Germania

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Testo

La storia della Germania incomincia nel secolo VIII quando Carlo Magno conquistò i territori a sud del Danubio e sottomise e convertì a forza i sassoni del nord-ovest; per il suo appoggio alla causa cristiana, nell'800 fu incoronato imperatore dei romani da papa Leone.
L'impero carolingio, tuttavia, non sopravvisse di molto alla morte di Carlo Magno. Il suo regno fu diviso fra i suoi tre nipoti e Ludovico il Germanico ebbe i territori a est del Reno (attuale Germania). Si delineava così una prima configurazione di quella che sarebbe poi diventata la nazione tedesca.

ALTO MEDIOEVO
I re germanici medievali ebbero dunque tre grandi obiettivi: mantenere sotto controllo i principi rivoltosi; acquisire il controllo dell'Italia, facendosi incoronare imperatori; espandersi verso nord e verso est. Quando l'ultimo re carolingio, morì senza eredi, e fu eletto imperatore Corrado, duca di Franconia; nel 936 gli succedette Ottone I il quale assegnò tutti i ducati a propri parenti, dividendoli in feudi non ereditari, molti dei quali concessi a vescovi e abati, e fondò il primo Reich.
Ottone rafforzò il dominio sulla Lorena e la Borgogna, sconfisse i danesi e gli slavi e sottomise definitivamente i magiari. Nel desiderio di emulare Carlo Magno e cingere la corona imperiale, Ottone si lasciò coinvolgere negli affari d'Italia: Ottone, invase il nord della penisola (951), sposò Adelaide, re dei Longobardi e nel 962 fu incoronato imperatore dal papa.
I successori di Ottone ne continuarono la politica in Germania e in Italia per tutto il X e l'XI secolo: Ottone II stabilì la Marca Orientale (Austria) quale avamposto militare del regno affidandola alla casata di Babenberg, ma fu sconfitto dai saraceni nel tentativo di conquista dell'Italia meridionale; sul piano interno, invece, Ottone III ed Enrico II (che morì senza figli) sostennero il movimento riformista benedettino.

L'apogeo dell'impero
Corrado II erede Ottone riaffermò l'autorità regale sui principi signori dei feudi maggiori, rendendo ereditari quelli minori e assicurandosi così l'appoggio della piccola nobiltà. Conquistata la Borgogna, rafforzò il controllo sul nord Italia e acquisì la Corona della Polonia.
Il figlio di Corrado, Enrico III, fu il primo indiscusso re della Germania e sottomise Pomerania e Ungheria. In seguito al ripristino del diritto imperiale alla partecipazione dell'elezione del pontefice, alla sua morte scoppiò il conflitto con la Chiesa sulla questione delle investiture. Ancora bambino, Enrico IV succedette al padre Enrico III nel 1056. In questo periodo il regno di Germania perde potere a favore dei Comuni in Italia, del papato e dei normanni. Nello stesso periodo il concilio lateranense del 1059 vietò la pratica delle investiture, avocando ai soli cardinali romani l'elezione del pontefice. Acquisita l'autorità effettiva, Enrico IV cercò di recuperare la supremazia perduta, cercando di soffocare varie rivolte nell’Impero. Inoltre per di ripristinare un maggiore controllo sul clero si scontrò con papa Gregorio VII e con la sua riforma tesa a liberare la Chiesa dall'autorità imperiale. Convocò il sinodo di Worms (1076) Enrico IV depose il papa che a sua volta lo scomunicò. Approfittando del conflitto, parte dell'alta nobiltà tedesca elesse un re rivale di Enrico IV, Rodolfo di Svevia, scatenando una guerra civile che durò per quasi vent'anni. Nel 1080 Enrico marciò su Roma, dove insediò l'antipapa Clemente III dal quale fu incoronato imperatore (1084); tornato in Germania per continuare la guerra contro i rivali interni, venne fatto imprigionare dal figlio e costretto ad abdicare.
Enrico V continuò comunque la lotta paterna per la supremazia; ma varie sconfitte militari gli costarono la perdita del controllo su Polonia, Ungheria e Boemia. Sul fronte interno subì le rivolte dei principi, che lo costrinsero a giungere a un compromesso con il papa Callisto II sulla questione delle investiture: il concordato di Worms (1122) sancì il riconoscimento della totale autonomia della Chiesa dal potere temporale.

BASSO MEDIOEVO
Durante il XII e il XIII secolo, il conflitto tra i due poteri si tradusse in Germania e in Italia nella rivalità tra i sostenitori dei ghibellini e quelli del papato guelfi. Enrico V morì senza lasciare figli nel 1125; e al suo posto salì al trono Lotario II, duca di Sassonia. Questi riprese i progetti d'espansione a oriente e di affermazione del potere imperiale in Italia. Dovette inoltre fronteggiare la rivolta di alcuni principi che rifiutavano di riconoscerne l'autorità.

I sovrani Hohenstaufen
Alla morte di Lotario fu eletto come imperatore Corrado III Hohenstaufen; la nuova guerra intestina che seguì subì una tregua alla morte del sovrano con l'elezione al trono del nipote Federico, un Hohenstaufen imparentato con i duchi di Sassonia.
Federico I detto il Barbarossa assunto il titolo di imperatore del Sacro romano impero trascorse gran parte del suo regno in continui spostamenti tra la Germania e l'Italia, nel tentativo di ristabilire l'autorità imperiale in entrambi gli stati. Particolarmente difficile fu la situazione in Italia dove i Comuni, ingaggiarono con l'imperatore una lunga serie di conflitti che si concluse con la pace di Costanza (1183); altrettanto aspra fu la disputa con il papa Alessandro III.
Sul piano interno, unita la Borgogna alla Germania sposando Beatrice di Borgogna, Federico intese porre fine al lungo conflitto con i signori sassoni riconoscendo al pretendente al trono Enrico il Leone i ducati di Sassonia e Baviera.
Il suo successore, Enrico VI, dapprima si scontrò con Enrico il Leone, quindi, intendendo riaffermare la sua piena autorità in territorio italiano. Mise nella penisola la resistenza dei Comuni ed acquistò il controllo diretto della Sicilia.
Il successore Federico II, ancora infante, ereditò la corona tedesca e il possesso della Sicilia. I Comuni dell'Italia settentrionale riaffermavano la propria indipendenza. I principi tedeschi rifiutarono questa successione e ci fu uno scontro tra i predententi, Filippo di Hohenstaufen, duca di Svevia.
Con l’uccisione di Filippo, nel 1209 Ottone fu riconosciuto imperatore dal papa Innocenzo III, reggente di Sicilia per Federico. L'anno seguente, quando Ottone scese in Italia e invase la Sicilia, Innocenzo III prese le parti di Federico e scomunicò Ottone. Quando Federico riuscì a farsi eleggere imperatore nel 1212 da una parte dei principi tedeschi, Ottone, con il sostegno di Giovanni Senzaterra, scatenò una guerra, che si concluse con la sua sconfitta nella battaglia di Bouvines nel 1214.
Federico II divenne celebre per il suo mecenatismo nella cultura e nelle arti.
Il figlio Corrado IV ereditò la Sicilia e il titolo imperiale, ma a partire dal suo regno l'Italia e la Germania non furono mai più unite sotto lo stesso sovrano. I papi riuscirono con l'aiuto della Francia a estromettere gli Hohenstaufen dalla Sicilia; l’impero conobbe una lunga crisi di assestamento. In questo perdiodo l’autorità era in mano ai principi tedeschi, che costituirono l'unico potere nella regione per i sei secoli successivi.
Alla fine del XIII secolo l'impero aveva perduto la Polonia e l'Ungheria, nonché il controllo dell'Italia e della Borgogna. In compenso l'ordine dei cavalieri teutonici mosse una "crociata" contro gli slavi ancora pagani di Prussia, Lituania ed Estonia, che aprì la costa baltica all'influenza della Chiesa e dei mercanti tedeschi.
In questo periodo si rafforzarono i Comuni; le libere città sul Reno e, più tardi, quelle della Germania settentrionale, iniziarono a costituirsi in potenti federazioni, prima fra tutte la Lega anseatica che arrivò a contare anche 90 città associate.

Tardo Medioevo e primo Rinascimento
Nel periodo di perdita di potere dell’Impero, detto Grande Interregno, vide tre dinastie disputarsi i diritti sulla corona imperiale: gli Asburgo, i Wittelsbach, la casata di Lussemburgo.
Nel 1273 gli elettori posero fine al Grande Interregno, scegliendo Rodolfo I d'Asburgo. Questi estese e rafforzò il potere del suo casato; confiscando le terre d'Austria, Stiria, Carinzia e Carniola, elevando così gli Asburgo tra le grandi potenze dell'impero. Il figlio ed erede Alberto I cercò di proseguire la politica espansionistica del padre, ma venne fatto uccidere e salì al trono il conte Enrico di Lussemburgo.
In questo periodo la sede pontificia era trasferita da Roma ad Avignone. Quindi egli intervenne nella disputa tra guelfi e ghibellini nel tentativo di ristabilire l'autorità imperiale in Italia. Sottomise temporaneamente la Lombardia e si fece incoronare imperatore a Roma, ma poco dopo morì durante il tentativo di sottrarre Napoli ai francesi. La scena tedesca fu a quel punto nuovamente dominata dalla guerra civile, con la lotta tra Ludovico il Bavaro e Federico I d'Asburgo. Ebbe il sopravvento Ludovico che si incoronò imperatore contro la volontà del papa Giovanni XXII. Nella disputa ottenne una prima vittoria con la dichiarazione di Rense (1338), nella quale gli elettori stabilivano che da quel momento il re dei tedeschi eletto con voto di maggioranza sarebbe diventato imperatore, senza che fosse necessaria l'incoronazione da parte del papa.
Nel 1347, tuttavia, gli elettori tedeschi, che temevano il crescente potere di Ludovico, elessero al suo posto Carlo IV di Lussemburgo. Con la Bolla d'Oro (1356) questi assegnò permanentemente ed ereditariamente il titolo di grandi elettori agli arcivescovi di Magonza, Treviri e Colonia, al conte del Palatinato renano, al duca di Sassonia, al margravio di Brandeburgo e al re di Boemia.
Il figlio di Carlo, Sigismondo, fu occupato principalmente a seguire gli affari interni della Boemia, dove ci furono delle sollevazioni popolari e di conflitti armati. Morto senza lasciare eredi, Sigismondo ebbe come successore, eletto all'unanimità, Alberto II d'Austria, della linea degli Asburgo, con il quale la corona imperiale divenne in pratica ereditaria. Morto Alberto II il successore Federico III, vendette il Lussemburgo alla Francia per sostenere la sua lotta con i turchi alle frontiere e con i principi tedeschi ribelli, che tuttavia nel 1486 lo costrinsero ad abdicare.
Il figlio Massimiliano I, sposandosi con Maria di Borgogna, acquisì ricchissimi possedimenti, comprese le città fiamminghe. Con altri matrimoni dei sui famigliari, ottenne la Spagna con i suoi domini in Italia e nel Nuovo Mondo; l'Ungheria e la Boemia.

La società tedesca del XV secolo
In Germania, come nel resto d'Europa, il XV secolo fu un periodo di transizione dall'economia agricola del Medioevo a quella commerciale dei tempi moderni.
L'aristocrazia tedesca comprendeva, oltre ai grandi elettori, i principi di oltre 240 stati imperiali sottoposta tuttavia al controllo di Diete rappresentanti la nobiltà, il clero e la ricca borghesia locali; le medesime Diete avevano l'autorità di imporre e raccogliere le tasse .
Assunsero grande importanza le città del sud di Norimberga e Augusta, sia per l’attività mineraria che per il commercio con l’Italia; a nord Lubecca, Amburgo curavano il commercio con Inghilterra e Scandinavia.
La peste nera dilagata in Europa a metà del XIV secolo ridusse ai minimi termini la popolazione contadini; dei sopravvissuti, molti emigrarono verso le città. I pochi che rimasero nelle campagne, dovendo sostenere le richieste dei signori locali, incominciarono a ribellarsi.
La Chiesa si indebolì con il papato ad Avignone e dal successivo grande scisma. Sollevavano malcontento le sue ingenti proprietà, la diffusa immoralità nelle file del clero e le continue richieste di denaro ai fedeli.

L’ETÀ MODERNA

L'età delle lotte religiose
La Riforma protestante fu il prodotto della combinazione degli ideali spirituali di Martin Lutero e delle ambizioni secolari dei principi tedeschi. A Massimiliano succedette nel 1519 Carlo V, cui spettò il compito di mantenere l'unità e il controllo di un impero nel pieno dello scisma protestante.
Lutero non voleva tuttavia confondere le questioni religiose con quelle secolari e incitò i principi a reprimere ogni insurrezione.
In questa fase, la rottura con Roma fu inevitabile: Carlo V era intenzionato a mantenere la pace nei territori dell'impero. Alla Dieta di Augusta (1530) luterani e cristiani riformati non si dimostrarono disposti ad alcun compromesso, così anche i principi e il papa. Carlo guidò le sue truppe contro i principi protestanti e le città della Lega di Smalcalda (1531), sconfiggendoli. Egli fu tuttavia costretto ad accettare il compromesso della pace di Augusta (1555), che riconosceva il luteranesimo e conferiva ai principi il diritto di scegliere la religione del loro territorio.
Quando Carlo abdicò nel 1556: il titolo imperiale e i territori tedeschi passarono al fratello Ferdinando e i domini spagnoli al figlio Filippo.

Mentre Ferdinando I e il figlio Massimiliano II erano impegnati contro l'invasione turca, il protestantesimo si diffuse rapidamente in Germania. I principi tedeschi con la Controriforma cercarono di difendere la tradizione cattolica contro la riforma protestante.
I protestanti si riunirono sotto la guida di Federico IV nell'Unione evangelica (1608), mentre, nel 1609, Massimiliano I di Wittelsbach, duca di Baviera, raccolse i principi cattolici nella Lega cattolica. Nel contempo, la Francia cattolica era determinata a non lasciarsi sopraffare dagli Asburgo; anche Inghilterra, Olanda e protestanti si opponevano a una forte dinastia asburgica, mentre la Danimarca e la Svezia ambivano a dominare il Baltico. Approfittando delle lotte interne tra gli stati tedeschi, tutti questi paesi avanzarono pretese in Germania, ci fu una guerra europea detta guerra dei Trent'anni, 1618-1648.

La guerra dei Trent'anni
I conflitti iniziarono nella Boemia protestante. Fu rifiutato il cattolico Ferdinando II come re e futuro imperatore. Nel 1618 i cechi costituirono come re il protestante Federico V del Palatinato, Ferdinando sconfisse le forze boeme e restaurò il cattolicesimo con la forza.
I principi protestanti si schierarono contro la Spagna, alleandosi con la Danimarca, dando inizio a una nuova fase della guerra, conclusa con la sconfitta di Cristiano. Ferdinando emanò un Editto (1629), che imponeva la restituzione di tutte le proprietà della Chiesa cattolica confiscate dai protestanti.
Una terza fase della guerra si aprì quando Gustavo II Adolfo di Svezia invase la Pomerania in difesa dei principi protestanti. La guerra si prolungò per anni, in quanto nessuna delle due armate riusciva a prevalere. Solo nel 1635 fu dichiarato l'armistizio.
Anche i francesi, guidati dal cardinale Richelieu, erano determinati a sottomettere gli Asburgo. In una quarta fase della guerra iniziarono perciò a sostenere l'esercito svedese perché continuasse l'offensiva, mentre le loro truppe attraversavano il Reno. Dovettero trascorrere altri tredici anni di guerra perché l'imperatore Ferdinando III e i principi deponessero le armi.
Con la pace di Vestfalia, venne riconosciuta la sovranità e l'indipendenza di ogni stato del Sacro romano impero. Fu stabilito inoltre che la religione di ciascuno stato tedesco dovesse essere decisa dal principe dello stato stesso. In materia religiosa venne confermato lo status quo: i possedimenti degli Asburgo, così come il sud e l'ovest della Germania, restavano cattolici e i protestanti (la cui fede otteneva il riconoscimento ufficiale) avrebbero potuto mantenere le terre acquisite. La Germania, con la lunga guerra, perse circa un terzo della sua popolazione e le perdite materiali furono disastrose.

L'ascesa dell'Austria e della Prussia
Nel tardo XVII e nel XVIII secolo la debole struttura dell'impero venne sostenuta da principi tedeschi minori, e insidiata invece da quelli più potenti, decisi ad acquisire una sempre maggiore autonomia. Dominanti su tutti gli altri principi erano però gli Asburgo d'Austria, che possedevano anche la Boemia e l'Ungheria, e gli Hohenzollern del Brandeburgo, in seguito sovrani di Prussia.
I principi si ritrovarono comunque uniti nel contrastare, in quattro diverse guerre, i tentativi del re di Francia Luigi XIV di estendere i propri domini fino al Reno. Per aver sostenuto in questo contesto gli imperatori Leopoldo I e Giuseppe I, il principe del Brandeburgo ottenne il riconoscimento imperiale.
Cessati gli scontri con la Francia, un nuovo fronte di guerra si aprì a nord e a est, contro la Svezia, Sassonia, Polonia, Prussia, Hannover, Danimarca e Russia. Alla fine delle guerre furono assegnati Stettino e la Pomerania occidentale alla Prussia, e le terre svedesi del Baltico orientale alla Russia.
I principi tedeschi dovettero affrontare anche i turchi ottomani che minacciavano le frontiere nel sud-est europeo; quando le loro truppe invasero l'Ungheria nel 1663, le forze imperiali riuscirono a prevalere imponendo un armistizio di vent'anni. Al suo scadere, gli ottomani misero Vienna sotto assedio (1683), ma l'esercito dell'imperatore riuscì a respingere i turchi oltre il Danubio. Le guerre tra turchi e potenze cristiane proseguirono, finché il principe Eugenio di Savoia non riuscì a sconfiggere definitivamente le forze ottomane nella battaglia di Zenta (1697): con il trattato di Karlowitz (1699) gli Asburgo recuperarono la maggior parte dell'Ungheria.

La rivalità austro-prussiana
Intorno al 1740 la posizione dominante di Austria e Prussia rispetto a tutti gli altri stati tedeschi appariva evidente.
La Prussia era formata da territori non uniti geograficamente, Federico Guglielmo I di Prussia era determinato a unire i suoi possedimenti sparsi in uno stato militare centralizzato di tipo moderno, capace di imporsi agli interessi locali. Grazie all'azione di una burocrazia efficiente, riempì le casse del tesoro e amministrò il paese in modo da poterlo dotare di un esercito forte e bene organizzato. Il successore Federico II il Grande mise a frutto l'eredità paterna cercando inoltre di espandere la Prussia a spese della Polonia e dell'Austria, migliorando nel contempo l'amministrazione e l'economia prussiane, a sostegno della potenza militare.
Da parte sua l'imperatore Carlo VI, nell'intento di mantenere unite le terre degli Asburgo, dichiarò che la sua unica figlia, Maria Teresa, gli sarebbe succeduta al trono imperiale. Quando morì nel 1740, tuttavia, gli elettori di Baviera e Sassonia rifiutarono di rispettare la disposizione; Federico II di Prussia offrì allora il suo sostegno a Maria Teresa in cambio della ricca provincia della Slesia. Ricevutone un rifiuto, egli invase la regione, dando inizio alla guerra di successione austriaca (1740-1748). Allarmata dalle vittorie militari di Federico, Maria Teresa firmò la pace cedendogli la contestata Slesia.
Maria Teresa strinse un'alleanza con Elisabetta di Russia per riconquistare la Slesia, mentre Giorgio II di Inghilterra, temendo un possibile attacco francese all'Hannover, si legava a sua volta a Federico. Gli Asburgo e i francesi dimenticata l’antica rivalità si allearono contro la Prussia. Il sovrano di Prussia, prendendo atto dell'accerchiamento organizzato ai suoi danni, anticipò gli avversari e attaccò per primo invadendo la Sassonia e la Boemia. La guerra dei Sette anni che seguì (1756-1763) si concluse con una conferma dello status quo iniziale.
Rimasto vacante il trono bavarese, l'imperatore Giuseppe II, erede di Maria Teresa, tentò di annettersi la regione, ma fu fermato da Federico, postosi a capo della lega dei principi. Giuseppe II escluso dalla seconda spartizione della Polonia (1793), due anni dopo ne pretese una terza, che determinò la totale dissoluzione.

L'età del nazionalismo
Il secolo XVIII segnò il trionfo del razionalismo e del pensiero scientifico, in reazione ai fermenti religiosi dei due secoli precedenti. Le teorie illuministiche del governo rappresentativo, unite all'esaltazione romantica della libertà e dell'identità nazionale, ispirarono anche ai tedeschi il desiderio di unità e di riforme liberali, alimentato anche dalle conquiste di Napoleone.

Guerre napoleoniche
Nel corso di diciotto anni gli stati tedeschi furono impegnati in cinque guerre difensive contro le armate della Francia rivoluzionaria e napoleonica; nelle prime due, gli invasori riuscirono ad attestarsi sulla riva sinistra del Reno, mentre nella terza Napoleone conquistò Vienna e Berlino. Il processo di riunificazione tedesca, appoggiato dallo stesso Napoleone, faceva un ulteriore passo avanti: nel 1806 la Germania si ricostituì nella Confederazione del Reno, dalla quale furono escluse Austria e Prussia, private inoltre di molti territori. Nel 1809 l'Austria condusse una quarta guerra contro la Francia, che si concluse con mutilazioni territoriali.
Nel 1812 con la disastrosa ritirata di Napoleone da Mosca, Federico Guglielmo III di Prussia, seguito da Austria e Russia, si pose alla testa della guerra di liberazione, che vide Napoleone sconfitto nella battaglia di Lipsia (1813) e Parigi cadere nelle mani degli alleati nel 1814.
Con Napoleone il Primo Reich fu abolito.

L’ETÀ CONTEMPORANEA
Al Congresso di Vienna, che ridisegnò la carta geografica europea, l'Austria rinunciò ai Paesi Bassi austriaci e alle sue terre sveve per essere compensata a sud e a est con l'acquisizione di Salisburgo, del Tirolo, della Lombardia e di Venezia in Italia, dell'Illiria e della Dalmazia. La Prussia perse la maggior parte del territorio polacco in suo possesso, ma acquisì Sassonia e Pomerania svedese, oltre a diversi territori sul Reno e in Vestfalia, compresi quelli contenenti i giacimenti di ferro e carbone, ancora intatti, della Ruhr e della Saar.

La Confederazione germanica
Il Congresso sancì anche l'unione dei 240 stati del Sacro romano impero in una Confederazione germanica di 39 stati rappresentata da un'assemblea o Dieta, con sede a Francoforte, priva di poteri di governo effettivi, che molti videro come il nucleo di un potenziale stato nazionale unitario e liberale.
Al liberalismo e al nazionalismo si opponevano tuttavia fortemente i sovrani di Prussia e Austria, nonché quelli di Baviera, Hannover, Württemberg e Sassonia, timorosi di vedere minacciata la propria autonomia; a una intransigente difesa dei confini stabiliti a Vienna (affidata all'azione della Quadruplice Alleanza), i maggiori sovrani tedeschi affiancarono l'appoggio alla repressione di ogni opposizione interna o moto rivoluzionario, promossa e propugnata dal ministro degli esteri austriaco, principe Klemens von Metternich. Gli effetti della rivoluzione di luglio scoppiata a Parigi nel 1830 poterono così essere tenuti sotto controllo, ma la nuova ondata rivoluzionaria liberal-nazionalista del 1848 investì in pieno il centro Europa, interessando Ungheria, Boemia, Moravia, Galizia e Lombardia; Metternich rassegnò l'incarico e l'imperatore Ferdinando I abdicò in favore del giovane nipote Francesco Giuseppe I.
Nuove insurrezioni scoppiarono in Baviera, Prussia e nella Germania sudoccidentale, tuttavia presto represse. In Austria l'assemblea liberale fu sciolta, e una nuova Costituzione stabilì un sistema di governo ancor più centralizzato del precedente; l'Ungheria, che si era autoproclamata repubblica, fu soggiogata con la forza e l'aiuto russo. In Prussia, Federico Guglielmo IV impose una Costituzione autoritaria, rifiutando sdegnosamente la proposta avanzatagli dai rappresentanti del parlamento di Francoforte di porsi a capo di uno stato nazionale tedesco ("piccola Germania") che escludesse l'Austria e i territori da essa controllati. L'assemblea si sciolse nel fallimento totale: l'unità sarebbe stata raggiunta grazie alla potenza militare prussiana.

L'impero tedesco
Nel 1861, salendo al trono di Prussia, Guglielmo I era più che mai determinato a fare in modo che né l'Austria né un rinnovato espansionismo francese dovessero ostacolare le ambizioni prussiane; con il suo cancelliere Otto von Bismarck perseguì l'obiettivo di rendere la Prussia inattaccabile e l'unificazione tedesca venne così considerata un importante passaggio nella realizzazione di questo progetto.

L'unificazione
La Realpolitik di Bismarck combinò astutamente diplomazia e militarismo per eliminare l'influenza austriaca e approdare a una unificazione tedesca nei termini desiderati dalla Prussia. Come azione preliminare, si assicurò la neutralità di Russia, Italia e Francia con trattati di amicizia. Il primo passo fu poi invitare l'Austria nel 1864 a partecipare all'invasione dei ducati danesi dello Schleswig-Holstein; le forze austro-prussiane ebbero facilmente il sopravvento sugli avversari, ma i due governi si divisero subito dopo sul problema del controllo dei ducati acquisiti.
Cogliendo questo pretesto (in effetti ricercato ad arte), Bismarck dichiarò guerra all'Austria; le armate del generale Helmuth von Moltke sconfissero in breve tempo gli austriaci che a Sadowa, nel 1866, andarono incontro alla disfatta. Con la pace di Praga, l'Austria dovette cedere Venezia all'Italia (alleatasi in precedenza con Berlino), mentre la Prussia si annetté lo Schleswig-Holstein e l'Hannover e dette vita a una Confederazione della Germania del Nord (1867) che escludeva l'Austria. A questo punto Bismarck realizzò la terza fase del suo ambizioso progetto, muovendo guerra alla Francia dell'imperatore Napoleone III nel 1870. Gli stati della Germania meridionale unirono le proprie forze a quelle prussiane e, sconfitti i francesi nella battaglia di Sedan, dopo un lungo assedio presero Parigi (1871). Poco dopo, a Versailles, Guglielmo I assumeva il nuovo titolo di imperatore del Secondo Reich tedesco.
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