Influenza aviaria

Materie:Tema
Categoria:Italiano

Voto:

1.5 (2)
Download:154
Data:16.03.2007
Numero di pagine:30
Formato di file:.doc (Microsoft Word)
Download   Anteprima
influenza-aviaria_4.zip (Dimensione: 33.84 Kb)
trucheck.it_influenza-aviaria.doc     118.5 Kb
readme.txt     59 Bytes



Testo

Consegna n. 4
TEMA DI ATTUALITA’: L’INFLUENZA AVIARIA
Elabora un testo espositivo-argomentativo sull’argomento, ricorrendo ad adeguata ed aggiornata documentazione.
Gli ungheresi affermano di averla già creata. Gli americani ed i francesi hanno in corso sperimentazioni cliniche; i russi stanno per avviarle: è corsa contro il tempo per dare vita ad un vaccino contro l’influenza aviaria. Quindi non un vaccino “anti-pandemia” (in quanto la variante virale capace di trasmettersi autonomamente da uomo ad uomo non esiste), bensì un vaccino che impedisca il passaggio del virus da pollo ad uomo.
E’ stato organizzato, alcune settimane fa, in Inghilterra, un incontro informale tra i ministri della Sanità dell’Unione Europea. Nessuna decisione è stata presa, ma si è discusso molto delle strategie da adottare; nel corso dell’incontro si è deciso di:
- ottenere dalle aziende assicurazioni precise sulla capacità di produzione di farmaci e vaccini;
- dar vita ad un “Fondo di solidarietà” da utilizzare se e quando la pandemia dovesse scoppiare;
- vietare la pratica dell’allevamento all’aperto in nazioni quali Svizzera, Norvegia, Germania ed Austria, tra le zone più a rischio di contagio.
Eppure, nonostante in Italia il virus ancora non ci sia, ha già fatto una vittima: il settore avicolo. L’inevitabile conseguenza sarà una lunga serie di licenziamenti e tagli occupazionali (si parla del 35% del personale). Si è perciò cercata una soluzione al problema, riscontrata da molti nel divieto di caccia. Secondo gli ambientalisti, invece, il problema sono gli allevamenti intensivi: non vi sono infatti prove certe che gli uccelli migratori favoriscano la trasmissione del virus e l’abbattimento preventivo di uccelli selvatici non è solo inutile, ma addirittura controproducente. Per precauzione, 500 tra anatre ed altri migratori sono state catturate per effettuare dei controlli e verificare se il virus dell’influenza aviaria è già arrivato nel nostro Paese: se fossero trovati uccelli infetti sarebbe inevitabile far scattare la sospensione della caccia. A consigliare questa scelta è bastato quanto avvenuto in Croazia (la morte di dodici cigni) e nel continente asiatico (il decesso di un elevato numero di persone). Inoltre il virus potrebbe apparire tra breve anche in Paesi vicini perché in Croazia è discesa solo una parte di uno stormo che conta centinaia di esemplari e ciò potrebbe significare che da qualche parte esiste un focolaio dal quale gli uccelli hanno iniziato a diffondere il virus in tutto il continente.
Tuttavia, questo nuovo avvenimento non risulta a sé stante, bensì è inseribile in quel “mosaico di eventi” costituente la civiltà umana odierna; più precisamente esso è presente nel riquadro inerente epidemie e pandemie. Al giorno d’oggi tutti corriamo in farmacia, fiduciosi di riuscire a mettere un’altra “toppa” al totale disastro che incombe su di noi. Tutti tremiamo all’idea di una pandemia che ci colpirà sicuramente in un futuro prossimo ed inesorabile. Tutti abbiamo troppa fiducia nella civiltà e nella scienza, sperando che sapranno trovare le formule “chimiche” e “morali” per farci andare avanti imperturbabili con la nostra agghiacciante quotidianità. Una quotidianità che si manifesta nell’incapacità umana (generalizzazione non corrispondente al vero, ma utile per descrivere la realtà dei fatti) di “versare almeno una lacrima” di fronte ad immagini crude che rappresentano animali barbaramente uccisi per illuderci di sopravvivere.
Siamo dei mostri e non ce ne siamo neppure accorti o, più semplicemente, facciamo finta di non accorgercene. Non siamo disposti a rinunciare a nulla, neppure a quel massacro ingiustificabile che è la caccia. Tutto ciò per non scontentare quelle poche migliaia di perversi che, nel tempo libero, uccidono per divertimento, mentre aspettiamo che sia qualcun altro a dover decidere per noi.
L’egoismo della società e, nello specifico, di simili individui è tale da non essere disposto ad alcun sacrificio personale; neppure se questo volesse dire salvare il mondo dalla totale distruzione. Vivere senza uccidere altri esseri viventi non solo è possibile ma è anche l’unica radicale, rivoluzionaria e possibile alternativa a questa società umana, soprattutto in questo particolare periodo della sua storia.
Per il momento non sembra esservi soluzione definitiva all’epidemia e l’unico provvedimento preso è lo sterminio di centinaia di migliaia di animali: ancora una volta sono infatti gli animali a dover pagare con la sofferenza e la morte per gli errori dell’animale umano. Una proposta semplice per risolvere queste epidemie? Smettere di cibarsi di animali.
Ciò risultava fondamentale in quanto se il contagio fosse passato tra uccelli e fosse arrivato ad un migratore sarebbe stato devastante perché avrebbe potuto dare il via ad una nuova influenza pandemica. Appunto, risultava, ma così è accaduto, come sopra citato. La prossima epidemia potrebbe causare tra i 2 ed i 7 milioni di morti.
Alla strategia farmacologica si affiancherà comunque quella informativa, impegnando in prima linea i medici di famiglia. La Società italiana di medicina generale (Simg) ha già preparato un libro bianco e un opuscolo, destinati rispettivamente ai medici e ai cittadini per offrire un supporto scientifico e informativo in caso di emergenza.
L'Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha diffuso il protocollo, già adottato da 50 Paesi, tra cui l'Italia, per far fronte al pericolo, che in Italia avrebbe ripercussioni sull'economia e potrebbe mandare in tilt i trasporti e gli stessi servizi sanitari. Perciò i medici di famiglia italiani, in accordo con le autoritá sanitarie del nostro Paese, hanno messo a punto un libro bianco e un opuscolo, destinati rispettivamente ai medici e ai cittadini, strumenti di informazione e supporto scientifico, diffusi senza voler creare allarmismi.
LIBRO BIANCO: Vuole essere uno strumento per informare “a tutto campo” proprio chi gestisce clinicamente l'influenza. L'obiettivo è mettere qualsiasi operatore sanitario in condizioni di saper cosa fare.
OPUSCOLO: Rivolto ai cittadini è invece l'opuscolo che contiene le informazioni base in caso di emergenza, con l'invito a evitare il “fai da te” e rivolgersi tempestivamente al proprio medico se dovessero presentarsi sintomi sospetti. E’ infatti necessaria la collaborazione di tutti: l'esperienza della Sars nel 2003 ha dimostrato come l'efficacia del risultato finale dipenda in larga misura dal coordinamento “sovranazionale” di tutti gli interventi sanitari dei singoli Stati.
Inoltre l’Oms sta valutando la possibilità che i due virus dell'influenza stagionale e dell’influenza pandemica si possano fondere: in tal caso il prossimo fattore di rischio consisterebbe nella coincidenza fra la diffusione della pandemia e l'ondata dell'influenza stagionale.
Il governo ha perciò imposto ai produttori di chiudere il pollame in zone coperte per non esporlo al pericolo che potrebbe arrivare dall'alto, sulle ali degli uccelli migratori. In ogni Asl (Azienda Sanitaria Locale) sarà nominato inoltre un commissario, che, in caso di dichiarazione di pandemia influenzale, avrà il compito di gestire l'emergenza. Non si tratterà di un manager con superpoteri, ma di una figura di collegamento con le regioni, il ministero, gli altri ospedali ed i medici di famiglia, per organizzare al meglio ogni intervento.
Il ceppo influenzale incriminato e' ovunque lo stesso, l'H5N1, quello che ha costretto l'eliminazione di decine di milioni di polli e tacchini e che si e' trasmesso 114 volte all'uomo fra Vietnam, Thailandia, Cambogia e Indonesia lasciandosi dietro oltre 60 morti.
Nel Sud-est asiatico, dal 28 gennaio 2004 a oggi, il numero di casi umani confermati e di decessi per influenza aviaria è:

Paese
Casi totali
Morti
Cambogia
4
4
Indonesia
7
4
Thailandia
19
13
Vietnam
91
41
Totale
121
62

L’epidemia negli animali si estende invece ad altre aree dell’Asia. Le aree dove si verificano focolai di infezione sono soggette a continui aggiornamenti in relazione ai risultati di laboratorio volti alla ricerca del ceppo H5N1, responsabile dell’epidemia, identificato ad oggi in nove paesi.
Localizzazione
Ceppo virale
Repubblica di Corea
H5N1
Vietnam
H5N1
Giappone
H5N1
Taiwan
H5N2
Tailandia
H5N1
Cambogia
H5N1
Hong Kong
H5N1
Laos
H5N1
Pakistan
H7
Repubblica Popolare Cina
H5N1
Indonesia
H5N1
Non e' stato mai del tutto documentato che una volta saltato sulla nostra specie il virus si sia trasmesso da uomo a uomo. Se la circostanza si verificasse, potrebbe essere la scintilla di una nuova pandemia, specie se l'agente influenzale degli uccelli si ricombinasse con quello della nostra influenza. In ogni caso il ministro della Salute Storace assicura: “Siamo primi per numero di vaccini acquistati”
Si chiamano anàtidi le specie che si vorrebbe tutelare evitando che vengano cacciate. E' necessario farlo per scongiurare il pericolo di diffondere il virus dell'influenza aviaria. Tra queste, poste sotto particolare osservazione vi sono le oche domestiche, le quali potrebbero costituire una “riserva esplosiva” di virus aviario che potrebbe trasmettersi all'uomo: il virus dell'influenza aviaria sarebbe stato così furbo da rendersi “meno patogenico” per le oche domestiche, in modo che queste non muoiano per l'infezione, diventando quindi un serbatoio virale per altri animali e per l'uomo. Queste specie infatti seguono rotte migratorie provenendo da altre zone del globo. Pertanto potrebbero portare con sè anche il virus dell'influenza aviaria. E' una possibilità. Perciò, permettendo ai cacciatori di mirare questi uccelli servendosi anche di richiami vivi per farli avvicinare ai nostri alvei fluviali, si corre il ragionevole rischio di portarsi a casa nostra il virus.
Se l'influenza aviaria dovesse trasformarsi da epidemia in pandemia, passando da uomo a uomo anziché soltanto da animale a uomo, una volta arrivata in Italia provocherebbe 16 milioni di contagi, due milioni di ricoveri e 150 mila morti, finendo per mettere in ginocchio il Paese. Sono queste le previsioni diffuse dagli esperti internazionali riuniti in questi giorni a Malta per la “II Conferenza europea sulla malattia”.
Si tratta di una ipotesi possibile, probabile secondo le stime dell'Organizzazione mondiale della sanità, ma non scontata, visto che al momento il virus è stato segnalato solo marginalmente in Europa e non è ancora in grado di passare da essere umano ad essere umano.
Contro questo rischio, ha affermato il ministro Sirchia: “L'Italia ha puntato più sul vaccino che sui farmaci antivirali, perché è importante agire sulla prevenzione. E da questo punto di vista possiamo vantare un record mondiale: siamo il Paese che si è mosso con straordinaria tempestività”.
Eppure nei giorni scorsi i ritardi italiani nell'opera di prevenzione erano stati denunciati dall'Oms. Il nostro paese al momento può contare infatti su poco più di 185 mila dosi di antivirali, i farmaci indispensabili nella prima fase di contrasto della malattia. Poche rispetto a nazioni che hanno già raggiunto, come l'Olanda, coperture per quasi un terzo dei cittadini.
Denuncia avvenuta in considerazione al fatto che, al momento, al virus responsabile dell'influenza aviaria, l'H5N1 (che dalla fine del 2003 ha provocato in Asia la morte di 63 persone), manca l'ultimo requisito in grado di creare una pandemia umana: il contagio interumano. Questo tipo di trasmissione costituisce un evento pericoloso in quanto le probabilità che si verifichino “mutazioni adattive” del virus aumenta di pari passo al numero di infezioni umane.
Il virus infettivo può essere trasmesso con le feci e può sopravvivere a lungo nell'acqua.
Per rimuovere il rischio di infezione con virus dell'influenza aviaria, ai tecnici l'INFS ha prescritto di lavare regolarmente ad alta temperatura, almeno a 60°C o più, per un tempo minimo di 30 minuti, i sacchetti per uccelli, tenendoli separati da qualunque tipo di indumento.
L'INFS ha scritto che anche altri apparati per la cattura, quali trappole o nasse possono essere fonte di trasmissione del virus e che pertanto andranno anch'essi tenuti puliti.
Infine è stata data un’indicazione operativa di grosso impatto e limitazione per l'attività di ricerca, ovvero è stato richiesto che i tecnici “attualmente autorizzati ad utilizzare anatre” come richiami, “rimuovano immediatamente questi uccelli, sospendendone l'impiego fino a nuova comunicazione”. La comunicazione di per se non crea un eccessivo allarme: infatti i tecnici abilitati a catturare gli uccelli in Italia sono circa 500, ovvero qualche decina per regione.
Esiste però una seconda categoria di persone che verranno a stretto contatto con gli uccelli migratori: i cacciatori. Bisogna infatti considerare che i cacciatori vengono a contatto con gli uccelli migratori in maniera anche più consistente e diretta rispetto ai collaboratori dell'INFS, ad esempio a differenza di questi ultimi vengono a contatto anche con il sangue delle loro prede (come accadrà anche alle loro mogli nello “spiumamento” e macellazione dei volatili, qualora abbiano una moglie).
Comunque, un dato di fatto è che in molti paesi gli allevatori sono stati obbligati a detenere il pollame rinchiuso per evitare il contatto con i migratori, mentre in molte regioni russe è stata vietata la caccia.
Inoltre, mentre a livello locale esplodono polemiche per il crollo degli acquisti dei polli, dovuto alle forti preoccupazione di contagi dei consumatori, nulla è stato fatto a livello regionale ed istituzionale per prevenire rischi di contagio causati dalle attività di caccia che come si è visto sono tra quelle ad alto rischio. Infatti, va purtroppo evidenziato che gli unici fortunati che hanno avuto apposite disposizioni e prescrizioni in merito sono stati i tecnici dell'INFS.
Intanto in questi giorni è stato accertato in Indonesia il quarto decesso causato dall'influenza aviaria: è una donna che viveva a Giakarta vicino a un allevamento di polli. A questo punto, visto che non si possono abbattere milioni di uccelli selvatici (come si fa per polli e tacchini) e, confermato il fatto che non solo l’H5N1 (il medicinale virus dei polli), ma almeno una mezza dozzina di altri temibili virus “viaggiano” attraverso i migratori, il provvedimento di vietarne la caccia risulta fondamentale, esattamente come il divieto di importare gli uccelli dalle zone infette o a rischio.
L’Istituto Nazionale per la Selvaggina ha inoltre emanato norme severissime per chi studia le rotte migratorie inanellando uccelli: disinfezioni accurate, strumenti “usa e getta” e altri provvedimenti cautelativi sono stati imposti a chi viene in stretto contatto con i migratori.
Recentemente, in Vietnam è stata identificata una forma mutata del virus H5N1 resistente al “Tamiflu”, il farmaco antivirale che i governi di tutto il mondo stanno immagazzinando per fronteggiare un’eventuale pandemia. Finora il “Tamiflu” era efficace in caso di contagio di uomini. In seguito a tale scoperta si è verificato un incredibile “dietrofront” da parte del Ministro e Sottosegretario alla Salute su caccia ed influenza aviaria. Infatti, il Ministro della Salute Storace meno di quattro giorni fa dichiarava che si sarebbe potuto parlare di stop alla caccia se il virus dei polli fosse arrivato in un Paese confinante. L'aviaria è arrivata in Grecia: si tratta di un Paese di fatto confinante con il nostro (infatti per gli uccelli le dogane non sono mai esistite). Nonostante ciò Storace non interviene sulla caccia in Italia.
Inoltre, come inevitabile conseguenza di tale evento, sono stati sepolti vivi 4000 polli, sempre nel timore che fossero contagiati dall’influenza aviaria( nonostante avessero i certificati veterinari che escludevano il contagio da H5N1). La soluzione è stata semplice: i pennuti sono stati ammazzati. Al di fuori dell’argomento nello specifico, importante è una riflessione circa un simile comportamento: ognuno può pensarla come crede riguardo gli altri esseri viventi del pianeta. Tuttavia i loro diritti non possono essere sempre emendati alle necessità, vere o presunte, di qualche emergenza o della scienza. E' indispensabile riconoscere agli altri viventi almeno il diritto alla vita.
Basti pensare, ad esempio, ai polli. Infatti, i questi tempi di peste aviaria il soggetto di cui ci si occupa di meno sono proprio i polli: decine di miliardi di individui allevati e dopo due mesi macellati, per necessità alimentari o per scongiurare rischi epidemici. Ma nello stato americano del Maryland, polli, galli e galline si rivelano per quel che sono: animali. Non è un allevamento biologico da uova o da carne, bensì un rifugio: gli animali ci stanno finché non muoiono di morte naturale.
Tutto ciò rappresenta però l’unica eccezione ad un mondo ormai “allo sbando”. Infatti, mentre in Croazia la morte di alcuni cigni rilancia le paure di contagio alle porte dell’Italia, il ministro della Salute Storace, in sintonia con analoghi provvedimenti europei, ordina nuove misure di sicurezza. Prima di tutto, controlli a campione sugli uccelli migratori; gli uccelli analizzati verranno poi rilasciati con appositi anelli alle zampe in modo da poter seguire i percorsi delle migrazioni.
Il secondo provvedimento riguarda fiere e mercati: è vietato esporre in queste manifestazioni volatili vivi, salvo speciali deroghe accordate agli enti locali; la stessa misura restrittiva è già in vigore in tutta Europa. Le regioni dovranno inoltre tracciare una “mappatura” degli allevamenti di pollame e controllare che siano dotate di reti “anti-passero” in grado di impedire estemporanei contatti con gli uccelli selvatici in transito. Un’altra misura preventiva contenuta nell’ordinanza di Storace stabilisce il divieto di importazione di carni bianche da Croazia, Romania e dai paesi balcanici. L’Italia sarà comunque in grado di affrontare un’eventuale pandemia che però non sappiamo se arriverà, né quando. Per questo non è assolutamente necessario modificare le abitudini alimentari.
Inoltre, da novembre ha fatto ingresso sui mercati italiani il pollo biologicamente certificato in Europa. In secondo luogo tutto il sistema di produzione di polli in Italia ha un livello di qualità e di sicurezza alimentare molto elevato. In ogni caso, per garantire la sicurezza degli europei è importante che siano disponibili i finanziamenti adeguati per eliminare il virus e gli animali infetti. Non è però necessario alcun piano per abbattere anche gli animali selvatici: il virus che potrebbe colpire questi animali scomparirebbe gradualmente dopo un certo periodo di tempo e senza causare problemi per gli esseri umani.
A questo punto, è possibile effettuare un’utile osservazione: da una parte si ha il continente asiatico fortemente colpito, sotto vari punti di vista (in particolare economico), dal virus dell’influenza aviaria; dall’altra riscontrabile è invece una situazione di grande sicurezza nel continente europeo nei confronti di una epidemia che si è comunque “affacciata” in Europa. Importante perciò è una serie di domande inerenti l’argomento e dal difficile responso:
1) Perché nessuna organizzazione ha il coraggio di ammettere che la sicurezza della carne sta rapidamente svanendo?
2) Perché tutte le misure prese affrontano solo i sintomi e non la causa dell'influenza aviaria?
3) Perché l'OMS evita di promuovere il “vegetarismo” nonostante tutte le raccomandazioni nutrizionali pubblicate dalla stessa Organizzazione sottolineino con sempre maggior forza l'importanza del consumo di frutta e verdura?
4) Perché non vengono pubblicati avvertimenti sanitari ufficiali sulla salubrità delle carni per consumo umano?
5) Perché finora si è cercato di limitare i danni abbattendo milioni di esseri senzienti e consigliando di consumare la carne di specie animali non affette dalla patologia del momento e che sembrano relativamente sicure (almeno fino al prossimo problema)?
6) Perché enti e istituzioni internazionali ed europei continuano a ignorare il fatto che quello vegetariano è uno stile di vita sano, come più volte scientificamente dimostrato?
7) Quanto dovrà peggiorare la situazione prima che gli esperti riconoscano la necessità di studiare con
serietà i benefici del “vegetarismo”?
Queste domande conducono a un'unica conclusione: la produzione e il consumo di carne sono rischiosi, pregiudicano l'equilibrio ecologico globale, contribuiscono all'aggravarsi del problema della fame nel mondo e mettono a repentaglio la sicurezza delle generazioni future. E il prezzo che paghiamo è troppo alto.
Le considerazioni precedenti rischiano però di esaltare eccessivamente il prodotto nostrano. Infatti, quali sono realmente le condizioni igieniche negli allevamenti italiani? Le condizioni sono critiche. Siamo in una situazione di sovraffollamento. Gli animali vengono tenuti per tutto il periodo della loro vita sulla stesa lettiera, respirano l’ammoniaca che si libera dagli escrementi che loro producono. Hanno uno stato di stress continuo, che deve essere corretto con la somministrazione di farmaci.
Gli antibiotici sono la base dell’allevamento intensivo: gli allevamenti intensivi sono storicamente nati nel momento in cui sono stati disponibili grandi quantità di antibiotici. Anche l’olio esausto, l’olio dai motori delle macchine usato, è ammesso nelle diete dei polli italiani, che sono considerati come dei “grandi riciclatori”. Gli allevamenti intensivi italiani sono quindi vere e proprie “bombe ecologiche”: al problema della presenza di batteri si somma il problema delle deiezioni da smaltire e quindi dell’eutrofizzazione delle acque e della presenza di nitrati nelle falde acquifere.
Tali condizioni si rispecchiano successivamente sull’uomo. Infatti l'incontro e la stretta convivenza degli uomini con decine di specie animali e, soprattutto il loro innaturale sfruttamento, ha agevolato lo scambio di microrganismi capaci di infettare gli uni e gli altri dando luogo ad epidemie o pandemie, quali la “spagnola”, la “rabbia”, la “peste”, “l'ebola”.
Come per la “spagnola” si teme che avvenga il cosiddetto “salto di specie”. Il virus che originariamente è adattato a colpire solo gli uccelli potrebbe arrivare, dopo una “sosta di incubazione” nel grande serbatoio costituito dai maiali, a mutare struttura, fino a fondersi con quello dell'influenza, divenendo così una vera e propria “bomba biologica”.
Come le devastanti pandemie d'influenza (la spagnola, l'asiatica e la peste) anche l’influenza aviaria viene da Oriente, da quella fucina inesauribile di malattie epidemiche e pandemiche che è l'Asia.
Se per la peste gli animali che ne rappresentano il serbatoio sono i topi, i r incontrastati dell’influenza aviaria sono gli uccelli ed il maiale, protagonisti in ugual misura del cosiddetto “bio-terrorismo”.
Inoltre è importante descrivere anche l’altra “faccia della medaglia”: se da una parte i governi europei si impegnano per tranquillizzare l’intera popolazione, dall’altra i vari operatori hanno diffuso in maniera ottimale le loro notizie così da allarmare la popolazione al fine di fare accettare misure preventive notevoli senza difficoltà.
I vaccini sarebbero dunque l’arma preventiva per combattere la pandemia: la soluzione quindi consisterebbe nel vaccinare il mondo intero. In realtà vaccinare milioni di persone potrebbe causare davvero una pandemia, che si potrebbe poi curare con altri vaccini.
Naturalmente questo è il desiderio dell’industria farmaceutica, che se si realizzasse farebbe affluire nelle sue casse somme di denaro immense. E’ invece avvenuto l’esatto contrario di ciò che ci si aspettava; infatti lo stato d’allarme ha funzionato in maniera imprevista: le persone hanno smesso di mangiare i polli, causando un crollo delle vendite.
Appunto, il pollo. Nel pollo, come in qualsiasi organismo vivente, convivono migliaia di virus. Generalmente sono innocui per la salute dell’organismo che li ospita, fino a quando una malattia non prepara il terreno adeguato per una proliferazione eccessiva. Gli animali allevati in maniera intensiva contraggono malattie che si tenta di curare impiegando antibiotici, vaccini e farmaci di diverso genere. Ognuno fra le migliaia di virus che vivono nell’organismo dei polli potrebbe essere eletto come il propagatore di un’influenza aviaria. Ma l’influenza è solo apparente; si tratta infatti del risultato dei metodi con cui vengono allevati: lo spazio in cui vivono, ristrettissimo, le condizioni antigieniche, i farmaci con cui vengono farciti, il tipo di alimentazione sono la vera causa delle malattie e della conseguente proliferazione virale.
Tutti i polli che compriamo e mangiamo, in tutto il mondo, appartengono oramai ad un paio di razze nate in laboratori di genetica applicata, selezionate esclusivamente per l’ingrassaggio. Per avere queste rese così elevate e cicli biologici così accelerati servono allevamenti e mangimi adatti.
Si chiama “allevamento industriale integrato”, le cui principali fasi sono: produzione della gallina ovaiola; incubatoi delle uova; produzione dei pulcini; macelli; industria di lavorazione; logistica e commercializzazione.
Le condizioni igieniche sono terribili. Gli animali vivono dal primo all’ultimo giorno della loro breve vita sulle loro deiezioni. Le infezioni batteriologiche sono contrastate dal primo all’ultimo giorno di vita con gli antibiotici contenuti nei mangimi.
Ma per i virus come si sa non ci sono farmaci. Da qui l’uso di vaccini che creano anticorpi che contrastano le manifestazioni patologiche del virus, ma impediscono l’eradicazione dello stesso, consentendo che animali solo apparentemente sani siano commercializzati, con il rischio che il virus si trasferisca dall’animale all’uomo.
Nel territorio dove sono inseriti, senza un minimo di criterio di “bio-sicurezza”, questi allevamenti sono delle vere e proprie “bombe batteriologice”, pericolose e costose per tutta la collettività. Pericolose, in quanto incubatoi di possibili virus trasmissibili agli uomini; costose, come ad esempio per il caso dell’ultima peste aviaria.
Pare dunque impossibile trovare una soluzione in maniera diretta; essa è però ricavabile dalle risposte a quelle che risultano le domande più frequenti su tale argomento, proposte qui di seguito:
1. Che cos’è l’influenza aviaria?
E’ una infezione virale che può interessare gli uccelli selvatici e domestici come polli e tacchini, causandone la morte. E’ causata da virus influenzali di tipo A che possono infettare anche altri animali quali maiali, cavalli, delfini, balene e l’uomo.
2. Quali sono i virus influenzali?
I virus influenzali sono classificati in tre tipi: A, B e C, quest’ultimo con scarso rilievo epidemiologico per l’uomo, poiché causa solo raramente casi sporadici ed epidemie. I virus influenzali di tipo A possono essere suddivisi in sottotipi; si conoscono 15 sottotipi. Mentre tutti i sottotipi possono circolare fra gli uccelli, è noto che solo tre sottotipi circolano anche nell’uomo. Il virus influenzale di tipo A può causare infezioni severe in alcune specie animali, inclusi uccelli, maiali, cavalli, delfini e balene. Il virus influenzale che infetta gli uccelli è chiamato “virus dell’influenza aviaria”. Gli uccelli sono una specie importante poiché tutti i sottotipi conosciuti di virus influenzale A si sono diffusi fra uccelli selvatici che vengono, pertanto, considerati l’ospite naturale del virus influenzale A. I virus dell’influenza aviaria, usualmente, non infettano direttamente gli uomini né si trasmettono, normalmente, da persona a persona.
3. Come si manifesta l’influenza aviaria negli animali ?
La maggior parte dei virus influenzali aviari non provoca sintomi negli uccelli selvatici; tuttavia, il tipo di sintomatologia negli uccelli varia sia in relazione al ceppo virale che al tipo di volatile. L’infezione da alcuni virus A può causare epidemie estese ed elevata mortalità tra alcune specie di selvatici e di uccelli domestici, compresi polli e tacchini.
4. Come si infetta l’uomo?
Usualmente, i virus dell’influenza aviaria non infettano gli uomini; tuttavia, vi sono infezioni che l’uomo ha acquisito direttamente dagli animali infetti; infatti i casi di influenza aviaria nell’uomo hanno riguardato soltanto soggetti che avevano avuto contatti con animali infetti (allevatori, macellatori, veterinari).
5. Ci sono stati altri casi di influenza aviaria, oltre a quello che si sta manifestando nell’area estremo orientale in questo momento?
Si hanno altre segnalazioni confermate di virus dell’influenza aviaria, fin dal 1997, a Hong Kong. Era la prima conferma della trasmissione diretta di un virus dell’influenza aviaria dagli uccelli all’uomo.
6. Come si trasmette l’influenza aviaria negli uccelli?
Alcuni uccelli acquatici fungono da serbatoi del virus, ospitandolo nell’intestino anche senza mostrare una sintomatologia evidente ed eliminandolo con le feci. Gli uccelli infetti eliminano il virus con la saliva, con le secrezioni respiratorie e con le feci; il contatto di uccelli suscettibili con questi materiali, o con acqua contaminata da questi, determina la trasmissione dell’infezione; la trasmissione “fecale-orale” è la modalità di trasmissione più comune.
7. Quali sono i sintomi dell’influenza aviaria nell’uomo?
L’influenza aviaria nell’uomo provoca una sintomatologia che va da una sindrome “simil- influenzale” a infezioni oculari, polmonite, difficoltà respiratorie ed altre complicanze gravi che possono mettere a rischio la vita.
8. Esiste un rischio potenziale di pandemia influenzale?
Tutti i virus influenzali mutano. E’ possibile che anche un virus dell’influenza aviaria subisca una mutazione tale da acquisire la capacità di infettare gli uomini e diffondersi da persona a persona. Inoltre, siccome tali virus non infettano comunemente gli uomini, la popolazione non è immune. La circolazione di un nuovo virus verso cui la popolazione non è immune crea perciò il presupposto per l’inizio di una pandemia influenzale.
9. Che cos’è una pandemia influenzale?
Una pandemia influenzale è un’epidemia globale di influenza e si verifica quando un nuovo virus influenzale emerge, si diffonde e causa malattie in tutto il mondo.
10. Ci sono già state in passato pandemie influenzali?
Nel XX secolo ci sono state tre pandemie. Tutte si sono diffuse nel mondo entro un anno dal loro esordio. Più precisamente sono: 1918-19, “Spagnola”, causò il più alto numero noto di morti: da 20 a 50 milioni di persone potrebbero essere morte in tutto il mondo a causa di questa influenza. Molte persone morirono nei primi giorni dopo l’infezione ed altri in seguito a causa delle complicanze; 1957-58, “Asiatica”, causò circa 70.000 morti negli Stati Uniti; 1968-69 “Hong Kong”, causò approssimativamente 34.000 decessi negli Stati Uniti.
11. Vi sono restrizioni all’effettuazione di viaggi?
Al momento attuale non vi sono indicazioni per limitare l’effettuazione di viaggi per e da paesi colpiti dall’influenza aviaria.
12. Quali precauzioni possono essere adottate per evitare l’infezione?
Si raccomanda in particolare di evitare il contatto con gli animali (pollame e suini), quindi, qualora ci si rechi nei paesi interessati, si consiglia di evitare le zone rurali e i mercati dove vengono commercializzati animali vivi. Inoltre, si raccomandano le norme di igiene personale, in particolare il lavaggio frequente delle mani con acqua e sapone.
13. E’ disponibile un vaccino efficace contro il virus dell’influenza aviaria H5N1?
Purtroppo no. Al momento attuale non sono disponibili vaccini, per uso umano, contro il ceppo H5N1. L’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) sta lavorando per produrre un virus prototipo che costituirà la base per l’allestimento di un vaccino specifico.
14. E’ utile la vaccinazione antinfluenzale?
La vaccinazione antinfluenzale, pur non conferendo una protezione specifica verso il ceppo H5N1, è utile al fine di evitare la “coinfezione”, ovvero la contemporanea infezione da virus influenzali umani e virus aviario.
15. Sono disponibili farmaci per la prevenzione e il trattamento dell’influenza aviaria?
Sono disponibili farmaci antivirali appartenenti a due diverse classi, ma non tutti sono attualmente commercializzati in Italia. Più precisamente:
• Inibitori della M2: sono attivi nei confronti dei virus influenzali appartenenti al tipo A; tuttavia il ceppo appare resistente agli inibitori della M2.
• Inibitori della neuraminidasi: sono efficaci nei confronti sia dei virus di tipo A che di quelli del tipo B.
Piano italiano multifase d’emergenza per una pandemia influenzale
La comparsa di un nuovo ceppo influenzale, verso cui la maggioranza della popolazione risulta suscettibile, si pensa possa avere conseguenze paragonabili alla pandemia verificatasi nel 1918 (influenza “spagnola”) con costi senza precedenti, in termini di morbosità e mortalità. La velocità degli spostamenti e la conseguente riduzione dei tempi disponibili per gli interventi renderebbero inoltre ancora più difficile e pressoché impossibile controllare efficacemente la diffusione del virus. La possibilità di disporre in anticipo di uno specifico piano d’azione nazionale si ipotizza possa consentire di minimizzare le conseguenze di una eventuale pandemia influenzale.
L’attuazione del Piano Nazionale per una Eventuale Pandemia (PNEP) si propone di perseguire obiettivi diversi:
a) ridurre la morbosità e la mortalità della malattia;
b) far fronte al numero di soggetti con complicanze da influenza, alle conseguenti ospedalizzazioni e al numero di morti;
c) assicurare il mantenimento dei servizi essenziali;
d) minimizzare l’interruzione dei servizi sociali e delle perdite economiche;
e) stabilire le modalità di diffusione di informazioni aggiornate per gli operatori sanitari e per la popolazione generale.
Il PNEP sarà inoltre riesaminato dal Comitato, con scadenza annuale, alla luce dell’evoluzione delle conoscenze scientifiche nei campi di interesse. Gli esperti non sono però ancora in grado di prevedere i tempi dell’ evoluzione del virus né hanno riscontrato prove di contagio da uomo a uomo o di un’insorgenza della malattia per aver mangiato carne di pollo. Il contatto con i polli è quindi il veicolo più comune di trasmissione della malattia, anche se alcuni funzionari della sanità non considerano pericoloso mangiare la carne di pollo se cotta in maniera appropriata.
Il Paese maggiormente colpito, sotto vari punti di vista, dalla diffusione del virus dell’influenza aviaria risulta sicuramente il Vietnam, dove per la prima volta il virus si è trasmesso all’uomo. La situazione nel paese continua a essere critica non solo dal punto di vista sanitario, ma anche dal punto di vista economico: in una nazione a basso reddito, le risorse sono insufficienti per affrontare un’emergenza che secondo i funzionari richiederà alcuni mesi per essere superata. Il turismo, che costituisce un importante fonte di introito per il paese, si appresta a subire una nuova battuta d’arresto, poco dopo aver superato la crisi della SARS. Anche l’industria del pollame rischia di subire un collasso.
I problemi legati alla diffusione del virus non coinvolgono soltanto il paese ad “alti livelli”. L’abbattimento dei polli sta creando enormi disagi a tutta la popolazione, soprattutto alle famiglie e ai piccoli allevatori. L’80% delle 10 milioni di famiglie vietnamite possiede infatti circa 20 polli e molte allevano anatre usandone lo sterco come fertilizzante per le proprie risaie. Per queste ragioni, molti vietnamiti si sono rifiutati di abbattere i polli come imposto dalle autorità governative, suscitando la preoccupazione della FAO. Dal punto di vista sanitario, il rischio di diffusione del virus è molto alto: la maggior parte dei vietnamiti ha ogni giorno uno stretto contatto con i polli.
L’influenza dei polli ha anche condizionato le feste del Capodanno lunare costringendo i vietnamiti a modificare alcune usanze tradizionali. Tutto ciò richiede una capillare attività di prevenzione, controllo e intervento non solo nei grandi allevamenti e nei mercati centrali, ma anche a livello locale. Molte sono le difficoltà in questo senso, a causa di un debole sistema sanitario e veterinario poco strutturato ed efficiente, che non riesce ad arrivare alle aree più marginali del paese.
Gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) hanno sottolineato che l’abbattimento in massa dei polli è la “chiave di volta” per controllare la diffusione del virus. Ma su questo punto non ci sono state dichiarazioni per un piano d’azione unanime. L’Oms ha inoltre detto che è necessario discutere degli aiuti economici e tecnici per l’eliminazione dei polli (essendo la vaccinazione una misura preventiva solo per i polli sani), fornendo indicazioni precauzionali alle persone coinvolte nelle operazioni. Inoltre è stata rafforzata la vigilanza sulle navi da pesca, l’accesso pubblico agli allevamenti di polli, l’impiego di cani e macchine a raggi X agli aeroporti per prevenire l’ingresso di cibi contagiati dal virus.
Il timore che per la prima volta il contagio sia avvenuto da persona a persona ha avuto ripercussioni all'apertura dei mercati sui titoli di alcune società asiatiche. Secondo l'Oms, però, il contagio da uomo a uomo non si diffonde facilmente. L'Oms ha inoltre lanciato un appello per aiutare i contadini asiatici i cui allevamenti sono stati colpiti dalla febbre aviaria. Se non vengono aiutati sono meno propensi ad attuare i programmi di decimazione dei volatili come prescritto dai governi dei vari Paesi del Sud-est asiatico per contenere la diffusione del morbo.
Già colpita dall'influenza aviaria che ha portato all'abbattimento di oltre due milioni di polli e altri volatili, in Corea del sud è anche scoppiata un'epidemia di brucellosi, malattia infettiva caratterizzata da aborto che colpisce bovini, ovini e caprini e si può trasmettere alle persone causando febbre cronica intermittente.
“Nessun contatto con pollame vivo nelle aree colpite dall'influenza aviaria”. È questo il primo consiglio dell'Organizzazione mondiale della Sanità per evitare l'infezione. Al momento, infatti, non vi è alcuna evidenza che il virus H5N1 si sia combinato con quello dell'influenza umana diventando trasmissibile da uomo a uomo. Queste sono alcune nozioni di base diffuse dall'Oms sul virus dell'influenza dei polli:
1)Quali sono i sintomi ?
Fino dal 1997, quando i primi casi tra uomini si diagnosticarono a Hong Kong, si pensava che l'influenza aviaria fosse infettiva solo tra gli uccelli. L'uomo può infettarsi a seguito di uno stretto contatto con uccelli infetti vivi: gli uccelli espellono infatti il virus attraverso le feci che, seccandosi e polverizzandosi, possono essere inalate dall'uomo; i sintomi sono simili a quelli della normale influenza.
2)Può avvenire la trasmissione all'uomo ?
Non c'è una conferma definitiva per la trasmissione da uomo a uomo. Tuttavia, l'Organizzazione Mondiale della Sanità sta esaminando la possibilità che ciò possa essere avvenuto nel caso delle due sorelle vietnamite che si sospetta possano essere state contagiate dal fratello, deceduto a seguito di una malattia respiratoria non identificata. Si ipotizza però che il caso vietnamita rappresenti una “anomalia”, dal momento che non c'è alcuna evidenza che il virus si stia diffondendo tra gli umani.
3)Come può variare il virus ?
Esistono quindici differenti ceppi del virus. Responsabile dell'infezione sull'uomo, determinando vari casi di morte, è il ceppo H5N1. Anche tale ceppo, tuttavia, sta registrando delle variazioni. Per questa ragione, nei paesi interessati dalla diffusione dell'influenza aviaria, gli esperti hanno riscontrato la presenza di ceppi leggermente diversi tra loro e che presentano delle differenze anche rispetto al passato.
4)Come evitare il virus ?
Il modo migliore per evitare l'infezione è non avere contatti con polli vivi in aree dove l'influenza aviaria è diffusa.
5)Pollo a tavola ?
Assolutamente sì. La trasmissione non avviene infatti attraverso la catena alimentare.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato di recente l'allarme: “Il diffondersi dell'influenza aviaria in diverse zone dell'Asia è un pericolo per la salute pubblica mondiale e un disastro per la produzione agricola”. Insieme con l'Oms anche l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) e l'Organizzazione mondiale per la salute animale (Oie) hanno diramato un comunicato congiunto nel quale chiedono ai governi di stanziare fondi per combattere l'epidemia.
Questo impegno al momento si traduce soprattutto in un controllo strettissimo di tutte le zone dove sono stati individuati dei focolai e nei test sugli allevamenti, dove al primo segnale di pericolo volatili e polli vengono abbattuti. Ancora nessun allarme particolare per chi si deve recare nei paesi colpiti dall'influenza aviaria. L'Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, al momento raccomanda solo a chi è diretto nelle zone in cui c'è stato un focolaio di evitare ogni contatto con volatili vivi, nei mercati o negli allevamenti.
Secondo l'Oms, infatti, non esiste ancora la prova che il virus possa essere trasmesso tra le persone, anche se ne sono state trovate concentrazioni altissime negli escrementi degli animali. Inoltre il virus è distrutto dal calore, per cui le autorità sanitarie raccomandano di cuocere con attenzione sia le uova sia tutta la carne di pollo o di volatili in genere.
All'origine della diffusione della nuova malattia potrebbe esserci una vaccinazione di massa dei polli, fatta nel 1997 con un virus H5N1 «disattivato» che in realtà avrebbe funzionato da "innesco".
Il ritardo nella conferma dei casi sospetti è dovuto alla complessa procedura seguita dal ministero per la certificazione dell' esistenza dell' epidemia. In base alla procedura, le analisi effettuate nei laboratori provinciali devono essere confermate dal laboratorio centrale del ministero prima che una zona venga dichiarata affetta dal virus. Gli abbattimenti “cautelativi” possono però essere eseguiti dalle autorità locali e sono in corso attualmente in tutta la Cina. L' Indonesia, invece, che è riluttante a procedere ad abbattimenti massicci, ha detto che li eseguirà in modo «selettivo», cioè senza rispettare la raccomandazione dell'Oms e della Fao di uccidere tutti i volatili che si trovino nel raggio di tre chilometri da quelli colpiti dal virus.
Intanto il panico ha già dei riflessi nei banconi dei supermercati dove è stato raggiunto un record al ribasso per i prezzi del pollo, arrivato a toccare la quotazione più bassa negli ultimi dodici mesi: 80/100 di €/Kg.
La paura maggiore (come tante volte già accennato) è quindi che il virus sviluppi la capacità di passare da uomo a uomo, diventando una grave minaccia per la salute degli esseri umani di tutto il mondo. Per ora non ci sono prove che abbia acquisito queste capacità, ma il rischio aumenta di giorno in giorno: il fatto che il virus circoli per lungo tempo tra gli animali favorisce infatti la possibilità che evolva e dia luogo ad una pandemia influenzale tra gli esseri umani.
Un meccanismo simile è alla base della comparsa di molte altre malattie, tra cui l’Aids o la micidiale Ebola. I virus che colpiscono gli uccelli, tuttavia, sono diversi da quelli che colpiscono gli uomini. Ciò non toglie che possono passare all’essere umano, ma solo quando la carica virale sia molto alta. Di solito, però, il virus non riesce poi ad adattarsi alla nuova specie e la catena dell’infezione si interrompe.
Ci sono due casi però in cui questa regola può essere infranta.
Primo caso: un animale che possa essere infettato sia da un virus degli uccelli che da un virus umano contrae entrambe le infezioni. All’interno di una sua cellula i due virus vengono a contatto e si scambiano materiale genetico. Si crea così un terzo virus che è un incrocio tra i due virus originari e che è in grado non solo di passare alla specie umana, ma anche di trasmettersi da un uomo a un altro uomo. L’animale in questione esiste ed è il maiale.
Secondo caso: una cellula umana che sia infettata dal virus dell’influenza dei polli viene contemporaneamente a contatto con il virus dell’influenza umana (che peraltro circola proprio in questo periodo). Anche qui i virus potrebbero ricombinarsi e quindi dar vita al terzo virus sopra citato.
La pericolosità di questo nuovo virus starebbe nel fatto che gli esseri umani, non avendolo mai incontrato prima, sarebbero completamente indifesi di fronte al suo attacco. E’ quello che avviene, del resto, nelle pandemie influenzali. Ogni pandemia è seguita da epidemie meno gravi causate da virus simili ai precedenti, anche se non identici, che il nostro sistema immunitario in parte riconosce e dai quali ci può difendere. Ma quando le modificazioni del virus diventano radicali, ci troviamo di fronte ad un ceppo nuovo per il quale non abbiamo nessuna immunità.
Non dobbiamo però stupirci del passaggio del virus dall’animale all’uomo. Il 75% delle malattie infettive emergenti viene dagli animali. Qualche nome? L’Aids, la febbre di Lassa, la terribile Ebola. Cambiamenti climatici, modificazioni dell’ambiente o nei modi di allevamento possono essere responsabili di questi “salti di specie”.
Per fronteggiare il pericolo, i paesi colpiti hanno deciso la creazione di un sistema di monitoraggio internazionale che, collegato con le strutture sanitarie nazionali, renda più facile fronteggiare l'epidemia e diminuisca il rischio del passaggio del virus tra gli esseri umani. Ma non ci sarà nessun blocco del turismo.
Non ci sarebbe infatti nessun rischio per i viaggi internazionali verso i paesi dell'Estremo Oriente, poiché il problema in quelle zone riguarda soprattutto gli ambiti rurali, nei quali la promiscuità tra uomo e animali è elevata. In ogni caso, i filtri aeroportuali permettono per tutti i voli da quei paesi di rilevare casi di persone che presentano segni di infezione e febbre.
Cominciano intanto le denunce per il modo “inumano” col quale sono stati abbattuti milioni di polli. L'Associazione dei difensori degli animali spiega infatti: “Il soffocamento dei polli e' lento e doloroso”. Sotto accusa soprattutto i paesi del Sud-Est Asiatico, dove i mercati sono considerati “bombe” dal punto di vista “igienico-sanitario”: animali di ogni tipo sono stipati e ammassati vivi in piccolissime gabbie, ricoperti dai loro escrementi, visibilmente malati e maltrattati. Non esiste il principio della macellazione con preventivo stordimento e in luoghi idonei dal punto di vista igienico ne' esiste un controllo delle carni.
Quanto alle soluzioni radicali messe in atto in questi giorni, sono, secondo gli animalisti, crudeli e inammissibili e probabilmente inutili, se le condizioni di detenzione e allevamento non verranno radicalmente cambiate.
Affermano gli ambientalisti: “Milioni di polli vengono strappati dalle loro piccolissime gabbie, infilati in sacchi, gettati in buche con soda caustica e bruciati vivi. Questo macabro spettacolo, del quale siamo testimoni da giorni, va assolutamente impedito. Chiediamo che gli animali vengano almeno storditi prima di essere uccisi e che, oggettivamente, dall'Organizzazione Mondiale della Sanità giungano le garanzie necessarie affinché questa strage sia effettivamente l'unica soluzione possibile per bloccare il diffondersi dell'influenza aviarie. Non esiste alcuna garanzia, al momento, che l'abbattimento di massa possa essere risolutivo, almeno fino a quando non vengano adottate tutte le misure necessarie per impedire ulteriori recrudescenze”.
Proprio sotto questi punti di vista la Sars e l'influenza aviaria hanno un comune denominatore: l'ammassamento indiscriminato di animali, il mancato rispetto delle minime regole igienico-sanitarie, l'allevamento che non segue alcun principio zootecnico moderno e non offre garanzia di difesa e tutela della salute degli animali e, di conseguenza, degli uomini.
A questo punto, utile risulta un “sommario cronologico” degli eventi inerenti questo “evento epidemico” globale, definito da alcuni “il terrore alato”.
La tanto temuta pandemia fin qui non c’è stata, ma l’incubo dell’influenza aviaria, conosciuta anche come virus dei polli, non ha finito di turbare i sonni dei cittadini europei con pesanti ripercussioni per le industrie che trattano carne di volatili. Scoperto per la prima volta nel 1997, il virus dell’H5N1, quello letale per gli uomini, ha avuto una nuova e clamorosa diffusione a partire proprio dal gennaio di quest’anno, quando ha colpito molte città del Vietnam, provocando l'abbattimento forzato di circa 1.200.000 polli. Vietnam e Thailandia hanno registrato diversi casi in cui ci sono state trasmissioni da uomo a uomo del virus.
A maggio si verifica il primo allarme serio per un caso di influenza aviaria nei maiali registrato in Indonesia, che fa alzare il livello di attenzione riguardo una possibile evoluzione del virus in una mutazione capace di generare una pandemia globale per gli esseri umani. Gli esperti dicono che i suini possono contrarre il virus dell'influenza umana, che può combinarsi con il virus dell'influenza aviaria, scambiarsi geni e mutare in una forma che può facilmente trasmettersi fra gli umani.
A luglio, i morti in Vietnam salgono a 60 e due bambini a Giakarta, senza che nessuno di loro fosse venuto a contatto con pollame, muoiono a causa di una trasmissione da uomo a uomo (anche se si pensa che potrebbero essere venuti a contatto con carne non cucinata a dovere). La percentuale di morti preoccupa i ricercatori, perchè significa che il virus è in grado di colpire un grande numero di persone e quindi svilupparsi in una pandemia globale di grandi proporzioni. Ad agosto, si ha la conferma che il virus H5N1 è apparso in Russia, probabilmente trasportato da uccelli migratori.
La maggior parte dei casi umani della malattia nell'Asia orientale è dovuta al consumo di pollame malato. Non è stata confermata totalmente la diffusione da uomo a uomo.
Sempre ad agosto gli scienziati hanno annunciato di aver testato con successo un vaccino che potesse proteggere contro il virus che si sta diffondendo tra Asia e Russia. Sempre in agosto, un nuovo focolaio di influenza aviaria di tipo A (H5N1) viene riscontrato fra Kazakistan e Mongolia, individuando il corso di diffusione del virus. Pochi giorni più tardi, il virus viene riscontrato nella Russia Occidentale, facendo la sua apparizione in Europa.
Ad ottobre, un nuovo focolaio di influenza aviaria è scoperto in Russia; il ministero ha subito fatto scattare le misure di quarantena.
A novembre, la preoccupazione raggiunge anche gli Stati Uniti. Ai primi di dicembre, l’Oms e la Fao comunicano che non ci sono rischi nel mangiare ogni genere di pollame, se cotto a dovere, ma nessun volatile proveniente da stormi infetti deve entrare nella catena alimentare. Il documento è rivolto ai Paesi in cui sono stati registrati focolai di influenza aviaria nel pollame. In tutte le altre aree, infatti, non vi è alcun rischio che i consumatori possano essere esposti al virus venendo a contatto con pollame e altri prodotti aviari.
Nelle zone esposte al contagio la Fao e l'Oms consigliano, come misura di sicurezza per uccidere il virus H5N1, di cucinare il pollame alla temperatura di 70 gradi centigradi, in modo che non rimangano parti crude o rosse. Questa pratica, infatti, è in grado di neutralizzare il virus, anche nel caso in cui il volatile da vivo fosse stato infetto e fosse entrato per errore nella catena alimentare.
Intanto il virus continua la sua marcia all’interno dei confini europei. L’ H5N1 e' stato infatti individuato in Romania. In Indonesia si moltiplicano i casi di infezione umana: si tratta del 14° caso confermato in Indonesia; di questi, nove sono risultati fatali. Un tasso di mortalita’ elevatissimo.
Per concludere, è interessante evidenziare e sottolineare l’impegno dei politici italiani di maggior rilievo volto a rassicurare la popolazione in un momento di grande crisi: infatti i ministri italiani Tremonti, Maroni ed Alemanno hanno improvvisato un banchetto a base di pollo italiano per ribadire che il prodotto nostrano è sanissimo, eliminando così qualsiasi dubbio circa la salubrità del pollame italiano.

1

Esempio



  



Come usare