L'Epica e i suoi protagonisti

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Testo

L’EPICA

La parola “epica” deriva dal greco “epos” che significa racconto, epopea:

• E’ un genere narrativo (un poema scritto in versi): racconta le vicende più significative di un popolo.

• E’ un racconto celebrativo: esalta le imprese straordinarie degli eroi di un popolo; mantiene viva la memoria delle radici di una comunità che sente il passato come essenziale per la sua stessa identità; rafferma i valori morali e le credenze religiose di una comunità i cui eroi attraverso imprese grandiose ne consacravano la nobiltà e creavano un nesso tra l’umano e il divino; dà sicurezza e speranza a una comunità i cui eroi, esseri superiori, trasmettono il senso dell’onore e lo testimoniano nelle loro imprese coraggiose a difesa del proprio popolo.

Il genere epico ha sempre accompagnato la storia dell’umanità:

• Epica classica.
Poemi dell’antichità (dai miti e leggende dell’area mesopotamica all’epica greca dell’Iliade e Odissea che costituisce le fondamenta di tutta la tradizione occidentale).
Segue le orme di Omero anche Virgilio, autore dell’Eneide che dà al suo poema facente parte dell’epica latina, uno spirito nuovo.

• Epica medioevale.
I canti eroici delle popolazioni germaniche, le chansons di geste francesi e i cantari spagnoli.

• Epica rinascimentale.
Epoca del Rinascimento fino ai canti popolari che alcune culture hanno espresso fino al ‘900.

I contenuti dell’epica

• L’eroe è il protagonista, rappresenta i valori dell’intera comunità e li difende talvolta fino alla morte.

• L’azione narrativa riguarda lo scontro tra due popoli contrapposti, portatori di diversi valori e modi di vita: sopravvive la comunità che vince.

• La vicenda narrativa viene presentata come realmente accaduta ma la verità storica, che spesso esiste davvero, viene travisata dal cantore.

La forma

L’epica racconta in versi le imprese eroiche di una comunità che ama riunirsi per ascoltare un cantore che recita accompagnato da uno strumento a corda (lira o cetra). Ha una forma orale, è una comunicazione tra il mittente e il destinatario. Il cantore adotta lo stile “formulare” (caratteristica non solo dell’epica orale ma anche del successivo genere letterario o scritto) e attinge alla tradizione di memorie collettive già conosciute di cui riporta formule, espressioni meno utilizzate per caratterizzare i personaggi (Achille = piè veloce) sia per completare e rendere musicale il verso. Omero rappresenta il punto di passaggio dall’epica orale a quella scritta: raccoglie ed elabora materiali preesistenti e li fonde in unità con maestria e sensibilità artistica. Infatti l’epica popolare è opera collettiva, frutto dell’apporto di più cantori ciascuno dei quali riprende e rielabora composizioni precedenti.

Omero

Di Omero (800-700 a.C circa) non si sa nulla con certezza. Nemmeno sulla biografia di questo secolo a cui il mondo greco dell’età classica attribuisce la paternità dell’Iliade e dell’Odissea. E’ nata così la “questione omerica”, cioè un dibattito durato nei secoli che tuttora vede due correnti:

• Gli analitici, studiosi che si applicano a distinguere nel testo le parti “secondarie”, aggiunte rispetto alle “principali” attribuite al poeta unico.

• Gli unitari, che considerano irrilevanti le contraddizioni logiche evidenziate dagli analitici e riaffermano Omero come poeta unico.

L’ipotesi attualmente più accreditata è che Omero stesso abbia messo per iscritto i suoi versi e che in questa forma i due poemi si siano rapidamente diffusi dato che eroi omerici comparsero nelle pitture decorative di vasi greci dell’VIII secolo; recentemente è stata rinvenuta a Ischia una coppa, datata 730-725 a.C con un’iscrizione di un episodio dell’Iliade. I rapsodi, declamatori di professione, con la loro recitazione diedero notevole impulso alla diffusione dei due poemi, tanto che l’Iliade e l’Odissea furono sentite dai greci come poemi nazionali (rievocazione di un passato comune e celebrazione dei voleri della propri stirpe). La Grecia politicamente era un’unione di città-stato. Chiariamo il concetto di Stato e Nazione:

• Stato: territorio delimitato da confini e abitato da uomini che seguono determinate leggi.

• Nazione: insieme di persone che hanno stesse origini, stessa cultura, lingua, religione, tradizioni…

La conoscenza delle due opere veniva imparata a scuola; lo studioso contemporaneo più autorevole, Joaclin Latacz, traccia di Omero questa biografia:

• Nasce intorno al 770 a.C da una buona famiglia di una città costiera della Ionia asiatica (Asia Minore).

• Ascolta da giovane antichi canti epici da aedi, buona l’educazione con l’insegnamento del leggere e scrivere.

• Intraprende viaggi che lo portano in giro per la Grecia.

• Nel 730 a.C l’aedo Omero diventa celebre, dà voce alla rinnovata coscienza aristocratica attraverso glia antichi canti che celebravano la guerra di Troia.

• Nel 710 a.C compone l’Odissea, una seconda grande interpretazione della realtà, delle concentrazioni tradizionali del mondo e dell’uomo (ideale aristocratico).

• Il 700 a.C è l’anno presunto della morte.

L’ILIADE

Il titolo dell’opera deriva da Ilio, antico nome di Troia (Asia Minore).
E’ un poema di 24 libri, scritti in esametri, che narra un episodio dell’ultimo anno della guerra intercorsa per 10 anni tra una coalizione di polis greche guidate da Agamennone, re di Argo e Micene, e la città di Troia che si trovava sulla costa in prossimità dello Stretto dei Dardanelli. La guerra contro Troia, secondo il leggendario racconto di cui si trova eco nell’Iliade, scoppia per un fatto privato (= causa occasionale). Paride, figlio di Priamo il re di Troia, rapisce la bellissima Elena, sposa di Menelao, re di Sparta e fratello di Agamennone, perché la dea dell’amore Afrodite gli aveva promesso la più bella delle donne a ricompensa del merito di averla designata vincitrice nella gara di bellezza con le altre due dee, Era e Atena.
L’azione dell’Iliade racconta 51 giorni del nuovo anno e parte dalla crisi nel campo greco tra Agamennone (il capo spedizione) e il più forte tra i guerrieri achei, Achille. Termina con la morte di Ettore, il riscatto del corpo straziato da parte di Priamo e i solenni funerali.

Lo sondo storico: tempo e spazio dell’azione

Nel 1800 Heinrich Schliemann, un commerciante tedesco appassionato di poemi omerici, apprese il greco come autodidatta e ricercò i luoghi descritti da Omero nell’Iliade, sua guida archeologica. Si ritrovò in Turchia, nella Troade,, in prossimità dello Stretto dei Dardanelli. Individuò la pianura bagnata dallo Xanto e dal Simoenta.

• 1870-73: scavò nella collina di Hissarik dove presumeva fosse sorta Troia e trovò 9 insediamenti umani successivi.

• 1876: in Grecia presso Micene, pensò di aver scoperto le tombe degli Atridi (Agamennone e Menelao figli di Atreo).

Schliemann, nonostante le incertezze o errori cronologici, ha il merito di dare inizio all’archeologia greca; per cui:

• Troia è veramente esistita.

• E’ stata distrutta da un attacco portato di greci per la sua posizione strategica forse nel 1200 a.C (età micenea).

• La Grecia subì un’invasione di una nuova stirpe (1200-800 a.C): i Dori, popolo di guerrieri; così cadde in un momento buio (“età oscura” o “medioevo ellenico”).

• Omero nell’800 dà unità alle leggende orali e contribuisce alla rinascita ellenica dopo il periodo buio.

La società dell’Iliade è remota nel tempo, è quella descritta dagli Aedi: i re sono giudici, legislatori, guerrieri la cui autorità dipende dal potere effettivo ottenuto in assemblea dei rari re delle polis che costituivano in alleanza il regno ellenico:

• Il popolo (contadini e artigiani non hanno potere).

• Gli stranieri esercitavano il commercio ( Fenici) con i capi militari.

• Gli schiavi sono prigionieri di guerra e addetti al servizio dei nobili e al lavoro dei campi.

La società dell’Iliade in alcuni passi appare più recente, presenta un’aristocrazia che rivendica il proprio ruolo militare, politico ed economico, che non accetta il potere assoluto del re. Questa classe nobiliare si pone come guida ad una rinascita dopo un periodo buio e ricerca nella poesia epica, una risposta nell’esigenza di una propria autodeterminazione. Nell’ 800 l’avvio di attività commerciali sul mare trova un momento illustre nel mito troiano e in particolare nei viaggi di Odisseo. L’Ionia d’Asia, zona costiera dell’Asia Minore colonizzata dalla stirpe ellenica degli ioni, fu un centro propulsore di questa rinascita.

L’ODISSEA

Il titolo dell’opera deriva da “Odisseus” (greco) o Ulisse (traduzione latina).
Poema epico in esametri suddiviso in 24 libri, narra il difficile e avventuroso ritorno in patria di Ulisse, re dell’isola di Itaca , avvenuto a distanza di 10 anni dalla fine della guerra di Troia. Il dio del mare Poseidone ostacola il ricongiungimento di Ulisse con la moglie Penelope e il figlio Telemaco.
Il poema inizia con il proemio e l’avvio della situazione: gli dei decidono di intervenire. Atena, dea protettrice delle dell’eroe. Su ordine di Zeus si reca a Itaca per consigliare a Telemaco di cercare notizie del padre sia presso Nestore a Pilo sia presso Menelao a Sparta, di crescere per poter essere al fianco del padre nel momento della cacciata dei Proci che volevano i poteri regali in assenza di Ulisse.

• I-IV Libri: si narrano le imprese sopraccitate di Telemaco.

• V Libro: Ulisse da 8 anni è a Ogigia sull’isola di Calipso (un ninfa innamorata dell’eroe). Tuttavia per ordine di Ermete, il messaggero degli dei, Ulisse parte su di una zattera da lui costruita e prende il mare sotto l’ira di Poseidone. Ulisse riesce però a raggiungere l’isola di Scheria, dove vivono i Feaci sotto il regno di re Alinoo la cui figlia è Nausica, e lì trova ospitalità.

• IX al XII Libro: gli episodi più famosi dell’Odissea (il ciclope Poliremo, la maga Circe, le sirene , Scilla e Cariddi…).

• XIII al XXIV Libro: i Feaci trasportano Ulisse addormentato ad Itaca, h sotto le vesti di un mendicante va a riconquistare il suo triplice ruolo, Ulisse svela la propria identità a Telemaco e poi a due servi fedeli (Eumeo e Filezio). La nutrice Euriclea lo riconosce ma Odisseo le ingiunge di non tradirlo fino alla cacciata dei Proci. Penelope indice la gara dell’arco che Ulisse vince. L’eroe si vendica dei suoi rivali, si fa riconoscere da Penelope e dal padre Laerte e riprende la propria autorità e identità.

La straordinaria architettura dell’Odissea

Anche per l’Odissea si è pensato a un poema a più mani, tuttavia la maggior parte dei critici riconosce l’unitarietà dell’opera in cui saranno confluiti canti preesistenti, leggende di argomenti marinari ma che è stato redatto da un poeta geniale che ne ha creato l’impalcatura: un poeta unico che ha strutturato il poema secondo un piano che suscita ammirazione:

• La storia di Telemaco.
• La storia di Odisseo.
• La storia di Penelope.

Fin dal proemio viene preannunciata la conclusione e l fila dei differenti racconti con l’intreccio di varie trame sono tenuti in pugno da un unico autore. Originale è il racconto del ritorno di Odisseo , narrato in prima persona dal protagonista in cui si assista a una dilatazione dello spazio e del tempo: l’azione di Odisseo dura soltanto 40 giorni in cui vengono riferiti eventi di ben 10 anni.

L’elemento meraviglioso

Odisseo introduce il lettore in un mondo che esula dai confini della razionalità (parla di mostri, di situazioni ambigue, pericoli misteriosi…) dove l’uomo si confronta non con altri uomini ma con forze che lo trascendono. L’ambiente è costituito dalla Grecia (le cui popolazioni indigene erano contadini e pastori) e indirettamente dal mare da cui arrivavano le tribù elleniche che diedero il nome di Elleni ai Greci.

Un nuovo tipo di eroe

Il fascino di Ulisse deriva dall’essere un eroe “moderno” rispetto a quelli dell’Iliade, caratterizzato dalla versatilità e dall’intelligenza prima che dalla orza fisica; è un eroe che ci mostra come la razionalità e la prudenza possano servire più dell’impulsività guerresca. Ci induce a riflettere come il coraggio sia una dote anzitutto morale che si manifesta nella perseveranza e nella fedeltà delle proprie convinzioni e ai propri sentimenti.
Dante, parlando dell’uomo Ulisse ci ricorda : “Fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza.”

Virgilio

Publio Virgilio Marone nasce ad Andes (MN) nel 70 a.C da una famiglia di proprietari terrieri. Prende studi per intraprendere l’attività di avvocato a Cremona e Milano sulle materie di grammatica e retorica, l’arte del ben parlare.
Nel 50 a.C và a Roma per perfezionarsi e dove coltiva i suoi interessi personali: poesia, filosofia e a Napoli frequenta la scuola del filosofo Sirone.
Nel 44 a.C viene ucciso a Roma Giulio Cesare, la vita politica e la guerra sconvolgono la città, anche Virgilio ne viene “toccato”: gli viene confiscato il podere del matrimonio che gli verrà restituito. Virgilio scrive le Bucoliche (41-39 a.C) opera poetica di 10 brani che rappresentano un mondo ideale di pastori. Quest’opera attira l’attenzione di Mecenate, potente collaboratore di Ottaviano che sarà il primo imperatore e protettore di poeti e artisti. Su esercitazione di Mecenate Virgilio scrive le Georgiche (37-30 a.C), poema in 4 libri sulla vita dei campi in cui Virgilio esprime tutto il suo amore per la vita semplice e la riflessione sul duro lavoro del contadino quale mezzo per sopravvivere ma soprattutto per reagire alle difficoltà e ai dolori esistenziale impegnandosi in un’attività costruttiva e utile. Opera untile ad Ottaviano che, dopo l’eliminazione del rivale Antonio (31 a.C ad Azio) intende ricostruire e potenziare l’agricoltura per riportare un clima di ordine e pace. E’ questo il periodo di trapasso dalla repubblica alla monarchia e all’impero.
Nel periodo 29-19 a.C Virgilio si accinge a comporre l’Eneide, un grande poema epico scritto per celebrare Roma, le sue nobili origini e la “gens” (famiglia) Julia, di cui Ottaviano è il massimo esponente.
Nel 20 a.C parte per la Grecia nell’intento di perfezionare la parte dedicata al percorso di Enea da Troia all’Italia.
Nel 19 a.C ad Atene si ammala, si imbarca per il ritorno e muore a Brindisi. Agli amici del seguito raccomanda di distruggere l’opera perché non completamente rifinita, ma Ottaviano ne ordina la pubblicazione. Sepolto verso Napoli fu Virgilio stesso a scrivere il suo epiteto.

L’ENEIDE

Il titolo dell’opera deriva da Enea, eroe troiano, protagonista principale del poema epico scritto in XII libri secondo il verso tradizionale dell’esametro. La trama è fitta di avvenimenti e argomenti: Enea, figlio del troiano Anchise e della dea Venere naviga verso l’Italia su volere degli dei per fondare e dare una patria agli esuli troiani scampati dall’incendio di Troia. Giunone è ostile ad Enea per due motivi:

• Il rancore contro i troiani non è sopito nonostante sia stata distrutta.

• Nel futuro la dea vede la preminenza dei romani (che avranno origine da Enea) su Cartagine, città fenicia sorta sulla costa africana a lei cara.

La dea scatena una tempesta che impedisce ai profughi troiani di giungere nel Lazio e li fa approdare in Africa, presso Cartagine. Qui la regina Didone, profuga della Fenicia (Medio Oriente odierno Libano) accoglie Enea e i suoi; lo protegge per l’intervento di Venere e lo invita al banchetto presso la reggia dove Enea racconta come i greci con l’inganno hanno preso e distrutto Troia e le sue peregrinazioni per trovare la nuova patria per i suoi. Il dio Cupido fa nascere in Didone, vedova dopo la morte violenta di Siofeo, un profondo amore per Enea e in gran segreto di sposano. Successivamente Mercurio, messaggero di Giove, ammonisce Enea che riprende il mare per compiere la sua missione. Didone, accortasi della partenza, maledice Enea e la sua discendenza , fa innalzare una catasta di legna e si uccide mentre osserva le navi ormai lontane. I troiani approdano in Sicilia dove si celebrano i riti funebri nella ricorrenza della morte di Anchise; le donne, stanche di navigare, tentano di incendiare la navi. Enea riparte per Cuma (lascia donne e vecchi in Sicilia) e, guidato dalla Sibilla, scende nell’Ade dove rincontra il padre Anchise che gli predice la futura gloria della sua stirpe e di Roma. Terminano così i primi I-VI libri, la prima parte del poema, dedicata ai viaggi di Enea e segue il poema Omerico dell’Odissea, molto conosciuto nella Roma di Virgilio, pur con una nota del tutto virgiliana.
La seconda parte VII-XII libri si svolge in Lazio dove Enea approda sulle rive del Tevere, incontra Latino (re dei latini) che li accoglie e offre in moglie a Enea la propria figlia Lavinia, causa occasionale della futura guerra. La dea Giunone aizza alla guerra Turno, re dei Rutuli, e promesso sposo di Lavinia. La battaglia scoppia (segue l’Iliade) e continua fino alla vittoria di Enea nel XII libro. Nel corso della lotta Enea cerca alleati (Evandro, re degli Arcadi e il figlio Pallante). Durante un attacco di Turno vi è il canto di morte di due giovani soldati (Eurialo e Miso). Muore poi Pallante, ucciso da Turno; muore Lauro (alleato di Turno) e Camilla, vergine guerriera inviata da Turno a sconfiggere la città di Laurento. Per porre fine alla guerra vi è un duello tra Enea e Turno. Nonostante gli interventi di Giunone che tenta di contrastare il Fato, quest’ultimo si compie: Turno viene sconfitto da Enea.

Il modello omerico e l’originalità virgiliana

Virgilio nel progettare e comporre l’Eneide è consapevole del valore del suo maestro Omero, tanto studiato, conosciuto e stimato nella Roma dell’età classica (Augusto -Ottaviano). Progetta un grande poema epico nel quale la narrazione tutta potesse riconoscersi e trovarvi la celebrazione di quei valori che essa sentiva come propri e peculiari. L’imitazione di Omero è ed era fuori discussione (concetto di imitazione pag. 192) nel mondo classico doveva ricercarli e cercare di superare il maestro. Nell’organizzazione dell’Eneide Virgilio vuole sommare l’Iliade e l’Odissea concependo un ritorno simile e diverso (nell’approdo in una terra che non è la patria, in un luogo tanto ricercato e conquistato a caro prezzo). Odisseo ritorna e trova pace, Enea perde le persone care ad eccezione del figlio Ascanio e, una volta sbarcato in Lazio là di fronte ancora incognite e pericoli. Nel finale del poema Eneide Virgilio ricerca il duello dell’Iliade ma i protagonisti sono Enea e Turno.

La celebrazione di Roma

Oltre ad imitare Omero, Virgilio vuole celebrare Roma e la sua gente. La storia i Roma ha così origine su di un disegno provvidenziale, Enea sbarca nel Lazio, dopo varie vicende fonda la città, ne cura la sua ascesa e lo splendore attraverso la gens Julia: l’Eneide è quindi un poema epico in cui la componente storico – patriottica assume importanza, mentre era sconosciuta a Omero; Virgilio non rievoca il passato eroico di un popolo ma unisce il mito con la storia, mostra come il Destino abbia votato la gens Julia (Ottaviano), discesa da Enea e da Venere, a governare Roma.

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