La francia

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Testo

Francia
(francese France), Repubblica (République Française) dell’Europa occidentale Superficie: 543.965 km2. Popolazione: 56.615.000 ab. Capitale: Parigi. Lingua: ufficiale il francese; minoranze linguistiche bretoni, tedesche, basche. Religione: cattolica; musulmani 2.500.000, protestanti 800.000, ebrei 650.000, armeni 180.000. Unità monetaria: franco francese. Confini: confina a nord col Mare del Nord, a nord-est con Belgio, Lussemburgo e Germania, a est con Germania, Svizzera e Italia, a sud col Mare Mediterraneo e la Spagna, a ovest con l’Oceano Atlantico, a nord-ovest con la Manica. Ordinamento: capo del potere esecutivo è il presidente della Repubblica (eletto a suffragio universale per 7 anni), il quale nomina il primo ministro. Il potere legislativo spetta all’Assemblea Nazionale e al Senato. È divisa in 22 regioni e 96 dipartimenti.

GEOGRAFIA

Clima e vegetazione.
Possiamo distinguere sei tipi di clima. 1) Clima oceanico in Normandia e Bretagna, con piovosità intensa. È il Paese dei prati, delle colture di meli e delle lande. 2) Clima
oceanico, con venti violenti. Prevalgono le querce e i pini marittimi; fra le colture quelle dei cereali. 3) Clima parigino assai instabile. Agricoltura. 4) Clima dell’Est, continentale di transizione. Assai diffusa la foresta. 5) Clima mediterraneo con inverni miti ed estati calde: pini marittimi, olivi, macchia mediterranea. 6) Clima di montagna, con precipitazioni spesso nevose e inverni rigidi. Foreste di querce, faggi, abeti e larici, quindi pascoli e alpeggi.

Idrografia.
La maggior parte dei corsi d’acqua della Francia tributano a uno dei quattro grandi fiumi: la Senna, la Loira e la Garonna sul versante atlantico, il Rodano su quello mediterraneo. Per breve tratto anche il Reno interessa il suo territorio. p Popolazione. Nel periodo tra le due guerre il Paese era minacciato da una seria diminuzione della popolazione e forte era la corrente immigratoria. L’attuale densità media della popolazione è di 104 ab./km2. Forti densità si hanno in alcune regioni agricole specializzate , sulle coste bretoni e provenzali, intorno ai porti, ma soprattutto nelle regioni industriali e intorno a Parigi.

Economia.
La Francia è una delle grandi potenze economiche mondiali. Lo sviluppo, almeno nei suoi obiettivi principali, è stabilito da appositi piani che nascono dalla collaborazione tra le grandi imprese private e gli Enti statali. Una nazionalizzazione di diversi settori si è avuta tra il 1980 e il 1986. In ragione dell’insufficienza del mercato interno nel sostegno della domanda di beni, l’appartenenza alla CEE si presenta vantaggiosissima per gli scambi di prodotti manufatti, così come proficua appare la cooperazione con gli altri Paesi della Comunità francese, ricchi di materie prime molto preziose e capaci di assorbire la produzione agricola, il cui smaltimento trova qualche difficoltà in ambito europeo. La Francia è infatti leader europeo in molti settori agricoli, nonostante l’agricoltura occupi solo il 6% della popolazione attiva; le colture tradizionali sono il frumento, la frutta, la barbabietola, il mais e il vigneto. Il patrimonio di bovini e suini è notevole e consente una buona esportazione dei prodotti , soprattutto di formaggi pregiati. La viticoltura dà vini rinomati in Alsazia, Borgogna, Champagne, Charente e Bordolese. Importante la produzione di ostriche e aragoste. L’industria francese ha nella chimica e nella metalmeccanica i suoi settori principali. La produzione di acciaio, alimentata dalle risorse di ferro, ha consentito un rapido sviluppo della fabbricazione di autoveicoli, materiale ferroviario, aeroplani e naviglio. La metallurgia presenta una vasta gamma di lavorazioni. Il sottosuolo offre limitati giacimenti di carbone, petrolio e metano, ma è ricco di bauxite e di uranio. Attive le industrie chimiche , tessili e alimentari.

LINGUA E LETTERATURA
La Francia è tra le nazioni europee più avanzate nel processo di unificazione linguistica. Sussistono solo tre ’isole’ linguistiche: quella basca, quella bretone, quella fiammingo-tedesca. Per il resto, in tutto il territorio nazionale si parla il francese, lingua indoeuropea del gruppo romanzo, derivata dal dialetto dell’Île-de-France (appartenente al gruppo dei dialetti detti ’di lingua d’oil’) che si è diffuso a partire dall’XI sec. imponendosi sui dialetti francoprovenzale e provenzale (lingua d’oc). p Letteratura. Il più antico testo in lingua francese, i Giuramenti di Strasburgo, risale all’842. La più originale espressione letteraria dei primi secoli è la poesia epica, che si afferma con le canzoni di gesta, di cui la più famosa e antica è la Chanson de Roland (II metà XI sec.). La suggestione di vicende e Paesi lontani si ritrova, oltre che nel poema epico, nel romanzo, e in particolare nel ciclo bretone; le leggende su re Artù e sui cavalieri della Tavola Rotonda costituirono, insieme con quella di Tristano, il nucleo principale della materia cui attinsero, nella seconda metà del XII sec., Marie de France e Chrétien de Troyes, considerato l’iniziatore della narrazione romanzesca in senso moderno. Parallela al romanzo cavalleresco è la lirica trobadorica del Sud della Francia, che ebbe il suo capostipite in Guglielmo IX di Aquitania e i maggiori esponenti in Jaufré Rudel, Raimbaut de Vaqueiras, Arnaut Daniel, Bernard de Ventadorn, Bertrand de Born, Guiraut de Borneil. Ai modelli in lingua d’oc si ispirarono anche molti rimatori in lingua d’oil della Francia settentrionale (trovieri), tra i quali emerge la personalità di Rutebeuf. Un filone popolare, espressione della borghesia cittadina e non più delle corti, comprende tra l’altro il Roman de Renard, vasta epopea animalesca a sfondo allegorico; accenti ancora più originali, con spunti anticlericali e antifemministici, si trovano nei fabliaux. Sintesi della problematica medievale e opera all’epoca d’immenso prestigio è il Roman de la Rose. Nel XIV-XV sec., nel campo della poesia, le personalità di maggior rilievo sono Guillaume de Machault, Eustache Deschamps, Charles d’Orléans e soprattutto François Villon. Per quanto concerne il teatro, fiorì il dramma liturgico, dapprima in latino e poi in volgare (Jeu o Mystère d’Adam del XII sec., miracles del XIII e XIV sec., i colossali mystères e passions del XV-XVI sec.). Ancora nel XV sec. nascono le premesse della commedia politica e di quella di intrigo e di costume. Nella storia della cultura francese il confine tra Medioevo e Rinascimento si può dire segnato dalle discese francesi in Italia, con la scoperta della civiltà italiana. Figure di rilievo sono in questo periodo Clément Marot, Calvino e soprattutto Rabelais. L’Umanesimo promosse un rinnovamento delle forme poetiche a opera del gruppo della Pléiade, che ebbe i suoi maggiori esponenti in Ronsard e Du Bellay. All’inizio del XVII sec., Malherbe oppone all’esuberanza di Ronsard e dei suoi epigoni una rigida semplificazione retorica e lessicale. Si rafforza intanto il potere statale: per iniziativa di Richelieu viene fondata nel 1635 l’Académie Française, dalla quale molti generi sono proscritti indiscriminatamente. Intanto, con l’influsso della Commedia dell’arte italiana, nascevano le prime compagnie di attori professionisti. Il Cid (1637) di Corneille è il primo capolavoro del teatro francese: si avverte, in esso, il riflesso della filosofia cartesiana, mentre il movimento giansenista esercita la sua influenza su Bossuet, Pascal e su vasti settori del pubblico colto. Dopo la Fronda, intorno alla corte di Luigi XIV si concentra, nel giro di tre decenni circa (1660-1690), l’attività di un gruppo di grandi scrittori: è il periodo aureo della letteratura francese. Accanto a Racine (considerato generalmente il più grande drammaturgo francese) e a Molière, La Fontaine attinge al lirismo nel sottile equilibrio delle sue favole; Madame de Sévigné offre con le sue lettere il modello di una prosa elegante e discorsiva; La Rochefoucauld filtra attraverso il linguaggio dei raffinati salotti del tempo una visione pessimistica della vita. Toni inquieti compaiono in Fénelon, La Bruyère, Saint-Simon. Per iniziativa di Perrault, si propone la Querelle des Anciens et des Modernes, che mette in questione il principio dell’imitazione degli antichi, la cui priorità è sostenuta con ardore da Boileau. Nel XVIII sec. si fanno più sensibili i rapporti con altre culture. Il romanzo picaresco spagnolo presta i suoi schemi al Gil Blas di Lesage e ai romanzi, insieme psicologici e realistici, di Marivaux; altri spunti realistici, a sfondo sentimentale o satirico, vengono dal romanzo inglese e sono accolti da Prévost, e in parte da Diderot; dell’influsso inglese risente pure la dottrina politica dichiaratasi nell’opera di Montesquieu. Attraverso l’Encyclopédie sono rivendicate la libertà di pensiero e la tolleranza religiosa, idee che trovano la loro espressione più significativa nell’opera di Voltaire, mentre Rousseau imposta in termini moderni il problema della democrazia e con le sue opere letterarie costituisce un patrimonio cui attingerà tutto il Romanticismo europeo. Una delle opere più interessanti della narrativa del secolo è Les liaisons dangereuses di Laclos, dove l’assunto moraleggiante è trasceso da una lucida ambiguità. Fermenti sociali nuovi sono infine da rilevare nell’opera teatrale di Beaumarchais e di Diderot. La Rivoluzione produce un grande poeta, Chénier, che i romantici esalteranno; Chateaubriand e Constant rinnovano il gusto in senso romantico; Madame de Staël promuove l’idea di una coscienza letteraria europea. Il Romanticismo trova nella poesia lirica (Lamartine, Hugo, Vigny, Musset) e nel teatro (Hugo, soprattutto) il terreno della rottura polemica più appariscente con la tradizione letteraria precedente. Ma fu nel romanzo che gli scrittori operarono un rinnovamento in profondità: la Comédie humaine di Balzac e i romanzi di Stendhal costituiscono un’acquisizione decisiva a livello europeo, che dal Romanticismo passa a un realismo di profonda analisi. Parallelo a questo fenomeno è il nuovo impulso della storiografia, culminante nell’opera di Michelet. Nel gruppo di scrittori venuti impetuosamente alla ribalta a cominciare dal 1830 è inoltre da ricordare Baudelaire, fondatore della sensibilità poetica moderna: da lui derivano Verlaine e Rimbaud e gli altri che ricavano dalla sua poetica l’idea simbolista, il cui cantore più alto è l’ermetico Mallarmé. Nella narrativa, il superamento definitivo del Romanticismo si esprime in Flaubert con il suo capolavoro Madame Bovary. L’impersonalità perseguita da Flaubert è innalzata a metodo dai naturalisti: da Maupassant ai Goncourt, a Zola. L’esaurirsi del movimento naturalista è accompagnato da una serie di esperienze contrastanti (Huysmans, Bourget, Barrès, France, Philippe). A partire da Péguy e da Claudel anche la letteratura cattolica appare sempre più divisa, da Bernanos a Mauriac, tra conservatorismo e fermenti di rinnovamento. La reazione al positivismo è legata al prestigio della filosofia di Bergson, che fu uno dei punti di riferimento dell’opera di Valéry e fornì la base di partenza alla grandiosa costruzione psicologica e narrativa di Proust. Alla stessa generazione appartiene Gide, che rifiuta ogni conformismo. Col nuovo secolo emergono nuovi movimenti rappresentati da personaggi come Éluard, Cocteau, Radiguet, Proust e Alain-Fournier. Più che dalle sperimentazioni formali di Gide, il romanzo è rinnovato dalla ripresa di un confronto più risentito con la realtà (Céline, Malraux ecc.). Negli anni della seconda guerra mondiale, la narrativa è legata ai nomi di Sartre, Camus, Nizan; dopo la guerra, nel 1954 nasce la nuova corrente del romanzo (nouveau roman o école du regard), mentre il teatro si esprime con le opere di Claudel, Giraudoux, Cocteau, Anouilh, Sartre, Camus, Ionesco, Beckett. Nella narrativa ancora più recente si impongono M. Yourcenar, E. Tarpon, M. Duras. Negli anni Ottanta autori come J. Roubaud, la cui poesia dà una visione fredda e quasi scientifica della realtà, e la scrittrice A. Ernaux, i cui romanzi hanno un enorme successo di pubblico, hanno rinnovato il panorama letterario transalpino. ARTE I Franchi, troppo scarsi di numero, non modificarono il substrato culturale locale, né crearono monumenti di rilievo; numerosi sono invece gli elementi bizantini e orientali nelle chiese dell’epoca, alcune delle quali risalgono al V sec., tutte più volte ricostruite e restaurate, specialmente durante la rinascenza carolingia (Cappella palatina di Aquisgrana, S. Gallo in Svizzera), periodo in cui raggiunsero particolare splendore anche gli avori, le miniature e l’oreficeria. L’arte romanica trasse vitalità dalla fondazione degli ordini monastici e trovò nell’abbazia di Cluny un importantissimo centro di elaborazione del nuovo linguaggio architettonico. Sotto il patrocinio degli abati cluniacensi fiorirono anche la scultura (capitelli di Autun e di Cluny, rilievi della cattedrale di Chartres) e la pittura. Intanto, fin dalla prima metà del XII sec., specialmente attorno a Parigi si annuncia il trionfo dello stile gotico; nel XIII sec., l’esempio della cattedrale di Chartres, ricostruita dopo l’incendio del 1194, offrì nuovi spunti tecnici e formali per la costruzione di chiese, nelle quali sempre più accentuati appaiono lo sviluppo ascensionale e l’ampiezza delle finestre e dei rosoni, chiusi da splendide vetrate policrome. Per lo più scomparsi sono i giganteschi castelli feudali e le cinte difensive della città. L’influsso del Rinascimento italiano si avverte in Francia sin dalla prima metà del XV sec., ma diventa predominante sotto il regno di Francesco I, quando numerosi artisti italiani furono chiamati a lavorare nel castello di Fontainebleau. Il peso della tradizione gotica si avverte ancora, specie nell’architettura sacra e in numerosi esempi di architettura civile (castelli della Loira). Il predominio dell’arte italiana in Francia caratterizza anche il Seicento, mentre, tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII sec., l’arte francese si emancipa completamente dal modello italiano. Dall’impaccio accademico si libera anche la pittura di A. Watteau, mentre l’istituzione regolare dei Salons, nel 1737, fa conoscere al pubblico altri pittori. Frattanto, la scoperta di Ercolano e dei templi di Paestum e le teorie di Winckelmann e del Lessing portano allo sviluppo del gusto neoclassico (J.-A. Houdon, F. Rude, J.-L. David, F. Gérard, A.-G. Gros). Appartengono alla pittura romantica: J.-L.-A. Géricault, J.-A.-D. Ingres, E. Delacroix, J.-B. Corot e i paesaggisti della scuola di Barbizon. Agli aspetti deteriori e scenografici della cultura romantica reagirono, in nome di un nuovo naturalismo, scultori come A.-L. Barye e J.-B. Carpeaux e pittori quali, dopo il 1860, i grandi maestri dell’impressionismo: Manet, Degas, Monet, Renoir, Fantin-Latour, Sisley, Pissarro, Cézanne; dalla decomposizione del tono di Degas mosse il pointillisme di G. Seurat e di P. Signac, mentre l’esotismo di P. Gauguin, la rigorosa struttura formale di Cézanne, la scoperta della scultura nera e la violenza cromatica di Van Gogh influiscono, all’inizio del XX sec., tanto sulla nascita del fauvisme (1905), con H. Matisse, G. Rouault, A. Derain, quanto su quella del più tardo cubismo (1908-1910), con Picasso, Braque, Gris, punto di partenza di tutte le correnti artistiche contemporanee. Nel 1919 si diffonde in Francia il dadaismo e nel 1924 A. Breton stende il primo manifesto del surrealismo; a varie tendenze, più o meno legate ai movimenti maggiori, appartengono, in pittura: P. Bonnard, A. Modigliani, M. Utrillo, M. Chagall; e in scultura: H. Laurens, C. Brâncusi, A. Archipenko. Già nell’Ottocento erano nati i primi esempi di edifici in ferro (Galleria del Louvre, Torre Eiffel); delle possibilità costruttive del ferro e del cemento armato, nella ricerca di un linguaggio architettonico più moderno ed essenziale, si valgono, nel Novecento, A. e G. Perret e poi tutti i maggiori esponenti dell’architettura razionale, da Le Corbusier a T. Garnier, a F. Le Coeur, a H. Sauvage, a R. Mallet-Stevens. Nel secondo dopoguerra si affermano le nuove tendenze informali di Dubuffet, Fautrier, Hartung, Michaux e altri, mentre vengono alla ribalta numerosi centri artistici cui Parigi nel 1977 contrappone il Centro Beaubourg, realizzato per l’accentramento delle più diverse manifestazioni d’arte e di cultura.

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