Se questo è un uomo-Primo Levi

Materie:Scheda libro
Categoria:Generale

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Data:17.04.2001
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Testo

Se questo è un uomo Primo Levi
Se questo è un uomo è un libro di Primo Levi, che con gli altri due ( La Tregua e Nel Lager di Aushwizz) fa parte di una raccolta che ha come tema fisso lo sterminio della Seconda Guerra Mondiale , sterminio che tra l’altro non colpì solo gli ebrei ma anche tutte le altre razze non pure , o meglio non ariane, tutti i politici scomodi e tutti , o quasi , i carcerati.
Primo Levi scrisse questo libro dopo il ritorno in Italia . A differenza degli altri due libri , questo è intento non tanto a descrivere gli stati d’animo , le sofferenze , i rapporti umani , ecc….; ma bensì vuole fare una descrizione di quello che era il sistema dell’intero lager , e fin dall’inizio Levi si pone delle domande alle quali ben presto rinuncia nel dare una risposta . Come può un uomo rispondere a quesiti che in realtà non esistono?
Se questo è un uomo è strutturato in una maniera piuttosto schematica : è diviso in capitoli di lunghezza simile ; ogni capitolo parla di un singolo argomento, approfondendolo e completandolo ; gli avvenimenti sono descritti in maniera cronologica.
Come introduzione , anzicchè trovare il solito racconto troviamo una poesia che , nella sua lunghezza ha un impatto molto forte , e subito ci mette a contatto con la cruda realtà del lager e con l’indifferenza che il resto del mondo , fuori dalle mura del campo prova verso i condannati. Gli ultimi versi servono da intimidazione per quelle persone che , chiusi sotto la loro campana di vetro , si rifiutano di guardare la realtà così com’è, e usano gli ebrei un po’ per esorcizzare le paure e sentirsi al sicuro, un po’ come capro espiatorio per le colpe dell’intera società.

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a casa
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un si o per un no
Considerate se questa è una donna
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno
Meditate che questo è stato
Vi comando queste parole
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via
Coricandovi alzandovi
Ripetete ai vostri figli
O vi si sfaccia la casa
La malattia vi impedisca
I vostri nati torcano il viso da voi.

Sin dalle prime pagine si avverte la voglia che i novellini hanno di sapere come funziona il campo e la funzione che loro hanno in esso ; eppure il procedimento è semplice: oggi servi ( quindi vivi) , domani non servi più( è arrivata la tua ora). Purtroppo gli “ospiti” lo capiranno ben presto.
“Haftling :Ho imparato che io sono un Haftling. Il mio nome è 174 517;siamo stati battezzati, porteremo finchè vivremo il marchio tatuato sul braccio sinistro.”
Persino i sentimenti non hanno più posto nel campo: l’amore , l’odio , l’affetto , l’orgoglio, sono come polvere al vento, gli unici sentimenti che persistono nel campo sono la tristezza, l’angoscia a la volontà di sopravvivere.
“Avevamo deciso di trovarci , noi italiani, ogni domenica sera in un angolo del lager ;ma abbiamo subito smesso , perché era troppo triste contarci e trovarci ogni volta più pochi e più deformi e più squallidi.”
Man mano cha passa il tempo Levi , come gli altri , sente il bisogno di una tregua , di un luogo di salvezza che identifica nel Ka-be (sanatorio). Egli lo vede come una sorta di paradiso terrestre ( per quanto possa avere di paradisiaco un padiglione del campo ) dove non sei costretto a lavorare e a marciare per ore a piedi nudi nel fango e nella neve.
Possibile? La risposta è semplice : nel Ka-be , i malati erano a contatto con altri malati ( molto più gravi di loro) ed erano abbandonati a loro stessi e raramente qualcuno ne usciva ( vivo).
Nel libro non mancano personaggi che escono fuori dagli schemi comuni e che oggi ci sono e domani non ci sono più. A far da contrappeso c’è l’amico Arthur .L’importanza della sua figura si avverte maggiormente nell’ultimo capitolo (storia dei dieci giorni) dove Primo e l’amico organizzano vere e proprie battute di caccia al cibo e altri strumenti utili che i tedeschi (scappati di fronte all’imminente attacco del campo) hanno lasciato qua e la . Finalmente alla fine di tutto Primo Levi torna a casa, ma si sente solo: qual è stata la fine degli amici a tutti quelli come lui?

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