La cultura nei secoli XII e XIII

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LA CULTURA NEI SECOLI XII E XIII

Il risveglio culturale del XII e del XIII secolo. Osservazioni generali
L’Occidente europeo conobbe nel XII e nel XIII secolo un intenso risveglio culturale.
Nel nuovo contesto cittadino non si poteva trascurare l’importanza della parola, orale e scritta, né ignorare il gusto della discussione e del confronto di idee.
Negli ambienti intellettuali il cambiamento si annunciò con un rinnovato interesse per i libri, e andò di pari passo con la nascita di centri culturali, con l’articolazione sociale degli intellettuali e col definirsi di orientamenti verso la città.
La maggior conoscenza del mondo bizantino ed arabo, la traduzione e la circolazione di testi, il gusto per l’avventura e la novità ebbero il loro peso nella ripresa della vita culturale; più profondamente operarono la sicurezza dei territori europei, la rinascita della vita cittadina, il superamento della frantumazione politica, la spiritualità e la maggior densità demografica.
La rinascita culturale del XII e XIII secolo fu diversa da quella carolingia.
Nel ‘200, i temi religioso – cavallereschi si arricchirono e si complicarono con i contributi dell’elaborazione intellettuale maturata negli ambienti urbani.
La rinascita culturale si ripercosse sui modi di pensare e sui costumi della popolazione esclusa da un coinvolgimento nei processi di produzione della cultura scritta; la cultura folklorica è un insieme strutturato di convinzioni, atteggiamenti e codici di comportamento.
La distinzione fra cultura dotta e cultura popolare non coincide con la distinzione fra strati sociali superiori e inferiori.

Aspetti e contenuti della rinascita culturale
o Letteratura: Nel XII secolo si ebbe una rinnovata attenzione per i classici latini e gli scrittori dell’epoca si espressero in latino con naturalezza e vigore, nelle scuole cattedrali di Chartres e di Orléans.
I chierici vaganti furono gli autori di questa poetica goliardica, di cui la più celebre è la raccolta dei Carmina Burana; la letteratura religiosa si espresse spesso in volgare.
Tra i temi della nuova letteratura, furono estranei ai valori religiosi quelli della guerra e dell’amore.
I poemi epici, nati dall’elaborazione di tradizioni orali, narravano di eroi che combattevano per la gloria e per la vittoria del loro re e della loro religione (Chanson de Roland in Francia, Cantar del mio Cid in Spagna, il ciclo dei Nibelunghi in Germania).
La poesia cortese cantava il tema dell’amore e della dedizione alla donna amata; nell’idealizzazione della donna, ispiratrice dei comportamenti raffinati dell’uomo che la ama, si esprimeva l’esigenza di avere accesso al pubblico femminile delle corti.
I temi cortesi penetrarono nel mondo dell’epica dando origine ai romanzi cavallereschi, che trasformavano gli eroi in cavalieri che combattevano per amore o che riprendevano un patrimonio di leggende diffuse tra le popolazioni celtiche della Bretagna, intorno alle figure di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda.
L’autore più importante fu Chrétien de Troyes, nella cui opera erano fuse l’esaltazione della vita avventurosa del cavaliere errante e la celebrazione dell’amor cortese.
o Storiografia: Di un rinnovato interesse per la storia ci offre testimonianza la produzione di cronache, in cui la storia si riduce al resoconto di grandi eventi e il cui massimo esponente fu il vescovo Ottone di Frisinga.
Accanto alle cronache, gli annali nacquero nell’VIII secolo come tavole in cui era indicata la data della Pasqua, ma poi si annotarono, a fianco di ogni anno trascorso, i principali avvenimenti accaduti; il consolidamento dei centri del potere ne stimolò la composizione.
Il Medioevo ha lasciato una quantità straordinaria di vite dei santi con intento edificatorio.

La cultura folklorica
La cultura folklorica era diffusa nei vari livelli della società e si manifestarono in leggende, miti, fiabe, riti di passaggio e di guarigione, feste ricorrenti, anniversari stagionali, credenze animistiche e consuetudini della vita materiale.
Alcune sue manifestazioni medievali rinviano ad una più antica civiltà delle origini, basata su un’economia agricola e silvo – pastorale; altre sono da ricondurre al folklore celtico; altre sono il risultato della mescolanza di elementi atavici che entrarono in contatto con nuove situazioni culturali.
Le fonti medievali sono testi composti da dotti appartenenti al mondo ecclesiastico e agli ambienti di corte. Costituiscono fonti di tipo ecclesiastico i racconti delle vite dei santi, i manuali per confessori, le raccolte di exempla a carattere didattico, i testi dei sermoni e delle prediche, attraverso cui si effettuava il controllo sui laici da parte della gerarchia ecclesiastica e si realizzava una comunicazione tra la Chiesa evangelizzatrice e i fedeli.
Fonti di tipo secolare sono le trascrizioni anonime delle leggende bretoni gallesi, i poemi epici, la tradizione liederistica tedesca, le saghe germaniche e scandinave, i canti goliardici.
Nei testi religiosi e secolari, la cultura folklorica irrompe con la propensione al meraviglioso e la concezione magica del mondo; l’influenza di forze benefiche e malefiche fu indirizzata dalla Chiesa verso il conflitto tra bene e male.
Nei primi secoli del cristianesimo era prevalsa la volontà di estirpare i segni delle concezioni pagane, insistendo sull’empietà delle pratiche superstiziose; successivamente intervenne un processo d’interazione tra i contenuti del folklore e l’organizzazione cristiana della società.
Al primo tipo di risposte appartengono i tentativi di spezzare l’ambivalenza della cultura folklorica verso le potenze della natura, che la cultura ecclesiastica identificò in manifestazioni del demonio; furono edificate Chiese e santuari dove erano stati venerati gli dei pagani.
Al secondo tipo di risposte appartengono le specializzazioni taumaturgiche dei santi, il rapporto d’assistenza che legava le comunità al loro protettore, le cerimonie liturgiche durante l’anno, la cristianizzazione di simboli come il Graal.
La cultura popolare del Medioevo testimonia una storia complessa di tentativi di assimilazione e di resistenza ad essi.
In alcuni casi l’interazione tra le due culture ebbe esiti positivi, come nei casi delle rogazioni, che si svolgevano nel periodo di massimo rigoglio della natura ed erano finalizzate ad ottenere da Dio la fertilità dei campi e l’abbondanza delle messi, e della commemorazione dei defunti, fissata ai primi di novembre. L’interazione ha prodotto, in altri casi, uno snaturamento.
Molteplici furono le resistenze, riconoscibili nel rito di propiziazione sotteso alle rogazioni, nell’irriverenza del Carnevale prossimo alla Quaresima, nei fuochi del solstizio estivo.
Si aggiungono i temi di provenienza celtica, connessi al rapporto tra mondo dei vivi e mondo dei morti, elementi che, nel XIV secolo confluirono nella concezione del sabba.
Ad opporre una resistenza è stata l’ambivalenza del folklore, cultura che ha avvertito il nesso tra sacralità e violenza, tra esaltazioni della vita e pulsioni di morte, tra segni fausti e infausti.

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