Illuminismo

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano

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Testo

L’Illuminismo

Il Settecento, in Europa, fu un secolo caratterizzato da grandi trasformazioni come ad esempio una forte crescita demografica, che segnò una svolta nella storia economica e sociale d’Europa. Questo avvenimento fu particolarmente accentuato in Inghilterra, Francia e Russia e fu reso possibile soprattutto dal contemporaneo sviluppo agricolo, che nel corso del secolo raddoppiò rapidamente anche grazie allo sfruttamento più intensivo delle terre da parte dei proprietari, che avevano acquisito una mentalità capitalistica, e cioè più propensa a produzioni che garantissero i massimi sviluppi. Questa rivoluzione agricola si diffuse brevemente in tutta Europa, grazie all’introduzione di nuove tecniche, come le arature più profonde, il metodo della semina in fila, e le rotazione delle colture; inoltre grazie alla diffusione dell’allevamento, venivano praticate concimazioni più abbondanti. Furono introdotte, anche, nuovi macchinari agricoli, che fecero verificare notevoli vantaggi. Nella seconda metà del Settecento il paese economicamente all’avanguardia fu l’Inghilterra, dove si verificarono i primi mutamenti che portarono alla rivoluzione industriale, che portò un vero e proprio cambiamento nell’ambito delle attività produttive e in quello della società, condizionando i rapporti di classe, i costumi, la cultura e la politica. La rivoluzione industriale si sviluppo principalmente in Inghilterra, poiché sia le condizioni politiche, che economiche e sociali erano particolarmente favorevoli; infatti, il sistema politico era basato sul governo parlamentare e la politica estera era mirata alla tutela degli interessi, invece in campo economico-sociale, vi era la presenza di un forte mercato interno, l’esperienza nel campo della manifattura tessile, la disponibilità di ferro e carbone e la supremazia nei commerci internazionali.
Il settore trainante dello sviluppo industriale inglese fu la produzione cotoniera, che si avvalse di importanti innovazioni tecnologiche.
Contemporaneamente, anche la produzione mineraria e la siderurgia fecero un grande balzo in avanti; così l’introduzione di queste nuove tecnologie, trasformò brevemente l’Inghilterra in paese industrializzato, anche grazie alla scoperta dell’energia del vapore, da parte di James Watt, che fece compiere un salto di qualità alle industrie. Queste tecnologie, impiegate alle industrie, migliorarono sempre più la produzione, favorirono l’impiego di capitali e determinarono la nascita della classe degli imprenditori. La fabbrica divenne in breve tempo il centro di gravità intorno al quale vennero affermandosi le nuove classi sociali della borghesia industriale e del proletariato urbano. Nelle città, inoltre una massa sempre più folta di contadini, poveri e disoccupati, lasciò l’ambiente rurale per trasferirsi nei quartieri industriali, dove vivevano in condizioni disastrose.
Contemporaneamente, gli inglesi, avevano gradualmente occupato la costa atlantica del Nord America, fino a formare tredici colonie, i cui rapporti, con l’andar del tempo, si deteriorarono, a causa di fattori politici ed economici; questi contratti indussero alcuni gruppi ad associarsi per reclamare l’indipendenza delle colonie dalla madrepatria. La situazione precipitò quando il parlamento inglese concesse il monopolio del commercio del tè alla Compagnia delle Indie, escludendo così i mercanti americani dal traffico. I rappresentanti delle colonie giunsero a sottoscrivere la Dichiarazione d’Indipendenza, che decretò la nascita degli Stati Uniti d’America. Il documento, ispirato ai principi illuministici, si fondava sulla sovranità popolare e sulla difesa dei diritti umani.
Le condizioni che resero possibile l’avvento della Rivoluzione Francese furono le notevoli conflittualità sociali dovute dalla rigidità dell’ordinamento sociale, ancora di tipo medioevale, al cui vertice c’era il re, il cui potere era assoluto. La popolazione era divisa in tre caste: la classe dominante, cioè la nobiltà, l’alto clero e il terzo stato, la cui forza trainante era la borghesia cittadina; il terzo stato, era infatti composto sia dalla popolazione rurale che urbana. Il mondo rurale, numericamente rilevante, era costituito dalla borghesia agraria, da piccoli proprietari agricoli, da fittavoli e da braccianti e mezzadri. Soprattutto, nel mondo di Parigi, il terzo stato era costituito dalle classi più umili, tra cui proletari, disoccupati, vagabondi e lavoratori poveri. In Germania esistevano invece quattro ordini: il clero luterano, la nobiltà, la borghesia e i contadini. In Prussica la nobiltà era rigorosamente chiusa e tendeva a divenire una casta privilegiata. In Russia, il clero ortodosso, la nobiltà e la borghesia, costituivano la minoranza della popolazione, poiché l’assoluta maggioranza era composta da servi. La situazione sociale, in Italia, era diversa a seconda dei vari stati, anche se il clero e la borghesia, apparivano dovunque come ordini privilegiati.
Il Settecento fu il secolo dell’Illuminismo, un vasto movimento culturale che si propose di illuminare le coscienze tramite la luce della ragione, per sconfiggere le tenebre dell’ignoranza. Sviluppatosi in Francia, l’Illuminismo si diffuse ben presto in tutti gli altri stati europei. In campo politico si proponeva: l’eliminazione dell’assolutismo, l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, l’abolizione dei privilegi feudali. In campo culturale, si sosteneva la libertà di pensiero e di stampa. Si aprì così in Europa la stagione del dispotismo illuminato, che vide i sovrani promuovere un vasto programma di riforme, atte soprattutto a consolidare il loro potere. La cultura illuminista non tardò a scontrarsi con il potere ecclesiastico; contro la fiducia nella ragione, la Chiesa infatti si difese e mise in guardia le masse popolari contro il razionalismo illuminista.
A partire dal 1773 in Francia, cominciò un periodo di crisi economica, seguita da una crisi finanziaria molto grave a causa delle enormi proporzioni del debito pubblico; tutto ciò, portò alla convocazione degli stati generali, anche se non fu possibile trovare un accordo, così il 17 giugno, il terzo stato, il bassoclero ed alcuni aristocratici, diedero vita all’Assemblea nazionale, che si impegnò a dare una nuova costituzione alla Francia. Questo gesto segnò l’inizio della Rivoluzione Francese. I presupposti su cui si basavano i rivoluzionari tendevano a creare una società più giusta, in cui tutti i cittadini fossero uguali; la Rivoluzione aveva infatti cambiato la struttura della società, soprattutto abolendo il potere assoluto del sovrano. Il periodo successivo alla Rivoluzione Francese, vide l’affermarsi della borghesia come classe privilegiata, che ormai saldamente al comando dello stato, appoggiò la presa di potere del generale Bonaparte, vedendolo come colui che avrebbe potuto soddisfare le sue due esigenze principali, e cioè la salvaguardia della propria egemonia sociale, politica ed economica e l’imposizione dell’ordine e della sicurezza. Durante l’epoca napoleonica la riorganizzazione sociale si stabilizzò, poiché comparve una nuova nobiltà legata al servizio dello stato, vi fu la redazione di nuovi codici, venne riformato il sistema scolastico e venne creato un esercito di massa, attraverso il reclutamento obbligatorio. L’Illuminismo, fu un movimento culturale che ebbe come centro di diffusione la Francia grazie a filosofi come Voltaire, Montesquieu, Diderot, D’Alambert e Rousseau, tutti collaboratori della grande enciclopedia, un’opera concepita come raccolta di tutto il sapere, che destò scandalo per l’interpretazione scientifica e razionale di tutti gli aspetti della conoscenza. Dall’Inghilterra, pensatori come Locke o scienziati come Newton avevano dimostrato che l’uomo avrebbe potuto rivoluzionare il mondo facendo passi da gigante verso il sapere. In Italia, invece, la voce di Cesare Beccarla dava una nuova interpretazione del diritto. Tutte queste erano idee rivoluzionarie, poiché proponevano il rispetto e la dignità dell’uomo, ribaltando ogni privilegio di classe; su queste premesse si fondarono le basi della società moderna, per cui, il popolo cominciava a prendere coscienza della sua importanza e a reclamare i suoi diritti. Nel secolo XVIII, in Europa si assiste ad una diminuzione dell’analfabetismo, anche grazie alla nascita dei primi periodici a larga diffusione. Inoltre, alla diffusione delle idee illuministe contribuì l’opera delle società segrete, la massoneria, che sorse a Londra nel 1717 e si diffuse come organizzazione speculativa che diffuse le idee ispirate al cosmopolitismo umanitario e allo spiritualismo deista; con caratteristiche liberali e anticlericali, questo movimento apparve anche in Italia nel 1730, ma fortemente ostacolato dalla Chiesa. La scienza e la tecnica furono le grandi artefici del mutamento culturale, poiché le scoperte e le invenzioni furono alla base del rinnovamento economico della società. Il maggiore sviluppo della tecnica si ebbe dapprima nel campo tessile, ma poi anche nel campo della metallurgia; nel frattempo, scienziati, teorizzavano nuovi principi scientifici, ciascuno nel proprio campo, con opere fondamentali per la ricerca moderna. Nell’architettura si realizzarono gli spazi e si valorizzò il senso della misura e della funzionalità. Inoltre nei due ultimi decenni del Settecento si impose quasi ovunque uno stile neoclassico, ispirato ai modelli dell’architettura greca e latina. Nella pittura, si trova una potente carica di realismo e di ispirazione al classicismo. Ma forse è la musica l’arte che prese uno slancio che non aveva conosciuto prima, poiché nell’aria tedesca nacquero le grandi personalità in campo musicale, come Bach, Haydn, Mozart e successivamente Beethoven.
Gli argomenti che divennero centrali nell’epoca illuministica non erano del tutto nuovi, poiché l’Illuminismo riprese e approfondì una corrente di pensiero che già dall’epoca del Rinascimento aveva avuto una certa affermazione. I tratti comuni che legano l’epoca rinascimentale a quella illuministica sono sostanzialmente tre: la visione dell’uomo come centro del mondo e artefice del proprio destino, una visione laica della vita e la fede in una religione universale. Nella concezione illuministica confluiscono anche alcuni aspetti della filosofia seicentesca, come un atteggiamento razionalistico, e la convinzione che la morale dovesse essere autonoma rispetto alla tradizione religiosa e ciò nasceva dalla critica della religione; questi aspetti, avevano favorito una teoria della tolleranza verso religioni diverse. Dall’unione di questi atteggiamenti era nata anche una nuova concezione del diritto che riteneva gli uomini tutti uguali; in questo clima, inoltre si aveva la concezione che faceva riferimento al popolo come unico depositario della sovranità. Infine, era nato l’empirismo, ossia una teoria che riteneva che all’origine di ogni pensiero, vi fossero l’esperienza sensibile e la percezione. Oltre alla filosofia, in campo scientifico, nacque la nuova scienza, caratterizzata dalla sperimentazione e dalla ricerca di leggi di natura. L’illuminismo segnò anche un profondo rinnovamento, poiché nell’Antico Regime i caratteri prevalenti erano una concezione religiosa cupa e conformista dell’uomo, intrisa di pessimismo, in cui egli era visto come dominato dall’egoismo, dall’odio verso il prossimo; a questa, si univa una concezione dello stato assoluto e dalla divisione in ceti della società, che era vista come immodificabile, perché voluta da Dio. La caratteristica più evidente dell’Illuminismo fu un generale ottimismo, che diffondeva l’idea secondo cui il progresso potesse portare alla felicità; inoltre, la sconfitta di alcune malattie e le maggiori possibilità di alimentazione, resero le condizione di vita migliori. Un altro pensiero comune di quel periodo, era che, se la ragione era comune a tutti gli uomini, tutti gli uomini erano fratelli, e questo concetto portò al cosmopolitismo, ovvero al pensare che, ogni essere umano è essenzialmente uguale, e animato da sentimenti fraterni verso tutti i suoi simili. Questi concetti, diedero origine a maggiore tolleranza, mentre l’uso della ragione portò anche a smantellare i pregiudizi e le superstizioni. La tendenza spirituale dell’Illuminismo, fu caratterizzata dall’ateismo e deismo, che sferrarono critiche particolarmente violente contro al religione cattolica, perché in gran parte basata su verità rivelate. I deisti, credevano nell’esistenza in un Dio come essere supremo e ordinatore del mondo, ed erano sostenitori di una religione naturale. Gli ateisti, invece, mantenevano in dubbio il concetto stesso di religione, considerando ogni idea di Dio come frutto dell’immaginazione. Il movimento dei lumi afferma che questo periodo di illuminazione, ha consentito l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità, e che quindi doveva imparare a far uso pubblico della propria ragione in tutti i campi. I protagonisti del movimento dell’illuminismo, furono gli intellettuali, che sottoposero all’esame critico della ragione tutte le manifestazioni del reale, poiché la ragione era considerata metro assoluto di giudizio. L’intellettuale divenne per gli enciclopedisti colui che impone alle emozioni il controllo della ragione, e si propone come guida morale della società; infatti usava in un modo sistematico un’osservazione senza preconcetti, è consapevole dei limiti della ragione, sa dare un valore pratico e utile al sapere e considera gli uomini come cittadini del mondo, ugualmente degni di rispetto, a qualunque razza sociale appartengano. In campo politico, la critica illuministica della società d’Antico Regime, portò Montesquieu a teorizzare la separazione dei poteri in legislativo, esecutivo e giudiziario; questo principio della divisione dei poteri, rappresenta un punto di riferimento irrinunciabile per la salvaguardia della libertà politica. Voltaire, fu con Montesquieu uno dei principali rappresentanti dell’Illuminismo, poiché suscitò scandalo a causa del violento antidogmatismo che lo influenzava. Fu un deista, moderato e liberale in politica, ed ammiratore della monarchia costituzionale inglese, anche se temeva che l’indebolimento dell’assolutismo avrebbe favorito l’anarchia; il modello che egli propose fu un sovrano illuminato che, adoperasse il potere assoluto per riformare le strutture giuridiche, amministrative ed economiche dello stato, e per garantire la libertà dei cittadini; era inoltre convinto che la tolleranza tra gli uomini si basasse sul riconoscimento delle pari dignità di tutte le religioni. La tolleranza predicata da Voltaire, si prefiggeva infatti di abbattere gli errori, l’ignoranza e la superstizione. Rousseau, fu un altro esponente di punta dell’Illuminismo, poiché il suo pensiero politico era più radicale, dato che pose l’accento più sul tema delle disuguaglianze sociali che non su quello della libertà, considerando il progresso come la causa dei mali della società; secondo Rousseau le disuguaglianze sociali, infatti, derivano dall’introduzione della proprietà privata. Per il nuovo modo di concepire l’educazione infantile, Rousseau, è considerato il padre della pedagogia moderna, poiché formula un nuovo ideale educativo, per cui il bambino non deve essere imbottito di astratte nozioni dall’adulto, ma vivere pienamente la sua infanzia, sviluppando così i sentimenti e la ragione grazie alla stimolazione di un comportamento attivo e alla logica della scoperta.
La consapevolezza che esistevano al mondo popoli e culture diverse, diede origine al problema dei selvaggi, e cioè il desiderio di spiegare come era possibile che esistessero popoli che non avevano scritture politiche, né commerciali e produttive, né alcuna forma di scrittura; vennero così formulate varie teorie sulla natura dell’uomo, di cui, una delle più interessanti, la formulò Giambattista Vico, che affermava che il mondo della natura fosse in conoscibile all’uomo al quale è aperto e che quindi la storia diventa il cardine della conoscenza, la vera scienza nuova, che Vico la intende come lo sviluppo dell’umanità secondo cicli ricorrenti di progresso e di decadenza. Le idee di Vico rimasero incomprese nella sua epoca, ma oggi possiamo affermare che esse segnarono un momento di grande originalità filosofica. Vico è stato infatti un filosofo geniale e un moderno innovatore della: storiografia, in quanto concepisce la storia come un’evoluzione razionale e spirituale; dell’estetica, in quanto considera l’arte come attività della fantasia; della critica, poiché secondo lui, un’opera deve essere valutata in relazione allo spirito, all’ambiente e alla realtà contingente del suo autore. Nonostante tutto, Vico rimase un pensatore ignorato e solitario, posto al di fuori del confronto intellettuale del suo tempo, mentre la concezione dei primitivi sostenuta da Rousseau creò uno dei modelli filosofici di maggior successo, definito “mito del buon selvaggio”, che trova fondamento nelle relazioni di viaggio a stretto contatto con la natura. L’analisi della condizione di vita dei popoli primitivi viene fatta da Rousseau nel suo “discorso sull’origine dell’ineguaglianza”, che spiega l’esistenza di una condizione originaria della specie umana, del loro modo di vivere, dei loro desideri, legati esclusivamente al bisogno fisico e dei loro sentimenti semplici e naturali. Per cui, si poneva la domanda: “perché nella società attuale, l’uomo è invece crudele e malvagio verso il prossimo?” e trova la risposta affermando che l’origine di tutti i mali è la proprietà, e quindi la soluzione per migliorare la società è il ritorno allo stato di natura attraverso l’eguaglianza. Il generale sviluppo dell’economia, stimolò negli ambienti illuministici la riflessione sulla politica economica, per cui si svilupparono due scuole di pensiero: quella dei fisiocratici e quella dei liberisti, che per la prima volta tentarono un’analisi scientifica del processo economico, fondando una nuova scienza: l’economia politica; le sue caratteristiche principali erano, che l’economia fosse soggetta a leggi naturali come quella del mercato, la critica della politica mercantilistica dei governi e la proposta di una nuova politica economica, all’insegna del laissez faire. Quesnay fu il caposcuola della fisiocrazia, che riponeva la sua fiducia nel potere della natura, poiché sosteneva che l’agricoltura fosse l’unica attività veramente produttiva, in quanto crea un prodotto netto; per cui era necessaria l’introduzione di moderni criteri di gestione, come l’abolizione dei vincoli feudali sulla terra e la liberalizzazione del commercio dei prodotti agricoli. Adam Smith, esponente del liberismo, sostenne invece che il lavoro è l’asse portante della ricchezza, e non la natura; infatti, secondo Smith, la fabbrica moderna era il luogo ideale dove il capitale viene investito per la produzione di valore di scambio, e che è proprio l’interesse personale che spinge gli uomini verso un miglioramento del proprio tenore di vita. Nel clima illuministico del Settecento, le nuove idee si diffusero rapidamente anche grazie al progresso dei mezzi di comunicazione, come le comunicazione marittime e fluviali, la rete stradale, che in quegli anni venne ampliata, attraverso i resoconti pubblicati sui giornali, che si moltiplicarono nel continente a partire dal 1750 e nei salotti letterari privati, animati dalle grandi dame del tempo, dove si diffondevano le nuove idee letterarie e scientifiche. In Italia, l’esperienza letteraria era subordinata all’esigenza degli intellettuali italiani di farsi portavoce delle idee di rinnovamento e di riforma sociale e politica; infatti a Milano e Napoli, gli uomini di cultura erano interessati alle ricerche scientifiche, giuridiche ed economiche. Tra gli illuministi, incontriamo anche Cesare Beccarla, letterato e giurista che scrisse un libro sul sistema giudiziario del tempo, nel quale esprimeva il desiderio di rinnovare la società alla luce delle dottrine illuministe, e basata sull’uguaglianza e sulla chiarezza delle leggi. Per lui, il concetto di crimine veniva espresso non più dandogli il significato religioso di peccato, quanto piuttosto di violazione del patto sociale, e considerava la pena di morte inutile, poiché non era in grado di far diminuire la frequenza dei misfatti. Anche a Napoli, gli intellettuali andavano ponendo le basi della moderna politica, con l’intento di contribuire al rinnovamento della vita civile del regno. Ma la spinta riformistica si scontrò con sistemi e mentalità di tipo feudale e quindi impossibili da scardinare.

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