"La peste" di Albert Camus

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Testo

‘La peste’ di Albert Camus

Un’immensa quantità di topi viene trovata morta in ogni angolo della città di Orano, presagio riconoscibile di qualcosa di estremamente drammatico. Infatti, in breve tempo una tremenda epidemia si diffonde in tutta la città. Ogni giorno si nota il progressivo espandersi della malattia, l’aumentare del numero delle vittime e nessuno è in grado di fermare questo terribile contagio. Nulla e’ in grado di porre freno a questa orribile malattia. Un autorevole medico della città, Bernard Rieux, avanza ipotesi di peste e la città viene isolata e costretta a chiudere ogni minimo tipo di contatto con il mondo esterno. In tutti i modi si cerca di combattere la pestilenza: religiosamente, medicalmente ma soprattutto con molta solidarietà da parte di tutti.

Nell’immenso dramma di una cittadina colpita da un’epidemia di tale portata, il personaggio più emblematico non è secondo me il dottor Rieux (che pure lavora costantemente vicino agli appestati a ritmo continuo, senza mai darsi tregua), protagonista del romanzo, ma il giornalista Raymond Rambert. Secondo me egli è senz’altro la personalità più strana e controversa ma allo stesso tempo più solidale del libro, tenendo conto che decide di aiutare degli sconosciuti, con cui lui non ha mai avuto niente a che fare. Egli non è un abitante di Orano, si trova in Algeria soltanto per condurre un’inchiesta per conto di un quotidiano parigino riguardo le condizioni di vita degli arabi. Decide quindi d’intervistare Rieux per chiedere ragguagli sullo stato sanitario degli Algerini. Camus lo descrive come ‘basso di statura ma forte di spalle, con un volto deciso e occhi chiari, intelligenti; veste abiti di taglio sportivo e sembrava a suo agio nella vita.’
A causa dell’espansione del morbo, la prefettura impone la chiusura delle porte della città, impedendone il transito sia in ingresso che in uscita. Il giornalista, estraneo alla vicenda vuole a tutti i costi tornare in Francia dove ha lasciato la donna amata. Inizia così un crocevia attraverso prefettura ed enti competenti allo scopo di ottenere un lasciapassare. Rambert, spazientito dalle lungaggini burocratiche, è intenzionato ad evadere illecitamente corrompendo le guardie all’uscita. Viene aiutato nel suo intento da due loschi figuri che però gli ordinano di attendere. Per lui ogni giorno lontano dalla sua amata è privo di senso e vorrebbe fare scorrere il tempo più velocemente per incontrarla al più presto. Durante i giorni d’attesa frequenta principalmente il dottore e comprende lo sforzo più grande di lui al quale è sottoposto. Rambert diviene parte attiva della società, quella parte di essa che non si arrende al morbo: organizza squadre dedite a curare gli appestati e ne dirige una di esse. Quando finalmente giunge il giorno della fuga e quindi il riconciliamento tra Raymond e la sua fidanzata, egli decide di restare, poiché non sarebbe stato capace di riabbracciare l’amata se non avesse compiuto fino in fondo il suo dovere: quello di rimanere e non abbandonare al proprio destino Rieux, Tarrou, Grand, Castel, Othon e gli altri.
Orano è decimata, i cimiteri sovraffollati, dottori e personale ausiliario scarseggiano, la situazione è tragica ma Rambert vuol poter riabbracciare la propria metà a testa alta. L’episodio che più di tutti segna indelebilmente la coscienza del giornalista è la sofferenza del giovane figlio di Othon, che lo condurrà alla morte. Padre Paneloux, nelle sua prima predica alla comunità, aveva detto che la peste era un flagello inviato da Dio per punire i peccatori. Rambert, Rieux e Tarrou rimangono scioccati nel veder perire un’anima così innocente e pura come quella di un bambino dopo aver vegliato giorno e notte sull’esile corpicino indifeso e aver tentato disperatamente di sottrarlo alla morte iniettandogli il siero di Castel.
La peste semina ancora morte ma gradatamente le cose migliorano e si aprono le vie di comunicazione della città. Le navi fanno scalo al porto e i treni sostano alle stazioni, tutto sembra tornato alla normalità, anche se dopo un evento di tali proporzioni nulla può essere come prima.
Quando Rambert riesce finalmente ad incontrare l’amata, i due si abbracciano e scoppiano in un pianto di commozione. Se si fossero ricongiunti alla prima occasione probabilmente il dolore per la separazione sarebbe stato minore ma le lacrime versate meno sincere.
In una Orano straziata dal dolore causato da un morbo implacabile ma anche dalla viltà di molti suoi cittadini forse sarebbero stati necessari più Raymond Rambert.

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  1. federico montinaro

    wow che figata scaricare la peste di camus, è davvero fico, cioè


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