Dieci piccoli indiani, Agatha Christie

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

DIECI PICCOLI INDIANI
(di Agatha Cristie)
CAPITOLO I
In un angolo dello scompartimento fumatori di prima classe, il signor Wargrave, giudice da poco in pensione diede un’occhiata all’orologio, mancavano ancora due ore di viaggio. Ripensò allora a tutte le vicende raccontate su Nigger Island dopo di che tirò fuori una lettera dalla tasca contenente l’invito di raggiungere proprio quel luogo.
Vera Claythorne, in terza classe, inutilmente aveva cercato un lavoro per le vacanze sino a quando arrivò quella lettera; una certa signora Owen l’aveva assunta come segretaria a Nigger Island.
Davanti a lei era seduto Philip Lombard; guardando la ragazza la giudicò molto carina, (forse una maestra di scuola). A Lombard era stato affidato il compito di sorvegliare un,isola la stessa dove era diretta Vera Claythorne, durante la permanenza del suo cliente e di altre persone, probabilmente degli invitati; ricompensa cento sterline per una settimana di lavoro.
Nello stesso tempo, in uno scompartimento dove era vietato fumare, sedeva rigida Emily Brent, sessanta cinque anni già compiuti, molto pensierosa su chi fosse quell’U.N.O., l‘autore di quella lettera.
Il treno stava arrivando a Exter quando il generale Macarthur ripensò a quell’invito “alcuni suoi vecchi amici verranno...saranno contenti di rievocare con lei il passato”.
Il dottor Armstrong guidava la Morris sulla piana di Salisbury. Stanchissimo, non vedeva l’ora di trascorrere qualche giorno fuori dalla vita quotidiana.
Improvvisamente una Dalmin Super Sport lo sorpassò; al suo interno guidava un certo Tony Marston. Quando si fermò un attimo per rifocillarsi molte ragazze lo fissarono: alto, ben proporzionato, con i capelli ricciuti, il volto abbronzato e gli occhi celesti continuò la sua marcia trionfale.
Il signor Blore viaggiava in un accelerato proveniente da Clymouth. Con lui nello scompartimento c’era solo un signore anziano. Blore incominciò a scrivere: “Eccoli qui tutti” si disse “Emily Brent, Vera Claythorne, il dottor Armstrong, Anthony Marston, il giudice Wargrave, Philip Lombard, il generale Macarthur, poi il maggiordomo Rogers e sua moglie”.
Subito dopo il vecchio si svegliò mormorando al giovanotto che il giorno del giudizio era molto vicino. Quel vecchio marinaio aveva pienamente ragione.

CAPITOLO II
Arrivarono due tassì su uno dei quali salirono la signorina Brent e il giudice Wargrave mentre il capitano Lombard e la signorina Vera aspettarono con l’altro tassì le altre persone. Quando tutti furono riuniti partirono con un battello guidato da Fred Narracott. Dopo un po’ la barca girò intorno alle rocce fino a quando apparve la casa; Era bassa, quadrata, modernissima e con grandi finestre che lasciavano penetrare molta luce. Finalmente la barca si fermò e pian piano la comitiva arrivò in casa accolti dai Rogers.
Tutti quanti entrarono nella casa, chi incantato e chi spaventato. Il maggiordomo interruppe la conversazione dicendo che il signor Owen e sua moglie erano in ritardo; inoltre si cenava alle otto. Nemmeno i Rogers quindi conobbero i loro padroni di casa.
Intanto Vera seguì la moglie del maggiordomo nel piano superiore ed entrò in una delle tante camere. Essa penso: “Otto invitati, dieci persone in tutto compresi i padroni di casa e appena un maggiordomo e una governante per servirli. Di colpo fu attratta da un’altra cosa. Al di sopra del caminetto, in una cornice, vide inserita una grande pergamena con una poesia. Vera la lesse; Si trattava di una delle tante filastrocche per bambini che ricordava fino dall’infanzia.
Dieci poveri negretti
se ne andarono a mangiar:
uno fece indigestione,
solo nove ne restar.
Nove poveri negretti
fino a notte alta vegliar.
uno cadde addormentato,
otto soli ne restar.
Otto poveri negretti
se ne vanno a mangiar:
uno, ahimè, è rimasto indietro,
solo sette ne restar.
Sette poveri negretti
legna andarono a spaccar:
un di loro s’infranse a mezzo,
e sei soli ne restar.
Sei poveri negretti
giocan con un alvear:
da una vespa uno fu punto,
solo cinque ne restar.
Cinque poveri negretti
un giudizio han da sbrigar:
uno lo ferma il tribunale,
quattro soli ne restar.
Quattro poveri negretti
salpan verso l’alto mar:
uno un granchio se lo prende,
e tre soli ne restar.
Tre poveri negretti
allo zoo vollero andar:
uno l’orso ne abbrancò,
e due soli ne restar
I due poveri negretti
stanno al sole per un po’:
un si fuse come cera,
e uno solo ne restò.
Solo, il povero negretto
in un bosco se ne andò:
ad un pino s’impicco,
e nessuno ne restò.
Armstrong arrivò a Nigger Island proprio mentre il sole affondava nelle onde. Il giudice Wargrave pensò : “Armstrong “. Se lo ricordava sul banco dei testimoni.
Anthony Marston, nel bagno si godeva l’acqua calda.
Il signor Blore si annodava la cravatta. Non era una sua specialità, quella.
Il generale Macarthur sembrava accigliato.
Al primo rintocco del gong, Philip Lombard uscì dalla sua camera e si diresse verso le scale.
Nella camera da letto, Emily Brent, vestita di seta nera per la cena, leggeva la Bibbia. Strinse le labbra sottili. Chiuse la Bibbia. Alzandosi, si appuntò al colletto una spilla di quarzo giallo e scese per la cena.
CAPITOLO III
La cena stava per terminare e tutti erano allegri anche per il buon cibo servito.
Marston girando gli occhi vide in mezzo a una tavola rotonda dieci statuine di porcellana che assomigliavano a dieci negretti. Molto graziose, senza alcun dubbio.
Improvvisamente quando Rogers servì il caffè bollente si udì una voce estranea.
“Signore e signori! Prego, silenzio!”.
“Siete imputati delle seguenti colpe!”.
“Edward George Armstrong, il 14 marzo 1925 ha provocato la morte di Louisa Mary Clees.
Emily Caroline Brent, il 5 novembre 1931 é stata responsabile della morte di Beatrice Taylor.
William Henry Blore, il 10 ottobre 1928 ha causato la morte di James Stephen Landor.
Vera Elizabeth Claythorne, l’11 agosto 1935 ha ucciso Cyril Ogilvie Hamilton.
Philip Lombard, un giorno del febbraio 1932 si é reso colpevole della morte di ventun uomini appartenenti a una tribù dell’Africa Orientale.
John Gordon Macarthur, il 4 gennaio 1917 ha deliberatamente mandato a morte sicura l’amante di sua moglie, Arthur Richmond.
Anthony James Marston, il 14 novembre scorso si è reso colpevole dell’assassinio di John e Lucy Combes.
Thomas Rogers e Ethel Rogers, il 6 maggio 1929 hanno provocato la morte di Jennifer Brady.
Lawrence John Wargrave, il 10 giugno 1930 é stato responsabile dell’assassinio di Edward Seton.
Imputati alle sbarre, che cosa avete da dire in vostra difesa?”.
Ci fu un attimo di silenzio e poi solo fracasso.
Tutti rimasero sorpresi e spaventati; la più scioccata fu la signora Rogers che cadde a terra svenuta.
Pronti Lombard e Marston sollevarono la donna e la portarono nel salotto adagiandola su un divano. Armstrong la vide e disse a Rogers, bianco in viso e con le mani tremanti, di portare del cognac. I presenti ancora increduli e impauriti incominciarono a indagare; trovarono un grammofono con un disco dove era incisa quella voce. Rogers disse innocente che il disco l’aveva messo lui e sua moglie l’aveva fatto girare pur non conoscendo il contenuto; tutto seguendo le indicazioni di questo signor Owen.
Il salotto si trasformò in un tribunale sotto la direzione di Wargrave. Esso volle sapere da ognuno esattamente com’era stato invitato; tutti parlarono sotto la continua e costante osservazione degli altri presenti. Alla fine dell’inchiesta capirono che Ulick Norman Owen e Una Nancy Owen non erano nient’altro che la stessa persona o U. N. OWEN o meglio con un po’di fantasia UNKNOWN = sconosciuto. Pensarono allora a qualche maniaco omicida.
CAPITOLO IV
Il giudice spiegò ai presenti alcune coincidenze; tutto lasciava pensare che questo Owen fosse un pazzo.
In seguito Wargrave incominciò a parlare della storia di Edward Seton. Nel giugno del 1930 lui esercitava ancora la sua professione di giudice e fra i tanti casi gli arrivò questo Seton; era ben difeso e la sua testimonianza fece buona impressione alla giuria. Doveva rispondere all’assassinio di una vecchia.
Le prove dimostrarono che era colpevole e Wargrave emise un verdetto di colpevolezza; Edward Seton venne giustiziato. Dopo di lui tutti raccontarono la loro storia riguardo le accuse lanciate da quella voce impressa nel grammofono.
Vi fu un momento di silenzio nel guardare Emily Brent.
L’anziana signora capì cosa vollero gli altri ma lei ugualmente rispose che non aveva niente da dichiarare.
Alla fine decisero di lasciare l’isola la mattina seguente non appena arrivasse il battello di Narracott.
Ci fu un coro di approvazioni.
Anthony Marston parlò per un attimo e poi bevve un bicchiere, forse troppo in fretta, perché il liquido gli andò di traverso. Il viso si contorse e divenne paonazzo. Marston annaspò per riprendere fiato...poi scivolò dalla sedia, lasciandosi sfuggire il bicchiere di mano.
CAPITOLO V
La cosa fu improvvisa e inaspettata. Quando Marston si calmò, Armstrong si avvicinò al suo corpo dichiarando agli altri che era morto. Vera sussurrò che nel Whisky c’era qualcosa; Armstrong annuì dicendo probabilmente che si trattava di cianuro di potassio, veleno che agisce all’istante.
Armstrong e anche gli altri pensarono che si trattava di suicidio.
Dopo la mezzanotte Emily Brent propose di andare a letto. Tutti approvarono, ma esitarono un po’.
Armstrong chiese al maggiordomo le condizioni di sua moglie; lui rispose che dormiva tranquillamente.
Tutti andarono a dormire tranne Rogers che sistemò la sala da pranzo. Esso notò anche uno strano particolare. Le statuine di porcellana erano nove e non più dieci.
Tutti nei loro letti pensarono a qualche cosa e chi prima e chi dopo si misero a dormire.
CAPITOLO VI
Armstrong svegliatosi la mattina seguente da un incubo vide Rogers che lo stava scuotendo impaurito. Quest’ultimo gli disse che non riusciva a svegliare sua moglie. Il dottore si precipitò nella camera dove giaceva immobile la signora e subito accertò che era morta.
Il gong suonò per la colazione delle nove; quando quest’ultima fu terminata Armstrong diede la notizia agli altri sei invitati della morte nel sonno della governante.
“Già due morti nell’isola” commentarono i presenti.
Emily disse che l’accusa fatta ai coniugi Rogers era vera.
Armstrong scosse il capo, dubbioso e Blore si sentì turbato dalle affermazioni della signorina. La discussione andò avanti fino a quando non apparve Rogers, che li guardò uno per uno.
Il generale Macarthur parlò all’improvviso, con veemenza : ”Siamo addolorati per sua moglie, Rogers. Il dottore ci ha dato la notizia proprio ora” e lui chinò il capo ringraziandolo.
Philip Lombard e Blore uscirono nel terrazzo con la convinzione che quel maledetto battello che li avrebbe portati a casa non sarebbe mai arrivato.
In quei momenti di riflessione Rogers chiamò nuovamente Armstrong dicendogli di una cosa molto strana. La sera prima aveva notato che le statuine di porcellana erano solamente nove mentre adesso che aveva sparecchiato ce n’erano solo otto.
CAPITOLO VII
Dopo la colazione, Emily Brent aveva proposto a Vera Claythorne di fare una passeggiata aspettando il battello; naturalmente Vera aveva accettato. Incominciarono a parlare di queste vicende sinora accadute.
Nello stesso istante Armstrong uscì dalla sala da pranzo e tornò sul terrazzo nell’intento di parlare con qualcuno; tra Wargrave e Lombard, il dottore, alla fine, obbiettò per quest’ultimo. Assieme, i due lasciarono il terrazzo per dirigersi sulla spiaggia; commentarono le storie dei vari Rogers, Blore e Wargrave fino a quando, ritornando al discorso delle statuine Armstrong recitò le prime due strofe di quella poesia. Capirono che le morti non si trattavano di sole coincidenze. Successivamente cercarono Blore per raccontare i loro risvolti, tralasciando da parte tutti gli altri credendosi i soli in grado di occuparsi di questo caso molto complicato.
CAPITOLO VIII
Blore si convinse della loro ipotesi e iniziò a collaborare. Parlando improvvisamente egli chiese poco convinto, se qualcuno possedeva una rivoltella ma Lombard lo contraddì dicendogli che la portava sempre con se. Dopo di che decisero di controllare tutta l’isola. L’impresa si rivelò molto semplice e alla fine non trovarono niente di inquietante, solo il generale, seduto, mirante a guardare il mare, come quasi fosse rassegnato della propria fine.
Vera, era stata irrequieta tutta la mattina; aveva evitato Emily Brent provando una specie di repulsione per lei.
La signorina Brent aveva portato una sedia dietro la casa, per ripararsi dal vento; lì iniziò a lavorare a maglia.
Sul grande terrazzo, il giudice Wargrave era sprofondato in una sedia a sdraio.
Dopo un po’ Vera s’incammino lentamente verso il mare fino a quando incontrò il generale sempre intento a guardare il mare. Le sue parole avevano molto turbato quella donna.
Prima, il dottore, Blore e Lombard si erano messi d’accordo nell’accertarsi la presenza di qualche cavità e proprio in quell’istante Blore tornò con un rotolo di carta appeso al braccio. Iniziarono la “delicata” operazione che si risolse senza trovare nulla di interessante.
Ipotizzarono che l’uomo fosse nascosto in casa, ma l’ispezione non diede alcun frutto.
Capirono che non c’era nessuno sull’isola, a parte loro otto.
CAPITOLO IX
I presenti non capirono più nulla di questa faccenda, troppo complicata e altrettanto misteriosa.
Lombard intuì invece che quelle cento sterline di ricompensa non erano altro che il pezzetto di formaggio offerto dal signor Owen per attirarlo nella trappola.
Intanto al pianterreno, il gong chiamò tutti quanti per il pranzo. Stava iniziando una violenta tempesta e Blore improvvisamente si ricordò di quel vecchio che nel treno gli aveva preannunciato una burrasca.
Armstrong andò a recuperare Macarthur. Improvvisamente Rogers e le cinque persone sedute a tavola udirono qualcuno che stava correndo e fissarono la porta. Apparve il dottor Armstrong, senza fiato. “Il generale Macarthur...” cominciò.
“Morto!”. La parola era sfuggita a Vera, di colpo.
“Sì, è morto...”.
Ci fu una pausa. I sette presenti si guardarono l’un l’altro, senza parole.
La tempesta scoppiò proprio mentre stavano portando in casa il corpo del vecchio generale; quest’ultimo era stato colpito alla nuca con un corpo contundente.
Wargrave decise di prendere il comando delle indagini riflettendo sulle morti e sulle probabilità di colpevolezza di ognuno.
Ormai era tutto molto chiaro e disse:
“Il signor Owen è uno di noi...”.
Il giudice continuò seriamente le indagini fino a che, disse a tutti gli altri sei che da allora dovevano stare in guardia e sospettare di tutti. “Questo è tutto”, e così concluse.
Philip Lombard mormorò: “L’udienza è sospesa”.
CAPITOLO X
Tutti erano ancora più sconvolti; le paure ormai avevano preso posto un po’ in tutti quanti. Cercarono di entrare nella mente dell’assassino o di sapere qualsiasi informazione utile alle indagini e contemporaneamente anche alla loro vita.
Vera cercò di convincere Philip Lombard dicendogli che Armstrong poteva benissimo aver causato tutte queste morti.
Proprio lui poco dopo irruppe con veemenza: “Dobbiamo andarcene di qui! Dobbiamo, dobbiamo! A tutti i costi”.
La tempesta aumentò di violenza e Rogers entrò con il vassoio del tè, tutti sobbalzarono.
Esso, un po’ incredulo, disse che la tenda della stanza da bagno era scomparsa, non c’era più. Tutti si fissarono l’un l’altro. Arrivo l’ora della cena e il pasto fu consumato velocemente. Tutti andarono a letto, per ultimo Rogers, che aveva chiuso a chiave la porta della dispensa dove si trovavano anche le statuine. Chiuse tutto e per ultimo si avviò verso la sua nuova camera da letto.
CAPITOLO XI
La mattina seguente tutti si svegliarono, Philip Lombard per primo perché abituato ad alzarsi all’alba.
Dopo i vari saluti le sei persone non vedendo Rogers, un po’si allarmarono e in coro decisero di chiamarlo. Non rispose; ispezionarono la sua camera e capirono che si era alzato ma poco dopo Vera gridò : “I negretti! Guardate!”. Al centro della tavola c’erano soltanto sei statuine. Lo trovarono poco dopo intento a tagliare la legna, con una profonda ferita al cranio e con l’accetta ancora in mano.
Vera affettava la pancetta e Brent aveva preparato il fornello. Gli uomini si riunirono, per l’ennesima volta, a discutere, in questo caso della morte del signor Rogers.
Sei persone, che si comportavano in modo perfettamente normale.
CAPITOLO XII
Terminata la colazione, gli uomini si sarebbero riuniti in salotto; Vera cominciò a raccogliere le stoviglie. Blore, tipo casalingo aiutò la signorina Vera Claythorne a sparecchiare la tavola.
Dopo un po’ la signorina Brent rimase da sola in sala da pranzo. Vide entrare un’ape e improvvisamente sentì qualcuno che si avvicinava e mentre l’ape ronzava avvertì la puntura.
“L’ape” l’aveva punta sul collo...
Nel salotto tutti aspettavano Emily Brent e quando l’andarono a cercare videro il viso soffuso di sangue, le labbra bluastre e gli occhi fissi. Ere morta.
Con voce tranquilla, il giudice Wargrave disse: “Un altro di noi assolto...troppo tardi”.
Armstrong che la vide capì all’istante che si trattava di cianuro. Lo stesso uomo volle andare a verificare una cosa: la siringa ipodermica della sua valigia non c’era più, ma questo non provò agli altri che Armstrong era colpevole. Infatti, assieme alla siringa sparì anche la revolver di Lombard.
Le persone si spogliarono nella speranza di trovare la revolver, ma la prova non diede alcun esito positivo.
CAPITOLO XIII
Cinque persone terrorizzate.
Come una vecchia tartaruga circospetta il giudice Wargrave sedeva rannicchiato.
L’ex ispettore Blore sembrava ancora più rozzo e goffo.
I sensi di Lombard sembravano acuti, piuttosto che indeboliti.
Vera Claythorne era molto silenziosa.
Armstrong era in uno stato davvero pietoso.
Il tempo passava e tutti si fissavano impauriti.
Il giudice mormorò: “Dobbiamo essere guardinghi”.
Poco dopo Vera andò in camera sua; non poteva più resistere li seduta, ma quando arrivò, qualcosa le toccò la gola e lei urlò. Gli altri accorsero nella stanza e videro una lunga alga pendere dal soffitto. Lo spavento era passato e così aiutarono Vera a rimettersi in forza.
Quando finirono il lavoro si accorsero che mancava Wargrave all’appello e Armstrong lo chiamò. Lo trovarono morto, con una piccola macchia rossa al centro della fronte calva. Era lì, seduto in fondo alla stanza, nel salotto. Vestito come un giudice aveva in testa la tenda del bagno scomparsa. Sembrava una parrucca, di quelle che indossano i giudici. Ecco a che cosa serviva.
CAPITOLO XIV
Wargrave venne portato nella sua stanza dopo di che andarono tutti quanti a mangiare. A quel punto capirono che quell’alga era un falso allarme nel quale l’assassino ha potuto tranquillamente ammazzare Wargrave. Più tardi salirono le scale per andare a letto e tutti quanti tirarono un sospiro di sollievo quando si chiusero a chiave nelle loro camere.
Blore disteso nel letto sentì dei leggerissimi passi e quando questi ultimi superarono la sua stanza si gettò fuori per inseguire l’uomo senza riuscirci; capì ugualmente che in una delle stanze mancava Armstrong. Lombard e Blore continuarono a cercare, ma non trovarono nessuno, videro solo un vetro della finestra rotto e solamente tre negretti sulla tavola.
CAPITOLO XV
Tre persone sedevano in cucina per la colazione dopo di che uscirono all’aperto. Intanto Lombard ritrovò nel cassetto la sua pistola e Blore non era molto convinto di tutta questa storia.
Lombard e Vera, non avendo fame, rimasero sul posto contrariamente a Blore che non ancora sazio tornò nella casa. Improvvisamente si sentì un tonfo. Philip s’incamminò verso quel luogo; Vera lo seguì impaurita.
Trovarono uno spettacolo agghiacciante. Videro Blore sul lato orientale della terrazza, disteso a terra, con le braccia allargate e il capo fracassato da un blocco di marmo bianco, con vicino un orologio a forma di orso.
Philip decise di andare a ricercare Armstrong, convinto della sua colpevolezza, ma poco dopo, lungo gli scogli, lui e Vera videro dei vestiti e il corpo di un uomo.
Lombard mormorò: “É Armstrong”.
CAPITOLO XVI
Rimasero solo due persone. Vera disse a Philip di togliere il cadavere di Armstrong dal mare e quando lo fece capì che era un trucco. Vera gli aveva sottratto la sua pistola dalla tasca che ora era puntata contro di lui. Lombard rimase un po’ a pensare ma, alla fine, spiccò un salto per sorprendere Vera. Essa però ebbe giusto il tempo di premere il grilletto che bastò per far cadere a terra Lombard, morto, colpito al cuore.
Vera si era rasserenata ma era ormai anche distrutta psicologicamente.
Il sole tramontava quando Vera si mosse. Entrò in casa e frantumò a terra due delle tre statuine ancora intatte, dirigendosi verso la camera da letto. Ad un certo punto gli cadde la pistola dalla mano, come pure l’unica statuina. Aprì la porta ed entrò in camera. Dal gancio del soffitto pendeva una corda con accanto una sedia. Tutto era ormai chiaro e Vera seguendo l’ultima strofa di quella dannata filastrocca s’impicco respingendo la sedia con un calcio.
EPILOGO
Sir Thomas, vicecapo di Scotland Yard e l’ispettore Maine cercarono di capire questo intricato mistero. Stabilirono la successioni delle morti con l’aiuto dei diari scritti da alcune delle persone uccise.
Dieci persone morte e nessuno in più che possa essere accusato di dieci omicidi. Maine sospirò, scuotendo la testa; “In questo caso...chi gli ha uccisi”.
DOCUMENTO MANOSCRITTO MANDATO A SCOTLAND YARD
DAL CAPITANO DEL PESCHERECCIO “EMMA JANE”
Ricordo che sono sempre stato uno con l’immaginazione romantica, col piacere sadico nel vedere o nel causare la morte. Il delitto e il suo castigo mi hanno sempre affascinato. Godo fama di giudice spietato, da forca ma non la merito. Dovevo commettere un assassinio, ma non uno normale, volevo qualche cosa di teatrale e fantastico. Mi raccontarono che esistevano delitti che la legge non aveva il potere di punire.
Sentii la storia dei Rogers e da lì partii per il mio piano; mi servivano dieci persone che la giustizia umana non era in grado di giudicare, dieci come i negretti della filastrocca. Cercai quindi di conoscere qualcosa fondamentale per indurli a soggiornare qua nell’isola incastrandoli. Il mio piano riuscì. Però erano solo nove persone escluso me e quindi avevo bisogno di una decima vittima. La trovai in un uomo di nome Morris, spacciatore di stupefacenti e responsabile della morte della figlia di un mio amico, ragazza che si uccise a ventun anni. Lui lo ammazzai per primo uccidendo uno dopo l’altro tutti gli invitati, maggiordomo e governante compresi.
All’inizio e cioè per le prime due morti mi fu facile perché nessuno ancora sospettava di niente. Ma poi dovetti agire con molta cautela.
Come avevo immaginato fu ispezionata l’isola e si scoprì che non c’era nessuno. Sempre secondo i miei piani, ad un certo punto avevo bisogno di un alleato e scelsi Armstrong, un tipo ingenuo. Lo convinsi dicendo che avremmo simulato la mia morte perché così io potevo indagare la notte senza che nessuno mi scoprisse.
Lo scherzetto dell’ape era piuttosto puerile, ma in un certo modo me ne compiacevo.
Avevo appuntamento con Armstrong, fuori di casa, alle due meno un quarto. Lo portai con me sul bordo della scogliera; gli diedi una spinta per fargli perdere l’equilibrio e precipitò giù fra le onde. Devono essere stati i miei passi quelli che Blore udì. Passarono alcuni minuti prima che mi inseguissero.
E così, venne il momento di Blore; quando si avvicinò avevo già pronto il blocco di marmo. E Blore uscì di scena.
Dalla mia finestra vidi Vera sparare a Lombard, una ragazza piena di risorse.
E così preparai la scena di Vera, che come da me previsto s’impiccò.
Io adesso imbucherò questo resoconto in una bottiglia e la lascerò viaggiare nel mare aperto. Dubito quindi che si risolverà questo caso. Io adesso mi suiciderò sparandomi nello stesso punto dove gli altri videro il sangue.
Un giorno qualcuno allarmato raggiungerà quest’isola e troverà dieci cadaveri immersi in un mistero che è quello di Nigger Island.
Lavrance Wargrave

Relazione di Marongiu Stefano.

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