Il pino d'aleppo

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Testo

PinoPino
Pino d'Aleppo
Quasi un terzo delle foreste del Gargano sono costituite da pino d'Aleppo.
Per un parco che con tre lati si affacciano sul mare, non и un caso.
Questo albero infatti и uno dei piщ tipici delle coste piщ calde del
Mediterraneo, dal Marocco alla Turchia, dalla Spagna alla Siria. E proprio
dalla cittа siriana di Aleppo prende il suo nome. Il pino d'Aleppo si
trova in genere nei piщ aridi e poveri terreni calcarei, dove neppure il
leccio riesce ad attecchire. Nella gariga (la formazione di bassi e radi
cespugli caratteristica di molte nostre aree costiere) la sua
caratteristica forma a ombrello che puт raggiungere anche i 15-20 metri di
altezza и una presenza familiare. Nel suo sottobosco sono spesso presenti
il rosmarino, il timo e l'oleastro e i 15-20 metri di altezza) и una
presenza familiare. Nel suo sottobosco sono spesso presenti il rosmarino,
il timo e l'oleastro, tutti arbusti particolarmente ben adattati alla
mancanza d'acqua. Proprio nelle aree a gariga, secondo alcuni studiosi,
sorgevano una volta foreste di pino d'Aleppo, poi distrutte dall'uomo.
Oggi perт il pino d'Aleppo viene usato per i rimboschimenti, sia perchй и
in grado di colonizzare gli ambienti piщ difficili, sia perchй cresce
molto velocemente. Nel passato и stato piantato anche in regioni nelle
quali non era mai cresciuto, al punto che и diventato difficile
riconoscere le formazioni naturali di pino d'Aleppo da quelle importate.
In Italia il pino d'Aleppo si trova lungo le coste e sulle isole, e nel
Meridione si spinge fino a 600-700 metri d'altitudine.
Pino laricio
All'estremo sud dell'Appennino anche le pendici piщ alte sono coperte da
una vegetazione mediterranea, costituita da un gruppo di conifere che
prendono il posto del faggio. Tra queste, una delle piщ importanti и il
pino laricio, molto diffuso sulla Sila e in Aspromonte, dove occupa la
fascia altitudinale compresa tra gli 800 e i 1700 metri. E' un albero
molto alto (puт raggiungere i 40-50 metri) e dalla chioma stretta che puт
formare foreste densissime. Queste facevano un tempo parte di quella che i
romani chiamarono la "silva brutia", ricordata tra gli altri da Plinio e
da Virgilio, nell'antichitа una delle piщ importanti fonti di legname per
la costruzione di grandi edifici e navi di tutta Italia. I grandi tronchi
abbattuti venivano portati lungo i corsi d'acqua fino al mare, dove
venivano imbarcati per destinazioni anche molto lontane. Il legno del pino
laricio, rossastro, duro e resinoso, и stato sempre molto ricercato. Parti
di questa selvaggia foresta - forse l'ultima foresta primigenia italiana -
si sono perт conservate in Calabria fino all'inizio di questo secolo,
quando furono abbattute nel giro di pochi anni. I reperti fossili ci
dicono che prima delle glaciazioni il pino laricio era diffuso in molte
parti d'Italia. Oggi invece, fuori dalla Calabria, a eccezione di una
piccola foresta in Sicilia, sull'Etna, si trova soltanto in Corsica, dove
и diffusissimo tra i 900 e i 1600 metri di altitudine con una forma solo
leggermente diversa, distinguibile dalle pigne (o coni) piщ chiari, e dai
semi piщ grossi.
Pino loricato
Fino a un secolo e mezzo fa solo i pastori e i carbonai che frequentavano
le balze piщ alte del Pollino, e di poche altre cime lucane e calabresi,
conoscevano l'esistenza di questo grande ma rarissimo albero, oggi simbolo
del parco nazionale. Fu infatti "scoperto" dal botanico napoletano Michele
Tenore solo nel 1826 e dovette attendere altri cinquant'anni per ricevere
un nome. E' un albero straordinario, il pino loricato, e per diverse
ragioni. La caratteristica piщ evidente и l'altezza: alcuni esemplari,
raggruppati in piccole "colonie" all'interno della faggeta, raggiungono i
38 metri. Gli esemplari isolati invece, che vivono fino a quota 2270, ben
oltre il limite raggiunto dagli altri alberi, assumono forme tozze e
tormentate. La loro bellezza и sottolineata dal colore chiaro della
corteccia, spessa e suddivisa in grandi scaglie poligonali, simile per
questo a una corazza (la lorica, dalla quale deriva appunto il nome
dell'albero). Infine l'etа. E' un pino loricato del Pollino il piщ vecchio
albero italiano la cui etа sia stata accertata scientificamente: 920 anni!
Nonostante la sua raritа il pino loricato non и in pericolo d'estinzione.
Resistentissimo alla mancanza d'acqua, al vento e al gelo, da alcuni
decenni и in netta ripresa perchй i suoi germogli sono sempre meno esposti
ai morsi del bestiame che sempre in minor numero viene portato a pascolare
sulle alte balze del Pollino.
Pino marittimo
Diffuso dal bacino mediterraneo occidentale fino alle coste atlantiche, in
Italia i boschi presenti lungo il litorale tirrenico sono sicuramente
indigeni, mentre quelli adriatici derivano sicuramente da rimboschimenti.
Nonostante il nome и il meno marittimo dei pini mediterranei: si spinge
infatti abbastanza profondamente nell'entroterra anche in zone collinari
(600-700 metri di altitudine). Forma boschi puri o misti associandosi a
LECCIO, QUERCIA, CASTAGNO, ecc. Conifera amante della luce e dell'umiditа
atmosferica и piщ resistente al freddo del Pino domestico e del Pino
d'Aleppo, ma soffre comunque i lunghi periodi di freddo con gelate tardive
(defogliazione). Ha un'ottima resistenza ai climi salmastri dei litorali.
Il robusto apparato radicale lo rende utile per il consolidamento dei
terreni.
Alto 20-40 m., con tronco slanciato, diritto o incurvato a sciabola, a
volte di 1 m di dimetro presenta una forma a piramide piщ o meno espansa
nel periodo giovanile. Si sfronda a maturitа (comunque mai appiattita). I
rami sono poco robusti di dimensione decrescente dalla base alla cima,
orizzontali o poco assurgenti. La corteccia и solcata da fessure che
originano placche scagliose di colore bruno chiaro. Il sistema radicale и
robusto con grosse radici principali che penetrano obliquamente nel suolo
e la sua crescita и notevolmente rapida. Ha grandi gemme, lunghe fino a
3-5 cm, di forma ovoide lungamente appuntita, non resinose, con squame
bruno-rossastre ciliate di bianco libere. Le foglie sono aghiformi,
persistenti, inguainate con guaina lunga fino a 2,5 cm. Riuniti in gruppi
di 2 (bini), scure e rigide. Si trovano dislocate a ciuffetto nella parte
apicale dei ramuli (sono l unghe 18-20 cm e di colore verde scuro). I
fiori maschili, rudimentali e poco appariscenti sono raccolti in piccole
infiorescenze tondeggianti e gialle, mentre i fiori femminili formano
infiorescenze piщ allungate e di colore violaceo. Le pigne sono pendule e
di grossa mole (piщ 20 cm), peduncolate e raggruppate sui rami. Sono
formate da squame legnose e robuste con scudo prominente. Di colore verde
in accrescimento diventano bruno porporino lucente a maturazione. La
fruttificazione и precoce (10-15 anni) e presente per molti anni.
Poichй и molto resistente alla salsedine, и impiegato per formare fasce
frangivento a protezione delle colture e delle pinete di Pino domestico.
Il legno и duro, di lunga durata, impiegabile per costruzioni, imballaggi,
pasta da carta. E’ sottoposto a resinazione, per l'estrazione della
trementina.
Pino mugo
Oltre i 1800 metri di quota sulla Maiella non c'и piщ posto per gli
alberi. Dove il vento e il gelo non permettono piщ la sopravvivenza dei
faggi, hanno inizio le boscaglie di arbusti prostrati, l'ultima frontiera
della vegetazione che sale fino ai 2200 metri circa. Qui si incontrano
ginepro comune, rododendro, uva ursina. Ma il vero protagonista и il pino
mugo che negli Appenni и sopravvissuto soltanto sulla Maiella e nel parco
nazionale d'Abruzzo, dopo la fine dell'era glaciale. Resistentissimo al
freddo, si accontenta di poca acqua e di poca terra ed и capace di mettere
radici persino sulle pietraie che rimangono coperte di neve per molti mesi
all'anno. I rami del pino mugo crescono infatti dapprima in senso
orizzontale, poi verso l'alto, ma non superano mai i 2 - 3 metri di
altezza. Questo portamento prostrato non и dovuto all'azione del vento o
al peso della neve, ma и un carattere proprio della specie. Il risultato и
una boscaglia fitta e contorta, quasi impenetrabile all'escursionista ma
adattissima a trattenere la neve, e per questo preziosa per la protezione
della montagna dalle valanghe. Il pino mugo si riconosce, oltre che per il
portamento basso, per gli aghi robusti, leggermente ricurvi e riuniti in
fascetti di due, piщ raramente di tre, e per le pigne, lunghe da 3 a 5 cm
e prive di picciolo. Dal suo legno, che per la sua elasticitа veniva un
tempo impiegato per cerchiare le botti, si ricava il mugolio, una sostanza
balsamica impiegata nelle infiammazioni delle vie respiratorie.
Pino nero
Il pino nero и presente con diverse sottospecie geografiche in varie zone
della porzione и settentrionale del Mediterraneo, dalla Spagna fino alla
Penisola Balcanica, i Carpazi meridionali, la Crimea e l'Asia Minore. La
distanza tra i vari nuclei di popolamento, e quindi il loro isolamento, и
responsabile della grande variabilitа intraspecifica. Questa si manifesta
sia con differenze di carattere biologico o morfologico (come la velocitа
di accrescimento e l'altezza o il colore degli aghi, rispettivamente), che
ecologico (come la scelta del substrato o l'associazione con altre
specie). Alcune varietа possono assumere il carattere di sottospecie o di
specie vere e proprie, con forme intermedie di difficile interpretazione.
In Italia il pino nero и presente con due sottospecie: il pino nero
"tipico", detto anche pino austriaco (ssp. nigra) e il pino laricio (o
silano, ssp. laricio). La prima, di origine balcanica, и diffusa oltre che
sulle Alpi e sugli Appennini centrosettentrionali, anche in Austria,
Grecia e in ampie regioni della ex-Jugoslavia. La sua attuale
distribuzione non и naturale, grazie all'uso frequente che viene fatto di
questa specie nei rimboschimenti a causa della sue caratteristiche: grande
adattabilitа, accrescimento veloce e buona qualitа del legno. La
sottospecie nigra del pino nero и una pianta eliofila che tollera
escursioni termiche anche considerevoli e si adatta a terreni poveri,
calcarei e poco profondi che puт colonizzare sia come specie definitiva
che preparatoria di altre specie piщ esigenti. Dа origine a formazioni sia
miste - con querce, castagni e faggi - che pure, tra i 500 e 1500 metri
circa. La sua altezza varia tra i 20 e i 40 metri. La chioma и piramidale,
densa, e il tronco eretto con rami orizzontali. Le foglie sono aghiformi e
di colore verde scuro, la corteccia grigio-nera con solchi profondi. Il
legno ha impieghi molteplici che vanno dalla falegnameria alla
carpenteria, all'industria cartaria.

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