Il quadro politico antifascista

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IL QUADRO POLITICO ANTIFASCISTA

Nel periodo fascista erano presenti, anche se, spesso, non visibili perché sottoposti a repressioni, delle correnti politiche antifasciste. E' necessario considerarle per avere una visione chiara e completa del quadro ideologico in riguardo a dette vicende.
I comunisti
I comunisti, mantenendo un centro interno, conservarono la clandestinità della loro organizzazione, che aveva un carattere militare, ma dovettero pagare a caro prezzo questo atteggiamento.
Togliatti fu il segretario che successe a Gramsci, arrestato nel 1926; fu proprio lui a dare la linea d'azione al partito: appoggiare o promuovere iniziative di protesta contadina e operaia contro il regime, legando la lotta operaia a quella politica.
Soltanto nella seconda metà degli anni '30 questo partito ottenne risultati positivi, compattandosi, dopo l'affermazione del fascismo, agli altri antifascisti cercando di operare all'interno delle organizzazioni sociali promosse dallo stesso regime, con l'obiettivo di entrare in contatto con ampi strati popolari e di orientare politicamente i fermenti antifascisti vivi nel mondo giovanile.
Loro miravano ad abbattere il fascismo ed a creare nel minor tempo possibile, un rinnovamento totale della struttura sociale e politica del paese per arrivare a quella rivoluzione totale simile a quella russa di Lenin e Stalin.
I cattolici
Il Partito Popolare è rimasto sulla scena politica solo per pochi anni, ma gli uomini che l'hanno fondato, che sono stati alla testa delle battaglie elettorali del 1919 e del 1921, che hanno partecipato alle lotte parlamentari, anche in questo momento erano presenti. Nonostante non possedessero un'organizzazione clandestina, avevano, dietro le spalle, quella Azione Cattolica che nel 1931 aveva provocato il contrasto tra Mussolini e la Santa Sede e che rappresentava un importante atteggiamento di non adesione al fascismo che alcuni esponenti non ebbero.
Come i comunisti, anch'essi volevano abbattere il fascismo senza arrivare, però, ad una rivoluzione, ma per restituire l'Italia alla libertà, senza sconvolgere la vecchia struttura dello Stato prefascista caratterizzato da un forte carattere cattolico.
I socialisti
I socialisti furono di gran lunga meno organizzati dei comunisti, e tra il 1942 e il 1943 dovettero ricostruire il partito. Non avevano, inoltre, le importanti risorse proprie dei cattolici, come l'organizzazione dell'Azione Cattolica e la forza morale del clero.
Loro ebbero sempre dietro le spalle una grande massa operaia, e alle prime elezioni amministrative dopo la caduta del fascismo (1946), arrivarono a vincere sui democristiani e i comunisti, come prova evidente della continuazione della tradizione socialista sopravvissuta alla dittatura.
Per il futuro i socialisti erano divisi in due correnti che porteranno allo smembramento dl partito stesso: da una parte c'erano coloro che, pur non accettando integralmente il programma comunista, predicavano la lotta di classe e sostenevano sopra ogni altra cosa la necessità dell'unione della classe operaia e dell'unità d'azione; altri, invece, pur reclamando vaste riforme sociali, rifiutavano l'idea di un rivolgimento totale e, in ogni caso, non intendevano unirsi ai comunisti, per conservare al partito socialista piena indipendenza di condotta politica.
I liberali
I liberali formavano il gruppo più ristretto con una organizzazione molto più debole rispetto agli altri partiti.
La loro caratteristica è che al loro interno spiccano personalità di grandissimo rilievo e di grande moralità come Einaudi, Soleri, Casati e Croce. Quest'ultimo fu il più importante tra tutti gli intellettuali che svolse una forte opposizione al regime senza però darle un carattere fortemente politico, ma solo morale e intellettuale. Fu un filosofo e storico che manifestò il proprio dissenso nel 1925 quando pubblicò un "Manifesto degli intellettuali antifascisti" nel quale sottolineava la povertà culturale dell'ideologia mussoliniana respingendone i valori e i metodi d'azione. Il suo pensiero era chiarissimo: egli interpretò il fascismo come una parentesi, una fase di crisi morale dove venivano momentaneamente abbandonati i valori della ragione e della libertà. Egli sosteneva che, una volta chiusa questa "parentesi", non sarebbe stato necessario cambiare niente dell'Italia liberale esistente fino al 1922.
Il Partito d'azione
Il quadro politico di opposizione al fascismo non è completo senza considerare il Partito d'azione, che sorse nel 1942 e che raccolse gli aderenti al movimento de Giustizia e Libertà, creato da Carlo Rosselli nel 1929.
GL si rifaceva al liberalismo radicale di Gobetti e fu una delle più attive correnti antifasciste che agiva clandestinamente in italia e fra gli immigrati all'estero, e si prefiggeva di far nascere un socialismo che, pur mantenendo ben ferma l'esigenza della volontà dell'uomo contro il fatalismo marxista.
Il Partito d'azione agiva nella clandestinità e raggiunse grande importanza tra il 1943 e il 1945; al suo interno possiamo individuare diverse correnti: quella di Lussu e Rosselli e quella liberal - democratica di La Malfa. Tra le due, però, c'era un punto in comune: rinnovare profondamente la vita dello Stato, partendo dal sistema istituzionale.
Esso si diffuse fra gli intellettuali, ma non tra le masse e tra la piccola e media borghesia: proprio per questo sparirà nel 1947.

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