Il seicento

Materie:Riassunto
Categoria:Italiano

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Testo

IL SEICENTO
Contesto storico-politico: durante il Seicento si evidenziò una netta ascesa della Francia e dell’Inghilterra, entrambe vincitrici della guerra dei Trent’anni. La Francia consolidò la propria monarchia assoluta, che era stata avviata dal Richelieu e dal Mazzarrino, dopo aver superato la crisi della fronda e soprattutto con la salita al trono di Luigi XIV1.
Successivamente alla vittoria contro la Spagna di Filippo II2, l’Inghilterra consolidò la propria potenza commerciale e superò due rivoluzioni interne decisive per la nascita del moderno costituzionalismo inglese3.
La Spagna sconfitta più volte con Filippo II4, continuò nel corso del Seicento a perdere territori e potere, a seguito della guerra dei Trent’anni e di uno scontro con la Francia mentre nella stessa Italia, ritornò l’influenza francese e iniziò una campagna antispagnola5.
1. Vedi situazione francese nel ‘600
2. Vedi sconfitta dell’Invincibile Armata nel 1588
3. Vedi situazione inglese nel ‘600
4. Vedi le tre sconfitte spagnole alla fine del ‘500
5. Vedi Promessi Sposi
Contesto economico: durante il Cinquecento la popolazione europea aveva raggiunto i 100 milioni di abitanti, ma di pari passo non era cresciuta la produzione agricola. Le malattie, in particolare la peste, attecchirono facilmente tra la popolazione malnutrita (in Italia, particolarmente nel secondo e terzo decennio1). Le guerre, che distruggevano i raccolti, ed il peggioramento del clima, furono causa delle carestie alimentari, specialmente negli anni Venti e alla metà del secolo. L’alta mortalità, provocò un periodo di deflazione che a sua volta provocò un ristagno dell’economia e del commercio con conseguente processo di rifeudalizzazione. Accrebbe la disparità tra ricchi e poveri, molti dei quali si dedicarono al brigantaggio.
Paesi come la Francia risposero alla crisi adottando una politica mercantilista, essa in particolar modo continuò anche una politica espansionistica2; Inghilterra ed Olanda rimanevano escluse dalla crisi stessa: entrambe si svilupparono economicamente e commercialmente (specialmente nel mercato delle spezie); la Spagna si avvicinava sempre più alla decadenza: oltre alle numerose sconfitte in Europa, le miniere nelle colonie si erano esaurite e la numerosa e rilevante classe nobiliare si dedicava allo sperpero ed al lusso.
L’Italia sentì notevolmente la crisi economica in quanto provincia periferica di un impero in crisi, quello spagnolo. Dal punto di vista commerciale, i porti del Mediterraneo avevano perduto importanza a vantaggio di quelli atlantici3; nel meridione notevole fu il processo di rifeudalizzazione mentre al nord si indebolirono le industrie manifatturiere.
1. Vedi Promessi Sposi
2. Vedi governo di Luigi XIV
3. Vedi conseguenze della scoperta dell’America
Contesto artistico-religioso-scientifico: l’età della Controriforma1, va dal Concilio di Trento (1545) a circa gli anni Ottanta del Seicento. Dal 1610 al 1690 si sviluppò lo stile barocco, che influenzò arte, letteratura e musica. Il termine barocco, dapprima dispregiativo, stava ad indicare un’arte nuova, bizzarra, artificiosa e contraria al buon gusto e al classicismo. La Chiesa influenzò notevolmente tale arte, ne divenne uno dei più convinti mecenati, infatti promosse molto l’architettura, la scultura e la pittura barocca, con lo scopo di utilizzarla per persuadere le masse popolari e condurre più efficacemente la propria azione culturale controriformista. Roma, sede papale e capitale della politica controriformista, si sviluppò molto artisticamente grazie al contributo del Bernini, che lavorò per conto di numerosi pontefici. Apparenza a parte, i papi del Seicento furono mediocri, si dedicarono al cosiddetto “piccolo nepotismo” favorendo la tipica figura del “cardinal nepote”.
In ambito scientifico, il Seicento si aprì con le scoperte astronomiche del tedesco Keplero, che studiò il movimento compiuto dai pianeti intorno al sole, e da quelle dell’italiano Galileo Galilei che pubblicò nel 1610 il proprio trattato astronomico. Tenendo in considerazione le tesi di Keplero e Galilei, l’inglese Isaac Newton espose nel 1687 le sue leggi sulla gravitazione universale. La concezione tolemaica precedentemente messa in dubbio da Copernico, venne nel Seicento, definitivamente abbandonata. La scienza, iniziò ad essere autonoma, indipendente non solo dalla religione ma anche dalle credenze magiche presenti ancora almeno fino alla metà del secolo. La matematica diventò uno strumento fondamentale, per una ricerca puntuale e rigorosa. Contemporaneamente progredirono materie quali la medicina, la biologia, la chimica, con la scoperta della circolazione del sangue grazie a Harvey e con il contributo del chimico Boyle. La concezione del mondo cambiò, iniziava infatti ad essere visto come un oggetto di studio, una macchina universale, un “orologio” (come lo definì Keplero), da sezionare e smontare per capirne il funzionamento. Importanti divennero il metodo sperimentale e l’osservazione diretta: la stessa educazione scolastica vi si doveva basare. La tecnica, fondamentale, favorì notevolmente la costruzione di strumenti di precisione quali il telescopio, il microscopio, il termometro ed il barometro.
La scienza, se da un lato tentava di essere autonoma ed indipendente, dall’altro aveva bisogno del ceto dominante per necessità di capitali; essendo contraria a qualsiasi dogma conseguentemente si trovava opposta alla Chiesa ed inevitabile fu il conflitto. Non era più la Chiesa a definire il vero ed il falso, lo faceva la scienza. La Chiesa adottò con Galilei le misure controriformiste2 fino a decretare la morte dello stesso scienziato.
Il conflitto scienza-religione provocò uno stato di smarrimento generale, che fu tipico del secolo (e del barocco stesso), assente solo quanto tesi scientifiche e religiose coincidevano.
1-2. Vedi Lutero, Controriforma/Riforma Cattolica, Concilio di Trento e sua attuazione
Contesto letterario: l’arte barocca si rifletté anche nella letteratura, in tutte le sue caratteristiche. A seguito della rivoluzione scientifica, l’uomo si sentiva smarrito, inquieto; in primo piano la realtà ed i suoi particolari, disarticolati, accostati tra di loro grazie “all’ingegno” dell’artista. L’arte barocca si espresse nei suoi due differenti aspetti: ora realistica, ora astratta.
La nuova concezione del mondo, in campo letterario, si esprimeva come anticlassicismo. In Italia, la letteratura si volgeva al rinnovamento, alla trasformazione, all’innovazione. Elementi letterari diventavano “l’acutezza” intesa come il sistema stilistico che concettualizza le relazioni sottili ed ambigue esistenti fra le cose e “l’ingegno” inteso come l’attività di una mente pronta, arguta e provocatoria alla base della concettualizzazione stessa. Il vero artista era colui che, tramite questi strumenti, rendeva per la prima volta “visibili” i fenomeni dei vari campi della realtà, esprimendoli con paradossi, esagerazioni e contraddizioni. Il suo scopo era quello di suscitare l’interesse del lettore, perché il pubblico era sempre tenuto in considerazione e doveva essere coinvolto e conquistato. Espressione per eccellenza “dell’acutezza” era la metafora che esaltava l’attività creativa del singolo individuo.
La figura dell’intellettuale1 non subì grandi mutamenti; l’editoria conobbe un periodo di crisi, dovuto alla censura, alla decisione di prediligere i libri sacri, all’isolamento della letteratura italiana in Europa ed al conseguente restringimento del pubblico. L’intellettuale poteva trovare impiego solo presso le corti, trasformandosi in cortigiano, ma con mansioni spesso di segretario del ceto signore, o di esponenti del ceto dominante o della Chiesa. All’intellettuale venivano richieste mansioni specifiche, di carattere tecnico, estranee alla sua funzione civile, ideologica e letteraria. Pur cercando la protezione dei principi, il mestiere dell’intellettuale si scinde tra il suo lavoro a corte ed il suo impegno letterario, con conseguente disimpegno civile e morale. Gli stessi intellettuali si considerano come “segretari personali, privati della propria volontà”. La situazione dei letterati era peggiore rispetto a quella degli altri artisti, solo pochi potevano trovare impiego nelle corti o presso la curia ed ancor meno erano quelli, come Marino, che potevano permettersi di spostarsi da una corte all’altra. Tutti gli altri vivevano nelle difficoltà, nella concorrenza reciproca, nel servilismo nei confronti del potere e nell’opportunismo, necessari per sopravvivere. Cominciò a svilupparsi il cosiddetto “trasformismo intellettuale”, ovvero la capacità dell’intellettuale di adattare i propri pensieri e principi a quelli del ceto dominante, nel desiderio di servirlo.
Accrebbero, in Italia, gli intellettuali che si mettevano al servizio della Chiesa e, di conseguenza, la cultura ecclesiastica influenzò e limitò quella laica. L’egemonica religiosa su quella laica, provocò la repressione del libero pensiero e l’isolamento della cultura italiana da quella europea.
L’unico strumento che proteggeva “l’identità intellettuale” fu l’istituzione delle accademie. La accademie letterarie e filosofiche principali erano quella della Crusca a Firenze e degli Oziosi a Napoli alle quali si affiancarono quelle scientifiche come quella dei Lincei a Roma, del Cimento a Firenze e degli Investiganti a Napoli. In relazioni alle accademie, nacquero i primi giornali letterali e scientifici, ed, in seguito, anche alcuni religiosi controriformistici.
L’accademia della Crusca2 nel 1612 pubblicò il Vocabolario degli Accademici della Crusca, primo dizionario di una lingua moderna (la Francia ne avrà uno solo nel 1694). Le sue conseguenze però non furono tutte positive, l’italiano era una lingua prevalentemente scritta, estranea al parlato, e chiusa su se stessa; inoltre, persistevano le parlate locali e la Chiesa continuava a ricorrere al latino per le liturgie. Lo sviluppo della letteratura favorita da questi fattori era quindi contraria rispetto alla codificazione del dizionario della Crusca. Nacque inoltre una vera e propria letteratura dialettale e, nel completo, la lingua si arricchì notevolmente anche per l’inserimento di numerosi forestierismi, conseguenza di una dominazione straniera (influenza spagnola e francese). Il fiorentino comunque non venne abbandonato, anzi, era utilizzato dalla maggior parte degli autori.
1. Vedi figura dell’intellettuale nella letteratura (da Dante in poi)
2. Vedi questione della lingua
Introduzione al Seicento
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