensi che ci porta a conoscere l’Essere apparente.
La maggior parte delle persone prendono la seconda via, i filosofi la prima.
Parmenide fondandosi sui principi d’identità e non contraddizione assicura che la ragione afferma che:
“l’Essere è e non può non essere, mentre il Non-Essere non è e non può essere”; solo l’Essere può essere pensato, il Non-Essere non può essere pensato, quindi pensare è come Essere”.
L’ESSERE
L’essere è ingenerato ed immortale perché se nascere o perire implicherebbe il Non-Essere prima e dopo quindi è eterno; l’Essere è immutabile ed immobile perché se mutasse o si muovesse implicherebbe il non essere; l’Essere è unico ed omogeneo perché se fosse molteplice o differenziato in se implicherebbe degli intervalli di Non-Essere; l’Essere è finito cioè compiuto e perfetto ed infinito.
Permenide fu accusato e contraddetto su varie sue teorie, Zenone cercò di difenderlo, soprattutto sulle accuse riguardo al movimento.
ZENONE
Nasce forse nel 489 a.c. ma la sua data di morte è sconosciuta, si sa solo che morì coraggiosamente sotto tortura per aver cospirato contro un tiranno. Fu scolaro ed amico di Parmenide e cercò di difenderlo dalle accuse fattegli sulle sue teorie, soprattutto quella del movimento.
Egli si serve della dialettica: la quale consiste nell’ammettere in via d’ipotesi l’affermazione dell’avversario per ricavarne conseguenze che la confutano.
Le sue tesi
Gli argomenti più famosi sono tre:
1) quello cosiddetto dello “stadio”. Chiamati i due estremi “A” e “B” partendo da “A” per arrivare a “B” si deve passare per “C”, poi per “D”, poi per “E” e cosi via, dunque non si raggiungerà mai “B”.
2) quello di “Achille e la tartaruga”. Se una tartaruga ha un margine di vantaggio da Achille, lui non raggiungerà mai la tartaruga perché quando Achille avrà raggiunto la posizione che occupava la tartaruga, essa si è spostata e cosi via; quindi la distanza tra Achille e la tartaruga non sarà mai nulla, pur diventando sempre più piccola.
3) quello della “freccia”. Una freccia in movimento è in realtà immobile: difatti se noi osserviamo la freccia in ogni istante, essa risulta immobile, sommando tutti gli istanti in cui la freccia risulta immobile non si può avere movimento.
Lui gioca tutte le sue teorie sul ragionamento detto paradosso (paradoxos : girare intorno ad un ragionamento).
MELISSO
Nasce a Samo in data sconosciuta e muore nel 440 a.c.
Anche egli discepolo di Parmenide fu il generale che sconfisse la flotta Ateniese nel 441-440 a.c..
In uno scritto chiamato “Sulla Natura” o “Sull’Essere” difende Parmenide ispirandosi però ad Anassimandro.
Per lui l’essere è uno, sempre uguale, eterno ed immobile, ma è però infinito, non finito.
Quindi lui nega la molteplicità, il movimento e la mutabilità dell’essere.
Tutto deve essere ricondotto all’unicità dell’essere.
I PLURALISTI
Questi filosofi tornano ad interessarsi del problema della natura, la loro filosofia è un primo tentativo di sintesi tra l’Eraclitismo e l’Eleatismo (soprattutto quello di Parmenide).
Da Eraclito accettano l’idea dell’incessante divenire delle cose, da Parmenide accolgono il concetto di eternità ed immortalità dell’Essere vero.
Per conciliare queste due affermazioni, essi distinguono tra composte (mutevoli) ed elementi (immutabili), ritenendo che le cose del mondo sono costituite di elementi eterni che unendosi e disunendosi provocano la “nascita” e la “morte” di tutte le cose.
Cosi giungono al principio secondo cui in natura nulla si crea e nulle si distrugge, ma tutto si trasforma.
Sono chiaramente pluralisti perché ritengono che i principi della natura sono molteplici.
EMPEDOCLE
Nasce ad Agrigento nel 492 a.c. e muore a circa sessant’anni. Figlio di Metone, partecipò alla vita della città, di parte democratica fu nello stesso tempo medico traumatologo e scienziato.
Proprio per questo motivo riuscì a diventare un uomo di potere perché incuteva paura alla gente ma questo fu anche il motivo per il quale lo esiliarono.
Egli presenta la sua dottrina come uno strumento per dominare le forze della natura e perfino per richiamare dall’Ade la vita dei defunti.
Sulla sua morte ci sono molte leggende due delle quali dicono:
1) i suoi seguaci affermano che era stato levato in cielo durante la notte:
2) i suoi avversari che si era buttato nel cratere dell’Etna per essere creduto un Dio.
Empedocle scisse due opere “Sulla Natura” e “Purificazioni”.
Il primo è di carattere cosmologico, il secondo è di carattere teologico e si ispira all’orfismo e al pitagorismo.

LE RADICI DEL TUTTO
Empedocle crede che l’essere non può ne nascere ne perire, ma vuole spiegare l’apparenza della nascita e della morte e lo fa ricorrendo al combinarsi ed al dividersi degli elementi che compongono la cosa.
Questi elementi sono l’aria, il fuoco, l’acqua e la terra che lui chiama “radici del tutto” e tutto deriva da essi (archè).
IL CICLO COSMICO
Su queste “radici” agiscono però due forze:
1) l’Amore che tende ad unirle
2) l’Odio che tende a dividerle
determinando così le fasi del ciclo cosmico.
Inizialmente tutto ciò che esisteva era un’unità confusa chiamata “Sfero” in cui c’era il completo dominio dell’Amore (Eros) ma non c’era vita perché esisteva solo un tutto uniforme.
Poi l’Odio (Polemos) si inserisce in questa unità, inizialmente la sua azione non è distruttiva perché, combinata con quella dell’Amore, determina la formazione delle cose così come noi le vediamo.
Continuando l’Odio ad agire, le cose stesse si dissolvono e si ha il regno del caos con la morte di tutte le cose (Tanados).
Toccherà di nuovo all’Amore riunire gli elementi rigenerare tutte le cose e ricreare lo Sfero per poi ricominciare un nuovo ciclo.
LA CONOSCENZA UMANA
Il principio fondamentale della conoscenza umana e la simpatia (Sum Pathos (((((((((( = sentire insieme), cioè che il simile si riconosce col simile: caldo con caldo, terra con terra, acqua con acqua ecc..
Essa avviene tramite l’incontro tra l’elemento che è nell’uomo e quello esterno.
Gli efflussi provenienti dalle cose producono la sensazione quando si adattano ai pori degli organi dei sensi, altrimenti rimangono inavvertiti. Stessa cosa avviene per la conoscenza dell’intelletto.
ANASSAGORA
Nasce a Clazomene, nell’Asia Minore tra il 500 e il 496 a.C. ma non si conosce la data della morte.
Fu il primo a propagare la cultura Ionica e la filosofia nel mondo Attico, soprattutto ad Atene dove andò a vivere, qui entrò nelle grazie di Pericle, allora governatore della città, che lo introdusse nel suo giro molto ambito da tutti.
Fu poi costretto a fuggire perché accusato di Ateismo, ma il suo insegnamento influenzò i Sofisti e Socrate, fu anche maestro di Euripide.
LA TEORIA DEI SEMI
Anassagora ammette il principio di parmenide che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto diviene, ma lo interpreta nel senso che creare significa “riunirsi” e distruggere significa “separarsi”, la materia è eterna e anche se si trasforma rimane fine a se stessa.
Ciò che si separa e si unisce sono le particelle più piccole, invisibili ed indivisibili della materia, in pratica tutto può essere diviso ma alla fine si arriverà a queste particelle indivisibili dette “semi”.
Queste particelle sono di infinite qualità (legno, oro, ferro, acqua, vetro, ecc. ecc.) ma sono tutte di uguale grandezza.
Esse sono chiamate semi perché, come dal semi si genera la pianta, così da queste particelle si generano tutte le cose corporee.
Aristotele le definì “omeomene”, cioè parti simili, perché hanno gli stessi caratteri del tutto che entrano a costruire.
Tutti i corpi sono costituiti da tutti i tipi di semi, la prevalenza di uno sugli altri ne determina l’oggetto.
Ogni oggetto è mescolanza di semi, infatti Anassagora disse:
e .
L’INTELLIGENZA ORDINATRICE
Anassagora afferma che c’è una forza superiore che fa muovere i semi e li ordina, tale forza è un’intelligenza divina o Nous (Vous = intelletto), che scevera i semi originariamente confusi e ne determina così l’ordine che ritroviamo nel mondo, anche se quest’ordine non sarà mai perfetto giacché i seni rimangono, in una certa misura, sempre mescolati gli uni agli altri.
Questo Nous non è però il nostro Dio, ma il cosmo stesso, è immanente al cosmo.
Il Nous è l’anima del tutto e da ordine alla natura.
Secondo lui l’intelligenza ha prodotto, nel caos primordiale dei semi, un movimento turbinoso che per la sua rapidità ha fatto dividere le sostanze secondo l’opposizione del caldo e del freddo, della luce e della oscurità.
Proprio questo movimento ha fatto staccare dalla terra masse che si sono infiammate, divenute luminose hanno formato gli astri e il sole.
Gli animali e gli uomini si sono formati dai semi provenienti dall’aria,che,come tutte le cose, contiene tutti i semi possibili.
LA NOSTRA CONOSCENZA
Per Anassagora la conoscenza deve essere empirica, cioè basata nell’esperienza, crede in ciò che si può provare. Infatti lui è empirista e l’eccesso dell’empirirista è lo scetticista.
L’empirista è sempre razionalista, infatti fu il primo ad affermare che il sole ed i pianeti non avessero referenze divine e proprio per questo fu cacciato dalla città.
La conoscenza avviene non attraverso cose simili, ma attraverso quelle dissimili. Noi sentiamo il freddo con il caldo, il dolce con l’amaro e ogni altra qualità con quella opposta: difatti solo l’assenza di una qualità ben determinata ci consente di cogliere coi sensi quando si presenta nelle cose.
Il tutto avviene perché dagli oggetti partono flussi di semi che arrivando ai nostri sensi, sono trasmessi al nostro intelletto (cervello) che è in grado di capire e conoscere.
DEMOCRITO
Nasce ad Aldera intorno al 460-459 a.C. e muore ultracentenario.
Poco sappiamo della sua vita che si perde nell’aneddoto e talora nella leggenda.
Cresciuto fra gli agi e le ricchezze, pare che abbia rinunciato ad una parte dei suoi averi per dedicarsi ai viaggi e agli studi.
Scrisse varie opere su molti argomenti, matematica, fisica, astrologia e morale, tanto che le sue opere furono riunite in un’unica opera denominata da Aristotele “Corpus Democriterum” che in gran parte è andato disperso.
Tale opera era divisa in tre parti:
1) Il grande ordinamento del mondo
2) Il piccolo ordinamento del mondo
3) Sull’intelligenza
I principali scritti sono:
1) La Piccola Cronologia
2) Sulla Natura
3) Sulle Forme degli Atomi
4) Sulle Parole
GLI ATOMI: FORMA, PROPRIETA’ E MOVIMENTO
La tradizione vuole fondatore dell’atomismo Leucippo di Mileto, ma abbiamo così scarse notizie di lui che Epicureo arriva a negarne l’esistenza.
Il primo atomista certo è perciò Democrito.
Con gli atomisti abbiamo una sorta di “fisicizzazione” del binomio aleatico di “essere-non essere” che loro identificano rispettivamente con il “pieno ed il vuoto”:
1) Il pieno e la materia
2) Il vuoto è lo spazio in cui essa si muove
La materia a sua volta è costituita da particelle invisibili:
ATOMI (atomo deriva dal verbo Temno AAAAA = tagliare; il cui participio passato è tomos=tagliato quindi A-Tomos=non tagliato).
Ma come si è giunti agli atomi?
Il loro concetto è frutto di una deduzione:
la materia è sì divisibile ma se fosse divisibile all’infinito alla fine si dissolverebbe e quindi si passerebbe alla non-materia, ma come sappiamo dal niente non può nascere qualcosa.
Questo ci obbliga a dover ammettere l’esistenza di particelle minime di materia indivisibili tali particelle sono state chiamate ATOMI.
Per Democrito gli Atomi sono pieni, immutabili, ingenerati ed eterni.
Si differenziano non qualitativamente ma quantitativamente, cioè sono tutti della medesima stoffa materiale ma hanno forme geometriche e grandezze diverse.
Gli Atomi determinano la nascita e la morte delle cose con la reciproca unione e separazione e determinano la diversità ed il mutamento di esse con i loro rapporti di ordine e di posizione.
In definitiva la qualità dei corpi dipende o dalla figura degli atomi o dall’ordine e dalla combinazione di essi.
Oggi si pensa che Democrito immaginasse il movimento degli atomi come un volteggiare caotico in tutte le direzioni.
Questo moto dava origine ad incessanti contatti ed a continue aggregazioni fra corpuscoli simili, concretizzatesi in veri e propri vortici atomici, con le particelle più grandi al centro e quelle più piccole all’esterno.
Poiché gli atomi sono infiniti ed infinite le possibili combinazioni Democrito arrivò ad affermare che vi sono infiniti mondi che perpetuamente nascono e muoiono.
L’UOMO
Democrito non parla solo dell’universo ma anche dell’uomo. Lui sostiene che sia il corpo sia l’anima sono formate da atomi sottili e sferici, più pesanti e compatti quelli del corpo, “psichici”, di natura ignea, mobile e sottile quelli dell’anima.
Per Democrito quindi anche l’anima è materia e di conseguenza quando muore il corpo muore anche lei, da questo se ne deduce che non c’è vita ultraterrena.
Finché gli atomi dell’anima sono uniti c’è vita quando si sfaldano e poi si separano subentra la malattia e la morte.
L’anima è diffusa in tutto il corpo e le sue differenti operazioni hanno sede in parti differenti del corpo.
La sensazione è prodotta nell’atomo dagli effluvi di atomi che provengono dagli oggetti e penetrano nel nostro corpo, venendo a contatto con gli atomi della nostra anima.
Quindi noi percepiamo le differenze dei vari oggetti non per la loro natura, ma per come sono riconosciuti dalla nostra anima.
Alcune proprietà degli oggetti però non seguono questa regola in quanto caratterizzano gli oggetti in maniera indipendente (forma, grandezza, movimento ecc.), altre proprietà esistono solo in relazione ai nostri organi percettivi perché, anche se sollecitate dalla combinazione degli atomi, non esistono in natura (sapore, odore, ecc.).
La stessa immagine che noi abbiamo dell’oggetto è materia, chiamata Eidola ( ), essa è solo un’immagine intermedia tra noi e i corpi, e la nostra conoscenza è solo fittizia e superficiale perché noi conosciamo solo le immagini delle cose, non le cose.
LA STORIA DELL’UMANITA’
Democrito fu il primo a fare la storia dell’umanità affermando che inizialmente gli uomini stavano con le fiere.
Poi, spinti dal bisogno, si riunirono e si organizzarono in società, per comunicare inventarono e svilupparono il linguaggio e le arti.
LA MORALE
La morale di Democrito è una forma di razionalismo morale basato sulla ragione, infatti il compito dell’uomo è progredire razionalmente.
Il bene più alto è la felicità, l’uomo deve cercare di sfuggire al dolore e cercare il piacere.
Ma tutto è regolato dalla ragione, l’uomo felice è quindi un uomo razionale che Democrito chiama SAGGIO.
Il Saggio sa che deve operare il bene per essere felice e non per paura di una punizione nell’aldilà, ma perché è un valore morale da seguire.
Per lui l’aldilà non esiste e così vive libero da ogni paura ed è veramente felice.
Questo stato di felicità senza paura è chiamato Eutimia ( ).
IL MIRACOLO DI ATENE
Atene è il più grande miracolo della storia umana perché vi nacquero e vi vissero così tanti geni di tutte le arti in soli cinquanta-sessanta anni.
L’unica città molto simile fu Firenze rinascimentale.
Nel 490 a.C. i Persiani attaccarono la Grecia e se i greci avessero perso oggi non ci sarebbe la civiltà occidentale.
Guerra allo stesso livello sono quella di Annibale (Cartagine contro Roma), le Crociate , la battaglia di Poiters.
Se è vero che gli scontri fra oriente ed occidente sono ancora attuali, è anche vero che difficilmente è l’occidente ad attaccare per primo, possiamo comunque affermare che nel 490 iniziarono queste lotte e fu proprio l’occidente ad attaccare l’oriente con l’attacco dei Persiani alla Grecia.
I persiani erano sicuramente superiori in truppe e in unità, avevano migliaia di uomini e poi la Grecia era divisa al suo interno in tante polis separate fra loro ed in competizione.
Capendo il pericolo le polis si riunirono fra di loro riconoscendo la supremazia di Atene e Sparta che fra le tante erano le più organizzate.
Capirono immediatamente che dovevano agire ed armarono un piccolo esercito alle Termopili per poter contrastare i Persiani lasciando il grosso delle truppe a proteggere le città via mare.
Improvvisamente giunsero i Persiani ma erano centomila uomini era necessario avvisare il resto dell’esercito ad Atene.
Il comandante Melsicole inviò un soldato che correndo come un pazzo arrivò ad Atene diede l’allarme e mori per la fatica.
Il grosso dell’esercito intervenne immediatamente e mise in fuga l’esercito Persiano, quindi marciando tutta la notte tornarono ad Atene per paura di un attacco via mare.
Come previsto i Persiani non si fecero attendere ma trovandosi davanti le truppe greche fuggirono.
Nel 480 i Persiani ci riprovano e con un esercito di trecentomila uomini divisi fra mare e terra attaccarono i Greci.
I greci si unirono di nuovo e ridiedero il comando a Sparta ed Atene dove nel frattempo era salito al potere Temistocle.
In questo periodo però vi erano stati degli screzi fra le due polis quindi per evitare inutili polemiche Temistocle lasciò a Sparta il controllo della guerra in terra ferma e tenne per Atene quella sul mare.
I Persiani si presentarono di nuovo alle Termopili ma gli Spartani riuscirono a bloccarli con molta facilità.
Temistocle capisce che il vero scontro avverrà per mare e convinse Gli Spartani a non attaccare per primi ma di giocare di astuzia.
Mise tutte le sue navi a Solomino una baia molto stretta circondata da promontori, disponendone una piccola quantità al centro della baia a fare da esca, il grosse delle barche le nascose dietro i promontori sistemano le truppe di terra sulle montagne.
Quando i Persiani attaccarono, entrarono nella baia per attaccare le navi messe ad esca, a quel punto uscirono le navi che stavano dietro i promontori e chiusero in trappola tutto l’esercito Persiano.
Le navi persiane furono quindi attaccate sia dalle truppe di terra poste sulle montagne che dalle navi e quindi furono sgominate.
I Persiani furono cosi cacciati definitivamente, la Grecia passò un lungo periodo di pace sul fronte esterno, non fu però così al suo interno perché iniziò il confronto fra Sparta e Atene.
Dal 480 al 430 nascono due imperi una sotto il controllo d Atene a cui aderiscono le polis democratiche, una sotto il controllo di Sparta a cui aderiscono le aristocratiche.
Nascono così:
1) Lega Delio-Attica con a capo Atene
2) Lega Peloponnesica con a capo Sparta
Tutto il mondo greco si divide quindi in due tra Atene e Sparta.
Nel 460 ad Atene fu eletto capo un cittadino di nome Pericle, l’uomo che cambio le sorti della Grecia, nonostante che le elezioni avvenivano ogni anno lui riuscì a rimanere in carica per 31 anni.
Di fatto la sua era una tirannia, anche se non politicamente, perché egli non assunse mai il potere con la forza.
Pericle fu il signore di Atene, fondatore della Lega Delio-Attica e rese Atene la città più grande del mondo.
Quando nel 430 Pericle è ormai vecchio, pensa di fare un ultimo regalo ad Atene, una cosa che lo avrebbe fatto passare alla storia, conquistare Sparta.
Sapeva che prima o poi era inevitabile che fra Atene e Sparta sarebbe scoppiata una guerra, decise quindi di fare la prima mossa.
Nel 431 Pericle dichiara guerra a Sparta e inizia una guerra che durerà dal 431 al 404 a.C.:
La guerra Pelaponnesica
I primi anni di guerra vede Atene vincere le battaglie sul mare e Sparta quelle su terra, questo fino a quando, nel 429, muore Pericle di peste.
Atene va allo sbando, l’unico uomo che avrebbe potuto salvare Atene era Alcipiade, ma questi fu ucciso per gelosia del potere guadagnato, dagli stessi Ateniesi con l’accusa di aver decapitato per sfregio le statue al porto.
Nel 404 Atene crolla definitivamente e Sparta diviene unica signora della Grecia.
Successivamente anche Sparta perde potere e nel V secolo Tebe conquista la Grecia.
In seguito la Grecia fu conquistata da Filippo il Macedone (350) perdendo la sua libertà ed acquistando però una certa unità politica.
Il figlio di Filippo, Alessandro Magno fu un grande genio militare che conquistò tutta l’Asia.
Educatore di Alessandro fu Aristotele
I SOFISTI
Sparta ed Atene sono due società molto diverse, la prima è collettivistica ed aristocratica, la seconda è individualista, dove ognuno gareggia per emergere (soprattutto i nobili) democratica ed arrivista.
Ad Atene grande importanza hanno la politica ed il saperla fare, a Sparta e nel resto dell’oriente non essendoci la libertà era impossibile fare politica.
Per fare politica era importante conoscere l’arte delizia-eloquenza (saper parlare), diviene quindi una sfida sulla parola dando origine alla disputa politica che si svolgeva nell’agorà dove veniva preso in esame un argomento e tutti potevano dire la loro.
Tali sfide non erano però fini a se stesse ma servivano per farsi conoscere sia per fini politici sia per essere scelti nelle dispute che avvenivano in tribunale come avvocati.
Proprio per questa necessità di saper parlare le persone più abili in oratoria, dietro pagamento, insegnavano ad altri a saper parlare e convincere.
Inizialmente queste sfide venivano effettuate per cercare la verità, col tempo divennero, sfide al solo scopo di vincere, indipendentemente dalla verità, instaurando così il relativismo (teoria contraria al cristianesimo).
Più la causa era disperata più, se si vinceva, la fama del sofista aumentava, più eri capace di imbrogliare il prossimo, più eri bravo.
E’ proprio con i Sofisti che la speculazione filosofica passa dalla natura all’uomo; più che cercare l’origine del cosmo, i sofisti si concentrano sulla politica, la legge, la religione, la lingua ecc..
PROTAGORA
Nasce Ad Abedera nel 486 a.C., era un uomo nobile e ricco, fu allievo di Democrito e amico di Pericle.
Viaggia molto tenendo scuole in varie città. La sua formazione fu probabilmente influenzata dal pensiero di Eraclito.
Lui era materialista ed ateo, questo gli creò vari problemi tra i quali l’espulsione da Turi per empietà.
Era il principe dei Sofisti, idolo dei ragazzi ricchi.
Scrisse diverse due opere:
1) “Sulla Verità” o “Ragionamenti Demolitori”
2) “Le Antilogie”
Di altre opere rimangono solo alcuni frammenti, morì durante un naufragio.
L’UOMO
Protagora si disinteressa completamente dei problemi metafisici, dicendo che siccome non si può sapere nulla sugli Dei, sull’essere, è inutile parlarne. Il suo unico interesse è l’uomo (Antropologia).
Lui afferma che:
>.
Se l’uomo è la misura di tutte le cose non esiste una realtà oggettiva prestabilita, l’uomo è la misura del vero e del falso, dell’essere o non essere delle cose.
Questa è dunque una forma di “umanismo” (uomo come regola, criterio di giudizio) di “fenomenismo” (non abbiamo noi a che fare con la realtà vera, ma con il fenomeno, con la realtà come “appare” a noi) e di assoluto “soggettivismo e relativismo conoscitivo e morale” (non esiste una verità oggettiva, ma la verità è relativa a chi giudica nell’ambito di una certa situazione).
Il criterio di vero o falso diviene la capacità del singolo di far prevalere la propria tesi su quella degli altri, indipendentemente se è vero o falso, con il ragionamento e l’arte del parlare (Eristica).
Quindi ciò che è vero oggi può essere falso domani ( ) e una cosa può essere vera quanto un’altra . L’unico valore oggettivo per lui è la “Materia” e l’unica vera scienza è la “Politica” che però non è più un rapporto tra microcosmo e macrocosmo.
Però ciò non vuol dire che tutti possono fare ciò che vogliono, in quanto l’uomo deve attenersi al principio di “utilità” privata e pubblica della comunità.
L’utile è il principio di scelta e strumento di verifica e legittimazione delle teorie.
A porre rimedio a questo periodo ci pensarono Socrate e Platone.
SOCRATE SSSSSSSSS
Nacque ad Atene nel 470/469 a.C. e morì nel 399 a.C.. Il padre Sofonisco era uno scultore, la madre Fenarete una levatrice.
Compì la sua educazione giovanile studiando probabilmente geometria ed astronomia e fu scolaro di Anassagora. Fu sempre un ottimo cittadino ed un buon soldato, partì volontario nella guerra del Peloponneso, nel 431 a quasi 40 anni, partecipò alle battaglie di Potidea, Delio e Anfiboli.
Da giovane frequentò la casa di Pericle, sposò una donna di nome Santippe (bisbetica) ed ebbe 4 figli ma evitava di stare a casa.
Rappresenta una “cosa” nella filosofia, un motivo di discussione e di scontro.
Dedicò tutta la sua vita alla filosofia intera con un esame incessante di se stesso e degli altri; a questo esame dedicava tutto il suo tempo, trascurando ogni attività pratica e vivendo in semplicità.
Non fece ne politica ne scisse libri (sia per non influenzare, sia perché la sua filosofia era pratica e non poteva essere scritta). Passava la giornata parlando con la gente, combattendo le varie opinioni.
I RAPPORTI CON I SOFISTI
Socrate è fondamentalmente un Sofista ma nello stesso tempo li attacca ed in qualche modo gli è nemico, I punti in comune sono:
1) l’interesse per l’uomo e non per il cosmo
2) il cercare nell’uomo i criteri che regolano il pensiero e le azioni
3) l’atteggiamento spregiudicato e la mentalità razionalistica
4) l’inclinazione verso la dialettica e il paradosso.
In contrasto possiamo dire:
1) la ricerca della verità e il rifiuto di ridurre la filosofia a retorica o ad esibizionismo verbale fine a stesso
Relativismo: non esistono verità oggettive (Sofisti)
Verità soggettiva: la verità è singolare ognuno ha la sua verità (Socrate)
Verità oggettiva: la verità è una sola (Platone e Aristotele)
LE SUE IDEE
Socrate afferma che la verità esiste, ma che è soggettiva. Il lavoro del Sofista “buono” è aiutare a scoprire la propria verità. Prende i metodi dei Sofisti ma li usa non per imbrogliare, ma per conoscere o “partorire” la verità degli altri come la madre faceva partorire i bambini ( ).
IL METODO
Per Socrate, la prima condizione della ricerca e del dialogo filosofico è la conoscenza della propria ignoranza, quindi nell’esame in cui sottopone gli altri la sua prima preoccupazione è di renderli consapevoli della loro ignoranza.
Per ottenere questo scopo si avvale dell’ironia (eironeia=dissimulazione).
Nell’ironia Socrate, fingendo di non sapere, accetta e loda le affermazioni della persona in esame cercando, come fa un dottore, gli elementi sbagliati.
Successivamente inizia a martellare di domande l’interlocutore e ad avvolgerlo in una rete di quesiti.
Questa è la fase del “Tì ésti” (QQQQQQQQche cos’è) usando le brachilogie (domande brevi e concise).
Poi c’è la parte dell’irritazione, infatti, tramite l’arma del dubbio e manovrando la tecnica delle confutazioni (dimostrare la contraddittorietà e insostenibilità delle tesi dell’interlocutore) Socrate dimostra all’interlocutore l’inesattezza delle sue tesi distruggendo le sue convinzioni e lasciandolo svuotato da esse.
Quindi arriva la fase della Maieutica in cui Socrate stimola l’ascoltatore a cercare dall’interno la sua dottrina, quindi a far partorire la propria verità senza però influenzarlo.
Tutto questo ha il solo scopo di conoscere se stesso (gnotis auton = TTTTTTTTTTTTT il motto di Socrate.
LA MORALE
La tesi chiave della morale Socratica è la virtù come ricerca e scienza. Per Socrate la virtù è una forma di sapere, il sapere e il “conoscere se stessi”, quindi un uomo virtuoso è colui che conosce se stesso e la prova è colui che fa bene il proprio mestiere.
Il lavoro di Socrate è infatti far scoprire agli altri il proprio mestiere cosicché la Polis vada bene.
Quindi lui è il cittadino principale.
Se la virtù è conoscere il male è ignoranza (soprattutto di se), quindi chi compie il male (gli uomini non virtuosi) lo compiono per ignoranza (perché non sa che è male) perché se conoscesse il bene non farebbe più il male, questa dottrina è chiamata “intellettualismo etico”.
LA COSA PIU’ INQUIETANTE DI SOCRATE
Socrate afferma che nella vita è stato accompagnato dal Doimonon (rrrrrrrrrdemonio) che lo ha consigliato nei suoi discorsi.
IL PROCESSO E LA MORTE
Proprio il processo e la morte ingiusta di Socrate gli valsero la maggior parte della sua fama.
Dopo la sconfitta di Atene da parte di Sparta nel 404 a.C., ad Atene si era instaurato un governo oligarchico chiamato dei trenta tiranni che vorrebbe processare Socrate ma non ne ha il coraggio, solo una reazione popolare che avrebbe potuto rovesciare il governo stesso e la restaurata democrazia fece iniziare il processo del filosofo nel 399 a.C.
Fu denunciato da tre democratici (Mileto, Anito e Lecene) di:
1) Ateismo = perché non parlava mai di Dio
2) Essere Sofista = corrompeva i giovani
Le accuse, anche se usate in malafede, erano per lo più vere, Socrate, pur sapendo di non avere speranze, si difese usando lo stesso metodo che aveva usato in tutta la sua vita.
Verso la fine del processo la cerchia degli allievi di Socrate, fra cui forse anche Platone, propose a Socrate di fuggire, essendo innocente, questi pensò molto attentamente a questa eventualità arrivando però alla conclusione che lo fece passare alla storia (Platone su questa fine ha scitto un intero libro).
Il suo ragionamento fu:
per tutta la vita ho insegnato ad essere virtuosi per essere buoni cittadini, quindi a seguire e rispettare le leggi, io sono un buon cittadino e quindi devo rispettare la legge, anche se ingiusta, se scappassi eviterei l’ingiustizia ma rinnegherei i mie insegnamenti, se tutti si sentissero in diritto di giudicare la legge ognuno potrebbe fare come gli pare, bisogna quindi accettare le leggi così come sono, inoltre non scappando condannerò i giudici alla vergogna eterna per aver mal giudicato, contemporaneamente condannerò l’anarchia e la mia morte mi renderà immortale.
La condanna fu alla pena di morte tramite avvelenamento con cicuta e Socrate bevve fino all’ultima goccia.
Socrate può ritenersi l’ultimo filosofo che rispettò le Poleis.
EUDEMONISMO ETICO
E’ quel principio secondo cui ciò che da felicità è solo la virtù. Per i Greci la virtù (aretì) consisteva nel coraggio e nella bellezza del corpo.
Per Socrate era vivere secondo sapienza, razionalmente, perché solo così si può conoscere se stesso.
Nitzsche afferma che Socrate è la rovina del mondo perché tradì l’umanità, lo spirito greco della bellezza del corpo e del coraggio, portando la virtù nella morale iniziò la decadenza dell’uomo.

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