La crisi del Trecento

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Testo

STORIA
LA CRISI DEL TRECENTO
Il trecento è, in Europa, il secolo delle carestie e della peste, di violente polemiche all’interno delle Chiesa e di profondi conflitti sociali. È il secolo in cui si formano i primi stati nazionali, quando l’impero perde importanza e la Chiesa non pretende più di dominare particolarmente il mondo cristiano.
LA CRISI DELLA VITA ECONOMICA E SOCIALE
A determinare la crisi dell’espansione economica e sociale nel XI secolo furono: le carestie; la peste; le guerre; la diminuzione del prezzo dei cereali; la scarsità di manodopera; la caduta dei redditi signorili e le rivolte contadine.
LA CRISI DELL’ISTITUZIONE IMPERIALE
L’impero, insieme alla chiesa, può essere considerato vacante. Fra il 1250 e il 1273 si verifico un periodo di grande anarchia chiamato il Grande Interregno. Successivamente venne eletto Enrico VII (1308-1313), che si pose gli obbiettivi di affermare l’autorità imperiale e di perseguire principi di pace e di giustizia. Tra i suoi sostenitori vi fu anche Dante Alighieri. Dopo Enrico VII fu eletto Ludovico IV (1314-1347), che prosegui la lotta contro il papato e scese in Italia (1327), facendosi incoronare imperatore in Campidoglio. A suo sostegno si diffuse un ampio movimento di idee, che affermava la derivazione del potere imperiale dalla volontà del popolo. Dopo Ludovico IV fu coronato Carlo IV (1347-1378). L’atto principale del suo governo fu la promulgazione della Bolla D’Oro (1356), per effetto della quale l’elezione dell’imperatore fu sottratta completamente, anche in piano formale, al papa, e fu affidata al voto di sette grandi elettori. In seguito all’estinzione della Casa di Lussemburgo, riprese il potere la Casa d’Asburgo.
LA DECADENZA DEL PAPATO
Contemporaneamente alla crisi dell’istituzione imperiale, si evidenziò anche il processo di decadenza del papato. Alla morte di papa Niccolò IV(1292) fu eletto Celestino V (1294) che poco dopo abdicò. Il successivo successore fu il romano Benedetto Castani, che assunse il nome di Bonifacio VIII (1294-1303). L’azione politica di Bonifacio VIII fu tesa all’affermazione della supremazia papale, gli atti principali furono i seguenti: tenne prigioniero Celestino V fino alla morte; bandì una crociata contro la famiglia de Colonna; istituì per la prima volta il solenne Giubileo (1300); intervenne nella politica interna di Firenze, si intromise nelle vicende del regno di Napoli. Il fallimento della politica di Bonifacio VIII fu causata dal contrasto con il re di Francia Filippo IV Bello (1285-1314). Bonifacio VIII reagì con prevedibile veemenza emanando la bolla “Unam Sanctam” che proclamava la supremazia del potere spirituale e la dipendenza dei sovrani dal papa anche sul piano del dominio temporale. Si aprì così un contrasto che ricordava le tradizionali lotte fra impero e papato. Filippo IV mandò in Italia uno dei suoi consiglieri che sorprese il pontefice nella sua residenza di Anagni e lo catturò (1303). Con Gregorio XI (1370-1378) la sede pontificia ritornò a Roma, ma subito dopo il papa fu sconvolto dalla crisi dello Scisma d’Occidente.
Il motivo principale della divisione fu il conflitto fra i cardinali italiani e francesi. Dopo il Concilio di Pisa, si giunse alla contemporanea nomina di tre papi. La Chiesa si trovò così soggetta a divisioni gerarchiche, sconvolta dalla questione del potere del papa o del Concilio. Per risolvere la crisi dello scisma d’Occidente venne convocato il Concilio di Costanza (1414-1418), furono così deposti i tre papi ed eletto un nuovo pontefice, Martino V (1417-1431). Lo scisma ebbe fine quando il papa Niccolò V proclamò definitivamente il principio della superiorità dell’autorità del papa su quella del Concilio.
DAL COMUNE ALLA SIGNORIA
Alla crisi dell’impero erano seguite quella del papato e dei Comuni. Per quanto riguarda il Comune, i segni di debolezza furono numerosi: l’incapacità del comune di allargare la partecipazione del popolo alla vita politica; l’eccessivo potere di gruppi di famiglie; le continue lotte tra frazioni; le tendenze espansionistiche. La conflittualità radicata nella vita comunale portò a situazioni di vera e propria ingovernabilità e rese naturale il passaggio dal Comune alla Signoria secondo due modalità:
1)col concorso della volontà popolare; in questo caso si verificò uno dei seguenti avvenimenti: i cittadini affidavano il potere al capo della fazione vittoriosa; i cittadini riconoscevano Signore un capo imparziale che si era messo in luce per le sue capacità personali.
2)tramite una presa di potere violenta, a opera di qualche potente feudatario o condottiero.
CARATTERI DELLLA SIGNORIA
Formalmente il Signore manteneva in vita i vecchi organismi del governo comunale, ma in pratica aveva nelle sue mani tutto il potere ed esercitava una politica personale.
DALLA SIGNORIA AL PRINCIPATO
Il Signore assunse il titolo di vicario imperiale o papale, di conte, marchese o duca. Il titolo divenne ereditario e il dominio personale si trasformò in una dinastia stabile e duratura. La Signoria venne così a mutarsi in un vero e proprio Principato.
LE CAMPAGNIE DI VENTURA
Fenomeno caratteristico dell’età delle Signorie e dei Principati fu quello delle Compagnie di ventura, formazioni militari mercenarie composte di soldati volontari al servizio di un condottiero.
Dapprima le Compagini di ventura furono composte quasi esclusivamente di soldati stranieri.
LETTERATURA
CONTESTUALITÀ
Il XII e il XIII secolo possono essere definiti come l’età in cui si realizza l’apogeo della civiltà medioevale, perché in questi due secoli se ne consolidano e codificano i valori fondamentali.
Per valori intendo sia gli aspetti culturali e di mentalità, sia dell’organizzazione sociale, istituzionale, politica. Dietro questo fenomeno vi è la definitiva affermazione del modello feudale, a tutto il continente europeo, a ovest con la riconquista spagnola, a ovest con l’espansionismo tedesco, a sud-est con l’esperienza delle crociate. L’Alto Medioevo è un arco cronologico che può essere collocato tra il VI e l’XI secolo, cinquecento anni di storia nei quali muore un sistema (quello romano) e ne sorgono tre: quello feudale occidentale, quello islamico, quello bizantino. Alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente si frantuma l’unità politica del Mediterraneo e al suo posto sorsero i regni romano-barbarici. Le relazioni sociali, in questo periodo, divennero sempre meno fondate sulla legge e sempre più su rapporti de dipendenza personale secondo l’uso tipico dei germani.
STRUTTURE MATERIALI
I latifondi erano ripartiti in villae o curtes. La villa era divisa in due parti distinte: la terra domenica (terreni migliori e alcune zone boscose); le curtes erano lotti di terra concessi ai servi o ai contadini liberi. I servi erano sottoposti a tributi in denaro e in natura e a effettuare prestazioni lavorative. Nelle ville si cominciò a produrre solo ciò che era necessario per il fabbisogno alimentare degli abitanti dando origine ad un’economia di sussistenza. Ciò determinò la riduzione netta degli scambi e della circolazione della moneta. Le città si ridussero in superficie e popolazione e persero completamente le loro funzioni politiche, amministrative e culturali. Tra il mille e il duecento si registra un notevole incremento demografico a causa di un lento miglioramento dello stile di vita. Quindi fu necessario produrre una maggiore quantità di cibo, che potò ad avviare bonifiche e disboscamenti e a stimolare la creazione di alcune innovazioni tecniche. L’aumento della produzione agricola fece uscire l’economia feudale dall’autoconsumo e rafforzò gli scambi città- campagna. Permise, poi, di vivere fuori della campagna dedicandosi ad altre attività tipo l’artigianato. L’ampliamento dell’offerta di prodotti agricoli è il punto di forza dell’organizzazione economica e sociale del Basso Medioevo, ma anche il limite perché le terre non sono sfruttate meglio attraverso innovazioni tecnologiche ma semplicemente grazie all’estensione del territorio coltivato. Questo significa che raggiungevano il massimo di ciò che potevano rendere ed iniziavano a produrre sempre meno. La popolazione tendeva a crescere fino al massimo di tollerabilità per la produzione agricola e a quel punto il sistema complessivo era talmente fragile che bastava una stagione infelice o un evento militare o una malattia vegetale, che l’intera struttura entrava in crisi. La scarsa alimentazione portava all’abbandono delle terre poco fertili ed esponeva la popolazione alle malattie e alle epidemie soprattutto di peste.
STRATIFICAZIONE SOCIALE
La stratificazione sociale nell’Alto Medioevo è determinata dal generalizzarsi del sistema feudale o vassallanico. Esso ebbe origine in Francia a partire dall’VIII secolo dove il sistema di fedeltà personali si generalizzò e codificò. Inizialmente il dono che i re facevano ai loro fedeli non era la proprietà della terra, ma il suo beneficio, cioè il diritto di sfruttarne le risorse, esso era personale, revocabile e non ereditario. Con Carlo Magno (768-814) questo sistema si generalizza ad una vasta zona dell’Europa tramite la creazione del Sacro Romano Impero. La successiva trasformazione dei feudi in ereditari rese i grandi signori quasi dei piccoli sovrani in quanto essi riunivano in sé i poteri militari, giudiziari, legislativi, economici, politici e fiscali. A completare la struttura feudale giunse l’elaborazione di una vera e propria teoria della stratificazione sociale organizzata su tre compiti fondamentali: pagare, combattere e lavorare la terra. A queste funzione corrispondevano tre ceti sociali in ordine gerarchico: gli oratores, i bellatores, i laboratores. Dall’XI secolo entrò in crisi il sistema dei tre ordini. La posto del servo compaiono semplici coltivatori, agiati contadini proprietari di animali, attrezzi e a volte anche della terra stessa , affittuari, mezzadri. L’aumento della produzione agricola contribuì alla nascita delle città, dove la differenziazione nella stratificazione sociale divenne sempre maggiore: nobiltà inurbana e professioni liberali; lavoratori dipendenti e in fine gli indigenti.
SISTEMI POLITICI
Tra il XII e il XIII secolo si vennero a creare due tendente di legami feudali: la tendenza gerarchica e quella anarchica. Quando un signore si chiama vassallo di un altro, gli giura fedeltà personale ed entra a far parte di una rigida piramide gerarchica al cui vertice siede l’imperatore. Una fedeltà di tal genere è ottenuta tramite un contratto, cioè scambiandola con la concessione di un feudo sul quale il signore esercita il diritto do governo, egli è autorizzato ad essere un piccolo sovrano del suo feudo e ciò tende a disperdere l’autorità dell’imperatore in tanti piccoli poteri locali dando origine ad una tendenza anarchica che prevale su quella gerarchica. Il Medio Evo è caratterizzato dallo scontro costante tra Papato e Impero per affermare la rispettiva supremazia. Le monarchie feudali sono costituite da regni sorti all’interno dell’Impero come semplici feudi ma che si sono resi autonomi dal potere imperiale e vengono governati da solide dinastie che esercitano un’autorità stabile ed ereditaria. In questo periodo le città possono essere considerate fuori dal modello feudale sia perché esiste una forte differenziazione sociale al loro interno sia perché i gruppi residenti più forti avevano cominciato a stringere patti reciproci di convivenza e di difesa degli interessi comuni poi estesi gradualmente a tutti gli abitanti. In Europa questo fenomeno si sviluppa in forme e modalità differenti, ma solo nell’Italia centro-settentrionale i Comuni ebbero un notevole incremento.
TEMPI E LUOGHI DELLA PRODUZIONE CULTURALE
Nell’Alto Medioevo si verifica la fusione linguistica, comportamentale, alimentare, produttiva e sociale, dei resti dell’antico Impero romano, dal cristianesimo, di popoli diversi che si sovrappongono e si mescolano. Il latino della grande cultura romana rimane patrimonio della Chiesa, solo essa rimane un’istituzione dotata di continuità organizzativa, di presenza su tutto il territorio europeo e di personale formato culturalmente. Le prime istituzioni culturali furono i monasteri.
I MONASTERI
I monasteri furono i luoghi deputati alla conservazione e alla produzione culturale. I testi antichi e quelli sacri erano conservati e ricopiati a mano su pergamena. Ogni libro era unico e ogni nuova copia aggiungeva errori di trascrizione a quelli precedenti tanto che alla fine si avevano tante versioni di un testo quante erano le copie. Il lavoro di copiatura ritrasformò in uno scambio di codici e in un reciproco arricchimento delle biblioteche esistenti sul territorio europeo.
LA SCUOLA PALATINA CAROLINGIA
L’organizzazione degli studi monastici costituì il punto di riferimento per l’istituzione della Scuola Palatina Carolingia. Si trattava della scuola aperta nel palazzo imperiale in cui Carlo Magno raccoglieva i chierici più colti del tempo ai quali chiedeva di istituire corsi di studio e di aprire scuole anche ai laici. Questa ripresa degli studi va sotto il nome di rinascita carolingia. L’intellettuale usciva dalla biblioteca del monastero, rispondeva a un committente laico quale era l’0autorità civile imperiale e si rivolgeva ad un pubblico più vasto di quello dei novizi delle scuole monastiche.
LE CORTI
Nelle corti signorili si sviluppò e codificò la cultura cavalleresca, legata ai valori della guerra, dell’avventura, dell’amore, essenzialmente laica. In questa cultura prevale l’aspetto celebrativo ed evasivo anche se è presente un elemento pedagogico. Nella corte il poeta era un trovatore. Nelle città il trovatore si trasformò nella figura del giullare, attore-scrittore comico, spesso presente nelle corti e svolgeva il ruolo comico dell’intrattenitore. L’opera dei giullari verso il pubblico popolare ebbe quasi la funzione di preparare all’alfabetizzazione: essi diffusero un volgare meno locale e più standardizzato.
LA CITTÀ
La città ha una necessità strutturale di cultura scritta e di conseguente alfabetizzazione: c’è bisogno di leggi, della loro elaborazione, pubblicazione e conoscenza, di funzionari pubblici in grado di conoscerle e gestirle; per i mestieri e il commercio è necessario che un numero crescente di cittadini sappia leggere, scrivere e far di conto. Una risposta venne data prima dalla creazione delle scuole episcopali, poi da quelle direttamente laiche in un primo momento private e gestite direttamente dall’autorità pubblica. Si creò così, una situazione di bilinguismo: il latino continuava ad essere la lingua ufficiale della cultura, ma al di fuori delle scuole si scriveva, si leggeva e si parlava in volgare. Le città divennero il cuore pulsante della cultura basso-medioevale: in esse nacquero istituzioni culturali del tutto nuove e destinate ad un grande sviluppo storico: le università. Queste sorsero spontaneamente dall’esperienza di alcune scuole urbane che iniziarono ad organizzare studi di ordine superiore a quelli esistenti. Si crearono così tre figure di intellettuali: il docente universitario, gli studenti, il professionista. A queste figure vanno aggiunti gli intellettuali non professionisti dediti soprattutto agli studi letterari e propugnatori della lirica d’amore urbana.

ARTE
Fra il XI e il XIII secolo si sviluppano le forme artistiche definite Romanico e Gotico. Dopo l’anno mille questo tipo carattere artistico definisce l’importanza stilistica di un movimento culturale su base europea. Questa rinascita culturale si fonda sull’azione degli ordini monastici dando nuovo impulso al senso mistico e religioso. L’architettura romanica è l’espressione palese del nuovo vigore della Chiesa, essa rappresenta l’unica grande committenza di opere artistiche. La nascita, in occidente, di un’architettura organizzata si deve alla paziente e tenace azione dei monaci Benedettini che presero a raggruppare artigiani, artisti e muratori, creando delle vere e proprie scuole artistiche dirette da Abati. Il Romanico Lombardo è, in Italia, la più coerente espressione della possente e rigorosa visione dell’architettura romanica. Esso si presenta come una concezione omogenea e rigorosa che poco indulge alla decorazione e ad ogni forma di frivolezza. Nel XII secolo cominciano a manifestarsi nuovi modelli stilistici; in primo luogo, l’architettura cistercense. Le scuole architettoniche sorte all’interno delle abbazie cistercensi adottano per prime l’arco a sesto acuto. Il rigore cistercense concentra tutta la sua attenzione nell’elaborazione di un linguaggio architettonico fondato sull’essenzialità e sull’armonia geometrica e realizzato con audaci innovazioni tecniche. Le innovazioni strutturali adottate dalle scuole cistercensi si diffondono e vengono utilizzate dalle organizzazioni laiche di costruttori: nasce lo stile gotico che si afferma soprattutto in Francia,Germania ed Inghilterra. Per la costruzione di cattedrali si formano i cantieri. Il carattere mistico dell’architettura gotica, insieme alle sue straordinarie caratteristiche tecniche fondate sul sapiente equilibrio fra spinte e carichi, dimostra ampiamente il carattere spirituale e la qualità delle conoscenze di questi costruttori di cattedrali. La decorazione si fa varia, vivace e movimentata e contribuisce a dare all’architettura gotica il suo aspetto dinamico e pieno di sorprese, ma solenne e carico di una profonda suggestione mistica. Intorno al XIII secolo, in Europa, al rinascere di forme di vita più dinamiche e vivaci rispetto ai secoli precedenti si instaura un rifiorire della vita cittadina. L’arte gotica riflette il carattere nel dinamismo delle sue forme, nella fantasia e nel gusto cromatico e decorativo. Nel campo della pittura, Giotto e Duccio sono in Italia i più significativi interpreti di queste nuove concezioni. Il modo di ritrarre i personaggi nelle loro opere, mostra un intento realistico di caratterizzazione umana e psicologica; la loro visione più naturalistica li porta a collocare le figure all’interno di scene reali. La personalità artistica di Giotto risulta dall’incontro di diverse tradizioni stilistiche, in particolar modo, di quella tradizionale, bizantina e romana e delle nuove tendenze dell’arte gotica. L’influsso di Cimabue e delle varie scuole locali si r5iconosce nel gusto nella descrizione corporea e degli effetti plastici che la caratterizzano. La Cappella Scrovegni, l’opera forse più significativa dell’arte grottesca, è un primo esempio della crescente importanza che si attribuisce all’espressione pittorica: infatti lo spazio architettonico è totalmente pittorico. Giotto ci offre il modello completo di una struttura in una perfetta simbiosi fra l’elemento religioso, mitico, rituale e narrativo e la coscienza realistica e descrittiva; si apre, così, un rinnovamento del linguaggio pittorico. Lo stile gotico si sviluppò verso la metà del 1100 nella Francia centro-settentrionale, diffondendosi poi in tutta l’Europa occidentale e persistendo nelle forme artistiche fino al 1500 circa. Gli edifici e le mura perimetrali vengono sostituiti da archi rampanti. Gli edifici sacri gotici presentano all’esterno uno slancio ascensionale accentuato dall’aggiunta di guglie e pinnacoli. L’arte gotica può essere definita linearistica; gli effetti lineari definiscono gli stati d’animo, specialmente in pittura. In Italia, a causa del frazionamento regionale dovuto alle varie signorie e ai Comuni, ogni centro rimase legato alla tradizione romanica locale. L’espansione costante all’ordine e alla razionalità classiche, propria dell’arte italiana, non permise una completa adesione alle forme gotiche. Lo stile gotico si esaurì nella nostra penisola nel giro di due secoli (1200-1400) e rappresentò un movimento di passaggio dell’arte medievale a quella rinascimentale. Giovanni Pisano, di cui mancano notizie biografiche certe improntò invece il suo stile al linearismo gotico, attingendo la sua cultura artistica direttamente dal Nord-Europa. Le sue opere presentano un dinamismo, una vitalità della forma tipicamente gotici e che raggiungono risultati di alta tensione formale e di intensa drammaticità. Osserviamo il Pupilto della Chiesa di Sant’Andrea a Pistoia: la sua struttura è essenzialmente più gotica, la cassa a pianta pentagonale poggia su archi a sesto acuto impostati su solide colonne, a loro volta poggianti sull’unico elemento romanico: i leoni stilofori. Le figure sono messe in risalto da aspri contrastri tra luce ed ombra, non vi è particolare descrittivo.

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