Concetti e saggezza nei presocratici

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Categoria:Filosofia

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Testo

Dai concetti ai filosofi

Questa consapevolezza della filosofia come insieme di esercizi di vita conduce a passare da una storia della filosofia svolta per concetti, tipica dell’Illuminismo, ad una storia della filosofia intesa come narrazione degli esercizi che conducono alla trasformazione della vita del filosofo.
Il filosofo è tale per come vive e per come muore, non per i suoi concetti, che può elaborare e comprendere solo in funzione del come esperisce la vita. Chi scrive o dice cose che ha vissuto in prima persona, e non parla per sentito dire o per aver svolto delle letture, non può scrivere di tutto, e soprattutto non può scrivere cose dannose. Così il filosofo viene valutato non in base a quello che dice ma in base a quello che fa, a come imposta la propria esistenza e la propria morte.
Da queste premesse dovresti aver capito a che cosa serve oggi studiare filosofia. In primo luogo proprio ad abbandonare la domanda utilitaristica (a cosa serve?) per passare ad una ricerca più profonda. Inoltre serve per imparare a ragionare criticamente, liberandosi dagli schemi di pensiero ideologici, nel conseguimento di una vera libertà interiore. Poi serve per imparare a riflettere e a progettare la propria esistenza verso la felicità. Infine a dialogare profondamente superando la comunicazione superficiale.
Il credente ne ricava i preambula fidei, cioè quell’impostazione della propria esistenza e del proprio pensiero che gli consentiranno di aprirsi alla Rivelazione di Dio e ad esprimere in una corretta e coerente teologia la riflessione razionale sulla ricezione che nei secoli la Chiesa ha maturato da questa apertura.
Lo studio della filosofia diviene attuale non con il trattare problemi di attualità, ma con l’acquisire, a contatto con i grandi del passato, tutti quegli strumenti di pensiero, quel bagaglio culturale, quelle attitudini pratiche necessarie alla capacità di affrontare le problematiche che volta a volta la vita ci presenta, autonomamente e criticamente, nella libertà e nella verità che sono compito e gioia della coscienza di ogni persona.

La saggezza

La filosofia antica più che una psicologia è una vera e propria psicagogia, che tende a ricostruire l’uomo attraverso il conseguimento della saggezza. L’uomo in cerca della sapienza consegue la saggezza.
La saggezza era un modo di vivere che comportava tre cose:
- la tranquillità dell’anima o atarassia (riguarda l’uomo)
- la libertà interiore o autarchia (riguarda l’uomo)
- la coscienza cosmica o visione globale (riguarda il cosmo).
Come atarassia la filosofia si presentava come terapia destinata a guarire ogni angoscia, nei vari modi propri delle diverse scuole (attraverso la contemplazione metafisica, attraverso l’estasi, attraverso la scepsi etc). “Vuoto è il discorso del filosofo se non contribuisce a guarire la malattia dell’anima” (Epicurea 222). Si tratta della distruzione dei lati negativi dell’uomo. Con questa capacità di distacco si tende a togliere le negatività e le angosce dalla psiche dell’uomo.
Come autarchia (che non è né l’egoismo né l’individualismo) la filosofia si presentava come un metodo per conseguire l’indipendenza, la libertà interiore, lo stato in cui l’Io non dipende che da se stesso (cfr Socrate, i cinici, l’Etica Nicomachea etc). É la liberazione dall’attaccamento che, sola, permette di raggiungere la propria identità. All’estremo sviluppo si tratta anche dell’indipendenza da se stessi. Per la filosofia cristiana questa solitudine essenziale è l’unica via per poter amare veramente, la sola porta per l’autentica apertura alla relazione d’amore e alla relazione con Dio. Qui si colloca la problematica dei voti religiosi: il voto di castità tende all’indipendenza affettiva; il voto di povertà all’indipendenza economica; il voto di obbedienza all’indipendenza politica dalle suggestioni del potere. Si tratta della costruzione dei lati positivi dell’uomo, nel toglimento delle dipendenze e dei bisogni.
Come coscienza cosmica la filosofia si presentava come consapevolezza di vivere nel cosmo e di far parte del cosmo, come dilatazione dell’Io nell’infinità universale spazio-temporale, come armonizzazione di se stessi al cosmo. In questo tutta la tematica ecologica è precorsa, come presa di coscienza del valore incommensurabile dell’esistenza nel cosmo, in un atteggiamento di apertura e di armonia. Si tratta dell’acquisizione di una visuale prospettica, non individualistica. Non vedo il tutto dal mio punto di vista, ma il mio punto di vista dal punto di vista del tutto.
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