Istituzioni culturali del Medioevo

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Testo

n. 13 Fachino Eva Classe 3^A sc.
Fossano, 03.01.2008 Liceo Scientifico “G. Ancina”
Relazione
Istituzioni culturali

Nel corso del V secolo assistiamo all’invasione dell’Europa da parte di popolazioni barbare provenienti dall’est e dal nord dell’Europa. Queste invasioni portano un enorme carico di morte, lunghi tempi di carestia e quindi la povertà dilaga in tutta l’ Europa. La popolazione, stremata da questa situazione di continuo disagio, cerca protezione vicino ai castelli dei signori feudali o vicino ai monasteri, che in questo periodo cominciano a fiorire in tutta Europa. Il monastero diventa però anche luogo di cultura, perché durante questo periodo nessuno si preoccupa più di avere un’istruzione adeguata e anche perché il compito di mantenere la cultura classica è dato alla chiesa, e in questi luoghi si trovano le più grandi biblioteche del tempo. Per permettere ai volumi che possedevano, i monaci, svolgevano un accurato lavoro di copiatura e questo lavoro era lasciato agli amanuensi, che ricopiavano i vari volumi. Dato che i monasteri assumono questo ruolo così importante di trasmissione della cultura ai posteri si identifica come intellettuale il chierico; questo perché sono ormai gli unici a capire e a sapere gli antichi scritti riuscire a tramandarli.
Si sa per certo che alcuni testi non sono copiati per intero oppure sono estrapolate delle frasi o dei pezzi di brani per inserirli nei testi sacri per rafforzare ciò che si dice dalla chiesa; questo è quanto succede ad alcuni volumi contenenti brani di Aristotele. Questa teoria proclamata da S.Agostino, afferma che si possono utilizzare, nei testi della filosofia antica, quelle parti conciliabili con il cristianesimo usando il linguaggio e il metodo degli antichi al servizio del cristianesimo; questa è la così detta “teoria del sacro furto”. S.Agostino afferma ciò perché pensa che gli antichi, non avendo visto Gesù Cristo, non avevano potuto dedicare la loro opera a lui e quindi il loro pensiero rimaneva imperfetto; mettendo, però le parti conciliabili con il pensiero cristiano nei testi sacri, il loro pensiero poteva essere completo, perfetto. Questa teoria deriva da una corrente filosofica nata intorno al VIII secolo e ha come carattere fondamentale l'uso della ragione al servizio della verità di fede. Il compito dei filosofi è quello di contrastare le tesi eretiche e di convertire gli atei. Per fare ciò lo scolastico deve servirsi di concetti e di sistemi filosofici anteriori, che giustificassero i dogmi e la fede senza contrasto con la ragione. Così facendo però molti dei testi dei filosofi greci sono andati persi perché non sono più ricopiati per intero e si dovrà aspettare il XIII secolo, con gli arabi, per riacquistare il sapere antico andato perso.
Le biblioteche dei monasteri contengono diverse tipologie di testi e comprendono tipologie di testi non riguardanti la sfera religiosa, come testi di matematica, di filosofia o di astrologia. Questo perché nel corso del V e VI secolo tutte le scuole pubbliche sono cadute e l’istruzione è completamente nelle mani della chiesa ed è lei che decide ciò che deve essere reso pubblico oppure no. La letteratura medioevale è quindi di due tipi: moralistica, cioè con una morale, o didascalica, adatta per l’insegnamento. Il testo per eccellenza è sempre la Bibbia e su questo testo non si può fare alcuna obiezione e oltre a questo testo vi sono poi altri tipi di testi come i bestiari, gli erbari ed i lapidari. In tutto ciò che circonda l’uomo medioevale, si vede sempre e comunque la mano di Dio e questa visione è detta visione teocentrica. Oltre a questa visione vi è la visione allegorica, rimanda ad un altro significato quasi sempre legato alla sfera religiosa, e simbolica, il primo significato di ciò che circonda l’uomo medioevale non è finito ma si dee cercare altri significati. Questo porta ad avere diverse letture dei libri; infatti si hanno ben quattro sensi per capire a fondo le scritture: un livello allegorico, in cui la parola rimanda ad un altro significato, un livello morale, in ci si vuole dare un modello di comportamento dai fatti narrati precedente,mente, un livello analogico, riguardante i misteri più alti della fede, ed infine un livello letterale, che riguarda il significato che si apprende subito la lettura del testo. La lingua più usata è il latino, ma solamente poche persone lo sanno leggere e capire e queste appartengono al ceto nobiliare al clero. Dal latino però, derivano molte delle lingue pervenute fino a noi, lo stesso italiano deriva dal volgare latino nato attorno il VIII e il IX secolo. Uno dei linguaggi più usati e compresi dal popolo medioevale è il linguaggio delle immagini, che è molto semplice e chiunque lo può capire. Nel XII e XIII secolo la Chiesa divenne luogo non più di povertà e semplicità, ma di lusso sfrenato. Iniziano quindi ad esserci movimenti religiosi che vogliono ricondurre la Chiesa sulla retta via, come i catari, gli albigesi, i valdesi, che condividono l’ideale pauperistico, della povertà. Questi però vengono condannati dalla Chiesa stessa come eretici e la maggior parte vengono mandati al rogo con l’accusa di eresia. Nello stesso periodo nascono due ordini di monaci che condividono a loro volta l’ideale pauperistico: i francescani e i domenicani. Questi due ordini non vengono assolutamente contrastati e perseguitati dalla Chiesa perché la povertà Che predicano, è una povertà soggettiva, personale e non costringono nessuno a seguire la loro regola. Questi due ordino però si differenziano: i domenicani si dedicano più alla cultura, alla sua diffusione e al mantenimento dei libri, mentre i francescani si dedicano più al ceto povero della città che li ospita, in modo da dare loro conforto spiritualmente.
Tra il X e IL XI secolo con l’affermazione del ceto mercantile la cultura si volge al pratico; al mercante sono utili le lingue, la matematica, l’astrologia, tutte materie utili per i viaggi ed i commerci che vengono insegnate in scuole laiche. Insieme alle suole, o scolae, nascono due divisioni nelle materie insegnate: il trivio ed il quadrivio. Il Trivio comprende materie più letterali come la grammatica, la retorica e la dialettica, mentre il Quadrivio comprende materia rivolte di più verso la scienza, come l’aritmetica, la geometria, l’astronomia e la musica. Insieme alle scuole laiche , avendo l’esigenza di una scrittura veloce e comprensiva, per il mercante nasce un nuovo modo di scrivere: il corsivo. Questa è una scrittura veloce, rapida e al tempo stesso elegante usata dai mercanti che si contrappone alla scrittura di cancelleria, elegante ed usata solo per gli atti solenni ma molto elaborata e difficile da leggere, e a quella notarile, piena di abbreviazioni. il mercante cominciò a tenere quaderni in cui annotava tutte le entrate, le uscite, la merce che possiede, e da qui nascono gli archivi, pieni di documenti e di questi quaderni.
Oltre alla scrittura, agli archivi, alle scuole, tra il XII e il XIII secolo, nascono nuovi tipi di associazione e non solo in campo economico, come la commenda, la colleganza veneziana e la compagnia, ma anche in campo sociale. La popolazione è divisa in clan, confraternite, associazioni di mestiere e ne XII e nel XIII secolo nascono le università. Il clan è un gruppo formato da una famiglia nobile e tutti i parenti legati ad essa, in più vi sono anche i clienti più stretti della famiglia; le confraternite sono gruppi di persone che si ritrovano per l’adorazione di uno stesso santo e comprendono spesso individui che abitano nello stesso quartiere.
I due gruppi più grandi di associazioni sono le associazioni delle arti di mestiere, divise in Arti maggiori e in Arti minori, e le università. Le prime, essendo divise in Arti maggiori e in Arti minori, comprendono due categorie di lavori ben distinte: le Arti maggiori comprendono mestieri più nobili, come i mercanti o i tessitori, le Arti minori invece, comprendono mestieri più umili, come il calzolaio, il falegname, il panettiere, ma comunque utili e indispensabili per la vita quotidiana. Per tutelare il mercato interno, nascono delle corporazioni per difendere gli interessi dei vari mestieri presenti nella città. Queste dettano le leggi del mercato, cioè la quantità, la qualità e il prezzo della merce che viene esposta al pubblico in modo che tutti possano vendere e quindi mandare avanti il mestiere. In tutti i mestieri vi è un mastro, proprietario della bottega, che dirige i lavori; vi sono dei socii, cioè dei compagni di lavoro, e infine gli apprendisti, che potevano essere assunti tra l’età di 10 e 12 anni.
Le università nascono tra il XI e il XII secolo come scuole laiche e private, composte da maestri e allievi; la nascita di queste nuove istituzioni è ancora oscura Le più importanti Università sono quelle di Salerno, Bologna, Padova, Perugia e Pisa, e le facoltà più frequenti sono quelle di medicina, diritto civile o teologia. Le lezioni che normalmente si svolgono in queste università si possono dividere in due momenti: la letio, in cui si leggono i testi, e la disputatio, in cui si discute sui vari modi di interpretazione del testo appena letto. Il testo ancora molto usato è la Bibbia, ma quando ne viene letto un brano, non si può pensare minimamente di fare una discussione riguardo alle sacre scritture perché sarebbe un’eresia, ma era permesso discutere sui vari modi di interpretazione di quel brano, qual è quello giusto o quello sbagliato. Chi và a scuola, come chi và all’università, ha bisogno di libri e questi sono ancora oggetti di lusso, che solo pochi si possono permettere e quindi chi prende parte agli studi deve essere molto ricco. I testi più usati sono ancora quelli copiati dagli amanuensi dei monasteri, che alla fine sono testi maggiormente presi dalle biblioteche degli stessi monasteri, e questo non fa altro che aumentare il costo del libro. Con la nascita delle università, delle scolae, degli archivi tenuti dai mercanti, la cultura ha modo di diffondersi anche nel ceto medio della popolazione medioevale.
Un’altra importante conseguenza dell’espansione del ceto mercantile, è il grande carico di cultura portata dall’oriente dai viaggi fatti dai mercanti stessi. Questi, tornando dall’oriente, riportano l’antico sapere greco che in occidente è ormai andato perso a causa della teoria del sacro furto dei secoli precedenti. La cultura araba ci restituisce il più importante dei filosofi greci: Aristotele. Quando questi, sbarca nuovamente in Europa, il mondo degli intellettuali si divide in due fazioni contrastanti: i dialettici e gli antidialettici.
I dialettici affermano che la ragione, che ci viene donata da Dio, ci può servire a capire meglio ciò che ci circonda e si può mettere quindi al servizio della fede. I maggiori esponenti di questa corrente sono S. Anselmo d’Aosta(1033 - 1108) e Pietro Abelardo(1079 - 1142). S. Anselmo d’Aosta afferma che l’uomo con la propria ragione possa arrivare alle verità di fede. La fede è un punto fermo, di partenza, e con la ragione la si può capire meglio. Lui sostiene che la verità di fede per eccellenza (Dio esiste) può essere dimostrata e ciò fa aumentare la fede nelle persone. Nel 1077 scrive il Proslogion dove è presente l’argomento ontologico, in cui dimostra l’esistenza di Dio. In esso si afferma che, ammesso che il concetto di Dio come ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore (ed è questa un’ammissione che anche l’ateo fa; egli nega infatti solo che a questo concetto corrisponda una realtà), se ne deve accettare l’esistenza. Infatti, se questo essere non esistesse non sarebbe ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore: sarebbe sempre pensabile infatti un essere che abbia tutte le perfezioni di quello, in più l’esistenza e quindi più perfetto: il che è contro la tesi.
Pietro Abelardo scrisse “Sic et non”in cui mette in parallelo le varie interpretazioni dei padri della chiesa a fa notare di come questi nei secoli si siano contraddette l’un l’altro.
Gli antidialettici, i cui massi esponenti sono Pier Damiani(1007 - 1072) e Bernardo di Chiaravalle(1091 - 1153), affermano che l’uomo, anche se possiede la ragione non può pensare di capire la verità di fede.
Pier Damiani credeva nella completa trascendenza di Dio, cioè Dio è in una dimensione diversa dalla nostra. Inoltre dice che l’uomo deve stare in silenzio davanti alla potenza di Dio perché se ciò non accadesse, si commetterebbe un atto di superbie. Bernardo di chiaravalle invece esprime il suo consenso con la corrente degli antidialettici affermando che l’uomo deve abbandonarsi completamente all’amore di Dio e avere fede, senza dare o chiedere alcuna spiegazione.
Chi punta molto sull’espansione della cultura greca e del suo mantenimento è Federico II di Svevia. Alla sua corte nasce la scuola poetica siciliana, cioè un gruppo di cortigiani intellettuali che si riuniscono sotto la corona di Federico per comporre poesia.
In questo periodo l’Europa è frammentata in tanti piccoli regni, che fanno a capo alle varie corti dei signori presenti. I signori dell’alto medioevo amano circondarsi di uomini di cultura, per affidare ad essi i compiti di organizzazione del territorio da loro occupato. La corte di Federico II è una delle corti meglio organizzate dell’alto medioevo. Innanzi tutto non Federico non basa il suo potere su un rapporto di fiducia-sottomissione tra il sovrano e il feudatario, ma da uno stipendio. Infatti tutti i vari sottoposti possono essere licenziati se non svolgono il loro lavoro adeguatamente. Inoltre tutti i suoi sudditi devono obbedire alle sue leggi e non più alle leggi emanate precedentemente al suo regno. Questo viene emanato nel 1231 con il Liber Augustalis, una grande raccolta di leggi. Alla corte di Federico è anche presente un esercito personale e questo viene mantenuto grazie alle tasse dei sudditi; viene creato questo esercito per far sì che gli altri signori, sottoposti a Federico, non possano averne uno privato e quindi tentare di spodestare il re in carica. Le tasse di cittadini, oltre a essere usate per il mantenimento dell’esercito reale, vengono usate per i lavori pubblici, per il mercato.
Grazie a questa politica così forte, nell’Italia meridionale non vi è la formazione dei comuni, mentre nel Settentrione i comuni si diffondono a macchia d’olio. Vediamo che in questi si formano due tipi di intellettuali: l’intellettuale-cittadino e l’intellettuale-cortigiano. Il primo è una persona che partecipa alla vita politica del comune di appartenenza, è presente in alcune cariche pubbliche e prende parte nelle dispute. Questi intellettuali non traggono alcun profitto dalla loro arte, ma si iscrivono all’esercizio di altre professioni. Le loro opere sono in prosa e in versi e sono indirizzate verso la massa popolare per informarla dei cambiamenti che il comune deve affrontare. L’intellettuale-cortigiano si presenta nel corso del XIV secolo con l’affermarsi delle signorie e spesso è al servizio di uno signore locale. Questo tipo di intellettuale non partecipa più alla vita politica e le sue opere non vengono più usate per uno scopo informativo ma solo di svago.
Il libro in questo periodo comincia ad essere pubblicato, perché gli intellettuali non ne possono fare a meno ed è tramite esso che si istruiscono. Rimane però un oggetto riservato a pochi perché la pergamena, materiale con cui si facevano le pagine di questi, è ancora un materiale molto pregiato e di conseguenza lo è il libro.

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