Francia

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Testo


LA DINASTIA CAPETINGIA
Il Sacro Romano Impero fu diviso in tre parti, tra le quali il Regno di Francia, con re Luigi V. Alla sua morte la nobiltà si rivolse a Ugo Capeto, che si assicurò consenso distribuendo terre ai suoi elettori. Nonostante i nobili francesi non avessero intenzione di avallare la fondazione di una dinastia dei Capetingi, Ugo, con il sostegno della Chiesa, riuscì ad affermare la sua autorità e a far incoronare coreggente suo figlio Roberto II: i Capetingi si assicurarono la successione alla corona per discendenza maschile per oltre tre secoli (987-1328).
I primi sovrani capetingi rimasero sottomessi ai principi feudali: su di loro riuscì a imporsi, alla fine dell'XI secolo, Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia e vassallo del re Filippo I. Toccò al successore di Filippo, Luigi VI, consolidare definitivamente il potere nell'Ile-de-France, la regione al cui centro si trova Parigi, reprimendo sistematicamente l'opposizione feudale. Nel 1137 egli combinò il matrimonio tra il figlio, il futuro Luigi VII, ed Eleonora, erede al ducato di Aquitania, assumendo così il controllo di vasti territori tra la Loira e i Pirenei. L'unione si rivelò però priva di eredi maschi: alcuni anni dopo il papa concesse l'annullamento del matrimonio e successivamente Eleonora sposò Enrico Plantageneto, conte d'Angiò e duca di Normandia, che nel 1154 divenne re d'Inghilterra col nome di Enrico II. In tal modo l'Aquitania passò dalla corona francese a quella inglese e i domini di Enrico in terra francese superarono notevolmente per estensione quelli di Luigi VII.
La dinastia dei Capetingi conobbe miglior fortuna sotto il successore di Luigi VII, Filippo II Augusto. Grazie al suo primo matrimonio, egli ottenne i territori settentrionali della Francia.
La possibilità di muoversi contro il regno angioino gli si presentò quando Giovanni Senzaterra, re d'Inghilterra, sposò una principessa già promessa a un altro vassallo di Filippo. Filippo convocò Giovanni alla sua corte tre volte e, poiché questi non si presentò, dichiarò alienati i suoi feudi. Nel 1204 egli intraprese la conquista militare della Normandia e dell'Angiò, conclusa dieci anni dopo con la sconfitta degli eserciti alleati di Inghilterra e Sacro romano impero nella battaglia di Bouvines (1214).
L'occasione di intervenire al sud fu fornita invece da una setta religiosa eretica. Contro questi papa Innocenzo III promosse una crociata nel 1209, promettendo ai crociati le terre che avrebbero sottratto agli eretici. La campagna militare fu condotta con successo dal figlio di Filippo Augusto, Luigi VIII: i possedimenti reali si estesero così fino a comprendere i territori costieri del mar Mediterraneo.
Morto Luigi VIII nella crociata, salì al trono il dodicenne Luigi IX che subito si trovò a fronteggiare la ribellione della nobiltà locale. Il sovrano si garantì tuttavia la fedeltà delle province conquistate, estendendo e migliorando l'amministrazione del regno e inviando ispettori nelle province, in funzione di controllo nei confronti dei funzionari regi.
A Luigi IX, morto di peste a Tunisi durante una crociata, succedette Filippo III.
Filippo IV il Bello, ultimo grande re capetingio, rafforzò notevolmente i poteri della monarchia. Vescovi, baroni e città furono costretti alla collaborazione con il sovrano, in materia sia di giustizia sia di finanze. Filippo si assicurò l'annessione della Franca Contea, di Lione e di parti della Lorena, ma non riuscì a imporre il suo controllo sulle Fiandre: quest'ultimo intervento fu inoltre tanto oneroso da indurlo a tentare di imporre tributi al clero, entrando così in contrasto con papa Bonifacio VIII: la disputa, che verteva sostanzialmente sul principio di sovranità, si aggravò fino a sfociare nell'oltraggio di Anagni, dove il papa venne imprigionato dai francesi. Nel 1305, alla morte di Bonifacio, grazie all'influenza di Filippo fu eletto un papa francese, Clemente V, che trasferì la sede papale da Roma ad Avignone nel 1309 .
La grande necessità di denaro spinse Filippo all'espulsione degli ebrei dal regno e alla confisca dei loro beni; per la stessa ragione egli perseguitò e sciolse l'ordine dei templari. Tra il 1314 e il 1328, si succedettero al trono tre figli di Filippo IV (Luigi X, Filippo V e Carlo IV), nessuno dei quali lasciò un erede maschio.

IL REGNO DEI VALOIS
Alla morte di Carlo IV, la corona passò al nipote di Filippo IV, Filippo di Valois, che regnò col titolo di Filippo VI dal 1328 al 1350. Il sovrano inglese Edoardo II aveva sposato una figlia di Filippo IV: il figlio ed erede Edoardo III nel 1337 avanzò quindi pretese sul trono francese in qualità di nipote di Filippo il Bello, dando inizio alla guerra dei Cent'anni (1337-1453).
Contemporaneamente allo svolgersi della prima fase della guerra, favorevole agli inglesi (battaglia di Crécy, 1346, e presa di Calais), nel 1348 un'epidemia di peste bubbonica investì la Francia, uccidendo nel giro di due anni un terzo della popolazione e ricomparendo periodicamente sino al 1398. Queste calamità generarono una crisi che si manifestò in una diffusa ossessione di morte e nel proliferare di movimenti religiosi fanatici ed eretici. Lo smembramento della società comportò sanguinose ribellioni di contadini, ridotti alla fame dall'aumento dei prezzi e dalle vessazioni della nobiltà: tra le sollevazioni la più famosa e vasta fu la jacquerie del 1358.
Oltre alla disastrosa situazione interna, i costi della guerra continuavano a lievitare: in tale situazione sempre più potere acquisirono gli Stati Generali, un'assemblea composta da rappresentanti del clero, della nobiltà e del Terzo Stato. La Francia non conobbe miglior fortuna durante il regno, durato 42 anni, di Carlo VI. Il tracollo si ebbe quando nel 1415 il re inglese Enrico V invase la Francia e annientò l'esercito francese ad Azincourt, assicurandosi il controllo della maggior parte del territorio francese a nord della Loira.
Alla riscossa francese sotto Carlo VII diede inizio la carismatica Giovanna d'Arco che guidò la liberazione di Orléans dall'assedio inglese: attraverso varie sconfitte, nei vent'anni successivi gli inglesi dovettero cedere tutti i loro territori sul continente, fatta eccezione per Calais.
Luigi XI rafforzò l'autorità regia a un livello senza precedenti, istituendo un esercito permanente e assicurandosi il potere di imporre una tassa senza il consenso dei destinatari. Gli succedette il figlio Carlo VIII, il cui matrimonio con la duchessa di Bretagna fece sì che quest'ultima provincia, rimasta indipendente, fosse unita ai domini francesi.

IL RINASCIMENTO E LA RIFORMA
Prima della fine del XV secolo la Francia emerse dalle divisioni del passato feudale come una monarchia nazionale, il cui dominio si estendeva sui territori compresi tra i Pirenei e il canale della Manica. La società francese era ancora dominata dall'aristocrazia terriera, ma la terra non era più la sola forma di ricchezza. Nei cinquant'anni seguenti, il prestigio sociale e il potere economico della nobiltà vennero erosi dallo sviluppo della borghesia.
Carlo VIII e i successori Luigi XII e Francesco I approfittarono della crescente forza economica della nazione e della situazione di stabilità interna per condurre spedizioni militari in Italia con l'obiettivo di far valere le proprie pretese sul regno di Napoli e sul ducato di Milano. Le guerre italiane (che si inserirono nel quadro del più ampio conflitto tra la Francia e la dinastia degli Asburgo di Spagna e Austria) si conclusero con il trattato di Cateau-Cambrésis del 1559, negoziato da Enrico II, successore di Francesco I: la Francia rinunciò a ogni pretesa sull'Italia, ma ottenne i vescovadi di Metz, Toul e Verdun, situati in posizioni strategiche.
Sotto Francesco I, il potere e il prestigio della Corona crebbero notevolmente. Egli si impose come unico depositario della legge della monarchia sugli Stati Generali; il concordato di Bologna (1516), negoziato con papa Leone X, garantì al sovrano francese il potere di nominare persone di sua scelta alle cariche vescovili e agli altri benefici ecclesiastici. Fu anche un intelligente e generoso mecenate, ed è al suo sostegno che in gran parte si dovette il fiorire del Rinascimento francese.
L'ultima parte del secolo fu un periodo particolarmente difficile per la Francia. La Riforma protestante, che aveva avuto in un primo tempo scarso seguito nel paese, fece proseliti tra la nobiltà e nelle classi inferiori. Enrico II, ritenendo il calvinismo una minaccia per l'autorità regia, tentò di reprimerlo, avviando una lunga e sanguinosa serie di guerre di religione in cui si inserivano parimenti questioni di conflitti dinastici e politici.
Alla morte di Enrico II, nel 1559, salì al trono per soli due anni il figlio malato Francesco II, quindi il fratello tredicenne, Carlo IX. La regina madre Caterina de' Medici fu la reggente del potere effettivo in nome dei figli, rimanendo una figura influente anche sotto il regno del terzo figlio Enrico III. Caterina mantenne una posizione ambigua nei confronti degli ugonotti francesi, incoraggiando più volte le opposte fazioni al compromesso, ma al contempo dando il suo assenso al tristemente famoso massacro della notte di San Bartolomeo a Parigi, nell'agosto del 1572.
Nel 1589, alla morte di Enrico III, ucciso da un frate domenicano, Enrico di Borbone, re di Navarra, discendente di Luigi IX e capo della fazione degli ugonotti, divenne il legittimo erede al trono.
Enrico di Navarra assunse il titolo di Enrico IV di Francia, ma la sua legittimità fu riconosciuta dalla Lega cattolica e dall'alleato spagnolo di questa, pretendente al trono francese, solo nel 1593, quando egli si convertì pubblicamente al cattolicesimo. L'anno seguente venne incoronato nella Cattedrale di Chartres: la dinastia dei Borbone saliva così al trono di Francia.

LA FRANCIA SOTTO I PRIMI BORBONE
Nel 1598, liberato il territorio francese dagli ultimi eserciti spagnoli, Enrico tentò di restaurare la pace interna emanando l'editto di Nantes, che garantiva a tutti i sudditi libertà di coscienza religiosa. Seguì per la Francia un periodo di ripresa dalla devastazione causata dalle guerre di religione: l'economia tornò a prosperare e l'autorità regia venne saldamente riaffermata.
Nel 1610 re Enrico venne assassinato a sua volta da un fanatico cattolico e gli succedette il figlio di nove anni, Luigi XIII. Per i primi quindici anni del suo regno il paese fu abbandonato alla debole reggenza della regina madre, Maria de' Medici, o all'incerta guida del giovane sovrano.
Nel 1624 Luigi nominò primo ministro Armand du Plessis, il cardinale Richelieu, che fu il vero detentore del potere in Francia nei diciotto anni che seguirono. Suoi obiettivi primari furono il consolidamento della monarchia mediante la distruzione del potere della nobiltà rivale e l'indebolimento degli Asburgo. Egli divise il paese in 30 nuovi distretti amministrativi a capo dei quali nominò degli intendenti, scelti tra funzionari fedeli appartenenti al ceto medio, ai quali vennero attribuiti enormi poteri giudiziari, finanziari e di polizia. Fondò la marina francese e promosse lo sviluppo di una flotta mercantile; concesse inoltre uno statuto ufficiale a compagnie di commercio estero e sostenne l'espansione coloniale in Canada, Africa e nelle Indie Occidentali.
Nel contempo l'inflazione, le crescenti imposte e, dopo il 1635, la devastazione seguita all'invasione di eserciti stranieri, ridussero nuovamente in miseria gran parte della popolazione rurale e le rivolte contadine scoppiate tra il 1625 e il 1639 vennero spietatamente represse.
Quando nel 1635 si profilò il rischio che l'imperatore del Sacro romano impero riunisse l'intera Germania sotto il suo dominio, Richelieu fece intervenire la Francia nella guerra dei Trent'anni, alleandosi con la Svezia e i Paesi Bassi, entrambi paesi protestanti. Dalla pace di Vestfalia del 1648, che riconosceva la sovranità di tutti gli stati appartenenti all'impero a scapito degli Asburgo, la Francia emerse come grande vincitrice della guerra e maggior potenza continentale.

IL REGNO DI LUIGI XIV
Richelieu morì nel 1642 e Luigi XIII l'anno seguente, lasciando il trono al figlio di cinque anni, Luigi XIV. Il protetto e successore di Richelieu, il cardinale Giulio Mazzarino, continuò la politica del suo predecessore concludendo vittoriosamente la guerra con gli Asburgo e sconfiggendo all'interno il primo sforzo coordinato di nobili e borghesi di rovesciare la concentrazione di potere nelle mani del re operata da Richelieu.
Dal 1648 al 1653 il paese fu sconvolto da due moti rivoluzionari, la Fronda parlamentare e quella dei principi; in seguito scoppiò una rivolta di nobili ribelli nel sud e, prima che la ribellione venisse sedata, altre zone della Francia furono nuovamente sconvolte dalla guerra civile.
Dopo la morte del cardinale Mazzarino (1661), per i 54 anni che seguirono Luigi XIV governò la Francia senza intermediari, divenendo il modello del monarca assoluto per diritto divino. Egli istituì vari consigli che lo assistevano e ne attuavano le disposizioni, composti da uomini capaci e dipendenti dal sovrano; mise a tacere le pretese di un diritto di veto sui decreti regi avanzate dai parlamenti; la nobiltà, che rappresentava un potenziale pericolo, fu legata alla corte attraverso il conferimento di incarichi prestigiosi, ma di puro valore formale. La ricca borghesia trovò soddisfazione dal punto di vista politico nel mantenimento dell'ordine interno assicurato dallo stato, nel sostegno attivo al commercio e all'industria in patria e nelle colonie, e nelle opportunità di arricchirsi attraverso le spese dello stato.
Il potere di nominare i vescovi assicurò a Luigi XIV un saldo controllo sulla gerarchia ecclesiastica. Il sovrano regnava in qualità di rappresentante di Dio in terra, ottenendo da un clero compiacente la giustificazione teologica del suo diritto divino: l'unica voce dissidente, quella dei giansenisti, venne duramente combattuta dal re.
Nel 1685, con la revoca dell'editto di Nantes, il sovrano causò un serio danno all'economia nazionale; l'esodo di migliaia di protestanti, tra cui artigiani, intellettuali e ufficiali dell'esercito, rappresentò infatti una grave perdita per il paese. Sul versante della politica estera, Luigi impegnò il paese in quattro costose guerre, tutte intese a contenere e ridurre la potenza degli Asburgo, e a rafforzare la difesa della Francia estendendone i confini. Nel 1667, in virtù del suo matrimonio con Maria Teresa, figlia di Filippo IV di Spagna, rivendicò il dominio sui Paesi Bassi spagnoli, che riuscì a ottenere solo parzialmente.
Nel 1672, spinto da considerazioni di ordine strategico ed economico, attaccò l'Olanda, che tuttavia resistette per sei anni, concedendo alla fine solo la Franca Contea al confine orientale e una dozzina di città fortificate nel sud dei Paesi Bassi.
La politica espansionistica del sovrano fu in seguito avallata dalla formula delle cosiddette dipendenze: egli annetté Strasburgo e altre città e feudi dell'Alsazia e del Lussemburgo. Una coalizione di potenze europee, la lega di Augusta , mosse guerra alla Francia, con il sostegno di Inghilterra, principati tedeschi e ducato di Savoia. Luigi XIV, sconfitto, dovette accettare la pace di Rijswijk.
Tre anni dopo la conclusione della guerra, altri conflitti dinastici si profilarono all'orizzonte: Carlo II, re di Spagna, già malato e senza eredi diretti, un mese prima di morire designò suo successore il nipote di Luigi XIV, Filippo d'Angiò, il futuro Filippo V. Gli altri stati europei, temendo le conseguenze di un'ulteriore espansione del potere dei Borbone, si allearono per scongiurare tale possibilità. La guerra di successione spagnola che seguì durò tredici anni e si concluse con la conferma del dominio di Filippo V sulla Spagna e sulle sue colonie. Il 1° settembre 1715, dopo 73 anni di regno, Luigi XIV, il "re Sole", moriva a Versailles, lasciando come unico erede il nipote di cinque anni.

LA FRANCIA NEL XVIII SECOLO
Luigi XV e il nipote, Luigi XVI, non ebbero le capacità necessarie ad adattare le istituzioni del paese alle mutate condizioni del XVIII secolo. La Francia fu in quest'epoca la più ricca e potente nazione del continente e il suo gusto e stile nell'architettura e nelle arti vennero imitati in tutto l'Occidente. Le idee politiche e sociali dei pensatori francesi ebbero grande influenza sugli altri paesi d'Europa e in America, e il francese si diffuse ovunque come lingua delle classi colte.
Il secolo rappresentò un'epoca di straordinaria crescita economica: la popolazione salì da 21 milioni di abitanti nel 1700 a 28 milioni nel 1790, il reddito prodotto dall'agricoltura aumentò del 60%. La Francia era la principale potenza manifatturiera del mondo, possedeva il miglior sistema stradale d'Europa e una fiorente marina mercantile. Il reddito dei ceti più bassi, tuttavia, riusciva a malapena a tenere il passo con l'inflazione; la maggior parte dei contadini continuava a condurre un'esistenza miserabile, su cui gravava il fardello delle tasse. Da queste erano invece esentate le terre della nobiltà e del clero, così che lo stato stesso era di fatto escluso dalla nuova prosperità. Vari ministri che si succedettero a partire dagli anni Cinquanta del secolo tentarono di istituire un sistema fiscale equilibrato, ma la nobiltà di toga, che aveva ottenuto i propri titoli acquistandoli dalla Corona, guidò nei parlamenti l'opposizione alle iniziative del re, rivendicando il diritto di approvare i decreti regi al fine di difendere le libertà pubbliche contro il dispotismo del sovrano; in realtà essa difendeva i propri privilegi e auspicava il ritorno a un governo dell'aristocrazia.
Tra gli intellettuali, l'opposizione alla monarchia fu invece guidata da sostenitori dell'esistenza di diritti naturali e dell'idea che gli stati esistessero per garantire tali diritti: tali tesi erano assecondate soprattutto dalla borghesia che stava crescendo in numero, ricchezza e ambizione, e che aspirava a partecipare al governo della cosa pubblica.
I problemi finanziari dello stato si aggravarono dopo il 1740 con la ripresa di pesanti conflitti (la guerra di successione austriaca e la guerra dei Sette anni), al termine dei quali la Francia perse la quasi totalità del suo vasto impero coloniale in America, in Africa e in India. Nel 1778 la Francia intervenne contro la Gran Bretagna nella guerra d'indipendenza americana, sperando di riconquistare le colonie perdute. Questa speranza fu tuttavia delusa e la partecipazione alla guerra accrebbe il già oneroso debito nazionale.
Il giovane e indeciso Luigi XVI si trovò ad affrontare una crisi finanziaria sempre più grave. Dopo che tutti i programmi di riforma adottati dai suoi ministri vennero bloccati dai parlamenti e da un'improvvisata assemblea di notabili, nel maggio del 1788 il re esautorò gli organi di opposizione. Ebbe inizio un lungo braccio di ferro che si concluse con l'assenso del sovrano a convocare gli Stati Generali, l'antico organo rappresentativo che non si riuniva dal 1615. La seduta di apertura fu fissata per il mese di maggio 1789: la Rivoluzione francese era alle porte.

LA RIVOLUZIONE DEL 1789
Il 5 maggio 1789 i deputati eletti agli Stati Generali si riunirono a Versailles; il 17 giugno i membri del Terzo Stato si autoproclamarono Assemblea nazionale costituente e invitarono gli altri stati a non separarsi prima di aver dato alla Francia una costituzione.
Quando, nel mese di luglio, il governo tentò di sciogliere l'assemblea con la forza, il popolo di Parigi insorse e occupò la Bastiglia: il re fu costretto ad accettare l'Assemblea nazionale che, allarmata dal diffondersi nelle campagne di una rivolta di contadini, abolì tutti i diritti e i privilegi feudali, la nobiltà ereditaria e i titoli.
L'Assemblea nazionale, i cui lavori durarono dal 1789 al 1791, provvide a riorganizzare la centralizzata struttura istituzionale della Francia con una nuova amministrazione provinciale e un nuovo sistema giudiziario, che rimisero il potere nelle mani di funzionari e giudici eletti localmente. La Costituzione adottata nel 1791 istituì un governo parlamentare con un sovrano ereditario e un'assemblea eletta per via indiretta da quei cittadini che potevano pagare le tasse, ma la monarchia costituzionale durò solo un anno, osteggiata dai repubblicani determinati a istituire una repubblica. Sullo sfondo delle sconfitte riportate nella guerra contro l'Austria e la Prussia iniziata nell'aprile del 1792, il 10 agosto 1792 un'insurrezione popolare portò all'elezione di una nuova assemblea costituente, la Convenzione nazionale, che nel settembre del 1792 proclamò la Prima repubblica francese.
In una situazione di estrema instabilità, aggravata da una insurrezione realista in Vandea che portò a una vera e propria guerra civile, e dal conflitto con la vasta coalizione di stati europei promossa dall'Inghilterra contro la Francia rivoluzionaria, la Convenzione lasciò che il potere esecutivo si concentrasse nelle mani del Comitato di salute pubblica di sua emanazione, il quale, dominato dai radicali giacobini guidati da Robespierre, inaugurò un regime di terrore verso i nemici veri o presunti. Il re venne processato e giustiziato nel gennaio del 1793 e migliaia di nobili, ecclesiastici e cittadini comuni ne condivisero la sorte.
Il Comitato stabilì il controllo dei prezzi, ordinò requisizioni e razionamenti e decretò la coscrizione obbligatoria; vennero inoltre organizzati e armati i nuovi eserciti di cittadini che in breve tempo rovesciarono le sorti della guerra. Riportata sotto controllo la ribellione interna, la Convenzione adottò una nuova Costituzione che affidava il potere esecutivo a un Direttorio di cinque persone, cui toccò il compito di governare la Francia per quattro difficili anni, minacciato a destra dai realisti desiderosi di restaurare la monarchia e a sinistra dai continui scontri che miravano a imporre la democrazia. A sbloccare la situazione intervenne il colpo di stato del giovane generale Napoleone Bonaparte: nel novembre del 1799 questi rovesciò il Direttorio e il mese seguente istituì il Consolato.

IL CONSOLATO E L'IMPERO
Napoleone divenne ben presto capo assoluto dello stato e del paese. La nuova Costituzione, da lui delineata, assegnava tutti i poteri essenziali alla carica che egli rivestiva, quella di Primo Console. Forte delle vittorie militari in Italia e in Germania meridionale, che costrinsero alla resa prima l'Austria (pace di Lunéville, 1801) e poi la Gran Bretagna , Bonaparte cercò di pacificare la Francia, di sanare le ferite della Rivoluzione, di riconciliare i vecchi nemici, di creare e consolidare le istituzioni di un governo stabile e di chiudere il lungo conflitto con la Chiesa negoziando con papa Pio VII il Concordato del 1801. Il codice napoleonico, che stabiliva la struttura giuridico-amministrativa dello stato, esercitò una influenza decisiva sull'evoluzione di tutta l'Europa continentale, divenendo un modello da imitare.
Nel 1804 Napoleone proclamò l'impero francese e si autoincoronò imperatore. Nel 1805 riprese la guerra e, sconfiggendo l'Austria, la Prussia e la Russia, impose il suo dominio su quasi tutta l'Europa; la sola a resistere, dopo avere sconfitto la flotta francese a Trafalgar, fu la Gran Bretagna. Il tentativo di farla capitolare con il blocco continentale condusse Napoleone a intraprendere azioni che si sarebbero rivelate fatali all'impero: la guerra in Spagna e l'invasione della Russia.
Dopo la disfatta dell'esercito francese in Russia nel 1812, gli stati europei opposero una nuova coalizione (la sesta): nel giro di due anni e dopo ripetute sconfitte, Napoleone fu costretto ad abdicare (aprile 1814). A maggio il conte di Provenza, fratello di re Luigi XVI, tornò a Parigi col titolo di Luigi XVIII, ma ben presto il suo regime sollevò grande risentimento popolare in Francia, mentre le potenze vincitrici si trovarono in contrasto nel tentativo di ridisegnare la carta dell'Europa. Sfruttando questi sviluppi, nel marzo del 1815 Napoleone rientrò in Francia dal suo esilio nell'isola d'Elba e col sostegno dell'esercito si reinsediò al comando dell'impero. I regnanti europei riunirono i loro eserciti e il 18 giugno 1815, a Waterloo, sconfissero definitivamente l'esercito imperiale. Napoleone si arrese agli inglesi e fu deportato nell'isola di Sant'Elena, nell'Atlantico meridionale, dove morì nel 1821. Il re ritornò a Parigi e la monarchia borbonica venne nuovamente restaurata. Vedi anche Guerre napoleoniche.

LA MONARCHIA COSTITUZIONALE
Luigi XVIII concesse una carta costituzionale (1814) che istituiva una monarchia parlamentare e riaffermava le riforme sociali contenute nei codici napoleonici. Il regime era rappresentativo, ma non democratico, essendo il diritto di voto limitato a meno di 100.000 grandi possidenti.
Il paese aveva accettato il ritorno di Napoleone senza entusiasmo e, dopo la sua sconfitta a Waterloo, accettò Luigi XVIII senza proteste. Con la seconda Restaurazione si scatenò un'ondata di vendette sanguinarie contro bonapartisti e repubblicani. Le prime elezioni parlamentari del 1815 sancirono la vittoria di una maggioranza reazionaria ultrarealista alla Camera, che il re sciolse nel giro di un anno dietro pressione delle potenze alleate timorose di nuove insurrezioni. In una nuova consultazione gli elettori si espressero in favore dei realisti moderati. L'occupazione straniera terminò nel 1818 e la Francia fu riammessa nel concerto delle grandi potenze. Agli anni di governo dei moderati fece seguito, dopo l'assassinio dell'erede al trono nel 1820, un regime ultrarealista, rafforzato dall'ascesa al trono del fratello di Luigi XVIII, Carlo X, nel 1824.

LA MONARCHIA DI LUGLIO
Problemi economici portarono alle elezioni generali che nel 1827 sancirono la vittoria di una maggioranza liberale. Nell'agosto del 1829 Carlo nominò un Gabinetto ultrarealista inviso ai deputati liberali e alla stampa. Quando la maggioranza della Camera dei deputati, nel marzo del 1830, chiese la sostituzione del Gabinetto, il re sciolse la Camera e indisse nuove elezioni: di fronte al loro risultato, che confermava la maggioranza, il 26 luglio 1830 il re emanò una serie di ordinanze con cui venivano indette nuove elezioni, si riduceva il numero degli elettori e la libertà di stampa subiva forti restrizioni. Giornalisti e deputati liberali denunciarono una violazione della Costituzione e i lavoratori parigini si schierarono al loro fianco: dopo tre giorni di scontri e disordini, il re fu costretto ad abdicare. I deputati proclamarono re Luigi Filippo, duca di Orléans, capostipite del ramo più giovane della famiglia dei Borboni. La Costituzione subì una revisione in senso più liberale, eliminando il potere regio di emanare ordinanze ed estendendo leggermente il diritto di voto.
La monarchia di Luglio, il regime di Luigi Filippo, fu dominata dai proprietari terrieri e da pochi ricchi banchieri e uomini d'affari. I primi cinque anni furono scossi da rivolte e insurrezioni di repubblicani delusi e lavoratori urbani impoveriti, ma entro il 1835 il regime si consolidò. La crescita della produzione industriale accelerò dopo il 1840, favorita anche dalla costruzione di una rete ferroviaria nazionale: in pochi decenni la Francia, da paese agrario, si trasformò in una nazione industriale. Nei cinque anni che seguirono il 1846 la popolazione rurale diminuì per la prima volta nel secolo, mentre crebbero le migrazioni verso le città.

LA RIVOLUZIONE DEL 1848
Luigi Filippo e i suoi ministri si opposero alle richieste di una riforma radicale delle istituzioni politiche nazionali per adattarle all'evoluzione dell'economia e della società; in particolare ciò che si invocava era soprattutto un forte allargamento del diritto di voto. L'inflessibilità del governo e una grave crisi economica nel 1846 e nel 1847 minarono il consenso al regime. Nel febbraio del 1848 il tentativo del governo di impedire una dimostrazione dei repubblicani diede origine a una serie di scontri che sfociarono in una rivoluzione. Luigi Filippo abdicò il 24 febbraio, e un gruppo di capi repubblicani formò un governo provvisorio, proclamando la Seconda repubblica francese.

LA SECONDA REPUBBLICA E IL SECONDO IMPERO
Nei primi quattro mesi della Seconda repubblica i repubblicani moderati, che miravano unicamente a un cambiamento politico, e i repubblicani radicali, che volevano anche le riforme sociali, si contesero il controllo del paese. In aprile le elezioni favorirono una maggioranza di moderati e conservatori all'Assemblea costituente, le cui misure contro i radicali scatenarono una nuova insurrezione in giugno, con altri tre giorni di scontri sanguinosi a Parigi: ciò creò nella borghesia un timore del radicalismo operaio che avrebbe condizionato la politica francese per il quarto di secolo seguente.
La Costituzione adottata nel novembre del 1848 istituì una repubblica presidenziale con un'unica assemblea legislativa, con elezione a suffragio universale maschile sia del presidente sia dell'assemblea. Luigi Napoleone Bonaparte, nipote dell'ex imperatore, divenne presidente con un grande consenso elettorale. La forza crescente dei repubblicani radicali, che avevano ottenuto un terzo dei seggi, allarmò la piccola e grande borghesia. Luigi Napoleone, ponendosi come il difensore della nazione dal pericolo della rivoluzione radicale, concentrò il potere nelle sue mani con un colpo di stato il 2 dicembre 1851 e diede alla Francia una nuova Costituzione. Un anno dopo restaurò l'impero e assunse il titolo di Napoleone III.
Fino al 1860 Napoleone III governò la Francia come un sovrano assoluto, ma in seguito cominciò a trasferire il potere agli organi rappresentativi così che, nel 1870, il paese tornò a essere una monarchia parlamentare con un Gabinetto responsabile.
Sotto il Secondo impero riprese lo sviluppo economico del paese, favorito dall'istituzione di nuove banche e di un sistema di credito nazionale, da accordi commerciali con la Gran Bretagna e con altri paesi che rivitalizzarono l'industria, e da un vasto programma di opere pubbliche. Il volto di Parigi fu trasformato con la realizzazione di ampi boulevards attraverso i quartieri centrali, la creazione di grandi parchi e la costruzione di edifici pubblici.
Diversamente, in politica estera, gli unici successi del sovrano furono la vittoria contro la Russia nella guerra di Crimea e la convocazione della conferenza di pace di Parigi. Nel 1859 l'appoggio al Piemonte nella seconda guerra d'indipendenza italiana contro l'Austria rese possibile l'unificazione dell'Italia e valse alla Francia Nizza e la Savoia, ma al prezzo di un nuovo e più potente vicino lungo il confine sudorientale. Tra il 1862 e il 1866, il tentativo di fondare un impero in Messico sotto protettorato francese, sostenuto da una forza di spedizione di 30.000 uomini, si concluse in un disastro. La vittoria decisiva della Prussia sull'Austria nel 1866 rovesciò l'equilibrio dei poteri europei a tutto svantaggio della Francia che non ottenne alcun compenso a fronte dell'espansione territoriale e della crescita del potere prussiano.

LA GUERRA FRANCO-PRUSSIANA
Nel luglio del 1870 il primo ministro prussiano Otto von Bismarck fece in modo di provocare una dichiarazione di guerra da parte della Francia, sconfiggendo in breve tempo l'esercito di Napoleone a Sedan. Quando la notizia giunse a Parigi il 4 settembre, gruppi di cittadini proclamarono la repubblica sotto un governo di difesa nazionale per continuare la guerra. Nel gennaio del 1871, quando Parigi ebbe quasi esaurito le scorte alimentari e la sconfitta militare sembrava ormai irreparabile, il governo francese capitolò. Bismarck concesse un armistizio di tre settimane per l'elezione di un'Assemblea nazionale con il potere di concludere la pace. Questa approvò un accordo con cui la Francia era tenuta a cedere alla Germania l'Alsazia e un terzo della Lorena, a pagare un'indennità di 5 miliardi di franchi e a sottomettersi all'occupazione militare fino al completo pagamento.

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