Impresa turistico-ricetive e contenimento dei costi

Materie:Tema
Categoria:Economia Aziendale

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Testo

Impresa turistico-ricettiva e l’importanza del contenimento dei costi
Il turismo è l’insieme di attività e di servizi a carattere polivalente che si riferiscono al trasferimento temporaneo di persone dalla località di abituale residenza ad altra località per fini di svago, riposo, cultura, curiosità, cura, sport, ecc. Il turismo è pertanto un trasferimento ciclico: partenza dal domicilio abituale, arrivo ed eventuale soggiorno nella località di destinazione, ritorno alla località di partenza.
Nel corso degli anni, la valenza economica del turismo ha acquistato un sempre maggiore peso, e si sono moltiplicati gli studi sulla domanda e l’offerta turistica, sul contributo del turismo alla bilancia dei pagamenti, sul ruolo di questo nella formazione del reddito riferito non solo al tasso di occupazione, ma anche allo sviluppo di determinate aree.
La particolarità tipica del prodotto turistico consiste nel comprendere attività estremamente variegate ed eterogenee, quali: attività ricettive (hotel,residence); attività di intermediazione (tour operators, agenzie di viaggio); attività di ristorazione, nonché un vasto insieme di attività specifiche (musei, impianti sportivi).
I cambiamenti sociali ed economici hanno portato alla necessità di nuovi modelli di comportamento della domanda, soprattutto negli ultimi decenni si è assistito ad un’elevata tendenza nel settore del turismo; questa tendenza è data da diversi fattori, quali: la formazione di diversi tipi di turismo, l’aumento delle motivazione che spingono il soggetto a mettersi in viaggio, l’attenzione della società che riferisce il turista direttamente allo sviluppo economico e sociale di un paese.
La domanda turistica è influenzata da diversi fattori che ne determinano la sua elasticità, cioè la capacità della domanda di mutare al mutare di questi fattori:
➢ reddito disponibile;
➢ fattori climatici;
➢ fattori politici:
➢ fattori socio-demografici;
➢ fattori legati alle mode turistiche.
➢ fattori legati ai prezzi dei servizi turistici;
➢ fattori legati alla stagionalità.
In base alla provenienza e alla destinazione dei turisti la domanda turistica si differenzia in:
➢ Interna;
➢ Esterna.
La prima fa riferimento a spostamenti che vengono effettuati dai turisti all’interno dello stesso paese di residenza, di conseguenza beni e servizi sono prodotti dallo stesso paese, questo viene chiamato turismo interno e genera turismo attivo, dato che crea posti di lavoro, genera reddito e valorizza il territorio.
La seconda fa riferimento allo spostamento di turisti in luoghi diversi da quello di residenza, questo tipo di turismo è detto estero e genera turismo attivo nei paesi di destinazione.
L’offerta turistica è composita, in quanto è formata da molti fattori: l’ambiente, le strutture ricettive, i ristoranti, i mezzi di comunicazione ecc., in pratica tutti quegli elementi ambientali e strumentali che costituiscono il prodotto turistico.
L’offerta ha però un’altra caratteristica fondamentale, la sua rigidità, nel breve-medio termine. Questa può essere:
➢ continua, le strutture sono aperte tutto l’anno quindi beni e servizi sono offerti con continuità;
➢ stagionale, le strutture ricettive sono aperte solo in un certo periodo dell’anno, (estate-inverno);
➢ pluristagionale, le strutture turistiche offrono i propri servizi in diversi periodi dell’anno.
L’offerta turistica ha la caratteristica della rigidità nel breve-medio periodo in quanto non è in grado di adattarsi ai cambiamenti della domanda.
La domanda e l’offerta dell’Italia hanno una struttura frazionata adatta a ricevere un turismo di tipo individuale, da una parte si assiste alla nascita, nelle grandi città, di nuove strutture, dotate di numerosi e moderni servizi, prenotabili da ogni parte del mondo, che ospitano soprattutto persone che viaggiano per affari; dall’altra permane l’offerta dei piccoli alberghi, spesso a conduzione familiare che non vogliono ingrandirsi per non modificare il buon andamento dell’azienda dove tutti coloro che ci lavorano sono disposti a sacrifici.
Questi alberghi di dimensioni ridotte sono ancora la maggior parte nel nostro paese, ma non si adattano alle esigenze dei tour operators, che necessitano di hotel di grandi dimensioni. L’aspetto negativo di questa impostazione per l’Italia,sta nel rinunciare ad un’ampia clientela, in grado di assicurare flussi turistici costanti; l’aspetto positivo sta nel fatto che un cliente individuale produce reddito immediato per gli alberghi.
Tuttavia in Italia si stanno verificando cambiamenti: le piccole pensioni si riducono anche perché il cliente di questi alberghi, soprattutto le famiglie, preferisce utilizzare strutture self-catering (camper,ecc.).
Crescono anche le categorie a tre stelle, che non sono più a gestione familiare, ma spesso hanno ancora apertura stagionale. Questi tipi di alberghi sono in grado di ospitare gruppi, che permettono loro di operare in stagioni più lunghe e riuscire a far fronte ai costi maggiori comportati dalla propria gestione.
Nell’estate del 2005, si è registrato una tendenza al ribasso, rispetto al 2004, per la presenze dei turisti sulle nostre spiagge. Questo dato negativo è da imputare, sicuramente, alle scarse condizioni climatiche di quest’estate e alla crisi economica che sta condizionando tutto il settore turismo. Come in ogni settore che soffre una crisi di queste dimensioni, anche il turismo ha bisogno di certezze e di stimoli per motivare gli albergatori ad alzare la qualità e la quantità dei servi offerti.
L’impresa ricettiva è un’impresa che contribuisce alla formazione dell’offerta turistica, ha per oggetto la produzione e lo scambio del servizio di ospitalità temporanea dietro pagamento di un determinato prezzo. In aggiunta a questo servizio fondamentale esse possono offrire anche il servizio ristorante e altri servizi, in modo da offrire un prodotto più vasto per esaudire le varie richieste dei clienti.
Il numero di stelle attribuito ad un esercizio recettivo è buon indicatore del suo servizio. Il numero di stelle, però, nulla ci dice della vocazione produttiva dell’esercizio, per questo è importante adottare diversi criteri, quali: la stagionalità, la tipologia della clientela, la posizione rispetto alla località, le dimensioni, il numero dei dipendenti, la tipologia gestionale.
Sulla base di questo criterio, distinguiamo:
- le imprese ricettive che producono il solo servizio alloggio, come i bed & breakfast, queste imprese offrono il servizio alloggio e altri servizi strettamente collegati a questo;
- le imprese ricettive con attività produttiva diversificata, cioè imprese che oltre al servizio alloggio, offrono servizi come ristoranti sale convegni, impianti sportivi.
In base alla tipologia gestionale si classificano in: familiare, diretta con personale dipendente, affidate a manager professionisti, catene alberghiere.
La maggior parte delle imprese ricettive italiane è di piccole dimensioni; ma ve ne sono anche di medie e grandi dimensioni. Gli elementi che ci permettono di definire le dimensione di un ‘ impresa sono: il numero di camere di cui l’impresa è dotata; il numero degli addetti che in essa lavora.
Bisogna perciò tener presente che l’impresa ricettiva è ad alta intensità di lavoro (LABOR INTENSIVE), infatti anche in epoca di crescente informatizzazione del lavoro, in un albergo la gran parte delle mansioni doveva essere svolta da essere umani.
Esistono diverse tipologie di imprese ricettive ciascuna delle quali risponde a specifiche esigenze del mercato, tra le più comuni si ricordano: gli alberghi, i motel, i villaggi-albergo, i campeggi, i villaggi turistici, gli agriturismi, le case e gli appartamenti per le vacanze, gli ostelli per la gioventù.
Per raggiungere il proprio scopo, che è sostanzialmente produrre ricchezza, l’impresa turistica deve gestire un insieme di operazioni: di provvista acquisire i fattori impiegati nella produzione; di trasformazione trasformarli in servizi; di scambio vendere i servizi prodotti.
Nelle imprese, la produzione viene organizzata in modo da ottenere delle sinergie, che consentano risparmi di materie prime, di tempo lavorato e di risorse finanziarie.
I costi sono una componente importante delle informazioni aziendali, perché sono:
- facilmente quantificabili;
- utilizzabili per soddisfare esigenze diverse.
La contabilità dei costi è uno strumento da cui nessuna impresa, può prescindere, dato che conoscere la struttura e la dinamica dei costi consente di controllarli e contenerli, accrescere il livello di efficienza dell’impresa, valutare il fabbisogno economico e finanziario dell’impresa e preparare i budget e i piani di marketing.
Le imprese, in genere, sono composte da reparti che pur operando all’interno di una gestione unitaria, hanno propri compiti e responsabilità. Secondo le teorie organizzative, i centri di costo sono unità operative, ossia “mini-aziende”, ciascuna con mansioni specifiche. Pertanto i reparti possono essere considerati non solo centri di costo ma anche centri di ricavi. Nelle imprese turistiche i ricavi possono essere classificati in:
- principali: costituiti dalle entrate finanziarie relativi alla vendita dei servizi turistici,
- accessori: derivati da attività secondarie che l’impresa svolge, come canoni d’affitto, ecc.,
- finanziari: sono costituiti dalle rendite da capitale.
Ogni impresa sostiene dei costi e deve perseguire l’efficienza produttiva, cioè si deve ottimizzare i costi.
I costi si possono esaminare sotto diversi punti di vista, se l’obiettivo è la natura del costo parleremo di costo tecnico, tipo di costo basato sulle caratteristiche fisiche dei fattori impiegati nel processo produttivo; questi fattori sono di natura eterogenea e quindi non sono sommabili l’uno all’altro; parleremo poi di costo monetario, costo che permette di omogeneizzare i fattori eterogenei e di attribuirgli un valore monetario.
Se l’obiettivo è l’utilità, si parla di costi pluriennali, quei costi che partecipano a più cicli produttivi, vengono utilizzati per l’acquisto di beni materiali e immateriali. La ripartizione dei costi pluriennali avviene attraverso l’ammortamento, che è il deprezzamento che il bene subisce nel corso di un anno per obsolescenza o senescenza e permette al costo di partecipare all’esercizio con la sua quota di costo.
E di costi d’esercizio che manifestano la loro nel corso di un solo periodo amministrativo (per esempio alimentari, marketing e pubblicità.)
Se l’obiettivo è il contributo al processo di produzione parleremo di costi diretti, che sono quelli direttamente imputabili ai prodotti ai quali si riferiscono; e di costi indiretti, quelli sostenuti nella produzione nel suo complesso, essi devono essere ripartiti in base ad un metodo di imputazione.
La ripartizione dei costi indiretti viene utilizzata quando un’ impresa produce più prodotti o servizi utilizzando le stesse strutture organizzative e amministrative, quindi bisogna suddividere i costi in categorie affini, per individuarli facilmente e ottenere un totale unico per ogni categoria.
Il secondo passo è scegliere una base di imputazione rispetto alla quale suddividere il costo indiretto totale su tutti i servizi prodotti, quindi individuare il criterio di proporzione più adatto e calcolare il coefficiente di imputazione, dato il rapporto tra i costi e il criterio di proporzionalità scelto. La base di imputazione può essere su base unica, che richiede che i costi indiretti siano raggruppati in un solo gruppo e suddivisi tra i singoli servizi in base ad un unico metodo di proporzione.
A base multipla richiede che i costi comuni siano raggruppati per categorie omogenee e imputati ai vari servizi utilizzando diversi criteri a seconda del gruppo di costi.
Se l’obiettivo è la variabilità del costo si parla di costi fissi, che hanno la particolarità di non mutare al mutare del livello di produzione, restano costanti sino alla massima capacità ricettiva o produttiva, se variano crescono a scala. Il costo fisso unitario è dato dalla divisione tra costi fissi e quantità prodotte, quindi decresce via via che aumenta la produzione. Parleremo anche di costi variabili che sono quei costi che variano al variare del livello di produzione, se la produzione è poca sono bassi, se la produzione è molta sono alti.
I costi variabili nelle imprese turistiche possono variare in modo:
- proporzionale rispetto alla produzione, per cui ogni unità prodotta in più costa come la precedente (situazione neutra);
- meno che proporzionale, cioè che ogni unità prodotta in più costa meno della precedente (situazione conveniente);
- più che pro proporzionale, in cui ogni unità prodotta in più, costa di più di quella precedente (situazione negativa).
Il costo variabile unitario può essere calcolato dividendo i costi variabili per le quantità prodotte, questo rappresenta il coefficiente angolare della retta dei costi variabili e ne da l’inclinazione.
Il costo totale è dato dalla somma tra i costi fissi e dei costi variabili, questo costo cresce con l’aumentare delle quantità prodotte, tale affermazione è importante in quanto per produrre una quantità maggiore di beni e servizi sono necessari una maggiore quantità di fattori produttivi.
Il costo medio è uno dei concetti molto importanti dell’analisi dei costi, esso si ottiene dividendo il costo totale per la quantità prodotta. Facendo questa operazione riusciamo ad individuare anche il costo fisso medio e il costo variabile medio, quindi siamo in grado di determinare quanti costi fissi a variabili gravano su ogni unità di prodotto.
La produzione di un’ unità in più non fa variare i costi fissi, ma inciderà totalmente sui costi variabili, perché ci muoviamo nell’ambito della massima capacità produttiva dove i costi fissi sono costanti. L’analisi del costo marginale serve proprio a stabilire fino a che punto è conveniente produrre unità aggiuntive, perché dopo una certa quantità aumenterebbero i costi variabili e non sarebbe conveniente.
Ciò significa che se il costo marginale è inferiore al costo medio unitario conviene produrre, se è superiore non conviene.
Possiamo a questo punto affermare che il costo finale di un prodotto è dato dalla somma dei costi, variabili e fissi, che incorpora nel corso del suo sviluppo. Si distinguono perciò tre momenti di formazione del costo: il primo è la conoscenza del costo primo, particolarmente utili per una valutazione iniziale del costo del servizio prodotto. Il secondo momento è caratterizzato dal costo complessivo, che permette all’impresa di stabilire il prezzo minimo di vendita e si ottiene aggiungendo al costo diretto le quote dei costi indiretti. Se il prezzo di vendita risulta uguale al costo complessivo, l’impresa ottiene una copertura dei costi ma non un profitto.
Il costo economico-tecnico è dato dal costo complessivo più i costi figurativi, questi sono le cosiddette mancate opportunità, cioè quei costi ai quali non corrisponde un esborso monetario, ma vanno remunerati, ( per esempio interessi di computo sul capitale, mancati fitti attivi, rischio).
L’analisi del punto d’equilibrio o break even point è una tecnica usata per analizzare le prospettive di reddito dell’impresa in funzione dei costi e ricavi, un obiettivo fondamentale della gestione dell’impresa è abbassare il punto d’equilibrio per allargare il più possibile l’area di utile.
Quando avviamo un’impresa turistica sicuramente sosteniamo una grande quantità di costi (uscite) per avviare e mantenere in vita la produzione dei servizi. Certamente vendendo parte della produzione si avranno i ricavi (entrate), perché le cose vadano bene i ricavi devono essere superiori ai costi, non si ha però sempre la certezza di vendere tutta la produzione.
Questa incertezza nel conseguimento dei ricavi, a fronte della certezza dei costi, significa che le imprese nel corso della loro attività affrontano un rischio economico.
Nelle imprese ricettive, il rischio economico è molto più alto delle altre imprese, perché si ha l’influenzamento di fattori interni ed esterni all’impresa.
La dimensione ottima dell’azienda, è quella che consente dei raggiungere gli obiettivi prefissati minimizzando i costi e aumentando nel frattempo l’elasticità; in questa maniera, non solo si raggiungerà l’equilibrio economico, ma si manterrà il rischio economico su livelli accettabili.
I suddetti obiettivi di minimo e massimo, devono tener conto che privilegiarne uno, potrebbe danneggiare l’altro; bisognerà dunque mantenere in equilibrio le varie esigenze.
Dalla composizione della struttura dei costi si possono ricavare informazioni sul rischio dell’impresa, per prima cosa suddividendo i costi fissi e i costi variabili. In sostanza, maggiore è la percentuale di costi fissi sul totale dei componenti negativi del reddito, più elevato sarà il rischio associato all’impresa.

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