Il marxismo

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Testo

Il marxismo nelle vicende socio-politiche della Russia
dai primi del ‘900 allo stalinismo
Lenin

CHE FARE?
Adattamento del marxismo alla situazione russa
RIVOLUZIONE RUSSA
Stalin
MARX
Società comunista e sua realizzazione
Come è stata interpretata dalla
KOMMUNISTICHEN MANIFEST
Diffondersi del marxismo anche in Italia
Maturazione della classe operaia italiana
METELLO
Pratolini
Che fare?
Problemi scottanti del nostro movimento
“…la lotta di partito dà ad un partito forza e vitalità; la maggior prova di debolezza di un partito è la sua dispersione e la scomparsa di barriere nettamente definite; epurandosi, un partito si rafforza…” (da una lettera di Lassalle a Marx, 24 giugno 1852)
Prefazione
Che fare?
Dedicato allo sviluppo delle idee: “Da che cosa cominciare?”
Progetto irrealizzabile
Tre questioni fondamentali
L’economismo si è dimostrato vitale
Divergenze con gli economisti
• Carattere e contenuto dell’agitazione politica
• Compiti organizzativi
• Creazione di un’organizzazione per la lotta di tutta la Russia
Tentativo di chiarificazione sistematica popolare
Necessità di porsi due questioni fondamentali
Perché “Libertà di critica” equivale ad un grido di guerra?
Perché non c’è intesa su quale debba essere la funzione della socialdemocrazia?
Opinioni sul carattere e contenuto dell’agitazione politica
Compiti organizzativi
Chiarificazione della differenza tra politica tradunionista e socialdemocrazia
Spiegazione della differenza tra
lavoro artigianesco e organizzazione dei rivoluzionari
Che soddisfa gli economisti
Indispensabile secondo Lenin
Parte conclusiva dell’opuscolo
Dimostrazione del tentativo di prevenzione
della rottura con gli economisti
Inevitabile
Dogmatismo e “libertà di critica”
a) Che cosa significa “libertà di critica”?
Libertà di critica
Parola d’ordine molto di moda
Due tendenze nella social democrazia
Critica al marxismo vecchio e dogmatico
Opportunismo socialista
Bernstein
Segna la svolta della socialdemocrazia rivoluzionaria al socialriformismo borghese
La nuova tendenza è una nuova forma di opportunismo
La libertà di critica è un falso sostanziale
b) I nuovi difensori della “libertà di critica”
Raboceie Dielo
E’ possibile l’unione delle organizzazioni socialdemocratiche che lavorano all’estero?
Organo estero dei socialdemocratici russi
E’ necessaria la libertà di critica
Scaturiscono due conclusioni
Il Raboceie Dielo prende sotto protezione la tendenza opportunistica della socialdemocrazia internazionale
Il Raboceie Dielo esige la libertà di opportunismo
c) La critica in Russia
Particolarità fondamentali della Russia
Inizio del movimento operaio spontaneo
Svolta del pensiero sociale d’avanguardia verso il marxismo
Uniti in modo eterogeneo sotto una bandiera comune
Concezione politica e sociale ormai superata
Marxismo legale
Alleanza elementi estremisti moderati
E’ possibile ma i socialisti devono svelare
alla classe operaia che i suoi interessi
e quelli della borghesia sono opposti
la conversione del marxismo legale
in bernsteinismo toglie tale possibilità
La rottura dell’alleanza è inevitabile
La letteratura legale rimane appannaggio
dei moderati riformisti
Per combattere l’opportunismo con i fatti
bisogna riprendere il lavoro teorico
iniziato all’epoca del marxismo legale
Il Raboceie Dielo non assolve questo compito
d) Engels e l’importanza della lotta teorica
I sostenitori della libertà di critica
affermano di voler combattere il dogmatismo
e la fossilizzazione del partito
Ma la libertà di critica non indica
la sostituzione di una teoria con un’altra,
ma eclettismo e mancanza di principi
La grande diffusione del marxismo
ha portato ad un abbassamento del livello teorico
Marx condanna categoricamente l’eclettismo
Ma gli eretici lo usano per sminuire l’importanza della teoria
In Russia la teoria è particolarmente
importante per tre motivi fondamentali
Il partito socialdemocratico è ancora in via di formazione
Il movimento socialdemocratico è per la sua stessa sostanza internazionale
I compiti nazionali della socialdemocrazia russa sono più grandi di quelli degli altri partiti socialisti di tutto il mondo
Per Engels esistono tre forme della lotta socialdemocratica
Lotta politica
Lotta economica
Lotta teorica
La spontaneità delle masse e la coscienza della socialdemocrazia
a) Inizio dell’ascesa del movimento spontaneo
1895
1896
Contagioso entusiasmo dei giovani
intellettuali russi per la teoria marxista
Gli scioperi degli operai a Pietroburgo
presero lo stesso carattere contagioso
Questi scioperi furono spontanei, ma in confronto a quelli degli anni ’70 possono essere considerati coscienti
Tuttavia sono più una forma di disperazione che una lotta
Gli scioperi di fine secolo rappresentano già degli embrioni di lotta di classe
Gli operai non possono approdare al socialismo
ma solo ad una coscienza tradunionista
b) La sottomissione alla spontaneità. La Rabociaia Mysl
Pubblicazione dello statuto della classe operaia
Rabociaia Mysl
Giovani
Sono d’accordo con tutti i punti dello statuto
Vecchi
Sostengono che non poteva essere un punto di partenza e che bisognava consolidare una “unione di lotta”
La pubblicazione portò l’economismo alla luce
Esso esaltava la spontaneità
tentando di sopprimere la coscienza
E’ la borghesia che istiga il tradunionismo
L’esaltazione della spontaneità in contrapposizione alla coscienza è avvenuta in modo spontaneo
I partigiani del movimento operaio sono costretti ad utilizzare la dottrina tradunionista borghese per difendere le loro posizioni
Il movimento spontaneo conduce al predominio dell’ideologia borghese
La pubblicazione dimostra che il termine economismo traduce approssimativamente la sostanza della nuova tendenza
Non si nega la lotta di classe ma si pensa che la politica segua sempre docilmente l’economia
c) Il gruppo di autoemancipazione e il Raboceie Dielo
Appello del gruppo di
autoemancipazione degli operai
La Russia operaia si sta risvegliando
Cadono nello stesso errore della Rabociaia Mysl
I primi mezzi di lotta sono
sempre quelli tradunionisti
Il movimento di massa è il più importante
Si deve sottomettere la socialdemocrazia
alla spontaneità
Il movimento di massa pone nuovi compiti
teorici, politici ed amministrativi
Interpretazione del Raboceie Dielo
La tattica-piano contraddice
lo spirito fondamentale del marxismo
Con questa affermazione si tira indietro il partito
Politica tradunionista e politica socialdemocratica
a) L’agitazione politica e la sua limitazione da parte degli economisti
Le denunce economiche (i fogli) sono
uno strumento notevole di lotta economica
Questa attività non è ancora socialdemocratica,
ma soltanto tradunionista
Bisogna occuparsi dell’educazione politica della classe operaia
Per far ciò bisogna organizzare la denuncia politica
dell’autocrazia sotto tutti i suoi aspetti
Il Raboceie Dielo contrasta questa tendenza
b) Ove si racconta come Martynov non ha approfondito Plekhanov
Inclinazione degli economisti a giungere
alla verità con il proprio intelletto
Essi non sanno molte cose
e non riconoscono la propria ignoranza
Ciò spinge ad approfondire Plekhanov
I compiti dei socialisti nella lotta contro la carestia in Russia
Martinov
L’agitatore si sforza di dare alle masse una sola idea
Agisce con i discorsi
Plekhanov
Il propagandista deve dare molte idee che possono essere assimilate da pochi
Agisce con gli scritti
c) Denunce politiche e “tirocinio all’attività rivoluzionaria”
Le denunce politiche relative a tutte le questioni della vita
sono la condizione fondamentale
per caricare le masse all’attività rivoluzionaria
La colpa non è dell’operaio,
ma di chi non denuncia gli abusi
d) Che cosa hanno in comune l’economismo ed il terrorismo
La radice comune a terrorismo ed economismo
è la sottomissione alla spontaneità
Si prosternano davanti a idee poi opposti della spontaneità
Economisti
Spontaneità del movimento operaio puro
Terroristi
Spontaneità e sdegno degli intellettuali che non sanno collegare il lavoro rivoluzionario ed il movimento operaio
e) La classe operaia, combattente d’avanguardia per la democrazia
Per gli economisti si può portare l’operaio
alla coscienza di classe dall’interno
In realtà ciò non è possibile
Non si può andare solo fra gli operai,
ma bisogna operare fra tutte le classi sociali
L’ideale di un socialdemocratico
non deve essere il segretario di una trade-union,
ma il tribuno popolare
Il Raboceie Dielo definisce gli operai
Come avanguardia di tutte le forze rivoluzionarie
In realtà il movimento operaio non ha legami
con tutti gli altri distaccamenti
f) Ancora una volta “calunniatori”, ancora una volta “mistificatori”
Gli economisti chiamano calunniatori e mistificatori
chi sostiene che essi vogliono trasformare il movimento operaio
in uno strumento della democrazia borghese
Calunniando gli avversari il Raboceie Dielo
Prova che non è in grado di sostenerne il pensiero
Il primitivismo degli economisti e l’organizzazione dei rivoluzionari
a) Che cos’è il primitivismo
Negli anni tra il 1894 ed il 1901
il carattere primitivo dell’armamento
era inevitabile e storicamente legittimo
Quando iniziarono le operazioni serie
Vennero alla luce i difetti
Operai ed intellettuali si allontanarono
b) Primitivismo ed economismo
Il primitivismo si manifesta
nella tendenza dell’economismo
a giustificarlo ed ad esaltarlo
Gli economisti fanno della sottomissione
alla spontaneità una teoria
Primitivismo ed economismo sono stretamente legati
Per debellare la carenza organizzativa
bisogna debellare l’economismo
c) Organizzazione degli operai ed organizzazione dei rivoluzionari
Per gli economisti organizzazione degli operai
e organizzazione dei rivoluzionari coincidono
Per i socialdemocratici
devono essere due cose ben distinte
Organizzazione degli operai:
• Profressionale
• Più vasta possibile
• Meno clandestina possibile
Organizzazione dei rivoluzionari:
• Deve comprendere uomini la cui professione sia l’azione rivoluzionaria
• Non deve essere molto vasta
• Deve essere il più clandestina possibile
I Russia non esistono differenze tra
organizzazione socialdemocratica ed associazioni operaie
perché sono entrambe proibite
d) Ampiezza dei rapporti di organizzazione
Insufficienza di forze rivoluzionarie adatte all’azione
La società offre un gran numero di persone adatte
ma non c’è un’organizzazione adatta ad utilizzarle
c’è una massa di individui,
ma mancano gli uomini
e) Organizzazione “cospirativa” e “democrazia”
Alla socialdemocrazia vengono mosse due accuse:
Gli economisti accusano i socialdemocratici di essere seguaci della “volontà del popolo”
Ad ogni organizzazione che vada esplicitamente contro il regime zarista viene mossa questa accusa
Il raboceie Dielo interpreta falsamente la polemica dei socialdemocratici contro la concezione cospirativa della lotta politica
L’unione dei socialdemocratici accusa i socialdemocratici russi di tendenze antidemocratiche
Il principio della larga democrazia implica due condizioni:
Tutto deve svolgersi alla luce del sole
Tutte le critiche devono essere elettive
L’organizzazione clandestina, quale è necessariamente quella russa, non può essere democratica
f) Lavoro locale e lavoro nazionale
Un’organizzazione centralizzata sposterà
l’attenzione dal lavoro locale al lavoro nazionale
Ciò è un bene
Ciò rafforzerà i legami con la massa
e la continuità dell’agitazione locale
Piano di giornale politico per tutta la Russia
a) Chi si è offeso per l’articolo “da che cosa cominciare”
Il Raboceie Dielo si è offeso
perché afferma che l’Iskra voglia gettare in ombra
le organizzazioni e i contatti del partito
Non si sono offese le organizzazioni e i contatti
Perché essi svolgono un vero lavoro
e non sono impegnati
a giocare alla democrazia
b) Può un giornale essere un’organizzazione collettiva?
Per educare forti organizzazioni politiche
non vi è altro mezzo tranne
un giornale per tutta la Russia
Non occorre una soluzione di principio,
ma una soluzione pratica della questione
Occorre un piano preciso
per cominciare a costruire
immediatamente e da ogni parte
c) Quale tipo di organizzazione ci occorre?
Il piano tattico è la negazione dell’appello immediato all’assalto
Esige l’accentramento di tutti gli sforzi
per raccogliere organizzare e mobilitare
un esercito permanente
Conclusione
La storia della socialdemocrazia
si divide in tre periodi:
1884-1894
Nascono e si rafforzano la teoria ed il programma della socialdemocrazia.
Non c’è movimento operaio
1894-1898
Si sviluppa il movimento sociale
C’è il risveglio delle masse
Dal 1898
Periodo di dispersione, di disgregazione, di oscillazioni
Il movimento socialdemocratico è abbassato a livello di movimento tradunionista
Alla domanda “Che fare?”
Possiamo rispondere:
“Liquidare il terzo periodo”
Giudizi dei contemporanei
Tranne che in Russia, i contemporanei non distinsero gli avvenimenti del 1917 in due rivoluzioni, Febbraio e Ottobre. Mancava loro la giusta prospettiva storica. Per loro la rivoluzione era cominciata con la caduta dello zarismo e le giornate di ottobre ne costituivano solo un episodio. Perciò essi non valutarono la portata dei “dieci giorni che fecero tremare il mondo”, né compresero appieno la loro importanza.
Inoltre le circostanze della presa del potere furono tali che occorsero parecchie settimane per sapere se il potere sovietico so fosse consolidato. Frattanto era cominciata la guerra civile.
Stando così le cose nessuno immaginava che i bolscevichi avrebbero mantenuto il potere e quali particolari caratteristiche avrebbe avuto il loro regime.
Del resto per la maggior parte dei contemporanei questi problemi avevano meno importanza dell’atteggiamento che la nuova Russia avrebbe assunto nel conflitto mondiale: la domanda che ci si poneva era una sola, avrebbe continuato la guerra o avrebbe concluso con una pace separata? Questo è il criterio secondo cui vennero giudicati gli avvenimenti in Russia: secondo che si appartenga all’una o all’altra delle parti in conflitto, ed in base alle relazioni che intercorrono con il governo russo.
Bisognerà attendere l’armistizio del 1918 perché l’opinione pubblica si interessi in modo particolare della natura del regime sovietico, allora la rivoluzione russa aveva già due anni, e l’immagine che se ne aveva costituisce un altro “problema della storia”.
“ Questa rivoluzione non è né antidinastica, né antimonarchica, né antiaristocratica: è semplicemente ed unicamente anititedesca.”
“Evening Standerd” (moderato), 17 marzo 1917
“ Lo Zar ha abdicato di spontanea volontà, proprio per salvare la Russia da una rivoluzione”
“ The Times” (conservatore), 16 marzo 1917
“Bisogna che il cambiamento russo non divenga ciò che, fino ad ora, non vuole essere, una rivoluzione”
JAQUES BAINVILLE “L’Action Française” (monarchico), 18 marzo 1917
“Che gioia, che ebbrezza, c’è da impazzire per la gioia…che cos’è Verdun, che cos’è l’Yser, che cos’è la stessa Marna… di fronte all’incommensurabile vittoria morale che gli Alleati hanno riportato a Pietrogrado… Che mazzata per il Kaiser… E che esempio per il popolo tedesco”
GUSTAVE HERVE’ “La victoire” (social-patriottico), 17 marzo 1917
“La borghesia imperialista pare soddisfatta. È uscita come fuori da un grave incubo che l’aveva tenuta angosciata per qualche giorno. La rivoluzione russa è stata abilmente vinta”
“Avanti!” (zimmerwaldiano), 18 marzo 1917
“Se l’esempio della Russia avrà insegnato alle genti delle nazioni europee la lezione che una rivoluzione deve distruggere ogni forma di governo di classe e porre il popolo al potere, sarà stato il più grosso servizio che potesse rendere al mondo intero. Se riuscisse solo a rimpiazzare la tirannia autocratica con un militarismo piccolo-borghese e imperialista, avrà avuto luogo invano”
“Labuor Leader” (socialista minoritario), 22 marzo 1917
“Lo Zar è caduto, è vero, ma non si può dire in verità che sia stato sconfitto, perché era il suo sogno che, per il suo sforzo iniziale di un tempo, andava a porsi nell’Olimpo della Storia”
GEORGES CLEMENCEAU in l’homme enchainé
“ Tra la Russia, che la guerra ha condotto alla libertà, e l’America, che la libertà ha condotto alla guerra, la Repubblica Francese simbolizza in anticipo il nuovo ordine.”
LEON BLUM “L’humanitè” (socialista maggioritario), 8 aprile 1917
“Il cammino fu costante e non deviò mai. Sempre la civiltà camminò col sole, da oriente a ponente, (…) La rivoluzione francese mutò nel nostro continente il regime politico, da quella russa è lecito aspettarsi il mutamento del regime sociale”
“Avanti!” (zimmerwaldiano), 6 aprile 1917.
“Il compito dei socialisti russi è quello i trasformare questa rivoluzione in una rivoluzione mondiale. Primo passo verso la fine della guerra, essa metterà al posto dei rappresentanti delle classi dirigenti i “deputati operai e soldati”. Questa rivoluzione è il segnale della rivoluzione mondiale, alla guerra dei popoli bisogna rispondere con la rivoluzione mondiale”
F. LORIOT “comitato per la ripresa delle relazioni internazionali”, estate 1917
“Ciò che sostituisce l’interesse del documento pubblicato ieri (il decreto della pace) non è tanto la sua pretesa origine russa: sia che sia stato redatto spontaneamente a Pietrogrado da un pugno di illuminati condotti da miserabili, sia che derivi da una manovra ordita sotto l’istigazione del governo tedesco, come si hanno fondati motivi per ritenere, si pone ai confini equivoci del tradimento e della mistificazione. Gli si farebbe troppo onore se lo i considerasse come un programma formulato da una qualsivoglia parte della democrazia russa”
“Le Temps”(conservatore), 13 novembre 1917
“Dal momento che la maggior parte dei russi capisce che i bolscevichi sono una nuova fonte di debolezza per la Russia, bisogna sperare che il movimento massimalista abbia l’effetto di operare la riunione troppo a lungo ritardata degli elementi patriottici sani dell’esercito e della nazione per mettere fine al caos”
“Daily Telegraph”(moderato), 9 novembre 1917
“Sta agli alleati toccare in qualche modo il cuore dell’autentico popolo russo e degli elementi devoti alla causa degli alleati. Noi pensiamo che sia un compito in cui giapponesi ed americani potrebbero utilizzare la forza recentissima della loro amichevole cooperazione”
“Morning Post”(conservatore), 9 novembre 1917
“In meteria di moralità o dal punto di vista democratico, i massimalisti hanno agito male. Dal momento che le elezioni all’assemblea costituente dovevano aver luogo il 25 novembre, il loro colpo non ha scusanti. Questo colpo è un atto di follia, un errore di calcolo. Tuttavia si stenta a credere che i leader del movimento, Lenin e Trckij, siano stati comprati, anche se è il caso di alcuni dei loro luogotenenti. Il loro crimine è di aver seguito la via tracciata da Karnilov e di perpetuare l’era della violenza”
“The Herald”(socialista maggioritario), 17 novembre 1917
“La strada che Lenin vuole Imboccare per far cessare lo spargimento di sangue sembra assolutamente inattuabile. Egli parte dall’idea che l’esempio della Russia sarà seguito ovunque e prima che altrove in Germania. Quast’idea assurda rinasce nuovamente nei cervelli di quegli ideologi ignoranti del mondo e a cui i lunghi anni d’esilio impediscono di vedere la realtà della politica. Il caos in Russia non può che ritardare la pace, perché non possiamo concludere una pace duratura se non con un governo che sia il vero interprete del paese”
“Frankfurter Zeitung”, 8 novembre 1917
Problemi ed interpretazioni
IL RUOLO DI TROCKIJ DURANTE LE GIORNATE DI OTTOBRE
Un’annosa polemica oppone la tradizione trokista, secondo cui Trokij preparò l’insurrezione d’ottobre in completo accordo con Lenin, e la storiografia staliniana, sacondo cui il menscevico alleato aveva ostacolato i suoi piani, ma meno apertamente di Kamanev e Zinov’ev.
La pubblicazione da parte dei sovietici degli archivi del Comitato militare rivoluzionario di Pietrogrado, come le analisi di Robert Daniels in Red October, Newhaven 1967, e di J.J.Marie, Le Comitè militaire rèvolutionnaire de Ptrograd et son prèdent, in “cahiers du monde russe et sovietique”, 1967 permettono di fare il punto su questa questione.
Il problema presenta parecchi aspetti.
Il principio stesso di una insurrezione. Solidali nel respingere ogni rifiuto di principio dell’insurrezione, i due collaboratori pare non l’abbiano concepito con un uguale disegno. Essi sono d’accordo nell’agire in modo tale che l’iniziativa della rottura venga dal governo, ma sembra che solo Lenin voglia provocare, comunque, la rivolta armata, mentre nulla sta a provare che Trokij avesse desiderio di suscitarla se il governo avesse ceduto il potere al Congresso dei Soviet senza resistere. Evidentemente questa ipotesi era improbabile. Così si può dire che per Trokij l’insurrezione era fatale, mentre per Lenin era necessaria. Da un punto di vista tecnico era la stessa cosa, non così da quello politico. Questa spiegazione tiene conto del fatto, sottolineato dalla storiografia trokista, che il PVRK potà essere il 9 ottobre, un giorno prima che il partito bolscevico mettesse l’insurrezione “all’ordine del giorno”.
E tiene pure conto del fatto, sottolineato dalla storiografia staliniana, che, contrarimante a Trokij, Lenin volle fossare una data all’insurrezione: in ogni caso prima della riunione del Congresso dei Soviet. Questa divergenza ne implica un’altra: nella mente di Tokij bisognava che, guidati dai bolscevichi, fossero i Soviet a prendere il potere. Nelle intenzioni di Lenin, bisognava che, a nome dei Soviet, lo prendessero i bolscevichi.
DUE CONCEZIONI DEL BOLSCEVISMO:
LENIN E KAMANEV
In seno alla direzione del partito, Kamanev e Lenin ebbero posizioni differenti, talvolta opposte, durante gli otto mesi della rivoluzione d’ottobre. Nessuno degli altri protagonisti esercitò un’influenza ideologica pari alla loro: né Stalin, né Sverdlov, né Trokij.
Cronologicamente, le prime divergenze appaiono sul piano della tattica da dottare di fronte al doppio potere. Le più gravi nascono nell’aprile, riguardo al ruolo dei Soviet. Incline a considerare i Soviet degli operai, dei soldati e dei contadini come il parlamento della democrazia, Kamanev voleva che vi fosse rispettato il principio della maggiornaza. Lenin criticava questo “legalismo rivoluzionario”.
L’appello alla violenza contro la maggiornaza dei Soviet di Pietrogrado gli sembrava legittimo se doveva servire ad una futura vittoria del partito bolscevico. Egli adottò lo stesso atteggiamento nei confronti del primo Congresso dei Soviet. In particolare si può constatare che egli non muta posizione dopo il successo elettorale dei bolscevichi al Soviet di Pietrogrado: in ottobre, Lenin intende forzare la mano al Soviet, dove pure i suoi compagni di partito sono in maggioranza, perché ciò può serivire alla presa del potere da parte del partito, e da parte del partito soltanto. Kamanev non ritiene solo “rischiosa” l’insurrezione: le concezioni di Lenin urtano con la sua sensibilità di democratico. In fondo egli è ostile alla dittatura di un solo partito, e si mostra piùà vicino al modo di pensare di Martov e di Suchanov che a quello di Lenin. Come Zinov’ev, Latsis, Kalinin, egli rimane tuttavia boscevico per la sua concezione dell’organizzazione del partito e per il suo radicalismo.
L’opposizione di Kamanev dipende anche da ragioni di ordine teorico più remote. Secondo lui, le premesse per l’instaurazione del socilismo non sono presenti in Russia. Gli sembra inopportuna anche la presa di potere da parte dei bolscevichi perché il partito non avrebbe potuto realizzare un autentico socialismo, e si sarebbe screditato. Lenin ritiene assurde ed anacronistiche queste ragioni, e definisce Kamanev ed i suoi compagni “vecchi bolscevichi”. In primo luogo, dichiara che se il partito prende il potere, “nessuno potrà scacciarlo”. Inoltre, la conquista e l’esercizio del potere, l’instaurazione di misure veramente rivoluzionarie, gli sembrano costituire degli obiettivi abbastanza vicini, e sufficentemente esaltanti, perché non si tenti di adattare la teoria ad una pratica tanto attesa.
Assillati dalla disputa fra “trokisti” e “staliniani” sulla vocazione della rivoluzione russa negli anni seguenti, gli storici tendono a svalutare il conflitto tra Lenin e Kamanev; tuttavia la sua portata è considerevole e sarebbe interessante verificare se certe idee di Rosa Luxemburg non fossero vicine, per certi aspetti, a quelle di Kamanev.
La costituzione dell’Unione Sovietica
Dopo la guerra civile (‘17-‘21) i bolscevichi riuscirono ad assumere il controllo effettivo dello stato
I paesi stranieri inviarono truppe di sostegno contro le armate rosse
Le armate rosse uscirono vincitrici
Le potenze europee per contenere il conagio bolscevico crearono un cordone sanitario
Sostegno ai governi anticomunisti confinanti con la Russia
1919 – terza internazionale
Nuova organizzazione statale
Accentramento di potere nelle mani del partito bolscevico
A poco a poco partito unico
Incomprensione della questione agraria
Provvedimenti economici
Comunismo di guerra
Requisizione integrale dei prodotti dell’agricoltura
Contrapposizione tra città e campagna
1921 – la controrivoluzione era soffocata
Fase di stabilizzazione
NEP
Convivenza tra principi del socialismo ed incentivi allo sviluppo imprenditoriale
Assetto federale
URSS
Punto di riferimento della rivoluzione mondiale
La rinascita dell’Internazionale era una delle Tesi d’aprile
Sintesi delle due precedenti
I. spirito intransigente e rigoroso
Organizzazione vasta ma disomogenea
Strettamente legata e dipendente dalla Russia
II. Organizzazione

Netto rifiuto del parlamentarismo e dello spirito di compromesso
Internazionale comunista
Sindacalismo rivoluzionario
Concezione anarchica del Soviet
Amsterdam
Posizione più vicina alle idee di Lenin
Berlino
Prevale
1921 Chiusura del comunismo di guerra
Avvio della NEP
Il teorico fu Bucharin
La NEP era un’economia mista
Finalizzata all’arricchimento dei contadini
Introduzione di un’economia di mercato
• Introduzione di un’economia di mercato
• Ricostituzione della proprietà privata
• Le industrie con più di 20 operai vennero statalizzate
Per favorire l’industrializzazione
1924 Muore Lenin
Inizia la lotta per la successione
Trockij
Contrario alla NEP
Aveva guidato l’armata rossa
Mirava alla rivoluzione mondiale coordinata dall’URSS
Stalin
Favorevole alla NEP
Dal 1922 era il segretario del comitato centrale
Mirava all’edificazione del socialismo in un paese solo, con l’appoggio degli altri
Ridefinizione degli equilibri e dei ruoli del partito
Il potere andò a Stalin, Zinovev e Kamanev
Rappresentanti del centro e della destra del partito
Esautoramento di Trockij
• Dibattito teorico
• Lotta personale per il potere
• Eliminazione fisica degli avversari
Nel 1925 diede le dimmissioni dalle cariche governative mantenendo solo quelle politiche
Dato che la rivoluzione risultò impossibile in Europa,la Russia puntò sull’Asia
Appoggiando l’antimperialismo
La svolta conservatrice del 1927 rese vano il tentativo
Stalin accusò d’avventurismo chi credeva nella rivoluzione mondiale
Trochij, Kamanev e Zinovevvennero esiliati
Stalin rimase padrone incontrastatodel partito e del paese
Diede avvio all’industrializzazione forzata
Creò organismi di gestione collettiva
I contadini ricchi vennero espropriati
e cacciati dalle comunità rurali
dal 1928 quindi si passò all’assoluto centralismo
della pianificazione economica
Ciò provocò un notevole incremento dell’apparato industriale
Portò alla creazione di zone d’ombra con sprechi, inefficienze e clientelismi
Lo stalinismo
L’URSS si impose come stato guida e modello di socialismo
Nell’Internazionale la parola d’ordine divenne
“Fronte unito”
Allontanandosi la prospettiva rivoluzionaria
i partiti comunisti aderirono a governi di coalizione
Quando la crisi mondiale riavvicinò la prospettiva rivoluzionaria
la parola d’ordine divenne
“Classe contro classe”
i partiti comunisti dell’occidente
dovevano lanciarsi in uno scontro frontale
con i partiti socialisti e socialdemocratici
ciò cambiò quando tali partiti
dovettero allearsi contro nazismo e fascismo
1933 Alla fine del primo piano quinquennale
La pianificazione economica
aveva conseguito indubbi successi
anche il secondo piano incrementò
lo sviluppo industriale
L’agricoltura rimaneva ai margini
del sistema economico
Si ebbe una trasformazione anche sul piano sociale e culturale
Sviluppo dell’istruzione e dei servizi sociali
Diminuzione dell’analfabetismo
Ciò avvenne grazie all’apparato
di controllo e di coercizione
rappresentato dall’autocrazia di partito
Ciò portò ad uno sradicamento della popolazione
La conseguenza fu l’emulazione socialista
Il modello ideologico imposto era lo Stakanovismo
Militarizzazione della forza lavoro
Si vennero intensificando le venature
autoritarie del regime sovietico
Stalin edificava il mito di se stesso
come padre della patria
Culto della personalità
Il socialismo sovietico divenne
un regime marcatamente totalitario
Deportazione coatta
Ondata migratoria verso le città
• eliminazione fisica di ogni oppositore
• epurazione contro presunti avversari di Stalin
• repressione da parte della polizia segreta
• deportazioni in campi di concentramento
• ano di processi senza motivazioni
Metello

L’ambiente culturale
Metello
È uno dei risultati più alti della letteratura neorealista
Neorealismo
Temi trattati
Poetica neorealista
Il romanzo neorealista si rivela un generoso ma inutile tentativo
I letterati neorealisti travisano il messaggio di Gramsci
Espressione dell’esigenza di un nuovo contatto tra il letterato e la realtà storica dopo la chiusura avvenuta durante il periodo fascista
• Resistenza
• Guerra
• Miseria
Sgombrare il campo dalle rovine della tradizione per attingere direttamente alla realtà senza passare per la lente deformante della cultura
Creare una letteratura nazional-popolare
Per i letterati neorealisti:
• Nazionale: arretratezza ed isolamento
• Popolare: affondamento nel senso comune
Metello
La vicenda e le strutture narrative
Metello
Storia di un muratore socialista
Pratolini intende rappresentare attraverso un personaggio tipico la storia nazionale
Rappresenta gli albori del movimento
operaio italiano
Lento formarsi della coscienza di classe
Parallelamente alla maturazione della classe operaia si colloca la maturazione del protagonista
Primo volume della trilogia
“Una storia italiana”
Dalla nasciata al suo trentesimo compleanno
Metello è il romanzo dell’educazione
dei sentimenti del giovane operaio
Pratolini rappresenta il passaggio, compiuto attraverso la lotta, dall’oscurità alla luce, alla coscienza di classe, alla ragione.
Assoluta preponderanza dello sciopero nell’economia del romanzo
L’opera si divide in quattro parti
Narrazione della vita di metello fino all’imprigionamento del 1898
Narrazione della vita coniugale e preparazione dello scipero del 1902
Narrazione delle vicende dello scipero fino alla notte precedente all’ultima giornata
Conclusione dello sciopero, considerazioni sull’esperienza aquisita e progetti di nuove lotte

Metello
La trama
V.P. inizia in modo canonico
Il padre di Metello muore
Metello viene adottato dalla balia
La famiglia espatria in Belgio
Metello scappa a Firenze
Lavora per una paga bassa
Viene adottato da un “amico” del padre naturale
Betto lo avvia al mestiere di muratore
Una notte Betto scompare
Metello si reca in questura e viene fermato per accertamenti
Uscito dal carcere Metello fa la sua prima esperienza con una prostituta
Per Metello il lavoro è la principale occasione di nobilitazione ed educazione
Metello fa un confronto fra gli anarchici ed i socialisti
Per dimostrare alla polizia di essersi distaccato dagli anarchici si trasferisce a Ravezzano
Viene promosso mezzo muratore
Gli viene dato il soprannome di “Cipressino”
• Terza persona
• Ab ovo
• Descrizione fisica
• Carattere
• Lavoro
• Posizione politica
• Collocazione geografica
Viaggia nel buio della notte
Arriva all’alba
In prigione Metello conosce il vizio e Chellini che gli parla del partito
Si iscrive alla Camera del lavoro,
ma non al partito
Perché sente il bisogno di essere guidato
Incontra Viola, una vedova quarantenne
Ha una relazione amorosa con lei per alcuni mesi
La relazione termina quando Metello deve battersi con il precedente amante di Viola
Metello prende e lascia molte ragazze fin quando parte per il servizio militare
A Napoli Metello fa prendere come una vacanza al proprio cervello
Riconosce però a Napoli la stessa miseria di Firenze
Torna a Firenze e cerca lavoro senza successo
Si reca all’osteria di Ravezzano e
viene a conoscenza delle novità
Viola ha avuto un figlio da lui e si è sposata
passa la notte a casa di Viola
La mattina, quando se ne và, comincia una nuova epoca della sua vita
Si stabilisce a casa di un vecchio amico di Betto
Ogni giorno si reca ai cantieri
Frequenta e pulisce la Camera del lavoro
Partecipa ad una manifestazione
in cui Del Buono viene colpito
Metello scappa, ma si preoccupa dell’amico
Ritrova lavoro presso l’ingegner Badolati
La morte di Pestelli guasta la serenità
Viene a mancare di nuovo il lavoro
E’ un periodo di crisi dell’edilizia
Metello rimane fedele al proprio lavoro
Il tentativo di consolarsi con una donna non giunge a buon termine
Quando Badolati annuncia i licenziamenti ha un duro scontro verbale con i capi reparto (tra cui Pallesi)
Finisce alla pari
Pallesi di lì a poco precipita da un’impalcatura
Da allora per Metello la vita prende un’altra piega
Metello ed Ersilia si incontrano al funerale
La mattina successiva la incontra in cantiere
Si trova di nuovo invischiato in politica nei fatti del ‘98
Viene nuovamente arrestato
Ersilia va a trovarlo
Durante la reclusione di Metello i due intrattengono un lungo epistolario
5 gennaio 1900
Metello viene liberato ed incontra Ersilia
Si trasferisce a casa di Ersilia
Nasce Libero
Metello con la famiglia lascia San Frediano
Metello ricomincia a lavorare e con Ersilia stringe buoni rapporti con i vicini
Una mattina Metello si reca ad un’assemblea dei muratori
Metello diviene il consigliere di Del Buono, ma si rifiuta di rappresentare i colleghi al comizio nazionale dei muratori
Preparazione dello sciopero
Metello decide di sposarla
Ersilia scopre di amare Metello rifiutando
in extremis il matrimonio con il suo principale
A determinare il rifiuto è la presa di coscienza della distanza che separa le due esistenze
Metello ed Ersilia hanno più carica vitale nei confronti dell’altra coppia
Entra in scena il fratellastro di Metello
Caratterizzato dal rifiuto disilluso della
solidarietà umana e della politica socialista
Interventi dei rappresentanti di comizio
Si vota a favore dello sciopero
Si sceglie un responsabile per cantiere Lippi rinuncia a favore di Metello
Segue la narrazione di due settimane di sciopero
Alla riunione in cui Del Buono suggerisce di tornare al lavoro Metello è assente
Metello ha un’avventura amorosa con Idina

Alla camera del lavoro era scoppiata una rissa
Nella notte Metello medita
La mattina lo trova forte e motivato
Si avvia al cantiere per fermare i crumiri
Un cartello invita a riprendere il lavoro ed annuncia il licenziamento di Lippi, Aminta e Metello
Metello pronuncia un discorso che dà nuova forza agli operai
C’è un duello verbale tra gli operai e Badolati
Inizia una rissa
Interviene la polizia
Nel momento della conciliazione il delegato, impaurito, spara a Tedesco
La scena si conclude con la stretta di mano tra Badolati e del Buono
Metello torna a casa e, dopo aver raccontato i fatti ad Ersilia si reca alla Camera del lavoro per la spartizione della colletta
Quando torna a casa è triste, umiliato e carico di dolore
La mattina seguente Metello viene arrestato
Metello sta per proporre di riprendere il lavoro
Intanto riesce a fermare Aminta dall’aggredire Badolati
L’incidente è scongiurato
La tensione rimane alta e si spera nei soldi della colletta
Ersilia punisce Idina
Del Buono viene arrestato
Viene organizzato uno sciopero generale di tutti gli operai per chiederne la scarcerazione
Quando gli operai si riuniscono i crumiri sono già dentro al cantiere
Badolati e gli operai si uniscono contro questa violenza
Lo assistono Metello e Badolati
Tedesco muore, Decano e Renzoni precipitano da un ponte
Viene prosciolto solo dopo sei mesi di carcere
L’ultimo capitolo è dedicato alle riflessioni di Metello ed alla presa di coscienza della sua maturazione attraverso le lettere che scrive ad Ersilia
Olindo è ricoverato in ospedale e dal Belgio giunge la notizia della morte della madre adottiva di Metello
Il dolore dà a Metello nuova forza
Ersilia rimane incinta
Viene recapitata a casa di Metello una banconota da 100 £
Il 13 dicembre 1902 Metello viene liberato e la sera va con Ersilia al Caffè del Canto delle Rondini
Metello
Commento critico
Presentazione editoriale
V.P. offre esplicite indicazioni di poetica
V.P. vuole riassumere le maggiori esperienze di un’intera categoria
Narra il momento in cui il proletariato supera la disorganizzazione e l’anarchia e incontra il socialismo
Passaggio dall’istinto di classe alla coscienza di classe
Attravertso la vicenda
persolnale di Metello,
V.P. vuole dimostrare
che l’individuo per
diventare uomo deve
crescere e maturare
con la propria classe
• Il rischio dello schematismo viene superato da V.P. attraverso l’interdipendenza del momento pubblico e del momento privato
• Il rischio della trasposizione della storia nel mito viene scongiurato dalla rappresentazione saldamente ancorata al fatto, al documento
Tipico del realismo socialista
Neo realismo di Vittorini e Pavese e produzione realistica sovietica
Lo stile è quello già collaudato della cronaca
Amplia i limiti e la portata
dei propri strumenti narrativi
A ciò si accompagna la presa di coscienza
di V.P. del salto qualitativo tra rappresentazione cronachistica e rappresentazione storica
Implica la descrizione, ma soprattutto
la possibilità di giudizio
• scelta di un periodo storico significativo
• taglio verticale (diacronico)
• sfoltimento del numero dei personaggi per attribuire a Metello il compito di esemplificazione rappresentativa di tutta un’epoca
“ Era gente che credeva di aver capito poche cose ma chiare. E ci credeva, credeva nel suo stomaco
e nel suo sudore. Più che l’intelligenza l’illuminava l’istinto; una verità brutale ma esplicita la
confortava con la sua ragione. E più dei suoi capi facili a sperdersi o deviare era la propria forza
naturale che guidava cotesta gente, diritta per la sua strada”
Permanenza dei muratori nel mondo popolare
Incapacità a farsi proletariato
Fallimento della dimostrazione del passaggio dall’istinto alla coscienza di classe
C’è assenza di personaggi veramente socialisti
Del Buono non ha la forza narrativa necessaria a non scadere nella mediocrità
La crescita politica di Metello è affidata esclusivamente alla sua esperienza di vita e di lavoro
Lo scontro tra Metello e Badolati non può esser portato agli estremi
perché Metello conosce e stima Badolati e viceversa
Metello perde la possibilità di caratterizzazione come membro della classe operaia
La sua maturazione è sbilanciata dalla maggiore
importanza data all’esperienza privata
Metello cresce a livello di amcizie e di amori
incontaminato e incontaminabile dalla realtà
E’ Ersilia che porta Metello alla maturità
tramite la propria saggezza istintiva
Perché l’unico insegnamento stà nell’accettazione del destino
Metello
Pagine scelte dalla critica
“…E senz’altro, questo Metello va riconosciuto come il primo e l’unico anzi romanzo socialista scritto in Italia al di fuori di qualsiasi intento propagandistico. Ma sarebbe limitare atrocemente Metello volerne fare un romanzo ottenuto con un applicazione di formule marxiste: e quali? […] Sono le leggi inequivocabili dell’arte – soprattutto del romanzo – a favorire ed a legittimare questa norma antisoggettiva. L’impersonalità è la condizione stessa di tutti i poteri personali di un romanziere, cristiano o marxista. Ora non c’è più dubbio che Pratolini abbia raggiunto questa impersonalità. Ed è così findata che oltre questi aggiornamenti più o meno marxistici che s’è detto, a chi legge bene Metello capia di capirne l’origine piuttosto in certi arretramenti…”
(Gian Carlo Vigorelli, in “Fiera Letteraria”, 6 febbraio 1955.)
“…In realtà, invecem l’ispirazione politica e sociale di Pratolini non è che lo sviluppo su un piano più alto di quella sua esigenza di infanzia […] è sul fondo di quella scoperta iniziale di amicizia, di solidarietà, di fiducia negli uomini che sorge la coscienza politica e l’esigenza di una rivoluzione sociale…”
(Carlo Salinari, in “Il Contemporaneo”, 12 febbraio 1955.)
“…Ma quella pazienza ed impazienza si chiama, sociologicamente parlando, anarchia, è l’amaro distillato di un popolo premuto e rejetto che si difende con la forza dell’istinto: popolo e non proletriato […] Ebbene, la solidarietà istintiva degli anarchici dovrebbe diventare, in Metello, la solidarietà socialista. Ma la classe operaia nasce e vive, come tale, dalla distruzione di tutti gli antichi legami corporativi dei mestieri, dalla fine dei vecchi quartieri. Diciamo pure, dall fine del “popolo” […] “quando in un romanzo la tesi, cioè q.e.d., porta ad obliterare le contraddizioni, reali, quando cioè la realtà viene facilitata, il romanzo è, nella sua dimensione ideologico-politica, reazionario, malgrado le sue intenzioni progressive”. E quindi indipendentemente da questo singolo romanzo di Pratolini, qualsiasi letteratura edificante, e non profondamente critica è obiettivamente reazionaria […] Un errore storico-politico (l’autosufficenza del mondo “popolare”) ha provocato un errore estetico (l’illusione di poter arricchire dall’esterno, cioè con un fondo storico-politico, una vicenda che è, nella sua parte più autentica, vicenda di sentimenti soggettivi, intenerimento sulle situazioni “popolari”).”
(Franco Fortini, in “Comunità”, aprile 1955.)
Vasco Pratolini
La vita
1913
1935
1938
1939
1941
1943
1945
1991
Nasce a Firenze nel quartiere di Santa Croce
La sua infanzia e la sua adolescenza furono segnate da alcuni fatti in modo indelebile
Lavorò e studiò da autodidatta frequentando i ritrovi della cultura fiorentina
In quegli anni conduce una vita da bohemien
Viene ricoverato in un sanatorio dove rimane per oltre due anni
I primi racconti vennero pubblicati sulla rivista fiorentina distampo fascista “Il Bargello” e su “Letteratura”
Cadde la sua illusione fascista
Con Alfonso Gatto fondò la rivista “campo di Marte”, patrocinata da Enrico Vallecchi. Quindicinale di azione artistica e letteraria
Campo di Marte venne soppresso dalla censura fascista
Si trasferì a Roma perché ottenne un impiego presso il ministero dell’educazione nazionale
Si sposa
Pubblica il suo primo libro
Entrò nel movimento organizzato della resistenza
Si trasferisce a Napoli
Muore a Roma
Famiglia umile
• Immatura morte della madre (1918)
• Vita con i nonni
• Il matrimonio del padre
• Necessità di trovare un impiego
I primi amici furono Ottone Rosai, Romano Bilenchi ed Elio Vittorini
Scriverà “Diario a Villa Rosa” (1952)
V.P. credette di poter avviare un’azione sociale all’interno del partito fascista
Credette nella tanto proclamata vocazione popolare del fasismo
Vi parteciparono i migliori scrittori che gravitavano intorno all’ermetismo fiorentino
V.P. maturò il rigoroso senso della forma e la coscienza della difficoltà storica della integrazione artista-società
A questo punto aveva già assunto un orientamento decisamente antifascista
“Prima vita di Sapienza”
Scriverà “Il mio cuore a Ponte Milvio” (1954)
Che fare?
Pagine scelte
“…La libertà è una grande parola, ma sotto la bandiera della libertà dell’industria si sono fatte le guerre più brigantesche, sotto la bandiera della libertà del lavoro i lavoratori sono stati costantemente derubati.
L’impiego che oggi si fa dell’espressione “libertà di critica” implica lo stesso falso sostanziale. Che fosse effettivamente convinto di aver fatto progredire la scienza non rivendicherebbe per le nuove concezioni la libertà di coesistere accanto alle vecchie, ma esigerebbe la sostituzione di queste con quelle. L’odierno strillare: ”viva la libertà di critica” ricorda davvicino la favola della botte vuota.
Piccolo gruppo compatto, noi camminiamo per una strada ripida e difficile tenendoci con forza per mano. Siamo da ogni parte circondati da nemici e dobbiamo quasi sempre marciare sotto il fuoco. Ci siamo uniti, in virtù di una decisione liberamente presa, allo scopo di combattere i nostri nemici e di non sdrucciolare nel vicino pantano, i cui abitanti, fin dal primo momento, ci hanno biasimato per aver costituito un gruppo a parte e preferito la via della lotta alla via della conciliazione. Ed ecco che taluni del nostri si mettono a gridare: “andiamo nel pantano!”. E, se si incomincia a confonderli, ribattono: “Che gente arretrata siete! Non vi vergognate di negarci la libertà d’invitarvi a seguire una via migliore?”. Oh, si, signori, voi siete liberi non soltanto di invitarci, ma di andare voi stessi dove volete, anche nel pantano; del resto pensiamo che il vostro posto è proprio nel pantano e siamo pronti a darvi tutto il nostro aiuto per trasportarvi i vostri penati.
Ma lasciate la nostra mano, non aggrappatevi a noi e non insozzate la grande parola della libertà, perché anche noi siamo “liberi” di andare dove vogliamo, liberi di combattere non solo contro il pantano, ma anche contro coloro che si incamminano verso di esso…”
“…Da quando Plekhanov ha scritto l’opuscolo in questione, I compiti dei socialisti nella lotta contro la carestia in Russia, molta acqua è passata sotto i ponti – racconta Martynov -. I socialdemocratici, che per dieci anni hanno diretto la lotta economica della classe operaia…non sono ancora riusciti a dare un largo fondamento teorico alla tattica del partito. Questo problema è ora maturo, e, se volessimo fondare teoricamente la nostra tattica, dovremmo approfondire considerevolmente i principi tattici, già sviluppati da Plekhanov…dovremmo dare della propaganda e dell’agitazione una definizione diversa da quella data da Plekhanov. (Martynov ha citato poco prima le parole di Plekhanov” il propagandista inculca molte idee ad una sola persona o ad un piccolissimo numero di persone; l’agitatore inculca molte idee ad una massa di persone”) Per propaganda intenderemo la spiegazione rivoluzionaria di tutto il regime attuale o di sue manifestazioni parziali, tanto se la forma di questa spiegazione è accessibile solo a qualche persona quanto se essa è accessibile alla grande massa. Per agitazione, nel senso stretto della parola, intenderemo l’appello alle masse per determinate azioni concrete che renderebbero più facile l’intervento rivoluzionario diretto del proletariato nella vita sociale…”
L’opera narrativa
Due fasi
Una di carattere lirico, intimistico, di memoria
Una (dal 1955) di impegno sociale
Opere dalla struttura più complessa nelle quali viene lasciato da parte l’originale liricismo
Evidenziano la tendenza costante di V.P.:
Tentativo di superare la prosa di memoria, il frammentarismo della pagina evolutiva
Inserisce fatti e sentimenti in un tessuto narrativo disteso
Continuum di un disegno che stabilisca un prima e un dopo
Tale distinzione è da considerarsi riduttiva
L’opera nel suo insieme si presenta organica
Prime opere giovanili
Il tappeto verde (1941)
Via de’ Magazzini (1942)
Le amiche (1943)
Interno alla coscienza dei personaggi o dello scrittore
Trova nella struttura del racconto la soluzione del problema della durata lirica
C’è contemporaneamentela ricerca di una dimensione sociale compatibile con la natura individuale dell’ispirazione pratoliniana
Tale equilibrio viene in principio raggiunto con il ritrovamento di un preciso ambito di comunicazione
Il quartiere, la strada, gli aggregati spontanei della vita popolare
In quest’ambito si svolgono le vicende de :
Circola una corrente di vita che collega l’individuale al familiare ed al sociale
Rivive l’esperienza giovanile nella Firenze popolare
Le componenti di tale esperienza si concentrano intorno a due poli
Il quartiere (1945)
Cronaca familiare (1947)
Cronache di poveri amanti (1947)
Le ragazze di San Frediano (1949)
Coscienza
Rapporto con gli altri
Tale bipolarità si traduce sul piano stilistico con un’alternanza ed un’integrazione di tono lirico ed andamento narrativo
Bibliografia
Lenin, Opere scelte, Editori Riuniti
Marc Ferro, La rivoluzione russa del 1917, Mursia
Karl Marx, Filosofia, economia, rivoluzione sociale, Le Monnier
Mario Razzetti, Come leggere Metello di Vasco Pratolini, Mursia
Vasco Pratolini, Metello, Mondadori
Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero, Protagonisti e testi della filosofia, Paravia
Paparelli e Scibilia, Letteratura italiana del ‘900, Fratelli Conti Editori
Kunzmann Burkard Wied Mann, Atlas zur philosophie talfen und texte, Deutscher Taschenbuch Verlag
De Bernardi e Guarracino, Storia 3, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori

Il leninismo
Il leninismo è l’interpretazione toerica-pratica del marxismo, in chiave rivoluzionaria, elaborta da lenin in e per un paese industrialmente arretrato, come la Russia, dove i contadini rappresentavano la stragrande maggioranza della popolazione. Accennare all’introduzione del marxismo in Russia, non solo fornisce alla comprensione del leninismo il necessario quadro ambintale, ma coinvolge direttamente nel discorso l’evoluzione dello stesso Lenin, la cui iniziale formazione politica si intreccia con le vicende di quell’ala della intelligenzia rivoluzionaria russa venuta al marxismo dal populismo, si nutre degli stessi problemi, è scandita delle identiche tappe, sebbene contratte in un lasso di tempo molto più breve.
Il populismo russo è caratterizzato da tre elementi:
1. una devozione mistica verso il popolo contadino;
2. il rifiuto della industralizzazione, per il prezzo appunto che essa riversa sulle classi rurali, almeno nella forma privatistico-concorrenziale del modello inglese, con la conseguente idea di giungere direttamente al socialismo dall’assetto comunitario tradizionale delle campagne, basato sulla comune rurale od obscina, saltando la tappa del capitalismo;
3. un alemento, infine, messianico-nazionalistico, che gli deriva o comunque l’accomuna alla destra slavofila, attraverso il quale la percezione della grande arretratezza del proprio paese, dolorosamente risentita dagli intellettuali russi, si tramuta in un compensatorio senso di superiorità, del tutto irreale, ma non per questo meno prepotente ed efficace come stimolo all’azione.
Quando, dopo decenni di preparazione teorica, agli inzi degli anni settanta del secolo scorso, il movimento populista si concretizzò nell’andata verso il popolo, da cui doveva prendere il nome, sopravvenne immediata la delusione e la crisi. I contadini riservarono, infatti, una pessima accoglienza agli entusiasti che andavano a loro con la speranza di promuoverne la maturità civile e politica, per indurli alla sollevazione contro l’autocrazia. Il populismo non abbandonò, per questo, la sua fede nella potenzialità rinnovatrice del contadino russo, ma si rese conto dell’importanza di istituzioni liberali, per realizzare un proficuo contatto tra intellettuali e popolo altrimenti succube della propria arretratezza culturale e di un’istintiva diffidenza verso il nuovo. Nacque così la narodnaja Volja, organizzazione terroristica che si proponeva di intimorire con gli attentati l’autocrazia, per indurla a concedere una costituzione di tipo occidentale. Questa organizzazione segret che raggruppva sotto una rigida disciplina una élite di estrazione borghese e persino nobiliare, costituì il modello del successivo partito leninista. Quando nel 1887 l’attentato ad Alessandro III fallì, dopo che era materialmente riuscito quello ad Alessandro II nel 1881, senza però che né seguissero i risultati politici sperati tra i congiurati che caddero vittime della repressione vi fu Alessandro Uljanov: l’allora diciassettenne Vladimir Uljanov, detto poi Lenin, iniziò così, sulle orme del fratello maggiore, la sua carriera rivoluzionaria come populista, e sempre in seguito protestò la sua ammirazione per lo strumento organizzativo creato dal populismo, anche se la morte del fratello lo portò a ricvedere la strategia populista basata esclusivamente sui gruppi settari e la prassi degli attentati.
Nel frattempo, già prima dell’attentato ad Alessandro II, un piccolo nucleo di populisti guidati da Plekhanov (1856-1918) aveva rifiutato, come sterile, la via del terrorismo, spontando le proprie speranze dalla classe contadina, che se ne era dimostrata per così dire immeritevole, a quella operaia, ancora agli albori in Russia, ma di cui il marxismo, importato dall’Occidente, garantiva la sicura, oggettiva, scentifica, vocazione rivoluzionaria.
Il compito teorico del nucleo marxista fu anzitutto quello di dimostrare che un avvenire capitalista, e quindi la formazione di una numerosa ed agguerrita classe operaia, attendeva la Russia. Ne nacque una polemica pluridecennale con i populisti, i quali negavano la possibilità di uno sviluppo capitalistico nel loro paese, stante la mancanza di un mercato interno per l’estramo miseria contadina, cioè del 90% della popolazione, e la non disponibilità di mercati esteri ormai tutti accaparrati dalle maggiori potenze industriali.
Quando Lenin, spinto dallo stesso bisogno di certezza fideistica nell’inevitabilità della rivoluzione, approdò al marxismo, fece in tempo a farsi le ossa sferrando gli ultimi e decisivi colpi in questa polemica. Nei suoi scritti giovanili, attingendo al secondo libro del Capitale scarsamente conosciuto, laddove i populisti facevano invece tesoro del primo, Lenin dimostrò così in maniera ineccepibile il carattere economico e non geografico del concetto di marcato, la cui estensione va misurata pertanto non in chilometri quadrati e neppure, a rigore, in milioni di abitanti, ma è funzione della divisione sociale del lavoro, a sua volta dipendente dagli sviluppi della scienza e della tecnica.
Sul momento Lenin non si accorse di essere andato, in questo modo, ben oltre il bersaglio, presentando della dinamica capitalistica un’immagine prima di insuperabili contraddizioni interne, in grado di causarne il fatale inceppamento. Uomo d’azione, e quindi portato ad affrontare le difficoltà a mano a mano che esse si manifestano, ben si comprende, che, di fronte al fatto tangibile della non rispondenza della classe sontadina alla missione rivoluzionaria che i populisti volevano accollarle, Lenin non fosse sfiorato dal dubbio teorico che anche la classe operaia potesse rivelarsi non essere all’altezza di questa missione.
Il trapinato del marxismo in Russia solleva semmai un’altra difficoltà, questa volta inerente al corpo stesso dei postulati fondamentali della dottrina, e pertanto non eludibile.subordinando rigorosamente l’avvento del socilismo al pieno sviluppo della fase capitalistico-borghese, specie dopo la polemica che nell’Europa degli anni settanta l’aveva contrapposto al volontarismo anarchico, il marxismo imponeva, infatti, ai socilisti russi di battersi per una rivoluzione solo borghese, di aprire anzi la via al pieno sviluppo di un sistema che, per definizione, un socialista parrebbe destinato ad avversare senza quartiere, quello capitalista. L’enorme sproporzione tra la parte arretrata e la parte più moderna dell’economia russa allontanava, inoltre, di alcune generazioni la successiva rivoluzione, quella socialista.
Così il marxismo, se sembrava soddisfare il bisogno di certezza nella rivoluzione, comportava però il sacrificio di una componente altrettanto e forse più essenziale della psicologia dell’autentico rivoluziionario: l’impazienza, il desiderio cioè di vivere da protagonista l’evento palingenetico. Ciò spiega come mai il marxismo, benchè lo sviluppo capitalistico che si verificò in Russia a cavallo tra i due secoli gli desse ampiamente ragione, non riuscisse tuttavia a sgominare il populismo. L’impazienza vi tratteneva una parte notevole delle forze rivoluzionarie che confluirono poi nel partito che si disse appunto socialista rivoluzionario, destinato a svolgere un ruolo di primo piano nel 1917.
Tuttavia, neppure di fronte al dilemma: o tradire lo spirito scientifico del marxismo, innestandovi l’antica idea populista del salto della fase capitalistica; o accettarlo fino in fondo sacrificandogli l’impazienza per la rivoluzione socialista, Lenin esitò, e fu un marxista ortodosso. Sviluppo de capitalismo a livello delle strutture, sviluppo della democrazia parlamentare a livello delle sovrastrutture, erano infatti per lui i compiti primari e pregiudiziali del partito socialdemocratico russo. Tutt’al più nell’opera conclusiva del primo periodo della sua milizia marxista, Lo sviluppo del capitalismo in Russia (1899), si nota una certa forzatura per dimostrare che il paese era più capitalista, e dunque più vicino al socialismo, di quanto in realtà non fosse.
Fu solo quando negli ultimissimi anni del secolo si diffuse in Russia la conoscenza del revisionismo bernsteiniano, subito ripreso in proprio da diversi intellettuali russi, che iniziò in Lenin la crisi canclusasi nel 1902 con il Che fare?, destinato a diventare il testo base di una nuova ideologia, il Leninismo appunto. Il Revisionismo contesatava, infatti, dal seno stesso del marxismo, e per opera di Bernstein, uno dei massimi collaboratori ancora viventi dei due maestri, la vocazione rivoluzionaria della classe operaia, basandosi su mezzo secolo almeno di esperienza occidentale, così come i marxisti russi in questo “revisionisti” del populismo avevano in precedenza negato quella della classe contadina. Ora anche la certezza che il marxismo era sembrato garantire, era compromessa. Il gradualismo, per cui i marxisti russi avevano subordinato la rivoluzione socialista a quella borghese, entrava così in crisi. L’avvento della democrazia politica e il pieno sviluppo del capitalismo cessavano di apparire la garanzia del sicuro avverarsi della rivoluzione socialista. Al contrario, consentendo alla classe operaia di fruire delle libertà “borghesi” e di conseguire miglioramenti progressivi del proprio tenore di vita, ne avrebbero, come era già accaduto in Inghilterra, fiaccato la volontà combattiva, trasformando la sua vocazione rivoluzionaria in prassi riformista. Poiché d'altronde non era dato scorgere ancora nessuna nuova classe cui trasferire di nuovo la missione palingenetica, l’accettazione della priorità pregiudiziale della fase democratico-borghese in Russia implicava, ormai, la rinuncia alla rivoluzione socialista. Che fare?, dunque?
Se fu Lenin a porsi con lucidità la domanda, ciò dipese oltre che dall’eccezionale istinto politico dell’uomo, anche dalla sua particolare formazione marxista. Si può dire, infatti, che le premesse teoriche dei corollari operativi di Bernstein, Lenin le avesse elaborate in anticipo, e con maggior rigore nel corse della polemica contro i populisti. La sua teoria dei mercati equivaleva infatti, a negare la esistenza si ostacoli d’ordine economico all’indefinito sviluppo del capitalismo e, dunque, all’indefinito miglioramento della condizione operaia all’interno del sistema. “ la storia di tutti i paesi attesta che la classe operaia – scrive Lenin nel Che fare? – colle sue proprie forze solamente, è in grado di elaborare soltanto una coscienza trade-unionista, vale a dire la convinzione della necessità di unirsi in sindacati, di condurre la lotta contro i padroni, di reclamare dal governo questa o quella legge necessaria agli operai,…”. Quindi “la coscienza politica di classe può essere portata all’operaio solo dall’esterno, cioè dall’esterno della lotta economica”. Il che, a rigore, significa che alla lotta di classe corrisponde una coscienza di classe che non è il socialismo: lotta di classe e socialismo non solo non coincidono, ma addirittura divergono.
Il revisionismo, in verità, non si era spinto tanto in là. Aveva anzi seguitato a pensare che, dalla somma degli sforzi e delle lotte per elevarsi socialmente e culturalmente, sarebbe maturata nella classe operaia una autocoscienza socialista, parallelamente al processo che, dalla somma delle riforme strappate o imposte, avrebbe visto la società mutarsi da capitalista in socialista. Un socialismo del genere, invece che negare radicalmente la cosietà democratico-liberale si presentava però, deposta ogni velleità palingenetica, quale perfezionamento di essa, e il marxismo approdava così anch’esso al riformismo.
Lenin ammette con spregiudicatezza la natura riformista della classe operaia ed implicitamente respinge la teoria del crollo spontaneo del capitalismo, cui aggreppavano le loro speranza rivoluzionarie i marxisti-ortodossi, proprio perché intende salvare nei fatti, e non a parole soltanto, la prospettiva rivoluzionario-palingentica. La concordanza oggettiva tra Leninismo e revisionismo si arresta perciò alla diagnosi. Al livello di terapia il leninismo si caratterizza, invece, per lo sforzo di mettere in opera un insieme di strumenti ideologico-organizzativ atti a rovesciare il corso naturale dell cose.
Se l’evoluzione della classe operaia in regime democratico parlamentare, la conduce fuori dei binari del socialismo, occorrerò anzitutto una guida che mantenga le masse nel giusto cammino. Ecco dunque la necessità e la funzione di un partito di rivoluzionari di professione di origine piccolo-borghese, costituito cioè all’esterno della classe operaia e da essa non controllabile né influenzabile. Il partito, depositario della verità in quanato interprete dell’essenza della classe operaia, incarnazione presente del socialismo, unica garanzia del suo avvento futuro.
E sul tipo di partito da costruire si verifica nel 1903 la scissione tra boscevichi e menscevichi all’interno della socialdemocrazia russa. La questione, solo in apparenza d’ordine puramente organizzativo, coinvolgeva in realtà un diverso giudizio sulle istituzioni democratico-liberali: i menscevichi, non condividendo, come Lenin, le tesi dei revisionisti sulla natura riformista della classe operaia, seguitavano a ritenere le istituzioni democratiche parlamentari una tappa insieme necessaria ed utile, per cui volevano un partito deocratico di massa che di esse potesse pienamente valersi; mentre i bolscevichi di Lenin, pur non giungendo ancora a negare la necessità di una fase democratico-borghese, ne paventavano le capacità di lusinga nei confronti della classe operaia cui intendevano pertanto apprestare, con il partito monolitico, l’antidoto che la salvasse suo malgrado.
Ma di quale efficacia potrà mai essere il partito una volta che la classe operaia, ammessa a fruire dell istituzioni liberali, potrà respingerne la funzione di guida o tenerla di fatto in non cale? L’urgere di questa domanda, che discende con ferrea logica dalla pretesa di conciliare la rivoluzione socialista con la sfiducia nella volontà socialista della classe operaia, sospingerà il Leninismo dal partito monolitico verso lo Stato totalitario come lo strumento che solo appariva in grado di permettere al partito di svolgere fino in fondo e comunque, “anche contro la classe operaia”, la funzione di guida al socilismo. Solamente allora, scomparsa insieme alla classe operaia la sua tendenza al tradeunioismo, Stato e partito si estingueranno dando luogo all’universale libertà nell’universale uguaglianza.
Si aggiunga che in Russia le istituzioni democratico-parlamentari erano ancora da conquistare. La debolezza e l’indecisione della borghesia sembravano, inoltre, affidare questo compito, al partito socialdemocratico: mentre i menscevichi erano desiderosi di assumerselo e di realizzarlo per il meglio, i bolscevichi, date le premesse che si sono viste, erano invece tentati di strumentalizzare la battaglia democratica, per rovesciare l’autocrazia restando assoluti padroni del campo, in modo da prevenire con l’esautorazione di fatto, e se necessario con la soppressione pura e semplice delle istituzioni liberali, l’allontanarsi della classe operaia dalla via del socialismo.
Ritornava così, in Lenin la vecchia idea populista del salto della fase borghese, ma preofondamente cambiata, per rispondere a preoccupazione di tutt’altro ordine. Laddove i populisti erano mossi dalla generosa illusione di potere dare alle masse il benessere, risparmiando loro i tormenti dell’industrializzazione; per Lenin in questo rimasto sempre (anche nel 1917) rigorosamente marxista, la fase dall’industrializzazione, e dunque del capitalismo, era inevitabile; si trattava, per lui, di saltare l’aspetto liberal-democratico dell’era borghese, per impedire alla classe operaia di manifestare la propria propensione all’imborghesimento. Il programma leninista consisteva, dunque, nella conquista del potere per promuovere un più rapido sviluppo dell’industrializzazione, sotto il controllo di uno Stato onnipotente, in grado di soffocare qualsiasi spinta autonoma della società civile verso obiettivi diversi dal socialismo. Con le parole di Lenin: capitalismo di Stato + dittatura del proletariato.
Nel quadro internazionale questo programma collocava pur sempre la Russia in coda rispetto ai paesi occidentali, ormai maturi per il socialismo, almeno secondo l’ortodossia marxista, da Lenin mai esplicitamente rinnegata. Di qui la tentazione di assegnare alla Russia la funzione demiurgica di ridestare al socialismo le masse proletarie dei paesi evoluti, inspiegabilmente sempre ai termini del dogma, intorpidite. Il ritorno cioè di un altro elemento ancora del populismo: il nazionalismo messianico.
Domenico Settembrini
Karl Marx (1818-1883)

1) Filosofia hegeliana F sinistra (filosofia = critica razionale realtà
2) Feuerbach
3) Socialismo utopistico (Proudhon)
4) Economia classica (Ricardo, Smith)
1) Hegel ha errato nel considerare il rapporto soggetto-predicato: per Marx la realtà è soggetto e l’idea oggetto, non viceversa. (il pensiero : soggetto; es. frutta da “Sacra famiglia”)
2) Giustificazionismo storico e politico (per Hegel tutte le istituzioni esistenti sono razionali e necessarie, in qualche modo positive; per Marx no)
3) La Realtà è totalità dialettica, ma, per Marx, le contraddizioni non si risolvono attraverso astratte sintesi concettuali.
Sfera indiv. Privata = Soc. civile
(bourgeois)
4) Critica della soc. moderna = uomo diviso
Sfera pubblica = Stato interessi
(citoyen) classe potere)
Democrazia formale Vs Democrazia sostanziale
(società capitalista) (comunismo)
1) La Critica del cielo (di tutte le astrazioni come Stato e religione) deve trasformarsi in Critica della Terra (realtà politica, economica e sociale)
2) “L’Arma della Critica (critica ideologica) non può sostituire la Critica delle Armi” tale può divenire la Teoria a contatto delle masse i la teoria diventa prassi)
3) Ruolo Germania rivoluzione universale proletaria (non solo borghese come in Francia)
Emancipazione politica (uguali x legge) emancipazione umana (uguali in tutto) 1
1) Critica economia classica per aver eternizzato l’economia capitalista + i rapporti sono conflittuali + ruolo del lavoro alienazione
2) Critica del comunismo “rozzo” = descrizione del comunismo2
3) Critica della dialettica hegeliana
1) Critica al materialismo speculativo (uomo ancora come natura statica e non prassi): l’uomo, per Marx, è il prodotto dei rapporti sociali e storici
2) Interpretazione della religione: per Marx, Feuerbach ha il merito di aver scoperto l’alienazione indotta dalla religione all’uomo. Tuttavia ha errato in due aspetti fondamentali:
• Cause: non l’errata coscienza di sé, bensì le reali condizioni d’infelicità (“oppio dei popoli”)
• Rimedi: non si devono cambiare le idee, ma la società con la prassi rivoluzionaria
ALIENAZIONE Fatto di coscienza = Condizione reale del salariato nella soc. capitalista, espropriato della sua
Essenza = Lavoro
1) Alienazione del Prodotto (produce un oggetto che non gli appartiene
2) Alienazione dell’Attività produttiva (l’uomo diviene strumento in un lavoro forzato)
3) Alienazione del Genere o Essenza (viene sottratto della creatività)
4) Alienazione del Prossimo (rapporto conflittuale con l’altro individualismo-proprietà priv.)
Tecniche
Forze produttive Uomini
Mezzi
Struttura
(scheletro società) Rapporti di produzione ==> possesso forze produttive
(o di proprietà)
MATERIALISMO
STORICO = le Forze
Motrici della Storia sono
materiali e non spirituali
(Ideologia3 tedesca 1845)
Sovrastruttura = teorie politiche, etiche, religiose, artistiche filosofiche
(espressione struttura)
Contraddizione materiale dentro la struttura
MANIFESTO (1848): Storia = lotta di classe (determinata dal possesso o meno dei mezzi di produzione)
Aggregato di individui in uguale condizione economica
Unità autocosciente e solidale che lotta per gli stessi scopi
a) Socialismo reazionario → antiborghese; auspica un ritorno al passato (“..ma la storia non marcia all’indietro”)
b) Socialismo conservatore o borghese → auspica di conservare il capitalismo, eliminandone i difetti (Es: Proudhon → non vuole eliminare la proprietà (intesa come possesso che si fonda sul prodotto del proprio lavoro), ma solo ridistribuirla tra i lavoratori).
c) Socialismo utopistico → coglie le contraddizioni del capitalismo, ma fa appello a tutte le classi → moralismo e utopismo (solidarietà impossibile). I maggiori esponenti sono: S.Simon, Fourier, Owen.
IL CAPITALE
1) Storicismo leggi economiche = esse sono diverse in ogni fase storica
2) Dialettica del capitalismo = contraddizioni strutturali che ne determinano il superamento.

1) Oggetto produzione capitalistica = MERCE

2) Scopo della produzione capitalistica = DENARO
Il D+ = PLUSVALORE non avviene a livello di scambio (che è sempre tra valori equivalenti), ma a livello di produzione, grazie ad una particolare merce acquistata dal capitalista: la FORZA LAVORO.

VALORE MERCE = SALARIO (ciò che è necessario a produrla, a mantenere in vita l’operaio)
tuttavia
FORZA LAVORO Produce un VALORE > SALARIO

AUMENTARE IL PROFITTO = AUMENTARE PLUSVALORE
“COSTO UMANO” con l’uso della MECCANIZZAZIONE
1 Per Marx non c’è vera uguaglianza politica senza un’eguaglianza totale, cioè economico-sociale.
2 Marx non descrive mai direttamente la società comunista: utopia? Il filosofo non può anticipare il futuro?
3 Ideologia = falsa rappresentazione della realtà. Questo significato di ideologia, viene ripreso in Marx da Napoleone. Infatti, prima di Napoleone, con ideologia, s’intendeva la gnoseologia sensista delle idee (teorie delle conoscenza delle idee tramite le sensazioni).
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Il pensiero socialista tra utopismo e marxismo
1815-1848: Epoca successiva alla Rivoluzione francese e all’età napoleonica
FALLIMENTO DELLE SVILUPPO INDUSTRIALE E
RIVOLUZIONI POLITICHE CRESCITA DELLA CLASSE OPERAIA
(FRANCIA) (INGHILTERRA)
Porta a pensare che i problemi Porta una riflessione sull’economia e sui
Economici e sociali sono più rapporti sociali, che mira ad una riforma
Importanti di quelli politici della società capace di avvantaggiare i
• DIFFIDENZA VERSO LE lavoratori.
SOLUZIONI POLITICO-
ISTITUZIONALI
• ESIGENZA DI RIFORMA
SOCIALE E SOLIDARIETA’
COLLETTIVA
SAINT SIMON (1760-1825)
Aristocratico parigino che teorizza una prima forma di socialismo.
Il suo pensiero è riassumibile nei seguenti punti:
➢ La SOCIETA’ INDUSTRIALE consiste nell’insieme delle attività produttive: ne fanno parte i datori di lavoro come gli operai, come i commercianti, i banchieri, e così via. Questi elementi sono membri attivi che contribuiscono a mettere a disposizione i mezzi necessari a soddisfare le esigenze della comunità, e a loro vengono contrapposti gli “oziosi”, ovvero i nobili, gli alti magistrati, i militari, persone che sfruttano il lavoro dei produttori e sbilanciano l’intero sistema.
➢ La società industriale fa necessariamente parte del PROCESSO DI EVOLUZIONE STORICA DELL’UOMO, verso forme sempre più alte di sapere e di organizzazione. Vi è un’alternanza di epoche organiche, in cui i livelli di unione culturale, sociale e politica sono alti, e di epoche critiche, durante le quali si verifica un disfacimento di quest’unione.
➢ All’interno del progetto di RINNOVAMENTO della scienza umana, Saint Simon introduce la sua visione “fisiologica” della società, “una vera macchina organizzata nella quale tutte le parti contribuiscono in maniera diversa alla vita dell’insieme”.
➢ Il suo OBIETTIVO è di eliminare il vecchio sistema teologico-militare e gli elementi nocivi alla società (gli oziosi)iniziando una nuova fase organica, fondata sul sistema industriale.
Con LEROUX (1797-1871), seguace di Saint Simon, il termine “socialismo” si diffonde. Nel 1833 viene pubblicato un suo scritto, in cui si condanna la società contemporanea che produce “la miseria dei più”. I valori essenziali del socialismo sono, secondo lui, l’uguaglianza, la solidarietà, la libertà e la democrazia: la scienza ha il compito di liberare l’uomo dall’oppressione.
FOURIER (1772-1837)
Un altro fondatore del socialismo ottocentesco.
➢ Formula un’UTOPIA COMUNITARIA, fondata su una metafisica delle passioni, integrando elementi di diverse correnti filosofiche. In questo modo si contrappone alle tendenze a lui contemporanee. Fourier sostiene che la natura sia stata costruita da Dio, armonicamente comandata da una forza composta da quattro movimenti:
• Sociale o passionale;
• Istintuale;
• Organico;
• Materiale.
➢ La natura umana è caratterizzata dalle PASSIONI, le quali sono legate armonicamente tra loro, ed essendo creazioni di Dio, sono egualmente buone. Se il loro corso viene deviato o interrotto si crea una situazione di infelicità.
➢ La visione della STORIA di Fourier distingue due epoche:
• Di felicità o combinazione, in cui l’uomo governa nel modo giusto;
• Di infelicità o incoerenza, in cui domina il disordine.
La civiltà contemporanea viene collocata alla fine di un’epoca infelice. Essa è concepita negativamente da F., che individua le seguenti questioni:
• Il contrasto tra individuo e collettività;
• L’organizzazione della vita basata sulla famiglia isolata;
• L’odio per il lavoro;
• L’oppressione della donna.
➢ Fourier istituisce il FALANSTERIO, ovvero una unità produttiva formata da una comunità di persone (la falange), che mira al raggiungimento della felicità pubblica. L’organizzazione sociale del falansterio è fondata sulle serie passionali, insiemi di persone aventi interessi comuni e in cui le differenze di sesso non hanno alcuna rilevanza. Nel Falansterio si svolgono i lavori che danno soddisfazione alla persona, che la realizzano. Ognuno deve quindi espimere il proprio talento, in base al quale verrà giustamente ricompensato.
OWEN (1771-1858)
Secondo Owen i meccanismi della società industriale sono i responsabili dell’infelicità.
Owen eredita dall’illuminismo alcuni concetti…
➢ l’idea della perfettibilità dell’uomo
➢ il principio che è meglio prevenire gli uomoni che punirli
➢ l’idea che l’uomo dipende dal contesto in cui vive
…da cui deriva la sua convinzione del fatto che occorre una rieducazione dei singoli individui.
Owen è stato il fondatore dei primi movimenti cooperativi e sindacali inglesi.Sostiene che ognuno debba essere ricompensato soltanto in base alla quantità di lavoro prodotta; per mettere in atto questa teoria la società deve organizzarsi in comunità autogestite.
Owen fa un primo tentativo di realizzazione del suo progetto nel 1825, con la fondazione della comunità di New Harmony negli U.S.A.. Dopo pochi anni è costretto ad abbandonare questa strada.
Nel 1832 fonda a Londra una Banca di scambio, dove viene considerato soltanto il valore-lavoro. Anche qui fallisce.
Nel 1834 crea un grande sindacato nazionale, il GRAND NATIONAL CONSOLIDATED TRADE UNION: Owen spera di poter ottenere la riduzione dell’orario di lavoro e la tutela delle condizioni di vita degli operai, e ritiene che uno sciopero generale sia sufficiente per conseguire il suo scopo. Purtroppo gli altri dirigenti sindacali mirano anche all’abbattimento del governo, e bocciano la sua iniziativa, orientandosi verso il cartismo e verso l’unione della lotta politica con quella sociale.
CABET (1788-1856)
Cabet è un’eccezione nel panorama francese: il suo pensiero si limita a rimanere tale, e invece di una realizzazione concreta delle sua proposta offre un’utopia, fondata sul concetto di comunismo.
Nella società ideale di Cabet:
➢ tutti i beni sono proprietà collettiva
➢ i tempi di lavoro e di riposo sono definiti rigidamente
➢ a tutti devono essere garantiti i mezzi di sussistenza, l’educazione, l’informazione, il tempo libero.
➢ La forma politica ideale è una democrazia diretta, di ispirazione Rousseauiana
➢ Tutte le religioni sono tollerate
➢ Le disuguaglianze sociali vengono abolite
BLANC (1811-1882)
Blanc è un esponente del pensiero di Saint Simon e di Fourier.
Secondo Blanc lo Stato deve intervenire nell’economia, dirigendosi verso il socialismo: Blanc progetta gli ATELIERS SOCIAUX, ovvero delle fabbriche sociali gestite in cooperativa dai lavoratori, e finanziate dallo Stato per fare concorrenza alle imprese private. Per realizzare gli Ateliers Sociaux occorre il suffragio universale, unico strumento per far sì che il governo conceda i finanziamenti.
Nel 1848 Blanc viene incaricato di instituire gli A. S., ma l’esperimento non ha l’esito sperato.
PROUDHON (1809-1865)
PROPRIETA’
È furto, E’ garanzia di autonomia
in quanto non è giusto che una nei confronti dell’organizzazione
classe ristretta sfutti la sociale e politica
maggioranza con la proprietà
lato negativo lato positivo

La proprietà si scontra con l’uguaglianza e la libertà, ma va mantenuta, nella misura in cui giova all’intera società.
➢ La DIVISIONE DEL LAVORO da un lato accresce produttività e ricchezza, dall’altro genera l’odiosità del lavoro stesso
➢ Le MACCHINE liberano dalla schiavitù del lavoro, ma producono disoccupazione
➢ La CONCORRENZA sviluppa forza e indipendenza, ma produce il monopolio.
Occorre cogliere il lato positivo di tutti i fenomeni che appartengono al sistema di produzione, ma non si possono abolire, perché questo soffocherebbe la libertà.
La forma di governo ideale di Proudhon è l’ ANARCHIA POSITIVA: la società deve essere vincolata da una rete di contratti stretti liberamente da individui e da famiglie, in un regime di libertà e di assenza di monopoli. L’anarchia positiva è accompagnata dal mutualismo, un sistema economico per cui lo Stato concede prestiti a tasso zero (o quasi) ai produttori, secondo la loro capacità produttiva.
Nel 1848 questo progetto viene respinto dalla maggioranza.
BLANQUI (1805-1881)
E’ un rivoluzionario; i punti principali del suo pensiero sono:
➢ La necessità della LOTTA DI CLASSE
➢ L’INSURREZIONE ARMATA DEL PROLETARIATO per la conquista del potere statale
➢ La DITTATURA DEL PROLETARIATO
Questa filosofia alimenta il socialismo e il comunismo contemporanei.

KARL MARX (1818-1883) & FRIEDRICH ENGELS (1820-1895)
Sono i fondatori del “SOCIALISMO SCIENTIFICO”.
Nel 1847 si forma la Lega dei comunisti, il cui obiettivo è la conquista del potere da parte del proletariato. Nel 1848 esce il “Manifesto del partito comunista”, di Marx ed Engels.
➢ Le radici del pensiero di Marx vanno ricercate nella tradizione socialista e comunista precedente, nelle idee di Hegel e della sinistra hegeliana e nell’economia politica di Smith e Ricardo.
➢ La conoscenza non ha valore puramente teorico, ma è un mezzo per attuare la politica di trasformazione della società.
➢ Secondo il materialismo storico di M. la storia umana dipende da fattori economico-sociali, e le classi sono le uniche protagoniste: da sempre la storia è stata storia di lotte di classe, e gli Stati l’espressione di quella dominante.
➢ L’appartenenza ad una classe sociale dipende dal possesso dei mezzi di produzione: i proprietari sono la classe dominante, mentre gli altri sono coloro che vengono sfruttati da quest’ultima.
➢ La coscienza di classe è un elemento necessario per essere un soggetto attivo all’interno della propria classe.
➢ La teoria economica di Marx è basata sul “valore-lavoro” e sul “plusvalore”.Il valore di un bene consiste nel tempo di lavoro medio che è stato necessario a produrlo. IL capitalista, grazie alla detenzione dei mezzi di produzione, ottiene un plusvalore, di cui si impadronisce per arricchirsi.
Il proletariato deve lottare per togliere il potere dalle mani della borghesia. Marx ed Engels criticano fortemente le teorie socialiste precedenti, accusandole di essere utopistiche o piccolo-borghesi.
La società deve essere analizzata scientificamente, e il potere dello Stato non deve essere ignorato, ma anzi, ci si deve rendere conto della sua determinante importanza e prendere atto che la sua conquista da parte del proletariato è necessaria. La classe degli oppressi deve instaurare una dittatura, e, attraverso il socialismo (“a ciascuno secondo il suo lavoro, da ciascuno secondo le sue capacità”), arrivare al puro comunismo, allo stato perfetto, alla “società senza classi”, in cui non c’è più stato, e il motto è:”a ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue capacità”.
I
Il socialismo e il comunismo critico-utopistico
Non è nostra intenzione analizzare qui la letteratura attraverso la quale si sono espresse le rivendicazioni del proletariato in tutte le grandi rivoluzioni moderne (opere di Babeuf e così via).
I primi tentativi del proletariato di far valere immediatamente il proprio interesse di classe in un'epoca di generale subbuglio non potevano che naufragare, data la forma ancora non evoluta del proletariato stesso e perché erano ancora assenti le condizioni materiali della sua emancipazione, condizioni che sono appunto uno dei risultati dell’età borghese. La letteratura rivoluzionaria che ha accompagnato i primi moti del proletariato è dunque ovviamente reazionaria nel suo contenuto; predica un ascetismo generale ed un egualitarismo grossolano.
I sistemi propriamente socialisti e comunisti, i sistemi di Saint-Simon, di Fourier, di Owen ecc., vengono alla luce nel primo periodo, non ancora maturo, della lotta fra proletariato e borghesia di cui abbiamo parlato precedentemente.
Certamente gli artefici di questi sistemi vedono l’opposizione delle classi e colgono anche la portata degli elementi di decadenza nella società oggi imperante. Ma non riescono a vedere nessuna azione storica autonoma da parte del proletariato, non riescono a vedere nessun movimento specifico del proletariato.
Poiché la lotta tra le classi cresce di pari passo con lo sviluppo dell’industria, essi non riescono ad individuare neppure le condizioni materiali per l’emancipazione del proletariato, e cercano invece una scienza sociale, o leggi sociali che, creino tali condizioni.
All’attività sociale finisce quindi col sostituirsi la loro personale inventiva, alle condizioni storiche dell’emancipazione del proletariato, finiscono col sostituirsi condizioni immaginarie, ed all’organizzazione del proletariato in classe finisce gradualmente per subentrare l’organizzazione di una società da essi immaginata a bella posta. La storia universale futura si riduce per loro alla propaganda ed all’attuazione pratica dei loro progetti di società.
Sicuramente essi sono coscienti di farsi portavoce nei loro progetti soprattutto degli interessi della classe operaia, in quanto classe che più di ogni altra soffre. Ma il proletariato esiste per loro solo in questa ottica della classe che soffre di più.
È caratteristico sia dello stadio non ancora evoluto della lotta di classe, che delle loro specifiche condizioni di vita, il fatto che essi ritengano di essere di gran lunga superiori a tale antagonismo di classe. Essi voglio migliorare la condizione di tutti i membri della società, anche dei più privilegiati. Di conseguenza si appellano continuamente alla società nella sua globalità, senza distinzione, anzi per lo più alla classe dominante. Questo perché a loro avviso è sufficiente solo conoscere il loro sistema per ammettere che è il migliore progetto possibile per la migliore società possibile.
Perciò essi rifiutano qualsivoglia azione politica ed in special modo ogni azione rivoluzionaria; intendono raggiungere il loro obiettivo con metodi più pacifici e si sforzano di aprire la strada al nuovo vangelo sociale con esperimenti a raggio limitato, che ovviamente falliscono, e con la forza dell’esempio.
Questa descrizione fantastica della società futura corrisponde alla prima tensione del proletariato verso un cambiamento globale della società, in un periodo in cui il proletariato e scarsamente sviluppato e quindi concepisce ancora la propria situazione in termini fantastici.
Ma negli scritti socialisti e comunisti sono presenti anche elementi critici. Essi attaccano alle fondamenta la società esistente. Hanno quindi costituito un preziosissimo materiale di illuminazione degli operai. Le positive affermazioni riguardo alla società futura, per esempio la scomparsa dell’antagonismo tra città e campagna, l’abolizione della famiglia, dei guadagni privati, del lavoro salariato, la prospettiva dell’armonia sociale, la trasformazione dello Stato nella pura e semplice amministrazione della produzione:tutte queste tesi vogliono semplicemente esprimere la fine di quella lotta tra le classi che ha appena cominciato a profilarsi e che essi si limitano a studiare nella sua prima indecisa indeterminatezza. Pertanto queste affermazioni non hanno un significato semplicemente utopistico.
La rilevanza del socialismo e del comunismo critico-utopistico è in rapporto inverso con lo sviluppo storico. Via via che la lotta di classe evolve e acquista determinatezza, quel fantastico porsi al di sopra di essa, quella rivolta fantastica contro di essa, perde ogni valore pratico e ogni avvalo teorico. Di conseguenza anche se gli inventori di quei sistemi erano sotto molti punti di vista dei rivoluzionari, i loro allievi formano inevitabilmente combriccole reazionarie. Alla continua evoluzione storica del proletariato oppongono le vecchie opinioni dei vecchi maestri. E subito dopo tentano di attenuare la lotta di classe, di trovare una soluzione tra gli antagonismi. Seguitano a sognare l’attuazione sperimentale delle loro utopie sociali, la realizzazione di tanti falansteri, la fondazione di colonie in patria, la creazione di una piccola Icaria – edizione in dodicesimo della nuova Gerusalemme – e per costruire tutti questi castelli in aria devono appellarsi alla generosità dei cuori e dei portafogli borghesi. Un po’ alla volta piombano nella categoria, già descritta, dei socialisti reazionari o conservatori e alla fine si differenziano da questi solo per una più sistematica pedanteria, per il fanatismo e la fede superstiziosa nella miracolosa potenza della loro scienza onciale.
Pertanto si oppongono con ogni forza a qualsiasi movimento politico degli operai, perché esso non sarebbe che il risultato di una cieca mancanza di fede nel nuovo vangelo.
Gli owenisti inglesi si scagliano contro i cartisti, i fourieristi francesi si scagliano contro i riformisti.
Karl Marx, Il Manifesto del Patito Comunista, 1848
Kommunistichen manifest
Marx stellt die Ziele und die methoden von der revolution aus.
1. Die historische funktion von dem b(rgertum
2. Der begriff der Geschichtes als klassenkamps und tas verh(ltnis zwischen dem proletariat und den kommunisten.
3. Die kritik (ben an den nicht wissenschaftlichen sozalismus.
La rivoluzione russa
Febbraio 1917
Sciopero operaio ed insurrezione di operai
Crolla l’impero degli zar
Le ragioni del crollo vanno ricercate nelle trasformazioni primo novecentesche
Agli inizi del 1900 c’era una situazione semifeudale in Russia
La classe operaia era pressoché inesistente
Lo sviluppo industriale procedeva a rilento
15 marzo
Lo zar Nicola II abdica
Governo costituente
Vicino al socialismo rivoluzionario
Presieduto da Karenkij

1905
1907

Guerra russo-giapponese
Sconfitta della Russia
Prima ondata rivoluzionaria
Repressa nel sangue
Manifestazione della crisi del regime zarista
Stolypin primo ministro
Riforma agraria
Mettere in vendita a piccoli lotti le terre di proprietà dello Stato
I contadini più poveri non potevano comunque comprare
Distinzione tra contadini poveri e contadini agiati

Aumenta il bisogno

La riforma si rivela un fallimento
San Pietroburgo
Non ci furono cambiamenti radicali
Venne convocata la Duma
Duma
Parlamento eletto
Riconosciuto dallo zar
Al fine di dare ai contadini maggior potere per legarli alla propria terra
Nacquero i Soviet
Soviet
Reparti popolari che si riunivano
Nuclei democratici a livello locale
Partito socialdemocratico russo
Costituito nel 1898
Profondo dissenso tra i due gruppi
Monscevichi
Martov
Vedono il partito come un’organizzazione aperta a tutti i simpatizzanti
Bolscevichi
Lenin
Vedono il partito come un ristretto manipolo di quadri rivoluzionari
Mira ad un potere centralizzato ed alla rivoluzione, non al riformismo
1914
23 febbraio 1917
La russia entra nella I guerra mondiale accanto agli stati dell’intesa
I tre anni di guerra provocano disagi e malcontento
Ondata di scioperi
Rivoluzione di febbraio
Lo zar abdica
A Pietroburgo insorgono gli operai
Le truppe si rifiutarono di sparare e si unirono alla folla prendendo d’assalto il Palazzo d’Inverno
Si formano due organismi di governo
Governo provvisorio
Duma
Kerenkij
Soviet di Pietroburgo
Avevano programmi diversi ed erano in contrasto tra loro
L’uno voleva uno stato socialdemocratico, l’altro uno stato socialista

Aprile 1917
Lenin e i suoi compagni tornarono in Russia
L’egemonia politica sul movimento socialista rimase nelle mani dei menscevichi secondo i quali la rivoluzione di febbraio era il massimo traguardo raggiungibile dalla Russia
Si trovavano in esilio in
Svizzera
4 aprile 1917
Lenin legge le Tesi d’aprile
• Mettere fine alla guerra mondiale
Rivoluzione armata
Superare lo stadio borghese
• Non appoggiare il governo provvisorio
• Dare tutto il potere al Soviet
• Nuova Internazionale
Nuova gestione delle terre e del lavoro
Luglio 1917
Settembre 1917
10 ottobre 1917
25 ottobre 1917
Novembre 1917
Il programma venne approvato
Il governo scatenò un’offensiva militare in Gorizia
I bolscevichi ottennero la maggioranza

Riunione del comitato bolscevico
I bolscevichi decisero l’insurrezione
Nominano un comitato militare rivoluzionario
Arresto dei membri del governo provvisorio
Prendono il loro posto i
commissari del popolo
nuovo governo rivoluzionario
guidato da Lenin
Furono promulgati i primi decreti
Elezione di un’assemblea costituente
Netta minoranza bolscevica
L’assemblea viene sciolta e non più riconvocata
I Soviet e il partito comunista russo dovevano guidare lo stato
Si rivelò un disastro
Soluzione rivoluzionaria
Presidente
Agli esteri
Alla nazionalità
• Pace senza annessioni né indennità
• Nazionaliz-zazione della terra
• Operai e impiegati al controllo delle fabbriche
Creazione di un politburjo
Vuoto di potere legale
Riempito da Soviet
Lenin
Trotsky
Stalin
Pace di Brest-Litovsk
(3 marzo 1918)
Le condizioni di pace furono molto gravose
Era necessario far affrontare la ricostruzione e la guerra civile con le forze antirivoluziona-rie
Documenti e storiografia
Documento 1: IL MANIFESTO BOLSCEVICO DEL 27 FEBBRAIO 1917
Proletari di tutto il mondo unitevi!
A tutti i cittadini della Russia,
Cittadini! Le roccheforti dello zarismo russo sono cadute. La prosperità della banda zarista, edificata sulle ossa del popolo, è crollata. La capitale è in mano al popolo insorto. Le truppe rivoluzionarie e l’esercito rivoluzionario devono salvare il paese dalla rovina e dal fallimento totali che gli riservava il governo zarista.
A prezzo di sforzi immani, del sangue e della vita dei suoi figli, il popolo russo ha scosso la sua schiavitù secolare.
Il compito della classe operaia è quello di creare un governo rivoluzionario provvisorio, che dovrà mettersi alla testa del nuovo regime, del nascente regime repubblicano.
Il Governo repubblicano provvisorio deve incaricarsi di assicurare senza indugio l’approvvigionamento della popolazione e dell’esercito: a tale scopo devono essere confiscate tutte le scorte giacenti nei magazzini accumulate dal vecchio governo e dall’amministrazione comunale.
L’idra della reazione può ancora sollevare la testa. Compito del popolo e del governo rivoluzionario è quello di reprimere tutti i tentativi controrivoluzionari diretti contro il popolo.
Il compito urgente, immediato, del Governo rivoluzionario provvisorio è quello di allacciare i contatti con il proletariato dei paesi belligeranti per la lotta rivoluzionaria dei popoli di tutto il mondo contro i loro oppressori e sfruttatori, contro i governi zaristi e le cricche capitaliste, e per l’immediata cessazione del sanguinoso massacro imposto ai popoli asserviti.
Gli operai degli stabilimenti e delle fabbriche, come pure le truppe insorte, devono scegliere senza indugio i loro rappresentanti al Governo rivoluzionario provvisorio, che deve essere costituito sotto la sorveglianza del popolo rivoluzionario insorto e dell’esercito.
Cittadini, soldati, spose e madri! Tutti alla lotta! Alla lotta aperta contro il potere zarista e i suoi partigiani!
In tutta la Russia si innalzi la bandiera rossa dell’insurrezione!
In tutta la Russia prendete in mano la causa della libertà, abbattete i servi zaristi, chiamate i sodati alla lotta.
In tutta la Russia, nelle città e nelle campagne, create il governo del popolo rivoluzionario.
Cittadini! Con gli sforzi fraterni ed unanimi di tutti gli insorti, abbiamo consolidato il nuovo ordine che sorge dalla libertà sulle macerie dell’autocrazia!
Avanti! Senza esitazioni! Lotta senza quartiere!
Schieratevi sotto la bandiera rossa della rivoluzione!
Viva la repubblica democratica!
Viva la classe operaia rivoluzionaria!
Viva il popolo rivoluzionario e l’esercito insorto!
FONTE: Gorki, Stalin ecc., Histoire de la revolution russe, pag. 92.
Documento 2: LA PRIMA DICHIARAZIONE DEL GOVERNO PROVVISORIO
Cittadini dello Stato Russo…,
Ha avuto luogo un grande evento. Sotto il possente impulso del popolo russo, il vecchio regime è stato rovesciato. Una Russia libera e nuova è nata. Questo grande rovesciamento corona molti anni di lotta.
Con il decreto del 17 Ottobre 1905, sotto la pressione delle forze popolari insorte, la Russia si era vista promettere le libertà costituzionali. Tali promesse non furono mantenute. La Duma – portavoce delle aspettative popolari – fu sciolta. La 2° Duma subì la stessa sorte. Impotente a piegare la volontà popolare, il governo decise, con il decreto del 3 Giugno 1907, di togliere al popolo parte dei suoi diritti a partecipare all’opera legislativa, che prima gli erano stati concessi. Nel corso di nove lunghi anni, il popolo fu privato, ad uno ad uno, dei diritti che aveva acquisito. Una volta di più il paese fu immerso in un abisso di assolutismo e di arbitrio. Tutti i tentativi di far intendere la ragione al governo si rivelarono inutili e il grande conflitto mondiale in cui la madrepatria fu trascinata dal nemico lo sorprese in uno stato di decadenza morale, di indifferenza per l’avvenire della patria, estraniato dal popolo e immerso nella corruzione.
Né gli sforzi eroici dell’esercito, schiacciato dal peso del caos interno, né gli appelli dei rappresentanti del popolo, che si sono uniti di fronte al pericolo che minacciava la nazione, sono riusciti a condurre l’ex-imperatore e il suo governo sulla via di un accordo con il popolo. E quando la Russia, a causa dell’azione illegale e fatale dei suoi governanti, si è trovata di fronte alle più gravi sciagure, la nazione è stata obbligata a prendere nelle sue mani il potere. All’unanimità, l’entusiasmo rivoluzionario del popolo, pienamente cosciente della gravità dell’ora, e la determinazione della Duma di Stato hanno creato, insieme, il governo provvisorio. Esso ritiene sacri il suo compito e la responsabilità di soddisfare le aspettative popolari e di condurre il paese sulla via luminosa di un regime libero e civico.
Il governo è sicuro che lo spirito di profondo patriottismo manifestato durante la lotta contro il vecchio regime ispirerà i nostri prodi soldati sul campo di battaglia. Da parte sua, farà di tutto per provvedere l’esercito di quanto è necessario per condurre la guerra alla vittoria finale. Il governo riterrà sacre le alleanze che ci legano alle altre potenze e rispetterà alla lettera gli accordi stipulati con gli Alleati.
Pur prendendo le misure per difendere il paese dal nemico esterno, il governo considererà suo principale compito lasciare che la volontà popolare si esprima su ciò che concerne la scelta del regime politico e convocherà l’assemblea costituente il più rapidamente possibile sulla base del suffragio universale, diretto, uguale e segreto, garantendo la partecipazione alle elezioni anche ai prodi difensori della terra dei nostri avi che ora versano il loro sangue nei capi di battaglia, l’assemblea costituente promulgherà le leggi fondamentali che garantiscano al paese il diritto inalienabile alla giustizia, alla libertà, all’uguaglianza.
Conscio della gravità dello stato di carenza del diritto che opprime il paese e costituisce un ostacolo alla libera spinta creatrice della nazione e del popolo, in un momento di sconvolgimento nazionale, il governo provvisorio reputa necessario dotare immediatamente il paese, ancor prima della convocazione dell’assemblea costituente, di leggi che garantiscano la salvaguardia della libertà civile e dell’uguaglianza, il che permetterà a tutti i cittadini di contribuire liberamente all’opera creatrice intrapresa a vantaggio di tutti i cittadini del paese. Il governo promuoverà anche la promulgazione di leggi che garantiscano a tutti i cittadini un’uguale partecipazione alle elezioni agli organi di autogoverno sulla base del suffragio universale.
Nell’ora della liberazione nazionale, il paese tutto ricorderà con gratitudine coloro che, per difendere le loro convinzioni politiche e religiose, sono caduti vittime della vendetta del vecchio regime. E il governo provvisorio considera suo gradito compito riaccogliere dall’esilio e dalla prigione, con tutti gli onori, coloro che hanno sofferto per il bene della patria.
Nell’adempiere questi compiti, il governo provvisorio è confortato dalla convinzione che così facendo egli esegue la volontà popolare e che tutta la Nazione lo sosterrà nei suoi leali sforzi per garantire il bene della Russia. Questa certezza gli infonde coraggio. Il governo provvisorio ritiene che solo il sostegno caloroso del popolo tutto garantirà il trionfo del nuovo regime.
21 febbraio 1917
FONTE: “ Izvestija”, 28 febbraio 1917.
Documento 3: LE TESI D’APRILE
1. Nel nostro atteggiamento verso la guerra, la quale – sotto il nuovo governo L’vov e C., e a motivo del carattere capitalistico di questo nuovo governo – rimane incondizionatamente, da parte della Russia, una guerra imperialista di rapina, non è ammissibile alcuna concessione al “defensismo rivoluzionario”.
A una guerra rivoluzionaria, che giustifichi effettivamente il defensismo rivoluzionario, il proletariato cosciente può dare il proprio consenso soltanto alle seguenti condizioni:
a) passaggio del potere nelle mani del proletariato e dei contadini poveri che si schierano dalla sua parte;
b) rinuncia effettiva, e non a parole, a qualsiasi annessione;
c) rottura completa, effettiva, con tutti gli interessi del capitale.
Data l’innegabile buona fede dei larghi strati delle masse che sono per il defensismo rivoluzionario e che ammettono la guerra solo come necessità e non per spirito di conquista; dato che essi sono ingannati dalla borghesia, bisogna spiegar loro con particolare cura, tenacia e pazienza il loro errore, mettendo in rilievo il legame indissolubile che esiste fra capitale e guerra imperialista, dimostrando che non è possibile metter fine alla guerra con una pace veramente democratica, e non imposta con la forza, senza abbattere il capitale.
Organizzazione della più vasta propaganda di questo concetto nell’esercito combattente.
Fraternizzazione.
2. L’originalità dell’attuale momento in Russia sta nel passaggio dalla prima tappa della rivoluzione, che ha dato il potere alla borghesia a causa dell’insufficiente grado di coscienza e di organizzazione del proletariato, alla seconda tappa, che deve dare il potere al proletariato e agli strati poveri dei contadini.
Da una parte, questo passaggio è caratterizzato dal massimo di legalità (fra i paesi belligeranti, la Russia è, oggi, il paese più libero del mondo) : d’altra parte, dall’assenza di violenza sulle masse e, infine, dalla fiducia incosciente riposta dalle masse nel governo dei capitalisti, i peggiori nemici della pace e del socialismo.
Questa caratteristica ci impone di saperci adattare alle particolari condizioni di lavoro del partito fra le immense masse proletarie appena svegliate alla vita politica.
3. Nessun appoggio al governo provvisorio; dimostrare la completa falsità di tutte le sue promesse, soprattutto di quelle concernenti la rinuncia alle annessioni. Smascherare questo governo invece di “esigere” (ciò che è inconcepibile e genera illusioni) che esso, governo di capitalisti, cessi di essere imperialista.
4. Riconoscimento del fatto che il nostro partito è in minoranza, e per ora in piccola minoranza, nella maggior parte dei Soviet deputati, di fronte al blocco di tutti gli elementi opportunisti piccolo-borghesi, soggetti all’influenza della borghesia e portatori dell’influenza borghese sul proletariato: dai socialisti populisti e dai socialisti rivoluzionari al Comitato di organizzazione (Ccheidze, Cereteli, ecc.) a Steklov, ecc.
Spiegare alle masse che i Soviet dei deputati degli operai sono la sola forma possibile di governo rivoluzionario e che, per conseguenza, il nostro compito, finchè questo governo sarà soggetto all’influenza della borghesia, può consistere soltanto nella spiegazione paziente, sistematica, perseverante – particolarmente adatta ai bisogni delle masse – degli errori della loro tattica.
Finchè saremo in minoranza, faremo un lavoro di critica e di spiegazione degli errori, sostenendo al tempo stesso la necessità del passaggio di tutto il potere statale ai Soviet dei deputati degli operai, affinchè le masse, sulla base dell’esperienza, si liberino dai propri errori.
5. Nessuna Repubblica parlamentare – ritornare ad essa dopo i Soviet dei deputati degli operai sarebbe un passo indietro – ma Repubblica dei Soviet dei deputati degli operai, dei salariati agricoli e dei contadini, in tutto il paese, dal basso all’alto.
Soppressione della polizia, dell’esercito e del corpo dei funzionari (cioè sostituzione del popolo armato all’esercito permanente).
Eleggibilità e revocabilità, in qualsiasi momento, dei funzionari; il loro stipendio non deve superare il salario medio di un buon operaio.
6. Nel programma agrario trasferire il centro di gravità sul Soviet dei deputati dei salariati agricoli.
Confisca di tutte le terre dei proprietari fondiari.
Nazionalizzazione di tutte le terre del paese; le terre saranno a disposizione di Soviet dei contadini poveri. Di ogni grande proprietà (da 100 a 300 ettari circa, secondo le condizioni locali e altre, e secondo il parere delle istituzioni locali) fare delle aziende modello, sottoposte al controllo dei Soviet dei deputati dei salariati agricoli e coltivate per conto della società.
7. Fusione immediata di tutte le banche in un’unica banca nazionale, sotto il controllo dei Soviet dei deputati degli operai.
8. Nostro compito immediato non è l’instaurazione del socialismo, ma, per ora, soltanto il passaggio al controllo della produzione sociale e della ripartizione dei prodotti da parte dei Soviet dei deputati degli operai.
9. Compiti del Partito:
a) Convocare immediatamente il Congresso del Partito;
b) Modificare il programma del Partito ed in primo luogo:
• Sull’imperialismo e sulla guerra imperialista;
• Sull’atteggiamento verso lo Stato e sulla nostra rivendicazione dello “Stato-Comune” ( cioè di uno Stato di cui la Comune di Parigi ha dato il modello);
• Correggere il precedente programma minimo invecchiato;
c) Cambiare il nome del Partito (invece di “socialdemocratico”, i cui capi ufficiali –“defensisti” e “kautskiani incerti” – hanno tradito il socialismo in tutto il mondo passando alla borghesia, dobbiamo chiamarci Partito Comunista).
10. Ricostruire l’Internazionale
FONTE: Lenin, Oeuvres, XXIV, pag. 3.
Documento 4: LA CRISI E’ MATURA
V
Si, i capi del Comitato esecutivo centrale applicano la giusta tattica di difesa della borghesia e dei proprietari terrieri. Ed è fuor di dubbio che i bolscevichi, se si lasciassero prendere nella trappola delle illusioni costituzionali, della “fede” nel Congresso dei Soviet, ecc. – non v’è dubbio che questi bolscevichi sarebbero degli spregevoli traditori della causa del proletariato.
Sarebbero traditori della causa, perché con la loro condotta tradirebbero gli operai rivoluzionari tedeschi che hanno cominciato la rivolta nella flotta. In queste condizioni, “attendere” il Congresso dei Soviet ecc., significa tradire l’internazionalismo, tradire la causa della rivoluzione socialista internazionale.
Perché l’internazionalismo non è fatto di parole, di espressioni, di solidarietà, di proponimenti, ma di fatti.
I bolscevichi sarebbero traditori dei contadini, perché tollerare che un governo, che lo stesso “Delo Naroda” paragona a quello di Stolypin, schiacci la rivolta contadina, significa rovinare tutta la rivoluzione, rovinarla per sempre e definitivamente. Si grida all’anarchia e alla crescente indifferenza delle masse: come potrebbero le masse non essere indifferenti verso le elezioni, quando i contadini sono messi in condizione di rivoltarsi, e quando la pretesa “democrazia rivoluzionaria” sopporta pazientemente che la loro rivolta sia schiacciata con le armi!
I bolscevichi sarebbero traditori della democrazia e della libertà, perché sopportare la repressione della rivolta contadina in un momento simile significa permettere che si falsifichino le elezioni all’Assemblea costituente, proprio come sono state falsificate, in maniera peggiore e più rozza, la “Conferenza democratica” e il “preparlamento”.
La crisi è matura. È in gioco tutto l’avvenire della rivoluzione russa. È in questione tutto l’onore del partito bolscevico. È in gioco tutto l’avvenire della rivoluzione operaia internazionale per il socialismo.
La crisi è matura…
29 settembre 1917.
Il testo può essere pubblicato fino a questo punto; il resto deve essere distribuito ai membri del Comitato Centrale, del Comitato di Pietrogrado, del Comitato di Mosca e dei Soviet.
VI
Che fare? Bisogna aussprechen was ist, “dire di che si tratta”, riconoscere la verità, cioè che esiste tra noi, nel Comitato Centrale e negli ambienti dirigenti del partito, una corrente o una tendenza favorevole all’attesa del Congresso dei Soviet e ostile alla presa immediata del potere, ostile all’insurrezione immediata.
Bisogna sconfiggere questa corrente e questa tendenza.
In caso contrario, i bolscevichi si disonorerebbero per sempre e come partito si ridurrebbero a zero.
Perché lasciarsi sfuggire l’occasione attuale ed “attendere” il Congresso dei Soviet sarebbe una vera idiozia e un vero tradimento.
Vero tradimento verso gli operai tedeschi. Non stiamo forse attendendo anche l’inizio della loro rivoluzione? Allora perfino i Lieber-Dan saranno del parere di “sostenerla”. Ma essa non può cominciare finchè Kerenskij, Kiskin e C. sono al potere.
Vero tradimento verso i contadini. Dal momento che abbiamo i Soviet delle due capitali, lasciar schiacciare la rivolta contadina significa perdere e meritare di perder qualsiasi fiducia da parte dei contadini, significa porsi agli occhi dei contadini sullo stesso piano dei Lieber-Dan e delle altre canaglie.
“Attendere” il congresso dei Soviet è una vera idiozia, perché significa lasciar passare delle settimane; e, in questo momento, le settimane e perfino i giorni possono decidere tutto. Significa rinunciare vilmente a prendere il potere, perché il 1° e il 2 novembre sarà impossibile sia per motivi politici che tecnici: verranno mobilitati i Cosacchi per il giorno stupidamente “stabilito” per l’insurrezione.
“Attendere” il congresso dei Soviet è un’idiozia, perché il congresso NON RISOLVERA’ NULLA, non può risolvere nulla!
La portata “morale”? proprio! La “portata” delle soluzioni e dei discorsi con i Lieber-Dan, quando sappiamo che i Soviet sono dalla parte dei contadini e si sta schiacciando la rivolta contadina!! Così ridurremo i Soviet al rango di spregevoli chiacchieroni. Prima sconfiggete Kerenskij, poi convocate il congresso.
Ora i bolscevichi hanno la sicurezza della vittoria dell’insurrezione:
1. possiamo (se non “attendiamo” il congresso dei Soviet) colpire all’improvviso partendo da tre punti: da Pietrogrado, da Mosca, dalla flotta del Baltico;
2. abbiamo delle parole d’ordine che ci assicurano l’appoggio delle masse: abbasso il governo che schiaccia la rivolta contadina contro i proprietari terrieri!;
3. abbiamo la maggioranza nel paese;
4. tra i socialisti rivoluzionari ed i menscevichi lo smarrimento è totale;
5. abbiamo la possibiltà tecnica di prendere il potere a Mosca (cosa che potrebbe addirittura esser fatta subito per colpire il nemico con una mossa inattesa);
6. abbiamo a Pietrogrado migliaia di operai e di sodati in armi che possono impadronirsi in un sol colpo del Palazzo d’Inverno, del Quartier Generale, della Centrale telefonica e di tutte le grandi tipografie; di lì nessuno sarà in grado di schiacciarci, - e l’agitazione nell’esercito sarà tale che sarà impossibile combattere questo nostro governo della pace, della terra ai contadini ecc.
Se noi colpiamo repentinamente, alla sprovvista, partendo da tre punti, a Pietrogrado, a Mosca, nella flotta del Baltico, abbiamo novantanove probabilità su cento di vincere con meno perdite di quante ne abbiamo avute nel 3-5 luglio, perché le truppe non marceranno contro un governo di pace. Anche se ora Kerenskij ha della cavalleria “fidata”, ecc., a Pietrogrado, di fronte a un attacco portato da due lati, e con la simpatia dell’esercito per noi, Kerenskij sarà costretto ad arrendersi. Se con le opportunità che abbiamo oggi, non ci impadroniamo del potere, tutti i discorsi sul potere ai Soviet sono solo menzogne.
Non prendere il potere ora, “attendere”, chiacchierare al Comitato esecutivo centrale, limitarsi a “combattere per l’organo” (i Soviet), “combattere per il progresso”, significa fare la rovina della rivoluzione.
Poiché il Comitato centrale ha lasciato addirittura senza risposta le mie richieste in proposito dall’inizio della Conferenza democratica, e dal momento che l’organo centrale depenna dai miei articoli le denunce degli evidenti errori dei bolscevichi, come la disonorevole decisione di partecipare al preparlamento, l’attribuzione di un seggio ai menscevichi nel presidium dei Soviet, ecc. ecc., son costretto a vedere in ciò una “delicata” allusione al rifiuto da parte del Comitato centrale anche solo di discutere la questione, una delicata allusione al mio imbavagliamento e all’invito a ritirarmi.
Sono costretto a presentare la domanda di dimissioni dal Comitato centrale, cosa che faccio, riservandomi di fare propaganda, nei ranghi del partito e al congresso del partito.
Poiché la mia più profonda convinzione è che, se “aspettiamo” il congresso dei Soviet e ora ci lasciamo sfuggire l’occasione, facciamo la rovina della rivoluzione.
P.S. Tutta una serie di fatti stanno a dimostrare che perfino le truppe cosacche non marceranno contro il governo della pace!
Ma quante sono? Dove sono? E tutto l’esercito, non ci fornirà forse delle unità?
Lenin
FONTE: “Rabocii put’”, n° 30.

Documento 5: CONSIGLIO DI UN ASSENTE
Scrivo queste righe l’8 ottobre, senza molta speranza che già il 9 siano nelle mani dei compagni di Pietrogrado. Può darsi che arrivino troppo tardi per il congresso dei Soviet della regione del Nord, fissato per il 10 ottobre. Cercherò comunque di dare questi “Consigli di un assente”, per il caso in cui la probabile azione degli operai e dei soldati di Pietrogrado e di tutti i “dintorni” si attui presto, ma per ora non si è ancora attuata.
È evidente che tutto il potere deve passare ai Soviet. È del pari indiscutibile per ogni bolscevico che il potere rivoluzionario proletario (o bolscevico, che attualmente è la stessa cosa) è garantito dalla massima simpatia e dall’appoggio senza riserve dei lavoratori e degli sfruttati di tutto il mondo, in particolare quelli dei paesi belligeranti e soprattutto dei contadini russi.
Non è il caso di insistere su delle verità da tutti ben conosciute e già da tempo provate.
Conviene fermarsi su un punto che forse non è del tutto chiaro per tutti i compagni, cioè che il passaggio del potere ai Soviet oggi in realtà significa l’insurrezione armata. Si direbbe una cosa evidente; ma non tutti hanno approfondito questo punto e tutt’ora non lo approfondiscono. Rinunziare all’insurrezione armata significherebbe rinunziare alla fondamentale parola d’ordine del bolscevismo (tutto il potere ai Soviet) ed all’internazionalismo rivoluzionario nel suo complesso.
Orbene, l’insurrezione armata è una forma particolare della lotta politica; essa è sottoposta a particolari leggi, che bisogna studiare attentamente. Questa verità Karl Marx l’ha messa in notevole risalto, scrivendo che “l’insurrezione armata, come la guerra, è un arte”.
Ecco le regole principali di quest’arte come le ha esposte Marx:
1. non scerzare mai con l’insurrezione, e quando le si dà inizio essere ben convinti dell’idea che bisogna portarla fino in fondo.
2. fare ogni sforzo per ammassare una gran superiorità di forze nel punto decisivo, nel momento decisivo, senza di che il nemico, in possesso di un migliore addestramento, e di una migliore organizzazione, annienterà gli insorti.
3. una volta cominciata l’insurrezione, bisogna agire con la massima decisione e passare ad ogni costo all’attacco. “la difesa è la morte dell’insurrezione armata”
4. bisogna cercare di colgiere il nemico di sorpresa, afferrare l’attimo in cui le sue truppe non sono ancora riunite
5. ogni giorno (se si tratta di una città, praticamente ogni ora) bisogna riportare successi, anche minimi, e mantenere ad ogni prezzo la “superiorità morale”
Marx faceva il bilancio delle lezioni di tutte le rivoluzioni, per quanto riguarda l’insurrezione armata, con le parole del massimo maestro della tattica rivoluzionaria della storia, Danton: “audacia, ancora audacia, sempre audacia”.
Questi principi applicati alla Russia e all’ottobre 1917, significano, offensiva simultanea, il più possibile improvvisa e rapida, su Pietrogrado, contemporaneamente dall’esterno, dall’interno, dai quartieri operai, dalla Finlandia, da Reval, da Kronstadt, offensiva di tutta la flotta, concentrazione di forze enormemente superiori ai 15 o 20 mila uomini (forse più) della nostra “guardia borghese” (gli allievi ufficiali), delle nostre “truppe di chouans” (unità cosacche) ecc.
Combinare le nostre tre forze principali: la flotta, gli operai e le unità dell’esercito, per impadronirsi e tenere, costi quel che costi, in primo luogo:
a) i telefoni
b) il telegrafo
c) le stazioni
d) i ponti
Scegliere gli elementi più decisi (le nostre “truppe d’assalto” e la gioventù operaia, insieme con i migliori tra i marinai) e suddividerli in piccoli distaccamenti che si impadroniscano di tutti i punti essenziali e che partecipino, dappertutto, a tutte le azioni importanti, per esempio:
• accerchiare Pietrogrado ed isolarla, impadronirsene con un attacco concentrico della flotta, degli operai e delle truppe, compito che esige grande abilità e audacia tripla
• costituire con i migliori operai dei distaccamenti che, armati di fucili e bome, attacchino ed accerchino i “centri” del nemico (scuole militari, telegrafo, telefoni, ecc.) e che abbiano come parola d’ordine: morire fino all’ultimo uomo ma non lasciar passare il nemico.
Speriamo che, nel caso in cui si decida l’insurrezione, i dirigenti applichino con successo i grandi precetti di Danton e di Marx.
Il successo della rivoluzione russa e della rivoluzione mondiale dipende da due o tre giorni di lotta.
Firmato: Un Assente (Lenin)
FONTE: “Pravda”, 10 ottobre 1917.
Documento 6: IL CONGRESSO DEI SOVIET PROCLAMA LA CADUTA DEL GOVERNO PROVVISORIO
“IL GOVERNO PROVVISORIO E’ STATO DEPOSTO; la maggior parte dei suoi membri sono stati arrestati, il potere sovietico proporrà subito a tutte le nazioni una pace democratica. Esso procederà alla consegna ai comitati dontadini dei beni dei proprietari terrieri, della Corona e della Chiesa (…). Stabilirà il controllo operaio sulla produzione, garantirà la convocazione dell’Assemblea costituente per la data stabilita (…) garantirà a tutte le nazionalità che vivono in Russia il diritto assoluto di disporre di loro stesse.
Il Congresso decide che l’esercizio di tutto il potere nelle province sia trasferito ai Soviet dei deputati degli operai, dei contadini e dei soldati che dovranno garantire la perfetta disciplina rivoluzionaria. Il Congresso dei Soviet è sicuro che l’esercito rivoluzionario saprà difendere la rivoluzione contro gli attacchi imperialisti.
FONTE: dai giornali.

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