la tregua

Materie:Scheda libro
Categoria:Italiano

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SCHEDA LIBRO: LA TREGUA
Autore: Primo Levi
Titolo: La Tregua
Luogo di edizione: Torino
Editore: Einaudi
Anno: 1963
Vita e opere: Nasce nel 1919 a Torino dove trascorre l'infanzia e la prima giovinezza e dove ha vissuto con la propria famiglia.
Nel 1934 si iscrive al primo anno di liceo presso il ginnasio liceo D'Azeglio di Torino. Nel 1941 presso l'Università di Torino, si laurea in chimica . Per ragioni di lavoro, nel 1942 è costretto a trasferirsi a Milano. Nel 1943 si rifugia sulle montagne sopra Aosta, unendosi ad altri partigiani, però viene quasi subito catturato dalla milizia fascista e un anno dopo internato nel campo di concentramento di Fossoli e successivamente deportato ad Auschwitz. Viene liberato il 27 Gennaio 1945 in occasione dell'arrivo dei Russi al campo di Buna-Monowitz, anche se il suo rimpatrio avverrà solo nell'ottobre.
Nel 1947 pubblica “Se questo è un uomo” ripubblicato anche nel 1954. Nel 1963 pubblica il suo secondo libro "La tregua" col quale vince il premio Campiello. Altre opere da lui composte sono: una raccolta di racconti dal titolo “Storie naturali”, con il quale gli viene conferito il Premio Bagutta; una seconda raccolta di racconti “Vizio di forma”, una nuova raccolta ” Il sistema periodico”, con cui gli viene assegnato il Premio Prato per la “Resistenza”; una raccolta di poesie “L'osteria di Brema”; La chiave a stella; La ricerca delle radici; Antologia personale; Se non ora quando con il quale vince il Premio Campiello per la seconda volta e infine nel 1986 “I Sommersi e i Salvati”.
Muore suicida l'11 Aprile 1987.
Breve riassunto del romanzo: Il libro inizia con l'arrivo dei Russi al campo di Buna-Monowitz, quattro giovani soldati a cavallo che osservano sbigottiti e increduli dall'alto di un colle, il 27 Gennaio 1945, mentre Levi e un altro sopravvissuto stanno trasportando alla fossa comune un compagno morto durante la notte.
La storia prosegue con il ricordo degli avvenimenti accaduti dopo l'avvento dei Russi: giungono i primi rifornimenti, i primi soccorsi, pagarne polacche si aggirano per il campo occupandosi dei superstiti. I prigionieri ancora in vita, i malati, i moribondi vengono trasferiti al Campo Grande di Auschwitz ("una sterminata metropoli" al cui confronto Buna-Monowitz sembra un villaggio), in cui l'autore, appena giunto, si ammala dove avrà modo di conoscere molti personaggi.
Ristabilitosi, abbandona il campo aggregandosi a coloro che sono in grado di affrontare il viaggio di ritorno nei rispettivi paesi. Ma ha inizio così quella estenuante odissea che lo avrebbe condotto per circa un anno attraverso l'Europa Orientale, facendolo partecipe di avventure assurde; e rendendo il rimpatrio come un miraggio, e ambientando la narrazione in episodi e figure da incubo, a rendere suggestivo il racconto è lo sfondo in cui si muove: un'Europa devastata, un paesaggio in disfacimento che presenta ovunque i segni della recente catastrofe e dove si collocano uomini sconvolti dalla guerra.
Nel corso dei suoi spostamenti da un campo di raccolta ad un altro viene a contatto con uomini che egli definisce "esemplari scaleni, difettivi, abnormi". Ad esempio la figura del Greco, un ' Ebreo di Salonicco, con il quale l'autore trascorre una "settimana randagia" giungendo a Katowice. Un'altra figura è quella di Marja Fjodorovna che incontra nel campo di sosta di Katowice e con la quale collabora per un certo tempo come "farmacista" presso l'infermeria dello stesso campo. Sempre qui conosce l'Italiano Cesare con il quale instaura una solida amicizia. È Cesare che lo introduce nel mercato nero di Katowice. Qui la situazione diventa meno tesa e l'angoscia lentamente si trasforma in una momentanea serenità. Nel Maggio del 1945, la guerra ha fine. La natura esplode "come un uragano" nel campo i russi si lasciano trasportare dall' euforia e organizzano festeggiamenti e spettacoli. Ma poco dopo Levi si ammala di pleurite ed è in questa occasione che incontra altri singolari personaggi, come il dottor Gottlieb che esercitava la professione di medico proprio a Katowice. In quei giorni, fu comunque un vecchio Italiano soprannominato il Moro di Verona, ad attirare la sua attenzione.
Sul finire della primavera, dopo quattro mesi di attesa nel medesimo campo, giunge la notizia del rimpatrio. I reduci Italiani, circa ottocento, con "fragorosa allegria" salgono nei vagoni merci in partenza per Odessa dove li attende un treno che, come molti dicono, dovrebbe portarli in Italia. Ma ciò non accade in quanto il treno non giunse mai ad Odessa. Alla stazione di Emermka nella Russia Bianca, dopo sei giorni di viaggio in condizioni alquanto sgradevoli, i reduci apprendono che il convoglio non può proseguire.
Intraprendono così un viaggio verso Nord, che di tappa in tappa, li conduce nella splendida località di Staryie Doroghi, che raggiungono a piedi dopo aver sostato, per circa dieci giorni, a Slark. Giunti a Staryie Doroghi, risiedono in un gigantesco edificio detto la casa Rossa, "piena di misteri e trabocchetti come un castello di fate", situato in un luogo ai margini di una foresta. Qui, sempre in attesa di un rimpatrio, sostano per due mesi, fino al 15 Settembre del 1945. Finalmente arriva l'annuncio della partenza e, dopo una notte di festeggiamenti, tutti gli Italiani raccolti nel campo si dirigono alla stazione del piccolo villaggio dove c'è un treno. Ma rimangono delusi quando si accorgono che il treno ripercorre all'indietro le tappe del viaggio fatto in precedenza e ciò conferma il disordine dell'organizzazione russa.
Il convoglio viaggia con molta lentezza, con continue soste e inciampi. Giunto a Zmerinka, dove i superstiti alcuni mesi prima avevano già trascorso giorni d'attesa angosciosi, anziché dirigersi verso il centro-Europa, scende verso Sud, fin quasi alle sponde del mar Nero, per poi risalire lentamente attraverso la Romania, l'Ungheria, la Cecoslovacchia e giungere a Vienna l'8 Ottobre, dopo un viaggio durato più di venti giorni. Sia lo spettacolo di una Europa distrutta che i continui ricordi dei reduci, fanno sembrare sempre più lontana la gioia del rimpatrio. A Bratislava, vedendo quei monti che sbarravano il lugubre orizzonte di Auschwitz, sono assaliti dall'angoscia, patiscono nuove sofferenze quando il convoglio, lasciata l'Austria, entra in Germania e raggiunge Monaco. Guardandosi attorno, osservando la gente che camminava per le strade, non possono fare a meno di chiedersi se i Tedeschi sono a conoscenza di quanto è avvenuto ad Auschwitz.
Le ultime pagine, quelle che narrano il passaggio del Brennero nella notte del 16 Ottobre sono molto tristi, in quanto se “La tregua” sta per concludersi, se la lunga odissea del rimpatrio sta per finire, per loro il futuro rimane sconosciuto, levi si pone quindi della domande che consistono in ciò che egli ha definito "il veleno di Auschwitz" e la ragione per cui l'offesa subita è inguaribile e incancellabile nel tempo.
Commento personale:È un libro che narra della libertà tanto sperata nei campi di concentramento. Primo Levi con questo seguito vuole mostrare il cambiamento che i superstiti hanno subito dopo la liberazione: ritrovano le forze e la speranza di un futuro, ritornano alle loro case anche se continuano ad essere tormentati da quei terribili ricordi.
Durante questa odissea c'è chi intraprende la strada del commercio per procurarsi del denaro con il quale sopravvivere e chi ruba; ma nello stesso tempo si mescolano tra di loro, si aiutano l'un con l'altro e si compatiscono: sono così "tornati ad essere delle persone" con sentimenti, emozioni, desideri, in quanto possono finalmente pensare e riposare. Più si avvicinano alle proprie terre e più sono assaliti da sentimenti opposti: l'ottimismo e l'angoscia che qualcosa possa impedire loro il rimpatrio e infatti, all'inizio sono increduli del loro arrivo, ma infine riacquistano la loro sicurezza.
Collegamento storico:
In questo caso non si può fare un vero e proprio collegamento storico perché questo testo è un diario riguardante il difficile ritorno alla liberta e alle proprie terre del personaggio principale, ovvero Levi e dei suoi “amici di viaggio”che incontra nel suo cammino, partendo da uno scenario di tristezza e di morte come quello che avviene nei Lager.

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