rapporto scienza religione

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Testo

Nei due campi di studio l'idea di natura occupa un posto centrale. Lo studio della natura costituisce quasi l'essenza di ciò che riteniamo sia la ricerca scientifica. Essa è infatti un tentativo di comprendere la natura (anche quella umana) e di raggiungere, attraverso di questa conoscenza, un certo dominio e controllo pratico su di essa1. La fede religiosa, da parte sua, vede la natura come creazione e dono di Dio, e come manifestazione della sua grandezza. Tuttavia, non sembra facile per la scienza e la teologia portare a termine un dialogo sul concetto di natura. Lungo la storia non raramente sono sorte delle incomprensioni. Il caso Galileo è un esempio paradigmatico. Galileo avrebbe tentato di far valere i diritti di un'ideale di ricerca scientifica impostato sui valori intrinseci della natura, contro quelli delle scuole filosofico-teologiche del momento, ancorati a degli schemi prefissati2. Oggi troviamo ancora delle situazioni di conflitto simil.
Agli inizi degli anni Ottanta, ad esempio, nel rapporto tra scienza e applicazione della medesima per quanto riguarda il nucleare e in particolare il nucleare civile.

A parte i tempi di Galileo, da alcuni decenni a me pare che sia in atto, anche nel mondo occidentale e democratico, un attacco irragionevole nei riguardi della ricerca e anche degli sviluppi applicativi, in particolare nei confronti della genetica molecolare e della biologia cellulare, giudicati forieri di minacce per l'uomo e per l'ambiente.., si tratta di migliorare la vita delle persone, com’è peraltro lo scopo della scienza. Uno degli scopi della scienza –– è quello di facilitare il più possibile il benessere dei cittadini, fisico
I. Introduzione
Almeno negli ultimi tre secoli, il rapporto fra scienza e religione ha accompagnato tutta la storia del pensiero e ne troviamo le tracce sia nella storia della filosofia, sia nel dibattito culturale e di opinione pubblica. Allargando ancora la prospettiva, dovremmo dire che l'incontro fra scienze naturali e visione religiosa del mondo cominciò di fatto nelle università medievali, quando il pensiero aristotelico da un lato ed i primi passi delle scienze pre-galileiane dall'altro, irrompono e reclamano uno spazio proprio nella lettura della realtà, lettura che fino a quel momento era stata offerta essenzialmente dalla Sacra Scrittura.. Tuttavia, anche uno sguardo al presente ci mostrerebbe che il dibattito fra cultura scientifica e pensiero religioso è presente in buona parte della divulgazione scientifica, nei mass media, ed interessa vasti strati dell'opinione pubblica
III. Il rapporto tra scienza e religione in un percorso di formazione scolastica: alcune premesse
Interrogarsi sul rapporto che potrebbe instaurarsi fra pensiero scientifico e pensiero religioso nel contesto di un percorso di formazione scolastica implica, per gli insegnanti, essere in primo luogo consapevoli che il cristianesimo è depositario di una precisa visione dell’uomo, del mondo e della storia. Appartengono al nucleo di questa visione: a) la concezione dell’essere umano come immagine e somiglianza di Dio, creato per conoscere e dialogare con il suo Creatore, con il compito di custodire ed umanizzare la terra che gli è stata affidata; b) una comprensione del mondo come creazione, ovvero effetto di una parola creatrice, personale, razionale, ovvero un mondo che ha avuto una origine ed è guidato in modo provvidente dal suo Creatore verso il compimento del suo fine;
Il cristianesimo andrebbe pertanto considerato come fonte di una cultura che investe molti campi del sapere umano e dialoga con essi. Ancor più, gli stessi campi del sapere umano hanno la capacità di mostrare un’apertura verso domande per le quali il cristianesimo possiede una risposta..
Il pensiero scientifico ha “modellato” la razionalità e il modo di pensare del nostro tempo. In questa influenza esiste un aspetto senza dubbio positivo, perché la scienza ha migliorato la qualità di vita dell’uomo e ne serve lo sviluppo culturale e l’organizzazione sociale
• una certa “eredità storica” porta a vedere nella religione un ruolo di “freno allo sviluppo del progresso scientifico (Galileo, Darwin). Esisterebbe una “resistenza” alla novità, per la difficoltà di interpretarla nella visione biblica del mondo, ormai consolidata;
IV. Situazione attuale del dialogo fra scienza e religione nel dibattito di opinione pubblica
Uno sguardo alla cultura contemporanea e al dibattito di opinione pubblica mostra facilmente che, rispetto alla prima metà del Novecento, e comunque negli ultimi decenni, esistono oggi mutamenti sostanziali nel rapporto fra teologia e scienze naturali.
Un importante fattore di riavvicinamento è stato la riscoperta, da parte della storiografia del Novecento, delle radici cristiane di numerose idee filosofiche che hanno successivamente favorito lo sviluppo del pensiero scientifico.
Va infine segnalato che vi è stato un certo cambiamento anche nell’atteggiamento della teologia nei confronti dei risultati delle scienze: questi non sono più visti come “fonte di problemi”, ma se ne sottolinea adesso anche l’importanza per il lavoro teologico. Un cambio, questo, dovuto soprattutto al Concilio Vaticano II e al magistero di Giovanni Paolo II. Si considerino in proposito i seguenti testi:
“L'esperienza dei secoli passati, il progresso delle scienze, i tesori nascosti nelle varie forme di cultura umana, attraverso cui si svela più appieno la natura stessa dell'uomo e si aprono nuove vie verso la verità, tutto ciò è di vantaggio anche per la Chiesa” (Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, 44)
“Infatti gli studi recenti e le nuove scoperte delle scienze, della storia e della filosofia, suscitano nuovi problemi che comportano conseguenze anche per la vita pratica ed esigono anche dai teologi nuove indagini. I teologi sono inoltre invitati, nel rispetto dei metodi e delle esigenze proprie della scienza teologica, a sempre ricercare modi più adatti di comunicare la dottrina cristiana agli uomini della loro epoca” (ibidem, 62).

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