Il 1600, secolo di ferro

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Testo

“SEICENTO: SECOLO DI FERRO”

Il Seicento è un secolo che presenta una fisionomia complessa e ricca di contraddizioni. Su di esso pesò a lungo un giudizio negativo che, già presente nei contemporanei (il francese Boileau lo definì "un secolo barbaro"), fu condiviso nel Settecento e nell'epoca romantica. Tale giudizio nacque dalla considerazioni di alcuni aspetti negativi, forse i più evidenti, accanto ai quali vi sono però aspetti positivi e manifestazioni culturali e artistiche di grande importanza, anche per gli sviluppi che ebbero nei secoli seguenti.
A differenza dei secoli precedenti e di quelli successivi, tutti caratterizzati da episodi particolari, il Seicento viene ricordato come un periodo di grandi conflitti, che modificheranno in modo quasi sostanziale la situazione Europea.
Uno degli avvenimenti che sicuramente ha interessato maggiormente il territorio europeo intero, è stata la guerra dei trent’anni, che a partire dal 1618 fino al 1648 ha diviso in due fazioni l’Europa. Ma vediamola in modo più approfondito.
Le cause di questa guerra vanno ricercate anni prima, bisogna ritornare alla pace di Augusta, conclusa da Carlo V prima della sua abdicazione, che più che una pace fu una tregua; troppi problemi questa lasciava, sia sotto l’aspetto religioso, sia sotto quello politico, che dovevano necessariamente provocare una riapertura del conflitto. La libertà riconosciuta al protestantesimo era reclamata anche dal calvinismo, assai forte in Boemia e nel Palatinato. L’autorità imperiale era inoltre ridotta quasi al nulla dopo che i principi, passando in maggioranza al luteranesimo, erano diventati anche i capi della loro Chiesa territoriale, incamerando i beni ecclesiastici. La Riforma aveva aggravato il particolarismo tedesco, proprio mentre in Francia, Inghilterra e Spagna si andava consolidando l’assolutismo.
Inoltre, da quando Carlo V aveva lasciato la corona imperiale a Ferdinando I d’Asburgo, l’Austria era rimasta per molto tempo impegnata a difendere l’Occidente dai Turchi, che premevano sui Balcani.
Lentamente i rapporti tra le due parti, cattolici e protestanti, si inasprirono, soprattutto perché i Gesuiti insistevano affinché i principi cattolici riconquistassero gli stati germanici protestanti ed estirpassero definitivamente il Luteranesimo. La Compagnia di Gesù aveva, infatti, molta influenza in Baviera e molta ne ebbe anche in Austria, soprattutto su Mattia d’Asburgo, divenuto imperatore nel 1612, che finì per lanciare un’offensiva contro i principi protestanti. La prima mossa consistette nell’ordine di restituire ai cattolici tutti i beni immobili ecclesiastici passati ai protestanti con la conversione dei loro proprietari alla Riforma. In particolare, nel 1618, egli affidò il Regno di Boemia al cattolicissimo Ferdinando II d’Asburgo. La popolazione di Praga, che aveva aderito in massa alla riforma luterana, insorse: due messi inviati dall’imperatore furono gettati dalla finestra del Palazzo del Governo di Praga. (la cosiddetta defenestrazione di Praga)
Dopo quell’episodio ebbe definitivamente inizio la guerra. Certo non sono stati unicamente la defenestrazione o la situazione interna all’impero a farla scoppiare, ma anche l’appoggio della Francia verso i protestanti, questa, infatti, ormai mal sopportava la potenza imperiale e spagnola. Già ai primi del Seicento si era creata in Germania un’alleanza tra gli stati protestanti tedeschi, chiamata unione evangelica, cui si era contrapposta una lega cattolica, che riuniva gli stati tedeschi fedeli alla Chiesa romana.
La prima fase della guerra riguardò la sola Boemia e durò due anni (1618-1620). essa si concluse con la vittoria dell’impero asburgico, che cancellò dalla cartina europea la Boemia, annettendola ai propri domini.
Nella seconda fase della guerra, durata dal 1620 al 1629, entrò in campo la Danimarca protestante, governata dal re Cristiano IV, che guidò l’unione evangelica contro i cattolici. Questi erano capeggiati dal principe elettore del Palatinato renano, un ricco stato tedesco situato al confine con la Francia.
Sebbene fosse stato aiutato da Francia e Inghilterra, Cristiano IV fu sconfitto dall’esercito imperiale comandato dal condottiero Albrecht von Wallenstein e fu costretto a firmare, nel 1629, la pace di Lubecca, con la quale si impegnò a non interferire più negli affari dell’impero.
Dal 1630 al 1634, ebbe luogo la terza fase della guerra che vide l’entrata del re di Svezia Gustavo Adolfo Vasa, che intendeva conservarsi libero accesso al mare del Nord per esportare lana, ferro, canapa, allume e altri prodotti richiesti da Inghilterra, Francia e Olanda. Il re svedese portò lo schieramento protestante alla vittoria ma morì nella battaglia di Lutzen (1632).
Due anni dopo morì. Assassinato dai cattolici, anche Wallenstein, il comandante al servizio degli Asburgo, sospettato di tradimento, nonostante avesse riportato brillanti vittorie.
Quando la Svezia ridimensionò il suo impegno bellico, la Francia decise d’intervenire nel conflitto. Anche se cattolico, lo stato governato da Richelieu non poteva perdere l’occasione per limitare il potere dello schieramento asburgico. Gli interessi politici dunque, anche per un cardinale, prevalevano nettamente su quelli religiosi.
L’ultima fase della guerra dei Trent’anni, che va dal 1634 al 1648, fu incredibilmente atroce. Intere regioni d’Europa perdettero sino al 50% degli abitanti; il Palatinato renano perse il 90& degli abitanti. Le rovine materiali e demografiche crearono un vuoto colmato solo dopo mezzo secolo.
All’abile cardinale Richelieu si contrappose lo scaltro ministro spagnolo, il conte-duca di Olivares, ministro di Filippo IV. Morto Richelieu, nel 1642, Olivares puntò sulle ribellioni in corso in Francia da parte dei nobili e dei borghesi, che cercavano di limitare il potere del re.
Il nuovo ministro di Francia, il cardinale Mazarino, riuscì però a eliminare le opposizioni e a riaffermare l’autorità centrale della Corona.
Infine, le armi francesi ebbero la meglio su Spagnoli e truppe imperiali nella battaglia di Rocroi (1643).
Nel 1646, in due città della Westfalia, una regione tedesca, iniziarono le lunghe trattative di pace tra Francia, Svezia, Impero e tutte le potenze europee coinvolte nel conflitto.
Infine con la pace di Westfalia, firmata nel 1648, si concluse la guerra dei trent’anni e fu definitivamente ammessa la libertà di culto per i calvinisti accanto a quella dei cattolici e dei luterani. Dal punto di vista territoriale la Francia allargò i propri confini sia verso la Germania sia verso la Spagna, mentre l’I pero e la potenza iberica uscirono ridimensionati. Furono inoltre riconosciute indipendenti la Svizzera e l’Olanda e si videro entrate in gioco potenze sino al quel momento periferiche: la Danimarca e soprattutto la Svezia, che consolidò il suo dominio dal Baltico al Mare del Nord.
Questi sono per sommi capi gli effetti principali della pace, ma la più importante conseguenza è la fine del sogno asburgico dell’egemonia sull’Europa, infatti l’autorità dell’imperatore, che già in precedenza aveva perso gran parte del suo prestigio, venne ulteriormente indebolita e il titolo imperiale divenne poco più che un semplice titolo onorifico, la Germania nel suo ruolo di potenza scomparve, essa rimase sminuzzata in 300 staterelli spopolati, poveri, senza guida.

Alla politica di predominio, di egemonia, si sostituisce, dopo Westfalia, la politica di equilibrio. Ogni stato cerca, con alleanze ed altri accorgimenti politici, di equilibrare le proprie forze con quelle dei suoi vicini più potenti per impedire che il ritorno di tendenze egemoniche. Per qualche anno, si cerca insomma, su vasta scala, di applicare la politica che Lorenzo il Magnifico aveva introdotto tra le Signorie Italiano del Quattrocento: tutte le volte che uno stato diventa minaccioso per la prosperità degli altri, creare una coalizione di Stati minori che difendano con le armi il proprio diritto di vita, abbattano l’egemonia e ristabiliscono l’equilibrio.

Dopo la pace di Westafalia, la situazione europea si tranquillizzò, ma non del tutto.
Una grossa sorgente di crisi, la più appariscente, va ricercata nelle guerre imperialistiche, europee e oceaniche, durante il governo personale di Luigi XIV. In realtà gli imperialismi erano ancora vivi; l’imperialismo degli Asburgo era stato frenato, ma non distrutto. L’imperatore Leopoldo I, baluardo dell’Europa contro i Turchi, capo della crociata vittoriosa davanti a Vienna (1683), vincitore sui Turchi dell’Ungheria e della Transilvania (pace di Carlowitz, 1699), avendo guadagnato in pochi anni i vasti territori del Danubio, della Sava e della Drava, fino alle cime dei Carpazi e a Belgrado, mentre Luigi XIV acquistava solo qualche piazzaforte nei Pesi Bassi e la piccola Franca Contea, francese di lingua e di mentalità, l’imperatore che già da molto tempo era sul punto di rendere alla cristianità il servigio inestimabile di unire le Chiese mettendo così fine allo scisma tra cattolici e protestanti, che godeva di un immenso prestigio e rivendicava la Spagna e le Indie, proteggeva l’Europa come si difende una caccia riservata. Anche il governo francese, che aveva difeso la libertà europee nel 1660, quando ebbe vinto ed assicurato la preponderanza francese, si fece prendere dall’imperialismo: Luigi XIV tentò allora di imporre la sua egemonia ed avanzò anche nelle pretese alla corona imperiale. Asburgo e Borboni vennero così ad urtarsi. La lotta politica contro la crisi generò una nuova crisi politica.
L’imperialismo francese apparve come il più terribile e Luigi XIV fu accusato di voler asservire l’Europa. Per la verità, fino la 1678 la sua politica può essere considerata ancora come difensiva, come una continuazione di quella di Richelieu. Luigi XIV continuò la vecchia politica delle “porte” e delle “vie militari”, senza mirare affatto alle frontiere naturali. Secondo questo piano si impadronì infatti della Lorena e riprese Dunkerque a Carlo II. Anche la guerra di devoluzione (1667-1668) può essere considerata come difensiva, poiché Filippo OV, morendo aveva deciso che, dopo Carlo, la successione sarebbe spettata ai figli della sua seconda figlia Margherita Teresa, fidanzata dell’imperatore Leopoldo: bisognava quindi impadronirsi dei lembi dei Paesi Bassi per sbarrare le frontiere della Francia. Anche la guerra di Olanda può essere considerata come atto di difesa contro l’imperialismo commerciale olandese e contro la politica olandese che,limitando i successi francesi nei Paesi Bassi, rischiava di farli cadere un giorno nelle mani dell’imperatore. La Spagna, essendosi alleato con gli olandesi contro la Francia, perse una parte della Fiandra, la Franca Contea.
Davanti al pericolo sempre più imminente rappresentato dalla Francia, l’Europa reagì con coalizioni, dirette dalle potenze marittime. Prima del 1685 furono soltanto delle coalizioni limitate: triplice alleanza del 1688 tra Inghilterra, Olanda e Svezia, che obbligò Luigi XIV a cessare le sue conquiste in Fiandra e a firmare la pace di Aquisgrana (1668); grande alleanza dell’Aia (1673) tra Province Unite, imperatore, Spagna e duca di Lorena, ai quali si unirono la Dieta germanica (1674) e poi la Danimarca, che salvò le Province Unite e i Paesi Bassi. Ma dopo il 1685, si trattò di coalizioni quasi generali e permanenti. I protestanti francesi emigrati incitano l’Europa contro Luigi XIV e si sforzano di unire i principi contro la Francia. Inghilterra e Province Unite si alleano con la Lega di Austria, costituita nel 1686 dall’imperatore, dal re di Spagna e dal re di Svezia, per assicurare che venissero mantenuti i trattati di Westfalia e di Nimega.

Le guerre, giusto per testimoniare l’affermazione iniziale, durano sempre di più. Dopo quella di devoluzione (1667-1668) e di Olanda (1672-1678), la guerra della Lega d’Austria durò dal 1688 al trattato di Ryswik del 1897, la guerra di successione spagnola dal 1702 al 1714. dal 1660 al 1688, in ventotto anni ci furono circa otto anni di ostilità, ma, nell’intervallo, gli eserciti di Luigi XIV restavano sul piede di guerra. Dal 1688 al 1715 ci furono circa ventuno anni di guerra. Questo perché, pur avendo i coalizzati il vantaggio del numero, disponibilità di denaro e appoggi protestanti in Francia, erano tuttavia divisi dagli interessi e le distanze rendevano difficile il coordinamento dell operazioni, mentre i francesi avevano rispetto a loro la posizione centrale, l’unità del comando e l’amministrazione maggiormente accentrata.

BIOGRAFIA
Franco Catalano Stato e società nei secoli vol. 2, 1966, Casa Editrice G. D’Anna, Firenze
G. Santonastaso Il corso dell’umanità vol.2, 1965 Istituto Italiano Edizioni ATLAS, Bergamo
Il TESORO del ragazzo italiano, vol. 5, 1951 UTET, Torino

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  1. blerine

    testo argomenntativo sul seicento


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