Inquinamento idrico

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Inquinamento Idrico
Alterare la qualità dell’acqua significa nuocere alla vita dell’uomo e degli altri esseri viventi. Secondo alcuni studi e ricerche di tecnici specializzati, ogni anno sotto l’azione dell’energia solare evaporano circa 400 x 10 ¹² m³ d’acqua che precipitano per ¾ sui mari e ¼ sulla terra ferma. Della parte di quella che
Precipita sulla terra soltanto un 65% torna ad evaporare, il restante 35% rappresenta la portata annua dei fiumi. L’acqua salata, e quella presente sotto forma di ghiaccio, allo stato dell’attuale tecnologia non possono essere sfruttate dall’uomo per tutti i propri fini. Inoltre anche buona parte delle acque sotterranee sono fuori dalla sua portata. Possiamo quindi su una riserva di 300 - 400 x 10¹² m³ d’acqua che però non si può utilizzare una sola volta, onde evitare il rischio del supersfruttamento e quindi evitare sprechi enormi. Accurate stime hanno stabilito che il massimo quantitativo d’acqua dolce disponibile è pari a 20 - 30 x 10¹² m³ all’anno. Per ora questo quantitativo può bastare, ma con l’attuale ritmo di crescita della popolazione mondiale è considerato che il progresso civile e industriale fa aumentare il fabbisogno globale d’acqua rapportato ad ogni singolo abitante è assai probabile che all’inizio del XXI secolo la situazione potrà diventare critica.
Queste considerazioni ci fanno comprendere che già fin da ora è necessario preservare immuni da ogni contaminazione le nostre riserve idriche e cercare in tutti i modi di evitare qualsiasi forma di spreco allo scopo di salvaguardare questa preziosa risorsa.
L’inquinamento delle acque naturali può avere origine domestica, agricola o industriale, per quanto riguarda l’inquinamento domestico, questo è provocato, in massima parte dai prodotti finali del metabolismo umano, dalle acque di lavaggio delle stoviglie, dei pavimenti, delle lavatrici, con relativo contenuto di cibo, di sapone e di detergenti sintetici (detersivi). Tutto questo va a finire negli scarichi e quindi nelle fognature e da qui pervengono nei corpi d’acqua naturali, fiumi, laghi, mare, inquinandoli.
Tutto questo rappresenta l’inquinamento di tipo domestico. Da questo tipo d’inquinamento, le acque, soprattutto quelle di tipo fluviale, hanno alcune possibilità di difesa, soprattutto quando l’acqua raggiunge una determinata velocità, e quindi una determinata movimentazione. È noto, infatti, secondo un vecchio proverbio, che dopo aver fatto alcuni salti l’acqua diventa pura. È questa una sintetica definizione del potere autodepurante delle acque.
I salti di cui abbiamo accennato, rappresentano le cascate delle acque o i dislivelli, durante i quali l’acqua del fiume si suddivide in tante piccolissime goccioline, che assorbono in modo massiccio l’ossigeno dell’atmosfera. In questo modo si favorisce la proliferazione dei batteri aerobi, i quali sono quelli che si nutrono delle sostanze organiche eventualmente presenti nell’acqua e provenienti da scarichi di fogna. I batteri di questo tipo hanno un metabolismo simile al nostro, anch’essi come noi assorbono ossigeno e lo combinano con il carbonio, emettendo anidride carbonica; si potrebbe dire che i batteri aerobi sono veri e propri netturbini della natura, da qui nasce il potere delle acque superficiali di tipo fluviale.
A partire dal punto d’emissione dello scarico delle sostanze inquinanti organiche, l’ossigeno disciolto nell’acqua in quel tratto di fiume o torrente diminuisce rapidamente a causa del forte consumo che di esso fanno i batteri aerobi. Però, per fortuna grazie a quei famosi salti, l’acqua riassorbe in queste condizioni rilevanti quantitativi d’ossigeno dall’atmosfera favorendo in questo modo il ritorno e la proliferazione dei batteri aerobi. In questo modo, dopo un certo tempo, in quel tratto del fiume la situazione ritorna normale e non resta traccia dell’episodio di contaminazione.
Oggi in diversi fiumi i punti di scarico di sostanze inquinanti sono troppi e troppo ravvicinati. In queste condizioni “e se l’acqua ha poca movimentazione”, la presenza d’ossigeno in quei punti può ridursi a zero. A questo punto i batteri aerobi muoiono, non per mancanza di cibo ma per asfissia, e in queste condizioni subentrano i batteri anaerobi, che non hanno bisogno d’ossigeno per vivere e riprodursi; quest’ultimi proseguono anch’essi nell’opera di smaltimento della sostanza organica, in quanto se ne cibano, purtroppo però questi batteri non producono l’innocua anidride carbonica come fanno gli aerobi, ma producono invece sostanze nocive, che sono il rifiuto del loro metabolismo. Queste sostanze sono: il metano, l’ammoniaca, e l’idrogeno solforato, quest’ultimo un gas maleodorante che porta ai processi di putrefazione dell’acqua stessa.
Come già accennato vi sono altri tipi d’inquinamento idrico che traggono principalmente origine dall’agricoltura, in particolare dalla zootecnia e dalle industrie. L’inquinamento d’origine agricola e zootecnico consiste nell’immissione in corpi idrici superficie di tutte quelle sostanze organiche di deiezioni liquide e solide provenienti dagli allevamenti zootecnici, inoltre vi sono i residui di fertilizzanti chimici e ancora i cosiddetti pesticidi. Con quest’ultimo termine s’indicano gli insetticidi, i diserbanti e gli anticriptogamici, per quanto riguarda le deiezioni solide e liquide provengono principalmente dalle stalle nelle quali è allevato il bestiame.
Ricordiamo che l’agricoltura e la zootecnia tendono sempre ad industrializzarsi, quindi le conseguenze ecologiche di queste attività lavorative dell’uomo sotto l’inquinamento industriale. L’inquinamento industriale agisce attraverso dei meccanismi che sono più complessi di quelli descritti per l’inquinamento domestico. Naturalmente vi sono delle industrie che per il loro sistema di lavorazione, devono scaricare delle acque residue contenenti grandi quantitativi di sostanze organiche, e il loro effetto è quello di diminuire o annullare il contenuto d’ossigeno del corso d’acqua ricevente, proprio come accade per gli scarichi provenienti dalle condotte fognarie delle abitazioni.
Appartengono a questa categoria alcune industrie alimentari, ad esempio, le fabbriche di conserve, le distillerie, fabbriche per la produzione della birra, zuccherifici, caseifici e centrali del latte, mattatoi, salumifici ecc.; alcune industrie scaricano nell’ambiente attraverso le loro acque residue delle sostanze ad alta tossicità, le quali esercitano un azione di distruzione sulla fauna acquatica e vegetale, e in certi casi anche sull’uomo e sugli animali. Vi sono poi alcune industrie come quelle cartarie e tessili che corrispondono ad uno schema inquinante misto, cioè scaricano sia sostanze organiche sia sostanze di natura chimica.
Alcune sostanze di natura chimica che sono scaricate come il cromo, la calce ed altri solfuri, anche se fortemente diluiti, danneggiano gravemente l’ambiente in cui sono immesse. Inoltre le industrie tessili contribuiscono anch’esse all’inquinamento con i loro scarichi contenenti acidi alcali e coloranti tossici. Molte industrie scaricano nell’ambiente sostanze di natura chimica che non sono biodegradabili, ossia sostanze, che possono essere aggredite e indebolite dai batteri. Queste industrie sono soprattutto quelle metallurgiche e galvaniche, i cui scarichi pericolosi veleni come il cianuro di sodio, il rame, il cadmio, il cromo, l’acido solforico ecc.
Tra le maggiori industrie inquinanti ricordiamo quelle di natura chimica, che producono: acido solforico, soda, ammoniaca, acido nitrico, acido fosforico, cloridrico, cianidrico, carburo di calcio ecc.; altre industrie inquinanti, sono quelle che producono la plastica, esplosivi, pesticidi, saponi e detersivi.
Alla categoria delle fabbriche chimiche appartengono anche le industrie farmaceutiche, petrolifere, petrolchimiche, e tutte quante scaricano acque residue altamente tossiche. Finora si è parlato prevalentemente dell’inquinamento dei fiumi; dobbiamo tuttavia ricordare che anche altri corpi idrici possono essere contaminati con modalità diverse.
A questo proposito si fa riferimento all’inquinamento dei laghi, il quale è assai più grande di quello dei fiumi a causa del particolare regime termico caratteristico di queste acque. Infatti nei laghi la completa circolazione delle acque avviene soltanto uno o due brevi periodi dell’anno, cioè quando la temperatura, e quindi la densità del liquido, è uguale o costante a tutte le profondità. Per tutto il resto dell’anno tutte e acque più calde, e quindi più leggere, stanno in superficie, mentre le acque più fredde e più pesanti si dispongono nella parte più profonda del bacino. Queste ultime rimangono separate dall’atmosfera, con la quale non possono avere scambi gassosi. Di conseguenza se nel lago sono scaricati liquami inquinanti, le sostanze organiche in esso sospese si depositano sul fondo del lago, e non potendovi essere per le ragioni suddette un rifornimento d’ossigeno, le acque vanno incontro ad un processo di putrefazione sviluppando dei gas tossici e maleodoranti.
I laghi vanno incontro anche ad un processo chiamato eutrofizzazione, infatti può accadere che i liquami provenienti da scarichi fognari e industriali contengono composti a base di fosforo e azoto, ossia sostanze nutrienti delle piante. Se tali composti pervengono in alte quantità in un lago o in un bacino artificiale possono provocare la crescita di grandi masse d’alghe microscopiche, le quali al termine del loro ciclo vitale si depositano sul fondo del bacino e qui vanno incontro a processi di decomposizione. L’eutrofizzazione può manifestarsi anche in zone costiere marittime, soprattutto se le acque sono poco profonde.
Anche le acque sotterranee sono soggette al pericolo dell’inquinamento nonostante le falde acquifere siano protette in un certo modo dagli strati d’argilla sovrastanti, che possono essere più o meno impermeabili; per cui in certi casi sono possibili infiltrazioni di sostanze inquinanti provenienti da scarichi di varia origine. L’inquinamento delle acque sotterranee è molto grave i quanto si tratta di un processo irreversibile, inoltre il loro inquinamento è molto grave perché non sono più utilizzabili per l’alimentazione della popolazione civile.

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